Scuola, pubblicata l’ordinanza regionale: attività educative per l’infanzia in presenza dal 24 novembre

Il governatore campano, Vincenzo De Luca, ha firmato oggi l’ordinanza numero 90 in tema di scuola i cui contenuti sono stati anticipati ieri. Con decorrenza dal 16 novembre e fino al 23 novembre, “restano sospese le attività educative in presenza dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia (sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni) nonché l’attività didattica in presenza delle prime classi della scuola primaria”. In vista della ripresa di tali attività a far data dal 24 novembre “è dato mandato alle Asl territorialmente competenti di assicurare, dal 16 novembre, l’effettuazione di screening, attraverso somministrazione di tamponi antigenici, su base volontaria, al personale, docente e non docente delle classi interessate, nonché agli alunni e relativi familiari conviventi”. Con decorrenza dal 16 novembre e fino al 29 novembre restano sospese le attività didattiche in presenza delle classi della scuola primaria diverse dalle prime, nonché quelle delle prime classi della scuola secondaria di primo grado e le attività dei laboratori. Le Asl – con il supporto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno – organizzeranno, a partire dal 24 novembre, screening, attraverso somministrazione di tamponi antigenici, su base volontaria, al personale docente e non docente agli alunni interessati e relativi familiari conviventi, in vista della ripresa delle attività in presenza a far data dal 30 novembre compatibilmente con il quadro epidemiologico rilevato sul territorio. Restano comunque consentite in presenza le attività destinate agli alunni con bisogni educativi speciali e/o con disabilità. Le aziende di trasporto pubblico locale dovranno modulare l’erogazione dei servizi minimi essenziali in modo da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti.

Piste ciclabili: nuovi progetti potrebbero incentivare l’uso della bicicletta sui percorsi urbani, anche vesuviani

Riceviamo dall’ing. Vincenzo Spadaro e pubblichiamo. Le piste ciclabili In questi ultimi tempi sono diventate d’attualità le piste ciclabili nelle aree urbane. Nell’elaborazione dei nuovi piani urbanistici, si è innescata quasi una  gara tra i progettisti nel prevedere il maggior numero e lunghezza possibile di queste piste e relativi stazionamenti di bike-sharing (biciclette a noleggio). Cerchiamo di fare chiarezza su questo argomento attingendo alla legislazione vigente: D.M. n. 557 del 30/11/1999 che disciplina le caratteristiche  e relativa realizzazione di tali piste. Questo DM così recita: Art. 2. Finalità e criteri di progettazione
  1. Le finalità ed i criteri da considerare a livello generale di pianificazione e dettagliato di progettazione, nella definizione di un itinerario ciclabile sono:
  2. a) favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all’uso dei veicoli a motore nelle aree urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, che si ritiene possa raggiungersi delle località interessate, con preminente riferimento alla mobilità lavorativa, scolastica e turistica;
  3. b) puntare all’attrattività, alla continuità ed alla riconoscibilità dell’itinerario ciclabile, privilegiando i percorsi più brevi, diretti e sicuri secondo i risultati di indagini sull’origine e la destinazione dell’utenza ciclistica;
  4. c) valutare la redditività dell’investimento con riferimento all’utenza reale e potenziale ed in relazione all’obiettivo di ridurre il rischio d’incidentalità ed i livelli di inquinamento atmosferico ed acustico;
  5. d) verificare l’oggettiva fattibilità ed il reale utilizzo degli itinerari ciclabili da parte dell’utenza, secondo le diverse fasce d’età e le diverse esigenze, per le quali è necessario siano verificate ed ottenute favorevoli condizioni anche plano-altimetriche dei percorsi. Art. 4. Ulteriori elementi per la progettazione
  1. Gli itinerari ciclabili, posti all’interno del centro abitato o di collegamento con i centri abitati limitrofi, possono comprendere le seguenti tipologie riportate in ordine decrescente rispetto alla sicurezza che le stesse offrono per l’utenza ciclistica:
  2. a) piste ciclabili in sede propria;
  3. b) piste ciclabili su corsia riservata;
  4. c) percorsi promiscui pedonali e ciclabili;
  5. d) percorsi promiscui ciclabili e veicolari.
La realtà urbanistica dei nostri paesi vesuviani, caratterizzati da alta concentrazione di costruzioni edilizie, ridotta ampiezza della carreggiata stradale, assenza o ridotta larghezza dei marciapiedi, per lo più occupati da strutture di propaggine di bar e ristoranti, sosta quasi permanente dei veicoli, rende problematica la realizzazione di piste di tipo b) e c). Occorrerebbe, difatti, o eliminare una corsia veicolare alle strade esistenti, rendendole percorribili a senso unico, o eliminare marciapiedi e sovrastrutture, quando ci sono, e sosta dei veicoli, per ricavarci le piste ciclabili, con la conseguenza inevitabile d’ingolfare ancora di più il traffico veicolare. Purtroppo le nostre città non sono dotate in genere di ampi viali, magari alberati, su cui realizzare piste ciclabili e pedonali senza intralciare il traffico dei veicoli a motore. La pista di tipo a), ciclabile in sede propria, richiederebbe o la costruzione di una propria arteria o adibire a tale uso una esistente, sottraendola al traffico veicolare. Considerando che il fine delle piste ciclabili, che stiamo considerando, è di favorire la mobilità lavorativa e scolastica, riducendo il traffico dei veicoli a combustione e relativo inquinamento, le mete da raggiungere, uffici, negozi, scuole, sono servite dalle strade attualmente esistenti. La prima ipotesi, quindi, comporterebbe una nuova strada senza alcuna meta utile da raggiungere, il rischio concreto di essere poco o nulla utilizzata e diventare con il tempo ricettacolo di rifiuti. La seconda ipotesi significherebbe l’impossibilità di raggiungere queste mete utili alla cittadinanza con i veicoli a motore, soluzione che   difficilmente sarebbe accettata. Restano in conclusione le piste di tipo d), percorsi promiscui ciclabili e veicolari, che è la situazione attuale, certamente le meno sicure per l’utenza ciclistica. In tutti i casi, il DM prima menzionato prevede che si debba procedere ad un’analisi di fattibilità tecnico-economica. Difatti così recita: Art. 5. Fattibilità tecnico-economica
  1. E’ opportuno, specialmente per finanziamenti e contributi esterni concessi all’ente proprietario dell’itinerario ciclabile, che il relativo progetto sia corredato da analisi di fattibilità tecnico-economica…(omissis)
  2. In mancanza di metodi di analisi più approfonditi, si può assumere quale indicatore della redditività dell’investimento il rapporto “lire investite/ciclisti x km”, riferito almeno ai primi due anni di entrata in esercizio dell’itinerario.
  3. Nel computo delle “lire investite” rientrano tutte le spese per la realizzazione e l’arredo delle piste o dei percorsi in progetto (omissis).
  4. Nel computo dei “ciclisti x km” può farsi riferimento alla percorrenza annua complessiva nei primi due anni di esercizio dell’itinerario in esame, a partire dalla intensità di traffico ciclistico prevista per l’ora ed il giorno di punta nei periodi lavorativi e scolastici sui vari tronchi in progetto. L’anzidetta previsione di traffico va documentata con l’esposizione dei flussi ciclistici e veicolari, individuali e collettivi, già in atto sugli attuali percorsi in promiscuo ricadenti nella fascia di influenza dell’itinerario in progetto, in modo tale da evidenziare – in particolare – la quota di traffico ciclistico in atto e quella prevista come trasferimento dagli altri modi di trasporto.
(Ovviamente oggi occorre sostituire lire con euro) Nella realtà dei paesi vesuviani i flussi ciclistici attuali sono praticamente inesistenti. L’uso della bicicletta è appannaggio di pochi appassionati per uso essenzialmente sportivo. Il ciclista sportivo ha bisogno di lunghi itinerari, al di fuori dei centri abitati, per dar sfogo alla sua passione che soddisfa nei giorni e ore di svago. Si potrebbe fare una previsione di quanto la realizzazione di piste ciclabili incentiverebbe l’uso della bicicletta sui percorsi urbani. Per questa previsione, non resta altro che riferirsi, in assenza di concreti elementi d’indagine, a quanto già avvenuto in qualche comune contermine, per esempio Pomigliano D’Arco o Napoli, che hanno da tempo incentivato in vario modo l’uso della bice, non certo a paesi del Nord Italia o Nord Europa, che hanno costumi e infrastrutture diversi da noi. Il riferimento è comunque sconfortante, il rapporto euro investiti/ciclisti x km è sempre alto per il trascurabile numero dei ciclisti e tale da rendere difficilmente fattibile la realizzazione dal punto di vista economico. Ulteriore difficoltà per i paesi Vesuviani è costituita dall’altimetria dei loro territori (si sviluppano alle pendici del complesso Somma-Vesuvio) che non consente in genere  favorevoli condizioni plano-altimetriche dei percorsi, come suggerito dal DM più volte citato. A Sant’Anastasia, per esempio, si ha la seguente situazione altimetrica, misurata sul livello del mare: 1- Chiesa di Sant’Antonio                           170 m 2- Sede del Municipio                                 150 m 3- Santuario di Madonna dell’Arco           110 m 4- Via Rosanea (supermercato Piccolo       68 m 5- quota più bassa del territorio                  29 m E’ pur vero che dette difficoltà altimetriche potrebbero essere superate o attenuate dall’uso di biciclette a pedalata assistita, se avranno idonea diffusione. Restano inalterate le altre problematiche evidenziate.

Emergenza Covid, le misure precauzionali intraprese dalla GORI in riferimento alla zona rossa

Riceviamo da GORI e pubblichiamo. GORI sta seguendo con molta attenzione gli sviluppi legati all’aumento della curva dei contagi e alla diffusione del virus Covid-19. A seguito dell’istituzione di una nuova Zona Rossa in Campania, e al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini e del proprio personale, l’Azienda ha assunto d’urgenza alcune misure precauzionali, ed altre saranno introdotte nel corso dei prossimi giorni. In primis GORI comunica che, in considerazione del momento difficile che le comunità stanno attraversando, e fino al superamento di questa fase emergenziale, da lunedì 16.11.2020 sono sospese su tutto il territorio gestito le attività presso le abitazioni degli utenti che non rivestano carattere d’urgenza, nonché le interruzioni di fornitura idrica per morosità. L’Azienda comunica, inoltre, la chiusura degli Sportelli al Pubblico a partire da lunedì: sarà attivata a breve, in sostituzione di questo servizio, una funzione di Sportello Digitale che consentirà agli utenti di parlare con un operatore di GORI attraverso una semplice videochiamata sulla piattaforma digitale TEAMS. L’Azienda ricorda, infine, che registrandosi all’Area Clienti MyGori del sito www.goriacqua.com, e scaricando l’app MyGori, disponibile per Ios e Android, è possibile effettuare dal proprio dispositivo tutte le operazioni che vengono eseguite presso gli sportelli (nuovi contratti, voltura, rateizzazione, duplicati della bolletta, ecc.). Le medesime operazioni possono essere eseguite anche tramite il Numero Verde commerciale di GORI 800900161 (gratuito da rete fissa) e 0810206622 (da rete mobile). A tal proposito, si ricorda che per effettuare il pagamento delle bollette non è necessario spostarsi da casa: oltre che con l’attivazione della domiciliazione su conto corrente, è possibile pagare online, attraverso l’Area Clienti e l’app MyGORI, oppure utilizzando tutte le altre modalità presenti nella sezione “modalità di pagamento” del sito web www.goriacqua.com. GORI si scusa per eventuali disagi, dovuti unicamente alla volontà di tutelare la sicurezza di tutta la comunità.

Sant’Antimo, litiga con la compagna, aggredisce i carabinieri e minaccia di lanciarsi dal 4° piano. Arrestato 48enne

I carabinieri della tenenza di Sant’Antimo hanno arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale Santo Russo, 48enne del posto, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo, dopo aver litigato con la sua compagna che era andata via di casa, aveva minacciato di fare esplodere il palazzo dove abita con delle bombole di gas. Il 48enne – in evidente stato di alterazione per l’assunzione di alcol – all’arrivo dei carabinieri li ha prima minacciati e poi li ha aggrediti. Ha spintonato i militari, specie uno facendolo cadere dalle scale, per poi scappare al quarto piano del palazzo, minacciando di lanciarsi nel vuoto. Dopo l’arrivo dei vigili del fuoco che hanno predisposto il telone para cadute, i carabinieri e i pompieri sono riusciti a convincere l’uomo a consegnarsi spontaneamente e lo hanno condotto in caserma. Arrestato, è ora in attesa di giudizio. I militari sono stati giudicati guaribili, rispettivamente, in 15 e 5 giorni per contusioni multiple.

Covid in Campania, De Luca: “Ora ci sia unità nazionale e il governo si metta in condizione di essere aiutato”

La Campania “nel giro di 72 ore è passata da zona gialla a zona rossa. Il ministero dica cosa è accaduto”. Lo ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, intervenendo a “Che tempo che fa”. Per De Luca “o le carte che non sono state lette martedì o non sono state lette venerdì. Oppure il Governo non ha retto alla campagna di sciacallaggio contro la Campania”. Poi il presidente della Regione è tornato all’attacco del ministro Di Maio chiedendo al presidente del Consiglio di intervenire. Non ha risparmiato, infine, critiche al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Senza mai citarlo direttamente (non faccio pubblicità, ha detto) ha sostenuto che che è stato 102 volte in tv per parlare male i Napoli e della Campania. “Adesso dobbiamo dare una grande prova di unità nazionale a condizione però che il governo si metta in condizione di essere aiutato- ha proseguito De Luca.  Se abbiamo però  ministri del governo che si mettono a fare sciacallaggio credo che il presidente del Consiglio abbia il dovere di non fare il cardinale di curia ma di richiamare questi ministri ai doveri di buona educazione, di correttezza istituzionale e di onestà intellettuale”, ha detto ancora tornando all’attacco del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Non è tollerabile che un ministro si metta a fare sciacallaggio sulla base della più completa ignoranza”, ha proseguito De Luca.

Nola, riaperto il pronto soccorso generale. No al “Covid Hospital” ma i positivi sono ancora troppi

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Nonostante i numerosi pazienti che hanno contratto il virus, l’ospedale di Nola riapre il proprio pronto soccorso generale. Il sindaco Minieri smentisce le voci che vedrebbero il S. Maria della Pietà come “Covid Hospital”. C’è stato un gran parlare nell’ultimo periodo riguardo la questione ancora incerta del S. Maria della Pietà, l’ospedale che nella città di Nola, fino a prima della pandemia offriva regolarmente assistenza ai pazienti con un pronto soccorso attivo 24 ore su 24. Oggi, purtroppo, in virtù dell’emergenza sanitaria, la comunità si ritrova non solo a fare la conta delle vittime del Covid, ma anche a convivere con una situazione che per settimane ha costretto il pronto soccorso dell’ospedale ad aprire le proprie porte esclusivamente ai contagiati e ai codici rossi, respingendo i pazienti con qualunque altra patologia. Una triste realtà che non ha fatto altro che dispensare panico non solo in paese, ma anche in tutti i comuni dell’agro nolano che da anni si affidando al pronto soccorso della città bruniana per affrontare qualsiasi emergenza. Ritrovarsi con un ospedale attivo solo per pazienti che hanno contratto il virus o per quanti arrivano in condizioni critiche, non è certamente ciò che si aspettavano i cittadini che da mesi vivono nel terrore di possibili contagi. In questa cornice di forte instabilità è stata sollevata da molti l’ipotesi secondo cui il nosocomio nolano fosse diventato a tutti gli effetti “Covid Hospital”. Con questo gran polverone che si è alzato in città, è arrivata la smentita direttamente dal sindaco Minieri che pubblicamente ha annunciato: “Cari concittadini, a seguito di qualche post comparso sui social, mi sono recato presso la Direzione sanitaria dell’ospedale di Nola e vi rassicuro che lo stesso ad oggi non è stato convertito in ospedale Covid”. La decisione finale è spettata al Direttore Generale dell’ospedale che ha disposto la riapertura del pronto soccorso generale, fino a poco fa riservati esclusivamente ai codici rossi appartenenti alla rete IMA e alle pazienti del reparto ostetrico. Quindi, il S. Maria della Pietà ha riaperto i suoi cancelli ai pazienti no-Covid bisognosi di assistenza. Sulla base di tale provvedimento è stato stabilito che gli spazi del seminterrato dovranno essere repentinamente liberati e sanificati, così da poter essere destinati ai pazienti del pronto soccorso generale. Una scelta non facile che dovrà essere accompagnata da risoluzioni immediate legate ai problemi di ubicazione dei pazienti Covid ivi presenti fino a quel momento.

Somma Vesuviana, covid: ottavo decesso e 778 positivi attivi. Al via la sanificazione per le strade cittadine

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Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Somma Vesuviana   Di Sarno (sindaco di Somma): “Ottavo morto a Somma Vesuviana. Oggi alle ore 6 e 30 abbiamo iniziato la sanificazione della città”.   Per i cittadini sommesi positivi al Covid è attivo il servizio di assistenza sanitaria a domicilio, attivato solo dal Comune di Somma Vesuviana con ambulanza, medico ed infermieri. Si può chiamare gratuitamente al numero verde : 800 – 261.487. Attenzione! Il servizio è solo per chiamate dal territorio di Somma Vesuviana, dalle ore 12 alle ore 24, tutti i giorni e solo per emergenze COVID. “Ottavo decesso a Somma Vesuviana per Covid, purtroppo si tratta di una persona anziana che aveva 79 anni. L’intera comunità si unisce al dolore della famiglia”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Oggi sanificazione in tutta la città. “Questa mattina alle ore 6 e 30 – ha proseguito Di Sarno – abbiamo iniziato le operazioni di sanificazione della città partendo dalla piazza centrale per poi proseguire nei vicoli del Borgo del Casamale, lungo le strade principali, le masserie, le zone periferiche di Somma Vesuviana. Parliamo di un territorio esteso, grande ben 32 Km quadrati. Abbiamo utilizzato 3 mezzi di cui una cisterna grande del Servizio di Igiene  Urbana del Comune e due cisterne piccole della Protezione Civile per sanificare i vicoli, le stradine, le masserie. Si tratta di un’operazione molto importante in una città dove abbiamo adottato misure molto restrittive come obbligo della sanificazione settimanale per tutti gli esercenti, chiusura di scuole, cimitero e circoli. Dalle 24, come il resto della Campania, siamo zona rossa e dunque ricordo a tutti i cittadini che non possiamo uscire di casa. Possiamo uscire solo ed esclusivamente per motivi di comprovata necessità.  In questo momento a Somma Vesuviana abbiamo 778 positivi attivi. Abbiamo istituito un servizio di assistenza sanitaria con Ambulanza, autista, medico, infermieri, solo ed esclusivamente per cittadini sommesi positivi al Coronavirus. Si può chiamare gratuitamente al numero verde 800 -261.487, dalle ore 12 alle ore 24 ogni giorno”.

Pomigliano, preghiera contro la violenza nella città dell’assassino di Simone Frascogna

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Il sindaco Gianluca Del Mastro: “Violenza colpa delle istituzioni”. Don Peppino Gambardella: “L’omicida deve espiare la sua colpa e pentirsi”       Pomigliano, la città dell’assassino di Simone Frascogna, il diciottenne Domenico Iossa, non vuole dimenticare la terribile tragedia della sera del 3 novembre. Per questo motivo venerdi il parroco di San Felice in Pincis, don Peppino Gambardella, ha voluto organizzare una veglia di preghiera nella chiesa patronale con la mamma di Simone e con tutta la famiglia del diciannovenne ucciso a coltellate per motivi futili quanto assurdi, nella vicina Casalnuovo, dove il ragazzo viveva e studiava stimato e amato da tutti quelli che lo conoscevano. Dal pulpito sono intervenuti il sindaco Gianluca Del Mastro e l’assessore all’istruzione e alle politiche giovanili, Rosanna Genni, preside dell’Isis Europa, proprio la scuola in cui Simone stava per diplomarsi. “E’ stata una violenza avvenuta per colpa delle istituzioni. Perché la prevenzione è l’unica arma contro queste tragedie – ha sostanzialmente detto il nuovo sindaco di Pomigliano, eletto appena un mese fa – la scuola e le istituzioni tutte, anche i comuni ovviamente, devono farsi carico di chi vuole perdersi per la strada. Poi diventa troppo difficile intervenire per impedire fatti del genere, che si consumano in modo istantaneo, improvviso, dovunque”. In chiesa la gente ha pregato per Simone e per consolare l’inconsolabile mamma, Natascia Lipari.  “Che il Signore consoli questa mamma afflitta e liberi la città da questa violenza”, le parole di don Peppino, che è anche il parroco di Domenico Iossa e della sua famiglia, residente a pochi passi dalla chiesa di San Felice. “Chiedo perdono – afferma il sacerdote – perché il Signore chiede di perdonare ma chiedo anche che durante la giusta espiazione in terra della sua colpa il giovane omicida si penta e si converta, perché nessuno ha il diritto di togliere la vita. Lui è un assassino”. Don Peppino conosceva Domenico Iossa. “E’orfano di padre – racconta – da bambino faceva qui il doposcuola perché aveva difficoltà di apprendimento. Poi decise di non andare più a scuola. Comunque quando un ragazzo si perde così siamo tutti colpevoli, famiglia e istituzioni, sono d’accordo con il sindaco”. Ieri pomeriggio don Gambardella ha contattato di nuovo la signora Lipari. “I ragazzi della parrocchia le stanno preparando una lettera – conclude il parroco – non abbiamo nessuna intenzione di lasciarla sola”.

Covid, Isaia (Confcommercio salute): emergenza per DPI e infermieri

Riceviamo e pubblichiamo.

“Le strutture sociosanitarie (Rsa r2, r3) lanciano un grido di allarme perché stanno vivendo una fase di grandissima difficoltà nel reperire il personale infermieristico. Il fenomeno è aggravato dallo scorrimento delle graduatorie messo in atto dalle aziende sanitarie pubbliche facendo registrare una vera e propria emorragia di personale sanitario che trasloca dalle organizzazioni ‘private accreditate’ al sistema sanitario pubblico”. Lo rende noto Salvatore Isaia, presidente Confcommercio Salute e Cura della Campania.

 “Abbiamo scritto al Prefetto di Napoli e all’Unità di crisi della Protezione Civile per segnalare l’assoluta necessità di reperire urgentemente nuovi infermieri professionali e per denunciare atti di speculazione e sciacallaggio effettuati sui DPI (dispositivi di protezione individuali) indispensabili per la lotta al Covid-19”, ha aggiunto Isaia.

“Occorrono misure immediate di supporto per continuare ad assicurare all’interno delle Rsa i livelli di sicurezza garantiti grazie allo spirito di sacrificio del personale medico e sanitario. In mancanza di un intervento concreto da parte delle istituzioni – conclude il numero uno di Confcommercio Salute e Cura della Campania – saremo costretti a bloccare i nuovi ricoveri”.

Somma Vesuviana, l’alveo Purgatorio e la tombatura incompiuta

Gli alvei costituiscono, ancora oggi,  un’importante problematica dal punto di vista territoriale, ma anche per tutto quello che riguarda la vivibilità e la sicurezza degli abitanti della città. L’alveo Purgatorio, in particolare, aspetta ancora la sua degna sistemazione. I lunghi canali naturali, nati dal deflusso della lava dell’originario vulcano  Somma – Vesuvio, sono stati per millenni il letto di scolo per le numerose acque meteoriche. Tutto ciò fino a quando ebbe inizio la realizzazione dei Regi Lagni su iniziativa del vicerè spagnolo Pedro Fernandez de Castro (1560 – 1622). Spettò all’architetto Domenico Fontana (1543 – 1607) il compito di dirigere con minuziosità l’immensa opera di canalizzazione per porre fine alle esondazioni di acqua piovana e fluviale che non solo attanagliavano Terra di Lavoro e tutta l’area prossima a Napoli, ma impedivano il normale sviluppo del vasto territorio. L’opera fu completata, però, nel 1617 con grande beneficio dell’intera regione, che avvertì subito un generale e decisivo risveglio nel campo agricolo, commerciale ed industriale. Quest’ opera, all’epoca, rappresentò un grande capolavoro d’ ingegneria idraulica, capace di risanare una superficie di 65.000 ettari di terreno ricadenti nelle province di Napoli e Caserta. Per quanto concerne l’idrografia della plaga vesuviana e al gruppo dei torrenti o colatori di acque meteoriche, si rimanda al pregevole lavoro dell’ing. Gr. Uff. Riccardo Simonetti, pubblicato nel 1912 a Roma per i Tipi  del Genio Civile: http://www.consorziobonificanapoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Bonifica-e-Sistemazione-Somma-e-Vesuvio_part_1.pdf. Comunque nel gruppo della falda settentrionale del monte Somma, fra i torrenti Campitelli e Spirito Santo, rientrava il vasto territorio di Somma. Di detti torrenti si scaricavano nei Regi Lagni, a mezzo del collettore Alberolungo: Spirito Santo, Tafone, Purgatorio o Cavone, Fossa dei Leoni, Macedonio, Costantinopoli, Piccolo, Regaglie e Santa Teresa. Il torrente Purgatorio, in particolare, riceveva i corsi d’acqua di Castello, Murillo, Fontanelle, Auriemma e Croce del Ciglio. La nostra attenzione in questo articolo cade proprio sul lagno Purgatorio che in parte tombato, come vedremo, attraversa attualmente il centro della città, calando da Castello, passando per la Circumvallazione,  la strada Cavone e l’intero Corso Italia.  Durante la sua attività, pur con alcuni limiti conseguenti ad eventi naturali, ha sempre assolto notevolmente il suo ruolo, come riferisce l’ing. Vincenzo Romano. In passato, oltre alle normali inondazioni, il ricordo è legato alla piena del 27 maggio del 1906 che scardinò il ponte di ferro della ferrovia Circumvesuviana, lasciando la linea ferroviaria Napoli – Ottaviano interrotta. Fu un episodio questo che stava costando caro alla vita di tanti pendolari provenienti da Napoli, ma risolto grazie all’abnegazione di tre ferrovieri, fra cui ricordiamo il deviatore Vincenzo Aliperta (1865 – 1951) alias malacciso, medaglia di bronzo al valor civile. (https://www.ilmediano.com/vincenzo-aliperta-1865-1951-un-eroe-sommese-che-merita-di-essere-ricordato/). A partire dagli anni ’60 del Novecento, la forte meccanizzazione dei trasporti fece nascere la necessità di creare nuovi collegamenti tra il monte e la valle, in relazione soprattutto  ad un sistema viario alquanto insufficiente. La soluzione, purtroppo, non era del tutto facile in quanto la forte e nascente urbanizzazione lungo l’asse ferroviario e, soprattutto, nella zona centrale della città, aveva creato una forte difficoltà nell’esecuzione dei lavori. A questo punto, stante la pressante necessità, a partire dalla metà degli anni ’70, l’Amministrazione cittadina dell’epoca comincio a pensare alla realizzazione di un collegamento viario grazie ad una tombatura dell’alveo Purgatorio. Il progetto, denominato Tangenziale Esterna, considerata la particolare importanza, non fu di facile esecuzione, ma divenne operativo con qualche difficoltà burocratica. La prima esecuzione di tombinatura, però, a carattere privato, fu quella che tenne conto del tragitto che andava dal ponte Purgatorio (il grande incrocio prima di Mercato Vecchio) fino all’attuale imbocco della traversa Garibaldi (proprietà Raia) per poter costruire l’acceso al nascente Parco Primavera e in relazione soprattutto ad un nuovo piano di lottizzazione. L’altro tratto da tombare, invece, attualmente via Col. Gaetano Aliperta, fu realizzato, finalmente, a partire dai primi anni ’80 dalla Società La Corsi SpA,  in relazione al sopra citato progetto e con lo scopo di poter collegare direttamente la circumvallazione con Santa Maria del Pozzo. Purtroppo, oggi,  ai nostri occhi l’opera si presenta incompiuta:  basta affacciarsi all’ imbocco della traversa Garibaldi, subito dopo l’ufficio postale per notare che bastavano circa 300 metri per completare l’ innesto sulla strada di Santa Maria del Pozzo. Purtroppo, con l’ alternarsi delle Amministrazioni cittadine, per difficoltà vere o presunte, non si è mai proceduto al completamento dell’opera, lasciando i lavori sospesi. Un progetto – continua Vincenzo Romano –  concluso a metà, che non ha apportato nessun vantaggio alla collettività, se non quello di favorire solamente l’accesso e la valorizzazione di sole alcune proprietà sulla via pubblica. Un completo abbandono fra ratti, serpenti e acquitrini putridi e puzzolenti. Dopo aver investito circa tre miliardi delle vecchie lire, non si è mai più realizzato l’importante e necessario collegamento della parte a monte con l’intero paese. Allo stato, il mancato completamento dell’opera costituisce un serio problema con pesanti interrogativi ancora da risolvere. Perché quell’opera non è stata completata? Perché si è realizzato un tratto costituente un tronco senza sbocco alcuno? Forse, ufficialmente non lo sapremo mai. Si possono fare delle illazioni, ma noi come sempre ci asteniamo. Il tratto in questione circa 300 metri –  tanto risulta l’interruzione tra il collettore realizzato a monte e quello a valle della ferrovia –  costituisce un grossissimo rischio in caso di insistenti piogge. La tragedia di Pollena Trocchia del 21 ottobre del 2011 ci insegna quale potrebbe essere il serio problema. E’ da aggiungere, inoltre, che il completamento dell’opera potrà arrecare molteplici vantaggi alla comunità, ridando ossigeno, in primo luogo, al precario collegamento viario. In questo modo si offrirebbe la possibilità di raggiungere agevolmente il centro del paese e costituirebbe una efficace via di fuga, di cui la città è attualmente sprovvista in caso di calamità come eruzioni. Sarebbe opportuno – conclude Romano –  cogliere l’occasione in un momento favorevole di concessioni di fondi agli enti cittadini. Il progetto, già pronto, giace ancora nell’archivio municipale. Riproporlo non sarebbe inutile.