Elezioni, Covid: a Napoli rinuncia il 10% dei presidenti di seggio
Sono ottanta a Napoli città (sugli 885 nominati dalla Corte d’Appello) i presidenti di seggio che hanno già fatto pervenire rinuncia all’incarico in vista del voto di domenica e lunedì, poco meno del 10%. Un dato – viene fatto notare dal Comune – da considerare per il momento in linea con le precedenti consultazioni.
Napoli, pertanto, non si allinea ad altre città dove invece i forfait – probabilmente legati a un timore di contagio da Covid 19 – ha già raggiunto numeri considerevoli.
Tuttavia, per una valutazione complessiva, sarà utile attendere la costituzione dei seggi in programma domani quando i numeri potrebbero essere più consistenti.
Frattamaggiore, rapinatore seriale arrestato dai Carabinieri. I giovani della movida le sue vittime
I carabinieri della stazione di Frattamaggiore hanno arrestato Vincenzo Mocerino, 20enne del posto già noto alle ffoo, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della locale procura.
Mocerino è ritenuto gravemente indiziato della commissione di diverse rapine commesse ai danni di minori, durante le serate della movida di Frattamaggiore, tra la fine del 2019 e l’estate 2020.
Secondo quanto accertato, il 20enne avvicinava le vittime quando erano in strada, anche in gruppo. Puntava loro un coltello e sottraeva i contanti – spesso pochi spiccioli – che custodivano nelle tasche.
10 le vittime individuate, molte quelle che presumibilmente non hanno mai denunciato temendo ritorsioni.
In manette, Mocerino è stato tradotto al carcere di Poggioreale.
(foto ANSA Campania)
Sant’Anastasia, Carmine Pone: «Andiamo ad agguantare il nostro futuro»
C’è chi ieri, giorno di chiusura di campagna elettorale, scommetteva sulle quotazioni in base alle piazze più o meno piene. Quella del candidato sindaco Pone, piazza Cattaneo o Ferrovia che dir si voglia, era un colpo d’occhio (o solo un colpo, se ci si mette nei panni di qualche competitor). Lui, il candidato, preceduto da interventi di giovani in lista per un seggio al consiglio comunale, ha parlato ai presenti per 38 minuti.
Spiegando poi, innanzitutto, di aver volutamente tenuto toni bassi fin dal principio di questa pur breve campagna elettorale che vedrà, comunque vada, un già ex amministratore reinsediarsi a Palazzo Siano. «Dovevo farlo, c’era effettivamente disillusione, disaffezione verso il rito del voto. Abbiamo dovuto recuperare un dialogo, concentrandoci sulle questioni aperte nel paese. Se qualcosa di buono ho fatto, è stato suscitare nuovo interesse per la politica, proponendo soluzioni che vadano nell’interesse della collettività. Sembra normale, ma è qualcosa di rivoluzionario. Ecco perché la comunità di sedicenti amministratori che studiano tutti i giorni come auto presentarsi per vivere di politica, tendono a difendersi».
Ed ha avvisato Pone, raccontando ancora e ancora, come in tutte le sedi nelle ultime settimane, in che modo avrebbe rifiutato le insidie dei presunti «capibastone»: «La fase liquidatoria di chi intende la politica come gestione e spartizione è iniziata».
Sui competitor? (al secolo Esposito e Iervolino, gli unici due bersagli per Pone) «Si fanno occhiolini, ammiccamenti, sia i colonnelli del Mago Otelma, sia quelli del complessino. Perché il gruppetto dei talebani che si è impadronito del Pd e non riesce ad intercettare i sentimenti degli anastasiani, vuole fare le stesse cose di Esposito. Pensano e vogliono le medesime cose, cioè occuparsi di tutto tranne che dei problemi dei cittadini, sono due facce della stessa medaglia».
Quindi, cosa si fa per il «vangelo» secondo Pone? «Io non potevo mettermi a fare trattative con questi personaggi, sono tornato perché questo paese ha bisogno di uno sforzo straordinario, mai visto prima. Si sono offesi quando ho tenuto il comizio di apertura, ma non basta». Il vaticinio è presto servito: «Vi devo mettere in condizioni di nascondervi, non potete immaginare di circolare in questo paese liberamente dopo quello che avete combinato». Ed elenca: «Zone del paese sono ancora senza fogne, c’è ancora chi si vanta di aver riqualificato l’arredo urbano di Madonna dell’Arco (la stoccata è per Iervolino, of course) e non si vergogna? Con un paese in queste condizioni lui pensava alle fontanine».
Così, mentre in una piazza poco lontana il segretario locale del Pd lo paragonava al dr Jekyll/Mr. Hyde, l’avvocato anastasiano esternava rigore genovese: «Dobbiamo partire dai bisogni primari, fare una severissima operazione, direi storica, sui conti pubblici. Ci deve essere un “prima” e un “dopo”, i vostri figli dovranno ricordare un giorno che i loro genitori ebbero il coraggio di rialzarsi e rimettersi in marcia».
Sugli avversari, ancora, l’avvocato tacciato dagli avversari quale difensore di una certa élite: «Stamani leggevo le interviste dei miei competitor, solite chiacchiere vuote, prive di contenuto, giochi di società. Pensano che gli anastasiani siano un popolo sottosviluppato, ma qui c’è gente che negli ultimi anni ha preso la parola immaginando che nelle istituzioni si possa stare come in una riunione di condominio. Non è possibile improvvisarsi nelle cariche pubbliche senza un percorso di formazione invece, a quelli che attaccano i miei candidati sui social, voi non gli affidereste neppure il cane. Il giudizio degli anastasiani nei loro confronti sarà severissimo, la fase liquidatoria proseguirà nelle urne. Mi hanno contestato di aver epitetato qualcuno dai palchi come “straccione”: è vero. Le istituzioni non danno prestigio a chi non lo ha, siamo noi a dover dare prestigio alle istituzioni che oggi sono nel fango, dovete votare le persone che hanno prestigio».
Ha chiosato, Pone, investendo la platea con le ragioni del suo ritorno in campo: «Sono tornato perché in questo momento avevate bisogno di un’opzione diversa e piena di contenuti, rispetto ad una sinistra vuota e parolaia e alla solita proposta di scambi turpi e poco nobili sulla nostra pelle. Questa è l’opzione, andiamo ad agguantare il futuro, domenica e lunedì mandate un messaggio importante a chi pensa siate un popolo di beoti».
Sant’Anastasia, Carmine Esposito: «Siamo noi i veri riformisti»
A Madonna dell’Arco, vista Santuario, il palco di Esposito si è trasformato, dopo i 47 minuti in cui il candidato sindaco ha letto, con incursioni a braccio, il suo intervento politico di chiusura della campagna elettorale, in momento di festa con tutti i candidati fino a tarda sera. Ma prima, introdotto da Elena Cenusa (cittadina di origine rumena candidata nella lista Cuore Anastasiano) e da un breve endorsement di Luigi De Simone, il già sindaco si è liberato della cravatta e ha iniziato l’ultimo discorso di questa tornata (ballottaggio probabile a parte), facendo gli auguri di guarigione a padre Giacomo Verrengia, parroco della chiesa francescana di Sant’Antonio.
«Siamo in una piazza impegnativa e solenne che rappresenta la storia sacra della nostra comunità – ha detto Esposito – uno dei più antichi monumenti di religiosità popolare e cristiana del Sud al quale noi siamo indissolubilmente legati, ma anche un luogo sostanzialmente abbandonato cui è stata data poca attenzione, un luogo che deve rappresentare la nostra tradizione e le nostre opportunità». Riflettori puntati sulla cittadella mariana dunque: «Lavoreremo alla rinascita di questo luogo e abbiamo il dovere di intervenire qui con una progettualità importante, vera, che dia agli operatori, ai turisti, ai cittadini, un’accoglienza decorosa e decente. Questa piazza non sarà più un luogo dove scorrazzano liberamente moto e bici a tutta velocità ma un’area in cui possano passeggiare bambini, adulti, anziani».
Viabilità alternativa e, leitmotiv di più di una campagna elettorale, il recupero del sito ex Fag. «Conosco bene i proprietari, conosco le difficoltà, ma con un progetto che coinvolga loro, il Comune e gli enti sovracomunali, quell’area può trasformarsi in un piccolo centro direzionale con siti di accoglienza, parcheggi, verde, a corredo del nostro importante polo religioso e turistico».
Non ha mancato, nemmeno stavolta, Esposito, di far riferimenti alla vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto nel 2013 quasi nello stesso istante in cui l’avversario Iervolino la stigmatizzava da piazza IV Novembre e mentre Pone, da piazza Cattaneo, definiva entrambi «facce della stessa medaglia». Chi, non anastasiano, avesse fatto tappa ai tre comizi in scena ieri sera, non ci avrebbe capito granché, diciamolo. Stavolta però il già sindaco – definizione che non ha mai smesso di attribuirsi anche dai suoi profili social – proprio mentre Iervolino parlava di «nemesi» ha dichiarato dal suo palco di «non essere in cerca di vendette o riscatto ma solo spinto dalla volontà di costruire una nuova classe dirigente». «Il tempo è stato giustiziere e grande galantuomo». E ha parlato di «avversari che spesso diventano nemici per conquistare consensi mettendo in campo la denigrazione». «Ma sarete stanchi di ascoltare queste cose e la mia storia la conoscete tutti e gli avversari la conoscono talmente bene, così tanto da raccontarne un’altra perché mi temono».
Chi si aspettava attacchi a scena aperta, non sarà rimasto deluso: «Questo non è più il tempo delle liti né dei falò della vanità, dei perdigiorno, del malgoverno di una cricca di usurpatori ignoranti, dei cialtroni e dei finti rivoluzionari, delle parole al vento e delle promesse che non si mantengono, della distribuzione di poltrone, è il tempo in cui la competenza deve imporsi, di scrivere insieme una nuova pagina. In questi tempi in cui l’emergenza pandemia evidenzia l’arretratezza dei nostri territori, non possiamo permetterci guide di affaristi, incompetenti, inetti, campioni del clientelismo che lavorano esclusivamente per imporre immobilismo, distruggere l’idea di sviluppo». E la perla, novità dell’era Covid: «Siamo contro gli assembramenti di asini, non permetteremo più, come negli ultimi sei o sette anni, l’imposizione della ciucciaggine».
Poi, i punti cardine del programma elettorale. «La nostra carta dei valori, la nostra arma pacifica, solo come comunità possiamo attuarlo perché se non lo facciamo noi, insieme, nessuno verrà a salvarci, siamo gli unici ad avere un programma autorevole e completo che va oltre i confini territoriali, che si apre al mondo: un piano di detassazione per chi fa impresa, il recupero di aree abbandonate, una rivoluzione verde e digitale, l’era della responsabilità che rifugge dalla cultura clientelare del “piacere”».
All’attacco degli avversari, almeno dei due competitor «favoriti» per eventuale ballottaggio. Per Iervolino: «Non abbiamo un ricordo piacevole dei dieci anni in cui lui e la sinistra composita al suo fianco hanno amministrato questo paese». Per Pone: «La continuità di Abete». Per sé stesso e la squadra: «Siamo noi i veri riformisti, i nemici della demagogia, i sognatori che non temono nulla, andiamo a vincere».
Sant’Anastasia, Iervolino chiude la campagna elettorale con Maraio e Ruotolo: «Dopo di me solo cattiva amministrazione»
Solo tre degli sfidanti in campo hanno riempito – chi più, chi meno – le piazze anastasiane ieri sera. Il candidato del centrosinistra Enzo Iervolino, in piazza IV Novembre, ha fatto dell’orgoglio di bandiera il suo mantra. L’unico tra i quattro sfidanti ad essersi accompagnato ai «big», prima Provenzano ed Amendola nei giorni scorsi, ma anche i vertici del Pd napoletano Mancuso e Sarracino. Ieri sera, il segretario nazionale del Psi, Enzo Maraio (consigliere regionale uscente) e il giornalista d’inchiesta, nonché senatore, Sandro Ruotolo.
Non che servano i big per vincere, tante realtà lo insegnano. Tant’è, quello che si vuol far passare è che la coalizione di centrosinistra ha più opportunità di farsi ascoltare dalle istituzioni, regionali e nazionali. Messaggio giusto o sbagliato – giacché le istituzioni sono tali per definizione e tale sarà anche il prossimo sindaco chiunque sia – la compagine di Iervolino, già sindaco di Sant’Anastasia dal 1997 al 2007 ha anche un’altra necessità: quella di non far passare il messaggio lanciato in ogni piazza in cui ha sostato una degli avversari, l’outsider Rosalba Punzo che ha chiuso la sua campagna elettorale l’altra sera. Nell’occasione, il suo capolista Carmine Esposito, incitando al voto disgiunto tutti gli «scontenti» che non avessero gradito la candidatura di Iervolino e sottolineando che quello della Punzo (tesserata Pd, già candidata alle politiche con Romano Prodi e capolista delle primarie nel 20027) è comunque un profilo rappresentativo del centrosinistra. E se nella piazza della Punzo i «panni sporchi» di famiglia li ha lavati in pubblico Esposito (Krol), in quella di Iervolino è toccato ai rappresentanti degli unici partiti della coalizione: Marco Castaldo per il Psi e Antonio Pone, candidato e segretario cittadino di partito per il Pd. Sciorinando non solo il bucato della «appartenenza alla bandiera», ma andando diritti sulle vicende giudiziarie che negli ultimi anni hanno fatto arrivare Sant’Anastasia sulle prime pagine nazionali.
Castaldo ha plaudito ad un centrosinistra finalmente unito dopo anni e ha parlato di «intollerabile assuefazione a comportamenti che nulla hanno a che fare con la legalità», paragonando i due principali avversari, i già ex sindaci Carmine Pone e Carmine Esposito, ai titoli di due film «già visti». Per Pone in verità ha scelto il titolo di una nota trasmissione tv e non di una pellicola: «Chi l’ha visto?». «Non c’è un solo atto degno di rilievo che rechi la sua firma» ha detto Castaldo. Per Esposito, ha riservato il titolo «Il grande bluff»: «Solo fandonie e i suoi mantra – zona rossa, Amav, cimitero – sappiamo tutti come è andata a finire».
Il segretario Pd, Antonio Pone ne ha avuto per ciascuno degli avversari di Iervolino: «Tra i tre, c’è una ex presidente del consiglio comunale (ndr, Rosalba Punzo) che si presenta arbitrariamente come candidata di un centrosinistra e appartenente al Pd ma, in questi anni, nessuno di noi l’ha mai vista condividere le nostre battaglie. Tra l’altro, invitando al voto disgiunto, offende i suoi stessi candidati che ci hanno messo la faccia». «Dall’altro lato – ha proseguito Pone andando dritto sul candidato sindaco Carmine Esposito – c’è il protagonista principale non solo di una vicenda giudiziaria che ha già portato al commissariamento ma è lo stesso protagonista di ben tre candidature, due personali e una per interposta persona». Per l’ultimo degli sfidanti, Carmine Pone, anche lui ha rispolverato un titolo, ma dalla letteratura oltre che dalla filmografia, da Stevenson precisamente: «Lo strano caso del dottor Jekyll e di mr Hyde». «C’è un candidato – ha detto – che ripropone in gran parte la squadra del sindaco uscente mentre, dai palchi, ne condanna l’operato».
E dopo gli interventi di Maraio e Ruotolo, il palco è stato per il candidato sindaco che ha tratti letto il suo intervento e a tratti parlato a braccio, per 42 minuti. Di programmi, per lo più. Ma non solo. «Il programma non è il Vangelo (non che qualcuno l’avesse pensato) ma può e deve migliorare attraverso il dialogo con i cittadini – ha esordito Iervolino – negli ultimi tredici anni la città è rimasta ferma, ha perso treni ed occasioni ma ha grandi potenzialità e ha bisogno di una forte scossa. Il Comune deve essere percepito come amico dei cittadini, dalla loro parte, noi non ci sentiamo migliori di altri ma vogliamo punti fermi e valori dai quali non si può prescindere: competenza, onestà e responsabilità». Dunque, l’adesione alla rete «Città Sane», la legalità «come vivere quotidiano» perché «gli amministratori devono dare il buon esempio». La sottoscrizione del codice etico comportamentale della rete «Avviso Pubblico», i consigli di quartiere (e i consigli comunali itineranti), la diretta streaming delle sedute di assemblea pubblica, il bilancio partecipato. E ancora, opportunità per i giovani, ascolto, Forum dei giovani, consiglio comunale dei ragazzi, Urp, Informagiovani, un moderno sito web per il Comune, una adeguata caserma per l’Arma dei carabinieri, spazi pubblici di qualità, l’educazione sanitaria inserita nei programmi scolastici, un assessorato alla Salute, l’educazione ad una appropriata cultura alimentare, l’accesso allo sport per tutti i cittadini, un costante monitoraggio urbano dell’aria e una forte alleanza con università, Arpac e centri di ricerca. «Se quest’autunno dovesse aggravarsi l’emergenza Covid – ha assicurato il candidato sindaco Iervolino – abbiamo già pronto un piano di interventi e strategie per supportare le fasce deboli». Inoltre, controllo sugli sversamenti abusivi, incentivi per la nascita di cooperative agricole. «L’individualismo non premia ma limita la crescita delle realtà imprenditoriali». Un nuovo piano di viabilità, ma dopo il varo del Piano Urbanistico Comunale che laddove toccasse a Iervolino il governo della città, passerebbe prima per altri vagli e un altro iter. Così, mentre i suoi avversari, come più volte dichiarato, tenderebbero ad accorciare i tempi, il candidato del centrosinistra (o comunque del centrosinistra che ne espone le bandiere), dice: «Non si può prescindere dal Puc, ma il nostro modus operandi prevede la partecipazione alle scelte di cittadini, associazioni, imprenditori, forze politiche, assicurando la massima trasparenza e gli interessi di tutti, nessuno escluso». Poi, particolare rilevanza alla lotta contro le barriere architettoniche. «Ogni riqualificazione andrà concordata con l’assessorato che si occuperà dei Peba». Proseguendo: un asilo nido comunale, un dialogo da recuperare con le realtà associative, nuove scuole (una in via Romani, la media alla Starza), il recupero delle iniziative da lui messe in campo ormai oltre quindici anni or sono: scuola di musica, di teatro, premio di poesia, festival internazionale degli scacchi, gemellaggi.
Più o meno in chiusura, Iervolino si è soffermato sulle vicende giudiziarie che – ha detto – «Hanno infangato la reputazione e il buon nome della comunità». «Abbiamo votato nel 2019, ricordo ancora il corteo festoso, poi è finito tutto in un attimo per un ciclone giudiziario ancora più violento e grave del precedente. Fatto sta che due sindaci, uno nel 2013 e l’altro nel 2019, con una vicenda che è quasi una nemesi storica, sono stati costretti a dimettersi per reati contro la pubblica amministrazione. Oggi chi vuole cambiare ha una possibilità, gli altri candidati li conoscete, i responsabili di tutto quello che è accaduto nel nostro paese sono sparsi nelle loro liste, Esposito da una parte e lo zoccolo duro di Abete con Pone. Noi rappresentiamo le uniche forze politiche che in questi anni hanno continuato a fare politica tra la gente, abbiamo chiari riferimenti laici e civili, la sinistra riformista e democratica e la dottrina sociale della chiesa». Infine, ha voluto ringraziare, l’ex sindaco Iervolino e riaspirante tale, i «compagni che hanno lavorato per mantenere vivi i nostri valori: Antonio Dobellini, il compianto e sempre presente Giovanni Barone, Antonio De Simone, Raffaele Coccia». Quando il “Vaglio”, la “Terra Vecchia”, era il quartiere più importante di Ottajano…
La questione del significato del nome. Almeno fino alla Prima Guerra Mondiale nei palazzi della “Terra Vecchia”, prossimi al Palazzo Medici, abitavano ancora le famiglie più importanti della città, come i Bifulco – che abitano ancora lì – I Menichini, i De Rosa e i Catapano. Le due taverne al “Vaglio”. Quella del Vaglio fu tra le prime strade “basolate” del Vesuviano. La famiglia Perillo. La fotografia che correda l’articolo l’ho presa dal “profilo fb” della signora Pina Salierno, che ringrazio.
Poiché ogni tanto è utile ricordare la storia di Ottajano, pubblico, in sintesi, alcune pagine che dedicai al “Vaglio” – la “Terra Vecchia” – nel mio libro “Le pietre il fuoco la cenere”.La strada del Vaglio è fatta di ombre e di silenzi, di nomi, di segni e di pietre che il tempo corrode. I ricami dei balconi antichi, la curva perfetta di archi disegnati nell’aria non dai congegni meccanici, ma dall’occhio e dalla mano dell’uomo sono muti testimoni di un gusto che nacque su una storia infinita di fatica e di amore per le cose, dal miracolo di una mano che dimentica per un attimo il tormento del vivere e infonde nello stucco e nel metallo, in una leggera voluta, in una grata di legno, in un arabesco fantastico, il pieno improvviso piacere di essere.. Le porte sono chiuse, ma ormai cedono intorno a spiragli sempre più ampi, e svelano all’occhio indiscreto l’armonia dei cortili interni, che sono perfetti e colmi di senso come un madrigale.. La strada del Vaglio è la testa della strada più antica di Ottaviano, tracciata tra il Palazzo Medici e la prima pianura, oltre il largo Taverna, sulla cresta di una ruga digradante di terre antiche incastrata tra l’alveo Rosario e i valloni di San Leonardo. Era già lastricata nel ‘600, di basoli di spuma che resistevano a lungo alle ruote superbe e rumorose dei principi e della loro corte. Basoli di spuma usò nel 1738, per lastricarla di nuovo, Giovanni Perillo, e ne lasciò memoria in un foglio di pietra ora infisso in un muro di Casa Bifulco. Giovanni Perillo, potentissimo “ fabbricatore” di “ sopra San Giovanni ” , quando Carlo di Borbone volle che si formasse il catasto di ogni Comune del regno, fu scelto come “ deputato ” al censimento degli immobili, mentre il fratello Lorenzo svolse il ruolo delicatissimo di “ apprezzatore ”. I loro nipoti, nell’Ottocento, gestivano ritrovi e caffè a San Lorenzo e a San Giovanni, e avevano la patente per il bigliardo: che veniva concessa dalla polizia solo ad uomini di rispetto, capaci cioè di garantire che le risse di gioco non superassero i limiti della convenienza. Tra il ‘600 e il ‘700 quasi tutte le case del Vaglio appartennero al Principe, ai suoi “ufficiali” e ai Bifulco, che amministravano i beni dei Medici. I Principi avevano al “Vaglio “due taverne: una, accanto alla cappella di S.Pietro, era dotata di una cantina da cui si scendeva in un’altra cantina; l’altra, sul lato opposto, “locata” a Vincenzo Panico, guardava verso la Chiesa: la seguivano, in direzione del Palazzo, alcuni bassi dati in fitto a Isidoro Ranieri, Vincenzo Mandola, Luigi Borgia e Giovanni Mazza. Nell’’ 800 brillò la stella dei De Rosa, che erano stati sarti e barbieri.
Credo che nessuno abbia più dubbi. La Chiesa del Vaglio si chiama così perché sta sulla strada del Vaglio, e la strada si chiama così perché costeggia, dall’alto, un “vaglio”, un valleum, un vallone. Che poi in quella chiesa abbia detto messa Gregorio VII, e abbia benedetto i fedeli che stavano in chiesa e fuori con un sintetico “ valeat omnibus ”, lo creda chi vuole. Ma che “ vaglio ” venga da “ valeat ” può ostinarsi a ripeterlo solo chi ha deciso di ignorare gli accorati appelli del latino, della linguistica, della toponomastica, e della vista. Oltre ai Bifulco, avevano palazzo al “Vaglio” i Menichini. L’ing. Luigi Menichini ( 1846 – 1930), cavaliere ufficiale Mauriziano, fu Sindaco di Ottajano: era figlio dell’ avv. Antonio e di Felicia Bifulco, dei Bifulco di Terzigno. Ebbe sei fratelli: Salvatore (1844 – 1917), magistrato, presidente del Tribunale di Salerno, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, consigliere comunale di Napoli, consigliere comunale di Ottajano; Giovanni ( 1849 – 1924), canonico teologo della Cattedrale Metropolitana di Napoli, Presidente del Tribunale ecclesiastico presso la Curia Arcivescovile di Napoli, Esaminatore del Clero di Napoli, autore di opere di etica e di estetica; Michele ( 1849 – 1907), gemello di Giovanni, canonico, Maestro in Scienze Fisico – Matematiche nel Liceo Arcivescovile di Napoli; Carlo (1854 -. 1912), magistrato, presidente della Corte Suprema di Cassazione, presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Marina; Lucietta, ( 1861 – 1941), sposa di Guglielmo Cuomo, docente universitario di letteratura italiana; Ernesto (1859 – 1928). Ernesto Menichini, avvocato, consigliere provinciale, consigliere comunale e assessore al Comune di Napoli, fu uno dei più grandi Sindaci di Ottajano. Volle la ricostruzione della città distrutta dall’eruzione del 1906, potenziò le strutture del Liceo, fu il primo Presidente dell’ Acquedotto Vesuviano. I rami dei Menichini, già stretti con la stirpe dei Bifulco, si intrecciarono con quelli dei Cola e degli Scudieri. Abitava al Vaglio a metà dell’Ottocento anche Francesco Catapano, che nel ’48 combatté contro i Borbone e dopo l’unità d’Italia fu presidente di una sezione della Corte d’Appello di Napoli. Era amico di Enrico Pessina, di Giuseppe Pisanelli e di Nicola Miraglia, tutti allievi di Giuseppe Poerio: e dunque non è un azzardo supporre che anche lui lo fosse.
Ma di lui e del “soggiorno” ottajanese di Enrico Pessina parlerò in un prossimo articolo.
Somma Vesuviana, installati dossi in via Milano. In arrivo anche le telecamere
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.
D’Avino (Assessore alla Viabilità): “Continua l’operazione strade sicure. Installati dossi in Via Milano ed a breve arriverà anche la telecamera”.
“Via Milano era la strada dove moto ed auto correvano senza rispetto delle regole. Ora abbiamo messo fine a tutto questo installando ben 6 dossi ed a breve arriverà anche la telecamera pronta a rendere questa strada più sicura. E’ un’altra iniziativa voluta con forza dall’Amministrazione Di Sarno ed in particolare dal mio assessorato. Dossi installati anche in Via San Sossio nei pressi dell’Istituto Tecnico “Majorana”. Avevamo annunciato opere di messa in sicurezza delle strade, in particolare di quelle in prossimità delle scuole e lo abbiamo fatto. Abbiamo incominciato dal grande quadrivio di San Domenico nella zona centrale del paese di Somma Vesuviana ma stiamo lavorando molto anche sulle aree decentrate. A breve partirà la realizzazione anche di due rotonde, altri dissuasori sono stati posizionati anche presso gli incroci della via centrale di Via Aldo Moro. La sicurezza dei cittadini ha priorità assoluta e nonostante il Covid non abbiamo fermato tali opere”. Lo ha affermato Sergio D’Avino, Vice – sindaco e Assessore alla Viabilità del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano.
“Ben 16 strade tra centro e periferia. Non parole ma fatti. Sin dal giorno della mia nomina da vicesindaco con delega alla Polizia Municipale e Viabilità ho provveduto a far destinare risorse mettendo in piedi sin da subito alcune iniziative come la sicurezza stradale – ha concluso Sergio D’Avino, Vice – sindaco e Assessore al ramo – la segnaletica orizzontale e verticale ed inserendo dissuasori ed archetti in alcuni posti della città delicati per i pedoni e aumentando i controlli per divieti di sosta e parcheggi scellerati”.
Coronavirus, De Luca: “Oms preoccupata, prepariamo terapie intensive e Covid hospital”
“Oggi in Campania la situazione del covid19 è pienamente sotto controllo. La percentuale di positivi in relazione ai tamponi fatti è da tenere sotto controllo e oggi siamo al 2,4%, quindi assolutamente sotto controllo”.
Lo ha detto il presidente uscente e ricandidato della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso della sua diretta Facebook del venerdì.
“Quattro-cinque mesi fa – ha detto – facevamo 2.000-2400 tamponi al giorno, ieri abbiamo fatto 8.500 tamponi, quindi c’è qualche numero in più di positivi relativo sia al controllo dei rientri sia all’incremento straordinario numero dei tamponi. Dobbiamo prepararci ad avere i covid hospital pronti per eventuali emergenze e stiamo ampliando le terapie intensive per essere pronti per un picco epidemiologico. L’Oms ha fatto valutazioni preoccupate, dicendo che attende per fine ottobre inzio novembre una ripresa molto forte di contagio. Noi ci prepariamo”.
Covid: maxisequestro di mascherine nel napoletano ad opera della Guardia di Finanza
Ventimila mascherine e 22 tute ”protettive” realizzate senza alcuna autorizzazione. Sono quelle sequestrate in quattro comuni del Napoletano (Gragnano, Pompei, Santa Maria la Carità e Casalnuovo) dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nel corso di tre distinti interventi. Le mascherine presentavano istruzioni in sola lingua inglese o cinese e prodotte senza alcuna autorizzazione ministeriale.
In particolare, nel corso della prima operazione le fiamme gialle della compagnia di Castellammare di Stabia hanno controllato un’attività di commercio all’ingrosso di articoli medicali di Gragnano all’interno della quale erano esposte cento mascherine presente FFP2 prive delle istruzioni per l’uso in lingua italiana e carenti dei requisiti previsti per quel livello di sicurezza. Le attività si sono poi estese a Pompei, al deposito della stessa società, dove sono state scoperte ulteriori 21.500 mascherine della medesima tipologia. I dispositivi sono stati sottoposti a sequestro e il rappresentante legale, un uomo di 51 anni di Potenza, è stato sanzionato per violazioni al codice del consumo.
Gli stessi finanzieri, nel corso di una seconda operazione, hanno riscontrato che una società operante nel settore del commercio al dettaglio di prodotti via internet con sede a Santa Maria La Carità aveva messo in vendita 2.800 mascherine sulle cui confezioni erano riportate solo scritte in lingua cinese ed inglese. Anche in questo caso il materiale è stato sottoposto a sequestro e il titolare, un quarantunenne del luogo, è stato sanzionato per violazioni al codice del consumo.
Infine, le fiamme gialle della compagnia di Casalnuovo di Napoli, hanno sequestrato, nel corso di un controllo nei confronti di un ambulante, 4.500 mascherine e 22 tute protettive prive di certificazione e di ogni garanzia di protezione per il consumatore. Sanzionato un uomo di 40 anni di Casalnuovo di Napoli per esercizio abusivo di attività commerciale.
(fonte foto Ansa Campania)
Pomigliano, Rinascita risponde al Presidente di ASM Francesco Toscano
Riceviamo e pubblichiamo.
Pomigliano d’Arco. «L’intervista rilasciata a Pomigliano indignata dal Presidente di ASM conferma ed aggrava le nostre preoccupazioni rispetto al regolare svolgimento delle procedure concorsuali per l’assunzione di nuovo personale a ridosso delle elezioni». Parole di Rinascita, lista di sinistra a sostegno del candidato a Sindaco Gianluca Del Mastro, all’indomani dell’intervista rilasciata dal Presidente di Asm, società partecipata del Comune di Pomigliano d’Arco, Francesco Toscano.
«Le dichiarazioni rese ieri sera – continua Rinascita – forniranno sicuramente nuovi spunti d’indagine alle autorità competenti». Toscano ha esposto un calcolo statistico legato al consenso elettorale della coalizione guidata dall’attuale sindaco Lello Russo durante le scorse elezioni, che a suo dire sarebbe la causa della presenza di candidati nella coalizione di Elvira Romano vicini ad alcuni vincitori di concorso presso l’Asm.
«Non si capisce cosa dovrebbe voler indicare la proporzione assunta a tesi difensiva dal Presidente. – commenta Rinascita – Proviamo, allora, ad indicargliele noi un paio di proporzioni: la prima: 100%; tutti i vincitori di concorso Asm che hanno scelto di candidarsi, lo hanno fatto solo ed esclusivamente in liste a sostegno di Elvira Romano. La seconda: circa 1/3: è il numero di vincitori di concorso ASM, o parenti, degli ultimi anni che risultano candidati nelle liste a sostegno di Elvira Romano».
«Inoltre, – precisa Rinascita – il fascicolo che abbiamo inviato al Prefetto di Napoli è stato consegnato anche “alle autorità competenti”, come specificato nelle nostre precedenti comunicazioni, quindi anche alla Procura di Napoli. Infine, lascia molte perplessità la risposta incerta del Presidente alla domanda “in caso di sua elezione continuerà a svolgere il ruolo di Presidente di Asm o manterrà lo scranno in consiglio comunale?”. Se non voleva fare il Consigliere Comunale, allora perché ha dovuto candidarsi?»
Sulla pagina Facebook di Rinascita www.facebook.com/rinascita.pomigliano/ è presenta la registrazione integrale dell’evento: “Basta omertà! Beni Comuni e Legalità: per una Città libera da clientelismo e arroganza” che si è svolta il 14 settembre allo Slargo Marco Pannella, insieme ad una serie di estratti della serata, in cui si è spiegato alla cittadinanza il contenuto della documentazione inviata alle autorità competenti su questo tema.

