Somma Vesuviana, riprendono gli scavi archeologici nella presunta villa augustea

È dunque ufficiale la ripresa dei lavori di scavo all’interno del sito archeologico denominato “Villa Augustea”, a Somma Vesuviana. Lo annuncia Franco Mosca, presidente della Proloco della città sommese: “Si inizierà a scavare un lato che non era ancora stato scavato. Nel giro di qualche settimana riprenderanno gli scavi archeologici presso la Villa Augustea nel napoletano. Arriveranno ovviamente gli archeologi dell’Università di Tokyo e la notizia è confermata. A questo punto riprenderemo con determinazione anche l’attività di visite guidate presso il sito e che assicuriamo da anni con il concorso del Comune, della Regione Campania e soprattutto con le autorizzazioni della Sovrintendenza e della Missione Archeologica dell’Università di Tokyo”. La scoperta dell’edificio avvenne intorno agli anni ’30, dopo il rinvenimento casuale di strutture murarie nel corso di lavori agricoli. La ricerca archeologica cominciò grazie all’interessamento di Alberto Angrisani, dottore e farmacista di Somma Vesuviana, sotto la supervisione di Matteo Della Corte, suo caro amico e direttore degli scavi di Pompei. Lo scavo riportò alla luce una piccola parte delle strutture murarie, oltre a “colonne e capitelli di marmo, pavimenti in mosaico, bellissimi frammenti statuari di un personaggio in abito eroico, stucchi policromi”. Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione, si ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, come ci tramandano alcuni autori latini (apud Nolam). Tuttavia, nonostante il grande interesse del popolo sommese, non fu possibile andare avanti a causa della mancanza di fondi. Un nuovo scavo fu intrapreso dall’Università di Tokyo solo nel 2002: da allora il gruppo di studiosi ha dato il via a un progetto multidisciplinare di ricerca, ricominciando lo scavo dell’edificio romano. “Si tratta del monumento più importante forse anche dell’area vesuviana perché dimostra tantissime cose che erano state ignorate e che non si conoscevano fino a circa 15 anni fa, ad esempio che dopo il 79 d.C. la vita ricomincia in particolare da questo territorio a distanza di 20–30 anni dall’eruzione. Il sito archeologico di Somma Vesuviana Villa Augustea è in grado di raccontarci cosa fosse accaduto dopo l’eruzione che ha coperto Pompei. C’è una grande attenzione da parte del mondo archeologico e storico. Ci sarà una grande ed importante novità: allargheranno il fronte di scavo soprattutto nella parte Est del monumento che non era stata ancora scavata per cercare di capire dove conduce il muro più imponente che è stato portato alla luce”, sottolinea ancora Mosca.
Grande soddisfazione da parte del primo cittadino sommese, Salvatore Di Sarno, il quale ha comunicato la notizia alla comunità: “Pieno sostegno agli archeologi e siamo convinti che anche questa nuova fase di scavo sarà davvero sorprendente. Una fase nuova dunque durante la quale gli archeologi lavoreranno sulla parte Est e dunque sono convinto che non mancheranno le sorprese. L’Amministrazione che presiedo è pronta ad accogliere l’intera equipe. Siamo dinanzi ad un segnale chiaro di quanto sia importante il nostro territorio. Dobbiamo credere in quello che abbiamo, nelle nostre capacità, potenzialità e nella storia”.
(foto dal web)

Elezioni, Di Maio stasera a Pomigliano: “Aiuteremo il Comune a cambiare la città”

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Sabato e domenica farà un tour in Campania dedicato al referendum sul taglio dei parlamentari ma la giornata di oggi il ministro degli esteri, nonché leader in pectore del Movimento Cinque Stelle, la dedicherà alla sua Pomigliano. Stasera Luigi Di Maio punterà tutti i suoi sforzi politici sulla presentazione del candidato a sindaco Gianluca Del Mastro, il professore scelto dal patto locale tra M5S e PD scaturito dall’alleanza che ha preso corpo un anno fa a Roma.Proprio di questi tempi. L’appuntamento è alle 19 e 30 in piazza Giovanni Leone, già piazza Primavera. Intanto il Movimento Cinque Stelle sottolinea il dato che Di Maio torni a Pomigliano prima della fine della pausa agostana, per chi se l’è potuta concedere. Sarà la prima visita in questo periodo di un esponente di grande rilievo del governo. «Una visita che denota il fatto che Di Maio e il governo sono vicini a Pomigliano – commenta Dario De Falco, braccio destro del leader pentastellato, anche lui pomiglianese doc – questo laboratorio politico vuole essere un’opportunità di interazione tra Stato e amministrazione locale». A Pomigliano è successo che due forze politiche storicamente contrapposte, prima al governo nazionale e fino a poco tempo fa anche qui, non solo abbiano siglato un patto di non belligeranza ma, entrambe all’opposizione in città, abbiano firmato un’alleanza insieme a molte forze civiche. «Questa visita – aggiunge De Falco – è la prova che tutto ciò è stato fatto per il bene del territorio. Del resto l’alleanza al governo con la Lega si fece per lo stesso, pragmatico, obiettivo. Poi però Salvini ruppe il patto». Il Movimento Cinque Stelle (secondo indiscrezioni lo annuncerà Di Maio stasera) ha la forte intenzione di far partire progetti di governo a Pomigliano. «Proprio com’è successo a Roma – sottolinea De Falco – ci siamo alleati al Pd per raggiungere una maggioranza, esattamente come abbiamo fatto anche a Pomigliano insieme a coloro che qui, dopo dieci anni di centrodestra, non hanno più condiviso un’amministrazione obsloeta». De Falco ha infine ricordato il suo passo indietro di qualche giorno fa che ha consentito la candidatura di Del Mastro. «I grandi cambiamenti – spiega – sono sempre un evento collettivo. Partono dall’impulso di qualcuno, come il Movimento Cinque Stelle o la mia candidatura, ma se sono epocali sono sempre collettivi, mai personalistici». «Luigi – aggiunge ancora De Falco – verrà prima di tutto ad ascoltare e a dare un forte in bocca al lupo a questo progetto».  

Casoria, sorpresi a rubare in casa: due persone arrestate dai Carabinieri

Ancora un arresto dei Carabinieri della Compagnia di Casoria, segnale di una presenza visibile e rassicurante in città. Nel corso di uno dei quotidiani servizi di controllo del territorio disposti dal Comando Provinciale di Napoli, i militari della sezione radiomobile di Casoria, della stazione di Casavatore  e della tenenza di Arzano hanno individuato e arrestato per furto in abitazione Santo Vancone – 49enne di Marianella e Nicola Spisso, 40enne di Scampia, entrambi già noti alle ffoo. Vancone era già ai domiciliari dal maggio scorso e risponderà anche di evasione. Sono stati sorpresi in Via Benedetto Croce, nella frazione di Arpino di Casoria. Erano entrati all’interno di un’abitazione da poco tempo disabitata forzandone la finestra quando alcuni vicini di casa – raccogliendo l’appello a rivolgersi senza indugi alle forze dell’ordine – hanno allertato il 112. Il forte rumore ha tradito le intenzioni dei due che, dopo pochi minuti dall’allarme, si sono visti accerchiati. L’intero stabile è stato circondato dai Carabinieri e nonostante un tentativo di fuga, i due sono finiti in manette. Tradotti nelle aule del tribunale di Napoli Nord sono ora in attesa di giudizio. Sequestrato il materiale utilizzato per il furto: 4 cacciaviti, 1 palanchino in metallo, un tubo di ferro, una chiave a becco, guanti. L’arresto di questa notte è frutto di un capillare controllo del territorio messo in atto nei comuni della provincia a nord di Napoli dai Carabinieri della Compagnia di Casoria, su disposizione del Comando Provinciale di Napoli. Controlli che appena due notti fa hanno portato all’arresto di 3 persone per furto in abitazione e che garantiscono al cittadino una presenza percepibile e rassicurante in strada. Nel solo mese in corso sono oltre 3mila le persone controllate, 1600 circa i veicoli. Centinaia le contravvenzioni notificate in violazione del cds. I controlli saranno intensificati anche nei prossimi giorni.

Palma Campania, ristoratore sanzionato dai Carabinieri per carenze igienico sanitarie

I carabinieri del NAS di Napoli e del Gruppo tutela del lavoro partenopeo, insieme a militari della stazione di Palma Campania, hanno ispezionato un ristorante della cittadina riscontrando violazioni sanzionate per oltre 15mila euro. Secondo quanto accertato dai carabinieri, il ristorante aveva attrezzato senza alcuna autorizzazione un locale come deposito di alimenti: l’ambiente, poi inibito, mostrava anche carenze igienico-sanitarie e strutturali. Tre dei dipendenti, inoltre, erano stati assunti “in nero” e uno di loro è risultato beneficiario del reddito di cittadinanza. L’attività è stata sospesa.

SiAmo Anastasiani, Ciro Pavone: “No a guerra dei manifesti”

Riceviamo e pubblichiamo da Ciro Pavone.
Il portavoce del movimento “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” e candidato alla carica di consigliere comunale con la medesima lista: “A Sant’Anastasia l’indice di credibilità della politica è ridotto ai minimi termini. Questo è uno dei problemi da risolvere. E possiamo riuscirci solamente se assumiamo un comportamento concludente con quello che diciamo” – sostiene Ciro Pavone.
“Le parole sono importanti. Ma gli atteggiamenti lo sono ancora di più. E in questo momento siamo giustamente degli osservati speciali” – continua il candidato. “Quindi ogni nostro gesto, a partire dalla semplice affissione dei manifesti, deve essere compiuto con un altissimo senso di serietà”.
Già nei giorni scorsi Ciro Pavone aveva lanciato dal suo profilo Facebook un invito a tutti i candidati ad evitare “la solita e selvaggia corrida dei manifesti”.
“Come ho già fatto l’anno scorso, non parteciperò a questa inutile ed insensata gara che vede protagonisti i candidati a qualsiasi livello. Non serve a niente. E tra l’altro sporca il paese e crea un danno all’ambiente. Dobbiamo emanciparci. Anche sotto questo profilo”.
“I manifesti che vedrete affissi nei prossimi giorni con il mio volto saranno autorizzati e messi negli stalli appositi” – conclude Pavone.

Pomigliano d’Arco: ruba corrente per alimentare il suo panificio. 44enne arrestato dai Carabinieri

I Carabinieri della Stazione Forestale di Marigliano, durante controlli agroalimentari nelle attività commerciali di Pomigliano D’Arco, hanno arrestato per furto di energia elettrica un 44enne incensurato del posto, titolare di un panificio. Secondo quanto accertato dai militari e da personale della società di fornitura energetica, l’impianto elettrico del panificio era alimentato da un contatore manomesso con un magnete che falsava la rilevazione dei consumi. Il danno al gestore è stato stimato in circa 7800 euro. Finito in manette, il 44enne è stato giudicato presso le aule del Tribunale di Nola e condannato a 4 mesi di reclusione col beneficio della sospensione condizionale della pena.

Pollena Trocchia: spara colpi a salve dal balcone di casa. Carabinieri denunciano 45enne

I Carabinieri della Sezione Radiomobile della compagnia di Torre del Greco hanno denunciato per procurato allarme e accensioni pericolose un 45enne di Pollena Trocchia gia noto alle ff.oo. I militari, allertati da una chiamata al 112, sono intervenuti sul posto su richiesta di alcuni residenti dopo aver udito l’esplosione di alcuni colpi  d’arma da fuoco. Dopo le opportune verifiche, i Carabinieri sono risaliti all’abitazione del 45enne dalla quale erano stati esplosi i colpi di pistola a salve che hanno diffuso paura e allarme nell’intero quartiere. Perquisita l’abitazione, i militari hanno rinvenuto una pistola a salve ed un fucile ad aria compressa. Per il 45enne è scattata la denuncia oltre al sequestro delle armi: ancora poco chiare le motivazioni del gesto.

Sant’Anastasia, il convento e la Chiesa di Sant’Antonio di Padova

La presenza dell’Ordine francescano nell’antico casale di Sant’Anastasia è databile intorno alla metà del secolo XV e va individuata in quel caratteristico movimento della Regolare Osservanza, la cui rapida diffusione avvenne tra il 1368 con Paoluccio dei Trinci fino al 29 maggio del 1517 con la divisione ufficiale dell’Ordine sancita dalla Bolla Ite Vos in vineam meam di Leone X.   Il compianto Padre francescano anastasiano Cristoforo Bove (1948 – 2010) asserì che quella delle Osservanze fu una tendenza che esortava il ritorno a uno stretto rispetto della Regola, soprattutto in merito alla povertà. Fu un nuovo orientamento che, nell’espressione migliore, doveva ritenersi sintomo di tensione spirituale e ricerca di una maggiore fedeltà agli ideali dei Fondatori. Certo che non è ancora ben noto come e quando si insinuò l’Osservanza nella Provincia di Terra di Lavoro (certamente agli inizi organizzata in vicaria). Solo grazie agli studi dello storico della Provincia Napoletana p. Gioacchino d’Andrea, siamo in grado di ricostruire almeno una parte degli avvenimenti più significativi, come spiega Fulvia Serpico. Comunque resta il fatto che la Provincia Osservante di Terra di Lavoro si costituì propriamente e ufficialmente solo dopo il 1517, comprendendo un vastissimo territorio destinato a suddividersi ancora negli anni seguenti. Nel salernitano, ad esempio, già prima della costituzione della provincia osservante – continua Serpico – emergevano tendenze autonomiste e separatiste che avrebbero portato poi alla costituzione di una provincia autonoma: era la provincia osservante di Principato nel 1575, i cui confini geografici corrispondevano alla divisione territoriale del fiume Sarno. A Napoli i primi Osservanti si stabilirono già nel 1426 presso il convento della SS. Trinità di Palazzo e più tardi ottennero dal Provinciale del tempo, Padre Giovanni da Nola, di passare al vicino convento di Santa Maria la Nova. San Lorenzo Maggiore divenne, in seguito, il quartiere generale dell’Ordine. Il movimento, che visse nel pieno periodo aragonese, fornì certamente un fervore culturale a Napoli e tutta la sua provincia. Il casale di Sant’Anastasia, all’epoca, per la giurisdizione civile si riallacciava alla Regia Città di Somma, mentre per quella religiosa rientrava, oltre che nella diocesi di Nola, anche nella Provincia francescana di Terra di Lavoro. Il sacerdote Gianstefano Remondini (1699 – 1777) nel terzo tomo del 1757 della sua opera Della nolana ecclesiastica storia, scrive a pagina 304: …Altre ve ne son (in Sant’Anastasia) di minor conto, e perciò tralasciandole direm, che verso la metà del XV secolo vi fu il P.(adre) F.(rancescano) Lodovico da Napoli Minor(e) Conventuale, che con le raccolte limosine quasi diede a fabbricare una Chiesa a San Bernardo (Bernardino da Siena) con un piccolo Convento per li suoi Religiosi, ai quali né confermò il possesso il Sommo Pontefice Paolo II (+ 1471) con sua Bolla spedita in Roma a i IV di Febbraio nel MCCCCLXVIII e diretta al Nolano Vescovo Leone V di Simone (+15 luglio 1469). Dall’ attenta lettura si evince che il Remondini, all’epoca della stesura della sua ricerca, non era a conoscenza dell’esistenza in loco, già prima del 1446, di una chiesetta intitolata a S. Maria delle Grazie, dove Padre Lodovico da Napoli avrebbe fatto poi costruire accanto quel primo nucleo conventuale (oratorium) per sé ed altri quattro religiosi. Di Padre Lodovico sappiamo solamente che fu, intorno al 1640, Lettore Predicatore Generale dei frati minori della Provincia di Principato Citra, passò per un certo periodo al Convento di Messina dove impartì ai novizi studi di filosofia e teologia. Toccò al Padre O.F.M. M° Giovanni Antonio Pititto da Saponara – futuro vescovo dell’antica Diocesi di Marsico Nuovo dal 27 luglio 1478 alla sua morte nel 1483 – l’incardinazione giuridica del nascente convento anastasiano alla Provincia religiosa di Napoli. Una notizia questa, riportata da Bove, che se risulta attendibile, confermerebbe la presenza della Provincia Osservante sul territorio già nella prima parte del XV secolo. Il convento in origine fu una grancia (struttura produttiva monastica) assoggettata al convento di San Lorenzo Maggiore di Napoli. Nel 1567 detta chiesetta, nella sua forma originaria costituita da una navata centrale e una laterale a destra che immetteva nell’oratorium – conventino, fu ampliata e aggiunse, significativamente, la denominazione di San Bernardino da Siena, come ci conferma autorevolmente Padre Bove nelle sue pregevoli ricerche pubblicate nella sua opera Un convento francescano del secolo XV in Sant’Anastasia. L’antica struttura  – secondo il Padre francescano –  va identificata attualmente nelle stanzette che fasciano il retro della Congrega dell’Immacolata e, attraverso la sacrestia, proseguono per la fascia anteriore del coro dove sono recentemente emersi resti tardo-gotici, fino all’atrio attuale del convento. A tal riguardo va detto che l’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, eretta nel XVI secolo, si estinse dopo il 1935. A conferma di ciò esiste un Regio Decreto del 15 luglio del 1935 che non solo dichiara la sua antica esistenza sul territorio, ma ne accerta anche il suo scopo esclusivo o prevalente di culto dopo il Concordato del 1929. Nel 1800 la congregazione possedeva a Sant’Anastasia 1 moggia di selva affittata a tale Antonio Maione. Numerosi stralci di documenti del sodalizio sono tuttora conservati nell’archivio storico del convento. Il 16 dicembre del 1631 il Vesuvio inflisse un duro colpo all’ intera comunità vesuviana. Sant’Anastasia fu quasi distrutta, mentre la chiesa e il convento subirono una forte devastazione. Il 28 marzo del 1632, il popolo anastasiano inviò un memoriale a Napoli, implorando licenza di poter riedificare convento e chiesa con le elemosine raccolte dai fedeli stessi, perché detto convento se ritrova in molta povertà et necessità che non se può da esso stesso refare. Il convento riconsacrato assunse, per pietà popolare, una seconda denominazione, stavolta, a Sant’Antonio di Padova. Dal Catasto Onciario della Terra di Somma del 1744 risulta che il Venerabile Monastero percepiva censi dovuti da Giuseppe Scafuto, Rosa Granato e Giuseppe Rea per la concessione di territori:…Sono in tutt(o) oncie centoquindeci e t(arì) 24. Nel 1800, inoltre, il convento possedeva a Sant’Anastasia un territorio vitato, arbustato e seminato di circa moggia tre, censito a Carmine  Barone, si stima per censo, e miglioria con una rendita annua di 65 ducati, come risulta nella Descrizione dè territori, rendita di essi e nomi de rispettivi Possidenti in S. Anastasia, allegata alla mappa del museo di Capua del 1800 del cartografo Luigi Marchese. Il convento, come si evince da alcuni dati pubblicati sul sito ufficiale dell’OFM Conventuali della Provincia di Napoli, subì la soppressione francese del 1809 e quella savoiarda del 7 luglio 1866 (Legge Siccardi – Asse ecclesiastico). Fu ricomprato dall’Ordine nel 1895 con parte del giardino, e fu sede del Ministro provinciale negli anni cha vanno dal 1922 al 1934. Fu casa di noviziato dal 1929 al 1932 e dal 1935 al 1938 e sede del Seminario maggiore. Nel 1976, Mons. Guerino Grimaldi, Vescovo di Nola, concesse alla Provincia napoletana dei Frati, ad nutum Sanctae Sedis,  la Parrocchia di Sant’ Antonio con sede nella chiesa. Dal 1985 il convento è sede del centro regionale O.F.S. (Ordine Francescano Secolare) e Gi. Fra.(Gioventù Francescana). Nel 1988 vi furono traslate, in forma solenne e con grande partecipazione di popolo, le spoglie del Venerabile Padre Michele Abete O.F.M. (1879 – 1964), che tanto si prodigò per la chiesa.              

Una “figura pittoresca” nella Napoli del primo’800: l’eremita del Vesuvio

Il misterioso francese che nel 1761 l’abate di Saint- Non incontra nei panni di eremita del Vesuvio e di cui ha lasciato un terribile ritratto. E’ poi la volta di un parrucchiere londinese, che diventa famoso per le sue frittate. L’incidente capitato alla Vigée- Lebrun. La visita di Emanuele Bidera e la “scoperta” dei volumi con le firme dei visitatori celebri. L’articolo è corredato dall’immagine di un quadro di Pietro Fabris (17840- 1792), un pittore che conosceva bene il Vesuvio e che fu ospitato dai Medici nel Palazzo di Ottajano. Nel suo libro “Il Vesuvio dei Borbone” C. Cimmino scrive che “l’eremita della collina del SS. Salvatore fu una nota di colore nella letteratura del Vesuvio.” “Coniugando il sacro” della religione rivelata e del culto della Natura con il “profano” dei facili guadagni e delle “tavolate”, questi eremiti ispirarono giudizi contrastanti. Tra il 1760 e il1762 visitò Napoli l’abate di Saint- Non, in compagnia del pittore Fragonard. L’eremita che egli incontrò sul Vesuvio era francese, si chiamava Claude, forse Claude Veléne e veniva probabilmente da Amiens. Il ritratto che ne fa l’abate è a tutto nero: questo “gran parlatore si era fatto passare per l’ Uomo dei Miracoli e per i suoi intrighi aveva acquistato in un primo momento una grande reputazione che gli era valsa perfino la presentazione a Corte; ma poiché la sua condotta non corrispondeva esattamente all’immagine di santità che avrebbe voluto dare, era stato obbligato a rinunciare a prediche e a miracoli per attenersi alla sua condizione di mendico, nella quale esibiva una grande disinvoltura.”. E tuttavia il fatto che viveva da solo sulla collina del SS. Salvatore gli garantiva il rispetto degli abitanti dei villaggi vicini: inoltre, egli giurava solennemente che le elemosine incassate non le teneva per sé, ma le distribuiva tra i poveri di quelle terre, e così si sentiva autorizzato “ad estorcere spesso con la improntitudine cose che non avrebbe ottenuto in altro modo.”. Claude morì nel 1773, e il suo posto fu preso da un altro “attore” in cui nella sua ascesa al Vesuvio del 1786 la scrittrice Hester Lynch Salusbury Piozzi riconobbe un parrucchiere londinese. Il quale divenne famoso per le sue frittate: ma nel 1787 Emma Hamilton non poté gustarle, perché la cucina dell’eremo era stata distrutta dalle fiamme del Vesuvio. Tre anni dopo la grande pittrice Elisabeth Vigée Lebrun si sedette a tavola, ma fuggì via subito, poiché l’eremita le comunicò che dietro la tenda giaceva il “compagno d’eremitaggio deceduto durante la notte”.Il mito dell’eremita e i misteri, veri o presunti, del Vesuvio vennero dissolti dai progressi della scienza e dall’attività dell’Osservatorio Vesuviano. Il 18 ottobre 1844 salirono all’eremo Emanuele Bidera e gli attori del Fiorentini che due sere prima, a San Giorgio, nella villa di Giuseppe IV principe di Ottajano, avevano fatto festa a Carlotta Marchionni, “ex prima attrice del Real Teatro di Torino”. La comitiva si era affidata alle guide di Resina, una delle quali “ di grottesca figura e di parlare faceto e franco si chiamò col titolo di Cicerone del Real Vesuvio.”. Racconta Bidera che l’eremo era tenuto da eremiti e da militari, da cui i visitatori comprarono pane, formaggio e lagrima di Somma. Fu l’eremita a mostrare a Bidera e ai suoi amici gli otto volumi dell’album dei visitatori illustri. E quelli lessero con attenzione, foglio per foglio, “come chi legge un terno vinto al lotto” e trovarono firme celebri: Goethe, Monti, Byron, Dumas, Kotzebue, la Malibran.  Quando trovarono la firma di Vittorio Alfieri, “l’Eschilo italiano”, a Bidera e agli altri parve che quell’umile stanza si trasformasse all’improvviso in un “Panteon popolato dall’ombra di quei geni”. Bidera scrisse il suo “nome oscuro” sotto la firma di Lamartine,  e quando il “Cicerone del Vesuvio” annunziò che bisognava proseguire il viaggio, i commossi visitatori brindarono a quei Grandi con un ultimo bicchiere di lagrima.

Sant’Anastasia, Enzo Iervolino: «Un voto per il futuro, ora o mai più, per tornare orgogliosi di essere anastasiani»

Parlare della Concorsopoli anastasiana o delle vicende giudiziarie degli ultimi anni? Calcare l’accento sulla morale, sulla moralità, sull’etica? No, grazie. Il candidato sindaco di centrosinistra – che ha presentato ieri le sue liste al London Park di via Libero Grassi – ha deciso e detto, ma anche ripetuto, più volte, che non lo farà. Però, in fondo, è come se lo avesse fatto, pur scegliendo il fair play. «Avevo pensato di chiedere un minuto di silenzio in cui ciascuno, rispetto a quello che è avvenuto, potesse riflettere e scegliere per il futuro – ha precisato Iervolino – lascio le valutazioni ai cittadini perché le vicende di cui stasera non parliamo hanno anche altri responsabili, come chi finora ha dato poca attenzione alla vita del paese». Si è parlato di programmi e di progettualità, delle intenzioni di cambiare non solo un governo della città ma la maniera di governare. «Qui non ci serve un Deus ex Machina che decida da solo, la polis riguarda tutti noi – ha detto il candidato sindaco nonché già primo cittadino (1997-2007) e stavolta è diverso perché vi troverete a scegliere, il 20 e il 21 settembre, non solo tra programmi che ormai tutti hanno la capacità di scrivere bensì sulla scelta di affidare Sant’Anastasia ad uno tra quattro candidati che già conoscete: tre ex sindaci e un ex presidente del consiglio comunale. Valutate l’operato di ciascuno, la credibilità di ognuno, quel che hanno realizzato, poi scegliete con cognizione di causa. E valutate anche l’aspetto collettivo: un sindaco non governa da solo, scegliete chi meglio pensiate possa farlo tra i candidati al consiglio comunale, guardate le persone presenti nelle liste e vi accorgerete che nelle nostre, con sole tre eccezioni, ci sono soltanto persone nuove alla politica attiva. Altrove, escludendo la lista della dott.ssa Punzo, compaiono personaggi che in questi tredici anni si sono trovati a militare da una parte o dall’altra, con ruoli amministrativi. Perciò, chi desidera un cambiamento radicale, chi vuole voltare pagina, chi vuol vedere un governo trasparente, efficiente, competente, con riferimenti valoriali dai quali non si può prescindere, stavolta ha una scelta facile, le nostre quattro liste». Come ha fatto fin dall’annuncio della sua candidatura, Iervolino ha messo l’accento su alcuni punti fondanti di quello che è adesso il suo programma per il quale ha scelto il titolo «Una città in salute»: i consigli di quartiere, per esempio, ma anche la riorganizzazione della macchina comunale, l’istituzione di un ufficio per reperire fondi sovracomunali.  «Il Comune di Sant’Anastasia oggi non può offrire servizi, non c’è personale, non ci sono più figure apicali perché non c’è stata programmazione e per tutto quello che poi è accaduto (ndr, i concorsi pubblici sono stati annullati), l’ufficio urbanistica e l’ufficio lavori pubblici sono tornati nel sottoscala dove li trovai nel 1997 al momento del mio insediamento, il paese è regredito sotto ogni aspetto». Ma ci sono anche altre priorità nel programma di Iervolino, l’unico candidato che si presenta con simboli di partito (Pd, Psi) oltre a due civiche (Progetto per Sant’Anastasia e Una città in Salute). «Abbiamo chiamato il nostro programma Una Città in Salute perché una città così non si intende solo come assenza di malattie ma fa riferimento al benessere collettivo, economico, abitativo, alla formazione, all’istruzione, all’ambiente, alla famiglia, all’attenzione per il sociale, ad uno sviluppo ecosostenibile». E ipotizza, Iervolino, di poter recuperare quella che chiama un’occasione mancata, ossia la partecipazione di Sant’Anastasia al progetto Terra dei Fuochi, pensa ad un monitoraggio costante della qualità dell’aria, ad un potenziamento dell’azione nelle politiche sociali. «Le politiche sociali in questi anni sono state completamente dimenticate dalle amministrazioni che si sono succedute, una città che non sa prendersi cura di chi è più debole è una città che ha problemi di coesione sociale. Per noi istruzione e scuola sono fondamentali e, per citare Calamandrei, la scuola aiuta le persone a diventare, da sudditi, cittadini». «Guardate liste di altri candidati – aggiunge poi Iervolino – vi accorgerete che tante persone sono state quasi costrette a candidarsi altrove, votate con libertà». E poi snocciola sul tema «scuola» un annuncio e qualche promessa: «Nei prossimi giorni, in questa incertezza sulla ripartenza delle scuole, noi renderemo pubblica una scheda nella quale spiegheremo come vorremmo, e siamo già pronti a fare, affrontare un’altra eventuale emergenza Covid. Si ricorderà poi che nel corso di due consiliature da me guidate sono state costruite tre scuole, ebbene adesso nel nostro programma ci sono impegni precisi: una nuova scuola media a Ponte di Ferro, una nuova scuola elementare e un asilo nido». Ancora, sul patrimonio comunale, in un momento in cui le associazioni di volontariato che non hanno più a disposizione la biblioteca comunale, che servirà a tamponare la mancanza di aule per il rientro a scuola, sono senza locali e senza prospettive (ndr, oggi saranno ricevute dal commissario Rodà ma nel frattempo qualche altra soluzione potrebbe arrivare sul tappeto), Iervolino ricorda che esistono immobili da recuperare: la ex scuola dei Sodani, l’immobile di via Primicerio dove gli uffici non ci sono più ma dove forse non arriveranno nemmeno i carabinieri ai quali era stato destinato. Poi, l’appello e un po’ di stoccate agli avversari e a chi li sostiene. «Questa è una campagna elettorale non facile, il voto non sempre viene espresso quale giudizio sulla persona o come opinione, esistono invece tutta una serie di elementi, ci sono liste per esempio dove compaiono capibastone che hanno elettorato consolidato, anche se francamente non si capisce perché visto che poi in anni di consiglio comunale se hanno alzato una volta la mano o si è sentita la loro voce è già tanto. Questo è un momento storico, è «ora o mai più», per cambiare le sorti di un paese che in tredici anni ha avuto quattro amministrazioni e tre sindaci, votate ma fatelo con libertà non per altri motivi, pensando alla salute e al benessere del paese che si merita una continuità amministrativa. Aiutateci a rendere migliore Sant’Anastasia, aiutiamoci ad essere nuovamente orgogliosi di chiamarci anastasiani». Prima del candidato sindaco hanno preso la parola alcuni dei 64 candidati al consiglio comunale in suo sostegno da Domenico Monaci di Progetto per Sant’Anastasia («L’onestà deve essere prerequisito fondamentale, Sant’Anastasia deve cambiare immagine»), ad Antonio Pone, segretario Pd e candidato nella lista del suo partito («Il nostro è l’unico progetto politico chiaro, unico, valoriale, in un mare di liste civiche dietro cui non si capisce chi c’è. Ci sarà chi si verrà nelle vostre case a chiedere il voto per avervi procurato magari un certificato, degradando a favore un vostro diritto, accompagnatelo alla porta»). Da Rosaria De Simone, candidata come nel 2019 nella lista Pd («Non è vero che i politici sono tutti uguali, che quando vengono eletti pensano tutti ai fatti loro, mi rifiuto di crederlo. Io non ho una grande famiglia alle spalle, l’unica promessa che posso fare è dare il mio impegno in cambio della fiducia. In tredici anni abbiamo visto personaggi che prendono consensi ampi e che nulla hanno dato al paese. Io ci metto la faccia»), a Ciro Gifuni, anche lui in lizza con i democrat (Finora ho solo ascoltato promesse e visto zero fatti, nostra priorità è dare la giusta dignità a temi come la cultura, le periferie, la valorizzazione del patrimonio artistico, con una squadra giovane e un candidato sindaco d’esperienza»).  Da Marco Castaldo, capolista Psi («Il nostro progetto politico è come un viaggio organizzato, noi sappiamo cosa fare e come farlo, da dove partiamo e dove dobbiamo andare, non possiamo più vivacchiare, non siamo tra coloro che vivono di improvvisazioni ed espedienti, abbiamo il candidato sindaco e la squadra migliore, pronti a portare fuori Sant’Anastasia dalle sabbie mobili in cui è precipitata»), a Gelsomina Maiello, assessore uscente e da vent’anni militante Psi, candidata nella stessa lista («Lo sviluppo turistico del territorio non è un’utopia ma un meccanismo praticabile anche in tempi brevi, Sant’Anastasia fa parte del distretto turistico Ager Nolanus che presto prenderà il via con possiiblità di finanziamenti europeri, fa parte del Gal Vesuvio Verde, elemento forte che ci tutela e unisce i comuni del Parco e che porterà ad uno sviluppo agricolo, in ultimo facciamo parte del Parco vesuvio che nell’ambito del grande progetto Vesuvio sta ripristinando i sentieri, non sono solo sogni, noi abbiamo la visione di come si debba sviluppare il nostro territorio»). Altri tre candidati del Psi hanno preso la parola: Giuseppe Ceriello («Abbiamo pensato di sviluppare una App che darà la possibilità di segnalare disservizi, portare idee, avere risposte immediate in tempo reale, pensiamo ad un paese con aree verdi, con videosorveglianza a sistema, dove ci sia la possibilità di abbassare la Tari, la più alta al momento tra i comuni limitrofi, con strade decenti affinché le aziende non vadano altrove»); Roberta Pugliese, venti anni appena («Ho deciso di metterci la faccia nonostante la mia giovane età, qui non ci sono servizi, i giovani sono costretti a spostarsi, occorrono idee innovative»); Ciro Riglia, 23 anni («Non possiamo vivere appieno il paese, non ci basta un drink in piazza Trivio, abbiamo bisogno di altro. Qui il Forum dei giovani manca da dieci anni circa, noi giovani siamo il futuro e appoggiamo Iervolino per fa ripartire Sant’Anastasia»). Per la civica Città in Salute, il capolista Gianluca Di Matola («Quando Enzo Iervolino ha chiesto il mio impegno ho accettato subito perché Sant’Anastasia è rinata durante i suoi anni di governo mentre negli ultimi tredici ogni diritto è stato leso, umiliato, calpestato, chiunque vivesse una condizione di difficoltà è stato dimenticato, nell’ultima amministrazione mancava persino un assessore alle politiche sociali, noi ci battiamo per una città inclusiva»); Imma Balestra («Lavoro in questo paese, nel mondo della scuola e così com’è non ci piace. Dobbiamo lavorare per dare a tutti, nessuno escluso, le stesse opportunità, politiche sociali e scuola devono andare a braccetto»); Antonio Iossa («Mi è stato chiesto perché ho scelto di candidarmi con Enzo Iervolino, è facile: un sindaco che ha governato dieci anni senza nemmeno una denuncia nell’hinterland napoletano può andare a pieno titolo nel guinness dei primati»).