La sentenza del Tar Campania sta turbando la politica locale. Non è infatti cosa di tutti i giorni se la magistratura stabilisce che una scuola privata paritaria, peraltro gigantesca, sia abusiva. E se la scuola in questione si chiama “Istituto del Sacro Cuore di Gesù” allora la vicenda diventa di quelle scottanti. E’ un caso di abusivismo edilizio che, “guarda caso”, si sta consumando nella capitale storica degli sfregi urbanistici. Intanto le suore del Sacro Cuore vogliono prendere tempo. Dopo la sentenza del Tar hanno rivolto una “preghiera” al capo dell’ufficio tecnico del Comune. Con una lettera hanno chiesto all’architetto Pietro D’Angelo di non prendere provvedimenti, almeno fino a quando non si esprimerà il Consiglio di Stato. “Non abbattete e non confiscate l’istituto Sacro Cuore. Aspettate prima l’esito del nostro ultimo ricorso”, il sostanziale appello delle religiose fatto recapitare al Comune attraverso i loro legali. Legali che per la verità non è che abbiano usato modi da timorati di Dio perché. La lettera è infatti una diffida stragiudiziale. C’è tensione. Sono due le strade praticabili dopo che il Tar ha appena respinto un altro ricorso delle suore, quello per l’annullamento del no del Comune al condono dell’Istituto. Ed ecco le uniche due strade adottabili se le cose dovessero restare così: abbattere tutto l’istituto oppure confiscarlo acquisendolo al patrimonio comunale. In base a un controllo della polizia municipale, messo a segno soltanto nel 2016, cioè venti anni dopo la realizzazione dell’impianto finito nell’occhio del ciclone, il nuovo complesso dell’Istituto Sacro Cuore risulta più alto e più largo. Per ripristinare lo stato dei luoghi a seguito del no al condono sarebbe dunque necessario abbassarlo e restringerlo: un’operazione quasi impossibile tecnicamente, molto costosa. L’altra strada, quella praticabile, è la confisca della scuola. Ma il sindaco non ne vuole sapere. La settimana scorsa Massimo Pelliccia ha messo le mani avanti scrivendo nei social che fino a quando farà lui il sindaco l’Istituto Sacro Cuore “non correrà nessun rischio”. Apriti cielo. Il messaggio è stato interpretato dalle opposizioni come una vera e propria sfida allo Stato e alle sue leggi. “La legge è uguale per tutti: un sindaco non può mai giustificare un abuso edilizio”, la stilettata di Giovanni Nappi, dirigente provinciale del Pd ed ex presidente del consiglio comunale. C’è chi nelle opposizioni sta anche preparando provvedimenti nei riguardi del capo dell’ufficio tecnico, la cui condotta è giudicata “omissiva”. E ieri il consigliere comunale dell’M5S, Cristian Cerbone, ha chiesto con un’interrogazione di discutere il caso nell’assemblea cittadina. La situazione è molto complicata sotto il profilo politico e amministrativo. Anche sotto quello urbanistico.In base alla sentenza del Tar l’impianto del Sacro Cuore realizzato nel 1998 non solo è più alto e più largo del dovuto ma è stato costruito sulla base di una licenza edilizia che non prevedeva l’insediamento di una scuola privata paritaria. “La destinazione d’uso della concessione edilizia – hanno specificato i giudici amministrativi campani – prevedeva un edificio per attività di apostolato religioso”.



