Le Acli di Napoli promuovono un piano straordinario per la consegna di viveri e beni di prima necessità ai senza dimora, che nel solo capoluogo campano sonopiù di duemila. Un vero e proprio esercito di diseredati che, nel periodo più difficile dell’anno, vede aumentare con le limitazioni della nuova zona rossa l’incertezza delle proprie necessità alimentari in un vissuto già messo quotidianamente a dura prova.
Tra i volontari scesi in strada anche l’artista M’Barka Ben Taleb, cantante, musicista ed attrice di origini tunisine, già tra i protagonisti del film “Passione” di John Turturro e con all’attivo importanti collaborazioni con Eugenio Bennato, Tony Esposito, Pietra Montecorvino, Gigi Finizio, ritratta dal fotografo Pasquale Mallardo.
“Restare a casa – spiega Pasquale Gallifuoco, responsabile Acli con delega alla povertà. – è sicuramente il modo migliore per fermare la pandemia, un gesto di grande responsabilità. Eppure non tutti possono farlo. C’è purtroppo qualcuno che una casa in cui restare non ce l’ha. Siamo fortemente impegnati nel recupero del cibo e nella redistribuzione di quella parte di produzione in eccesso che andrebbe distrutta, e che invece, grazie al nostro operato, garantisce ai senza dimora un buon pasto quotidiano”.
L’entrata della Campania in fascia rossa si tradurrà letteralmente in un morire di fame e di freddo, che per gli indigenti non è un semplice modo di dire. Infatti, con la chiusura dei punti di ristoro alimentari, ristoranti, pizzerie, bar e laboratori di rosticceria e tavola calda verrà meno la possibilità di offrire un minimo di sufficienza alimentare ai bisognosi con l’azione messa in campo da Acli provinciale di Napoli contro lo spreco alimentare dal 2018.
Dalla sede provinciale di Napoli si precisa che i servizi di CAF e patronato verranno comunque garantiti all’utenza con la consueta disponibilità. Forte l’appello di Maurizio D’Ago, presidente delle Acli provinciale di Napoli alle istituzioni locali: Regione Campania e Comune di Napoli: “Non si muore solo di Coronavirus, ma anche di freddo e soprattutto di fame. Da qui un grido d’allarme per richiamare l’attenzione sui i tanti soggetti a rischio per i quali negli scenari che si vanno aprendo (anche se dovremmo dire che si vanno chiudendo) non potremo più garantire lo svolgimento della nostra azione solidale. Sollecitiamo tutte le istituzioni ad avviare ogni forma di attività possibile finalizzata a garantire l’aiuto ed il sostegno concreto alle fasce più martoriate e pure meno ascoltate in quanto troppo spesso invisibili per la classe politica”.
Riceviamo e pubblichiamo.
È questo il progetto su cui ha lavorato lo stabiese Giuseppe Caruso, già noto all’opinione pubblica per aver ideato SOSocial, app studiata per richiedere aiuto in casi di emergenza, in collaborazione con la web agency ZuzùWork con sede a Castellammare di Stabia.
Lo scopo principale del progetto è quello di sensibilizzare i cittadini a denunciare eventuali attività illecite, invitando gli enti preposti a intervenire. Il sito favorisce, quindi, la segnalazione georeferenziata di eventuali sversamenti abusivi che si verificano nei corpi idrici superficiali.
In una nota diffusa nell’agosto 2020, mediante la pubblicazione di un comunicato stampa ufficiale sul sito del Ministero dell’Ambiente, il ministro Costa ha rinnovato ai cittadini la richiesta di continuare con la loro preziosa opera di monitoraggio e segnalazione sul territorio. Da qui l’idea di Giuseppe di realizzare uno strumento, alla portata di tutti, capace di agevolare tale compito, offrendo ai cittadini la possibilità di avere un ruolo attivo nella lotta all’inquinamento.
Il funzionamento del sito, difatti, è davvero molto semplice e intuitivo: attraverso la compilazione di un apposito form, l’utente può inviare in tempo reale, in forma anche anonima, la propria segnalazione che, una volta verificata, verrà inoltrata agli organi di competenza. Ad ogni segnalazione è possibile allegare del materiale fotografico, atto a testimoniare quanto riscontrato al momento dell’invio.
Tra i partner del progetto il Corpo Nazionale Sentinelle Bacini Ideografici Italiani Fiume Sarno, coordinato dal presidente Michele Buscè, membro degli Osservatori Civici Campania.
A complimentarsi per la lodevole iniziativa l’On. Carmen Di Lauro, componente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici.
Sembra incredibile, eppure continua l’epopea Agrimonda, che poi diventa odissea per gli abitanti della zona che circonda l’ex deposito di fitofarmaci andato in fumo nel lontano 1995, e da allora mai bonificato. In verità, soprattutto in questo periodo, a mancare sono anche le più basilari azioni di intervento, tese alla ordinaria manutenzione del sito, alla messa in sicurezza di emergenza e alla rilevazione di elementi dannosi per la salute dei cittadini.
A portare avanti la battaglia civica per la salvaguardia dell’ambiente e per la tutela della salute pubblica è ancora una volta Ciro Tufano, presidente del comitato cittadino “Ambiente e Territorio”, il quale lamenta una totale assenza da parte delle istituzioni, e questo a quasi due mesi dalle elezioni che si sono svolte proprio nei comuni di riferimento dell’emergenza Agrimonda: Mariglianella e Marigliano. “In riferimento all’emergenza sanitaria in atto – scriveva già lo scorso 7 novembre Tufano – che sta facendo registrare, nei Comuni di Mariglianella e Marigliano come su tutto il territorio nazionale, un costante incremento dei contagi, tutti siamo invitati ad adottare comportamenti corretti e responsabili, attenendoci scrupolosamente alle note misure igienico-sanitarie. Ma i nostri sindaci, responsabili della salute pubblica(nonché autorità sanitaria locale secondo la legge, ndr) sono a conoscenza delle condizioni dell’area ex Agrimonda?”. Ciro Tufano, giustamente, la definisce una situazione di “grave degrado igienico-sanitario, oltre che ambientale”, tale da rendere “indifferibile” un intervento atto a risolvere “i pericolosissimi inconvenienti” nel sito.
Ma cosa è stato fatto fino ad ora? Quasi niente.
I cittadini residenti sono sopresi soprattutto dalla nota “prot. 961 dell’1 giugno 2020”, con la quale il Dipartimento di Prevenzione UOPC n. 48 dell’ASL Napoli 3 SUD nonevidenziava particolari ragioni di urgenza, limitandosi a ribadire quanto già acclarato in precedenza, e cioè “la necessità di adottare un sistema idoneo alla eliminazione dell’inconveniente” (ossia la proliferazione di microorganismi e insetti e fenomeni putrefattivi maleodoranti).
Nei mesi scorsi la nomina dei due commissari ad acta da parte del difensore civico regionale, avv. Giuseppe Fortunato, che si sono insediati presso i comuni di Mariglianella e Marigliano, sembrava prefigurare la fine di una vergognosa vicenda di scaricabarile che ha visto, per venticinque anni, politica e autorità sanitarie incapaci di porre in essere misure idonee di MISE (messa in sicurezza di emergenza). Quelle misure che oggi più che mai sono inderogabili, necessarie per eliminare il rilascio di esalazioni maleodoranti – e chissà quanto nocive per l’essere umano – che provengono dall’area dell’ex sito Agrimonda, dove solo nel dicembre 2018 è terminata la rimozione delle sostanze pericolose che ivi giacevano dall’estate del 1995.
Una ventina di giorni fa, lo scorso 27 ottobre, Ciro Tufano del comitato cittadino inviava alle autorità e alle istituzioni una nota per richiedere chiarimenti ufficiali in merito alla situazione igienico-sanitaria e ambientale del sito. Protocollare documenti: l’unico strumento a disposizione di un cittadino che diversamente non riesce a interloquire con chi di dovere. Se gli attuali primi cittadini si fossero almeno una volta recati nell’area ex Agrimonda, prima, durante o dopo la campagna elettorale dello scorso settembre, il comitato Ambiente e Territorio avrebbe loro chiesto la sinergia per realizzare tre azioni urgenti:
L’istituzione di un tavolo permanente di informazione, controllo e verifica sui lavori e sulle risorse necessarie, sullo stato di attuazione complessivo del programma di disinquinamento (piano della caratterizzazione e bonifica ) dell’area;
L’istituzione di un assessorato specifico in uno dei due comuni, dedicato alla conoscenza della situazione complessiva, alla divulgazione sullo stato di avanzamento complessivo del disinquinamento, al confronto con gli altri Enti coinvolti e soprattutto con i cittadini che non sono a conoscenza di nulla;
Infine la stipula urgente di intese/convenzioni con l’ARPAC o altri Enti, anche accademici, di comprovata affidabilità, per il controllo della qualità dell’aria, mediante installazione di centraline idonee e non più a “naso”.
Intanto, lo scorso 29 settembre il commissario di Mariglianella, avv. Antonino Galletti, decretava di assegnare un termine pari a 30 giorni per la presentazione del piano di caratterizzazione, ed ulteriori 30 giorni per l’autorizzazione del piano con eventuali prescrizioni integrative (art. 242 D. Lgs. 152/2006), “provvedendosi medio tempore alla totale messa in sicurezza del sito e del telo di HDPE già installato e presentando una mensile e dettagliata relazione al Difensore Civico, presso la Regione Campania, al fine di verificare lo stato dei luoghi, ricevere aggiornamento sullo stato del procedimento e, infine, consentire di definire il procedimento”. La stessa cosa aveva già fatto l’avv. Isabella Luciani per Marigliano, dove è commissario, addirittura anticipandosi al 25 settembre e decretando di assegnare al comune un termine di 30 giorni per contribuire, massimamente, unitamente al comune di Mariglianella, al piano di caratterizzazione, e ulteriori 30 giorni per l’autorizzazione del piano, “provvedendosi medio tempore a contribuire alla totale messa in sicurezza del sito e del telo di HDPE”, presentando una mensile e dettagliata redazione al difensore civico regionale.
Va da sé che nulla di tutto questo è avvenuto e i 30 giorni sono trascorsi già da almeno due settimane. Dinanzi all’ennesima inazione da parte delle autorità preposte, l’esasperazione dei cittadini ha raggiunto inevitabilmente il picco: “Malattie infettive causate da batteri patogeni, virus e protozoi parassiti sono tra i più comuni e diffusi rischi per la salute causati dall’acqua stagnante – afferma con indignazione Tufano – Purtroppo non esiste solo l’emergenza Covid. È vergognoso dover vivere in un ghetto alla fine del 2020, un ghetto insalubre paradossalmente generato da una messa in sicurezza per la quale, fino ad oggi, sono stati già investiti due milioni di euro da parte della Regione Campania”. La stessa Regione che lo scorso 3 luglio era intervenuta fisicamente sul sito, attivandosi per la riparazione di una parte di telo danneggiato dalle intemperie, e dedicandosi all’aspirazione e allo smaltimento delle acque accumulate sull’intero piazzale. Tuttavia, senza un’adeguata ma soprattutto continuativa manutenzione del sito, già il giorno dopo, 4 luglio 2020, a seguito di un’acquazzone l’area tornava praticamente alla precaria condizione precedente.
Le operazioni da parte della Regione Campania – 3 luglio 2020La situazione al 4 luglio 2020
Ad ogni modo, la Regione governata dal presidente Vincenzo De Luca è successivamente intervenuta nella vexata quaestio con una nota del 13 ottobre scorso, nella quale si legge che “il piano di caratterizzazione, predisposto da ARPAC, è stato approvato con decreto dirigenziale n. 48 del 17/02/2020”. Inoltre, scrive ancora il dirigente UOD Bonifiche, “in merito al ruolo della Regione, si precisa che essa ha assunto il ruolo di soggetto attuatore della caratterizzazione ambientale in virtù di quanto già previsto nella convenzione sottoscritta con il Comune di Mariglianella nel dicembre 2012, in attuazione dell’Accordo di Programma del 18/12/2012, e non in quanto soggetto competente, trattandosi di intervento da eseguire in danno su un’area di proprietà privata”.
Insomma, la palla torna anche al Comune Mariglianella, che secondo il dispositivo dell’articolo 250 del Codice dell’ambiente ha comunque priorità di intervento. Un comune che non è a rischio dissesto, ma il cui disavanzo verrà comunque ripianato in un quindicennio, così come permesso dalla legge vigente. Un comune che però, già adesso, dovrebbe farsi quantomeno carico della tutela dei suoi cittadini, magari dotando l’area in questione di una centralina per il rilevamento di eventuali sostanze nocive. Eppure, da quando è stato eletto, il sindaco Russo non sembra essersi interessato alla questione, il che ovviamente fa storcere il naso ai residenti della zona. In fondo Russo dovrebbe conoscere molto bene la situazione, considerando che è stato assessore (anche al bilancio) nelle due giunte Di Maiolo, l’ex sindaco che a settembre ha guadagnato un seggio nel consiglio regionale, e da cui tutti ora si aspettano molto per il territorio. Nessun intervento nemmeno da parte del nuovo assessore all’ambiente, Rocco Ruggiero (ex presidente del consiglio comunale). Entrambi, da noi interpellati, hanno sostanzialmente procrastinato, evitando di intervenire sulla questione.
Sulla vicenda interviene però Saverio Lo Sapio, attivista dei Verdi, ex consigliere comunale e anche candidato alle recenti elezioni mariglianesi, che dichiara: “Le questioni ambientali purtroppo vengono solo inserite a caratteri cubitali nei programmi elettorali, salvo poi essere accantonate puntualmente. La situazione di Agrimonda è chiara: c’è una disposizione del difensore civico regionale a far sì che il sito venga monitorato, in attesa della caratterizzazione, prima, e dell’eventuale bonifica, poi. Qui ora, subito, bisogna mettere in sicurezza l’area, per salvaguardare la salute dei cittadini che vivono a ridosso del sito. Questo non viene fatto ed è palese l’omissione da parte di tutti gli enti preposti”.
L’ultimo atto è una ulteriore nota del comitato Ambiente e Territorio che chiede all’amministrazione di Mariglianella (ma anche a quella di Marigliano) una copia della relazione dettagliata da inviare al difensore civico regionale, fino ad ora mai pervenuta. “I cittadini sono seriamente preoccupati per la loro salute e per quella dei loro figli, e chiedono una puntuale e cortese risposta”, che però tarda ad arrivare. Eppure i sindaci non mancano di aggiornare la cittadinanza con bollettini quotidiani che manifestano l’evidenza dell’emergenza pandemica, mentre un’altra emergenza, invisibile e silenziosa, si insinua nei terreni, nelle falde acquifere e nell’aria che l’ecomostro Agrimonda ha contribuito a impestare quasi trent’anni fa.
Cosa dovrà succedere, ancora, per far sì che le autorità sanitarie locali, sollecitate in ogni modo dai commissari ad acta, si muovano per rispondere all’emergenza ambientale in atto? La quotidianità di Ciro Tufano e degli altri residenti è fatta di un acquitrino puzzolente pieno di rifiuti, insetti, carcasse di piccioni morti che galleggiano. “Questo scempio è un pericolo sotto vari aspetti – afferma il comitato cittadino – in primis quello igienico-sanitario di cui il sindaco deve rispondere, non soltanto con un intervento immediato, ma anche e soprattutto per risolvere definitivamente il problema che si protrae dal lontano mese di luglio del 2019. Il diritto fondamentale a un ambiente pulito e salubre risulta essere fortemente compromesso. Che altro bisognerà attendere prima di un risolutivo intervento?”, si chiedono quasi senza speranze i cittadini, ora che è stato provato davvero di tutto e che le istituzioni non rispondono nemmeno alle urgenti pressioni dei commissari.
Nel week end che ha segnato il passaggio della Campania dalla “zona gialla” a “zona rossa”, la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 763 controlli, su persone ed esercizi commerciali e notificato 26 sanzioni tra violazioni anticovid, denunce all’autorità giudiziaria e segnalazioni al prefetto. Sanzionate due caffetterie, a Soccavo, che non esponevano il cartello indicante il numero massimo dei clienti ammessi.
Due persone in auto, invece, sono state sanzionate perché sprovviste di mascherina. A un commerciante cinese sono state sequestrate oltre diecimila mascherine, 1200 occhiali protettivi, 920 visiere, 135 termoscanner, 2454 accessori di ortopedia e 804 colle stick; tutti privi del marchio CE di conformità e delle indicazioni in lingua italiana. Sanzionato, nella zona Porto, il titolare di un pub e un dipendente in “nero” di un bar che non indossavano la mascherina. A Boscoreale sono state sanzionati un 61enne di Sant’Anastasia, che si trovava senza giustificato motivo in un Comune diverso da quello di residenza/domicilio, e un giovane in possesso di marijuana per uso personale. A Torre del Greco sanzionato il gestore di una pizzeria che ha consentito alcuni clienti di consumare in gruppo nelle pertinenze del locale, fuori dall’orario consentito. Tra Pozzuoli e Quarto sono stati sanzionati i gestori di due bar per l’omessa istituzione del registro sul quale annotare la temperatura corporea dei dipendenti.
A Meta di Sorrento è stato sanzionato il titolare di un negozio per inosservanza dell’orario obbligatorio di chiusura e una persona poiché sorpresa in strada senza un valido motivo. Circa 90 “Baschi Verdi” hanno presidiato, insieme all’Esercito e alle altre Forze di Polizia i punti più “sensibili” della città. Infine, sequestrati in una una caffetteria di Piscinola quasi 2 kg. di tabacchi lavorati nazionali messi in vendita senza patentino; 4 kg di sigarette di contrabbando tra Mugnano Melito di Napoli (due persone denunciate) e sequestrati tra Pompei e Boscoreale, alcuni grammi di marijuana trovati addosso a due cittadini italiani che sono stati segnalati al Prefetto.
(Foto ANSA Campania)
Poche ore fa l’Ente Autonomo Volturno ha comunicato che “da stamattina è in atto una agitazione del personale viaggiante (sotto forma di rifiuto dello straordinario) che ha determinato e potrebbe ancora determinare soppressioni di corse dei treni che saranno comunque garantite da servizio sostitutivo di autobus.
Riceviamo da OR.S.A. autoferro TPL Campania e pubblichiamo.
I Lavoratori dell’EAV, in questi giorni, stanno protestando contro la
direzione aziendale, che nascondendosi dietro il Covid-19, cerca di imporre le proprie volontà, non rispettando accordi sindacali liberamente sottoscritti oltre alle procedure previste dalla normativa vigente in termini di rapporti coi Sindacati in situazioni di conflittualità tra le parti.
In questi ultimi due anni sono stati sottoscritti accordi importantissimi che hanno portato notevoli risparmi economici, incrementi delle entrate finanziarie, aumento della produttività e della flessibilità di impiego dei Lavoratori. Allo stato attuale l’EAV è inadempiente nei confronti loro, negandogli il corrispettivo economico previsto dai suddetti accordi.
I dirigenti aziendali poi, non certamente paghi di queste loro mancanze, cercano anche di sottrarsi alle proprie responsabilità e, dovendo adeguarsi alla nuova normativa in materia di sicurezza prevista dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria (ANSF), invece di risolvere tecnicamente il problema, così come previsto dalle norme, le scaricano sui lavoratori attraverso “artifici” che si limitano alla misera formazione, insufficiente e spesso deleteria alla risoluzione del problema. Riteniamo, invece, che la reale responsabilità è solo di chi negli ultimi 4 anni non ha provveduto ad adeguare la rete ferroviaria ai nuovi standard di sicurezza e, ad oggi, cerca solo di mettere pezze.
L’Ente Arcimovie-Associazione di promozione culturale e sociale che opera nel quartiere Ponticelli, decidendo di non partecipare al bando del Comune di Napoli per il rinnovo del servizio di educativa territoriale, ha lasciato ragazzi, famiglie e operatori sgomenti e perplessi. Il lotto B della periferia ad est di Napoli, caratterizzata, come risaputo, da tassi elevati di criminalità organizzata, dispersione scolastica, condotte antisociali e devianti, povertà economico-culturale e discriminazione sociale, con la suddetta decisione è ulteriormente deprivata di una delle poche possibilità e opportunità offerte alla cittadinanza per tentare un risollevamento delle proprie sorti.
Dopo anni di lavoro meticoloso e zelante, svolto secondo le metodologie educative previste per i contesti ad elevata criticità sociale, 60 famiglie e i loro figli si sentono spaesati e soli, privati del Centro Catrin, da tutti considerato l’unico punto di riferimento, il porto sicuro in cui rifugiarsi e da cui partire, ma anche una “seconda Famiglia” ricostituita, desiderata e con funzioni riparative. Tutto ciò, accade in un momento storico già di per sé catastrofico, ove la pandemia da nuovo covid-19 mette a dura prova la tenuta del tessuto di comunità e la percezione del senso di sicurezza e di empowerment personale e collettivo.
La scorsa settimana, i genitori sono stati protagonisti di una iniziativa di esercizio della cittadinanza attiva, avviando una protesta per esprimere dissenso per la decisione presa dal direttivo dell’Arcimovie. In modo particolare, i genitori hanno protestato insieme ai loro figli, per l’assenza di spiegazioni e motivazioni chiare da parte degli organi direttivi dell’Ente e per una carenza di comunicazione e di condivisione dei processi decisionali. L’equipe del Centro Catrin, inoltre, raccogliendo e traducendo i bisogni emergenti tra i ragazzi/e e le loro famiglie, ha deciso di strutturare la protesta in un laboratorio di ” Tecniche di democrazia diretta e consapevolezza critica”, al fine di convogliare il malcontento in forme costruttive di protesta e scongiurare il senso dilagante di impotenza appresa presenti in queste aree periferiche della città metropolitana di Napoli.
Il laboratorio ha visto gli operatori, i ragazzi e le famiglie uniti nella costruzione di una protesta pacifica, un sit-in in piazza, nel rispetto delle norme di sicurezza in contrasto alla pandemia da covid-19, mediante il coinvolgimento di esponenti della vita associativa napoletana, di alcuni esponenti della municipalità e la stampa locale. Scopo della realizzazione del laboratorio di protesta è stato quello di trovare soluzioni possibili, infondere speranza e senso critico, dare esempio ai bambini, ragazze e ragazzi di come è indispensabile riuscire a costruire nuovi orizzonti al di là degli ostacoli, senza arrendersi alle decisioni percepite come ingiuste, calate dall’alto.
L’esperienza, documentata con la realizzazione di filmati, video interviste e reportage fotografico, mediante un confronto aperto tra le diverse parti coinvolte, ha visto maturare l’esigenza di continuare il percorso, studiando e trovando modalità sempre più utili e significative.
Le famiglie e gli operatori del Catrin chiedono la costituzione di un tavolo permanente di concertazione, composto dall’assessore alle politiche sociali, i dirigenti del servizio per l’infanzia e l’adolescenza, i rappresentanti del direttivo Arcimovie, una rappresentanza dei familiari e dei ragazzi più grandi, educatori e sindacato, avente come obiettivo quello di mettere assieme tutte le risorse e le idee potenziali e trovare soluzioni alternative, che garantiscono in ogni caso continuità del lavoro educativo per le famiglie e i ragazzi, su questo territorio che rischia di essere ulteriormente abbandonato.
Il tavolo di concertazione potrà realizzarsi anche in remoto, nel rispetto dei protocolli di sicurezza e delle regole imposte dal dpcm in vigore. I soggetti promotori tenendo conto del momento difficile che tutti noi attraversiamo a causa delle normative e dei cambiamenti repentini che questa pandemia comporta, ritengono che la questione riportata sia significativa e prioritaria.
Ad Ottaviano c’è stata l’ennesima vittima del covid-19.
A confermarlo è stato il Sindaco Luca Capasso che esprime la propria vicinanza e il cordoglio di tutta la città alla famiglia e agli amici della vittima. Numerosi i post e i messaggi sui social che parlano di una persona mite, sempre disponibile ed estremamente buona. Da marzo purtroppo sono cinque le persone che non ce l’hanno fatta e sono state vittime del coronavirus, quattro solo negli ultimi mesi. Sale ulteriormente anche il numero dei contagi che oggi risultano essere quasi 600 (la maggior parte asintomatici o con sintomi lievi) su una popolazione di circa 25 mila abitanti. Numeri molto alti e certamente preoccupanti che però potrebbero diminuire nelle prossime due settimane grazie alla zona rossa e al nuovo lockdown che stiamo affrontando. Continua intanto la sanificazione del territorio: tutte le strade di Ottaviano saranno sanificate per i prossimi giorni.
Bisogna tenere duro, usare tutte le precauzioni che servono a proteggerci per prevenire il contagio e cercare di mantenere la calma, per quanto possibile.
Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Somma Vesuviana.
Di Sarno (sindaco di Somma): “Confermiamo la notizia del nono decesso. Si tratta di una persona di anni 59. Siamo dinanzi al quinto decesso della fase nuova. Continueremo ad informare correttamente ed in piena trasparenza la città. Ringrazio i volontari della Misericordia perché sono riusciti a salvare vite umane e la stampa, tv e giornali perché grazie a loro stiamo evidenziando quei valori che sono tipici della nostra gente”.
Ricordiamo sempre che solo per i cittadini sommesi positivi al Covid è attivo il servizio di assistenza sanitaria a domicilio, attivato solo dal Comune di Somma Vesuviana con ambulanza, medico ed infermieri. Si può chiamare gratuitamente al numero verde: 800 – 261.487.
Attenzione! Il servizio è solo per chiamate dal territorio di Somma Vesuviana, dalle ore 12 alle ore 24, tutti i giorni e solo per emergenze COVID.
“Confermiamo che c’è stato il nono decesso a Somma Vesuviana. Non abbiamo mai fatto nomi e soprattutto rivelato le generalità. La persona scomparsa è di anni 59 e non di anni 51 come erroneamente avevo dichiarato ieri. Siamo alla quinta persona deceduta nella nuova fase, la nona dall’inizio della pandemia e mai abbiamo dimenticato quanti hanno perso la vita nel primo periodo. Chiedo a tutti i cittadini di non rincorrere o fare nomi sui social. Come sempre fatto dall’inizio della pandemia abbiamo preferito informare ed in modo corretto la comunità perché penso che sia giusto che i cittadini sappiano tutto. Continuerò ad informarvi in modo trasparente e corretto come sempre è stato fatto. Apprezzo l’attenzione che la stampa sta avendo per descrivere le buone azioni messe in campo da questa Amministrazione e che non sono finalizzate all’apparire ma all’essere, dunque ai contenuti”. Lo ha annunciato, in questi minuti, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.
Ieri sanificazione in tutta la città. Intanto i volontari della Misericordia sono riusciti ad intervenire su numerosi codici rossi.
“Sono contento che stia funzionando davvero bene il Servizio di ambulanza che abbiamo istituito solo a Somma Vesuviana. A me interessava stare vicino alla gente che si sente abbandonata. Vorrei spendere una parola per i volontari della Misericordia i quali stanno curando il servizio. Li ho visti affranti dinanzi alle notizie spiacevoli – ha proseguito Di Sarno – ma sempre pieni di coraggio e forza, pronti costantemente anche ad una carezza di conforto per i familiari di quelle persone malate di Covid che si sono sentite davvero abbandonate. Sono volontari della Misericordia e per 12 ore, dalle ore 12 alle ore 24, in modo davvero instancabile rispondono per dare assistenza umana e sanitaria. Un’assistenza che non va a sostituire i medici di base o il 118. Il team sanitario messo in campo da questa Amministrazione è formato da un medico a rotazione, infermieri e autista ed è riservato solo ed esclusivamente ai malati Covid di Somma Vesuviana. Abbiamo allestito una mini – sala operativa, squilla il telefono, il medico o il coordinatore rispondono e verificano l’eventuale necessità di assistenza a domicilio. In caso di necessità, il medico accompagnato dall’ambulanza si reca a casa del malato e valuta anche il possibile ricovero in ospedale. Grazie a questo servizio siamo riusciti, con l’operato anche dei volontari, a sostenere, a ricoverare e salvare persone che erano in codice rosso. L’esempio concreto di una persona anziana che era malata di Covid. Giunti sul posto, medico e soccorritori hanno verificato che i parametri vitali di questa persona non rispondevano ed allora hanno provveduto a ricoverarla in ospedale dove è stato riscontrato anche un ictus. Io dico grazie a questi volontari della Misericordia perché hanno salvato e continuano a salvare ogni giorno vite umane. Ringrazio la stampa tutta per aver dato visibilità a quanto stiamo facendo sul fronte Covid ed anche sui progetti che comunque questa Amministrazione sta portando avanti con costanza e continuità nonostante un’emergenza epidemiologica senza precedenti. Non si tratta di voler essere a tutti i costi in tv o sui giornali ma semplicemente di voler raccontare, narrare, informare e farlo quotidianamente nell’interesse dei cittadini e lo stiamo facendo bene. Se le tv ed i giornali ci chiamano ne siamo felici ed ampiamente disponibili. Un’attività, quella nostra, che ha attirato su Somma Vesuviana anche l’attenzione positiva della stampa estera, in particolare tedesca e danese, rimasta impressionata da quanto stiamo facendo nonostante il Covid ed il tutto è frutto di un’ottima attività di comunicazione che sta riuscendo a valorizzare il territorio, le eccellenze e le qualità evidenziando il positivo anche in questo dramma economico e sociale che stiamo vivendo tutti insieme. Abbiamo iniziato con la valorizzazione culturale del paese, abbiamo continuato con una valorizzazione anche sociale del paese e continueremo a farlo”.
Il progetto dell’ambulanza comunale per visitare i pazienti covid a domicilio ideato dall’amministrazione Di Sarno a Somma Vesuviana, ha già raccolto i suoi primi bilanci.
In soli tre giorni ha fatto registrare, secondo quanto dichiarato dagli addetti, una trentina di interventi di cui uno giallo e due rossi. Diciassette sono stati i trattamenti domiciliari e numerose le telefonate che quotidianamente gli operatori hanno raccolto.
<< E’ un’iniziativa importante, che il primo cittadino Salvatore Di Sarno e tutta l’amministrazione hanno messo a disposizione del territorio. >> Ha commentato il consigliere di Siamo Sommesi, Giuseppe Nocerino. << C’è grande preoccupazione per il momento davvero difficile che stiamo vivendo a causa della pandemia. L’ambulanza è un servizio utile per aiutare i nostri concittadini, ma siamo consapevoli che bisogna continuare a sostenere i sommesi e pensare a nuovi progetti che possano aiutare il più possibile tutti i cittadini sia nell’ambito della sanità che in quello strettamente legato all’economia e al rilancio della nostra città.>>
Il servizio dell’ambulanza a Somma Vesuviana si è dimostrato un ottimo supporto tanto che anche alcuni medici di base ne hanno usufruito per i propri pazienti, come raccontano gli stessi addetti ai lavori. Per rispondere e meglio venire incontro alle esigenze dei cittadini, inoltre, gli operatori telefonici hanno raggiunto un numero di cinque.
<< Il gruppo Siamo Sommesi di cui sono a capo, con il medesimo senso di responsabilità dimostrato negli ultimi anni, risponderà sempre presente a tutte le iniziative atte a tutelare la salute dei cittadini. >>Ha commentato la consigliera Adele Aliperta. << La speranza è che presto si possa assistere a un arretramento della curva dei contagi, ma intanto lavoreremo costantemente insieme al nostro Sindaco per tutelare la salute dei malati. L’ambulanza è un’iniziativa dalla doppia valenza, non solo puramente medica, ma veste i panni di un segnale importante. Il messaggio è di supporto a quanti stanno vivendo il tragico momento legato alla patologia. L’amministrazione Di Sarno non abbandonerà mai i propri cittadini.>>
Secondo indiscrezioni negli ultimi giorni, il servizio dell’ambulanza a domicilio, con unità sanitaria formata da medico e infermiere, è stato richiesto non solo dai malati covid, ma anche da quelli affetti da altre patologie
Riceviamo e pubblichiamo.Praticò: Le misure di restrizione non devono essere intese come punizioni o situazioni di vantaggio, bensì devono essere interpretate come la presenza dello Stato in condizioni di difficoltà
Come responsabile delle donne che fanno impresa di Confesercenti Napoli provincia Avellino Benevento e come Presidente di Officina delle Idee e Maipiuviolenzainfinita, visto le continue sollecitazioni che vanno dal mondo delle imprese al mondo sociale, “secondo me parte di una stessa medaglia”, vorrei portare all’ attenzione di una categoria che dovrebbe governare ma che alla luce di quello che fino a oggi abbiamo visto non mi sembra stia facendo, riflessioni per me importanti, prima di analizzare i provvedimenti. Siamo davanti ad una epidemia che giustamente è definita PANDEMIA per il carattere globale che sta assumendo. Pandemia che ha accomunato l’intera umanità per combattere una guerra contro un nemico invisibile. I riflessi di questa guerra si propagano senza tener conto delle distinzioni e dei confini nazionali, l’economia globale sembra azzerare le distinzioni tra gli stati per mettere a centro delle scelte di politica economica prima di tutto le vite umane. Mentre gli Stati si siedono insieme per scegliere e approvare provvedimenti di aiuti per le diverse aree economiche cosa viene proposto in Italia? Benissimo la differenza in aree per quanto riguarda l’aspetto sanitario. Ma come è pensabile distinguere gli aiuti in funzione delle diverse aree di emergenza come se si stesse giocando una partita con tanto di classifica? Viviamo in una economia globale e pensiamo a provvedimenti diversi per aree rosse gialle e verdi? Le misure di restrizione non devono essere intese come punizioni o situazioni di vantaggio, bensì devono essere interpretate come la presenza dello Stato in condizioni di difficoltà. Non si vede nulla di questo a nessun livello politico. La politica a tutti i livelli amministrativi si nasconde dietro alla condivisione di bollettini (sembrano quelli meteorologici) senza formare e informare il popolo nei modi necessari per combattere questa strana guerra. I provvedimenti sono per quanto ci riguarda inefficaci e inefficienti nel metodo e nella loro concretezza, sembrano lasciare scontenti tutti i destinatari e gli esclusi. Fondo perduto, credito di imposta, sospensione etc. non sono che misure palliative rispetto a ciò di cui l’economia reale ha bisogno. CERTEZZA. Per cui prima di tutto agli italiani, alle imprese italiane bisogna dire non quando finirà l’emergenza ma quando si inizierà a stare vicino a loro non trattandoli come sudditi ma come cittadini e operatori economico sociali. Accomuniamo tutte le categorie economiche e professionali per cercare: 1. di uscire dall’emergenza mettendo a disposizione le diverse risorse del Paese per il Paese; 2. Di Sospendere il pagamento dei canoni di locazione per le imprese e professioni attribuendo ai proprietari uno sconto diretto di IMU e imposte derivanti dal canone di locazione senza farlo passare come credito di imposta etc; 3. Di Prevedere fondi per la svalutazione in c/capitale dei beni ammortizzabili ad alta obsolescenza 4. Di Agevolare le imprese, attraverso gli enti accreditati dalle diverse regioni e camere di commercio, per le diverse certificazioni di qualità e per la diversificazione dell’attività aziendale attraverso la pubblicità e ADVERTISING 5. Di sospendere per un anno tutte le operazioni finanziare connesse agli investimenti aziendali e cioè leasing etc. 6. Di prevedere una CIG diretta in base all’ultima busta paga senza prevedere particolari adempimenti che hanno provocato ritardi nei pagamenti; in alcuni casi non sono stati ancora versati perché manca la sottoscrizione di accordi di categoria ed in questo periodo risulta difficile sottoscriverli causa restrizioni.Tanto può essere pensato e realizzato ma è necessario un cambio di metodo, un cambio di visione che deve essere globale non intesa come fatto geografico ma come concezione sistemica, non si può pensare di vincere questa guerra dividendo l’Italia, non si può pensare di sostenerne i costi dividendo le categorie. L’Italia e la Campania in particolare è una e non trina.
Così Rosa Praticò, responsabile delle donne che fanno impresa di Confesercenti Napoli Avellino Benevento Presidente di Officina delle Idee e Maipiuviolenzainfinita.
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