Barchette di melanzane fritte, il piatto estivo per eccellenza

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 melanzane (circa 500-600 gr.), meglio se di tipo napoletano, “la violetta”
  • una ventina di pomodorini del pendolo
  • una ventina di capperi
  • una ventina di olive di Gaeta snocciolate
  • qualche pezzettino di fiordilatte
  • delle molliche di pane
  • abbondante basilico spezzato rigorosamente con le dita.
Il procedimento prevede, in primo luogo, la creazione e la lavorazione delle “barchette” e quindi la preparazione della farcitura. Per quanto riguarda il primo punto, otterremo le “barchette” dalla parte allungata, quella lontana dal picciolo, di ogni singola melanzana: le tagliamo a 10-15 cm dalla “punta finale” e le spacchiamo a metà. Scaviamo all’interno di ciascuna delle due parti ottenute, eliminando la polpa., in modo da ottenere una specie di “scodellina contenitrice” (per l’appunto, la “barchetta”). Ma attenzione! Allo scopo di consentire alla “barchetta” di reggere alla frittura ed alla cottura successiva senza deformarsi, le barchette devono conservare il lato superiore, quello dalla parte del taglio che ha staccato le due barchette dal resto della melanzana. Friggiamo le barchette così “costruite”; con il taglio consigliato, dovrebbero mantenere la loro forma ed essere perfettamente in grado di accogliere successivamente la farcitura. Per quanto riguarda la farcitura, le possibilità sono diverse. Partiamo dagli ingredienti “obbligatori”: in primo luogo la farcitura prevede l’utilizzo della parte alta della melanzana, quella rimastaci dalla lavorazione precedente vicina al picciolo, che va tagliata a funghetti . Qualora poi la polpa ottenuta prima “scavando” fosse priva di semi (dipende dal periodo dell’anno), anche questa può essere utilizzata, sempre tagliata a pezzetti, per l’imbottitura. Per ogni melanzana a barchetta prevediamo poi un paio di pomodorini del piennolo, spaccati a metà, un paio di capperi ed, ancora, un paio di olive di Gaeta snocciolate. Friggiamo questi ingredienti e, poi, li utilizziamo per farcire le barchette precedentemente preparate. Aggiungiamo ancora delle mollichelle di pane fritte a parte e aggiungiamo dei piccoli pezzetti di fiordilatte. Le melanzane a barchetta sono pronte per la cottura finale che avverrà nel forno a 180 gradi.

E Nerone imperatore debuttò come cantante nel teatro di Napoli e organizzò personalmente la claque…

Duemila anni fa, grazie a Nerone e alla sua passione per il canto, Napoli svolse un ruolo decisivo nello sviluppo della cultura dell’ applauso. I Napoletani e migliaia di immigrati egiziani vennero allenati  nei vari tipi di applausi, “i bombi”, “le tegole” e “i mattoni”. Gli esercizi e la dieta dell’imperatore per rendere più chiara la voce.  La sera del debutto ci fu un violento terremoto. Questo articolo è stato già pubblicato  otto anni fa.   In un primo tempo l”imperatore si era accontentato di ascoltare Terpno che ogni sera, a chiusura del banchetto, prendeva la cetra e si esibiva fino a notte fonda. Poi decise di emularlo. Prima di tutto, irrobustì la voce, che era tenue, e aveva un timbro “fosco” che sarebbe andato bene, duemila anni dopo, per le canzoni dell’ esistenzialismo e della “mala”, ma che non si adattava alla musica e ai testi dell’ epoca. Per dar forza a questa sua voce particolare, Nerone accettò di farsi torturare: si sdraiava a terra, supino, si faceva piazzare sul petto una lastra di piombo, e così sforzava, a lungo, il respiro; si purgava con clisteri, non mangiava frutta, e spesso si accontentava di un piatto di porri all’olio. Grazie a Nerone, i porri diventarono un ortaggio alla moda: i più ricercati venivano dall’ Egitto, da Ostia e da Ariccia. I medici li consigliavano come lassativo e come rinfrescante, e non escludevano che fossero afrodisiaci, poiché il porro “odia il suolo irrigato, e ama il concime e la terra grassa”.Tanti sacrifici, sopportati in nome dell’ arte, non furono vani: l’ imperatore incominciò a esibirsi per gli intimi, e a ogni esibizione crescevano il controllo delle tecniche e la qualità del canto, e soprattutto crescevano gli applausi. Quando fu pienamente sicuro di sé, Nerone decise di esibirsi in pubblico: la musica che resta nascosta non viene apprezzata da nessuno. Ma dove debuttare? Se egli fosse stato veramente quel Nerone che ci hanno dipinto a nero di seppia, avrebbe debuttato direttamente in Grecia, la terra sacra del canto e della musica; sarebbero stati applausi a scena aperta, anche se non avesse aperto la bocca; si sarebbero sbracciati, i Greci, a chiedergli il bis, e a pregarlo di prolungare la tournèe, anche se non avesse indovinato una nota. Ma l’ imperatore mostrò rispetto di sé e della sua vocazione. Scartò Roma, considerando i Romani troppo incompetenti di musica, e scelse Napoli, città di spiriti e di umori ancora tutti greci, e dunque esperta di canto e di cantanti, e teatro continuo di spettacoli d”ogni genere. Il debutto di Nerone fu un trionfo, prima, durante e dopo. E non solo per lo scroscio ininterrotto degli applausi. Finito lo spettacolo, gli spettatori uscirono dal teatro, ancora acclamando con l’ ultimo soffio di voce, e battendo ancora le mani; e l’ ultimo gruppo si era appena allontanato, quando una scossa di terremoto buttò giù l’ edificio. Svetonio dice invece che la scossa ci fu a spettacolo in corso, e che Nerone non si mosse finché non portò a termine il pezzo che aveva iniziato. Un dato è certo: il terremoto non fece né morti né feriti. Si può supporre che i Napoletani, nella valutazione del fatto, si siano divisi in due partiti: di qua i pessimisti, immediatamente persuasi che Nerone portasse jella, di là gli altri, convinti del contrario: sì il terremoto c’è stato, ma siamo tutti salvi e sani: nemmeno un graffio. E dunque questo imperatore porta bene, altro che jella. Vinse questa seconda dottrina, poiché Nerone continuò a esibirsi a Napoli. Avendo apprezzato gli elogi musicali che gli cantavano alcuni Alessandrini appena arrivati in città con le navi del grano, l”imperatore fece venire dall’Egitto i loro concittadini più bravi in simili pratiche, li aggregò a cinquemila robusti giovanotti che erano il fiore della plebe di Napoli, divise la massa in squadre, e ordinò che imparassero i tipi fondamentali dell’ applauso: a partire dai “bombi”, i ronzii, che ne costituivano il suono di base, e restavano compatti nel crescendo. In questo corpo si innestavano, a comando, le impennate vertiginose, le vibrazioni estreme, che si chiamavano “tegole”, perché le mani si tenevano incavate, e ne veniva fuori un fragore sordo, la cupa minaccia di una tempesta imminente; e si chiamavano “mattoni”, perché le palme delle mani cozzavano violentemente, producendo uno strepito secco, chiaro, uno sparo, come di due mattoni che si urtano, o di mano che batte con forza l’argilla nella forma. I “clacchisti” si distinguevano per le folte chiome e per l’ eleganza dell’ abbigliamento; i loro capi guadagnavano decine di migliaia di sesterzi. Il potere è sempre stato generoso con “clacchisti” semplici e direttori di claque. A Napoli Nerone apprese che le Gallie si erano ribellate sotto la guida di Vindice, e che era incominciato l’ ultimo atto della sua vita e del suo impero. E lui, questo epilogo, lo visse e lo recitò in uno stato in cui la realtà e la scena, il ruolo dell’ imperatore e le maschere dell’ attore musicista e cantante costituivano oramai un tutt’ uno. Delle accuse e degli oltraggi che i ribelli gli rivolgevano nei loro editti lo facevano incavolare soprattutto le espressioni di disprezzo riservate alla sua arte. Negli ultimi giorni, quando anche i Romani lo mollarono, e già si udiva il passo cadenzato delle legioni dei “liberatori”, qualcuno scrisse sulle colonne della città che con il suo canto Nerone aveva svegliato anche i galli (e si giocava sul duplice significato del termine “gallus”, che in latino indica il popolo e anche il re del pollaio): insomma, è venuto il momento di dirti la verità: tu non canti: tu strilli. Come si vede, l’arte italica di cacciar fuori il coraggio quando non si corrono più rischi ha radici antiche. L”imperatore cantante cercò di sottrarsi al destino di morte: ma quando tentò di convincere gli ufficiali della sua guardia del corpo a fuggire con lui in Asia, uno di essi lo sbeffeggiò recitandogli un verso di Virgilio: “Fino a questo punto è penoso morire?” (e penso a certi professoroni francesi che hanno osato sostenere che i Romani non avevano senso dell’ umorismo). Quando infine si accorse che arrivavano i cavalieri incaricati di prenderlo vivo, Nerone declamò con voce tremante un bel verso di Omero: “mi giunge all’ orecchio il galoppo dei cavalli veloci”, e con l”aiuto del liberto Epafrodito si cacciò un pugnale in gola. Poco prima, aveva detto: “Quale artista muore con me”. Che mi pare un’espressione monumentale. Chiamare gli applausi “tegole” e “mattoni” non era stata una grande idea: con quei nomi uno scroscio di applausi uccide.  

Ottaviano, Luca Capasso: «I cittadini di Ottaviano sono la mia famiglia»

Il sindaco uscente Luca Capasso ha chiuso per ultimo la sua campagna elettorale, sullo stesso palco e nella stessa piazza Municipio, con un bagno di folla, dove poco prima aveva parlato il suo avversario Nocerino. Gli interventi moderati dal giornalista Francesco Gravetti, accanto a lui l’onorevole Paolo Russo e il senatore Carlo Sarro, Capasso ha preso la parola dopo i saluti dei rappresentanti delle sue liste: La Città Futura, Ottaviano Città Ideale, Direzione Futuro, Forza Italia, Per Ottaviano, Insieme. Ha iniziato la capolista di Direzione Futuro, e consigliera uscente, Elena Picariello, seguita dalla vicesindaco Virginia Nappo per La Città Futura, dalla candidata Maddalena Massa per Insieme, dal presidente del consiglio comunale uscente, Biagio Simonetti (Ottaviano Città Ideale), da Vincenzo Caldarelli (Per Ottaviano) e infine da Ciro Esposito, commissario cittadino di Forza Italia. Tutti loro hanno messo l’accento sulla necessità di proseguire nel cammino iniziato cinque anni fa. «Luca sarà come sempre un punto di riferimento affidabile e leale» – ha detto la Picariello. «Il miglioramento è sotto gli occhi di tutti, non possiamo tornare indietro» – ha sottolineato la vicesindaco Nappo. «Non siamo in grado di promettere posti di lavoro, ma di portare sviluppo che possa mettere in moto l’economia» – ha detto Simonetti, che ha proseguito: «In questa campagna si sta giocando tutto su due temi che sembrano in antitesi ma non lo sono: continuità o cambiamento? Facile, noi vogliamo continuare a cambiare, restituire a questa città, sotto l’egida e la guida dell’avvocato Capasso, la dignità che negli anni ci è stata sottratta». «Cinque anni fa abbiamo trovato un paese spento – ha detto Caldarelli – ora c’è una Ottaviano con parchi giochi, verde, attenzione per le scuole. Abbiamo fatto politica per le strade, non dietro le scrivanie». Ciro Esposito ha ringraziato le forze dell’ordine – sottolineando che nessuna coalizione lo avesse finora fatto – per aver garantito lo svolgimento sereno della campagna elettorale, ha toccato alcuni punti salienti del programma e poi, da esponente di Forza Italia, unico partito di una coalizione fatta da civiche, ha lasciato la parola a Paolo Russo e Carlo Sarro. Poche parole dai deputati azzurri che intendevano lasciare la folta platea al candidato sindaco, mentre sembrava che le condizioni meteorologiche volgessero al peggio. «Non mi sembra l’ultima giornata di campagna elettorale, ma la prima dei prossimi cinque anni di governo» – ha detto l’onorevole Russo. «Siamo qui – ha brevemente aggiunto il senatore Sarro, mentre la pioggia continuava ad annunciarsi – per testimoniare la nostra vicinanza e il sostegno ad un sindaco che è ormai punto di riferimento a livello provinciale e regionale. Per lui c’è stima e considerazione, e sono qui stasera anche per ricordare dinanzi a tutti l’impegno che Luca, come sindaco, ha profuso nella battaglia per la riapertura dei termini del condono edilizio. Non posso non dire dell’efficacia con la quale finora il sindaco Capasso ha saputo rappresentare bisogni ed esigenze di questa comunità ad ogni livello, mostrando autorevolezza, serietà. Di buon governo ha già dato prova, così come del suo profondo legame al territorio». Da scaramantico qual è, il sindaco Capasso che ha poi padroneggiato da solo il palco fino alla fine, avrà preso benissimo il cessare della pioggia non appena ha iniziato a parlare. A braccio, annunciando che non avrebbe detto male di nessuno, che non avrebbe rivendicato nulla. Qualche replica, però, se l’è concessa. «Ottaviano sa cosa abbiamo fatto in cinque anni, sa che non abbiamo messo al primo posto gli interessi personali ma la città, non abbiamo fatto “salti della quaglia”, siamo sempre stati coerenti, con noi stessi, con i cittadini e con i bambini. Sì, con i bambini». Da quello stesso palco, poco prima erano arrivate ancora accuse di strumentalizzazione. E Capasso: «Io non sfrutto i bambini e a chi lo ha detto, poco fa, voglio dire che se lo stimo ancora come persona, non posso fare altrettanto come politico perché ha sempre parlato male di quella gente con cui oggi si accompagna. Sempre, anche in consiglio comunale, ci sono gli atti a testimoniarlo». Il sindaco ha proseguito spazzando via l’ultimo riferimento del suo avversario: l’ipotesi che una candidatura alla Regione possa interrompere anzitempo l’eventuale secondo mandato. «Non ho alcuna intenzione di andare in Regione, non posso permettermi una campagna elettorale così dispendiosa e inoltre ho intenzione di finire quel che ho cominciato: i prossimi cinque anni continuerò a fare il sindaco. Non pugnalerò mai alle spalle il mio popolo». Poi, i punti programmatici realizzati e quelli da affrontare: «Abbiamo rispettato il 70 per cento del programma elettorale, abbiamo trovato strade penose, un piano regolatore non approvato. Abbiamo aperto via Cesare Augusto, approvato il piano urbanistico comunale, depositato il piano operativo comunale il 28 maggio, bandito la gara per la metanizzazione, cose che nessuno mai aveva fatto per Ottaviano. Il voto si conquista con dignità, non con false promesse. Dicono di voler cambiare, ma come possono dire una cosa del genere accompagnandosi con le persone che Ottaviano l’hanno distrutta?» «Turismo, Parco Vesuvio come risorsa («Ma è stato un errore concedere la sede per 99 anni») via Augusto, palazzo Mediceo che diverrà museo multimediale con esperienze di realtà virtuale e che oggi abbiamo cominciato a concedere per cerimonie e matrimoni». «Noi – ha continuato Capasso – siamo coloro che si sono costituiti parte civile contro la camorra. Io sono un sindaco di strada, se vado nelle scuole, sempre, non è per farmi bello. I bambini non votano, ma devono capire che un sindaco non è una figura lontana, percepire le istituzioni come vicine fin da piccoli. A loro dobbiamo parlare di legalità». «Voi siete la mia famiglia, Ottaviano è la mia famiglia. Qui completeremo il nostro programma, mentre già dal principio, fin dal 2013 altri paesi parlano bene di questa amministrazione perché guardano dall’esterno in maniera asettica. Difficile costruire sulle macerie, eppure ci siamo riusciti, come siamo riusciti a interessarci affinché imprenditori cominciassero ad investire qui, proprio su via Augusto. Cinque anni fa ho messo da parte la mia vita personale e professionale per Ottaviano, solo per il bene della città. E dei bambini, che una volta cresciuti, conserveranno il ricordo di un sindaco vicino alla gente». Qui le liste per Luca Capasso luca capasso    

Ottaviano, Andrea Nocerino: «Abbiamo messo in secondo piano le ideologie per il bene comune»

Andrea Nocerino
Il candidato sindaco di Idea Comune, Progressisti per Ottaviano, Ottaviano Democratica, Con Nocerino per Ottaviano, Famiglia Tradizione Solidarietà per la Rinascita di Ottaviano, Liberta Democrazia Progresso, ha chiuso la campagna elettorale ieri sera in piazza Municipio, sullo stesso palco dove mezz’ora dopo sarebbe salito il suo avversario, Luca Capasso. In una serata sobria, la candidata di Ldp Brigida Saviano ha offerto via via il microfono ai rappresentanti delle liste per lasciare poi la scena ad Andrea Nocerino. Ha iniziato Michele La Pietra (capolista Ldp), con un appello ai giovani, alle future generazioni. «Date fiducia a questa coalizione che si presenta con grande umiltà, ma con un progetto di alto profilo e qualità. Abbiamo il dovere di trasmettere un segnale importante, che restituisca fiducia nella politica: noi cureremo gli interessi legittimi della comunità perché quest’ultima non si affida a chi antepone gli interessi personali a quelli collettivi». «Consentiamo ad Andrea Nocerino, un galantuomo, di prendere in mano il timone del Comune, offriamo a tutti gli ottavianesi una vita normale».   Lo slogan che un altro capolista, Francesco Ciniglio (Ottaviano Democratica) ha scelto per la sua campagna elettorale è: «Non possiamo stare a guardare». «Mi aspettavo di più dal sindaco in carica – ha detto dal palco –ho trovato invece un modo di fare politica vecchio, un pensiero unico basato sulla scarsa partecipazione della città alle decisioni, non ho visto grandi scelte strategiche: Ottaviano merita di più e lo dico anche sulla scorta degli errori da me fatti nel passato. Noi l’idea per il paese l’abbiamo, basata su cose semplici e allo stesso tempo ambiziose: abbiamo un piano regolatore, abbiamo un centro storico importante, dobbiamo fare in modo che le aziende vengano ad investire ad Ottaviano: senza lavoro non c’è alcuna prospettiva di società». Poi, Ciniglio ha lasciato alla platea l’appello a votare per il progetto di «cambiamento e innovazione». Felice Picariello, consigliere uscente e capolista di Idea Comune ha deprecato le volgarità che hanno caratterizzato questa campagna elettorale, a cominciare dai volantini anonimi. «Laddove ci fosse un’azione legale siamo pronti a costituirci contro chi, in modo vigliacco, manifesta la politica in questa maniera. Noi siamo persone perbene, ciascuno di noi qui poteva avere ambizioni personali come una candidatura alla carica di sindaco, ma la responsabilità ha prevalso in favore di un progetto politico per questa città». Sulle ideologie: «Chi oggi ci definisce accozzaglia, commette un grave errore di valutazione. In politica le sintesi sono cosa antica, le si può fare intorno ad un interesse per esempio, noi invece l’abbiamo fatta intorno ad una grande idea». Atteggiamento post-ideologico, è la definizione utilizzata da Picariello. «La diversità è un punto di forza». «In questi anni di sicuro sono stati fatti sforzi, ma ad un certo momento del mio cammino politico ho preso delle decisioni, però nessuno potrà contestarmi il coraggio di difendere le mie idee: l’ho fatto nei consigli comunali, nelle commissioni, nelle piazze, non ho mai chiesto favori personali e non sono rimasto sul carro dei vincitori come avrei potuto fare. Noi dalla politica non vogliamo nulla: confrontate i programmi, leggete i nomi degli uomini in campo e votate liberamente». Picariello ha anche evidenziato un tema caro da sempre ad alcuni politici dell’area vesuviana: quello dei mancati ristori a fronte della legge 21 sulla Zona Rossa per il rischio Vesuvio che prevede vincoli stringenti, senza che siano state applicate – oramai da più di un decennio, le misure compensative. L’intervento di Michele Saviano, già sindaco della città e capolista dei Progressisti per Ottaviano, era quello più atteso, considerando che la sera prima – nella piazza di San Gennarello – era stato duramente attaccato da un candidato al consiglio comunale delle fila di Capasso. Prima però ha sottolineato l’orientamento del programma di governo presentato dalla coalizione di Nocerino: punti di sviluppo sostenibile, un occhio di riguardo ai giovani, al turismo, alle fasce deboli, alla partecipazione, alle strutture sportive, alla legalità, alla trasparenza. «Di contro – ha proseguito – non ho traccia di progetti o programmi politici nelle coalizioni alternative, ho solo visto attacchi ponderati alla mia persona, come se fossi io il candidato sindaco di Ottaviano. Invito perciò Andrea a ribadire che il candidato è lui, io sono solo un medico che si candida al ruolo di consigliere comunale, penso che questo non debba far paura. Comincio ad avere il sospetto che anche la serata in cui ci hanno contestato alla Zabatta ci fosse di mezzo un attacco pilotato. In queste settimane abbiamo rilevato una strumentalizzazione nei confronti dei bambini e, rimarco, ne hanno colpa anche insegnanti e docenti. Il sindaco Capasso ha trovato maniera di replicare dicendo che tanti anni fa io non sono stato presente nelle scuole, ebbene è a Luca che voglio ricordare alcune cose: al mio nome è legato l’intitolazione a Mimmo Beneventano di un plesso scolastico, oltre che una strada dedicata a Pasquale Cappuccio. A me è stata conferita, ma forse questo lui non lo sa, l’alta onorificenza di “Difensore dei bambini” da parte del comitato italiano dell’Unicef. Io ci lavoro, con i bambini. Non mi è mai balenata l’idea di strumentalizzarli per fini elettorali». Infine, Saviano ha deciso di replicare agli attacchi arrivati la sera prima da San Gennarello e lo ha fatto con veemenza, senza mai nominare chi glieli aveva sferrati. Ha usato parole forti, l’ex sindaco: «Contro di me parole lette in cattivo italiano e senza anima. Del resto, come può metterci l’anima qualcuno che non ce l’ha? Da un individuo con il quale ho difficoltà anche ad interloquire da lontano. Perché, per bagaglio culturale e da persona libera quale sono, non interloquisco con personaggi che rappresentano l’antitesi della politica nobile e che per me sono l’emblema del malaffare. Chiedo a Luca Capasso – al quale riconosco onestà intellettuale – se non ritenga opportuno dire qualche parola su un intervento violento ai danni di una persona per bene. Come a coloro che – dall’altra parte – mi danno l’onore di assistere i loro bambini, vorrei chiedere se anche loro la pensano così giacché non hanno proferito parola». «Per il bene di questa città – ha poi concluso – noi garantiremo legalità, trasparenza, chiarezza negli appalti, rotazione degli incarichi, alte figure professionali, diremo no al familismo e al nepotismo e ne saremo garanti: Auguri di Liberazione». Il candidato sindaco ha letto il suo intervento, accolto dagli applausi della piazza. «Alla candidatura – ha esordito Andrea Nocerino – è stato il dovere morale di impegnarmi, quello di assicurare ai nostri figli un paese vivibile con le infrastrutture necessarie. Siamo ben consci che le entrate comunali non consentono opere faraoniche, il nostro programma è fatto da dodici punti di possibile attuazione. Questa campagna elettorale è stata un bagno di democrazia, di partecipazione, di felicità e sono contento di aver visto tanti giovani riavvicinarsi alla politica, scoprire l’entusiasmo e l’energia che si prova nel mettersi in gioco. Puntare sui giovani è la vera svolta. Il mio, il nostro, impegno sarà la centralità del cittadino, la ripresa economica, il miglioramento della qualità della vita. La politica deve essere strategica, lungimirante, con pianificazione di interventi: tutto questo è mancato negli ultimi anni e Ottaviano necessita ora di un cambio di passo, di mettere in campo tutte le energie per aumentare l’occupazione giovanile, per far sì che gli industriali vesuviani scelgano il nostro territorio per investire, occorre restituire dignità alla città a fronte di scelte politiche errate. Siamo qui per cambiare Ottaviano in meglio, con lungimiranza, rendendo i cittadini protagonisti». Ha poi precisato, il candidato sindaco: «Il tempo degli altri visti come nemici deve finire subito, ma ad Ottaviano è tempo che le cose cambino, che si inizi a respirare il futuro, quello che da tempo non si respira. Noi abbiamo messo in secondo piano le ideologie per un fine alto, il bene comune. Se qualcuno si decidesse finalmente a cambiare idea e pensasse ad ascoltare le persone, invece di perdere tempo a screditare gli altri, farebbe il suo dovere. Il nostro programma è basato sulle esigenze dei cittadini, non faremo alcun “patto con il diavolo”, tentando di costruire una Ottaviano a misura d’uomo. A chi lamenta la mia assenza dalle piazze, a chi chiede dov’ero finora, rispondo con i numeri: duecento interventi in consiglio comunale, milleduecento emendamenti, cinquecento presenze in commissione comunale con gettoni di presenza devoluti sempre per il sociale». Ha chiuso Nocerino, con una frecciata all’indirizzo del suo avversario, il sindaco Luca Capasso: «Parlano di continuità, invece emergono fin d’ora velleità di candidature regionali che porterebbero inevitabilmente a dimissioni anticipate. Noi porteremo energia, passione, competenza, serenità, siamo ciò di cui ha bisogno Ottaviano». Qui le liste per Nocerino: andrea nocerino  

Pompei. Accoltella il padre, poi ferisce il fratello: 20enne in manette

Durante una lite ha aggredito il padre, di 53 anni, colpendolo con un fendente alla gola, e il fratello, di 22 anni, rimasto ferito nel tentativo di difendersi. E’ accaduto ieri a Pompei e i carabinieri hanno arrestato il giovane, un 20enne, per tentato omicidio. L’aggressione è avvenuta davanti alla mamma, 55enne. Il padre e il fratello sono stati trasportati in ospedale a Castellammare dove i medici hanno sottoposto ad intervento chirurgico l’uomo, che non è in pericolo di vita, ed emesso una prognosi di 10 giorni per il ragazzo. Dopo il gesto il 20enne è salito a bordo della sua utilitaria ed è fuggito tentando di far perdere le sue tracce, ma i carabinieri lo hanno rintracciato a Torre Annunziata. Bloccato, è stato arrestato per tentato omicidio. Dietro al sedile posteriore aveva nascosto uno zaino in cui c’era il coltello sporco di sangue.

San Vitaliano, cerimonia solenne in ricordo del tenore Ferdinando De Lucia e del Cavaliere Scozia

Due targhe per ricordare il grande tenore Fernando De Lucia e il Cav. Giuseppe Scozia, Sindaco di San Vitaliano dal 1921 al 1926. Ieri mattina nella sala consiliare del Comune di San Vitaliano, alla presenza del Sindaco Antonio Falcone, la cerimonia solenne. Il tenore Fernando De Lucia, nacque nel 1860 da Giuseppe e Rosa Barbella di San Vitaliano, contemporaneo del più famoso Caruso, per quanto più bravo dello stesso, non ebbe la stessa fortuna e notorietà, le cui notizie storiche sono state fornite dal Dr. Antonio Pietro Spiezia, autentica fonte e custode della memoria locale. De Lucia interpretò la splendida tradizione del bel canto italiano con accenti di alto lirismo passionale. Conseguì trionfi incomparabili in tutta Europa e nelle due Americhe. Con la sua voce ammaestrata alle più sottili raffinatezze della modulazione si pose tra le più geniali figure degli artisti lirici di tutti i tempi.  Il Sindaco Cav. Giuseppe Scozia, primo di quattro figli, nacque a San Vitaliano il 19 marzo 1888 e mori a Napoli il 4 luglio  1953.  Durante il suo mandato dotò San Vitaliano di rete fognaria, rete idrica, illuminazione pubblica e pavimentazione con basoli delle vie principali. Era discendente di una nobile e ricca famiglia napoletana, che possedeva beni in Somma Vesuviana, ove si conservano ancora antiche memorie e  testimonianze della famiglia, specialmente della scrittrice poetessa e filosofa Costanza Scozio, frequentatrice nel ’700 dei più importanti salotti letterari napoletani. Di questa poetessa rimangono ancora oggi pochi sonetti e qualche scritto filosofico conservati grazie al suo Padre Spirituale, il Gesuita Padre Mattia Doria. Una cerimonia toccante e significativa per il popolo di San Vitaliano. Un ricordo vivido e commovente – come riferisce l’ Avvocato Antonio Spiezia, discendente della storica famiglia Scozio – che rimarrà nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Somma Vesuviana, “Alma Memoria” di Bosoletti, ambizioso progetto del collettivo Tramandars

La suggestiva scalinata della chiesa Collegiata del Casamale a Somma Vesuviana, ha ospitato l’ambizioso progetto Alma Memoria di Francisco Bosoletti, promosso dal collettivo Tramandars, già impegnato nella realizzazione della promozione culturale nei luoghi storici di Somma, come  con  “Jago”. Obiettivo del progetto è quello di restituire una tela del Solimena rubata nel 1975 dalla cappella di S.Nicola, sita nella già citata chiesa, in una maniera innovativa e che possa resistere al tempo: un murale che riproduca la cappella in via Michele Troianiello nel cuore del Casamale. L’opera si chiamerà ALMA MEMORIA, perché in questo caso è la memoria che nutre il ricordo di qualcosa che non c’è più, che è totalmente immateriale, ma ritorna visibile grazie ad un lavoro di recupero storico, ed alla sollecitazione dei cuori delle persone. La comunità ha accolto molto calorosamente l’iniziativa , come anche Francisco stesso, impegnato con entusiasmo nei sopralluoghi del posto nei giorni precedenti all’evento. Lo spirito è quello di condivisione e partecipazione , affichè tutti possano sentire propria l’opera, in un  luogo che vale la pena vivere e far rivivere, come l’Antico Borgo. La serata ha visto l’unione di artisti nostrani, ma non per questo meno talentuosi, con l’arte di respiro internazionale rappresentata da Francisco Bosoletti. Sul palco si sono succeduti: la ballerina Ilaria Punzo, sulle note di Ave Maria, colonna sonora de “I colori dell’anima”; Teresa Capasso, che ha guidato con la sua voce  gli ospiti a conoscere  Francisco Bosoletti tramite le sue opere; il “De Siervo trio “con performance musicale live, e gli Urban Strangers, talento sommese affermato a livello nazionale. La serata è stata accompagnata dalla estemporanea di Carla Merone, che ha deciso di donare il ricavato della sua opera, una rivisitazione di Mamma Schiavona, al progetto. Analogamente Mary Pappalardo ha realizzato una edicola votiva alla Tammorra, per il quartiere. La stessa generosità è arrivata dalla comunità tutta che ha partecipato attivamente all’evento e dalle istituzioni, presente anche il sindaco Salvatore Di Sarno.    

Ottaviano, Francesca Ambrosio: «Gli ottavianesi perbene ci daranno fiducia»

Il professore Antonio Tuccillo, che ha moderato ieri sera la chiusura della campagna elettorale dell’unica donna candidata sindaco, l’avvocato e sindacalista Francesca Ambrosio, l’ha definita «la Voce della Sinistra». E tutti gli interventi, o quasi, hanno sottolineato con forza l’importanza delle ideologie, della necessità di sapere chi si ha davanti nello scegliere un proprio rappresentante nelle istituzioni. A sostenere la Ambrosio – nella piazza di San Gennarello – l’onorevole Lello Topo (già consigliere regionale Pd, eletto deputato alle politiche di marzo scorso), che non ha mancato di rimarcare l’appartenenza della candidata al centrosinistra. «Noi non cambiamo sponda sulla base delle convenienze, siamo sempre dalla stessa parte, altri si vedono solo in prossimità delle elezioni». Il dirigente di Liberi e Uguali, Arturo Scotto ha incentrato il suo intervento sulla politica nazionale, tornando però sull’importanza – come è accaduto ad Ottaviano per la coalizione della Ambrosio – di unire – riunire – le varie anime del centrosinistra. «Contro i trasformisti, togliamo la città a chi utilizza il Comune come vettore per le proprie carriere personali. Francesca non ha né padrini, né padroni». Alfonso Cepparulo, responsabile del Movimento Democratico Vesuviano, ha incitato al voto per la Ambrosio per poter realizzare i punti programmatici che promettono attenzione massima al sociale, a chi ha più bisogno, ai bambini, agli anziani. Ma anche al turismo, con l’obiettivo di far rientrare Ottaviano in un circuito che comprenda il Castello Mediceo e una biblioteca degna di questo nome. Antonio Del Vecchio, componente della segreteria provinciale Psi, con un intervento sui valori della tradizione, sulla importanza di rinsaldare i valori della sinistra: «Il programma di Francesca è realistico, poche cose che saranno volano di sviluppo. I suoi avversari li abbiamo ascoltati: c’è chi ha già governato, chi ha già perso una volta». Sul palco della Ambrosio, anche il segretario provinciale del Pd, Massimo Costa: «Sono orgoglioso, la coalizione che si è stretta intorno a Francesca fa di Ottaviano un vero laboratorio politico. Questo voto amministrativo è più importante qui che altrove, sarete un modello da trasferire e imitare». I candidati Lucia Menichini (Pd)  – con un appello alla «rivoluzione femminile rappresentata dalla Ambrosio» – Sara Cozzolino (Mdv), Luisa Cozzolino (Pd) e infine Michele Andonaia di Sinistra Unita (il quale ha esordito dicendo che la coalizione della Ambrosio ha saputo parlare alla pancia delle persone, intendendo alle coscienze, e che – di contro – ha poi aggiunto: «Anche gli altri hanno parlato alle pance, ma con cene e aperitivi») hanno portato i loro saluti sul palco di San Gennarello, lasciando poi la platea alla candidata sindaco. «Tutti i compagni di Ottaviano  – ha detto la Ambrosio – hanno lottato tanto affinché fossi io il candidato sindaco, che rappresentassi ufficialmente il centrosinistra. In queste settimane ho girato tanto il territorio, casa per casa, ascoltando attentamente tutti i problemi che ci sono. Ne ero già ben informata, ma ora posso dirvi che la gente vive un forte rammarico, la delusione, c’è un forte allontanamento dalla politica per il modo becero in cui altri hanno affrontato la campagna elettorale. Non lo dico per presunzione, ma la nostra Ottaviano si era sempre, prima d’ora, distinta dai paesi limitrofi per il modo di fare politica, in questi giorni altri hanno fatto raggiungere il fondo alla nostra città. Sono rammaricata, ma non critico. Non l’ho fatto, non ho giudicato, nemmeno dal mio posto di opposizione in consiglio comunale dove ho invece fatto sentire la mia voce quando era necessario, in maniera costruttiva e con proposte concrete». «Abbiamo necessità – ha poi aggiunto la candidata sindaco – di far riavvicinare i giovani alla politica, abbiamo bisogno di giovani che siedano nell’aula intitolata a Pasquale Cappuccio affinché vi portino le proprie idee sane, non i loro pacchetti di voti. Il mio programma viene dalla realtà, dalla base, vuole uno spazio maggiore per le politiche sociali, per i bambini, per i disabili, per il turismo che deve essere volano dell’economia, per intercettare finanziamenti che in questi anni abbiamo perso. Sono certa che gli ottavianesi perbene non potranno non dare fiducia a noi». Qui le liste della Ambrosio: francesca ambrosio

Pomigliano d’Arco, Masseria Cutinelli restituita ai cittadini

 La Masseria Cutinelli, enclave di Pomigliano d’Arco nel territorio comunale di Sant’Anastasia ha finalmente dignità – sociale ed urbanistica – grazie agli interventi dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Lello Russo. Un comparto urbano, quello della frazione Cutinelli, privo da decenni di servizi primari: né strade, né fogne, né rete idrica, né pubblica illuminazione. Ebbene, un progetto complessivo di restyling urbano, per realizzare il quale sono occorsi alcuni anni, è giunto a compimento e ieri – venerdì 8 giugno – il tutto è stato consegnato alla città e ai cittadini con una cerimonia inaugurale, con i residenti, al quale ha preso parte anche il sindaco Russo. Gli interventi tecnici sono costati circa 3 milioni e mezzo di euro, interessando anche tre traverse collegate alla masseria dove sono stati rifatti i marciapiedi e il manto stradale. «Ieri abbiamo consegnato alla città di Pomigliano l’opera senza dubbio più importante tra quelle approvate e realizzate negli ultimi anni dall’attuale amministrazione – spiega l’assessore ai lavori pubblici, l’avvocato Raffaele Sibilio – le opere portate a compimento a Masseria Cutinelli sono rilevanti non solo per il profilo economico, ma anche per quello urbanistico». L’enclave Cutinelli era priva di rete fognaria e di una rete idrica autonoma, le strade erano ai limiti della percorribilità – nonostante il transito quotidiano di mezzi di grosse dimensioni – e vi era una scarsa illuminazione pubblica. «Il quartiere è praticamente rinato – continua l’assessore Sibilio – basta osservare la piazzetta: giochi per bambini di tutte le età, una pista di bocce, un campo di minibasket, una casetta da adibire a circoletto per giovani e adulti». La strada principale, ormai dotata di rete fognaria (per acque bianche e nere), ha oggi ampi marciapiedi sull’intera carreggiata così da consentire un attraversamento pedonale in piena sicurezza. Una nuova rete di illuminazione pubblica a led che rende più godibile il quartiere e soprattutto la piazzetta, anche nelle ore notturne, è stata installata. Ma in corso d’opera, gli amministratori di Pomigliano d’Arco hanno voluto ulteriormente investire nel quartiere, consegnando un’altra strada a senso unico con annessi stalli per parcheggi fruibili dalla comunità del quartiere, per valorizzarne al massimo le potenzialità. «Ora – conclude Sibilio – siano i cittadini, residenti e non, i veri e attenti custodi delle opere realizzate».    

Da oggi in anteprima per Fanpage.it il nuovo video-singolo di Lello Tramma “Odio l’estate”

Lello Tramma sarà in concerto sabato 9 giugno ore 21.00 Frattamaggiore (Na), nell’ambito della rassegna “Man ‘e man” e il 23 giugno ore 21:00 a Grumo Nevano (Na) per La Giornata Mondiale del Rifugiato. “Odio l’estate” è il secondo singolo estratto da “Faccio un giro in tram” (Vibrartsound), il debut album da solista di Lello Tramma, il leader del gruppo dub rock Palkoscenico. Dopo quattro album con la sua storica band, e concerti in giro per l’Europa, Tramma ha deciso di confezionare un lavoro discografico in solitaria componendo 12 brani di cantautorato italiano contaminato da sonorità folk e pop, ricco di arrangiamenti cesellati da orchestra ad archi e fiati. Dopo la pubblicazione del singolo “A quarant’anni”, che ha anticipato la pubblicazione del nuovo album, video che ha raggiunto oltre 100mila visualizzazioni su YouTube; Lello Tramma torna a far parlare di se con un brano dedicato ai ricordi estivi che passano con lo scorrere del tempo diventando sbiaditi, ma sempre vivi. Il caldo, i primi amori, i piedi bagnati dalle onde del mare e i falò di mezzanotte, oggi sono ricordi agro-dolci per i nati negli anni 70. Il brano, una ballata romantica in stile marcetta, celebra gli anni della gioventù, quei periodi spensierati che hanno segnato il carattere di una generazione ancora ignara della rivoluzione social. Uno sguardo al passato, quindi, ma senza nostalgia. Guarda anche “A quarant’anni”: il viral-trip-video, che ha anticipato la pubblicazione dell’album che ha raggiunto oltre 100mila visualizzazioni. Guarda/Ascolta : https://youtu.be/7Ep1A3nWFTc CHI E’ LELLO TRAMMA? Dopo una lunga esperienza come frontman e compositore del gruppo reggae/dub e rock Palkoscenico (all’attivo 4 album con collaborazioni illustri: Madaski, Dean Bowman [Screaming Headless Torsos, John Scofield, Lester Bowie], Sha One [la Famiglia], Maurizio Capone, Marcello Coleman e Zion Train) e centinaia di concerti in giro per lo stivale e l’Europa; Raffaele Tramma ha deciso di pubblicare un lungo concept album, con ben 12 tracce, di cantautorato italiano contaminato da sonorità folk e pop ricco di arrangiamenti cesellati da orchestra ad archi e a fiati. Official web www.lellotramma.it www.facebook.com/LelloTram info live: vibrartsound@hotmail.com