A quarant’anni dal terremoto dell’Irpinia, la necessità di pianificare una ricostruzione

Riceviamo da Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea) e pubblichiamo. “Se guardiamo al sistema di Protezione Civile certamente dal 1980 ad oggi sono stati fatti molti passi in avanti ma invece quando parliamo di ricostruzioni e quindi dei famosi modelli a valle allora iniziamo a tirare un poco le somme e le somme non sono più così esaltanti. Ci sono una serie di eredità sospese, di azioni che sono rimaste nella pancia del Paese – ha dichiarato Curcio –  ma che non hanno avuto ancora una loro concretizzazione. I processi di ricostruzione non possono essere immaginati come processi avulsi dallo sviluppo di un paese. La ricostruzione di un pezzo del nostro Paese deve seguire l’andamento, la visione che il Paese nel suo insieme ha ed invece noi tendiamo a chiudere il processo di ricostruzione limitatamente a quel territorio lì, come se quel territorio lì non fosse inserito in un meccanismo di crescita più ampio. L’emergenza del Covid ha scoperchiato questo meccanismo perché improvvisamente il Paese, per la prima volta, probabilmente da secoli si trova in un’emergenza totale su tutta la lunghezza dello Stivale e quindi per la prima volta si sente la necessità di fare un programma, un progetto che non coinvolge più il posto terremotato, la zona terremotata ma che coinvolge l’intera comunità. Ed allora la riflessione che vorrei proporre è il fatto che i processi di ricostruzione devono intercettare l’idea del Paese”. Ben 88 disastri in 500 anni, 36 negli ultimi 150 anni, il 70% della sismicità nell’Appennino, 541 siti danneggiati da sismi del X o XI grado della Mercalli. Più di 150.000 morti in 150 anni. “Negli ultimi 500 anni abbiamo avuto in Italia 88 terremoti distruttivi, dunque di magnitudo maggiore o uguale a 6. Il 70% della sismicità è generata nell’Appennino. Ben 541 sono i siti danneggiati da sismi del X – XI della MCS e soprattutto nell’Appennino Centro – Meridionale. Ad esempio l’Aquila affronta la sua sesta ricostruzione. In Italia dall’Unità ad oggi abbiamo avuto 36 disastri, dunque in media uno ogni 4 – 5 anni. L’Appennino Campano – Lucano – Pugliese, è stato colpito da ben 59 terremoti sopra la soglia del danno e di questi ben 41 sono stati in Campania. La cultura del rischio è una meta ancora lontana. In Campania Dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 – ha dichiarato Emanuela Guidoboni sismologa dell’INGV – furono avviati estesi studi in diversi settori disciplinari quali la storia, geologia, sismologia e ingegneria, che hanno segnato un’importante stagione di ricerca e raggiunto rilevanti risultati. Fra questi, lo studio di terremoti della millenaria storia italiana ha messo in evidenza i caratteri sismici del Paese e gli elementi che ancora oggi concorrono a fare dei forti terremoti un nodo cruciale: alta vulnerabilità dell’edificato, alta frequenza delle distruzioni e scarsa qualità delle ricostruzioni storiche. Queste conoscenze non si sono tradotte in una cultura del rischio: infatti oggi non c’è quasi domanda di sicurezza abitativa da parte della popolazione, anche nelle aree a maggior rischio sismico”. Dunque nasce la Carta delle Ricostruzioni base per pianificare le prossime ricostruzioni, l’annuncio fatto proprio in occasione del quarantesimo anniversario del Terremoto dell’Irpinia: RemTech e Casa Italia lavorano alla Carta delle Ricostruzioni dei terremoti italiani. Ma cosa è la Carta delle Ricostruzioni? “La Carta delle Ricostruzioni è un documento che individua 8 punti sui quali basare e pianificare le future ricostruzioni. Assieme al Capo Dipartimento di Casa Italia, Fabrizio Curcio – ha annunciato Silvia Paparella, General Manager di RemTech –stiamo lavorando alla Carta delle Ricostruzioni di cui faranno parte i Commissari per la ricostruzione e gli esperti coinvolti a diverso titolo nelle varie ricostruzioni post – sisma. La Carta affronterà diversi aspetti del processo di una ricostruzione: Governance; Normativa, Procedimenti; Politiche urbanistiche; Personale impegnato; Tecnologie utilizzabili; Flussi finanziari; Comunicazione, ma anche tanti altri temi che rendono i processi di ricostruzione attività non solo infrastrutturali ma anche e soprattutto connessi con la rinascita delle comunità colpite. Si tratta di un tema per il quale la conoscenza e l’esperienza del Geologo è evidentemente fondamentale. Dunque un percorso sfidante ma riteniamo anche indispensabile, che vedrà tracciare una rotta, nuova per certi aspetti, innovativa, coraggiosa, necessaria, concreta e giustamente di visione. La ricostruzione parte nel presente e traguarda un futuro in cui i territori ripartono e in cui i cittadini non solo rientrano a casa ma si riappropriano della propria vita”.

Irpinia, 40esimo anniversario del terremoto 23 novembre 1980-2020

Riceviamo da Antonio Castaldo di IESUS – Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali e pubblichiamo. Dall’Unità d’Italia ad oggi, in 160 anni, sono stati registrati 36 eventi disastrosi e oltre 150.000 morti. Fra i più terribili, sicuramente il più violento registrato in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, è quello di quaranta anni fa. Il 23 Novembre 1980, alle ore 19,35 una fortissima scossa di terremoto di 90 secondi, con epicentro in Alta Irpinia, alla Sella di Conza, di magnitudo 6.9 scala Richter, il 10° grado della scala Mercalli, colpiva una vasta area tra province di Avellino, Salerno e Potenza sull’Appennino Campano-Lucano. L’onda sismica propagatasi per una estensione di 17.000 chilometri quadrati, dall’Irpinia al Vulture, lasciò fra le macerie 2981 morti. I soccorritori recuperarono 9000 feriti mentre si contarono oltre 300.000 senzatetto. Da quel momento furono 6.000.000 le persone che ebbero sconvolta la loro vita quotidiana. Il rumore dei crolli e dei boati venne fissato per coincidenza da un cittadino di Lioni mentre armeggiava con canzoni e registratore presso la propria abitazione. Solo qualche mese dopo la bobina venne consegnata a “Radio Alfa” con il direttore artistico, Michele Acampora, che la fece conoscere al mondo intero attraverso l’etere avellinese. E’ possibile riascoltare la colonna sonora di quella immane tragedia umana cercando web, qui attraverso il “Monitore Napoletanohttps://www.youtube.com/watch?v=TLcafAYu3sA . Il ritardo degli aiuti e l’inefficienza dello Stato, nell’organizzare i soccorsi per i paesi colpiti dal sisma, fu constatato di persona dal Presidente della Repubblica, Sandro Pertini (Stella San Giovanni SV, 25 settembre 1896-Roma, 24 febbraio 1990), il quale il 26 novembre 1980, lo stesso giorno in cui “Il Mattino” in prima pagina invocava: “Fate Presto”. Al suo ritorno al Quirinale, conclusa la visita alle zone terremotate, dopo aver lanciato un indignato atto di accusa per le gravi inadempienze e per i ritardi nei soccorsi, il Presidente Pertini così concludeva il suo messaggio alla Nazione con questo appello: «Qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana. Tutti gli italiani e le italiane devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi loro fratelli colpiti da questa nuova sciagura. Perché, credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi». Qui, https://youtu.be/o1WChq0gQcAi, il suo discorso integralmente reso. [Tratto dal documentario di Rai Storia “23 novembre 1980-Obiettivo Irpinia”] La macchina dei soccorsi, veniva avviata sotto la guida del nominato Commissario straordinario del Governo, già reduce dall’esperienza in Friuli dopo il terremoto del 1976, Giuseppe Zamberletti, (Varese, 17 dicembre 1933-26 gennaio 2019) che sul campo conquistava l’indiscusso riconoscimento di “Padre della Protezione Civile” in Italia. Stato, Regioni ed Enti locali con i loro sindaci e amministratori, le Forze Armate, la Chiesa ed il mondo del Volontariato, tutti iniziarono a fare sistema per accingersi sulla via della rinascita grazie anche alla prodigalità e alla solidarietà degli italiani e di numerosi Paesi esteri. La macchina dei soccorsi che ebbe l’apporto provvidenziale di numerosissimi volontari, mai contati, in una catena di solidarietà Nord-Sud, vide l’impegno di 50mila unità militari. Con la Legge n. 219 del 1981 veniva avviata la ricostruzione nei comuni danneggiati delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno. In quelle stesse aree sarebbe dovuto decollare anche lo sviluppo industriale che non c’è stato, In diversi casi aziende del Nord hanno impiantato macchinari obsoleti e dopo aver intascato consistenti incentivi dallo Stato, hanno chiuso i cancelli e sono “spariti”. Il numero dei comuni colpiti, dopo le poche decine inizialmente registrati, raggiunse la cifra finale di 687, ovvero l’8,5% del totale dei comuni italiani. All’epoca purtroppo si attivò immediatamente anche la parassitaria “camorra imprenditrice”. Dalla relazione conclusiva della “Commissione parlamentare d’inchiesta sulla attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del novembre 1980 e febbraio 1981”, presieduta dal deputato Oscar Luigi Scalfaro, nominato il 19 settembre 1989, resa in Parlamento il 5 febbraio 1991, risulta la complessiva cifra di 50.620 miliardi di lire stanziati dal Governo italiano. I fondi, sempre in miliardi di lire, sono così distribuiti: 4.684 per l’emergenza di quei giorni; 18.000 destinati alla ricostruzione dell’edilizia privata e pubblica; 2.043 assegnati alle regioni; 8.000 diretti alla ricostruzione degli opifici e allo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi. [X Legislatura, Relazione conclusiva, Atti Parlamentari, doc. XXIII n. 27, vol. I, tomo I, pag. 16] Con il “Piano Napoli” vennero realizzati 20.000 alloggi, oltre 100.000 vani distribuiti nella periferia cittadina e in 17 comuni della sua provincia di Napoli. In quei cosiddetti “Quartieri 219” una sofferta umanità sopravvive di dignitosamente anche nel disagio sociale ed economico. Purtroppo persistono anche sacche di povertà e presenza deviante di attività illecite.

Napoli e provincia, Carabinieri in prima linea nel contrasto alla violenza di genere: “Denunciate e affidatevi a noi”

In poco meno di 1 mese 11 arresti, 3 denunce a piede libero, 2 divieti di avvicinamento notificati. L’invito del Comandante Provinciale di Napoli rivolto a tutte le donne vittime di violenza è “denunciate e affidatevi a noi!”. A tre giorni dalla giornata Internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza di genere – istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – il Comando Provinciale Carabinieri di Napoli traccia un bilancio dell’attività di contrasto ad un fenomeno particolarmente sentito e combattuto dall’Arma. Undici arresti, 3 denunce a piede libero, 2 divieti di avvicinamento notificati e 7 denunce raccolte. Questo il triste resoconto dal 1° novembre ad oggi. Sempre sensibili e in prima linea nel contrasto a reati di questo genere i militari dell’Arma partenopea  sono sempre più vicini alle vittime e, coordinati dalle rispettive procure, sempre più incisivi. Per ben sei volte i carabinieri – grazie all’ottimo lavoro del 112 – hanno salvato vittime di violenze in cerca di aiuto, arrivando in tempi rapidissimi sul posto. Tra questi il caso di una donna di Portici. È lì che carabinieri hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia un 68enne del posto. Aveva intenzione di picchiare la moglie, ha tentato di colpirla con un pugno in pieno viso ma i militari – attivati dal 112 –  lo hanno bloccato e arrestato prima che potesse farle del male. Oppure quando qualche giorno fa a Roccarainola i carabinieri della locale stazione e quelli di Cicciano hanno arrestato per rapina e maltrattamenti un 35enne del posto, già noto alle ffoo. Ha intercettato la moglie in strada mentre era in auto. Le ha intralciato e poi bloccato la marcia. La donna ha avuto giusto il tempo di allertare i carabinieri e poi è stata colpita da un pugno al volto. Il marito le ha poi sottratto il cellulare e ha tentato di fuggire in auto. La donna ha provato a fermarlo lanciandosi nell’abitacolo ma non ha ottenuto risultati. Guidati dalle grida della donna,  i militari – arrivati sul posto in pochi minuti – hanno individuato e bloccato il 35enne che, in manette, è stato tradotto al carcere di Poggioreale in attesa di giudizio. Il cellulare è stato restituito mentre la vittima non ha ritenuto opportuno farsi refertare in pronto soccorso. Secondo quanto ricostruito, la donna sarebbe stata vittima di violenze per quasi 3 anni, già dal 2017, ma solo una parte di queste sarebbe stata denunciata e refertata. E ancora a Varcaturo, frazione di Giugliano in Campania, dove un 26enne è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e evasione. Il giovane, già ai domiciliari per aver vessato il padre, è stato sorpreso a passeggiare in via Domiziana, a pochi passi dalla casa paterna. In pochi giorni, invece, tra Portici ed Ercolano i carabinieri della compagnia di torre del greco hanno fatto luce su 2 vicende controverse. Nella prima una 30enne si è resa protagonista di violenze ai danni dei genitori: pretendeva denaro per acquistare droga e ogni rifiuto si trasformava in percosse, minacce e insulti. Una situazione che padre invalido e madre subivano da tempo e che si è risolta con l’arresto della 30enne dopo l’ennesimo accesso di violenza. A Ercolano i carabinieri della locale tenenza hanno arrestato un 45enne del posto. L’uomo, come molte altre volte in passato, aveva minacciato la 70enne madre convivente per ottenere denaro. Ha impugnato un bastone e rotto il vetro della porta di ingresso. I frammenti hanno ferito l’anziana che è stata soccorsa dai carabinieri. In manette è invece finito il figlio. Nella città di Napoli, nel quartiere Chiaiano, i Carabinieri del Nucleo radiomobile e quelli della stazione di Napoli Marianella hanno arrestato un 49enne del posto già noto alle ffoo. L’uomo – in stato di alterazione psicofisica dovuta probabilmente all’assunzione di droga o alcool – si è scagliato contro la madre 85enne. Le ha sottratto del denaro e ha minacciato di picchiarla. La donna – esasperata – è riuscita a contattare il 112 permettendo ai Carabinieri di entrare in casa e bloccare il 49enne dopo un vano tentativo di fuga.  Anche in questo caso, numerose le violenze subite nel tempo, mai denunciate. Ancora, in questo mese i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito – coordinati dalle procure di Napoli, Torre Annunziata, Napoli Nord e Nola – ben 7 misure cautelari nei confronti di altrettanti “violenti”. I provvedimenti sono stati il frutto delle denunce presentate dalle vittime presso i comandi stazione e delle successive indagini effettuate dai militari. Tra queste anche 2 divieti di avvicinamento alla persona offesa, un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria che, se violato, può condurre a misure più restrittive. Altro dato importante, la fiducia nell’arma da parte del cittadino e delle donne maltrattate. Sette le donne che vivono situazioni di degrado familiare e che hanno chiesto aiuto. I militari – in collaborazione con le rispettive procure e con i centri anti-violenza presenti sul territorio – hanno attivato per loro un percorso di tutela e assistenza. E a Napoli, a sostegno delle  vittime di violenza anche il “mobile angel”, un braccialetto intelligente che consente a chi è in difficoltà di allertare  in tempo reale  i carabinieri. “Il comando provinciale carabinieri di Napoli è da sempre in prima linea per la tutela delle fasce deboli. È per questo che il mio instancabile invito è quello di rivolgersi a noi, di affidarsi ai Carabinieri delle numerose Stazioni e tenenze distribuite su tutto il territorio della provincia di Napoli.” Queste le parole del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Napoli, Generale di Brigata Canio Giuseppe La Gala. “Le vittime si sentono spesso sole, isolate, schiacciate dal peso di una sofferenza mai espressa. Il Nostro obbiettivo è invertire questa tendenza, accompagnando –  con la coordinazione dell’Autorità Giudiziaria e la collaborazione dei Centri antiviolenza – le  vittime in un percorso “guidato” di tutela.”

Wellness and health, il covid 19 e la perdita di gusto e di olfatto: come ritornare alla normalità

Pazienza, cibi giusti, terapia e riabilitazione della memoria olfattiva  per ritornare alla normalità.   L’ olfatto e il gusto sono indispensabili per  identificare le molecole esterne classificandole  in un  particolare odore o sapore. I due sensi sono alla base della sopravvivenza. L’ olfatto, in primis, consente di riconoscere e attribuire odori diversi a un numero di molecole che varia da 1000 a 10.000. La sensibilità del sistema olfattivo è tale da rilevare la presenza di un dato odore da una concentrazione di 107 molecole per 1 ml d’aria. Il  senso del gusto, invece, riconosce solo ed esclusivamente i cinque sapori fondamentali: acido, amaro, dolce, salato e umami ( alimenti contenenti glutammato come quello contenuto nel dado da cucina) . Quindi, per evocare una determinata sensazione gustativa è necessario avere ENTRAMBI i SENSI! I recettori dell’epitelio olfattivo  si legano a molecole odorose presenti nell’aria inspirata. Il muco all’interno delle cavità nasali con la sua giusta idratazione ha una funzione fondamentale. Cosa accade nella malattia da COVID19? Dopo diversi mesi dall’ inizio di questa pandemia i due sintomi : l’iposmia e anosmia sono ufficialmente tra i sintomi del Covid-19. Ma che cos’è l’iposmia? diminuzione (iposmia) o perdita completa (anosmia)dell’olfatto. Secondo le ultime ricerche sarebbero almeno due i meccanismi fisiologici che provocano la perdita dell’olfatto in presenza del Covid-19. In molti, colpiti da COVID 19 descrivono la perdita o la diminuzione  di gusto ed olfatto, ma va fatta chiarezza! Non si tratta esattamente di perdita del “gusto”! Il  virus pregiudica la nostra capacità di percepire i sapori ma questa capacità, che impropriamente definiamo “gusto”, la dobbiamo prevalentemente al senso dell’olfatto, che si manifesta e agisce attraverso la bocca. Il coronavirus è particolarmente attratto dalle cellule ciliate, ovvero cellule dotate alle estremità di minuscoli peli simili a ciglia che si trovano nelle cavità nasali. Anche i polmoni sono ricchi di cellule ciliate, ma sono ciliati anche i neuroni sensoriali olfattivi e,  a loro volta, i recettori che percepiscono gli odori si trovano proprio su queste ciglia. Si pensa, quindi, che il coronavirus aggredisca i neuroni sensoriali olfattivi, provocando infiammazione e inibendo la capacità di percepire gli odori. Ma un secondo meccanismo potrebbe coinvolgere i geni espressi nelle cellule di supporto e nelle cellule staminali presenti nell’epitelio olfattivo (dove sono collocati i neuroni sensoriali olfattivi). Sia queste cellule sia quelle dell’epitelio respiratorio nei polmoni esprimono dei geni chiave necessari al Covid-19 per invaderle. Di norma, non si riesce a fare una reale differenza tra gusto e aroma. Il motivo è che noi solitamente diciamo “gusto”, ma quello che intendiamo è “aroma”. L’aroma si deve prevalentemente al senso dell’olfatto. È un’illusione, l’idea che l’aroma del caffè sia nella nostra bocca. Nella bocca abbiamo solo il sapore amaro o dolce o salato o acido: l’aroma per cui riconosciamo il caffè come tale si trova  nel naso”. Perché non cogliamo la differenza tra le due sensazioniQuasi tutte le sensazioni che proviamo mentre mangiamo sono da attribuire all’olfatto. Il motivo per cui ci sembra erroneamente che la percezione dell’“aroma” (gusto fondamentale + profumi degli alimenti) avvenga in bocca in un certo senso è cosi. Mentre mangiamo infatti respiriamo con la bocca e le molecole dei profumi del cibo entrano nel naso attraverso un’apertura situata nella parte posteriore della cavità orale che la collega al naso. Queste molecole provenienti dalla bocca attivano i neuroni sensoriali olfattivi e in tal modo avvertiamo il profumo del cibo insieme al gusto che abbiamo in bocca: questo ci dà l’aroma, che noi comunemente chiamiamo “sapore”. Le persone una volta guarite dal Covid-19, riacquistano  completamente il senso dell’olfatto. A ciascuno i suoi tempi di recupero rispetto all’aggressività della carica virale, alla risposta ricostruttiva dell’epitelio ciliato  e dei suoi recettori olfattivi, danneggiati dal virus. L’ olfatto non ritorna finché non sono scomparsi tutti gli altri sintomi della malattia e questo non può essere definito dettaglio ma ci fa capire quanto questo virus detenga il potere di distruzione fino all’ultima cellula in cui può entrare e fare danni. Non dimentichiamo che il vero e reale danno di questo virus è vasculitico (la vasculite è un’infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni) In genere, ma non è una regola, non si riacquista la percezione olfattiva a poco a poco : l’olfatto sparisce per poi riapparire all’improvviso. Quale terapia alimentare per ripristinare l’olfatto? Decotti caldi di arance, mele, malva, alloro, camomilla, coriandolo. Il caldo umido del decotto e le proprietà benefico-nutrizionali di questi alimenti messi in ebollizione per almeno 40 min, permettono una continua e sana idratazione dell’epitelio delle cellule ciliate delle cavità nasali, fanno da antiinfiammatori, donano la giusta rivascolarizzazione ed il giusto apporto di Vit. B e C. Frutta e verdura a volontà ed il giusto apporto chilo calorico quotidiano. Mangiamo anche se non sentiamo i “ sapori”: prima o poi torneranno. Quale suggerimento farmacologico, obbligatoriamente da condividere con il proprio medico,  per ripristinare l’olfatto? Vitamina B12, Vitamina C a dosaggio di 1 grammo al giorno, L-acetil carnitina per combattere lo stress ossidativo del danno recettoriale,  e permettere la ricostruzione delle guaine mieliniche sensoriali ( Agonista della funzione mitocondriale, dei fattori di crescita e riparativi (NGF) con attività antiossidante nei neuroni del sistema nervoso centrale e periferico) , Acido ialuronico  per ristabilire , grazie alle sue proprietà idratanti e lubrificanti, la clearance muco-ciliare delle cellule olfattive E per ritrovare la “ memoria” olfattiva? Annusare per almeno 20 secondi al giorno, tre diversi aromi particolarmente intensi ( eucalipto, caffè, aceto….ed il profumo da noi preferito,  che tutte le mattine si indossava in epoca NO COVID). In ultimo, TANTA PAZIENZA! Tutto rientrerà! Dopo, sarà solo un brutto ricordo che ci farà apprezzare ancora di più, LA sofisticata macchina chiamata essere umano e la  VITA !  

Avvocati solidali a San Gennaro Vesuviano: “Pronti a sostituire i colleghi colpiti dal covid”

Anche gli avvocati si uniscono per fronteggiare il coronavirus. Questa volta sono gli Avvocati Sangennaresi a lanciare una iniziativa solidale: non lasciare indietro nessun collega in questo triste periodo. Da qualche giorno, infatti, tutti gli avvocati colpiti dal covid 19 possono contattare i legali di San Gennaro Vesuviano (cittadina nota per la storica Fiera Vesuviana) per essere sostituiti in udienza o per degli adempimenti urgenti, ovviamente in relazione agli uffici giudiziari del Tribunale di Nola e dei Giudici di Pace del circondario. Deus ex machina di questo progetto, a cui hanno immediatamente aderito tutti i colleghi della cittadina alle falde del monte Somma, è stato il civilista sangennarese Sergio Sbarra che sul profilo facebook ha lanciato l’iniziativa. ”In questi momenti –afferma l’avvocato Sbarra- abbiamo il dovere di muoverci, ci fare qualcosa. Non possiamo essere egoisti e dobbiamo comportarci come una Famiglia… aiutarci tra noi. A differenza di marzo oggi il coronavirus è arrivato nella nostra zona, colpendo tanti amici e numerosi colleghi. Tante le persone che stanno, purtroppo, morendo. Ritengo –continua Sergio Sbarra, noto anche per la sua spiccata passione per il food- che la nostra iniziativa di solidarietà sia il minimo in questo momento storico. Invito –conclude Sbarra- tutti i colleghi che hanno problemi a contattarci in privato, offriremo loro il nostro aiuto ovviamente a titolo gratuito… insieme si vince”. La nobile iniziativa degli avvocati di San Gennaro Vesuviano ha subito trovato l’appoggio dell’attuale presidente del Consiglio dell’Ordine della città di Giordano Bruno. “Ovviamente vedo con favore questo progetto di solidarietà degli Avvocati Sangennaresi –sostiene Ciro Sesto, presidente del Coa di Nola- progetto, che noi già stavamo avviando con le associazioni mandamentali e quelle nazionali, per portarlo in tutti gli uffici del Tribunale di Nola e dei Giudici di Pace del nostro circondario. Del medesimo tenore l’intervento del parlamentare leghista Urraro. “Gli avvocati sangennaresi –esordisce il senatore Francesco Urraro, già presidente del Coa di Nola- ancora una volta rappresentano al meglio il ruolo sociale dell’Avvocatura, così come consacrato nel nostro ordinamento forense, nella custodia dei diritti e dei valori fondamentali prima ancora della difesa degli stessi. Complimenti”.  

Striano, inaugurati i nuovi locali della guardia medica

Sono stati inaugurati i nuovi locali della guardia medica del comune di Striano in via Beniamino Marciano. Presenti il direttore sanitario aziendale Asl Napoli 3 Sud Gaetano D’Onofrio, il direttore del distretto sanitario Francesco Lettiero, il sindaco Antonio del Giudice.  La struttura (tre stanze e ambulatorio) è operativa il sabato  e la domenica. Per gli altri giorni la guardia medica è attiva presso il comune di Poggiomarino. “Questa riapertura è la testimonianza che oltre l’emergenza Covid l’Asl continua nella propria azione programmatoria per implementare l’offerta sanitaria alle comunità locali e la sinergia con i rappresentanti degli enti locali è il valore aggiunto di un’azione sempre più rivolta al miglioramento dei servizi ai cittadini”, dice il direttore sanitario Asl Gaetano D’Onofrio. “È un servizio essenziale per la cittadinanza fiore all’occhiello per la nostra città, frutto di una grande sinergia tra istituzioni”, aggiunge il sindaco di Striano Del Giudice.

Covid-19, a Ottaviano un’altra vittima. Il sindaco: “Troppi assembramenti. Dove vogliamo arrivare?”

A Ottaviano sale a otto il numero delle vittime del covid-19, l’ultima oggi dopo le due persone decedute pochi giorni fa. Un artigiano ricoverato al Monaldi purtroppo non ce l’ha fatta. Tramite un post su Facebook, il Sindaco di Ottaviano Luca Capasso ha espresso la propria vicinanza e quella di tutta la comunità alla famiglia della vittima. Il primo cittadino ha ribadito ulteriormente la pericolosità del covid-19 e la troppa leggerezza di alcune persone in merito: “Ho fatto un giro per la città e ho trovato assembramenti in diverse zone. E vi prego di non ritirare in ballo i giovani.” A quanto pare sarebbero soprattutto gli anziani a sottovalutare la situazione e a non rendersi conto che questo virus può rivelarsi mortale, dunque continuano a riunirsi nelle piazze ottavianesi spesso con la mascherina abbassata al mento senza rispettare le distanze sociali. Dopo aver stanziato un fondo comunale di 100 mila euro per aiutare i cittadini in difficoltà, il Sindaco, in accordo con l’unità di crisi e i dirigenti scolastici, ha confermato la chiusura di tutte le scuole pubbliche e private fino al 29 Novembre. Una mossa che potrebbe rivelarsi vincente seppur molto criticata da molti genitori che non concorderebbero con questa scelta estrema. Purtroppo la decisione presa sembrerebbe giustificata dalla tragicità del momento: seppur il numero delle persone guarite sia aumentato nell’ultima settimana, quello dei contagi resta comunque molto alto. A tal proposito Capasso scrive: “Se oltre 500 contagiati e otto morti non sono sufficienti a far capire che il virus è terribile, mi chiedo dove vogliamo arrivare.”

Agro nolano, nasce il Presidio Slow Food della torzella riccia, antico cavolo mediterraneo

È di pochi giorni fa la notizia che ha preso ufficialmente vita il Presidio Slow Food della torzella riccia. “Un riconoscimento importante – dicono i promotori dell’iniziativa – arrivato dopo un anno di lavori preparatori, per uno dei cavoli più antichi al mondo, oggi presente soprattutto nell’agro nolano e acerrano”. La sua storia inizia oltre 4000 anni fa nell’area orientale del Mediterraneo, sottolinea l’agronoma Patrizia Spigno, referente regionale dei Presìdi Slow Food Campania, e per questo motivo viene chiamata anche “cavolo greco” o “torza riccia” in dialetto napoletano. “Anticamente i contadini – continua Spigno – per affrontare l’irrigidimento climatico, la consumavano non solo in quanto ricca di vitamina C, acido folico, fibre e potassio, ma anche perché alimento nutriente e allo stesso tempo povero di grassi. Ha, inoltre, un elevato contenuto in glucosinolati, in grado di svolgere un’azione preventiva contro l’insorgere dei tumori”.

Una scommessa vinta per i nove produttori agricoli che hanno sottoscritto la dichiarazione fondativa che definisce gli obiettivi comuni della neonata comunità e che puntano ad allargare la compagine nei prossimi mesi. Uno l’abbiamo incontrato: si tratta di Massimiliano Cerciello, fattore mariglianese dell’azienda agricola “Acqua e Sole”, con la quale coltiva l’antica terra fertile al confine con Somma Vesuviana, dove scorrevano i lagni in discesa dal monte Somma. “La torzella arriva nel Mediterraneo nella notte dei tempi: ha quasi quattromila anni di storia e viene consumata abitualmente almeno fino al dopoguerra, dopodiché sparisce dalle tavole dei napoletano, quelle dell’agro acerrano-mariglianese in particolare”, ci spiega Massimiliano, costretto da qualche mese a stare lontano dai campi per una lombosciatalgia (e quindi particolarmente crucciato).

“La torzella è sempre stata una verdura poverissima, con la quale si preparava una tipica zuppa di patate, oppure la si tirava con i pomodorini del piennolo, tipici della zona vesuviana. Col tempo è stata dimenticata, ma qualche anno fa la Regione Campania promosse un progetto teso al recupero e alla valorizzazione del cavolo cosiddetto laciniato greco, da noi la torza riccia. L’intenzione dei vertici regionali era quella di riprendere le antiche semenze e la sorpresa fu grande quando, presumibilmente proprio all’interno di un orto botanico mariglianese, quello della famiglia Galdi, nel giardino dell’omonima villa, fu ritrovata una piantina dell’antica torzella: la scoperta diede appunto il là al progetto di rilancio della cultivar”, spiega Cerciello, sottolineando come ormai da tempo ne abbia fatto uno dei cavalli di battaglia della sua azienda agricola. “Ho iniziato a coltivare la torzella, e con tenacia e pazienza ho portato avanti un lavoro di assaggio dell’antico sapore ai cittadini mariglianesi, che lo hanno riscoperto e apprezzato. Presento il prodotto sia fresco che trasformato, recuperando tra le altre cose lo storico abbinamento con il pomodorino del piennolo. La torzella è un prodotto peculiare del territorio mariglianese e mi sono prodigato affinché venisse recuperato: in tal senso è nato con Slow Food Agro Nolano, e in particolare con Gianluca Napolitano, il discorso di coinvolgere alcune aziende del territorio e lanciare il presidio della torzella riccia, che ha un protocollo fitosanitario biologico e delle metodiche agronomiche particolarissime, nell’intento di portare l’antico (ma nuovo) prodotto anche a un risalto nazionale”, conclude il fattore di Acqua e Sole.

La torzella, come anticipato, ha delle notevoli proprietà anticancro, dunque soprattutto il consumo del prodotto fresco può aiutare moltissimo in tal senso: essendo un prodotto che si fa mangiare con molto gradimento, la torzella potrebbe diventare davvero un alimento fondamentale della dieta locale, in un territorio letteralmente “divorato” dai tumori.

Erroneamente la torzella viene abbinata all’inverno, ma il cavolo in questione viene trapiantato nel mese di febbraio: essendo una pianta biennale, assicura due anni di raccolto ma poi va in infiorescenza, producendo semi per poi riprodursi. Tuttavia, talvolta si riesce anche ad assicurare un secondo trapianto nel mese di luglio, portando così la produzione su dicembre, garantendo la presenza della torzella nella famosa “minestra maritata”, piatto tipico del Natale campano (il cavolo greco in questione è una delle 7 verdure necessarie alla preparazione della tradizionale pietanza).

“L’azione messa in campo dal nuovo Presidio – sottolinea Gianluca Napolitano, fiduciario di Slow Food Agro nolano – ha lo scopo di valorizzare e promuovere il territorio, favorendo il recupero della biodiversità e stimolando concretamente ricadute positive sull’economia locale. I piccoli produttori riescono a vendere i prodotti a prezzi più coerenti col loro valore, stabiliscono legami forti con trasformatori, distributori e ristoratori, rendono la filiera più sostenibile ambientalmente, migliorano la trasparenza della comunicazione per i consumatori”.

La consigliera Di Pilato guiderà il Movimento “Noi Campani” a Somma Vesuviana

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Sarà la consigliera comunale Lucia Di Pilato a rappresentare il movimento di Mastella “Noi Campani” nella città di Somma Vesuviana. Nonostante la giovane età, la Di Pilato è risultata da diversi anni tra i più votati alle amministrative di Somma Vesuviana ed alle ultime regionali ha raccolto un lusinghiero risultato personale, collocandola nel cappello di testa della lista messa in piedi da Noi Campani nella provincia di Napoli. Tale radicamento, unitamente all’entusiasmo ed alla competenza amministrativa riscontrata, hanno spinto Noi Campani a puntare convintamente sulla Di Pilato per la guida del movimento nella città vesuviana, certi che la stessa sarà capace di aggregare quante più energie e sensibilità possibili. (Fonte foto: rete internet)

Marigliano, Municipale e Carabinieri Forestali sequestrano tre quintali di prodotti alimentari

Brillante operazione della polizia locale di Marigliano volta alla tutela del consumatore. Durante un controllo ispettivo per i servizi agroalimentari, la Municipale diretta dal Magg. Emiliano Nacar ha ispezionato uno stabilimento dedito alla lavorazione di prodotti agricoli e al loro inscatolamento. All’atto del sopralluogo è stata richiesta anche la presenza dei Carabinieri Forestali di Marigliano, in virtù della loro competenza: così facendo l’operazione è diventata congiunta. A seguito dell’attività ispettiva sono stati sequestrati circa cento chilogrammi di prodotti privi di tracciabilità e pronti per essere immessi nel ciclo produttivo. Durante un ulteriore controllo sono stati posti sotto sequestro penale circa due quintali di alimenti esposti alle intemperie e pronti per essere immessi nella produzione. Immediato il sequestro penale della merce per la sua immediata distruzione e il deferimento all’autorità giudiziaria dell’imprenditore.