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Acerra, grazie agli ambientalisti “ritrovato” il piano di bonifica della discarica della morte. Ora il risanamento può cominciare

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Discarica di contrada Curcio: c’è il piano di bonifica del ministero dell’Ambiente. E’ stato trasmesso al Comune. Il risanamento, bloccato a febbraio, può dunque ricominciare, dopo più di tre mesi di paralisi. L’operazione riguarda un grande appezzamento di 30mila metri quadri. Intorno al suo perimetro spuntano decine di caseggiati in cui abitano alcune centinaia di persone. Residenti che non hanno potuto non vedere quando fino ai primi anni Novanta i camion dell’ecomafia hanno fatto la spola qui per sotterrare tonnellate di veleni. Nessuno però ha mai denunciato. Intanto il 18 febbraio scorso è stata fatta abortire sul nascere la prima, “storica”, bonifica di una discarica della morte ad Acerra, quella appunto di località Curcio. In quell’occasione le ruspe di una ditta privata sono entrate nel campo. Ma poi si sono improvvisamente fermate, dopo appena un paio d’ore. Qualcuno all’ultimo momento “si è accorto” che mancava il piano di bonifica, cioè la prescrizione di tutte le modalità di scavo formulate dal ministero dell’Ambiente. Prescrizione da seguire minuziosamente se si vuole portare a termine una vera bonifica, che è carico dei titolari del terreno. Le operazioni dovranno essere controllate dalla polizia municipale e dalle altre autorità preposte. A ogni modo il piano è stato ritrovato. Gli ambientalisti di Acerra, capeggiati da Alessandro Cannavacciuolo, hanno inviato una diffida stragiudiziale al ministero dell’Ambiente. A quel punto i funzionari ministeriali hanno “improvvisamente” ritrovato le carte. Il piano di bonifica è stato quindi trasmesso, l’altro ieri, al Comune di Acerra. La bonifica di Curcio può quindi riprendere. Del resto c’è un’ordinanza, emanata nell’autunno del 2017 dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. Ordinanza che per legge dovrà essere rispettata dai proprietari del terreno. Altrimenti finiranno davanti al giudice penale. Com’è accaduto per l’ingegner Giuseppe Fabiani, il chimico dei Pellini, i Re Mida dei rifiuti condannati per il disastro ambientale in Terra dei Fuochi. Fabiani la settimana scorsa ha rimediato una condanna a 8 mesi per non aver attuato l’ordinanza di bonifica di un terreno di contrada Lenza Schiavone, gestito dall’ingegnere per conto del gruppo Pellini. Ora però la sfida punta sullo sversatoio di contrada Curcio. Su questo appezzamento le indagini della Sogin e dell’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, risalgono al 1993. Rilevarono la presenza sotto il campo, all’epoca coltivato, di fusti metallici con all’interno diluenti cancerogeni come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. Nel 1997 la polizia di Stato sequestrò l’area. La messa in sicurezza e la bonifica furono poi affidate alla Jacorossi, società pubblica che fallì e che quindi non fece più niente. Da allora sono trascorsi oltre due decenni di silenzi e omissioni. Fino al 18 febbraio, quando la ditta incaricata dai proprietari dell’appezzamento ha portato le sue ruspe per dare il via allo scavo. E’ stata la prima volta per Acerra. Qui non si era mai scavato per rimuovere i veleni rilevati attraverso anni di carotaggi, perlustrazioni con i metal detector, fotografie aeree e satellitari, raggi infrarossi. Ci sono però tanti altri posti che aspettano la bonifica. La Regione Campania ha messo in campo 90mila euro per la caratterizzazione delle sostanze nascoste nella discarica abusiva di Calabricito. Ma l’elenco dei siti della morte è lungo: Vasca del Padreterno, Lanciolla, Sagliano, Tappia. Sono almeno un centinaio solo ad Acerra. A tutto questo si deve aggiungere il finto compost frutto della macerazione dei rifiuti versato tra il 2000 e il 2006 sui campi coltivati dai Pellini. Ma la situazione più preoccupante riguarda la falda acquifera: è compromessa. La usano tutti per irrigare le coltivazioni.

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