Mazzata alla tutela dei minori: dopo 60 anni chiude l’oratorio delle suore salesiane di Pomigliano. Motivo: la crisi delle vocazioni

“I ragazzi, se non li occupiamo noi, si occuperanno da soli e certamente in idee e cose non buone”. Parole sante ed è proprio il caso di dirlo perché la frase è di san Giovanni Bosco, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Ma soprattutto creatore di quel capillare sistema nazionale di oratori che da un secolo hanno educato e stanno educando milioni di ragazzi attraverso la cultura e lo sport. Ma a Pomigliano D’Arco, hinterland difficile a est di Napoli, le parole sante di don Bosco si stanno infrangendo sul muro della crisi delle vocazioni e della depressione economica. Qui, dopo sessant’anni di attività per i giovani, chiude infatti l’oratorio salesiano, ubicato in una centralissima traversa di via Vittorio Emanuele, a pochi passi dal municipio. La notizia è stata data dall’ispettrice regionale delle suore di Maria Ausiliatrice, suor Mara Tagliaferri, a suor Assunta, che da  settembre a Pomigliano gestisce il convento e la cappella con le sale annesse, il campo di calcio pavimentato e le altre attrezzature per il gioco, la cultura e il tempo libero. Suor Assunta a sua volta ha informato della decisione dei salesiani don Peppino Gambardella, parroco della chiesa madre di Pomigliano, la chiesa di San Felice in Pincis, nella cui giurisdizione religiosa ricade l’oratorio destinato alla chiusura. “Suor Assunta mi ha fatto sapere – riferisce don Peppino – che a causa della povertà di vocazioni l’oratorio chiuderà. Quest’anno si svolgerà all’interno l’ultimo campo estivo dei ragazzi”. Ultimo campo estivo che si terrà dal 13 giugno al 14 luglio. Dopodiché si chiuderà per sempre. Le suore però non vogliono parlare di questa triste storia. Le sorelle di Maria Ausiliatrice che tengono in piedi l’oratorio di Pomigliano sono appena quattro  e sono quasi tutte  anziane. Ma non si trovano religiose per sostituirle. La scarsità di sorelle e di mezzi economici nel corso del tempo ha ridotto gli spazi dell’oratorio. La scuola è stata ceduta al Comune, che l’ha utilizzata per realizzare una nuova scuola primaria. E’ stato ceduto al Comune anche il giardino, trasformato in una villetta comunale. Ma nelle mani delle salesiane si trovano ancora il convento con tutte le sale, in cui i giovani volontari tengono lezioni di ogni genere per i minori della zona, e la grande piazzola pavimentata usata per il gioco del calcio ma non solo. Chiuderà tutto, però, tra qualche mese. “E’ una grande perdita spirituale, morale ed educativa – aggiunge don Peppino – provo dolore per l’interruzione di questa esperienza storica per la città”.La decisione delle suore appare irrevocabile ma sofferta. Le responsabili delle Figlie di Maria Ausiliatrice, pur confermando la chiusura, non vogliono rilasciare dichiarazioni. “I miei figli sono stati educati dall’oratorio – racconta Pasquale Pignatiello, 65 anni, un commerciante che vive e lavora a pochi metri dal don Bosco – e qui vengono educati anche i miei nipoti. Avere le salesiane a Pomigliano è come possedere un tesoro. Dobbiamo impedire questo smantellamento”. Dal canto suo l’assessore alla cultura e alla pubblica istruzione, Franca Trotta, si dichiara “molto dispiaciuta”. “Ho saputo della chiusura una settimana fa – spiega l’amministratrice comunale – e ne ho anche parlato con il sindaco. Intanto ci sono scuole e associazioni che stanno chiedendo spazi e quelli dell’oratorio potrebbero fare al caso. Ma il Comune non può decidere su una struttura che non è sua”. Don Peppino intanto ha convocato il consiglio pastorale della parrocchia. Si tenta di organizzare una mobilitazione.

Somma Vesuviana, l’economista francese Serge Latouche a Palazzo Torino

Al Comune di Somma Vesuviana oggi è stato ricevuto il celebre economista e filosofo francese Serge Latouche che è in città per partecipare domani, 30 maggio, a  una conferenza organizzata da Mediterraneo Sociale (con il patrocinio istituzionale del Comune) dal titolo “DIALOGHI – Per un’altra idea di economia, di giustizia e di politica”.

Il sindaco, a nome dell’intera amministrazione comunale, ha accolto con grande soddisfazione l’iniziativa culturale che si terrà nella sede del Mediterraneo Sociale nel centro storico del Casamale ed, anzi, ha proposto di “stabilizzare a Somma Vesuviana l’idea di un centro di ricerca dedicato all’economia civile e della reciprocità. C’è bisogno di una nuova attenzione per la natura e tutte le specie vivente sulla base della grande riflessione di Papa Francesco con la enciclica Laudatosi’”, ha dichiarato Di Sarno, aggiungendo rivolto a Latouche, “Siamo onorati di averla a Somma, anzi voglio approfittare della sua presenza per chiederle di ‘starci vicino’: le sue idee e le sue proposte possono essere una risorsa inestimabile per la nostra città”.

Salvatore Esposito, l’ideatore della iniziativa e responsabile di Parco Mediterraneo, ha commentato: “Proviamo a praticare l’economia della reciprocità per  costruire un nuovo sistema di valori e di relazioni,  per una conversione trasformatrice dell’anima delle persone e dei luoghi, delle relazioni. Mediterraneo Sociale e l’associazione “Il Pioppo” rappresentano una Comunità particolare di donne e di uomini nata circa trentacinque anni fa con una delle prime  casa di accoglienza per ragazzi tossicodipendenti di Napoli – nel territorio di Somma Vesuviana – grazie alla iniziativa di padre Santucci e a giovani studenti carichi di ideali. Nel vecchio convento dei Padri Trinitari, al Casamale, la Rete mediterraneo Sociale ha aperto Parco Mediterraneo bene comune e pubblico”. Nel pomeriggio Serge Latouche ha visitato il sito archeologico Villa Augustea accompagnato da Franco Mosca presidente della Pro Loco e dall’archeologo Antonio De Simone.

Somma Vesuviana, mattinata ecologica per il borgo antico Casamale

L’iniziativa è  promossa da gli  Amici del Casamale, il Comitato Palio e il Centro Giovanile Centro Vita. L’appuntamento è per domenica 3 giugno.  L’invito è rivolto a tutti coloro che non hanno paura di sporcarsi le mani e mantenere pulito l’ambiente che ci circonda.   “Puliamo il borgo! La strada è come casa tua”. E’ questo l’invito che gli amici del Casamale, in collaborazione con il Comitato Palio e il Centro Giovanile  Centro Vita, stanno diffondendo sui social. Di seguito la nota stampa dell’evento. “Gli Amici del Casamale, il Comitato Palio e il Centro Giovanile Centro Vita organizzano per il Borgo Casamale, centro storico di Somma Vesuviana, la mattinata ecologica. L’invito è rivolto a tutti coloro che non hanno paura di sporcarsi le mani e mantenere pulito l’ambiente che ci circonda. Chiunque può partecipare, il monito è soprattutto per i genitori. Come si educa al rispetto i figli? Fin da piccini. Già da piccoli occorre insegnare l’abc dell’educazione civica. Guai a gettare una carta di caramella per terra. Se non c’è un cestino a disposizione lungo la via la carta va messa in tasca o in borsetta, e poi buttata nell’immondizia a casa. “La strada è come casa tua: come non butti le carte sul pavimento, così non le devi buttare per strada”. Perché i bambini imparano filmando gli adulti e il loro stile di vita. Se il papà butta la scatola di sigarette dal finestrino della macchina e la mamma lascia i residui del picnic nel prato, non c’è lezione di educazione civica che possa poi sperare di migliorare un comportamento già scritto nel cervello. ” Sporco, dunque sono!”.  Parafrasando tristemente il “cogito, ergo sum”, il “penso, dunque esisto” cartesiano, si può dire che oggi molti cittadini costruiscano la loro identità civica sull’oltraggio al bene pubblico. Imbrattando, devastando, distruggendo, sporcando: il loro Io si gonfia, si esalta, si entusiasma, solo quando possono lasciare di sé una traccia di lordura, di bruttezza, di devastazione, piccola o grande che sia. Come se tutto ciò che appartiene agli altri e, in particolare, ai beni e allo spazio pubblici andasse in quanto tale degradato, imbruttito, insultato. La devastazione dei muri urbani è la firma di questa identità negativa, transitoria o definitiva, che non sa dare altro segno di sé se non lo sfregio. Ad essa si affianca l’uso di gettare per terra, lungo le strade, ai lati dei boschi o nelle aree di parcheggio, rifiuti non biodegradabili, lattine, sacchi di plastica e oggetti vari a imperituro segno del proprio sporco passaggio. L’indifferenza al diritto altrui di passeggiare sul pulito include i proprietari di cani che, indifferenti anch’essi a precise leggi urbane e al diritto altrui, non raccolgono i rifiuti dei loro amati. E’ la natura italica sporca “per natura”, per beffa genetica e predisposizione cromosomica al pubblico oltraggio? No, esiste invece una complessità di fattori che, da un lato, non educano al rispetto degli altri e dello spazio pubblico, e dall’altro, e ancor più negativamente, garantiscono l’impunità a tutti coloro che fanno dello sporcare, come si diceva, l’elemento forte del proprio esistere. (Prof.ssa Alessandra Graziottin)

La campagna elettorale per le amministrative: parole vecchie e significati nuovi: asfalto, “munnezza”, presenza

La polemica sull’asfalto protagonista della  campagna elettorale in qualche Comune. L’asfalto usato dagli artisti e l’equivoco significato del verbo “asfaltare”. La metafora della “munnezza” usata da sempre dai napoletani quando parlano di politica. La metafora della “lutamma”. La “munnezza” nell’arte. La “presenza”  dei politici nel territorio: aspetti della questione nell’epoca dei “selfie”.   Questa campagna elettorale per le amministrative sta scuotendo più che il sistema sociale il campo semantico di certe parole che da tempo fanno parte del lessico di candidati e elettori. Partiamo dall’ asfalto.. Al di là dell’ironia e della facile polemica,quando attraversiamo il territorio di un Comune e, bloccati da asfaltatori e da macchine asfaltatrici, diciamo: qui il 10 giugno si vota, è assai esigua la probabilità che ci sbagliamo. L’asfalto è così diventato, per qualcuno, il simbolo dei politici furbi che giocano con le apparenze: l’apparenza di una vigile attenzione per la comodità dei cittadini, l’apparenza della compatta levigatezza del nero manto che nasconde le buche, i fossi, e la sostanza scardinata delle strade, l’apparenza di un piano razionale di interventi destinati a tutelare il bene comune: ma poi pioverà, e l’asfalto si scioglierà, e apparirà ciò che sta sotto…L’asfalto considerato da qualche candidato strumento adatto a procurare consensi risulta invece, nella percezione di molti elettori, come l’immagine di Amministrazioni che campano alla giornata e che si svegliano solo nei giorni di campagna elettorale. Ovviamente, mi riferisco all’asfaltatura delle strade comunali, non a quella di cortili e di sentieri privati che in qualche Comune i candidati offrirebbero agli elettori in cambio di un pacchetto di preferenze. Ma io non credo né a queste ciarle, né al voto di scambio. Io credo che l’asfalto non meriti gli oltraggi della polemica elettorale. L’asfalto è sintesi di bellezza e di utilità, l’asfalto muove l’economia, soprattutto quando i lavori vengono fatti in somma urgenza, e le ditte che riescono a rinnovare chirurgicamente il volto delle strade procurando il minimo danno agli automobilisti meritano l’applauso e la gratitudine dei cittadini. Che valgono molto di più della manciata di euro che ricevono, con i soliti ritardi, dalle Amministrazioni comunali. E’ fatale che l’asfalto diventi protagonista dell’arte, e che artisti importanti come Roadswort, Claudio Fazzini e Luigi Russo se ne servano per le loro opere. E tuttavia sindaci e assessori si guardino dal verbo “asfaltare”, che oggi qualcuno usa anche nel significato metaforico di “radere al suolo”: “questa Amministrazione ha asfaltato il paese” è, di questi tempi, una frase ambigua. E lo stesso discorso vale anche per la “munnezza”. Premetto che non è mia intenzione far riferimenti  a un episodio che recentemente, come ho letto sul nostro giornale,  ha scosso la campagna elettorale ottajanese. Ogni cosa a suo tempo.  Fino a venti anni fa il campo semantico di “munnezza” era assolutamente maleodorante. “ Si’ ‘na munnezza” era un’offesa “fetente”. E divenne ancora più “fetente” quando la camorra – la camorra di serie B – trasformò la “munnezza”  in un affare gigantesco che ha inquinato la terra, l’ambiente, la salute dei cittadini, la politica. La “munnezza”, tuttavia, muove l’economia, crea posti di lavoro a tempo indeterminato e posti di lavoro stagionali, nei servizi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, nelle “isole ecologiche”. “Munnezza” resta una metafora “fetente e puzzulente”, ma per fortuna ci sono degli amministratori pubblici che hanno il coraggio di interessarsi di questa “materia”, di mettere le mani nell’immondizia. Per il bene della comunità, ovviamente. Anche la “munnezza” viene talvolta purgata dall’arte: di rifiuti e di scarti si sono serviti, per le loro opere, Warhol, Pistoletto, Arman, e, in modo radicale, Sue Webster. La settimana scorsa, in un bar di Palma Campania, un distinto signore dalla folta e canuta capigliatura, dopo il primo sorso di caffè, sentenziò, rivolgendosi all’amico che prendeva il caffè con lui, che le persone di cui stavano parlando erano proprio “’na munnezza”. L’amico ribatté, scuotendo la testa,” Li tratti bene, per me sono ‘na lutamma”.  Egli pronunciò la parola con un tono e un timbro perfetti.. La “lutamma” è la traduzione napoletana di “letame”, che viene dal latino e indica la forza fecondatrice degli escrementi degli animali, usati un tempo come concime e raccolti dai “lutammari”, che svuotavano le stalle e i pozzi neri. Il termine napoletano, usato come insulto, ha una sua carica violenta, accresciuta dal suono cupo e esplosivo delle due ultime sillabe. Bisogna saperla pronunciarla, la parola , prolungando la modulazione della “u” e della “a” accentata. Del resto, sarà proprio la persona che ispira l’uso dell’insulto a suggerire, con la sua espressione, il ritmo della sillabazione a chi ha il coraggio di servirsi di certi termini. Infine, la “presenza”. E’ il vanto di tutti i candidati che sono amministratori “uscenti”.  “I miei avversari ora si fanno vedere in pubblico, stringono mani, si interessano dei problemi, si presentano in posti di cui fino ad ieri ignoravano l’esistenza. Io, invece, sono stato presente da sempre, in ogni luogo e in ogni momento, io, i miei concittadini, li conosco per nome, uno per uno, e conosco i vecchi e conosco i bambini. Non mi credete?” E senza aspettare risposta, tirano fuori gli aggeggi telefonici, e squadernano sotto gli occhi di tutti interminabili serie di fotografie, decine e decine. Ma in politica non serve solo la presenza “fisica”, serve la “presenza” sui problemi. Può capitare che amministratori e  consiglieri comunali abbiano fatto ogni giorno il giro del paese, e tuttavia non abbiano affrontato una sola questione di interesse pubblico e non abbiano mai preso la parola in consiglio comunale e nelle sedute delle commissioni consiliari. Può capitare.    

Somma Vesuviana, alla Summa Villa di Rione Trieste violenta lite tra due alunni. Chiesto l’intervento dei carabinieri

Da giorni, la presenza di sei auto dei militari dinanzi al plesso scolastico alimentava leggende metropolitane. Ecco i fatti.

Qualche giorno fa la presenza di ben sei volanti dei carabinieri davanti alla scuola «San Giovannni Bosco- Summa Villa», precisamente dinanzi al plesso Rione Trieste ha destato molte perplessità tra i residenti, tanto che da giorni aumentano dubbi, leggende metropolitane, racconti di fantasia e non solo. Abbiamo cercato di capire cosa è successo. Alle 8,30 circa di mercoledì mattina, balordi armati avevano tentato di fare una rapina in un negozio della zona ma, prontamente, il proprietario era riuscito a metterli in fuga. Allertati, i militari si sono messi sulle tracce dei due e hanno scandagliato buona parte della zona fino a Rione Trieste dove, contestualmente, si stava verificando una lite violenta  tra due alunni della scuola media tanto che i docenti sono stati costretti a chiedere l’intervento dei carabinieri. Trovatisi in zona, tutte e sei le volanti si sono fermate davanti alla scuola . Due compagni della stessa classe , come spesso accade tra ragazzini, avevano litigato in classe  per futili motivi già qualche giorno prima.  Ma una delle due mamme ha ritenuto opportuno risolvere la questione mollando un ceffone al ragazzo, colpevole di aver  deriso il figlio, all’ingresso della scuola e davanti a i suoi stessi genitori. Il ragazzo schiaffeggiato dalla donna pare che inizialmente non abbia reagito, ma una volta in classe ha chiesto spiegazioni al compagno che, per tutta risposta, lo avrebbe spinto, a quel punto il ragazzo avrebbe reagito sferrandogli un violento pugno in pieno volto. Da qui l’inizio di una serie di liti e di ingiurie tra i genitori fino alla querela tra le parti. Il Preside, alla presenza delle forze dell’ordine e dei servizi sociali, ha tentato in tutti i modi di riportare l’armonia e, visti i risvolti, ha ritenuto opportuno, in accordo con i genitori, allontanare per qualche giorno uno dei due dalla scuola.

Somma Vesuviana, casa famiglia «Oltre Tutto», il sogno di Ester divenuto realtà

Ester D’Avino rivela l’insegna della Comunità Familiare Oltre Tutto
Domenica scorsa la comunità educativa di tipo familiare, «Oltre Tutto» è stata inaugurata in corso Italia, al Parco Primavera di Somma Vesuviana. Al taglio del nastro, insieme al sindaco Di Sarno e al suo vice Maria Vittoria Di Palma, al primo cittadino di Brusciano, Giosy Romano e a quello di Castello di Cisterna, Aniello Rega, erano presenti l’onorevole Paolo Russo (Forza Italia) e l’onorevole Gianfranco Di Sarno (Movimento 5 Stelle), oltre a consiglieri comunali di maggioranza e opposizione e moltissimi cittadini. La comunità nata dal progetto della cooperativa sociale Emozionando, con la comunità educativa Noi Siamo, nasce grazie all’impegno, alla passione, alla perseveranza di Ester D’Avino, psicologa dell’età evolutiva, psicoterapeuta familiare che ne condivide gli obiettivi con il fratello Antonio. La struttura che ora Somma Vesuviana può vantare, con pochi eguali in Italia e in Europa, dà lustro all’intero territorio e può contare sul solo sostegno di privati, commercianti e imprenditori che val bene citare: Allestimenti e Noleggi CG, Angolo del dolce di Somma Vesuviana, Associazione Vesuviani Sodales, Bar Alaia, Bar Liguori, Bar Masulli, Centro Stampa Mario Sodano, Enoteca Cianciulli (Ottaviano), Farmacia Mascia (Napoli), Fiorista Luca Antignani (Pomigliano), Ford Piccolo, Intimo Giamundo, Iris Store (Mugnano), Macelleria Ignazio, Mary Flowers, Pasquale Palma sas, Ricami Aurora (Poggiomarino), Romano Costruzioni, Seano di Esposito Angelo, Studio Tecnico Angrisani, Teatro Summarte, Uniero Maren Electronic (Marigliano e Somma Vesuviana, Virtuanet Computer e Technology di Somma Vesuviana.
Murales Peter Pan
Sulle pareti della casa famiglia, murales pensati per accogliere i bambini: supereroi, principesse, scenari da sogno nell’appartamento che conta una grande cucina, stanza dei giochi, tre camere delle quali una ad uso ospedaliero, e un grande terrazzo. Accoglierà bambini dai 4 ai 10 anni, lavorando con il tribunale dei minori e i servizi sociali, con l’obiettivo di dare assistenza a piccoli ammalati, grazie ad una equipe medica specializzata e sarà pronta a dare affetto e sostegno, come accaduto per Giusy D., bimba affetta da nanismo primordiale, a bambini che altrove non trovano accoglienza.  

Ottaviano, Francesca Ambrosio (Pd, Sinistra Unita, Mdv): «Campagna elettorale becera, si calpesta la dignità di Ottaviano»

Per l’apertura della campagna elettorale (domenica scorsa a La Cantina del Parco di via Giovanni XXII) la candidata sindaco Francesca Ambrosio ha avuto accanto a sé l’onorevole Lello Topo (Pd), l’europarlamentare Massimo Paolucci (Leu), il responsabile per gli enti locali del Pd, Luigi Luciani, il segretario provinciale del Psi napoletano Francesco Mallardo e il professore Alfonso Cepparulo (responsabile del Movimento Democratico Vesuviano) in una serata coordinata dal professore Antonio Tuccillo.   Con gli unici simboli di partito di centro sinistra presenti in questa campagna elettorale e memore delle rivendicazioni datate ormai qualche settimana circa la connotazione partitica e di area nei confronti di un suo competitor (Andrea Nocerino, ndr), Francesca Ambrosio – ancora oggi in carica quale consigliere comunale di opposizione – ha aperto la sua campagna elettorale. A darle sostegno, in primis, il consigliere regionale Lello Topo che, da capolista del Pd alle ultime politiche, è stato di recente eletto deputato. «Francesca rappresenta la vera novità e sono qui per testimoniare la vicinanza politica del Pd e la mia personale – ha detto Topo – lei non è stata scelta solo perché donna ma perché ha esperienza, ha fatto la gavetta, è una persona che sa di cosa parla. Con la Ambrosio facciamo passare un messaggio pulito, non raccontiamo storie né facciamo promesse ma sosteniamo colei che, alla guida di un gruppo di coraggiosi, sta lavorando per la città. Tra i candidati è quella con il miglior profilo e faremo la battaglia per il ballottaggio all’ultimo voto, per riprendere il filo di una città che da un po’ arranca, con una donna che ha una marcia in più. Gli altri hanno più soldi, più potere, ma il voto è libero: se c’è voglia di cambiare, di dare un segnale positivo, oggi è Francesca che ha la bandiera del cambiamento». Il responsabile degli Enti Locali per il Pd, Luigi Luciani, ha augurato alla Ambrosio «uno straordinario successo elettorale». «Troverà sempre in noi una sponda – ha esordito Luciani – Francesca non ha soltanto una marcia in più ma pure una notevole esperienza della macchina comunale, conosce i meccanismi e nelle prossime due settimane faremo in modo di starle accanto anche con la presenza di esponenti nazionali. L’obiettivo è il ballottaggio, poi bisogna pedalare per dare ad Ottaviano un sindaco donna e capace». Anche l’europarlamentare Massimo Paolucci (Leu) ha definito la Ambrosio «novità vera»: «In questa campagna elettorale il match è chiaro: da una parte c’è chi ripropone la stessa musica, ormai un disco rotto, dall’altra la novità. Un lavoro difficile come quello del sindaco richiede esperienza e lei ce l’ha, avrà l’intelligenza di dare importanza ai piccoli problemi del quotidiano senza alcuna superbia, ma anche di guardare al territorio in prospettiva, saprà metterlo in rete, superare le logiche di campanile». Paolucci ha poi posto l’accento sull’unità del centrosinistra ad Ottaviano in questa competizione elettorale. «Qui abbiamo avuto il buon senso di presentarci insieme, è un segnale importante, che va oltre la città. Vorrei inoltre ricordare che queste elezioni non sono il secondo tempo delle politiche: ora non bisogna scegliere il partito che vi piace di più ma la donna che dovrà fare il sindaco. So che gli altri hanno più soldi, che possono utilizzare altri sistemi, ma a noi non importa: noi facciamo campagna elettorale con la faccia pulita di Francesca». Nella doppia veste di ottavianese e di esponente regionale e provinciale del Psi (che con Leu ha composto in città la lista Sinistra Unita), Francesco Mallardo ha ricordato la comune militanza con il padre della candidata, Pasquale Ambrosio. «Francesca padroneggia gli arcani meccanismi della cosa pubblica – ha detto Mallardo – e sono certo che arriverà in ballottaggio grazie ad un voto libero e autodeterminato di cittadini che sapranno distinguere tra l’assonanza di forze che compongono la nostra coalizione e quella deriva non civica bensì qualunquista che altri hanno messo in campo. Francesca Ambrosio è stimata dalla città e rappresenta l’evoluzione di quella cultura politica del centrosinistra 2.0 finalmente vicino alla gente, capace di interlocuzione virtuosa». Il professore Cepparulo, presentato da Tuccillo quale «colonna del socialismo ad Ottaviano che ha sempre fatto battaglie in prima linea», è intervenuto da esponente dell’unica civica a sostegno della Ambrosio: il Movimento Democratico Vesuviano. «Francesca sarà capace di formare una squadra che sappia lavorare affinché il territorio cambi, perché una mentalità di cittadinanza attiva si faccia finalmente strada. Lei incarna l’impegno di donna e sindacalista, sa affrontare le problematiche giorno per giorno e noi siamo al suo fianco per questo, non perché ci abbia promesso lavori o assessorati, non c’è alcun patto di interessi che altrove è già stabilito. Lei sarà capace di dare un calcio alla vecchia politica». Prima dell’intervento affidato alla candidata sindaco, Tuccillo ha dato la parola al capolista di Sinistra Unita, Michele Andonaia e a quello del Pd, Mimmo Caputo. «La politica deve creare speranza – ha detto Andonaia – se non lo fa è altro. Speranza vuol dire credere nella possibilità di cambiare le cose attraverso uomini e idee. Noi abbiamo messo insieme la lista Sinistra Unita che è, in piccolo, un laboratorio politico e crediamo che in questo momento così difficile per la storia del nostro paese non debba mai mancare la voce della Sinistra, la voce degli ultimi. Francesca è una donna impegnata nel sindacato, è una donna, ha esperienza di amministratore ma, in primis, ha quella dote che i romani chiamavano “humanitas”: ha sintonia con le persone, le percepisce dal profondo. Arriviamo in ballottaggio coltivando un sogno che tra due settimane non sarà più soltanto nostro ma di Ottaviano, il sogno di chi ci crede ancora». «Quando Francesca ci ha comunicato la sua disponibilità – ha raccontato poi Mimmo Caputo (Pd) – abbiamo convenuto che fosse il momento di accettare la fida. Abbiamo perso qualcuno per strada nel tentativo di aggregare tutti i soggetti che ritenevamo potessero sposare il nostro progetto e se mi si chiede perché non riesco a dare risposta. Però, diciamolo chiaro: la diatriba di chi è più a sinistra non interessa perché altri, a furia di spostarsi, finiscono per invadere di più il campo del centrodestra. La scelta di Francesca regala speranza, ricostruiremo intorno a lei il centrosinistra con le persone e con il voto».   Prima di avviarsi al discorso programmatico e alla conclusioni a lei affidate, la candidata sindaco Francesca Ambrosio ha voluto salutare il presidente del consiglio comunale di Ottaviano in carica, Biagio Simonetti (candidato nello schieramento avversario a sostegno del sindaco uscente, Luca Capasso), per la presenza dall’inizio alla fine della serata. «Non mi stupisce vederlo qui – ha detto la Ambrosio – perché il nostro rapporto è stato sempre contraddistinto da stima e rispetto reciproco, andando al di là dei colori politici». E del resto poco prima Simonetti, cui il parterre aveva pure concesso i saluti istituzionali del caso, nei quali aveva augurato alla candidata sindaco “un successo, ma limitato”, aveva replicato a chi (ndr, Mallardo, Psi) si stupiva di vederlo in sala con un secco: «Io vengo in pace». Esauriti i saluti (compresa una delegazione socialista di Somma Vesuviana), la candidata sindaco si è soffermata sugli episodi che hanno, come dire, «inquinato» l’avvio della campagna elettorale. «Siamo tornati indietro di un centinaio di anni – ha cominciato Francesca Ambrosio – una vergogna per una città che ha annoverato grandi personalità, grandi uomini, grandi idee (ndr, la Ambrosio si riferisce ai volantini anonimi che tiravano in ballo presunte relazioni clandestine di e tra personaggi politici, ai fake sui social e agli scambi di accuse inerenti messaggi whatsapp). Ciò che è accaduto e continua ad accadere, ache sui social, è davvero vergognoso, così si calpesta la dignità di un territorio e di chi per esso ha perso la vita, ecco perché voglio ricordare l’avvocato Pasquale Cappuccio e Mimmo Beneventano». «Arrivare alla mia candidatura – ha poi proseguito l’unica donna tra i competitor per le elezioni del 10 giugno – non è stato facile, di contro per me, per noi, non è affatto difficile parlare con le persone, entrare nelle loro case perché è quello che facciamo da sempre e non solo a quindici giorni dalle elezioni. Ecco perché ne abbiamo i requisiti per esporre le nostre idee e i nostri programmi. Programma del quale sono perni principali e qualificanti tre punti: la legalità, la trasparenza, la partecipazione. Aggiungo anche, a queste tre importanti linee guisa, l’avvicinamento dei giovani alla politica. Oggi i ragazzi sono disinteressati e pur comparendone molti nelle liste dei miei competitor, sono pronta a sostenere che quelli candidati non lo fanno di certo per dare un contributo fattivo alla risoluzione del territorio, come invece dovrebbe essere». Nell’elencare i tanti punti del suo programma, la Ambrosio ha sottolineato la particolare attenzione alle fasce deboli, l’intenzione di creare un «fondo per la non autosufficienza», quella di abbattere ogni barriera architettonica, e ancor prima mentale, rispetto alla vita di persone con disabilità; la necessità di istituire ad Ottaviano nidi familiari ed asili nido. «Vogliamo che Ottaviano abbia grandi occasioni – ha proseguito – nel 2000 fu varata una delibera regionale che conferiva alla città la qualifica di paese a vocazione turistica. Una definizione che è poi rimasta tale, solo sulla carta. Noi vogliamo invece che divenga volano di economia, favorire la creazione di un circuito turistico che la veda al centro di un percorso più ampio con paesi vicini, con il Parco Vesuvio, con un polo enogastronomico che può essere messo su grazie alla presenza dell’istituto Alberghiero. Abbiamo tantissime cose da fare, idee chiare e persone valide al nostro fianco».    

La Storia è femmina ( e il romanzo “storico” pure)

Uno degli eventi più interessanti a chiusura di Napoli città libro, nella bella sala del Capitolo, è stato l’incontro con cinque scrittrici, protagoniste importanti della scena editoriale italiana, che hanno recentemente pubblicato romanzi “storici”. Maria Attanasio, Antonella Cilento, Elena Janeczek, Lia Levi, Antonella Ossorio, tutte insieme nella serata conclusiva del salone del libro e dell’editoria, che si è svolto a Napoli nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore e ha visto in quattro giorni ventimila visitatori. L’incontro, organizzato e condotto da Antonella Cilento, ha una valenza particolare proprio perché ha riunito a parlare dell’uso della Storia nel romanzo un gruppo tutto al femminile. Il mondo dell’editoria e della narrativa, infatti, soffre, come altri del resto, di un paradosso: a fronte della prevalenza femminile tra i lettori più o meno forti, della passione per la letteratura largamente diffusa tra le donne (e che dire delle iscrizioni ai licei classici che continuano a registrare una percentuale di ragazze superiore a quella dei ragazzi!), gli scrittori di successo (commerciali e non), gli editori, i critici, le giurie dei premi sono invece a maggioranza maschile. E a meno che non si voglia sostenere che il genere maschile è naturalmente più dotato qualche domanda bisognerebbe farsela. Le donne da sempre non solo leggono, ma anche scrivono. Solo che le scrittrici bisogna andarle a scovare, e fare ricerche accurate per stanare le loro opere. E’ stato necessario fondare società, istituire fondi e programmi di ricerca, perché nei normali testi di storia della letteratura le donne sono, diciamo così, trascurate (in realtà assenti o quasi). E spesso le donne che scrivono raccontano di donne dimenticate. Elena Janeczek, autrice diLa ragazza con la Leica” (Guanda), vincitrice del premio Bagutta e candidata allo Strega 2018, nel suo romanzo racconta la storia di Gerda Taro, fotografa di guerra, morta a soli 27 anni sul fronte della guerra civile spagnola. Una giovane donna eccezionale, una donna contro, antinazista, libera e talentuosa. Scomoda. Dimenticata e cancellata per la sua scomodità in favore del suo compagno, anche lui fotografo, Robert Capa, che le sopravvisse. Si diceva che Gerda fosse comunista e Capa solo antifascista, di qui la “scomodità”. Maria Attanasio, poetessa e scrittrice, ha recentemente pubblicato “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio), storia di un’altra ragazza cancellata dalla Storia: Rosalia Montmasson, per vent’anni moglie di Francesco Crispi, unica donna a partecipare alla spedizione dei Mille, anche lei spirito libero, una combattente, mazziniana. Mentre Crispi diventava monarchico e sposava un’altra donna diventando bigamo (poi il tribunale opportunamente annullò il matrimonio con Rosalia), lei restò repubblicana. “L’oblio, la cancellazione della memoria, è necessario al potere”, dice la scrittrice. Ed è forse per questo che le donne, escluse da sempre dal potere, instancabilmente cercano e custodiscono la memoria. A volte in chiave familiare, come fa Lia Levi, nel suo “Questa sera è già domani” (e/o), anche questo candidato al Premio Strega, dove si ricostruisce la storia di una famiglia ebrea in fuga dopo le leggi razziali. Le sue opere, dice la scrittrice, non appartengono al mondo yiddish, ma all’ebraismo italiano, più laico e che ha scoperto con maggiore sgomento, forse, rispetto agli ebrei di altri paesi, all’improvviso, che la loro identità italiana non era scontata. Oppure le scrittrici scandagliano la storia seguendo un filo rosso, magari rappresentato da un oggetto, come accade ne “La cura dell’acqua salata” (Neri Pozza) di Antonella Ossorio e in “Morfisa o l’acqua che dorme” (Mondadori) di Antonella Cilento. Nel primo caso l’oggetto è un “sapo gallego”, un gioiello particolarissimo, che porta con sé un senso di sventura incombente da cui è impossibile liberarsi, una storia che parte dalla Galizia iberica nel 1730 e arriva a Napoli nel 1943, un romanzo in cui la cui domanda fondamentale è quanto riusciamo ad essere quello che realmente siamo, cosa facciamo delle nostre potenzialità. L’oggetto di Morfisa, invece, è un uovo magico, anzi l’Uovo Magico di Virgilio, quello che tiene in piedi Napoli e che contiene in sé tutte le storie del mondo, quelle già scritte e quelle ancora da scrivere. E l’Uovo, con Morfisa, la sua custode,  attraversa i secoli e arriva fino ai nostri giorni, partendo però dall’anno mille, dalla città ducale. E qui, mentre il romanzo affonda saldamente i piedi nella Storia, la trama si intesse di fantastico e picaresco, di visionarietà e di ironia. Quindi le donne hanno un rapporto speciale con la Storia? Dice Lia Levi che i libri di Storia sono appannaggio degli uomini, ma la quotidianità della vita appartiene alle donne e il romanzo, in fondo, narra del quotidiano. Quello che è certo è che una buona fetta della narrativa di qualità delle nostre scrittrici mette in scena la Storia, più o meno antica, declinandola in modi anche molto differenti, ma che hanno in comune una profondità di sguardo, un bisogno di verità e conoscenza, una ricerca di restituzione di senso che la dice lunga sul cammino che le donne hanno fatto e che ancora vogliono fare.    

Pozzuoli, “Giornata gratuita al Parco degli Astroni”: boom di visitatori

Si e’ svolta domenica mattina alla sua XIX edizione la manifestazione “Una giornata gratuita al Parco degli Astroni riserva naturale dello Stato”. Organizzata dall’Associazione Socio culturale Osservatorio Flegreo, presieduta dall’Avv. Claudio Ciotola, giornata di festa con la partecipazione degli amanti dello sport e della natura. La presenza massiccia di piu’ di 1000 visitatori i quali sono stati accompagnati da esperti della benemerita organizzazione ambientalista in collaborazione con lassociazione A.S.D. Stufe di Nerone e il suo delegato Fortunato Varriale, che hanno potuto ammirare le caratteristiche del parco, con il suo cratere, le sue piante esotiche, i suoi laghetti. Dopo l’accoglienza del direttore del parco Fabbrizio Canonico con i suoi validi collaboratori, la manifestazione ha preso forma alle 9,30 con la Santa Messa, all’interno del parco concelebrata dal delegato del Vescovo di Pozzuoli Mons. Franco Bartolini e Don Mariano Parroco della Parrochia di B.V.M. Immacolata, S. Raffaele A. e S. Giorgio Martire di Agnano. Subito dopo si sono esibiti gli atleti della palestra Olimpo Soprting Club, per iniziare le piccole promesse della ritmica della Maestra Martina Martini, a seguire le dimostrazioni di Taekwondo con calci e rotture di tavolette, a cura del Maestro Antonio Sanges, Antonio Testa e Vincenzo Zingone, a seguire si sono esibiti gli atleti del Fit box Fighther Gianni Pane e Maria Rosaria Sanges. Negli immesi spazi verdi del parco sono stati esposti i lavoretti con tematica ambientale dell’Istituto le Villette della famiglia Fontana. Non è mancata la presenza del mondo associativo e in particolare le associazioni ambientaliste del territorio, l’Associazione della Stampa Campana Giornalisti Flegrei. I più piccolini sono stati intrattenuti dall’ animazione della Zaky Animazione. Alle ore 12,00 è stato servito un aperitivo offerto da Spio abbigliamento, e subito dopo una degustazione dei prodotti tipici locali, la rinomata pizza con il pomodoro e la pizza con la scarola, cotta con il metodo tradizionale nel forno a fascine preparate dai maestri fornai pianuresi. Un ritorno al passato con gli gnocchi al ragù del ristorante Basilio 1960, preparati con l’antica tradizione della ricetta di zia Pascalina. Il tutto inebriato dai vini della cantina Astroni dei fratelli Varchetta, prodotti con le uve dei terreni circostanti il cratere. Il servizo a cura degli alunni dell’Istituto I.P.S.S.A.R. accompagnati dal Prof. Nello Ciabatti e dal Prof. Pasquale Madonna. L’iniziativa tende a far conoscere sempre più il parco degli Astroni alla cittadinanza napoletana e particolarmente a quella della zona flegrea . Il bellissimo e caratteristico polmone di verde deve diventare una meta abituale dei napoletani che devono però , e qui l’aiuto del WWF è determinante per imparare a rispettare l’ambiente , ad amarlo , a saperlo conservare. Per questo motivo alla fine della cerimonia sono stare premiate alcune eccellenze che si sono contraddistinte sul territorio, ma quest’anno in collaborazione con i giornalisti flegrei il premio e la medaglia al Merito è stata consegnata all’Assistente Capo della Polizia di Stato Tateo Michele, il quale negli incendi estivi dell’anno scorso, in via Sartania nei pressi del bosco degli Astroni, con atto di coraggio, mettendo in discussione la propria vita, con perizia e professionalità aiutava la popolazione della zona. L’iniziativa ha il patrocinio della Regione Campania, dell’amministrazione comunale Assessorato all’ambiente, dalla IX Municipalità del Comune di Napoli e dell’Associazione Giornalisti Flegrei.

Pomigliano d’Arco, nonna Teresa compie 106 anni: gli auguri dell’Amministrazione Comunale

Centosei anni di vita per Teresa Giovannina Panico alla quale l’assessore Mattia De Cicco (delegato alle politiche sociali nella giunta del sindaco Lello Russo) ha portato gli auguri dell’amministrazione comunale e un graditissimo fascio di fiori. Nonna Teresa, nata il 26 maggio del 1912 negli Usa, fu una delle prime operaie assunte all’Aerfer, oggi Alenia. Vedova di Giuseppe Piccolo, ha festeggiato il traguardo dei 106 anni accanto ai figli Giovanni e Luisa, nonché ai nipoti e pronipoti: Serena, Graziano, Paola, Federico, Rita, Pasquale, Manuel, Greta e Lavinia.