Quando il “Vaglio”, la “Terra Vecchia”,  era il quartiere più importante di Ottajano…

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La questione del significato del nome. Almeno fino alla Prima Guerra Mondiale nei palazzi della “Terra Vecchia”, prossimi al Palazzo Medici, abitavano ancora le famiglie più importanti della città, come i Bifulco – che abitano ancora lì – I Menichini, i De Rosa e i Catapano. Le due taverne al “Vaglio”. Quella del Vaglio fu tra le prime strade “basolate” del Vesuviano. La famiglia Perillo. La fotografia che correda l’articolo l’ho presa dal “profilo fb” della signora Pina Salierno, che ringrazio.

 

Poiché ogni tanto è utile ricordare la storia di Ottajano, pubblico, in sintesi, alcune pagine che dedicai al “Vaglio” – la “Terra Vecchia” – nel mio libro “Le pietre il fuoco la cenere”.La strada del  Vaglio è fatta di ombre e di silenzi, di nomi, di segni e di pietre che il tempo corrode. I ricami dei balconi antichi, la curva perfetta di archi disegnati nell’aria non dai congegni meccanici, ma dall’occhio e dalla mano dell’uomo sono muti testimoni di un gusto che nacque su una storia infinita di fatica e di amore per le cose, dal miracolo di una mano che dimentica per un attimo il tormento del vivere e infonde nello stucco e nel metallo, in una leggera voluta, in una grata di legno, in un arabesco fantastico, il pieno improvviso piacere di essere.. Le porte sono chiuse, ma ormai cedono intorno a spiragli sempre più ampi, e svelano all’occhio indiscreto l’armonia dei cortili interni, che sono perfetti e colmi di senso come un madrigale.. La  strada del  Vaglio  è la testa della strada più antica di Ottaviano, tracciata tra il  Palazzo Medici e la prima pianura, oltre il   largo Taverna, sulla cresta di  una ruga  digradante di terre antiche incastrata tra l’alveo Rosario e i valloni di San Leonardo. Era già lastricata nel ‘600, di basoli di spuma che resistevano a lungo alle ruote superbe e rumorose dei principi e della loro corte. Basoli di spuma usò nel 1738, per lastricarla di nuovo, Giovanni Perillo, e ne lasciò memoria in un foglio di pietra  ora infisso  in un muro di Casa Bifulco. Giovanni Perillo, potentissimo “ fabbricatore” di “ sopra San Giovanni ” ,  quando  Carlo di Borbone volle che si formasse il catasto di ogni Comune del regno,  fu scelto come “ deputato ” al censimento degli immobili, mentre il fratello Lorenzo  svolse il ruolo delicatissimo di  “ apprezzatore ”. I loro nipoti, nell’Ottocento, gestivano ritrovi e caffè a San Lorenzo e a San Giovanni, e avevano la patente per  il bigliardo: che veniva concessa dalla polizia solo ad uomini di rispetto, capaci cioè di garantire che le risse di gioco non  superassero i limiti della convenienza. Tra il ‘600 e il ‘700 quasi tutte le case del Vaglio appartennero al Principe, ai suoi “ufficiali” e ai Bifulco, che amministravano i beni dei Medici. I Principi avevano al  “Vaglio “due taverne: una, accanto alla cappella di S.Pietro, era dotata di una cantina da cui si scendeva in un’altra cantina; l’altra, sul lato opposto, “locata” a Vincenzo Panico, guardava verso la Chiesa: la seguivano, in direzione del Palazzo, alcuni bassi dati in fitto a Isidoro Ranieri, Vincenzo Mandola, Luigi Borgia e Giovanni Mazza. Nell’’ 800 brillò la stella dei De Rosa, che erano stati sarti e barbieri.

Credo che nessuno abbia più dubbi. La Chiesa del Vaglio si chiama così perché sta sulla strada del Vaglio, e la strada si chiama così perché costeggia, dall’alto, un “vaglio”, un valleum, un vallone. Che poi in quella chiesa abbia detto messa Gregorio VII, e abbia benedetto i fedeli che stavano in chiesa e fuori con un sintetico “ valeat omnibus ”, lo creda chi vuole. Ma che   “ vaglio ” venga da “ valeat ” può ostinarsi a ripeterlo solo chi ha deciso di ignorare gli accorati appelli del latino, della linguistica, della toponomastica, e della vista. Oltre ai Bifulco, avevano palazzo al “Vaglio” i Menichini. L’ing. Luigi Menichini ( 1846 – 1930), cavaliere ufficiale Mauriziano, fu Sindaco di Ottajano: era figlio dell’ avv. Antonio e di Felicia Bifulco, dei Bifulco di Terzigno.  Ebbe sei fratelli:  Salvatore (1844 – 1917), magistrato, presidente del Tribunale di Salerno, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, consigliere comunale di  Napoli, consigliere comunale di Ottajano; Giovanni ( 1849 – 1924), canonico teologo della Cattedrale Metropolitana di  Napoli, Presidente del Tribunale ecclesiastico presso la Curia Arcivescovile di  Napoli, Esaminatore del Clero di  Napoli, autore di opere di etica e di estetica;  Michele ( 1849 – 1907), gemello di Giovanni, canonico, Maestro in Scienze Fisico – Matematiche nel Liceo Arcivescovile di  Napoli; Carlo (1854 -. 1912), magistrato, presidente della Corte Suprema di  Cassazione, presidente del Tribunale Supremo di Guerra e Marina; Lucietta, ( 1861 – 1941), sposa di Guglielmo Cuomo,  docente universitario di letteratura italiana;  Ernesto (1859 – 1928). Ernesto Menichini, avvocato, consigliere  provinciale, consigliere comunale e assessore al Comune di Napoli, fu uno dei più grandi Sindaci di  Ottajano. Volle la ricostruzione della città distrutta dall’eruzione del 1906, potenziò le strutture del Liceo, fu il primo Presidente dell’ Acquedotto Vesuviano.  I rami dei Menichini,  già stretti con la stirpe dei Bifulco, si intrecciarono con quelli dei Cola e degli Scudieri. Abitava al Vaglio a metà dell’Ottocento anche Francesco Catapano, che nel ’48 combatté contro i Borbone e dopo l’unità d’Italia fu presidente di una sezione della Corte d’Appello di Napoli. Era amico di Enrico Pessina, di Giuseppe Pisanelli e di Nicola Miraglia, tutti allievi di Giuseppe Poerio: e dunque non è un azzardo supporre che anche lui lo fosse.

Ma di lui e del “soggiorno” ottajanese di Enrico Pessina parlerò in un prossimo articolo.