Somma Vesuviana, l’alveo Purgatorio e la tombatura incompiuta

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Gli alvei costituiscono, ancora oggi,  un’importante problematica dal punto di vista territoriale, ma anche per tutto quello che riguarda la vivibilità e la sicurezza degli abitanti della città. L’alveo Purgatorio, in particolare, aspetta ancora la sua degna sistemazione.

I lunghi canali naturali, nati dal deflusso della lava dell’originario vulcano  Somma – Vesuvio, sono stati per millenni il letto di scolo per le numerose acque meteoriche. Tutto ciò fino a quando ebbe inizio la realizzazione dei Regi Lagni su iniziativa del vicerè spagnolo Pedro Fernandez de Castro (1560 – 1622). Spettò all’architetto Domenico Fontana (1543 – 1607) il compito di dirigere con minuziosità l’immensa opera di canalizzazione per porre fine alle esondazioni di acqua piovana e fluviale che non solo attanagliavano Terra di Lavoro e tutta l’area prossima a Napoli, ma impedivano il normale sviluppo del vasto territorio. L’opera fu completata, però, nel 1617 con grande beneficio dell’intera regione, che avvertì subito un generale e decisivo risveglio nel campo agricolo, commerciale ed industriale. Quest’ opera, all’epoca, rappresentò un grande capolavoro d’ ingegneria idraulica, capace di risanare una superficie di 65.000 ettari di terreno ricadenti nelle province di Napoli e Caserta. Per quanto concerne l’idrografia della plaga vesuviana e al gruppo dei torrenti o colatori di acque meteoriche, si rimanda al pregevole lavoro dell’ing. Gr. Uff. Riccardo Simonetti, pubblicato nel 1912 a Roma per i Tipi  del Genio Civile: http://www.consorziobonificanapoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Bonifica-e-Sistemazione-Somma-e-Vesuvio_part_1.pdf.

Comunque nel gruppo della falda settentrionale del monte Somma, fra i torrenti Campitelli e Spirito Santo, rientrava il vasto territorio di Somma. Di detti torrenti si scaricavano nei Regi Lagni, a mezzo del collettore Alberolungo: Spirito Santo, Tafone, Purgatorio o Cavone, Fossa dei Leoni, Macedonio, Costantinopoli, Piccolo, Regaglie e Santa Teresa.

Il torrente Purgatorio, in particolare, riceveva i corsi d’acqua di Castello, Murillo, Fontanelle, Auriemma e Croce del Ciglio.

La nostra attenzione in questo articolo cade proprio sul lagno Purgatorio che in parte tombato, come vedremo, attraversa attualmente il centro della città, calando da Castello, passando per la Circumvallazione,  la strada Cavone e l’intero Corso Italia.  Durante la sua attività, pur con alcuni limiti conseguenti ad eventi naturali, ha sempre assolto notevolmente il suo ruolo, come riferisce l’ing. Vincenzo Romano. In passato, oltre alle normali inondazioni, il ricordo è legato alla piena del 27 maggio del 1906 che scardinò il ponte di ferro della ferrovia Circumvesuviana, lasciando la linea ferroviaria Napoli – Ottaviano interrotta. Fu un episodio questo che stava costando caro alla vita di tanti pendolari provenienti da Napoli, ma risolto grazie all’abnegazione di tre ferrovieri, fra cui ricordiamo il deviatore Vincenzo Aliperta (1865 – 1951) alias malacciso, medaglia di bronzo al valor civile.

(https://www.ilmediano.com/vincenzo-aliperta-1865-1951-un-eroe-sommese-che-merita-di-essere-ricordato/).

A partire dagli anni ’60 del Novecento, la forte meccanizzazione dei trasporti fece nascere la necessità di creare nuovi collegamenti tra il monte e la valle, in relazione soprattutto  ad un sistema viario alquanto insufficiente. La soluzione, purtroppo, non era del tutto facile in quanto la forte e nascente urbanizzazione lungo l’asse ferroviario e, soprattutto, nella zona centrale della città, aveva creato una forte difficoltà nell’esecuzione dei lavori. A questo punto, stante la pressante necessità, a partire dalla metà degli anni ’70, l’Amministrazione cittadina dell’epoca comincio a pensare alla realizzazione di un collegamento viario grazie ad una tombatura dell’alveo Purgatorio. Il progetto, denominato Tangenziale Esterna, considerata la particolare importanza, non fu di facile esecuzione, ma divenne operativo con qualche difficoltà burocratica.

La prima esecuzione di tombinatura, però, a carattere privato, fu quella che tenne conto del tragitto che andava dal ponte Purgatorio (il grande incrocio prima di Mercato Vecchio) fino all’attuale imbocco della traversa Garibaldi (proprietà Raia) per poter costruire l’acceso al nascente Parco Primavera e in relazione soprattutto ad un nuovo piano di lottizzazione.

L’altro tratto da tombare, invece, attualmente via Col. Gaetano Aliperta, fu realizzato, finalmente, a partire dai primi anni ’80 dalla Società La Corsi SpA,  in relazione al sopra citato progetto e con lo scopo di poter collegare direttamente la circumvallazione con Santa Maria del Pozzo.

Purtroppo, oggi,  ai nostri occhi l’opera si presenta incompiuta:  basta affacciarsi all’ imbocco della traversa Garibaldi, subito dopo l’ufficio postale per notare che bastavano circa 300 metri per completare l’ innesto sulla strada di Santa Maria del Pozzo. Purtroppo, con l’ alternarsi delle Amministrazioni cittadine, per difficoltà vere o presunte, non si è mai proceduto al completamento dell’opera, lasciando i lavori sospesi.

Un progetto – continua Vincenzo Romano –  concluso a metà, che non ha apportato nessun vantaggio alla collettività, se non quello di favorire solamente l’accesso e la valorizzazione di sole alcune proprietà sulla via pubblica. Un completo abbandono fra ratti, serpenti e acquitrini putridi e puzzolenti. Dopo aver investito circa tre miliardi delle vecchie lire, non si è mai più realizzato l’importante e necessario collegamento della parte a monte con l’intero paese. Allo stato, il mancato completamento dell’opera costituisce un serio problema con pesanti interrogativi ancora da risolvere. Perché quell’opera non è stata completata? Perché si è realizzato un tratto costituente un tronco senza sbocco alcuno? Forse, ufficialmente non lo sapremo mai. Si possono fare delle illazioni, ma noi come sempre ci asteniamo. Il tratto in questione circa 300 metri –  tanto risulta l’interruzione tra il collettore realizzato a monte e quello a valle della ferrovia –  costituisce un grossissimo rischio in caso di insistenti piogge.

La tragedia di Pollena Trocchia del 21 ottobre del 2011 ci insegna quale potrebbe essere il serio problema. E’ da aggiungere, inoltre, che il completamento dell’opera potrà arrecare molteplici vantaggi alla comunità, ridando ossigeno, in primo luogo, al precario collegamento viario. In questo modo si offrirebbe la possibilità di raggiungere agevolmente il centro del paese e costituirebbe una efficace via di fuga, di cui la città è attualmente sprovvista in caso di calamità come eruzioni. Sarebbe opportuno – conclude Romano –  cogliere l’occasione in un momento favorevole di concessioni di fondi agli enti cittadini. Il progetto, già pronto, giace ancora nell’archivio municipale. Riproporlo non sarebbe inutile.