Home Comunicati Stampa A quarant’anni dal terremoto dell’Irpinia, la necessità di pianificare una ricostruzione

A quarant’anni dal terremoto dell’Irpinia, la necessità di pianificare una ricostruzione

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Riceviamo da Società Italiana di Geologia Ambientale (Sigea) e pubblichiamo.

“Se guardiamo al sistema di Protezione Civile certamente dal 1980 ad oggi sono stati fatti molti passi in avanti ma invece quando parliamo di ricostruzioni e quindi dei famosi modelli a valle allora iniziamo a tirare un poco le somme e le somme non sono più così esaltanti. Ci sono una serie di eredità sospese, di azioni che sono rimaste nella pancia del Paese – ha dichiarato Curcio –  ma che non hanno avuto ancora una loro concretizzazione. I processi di ricostruzione non possono essere immaginati come processi avulsi dallo sviluppo di un paese. La ricostruzione di un pezzo del nostro Paese deve seguire l’andamento, la visione che il Paese nel suo insieme ha ed invece noi tendiamo a chiudere il processo di ricostruzione limitatamente a quel territorio lì, come se quel territorio lì non fosse inserito in un meccanismo di crescita più ampio. L’emergenza del Covid ha scoperchiato questo meccanismo perché improvvisamente il Paese, per la prima volta, probabilmente da secoli si trova in un’emergenza totale su tutta la lunghezza dello Stivale e quindi per la prima volta si sente la necessità di fare un programma, un progetto che non coinvolge più il posto terremotato, la zona terremotata ma che coinvolge l’intera comunità. Ed allora la riflessione che vorrei proporre è il fatto che i processi di ricostruzione devono intercettare l’idea del Paese”.

Ben 88 disastri in 500 anni, 36 negli ultimi 150 anni, il 70% della sismicità nell’Appennino, 541 siti danneggiati da sismi del X o XI grado della Mercalli. Più di 150.000 morti in 150 anni.

“Negli ultimi 500 anni abbiamo avuto in Italia 88 terremoti distruttivi, dunque di magnitudo maggiore o uguale a 6. Il 70% della sismicità è generata nell’Appennino. Ben 541 sono i siti danneggiati da sismi del X – XI della MCS e soprattutto nell’Appennino Centro – Meridionale. Ad esempio l’Aquila affronta la sua sesta ricostruzione. In Italia dall’Unità ad oggi abbiamo avuto 36 disastri, dunque in media uno ogni 4 – 5 anni. L’Appennino Campano – Lucano – Pugliese, è stato colpito da ben 59 terremoti sopra la soglia del danno e di questi ben 41 sono stati in Campania. La cultura del rischio è una meta ancora lontana. In Campania Dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 – ha dichiarato Emanuela Guidoboni sismologa dell’INGV – furono avviati estesi studi in diversi settori disciplinari quali la storia, geologia, sismologia e ingegneria, che hanno segnato un’importante stagione di ricerca e raggiunto rilevanti risultati. Fra questi, lo studio di terremoti della millenaria storia italiana ha messo in evidenza i caratteri sismici del Paese e gli elementi che ancora oggi concorrono a fare dei forti terremoti un nodo cruciale: alta vulnerabilità dell’edificato, alta frequenza delle distruzioni e scarsa qualità delle ricostruzioni storiche. Queste conoscenze non si sono tradotte in una cultura del rischio: infatti oggi non c’è quasi domanda di sicurezza abitativa da parte della popolazione, anche nelle aree a maggior rischio sismico”.

Dunque nasce la Carta delle Ricostruzioni base per pianificare le prossime ricostruzioni, l’annuncio fatto proprio in occasione del quarantesimo anniversario del Terremoto dell’Irpinia: RemTech e Casa Italia lavorano alla Carta delle Ricostruzioni dei terremoti italiani. Ma cosa è la Carta delle Ricostruzioni?

“La Carta delle Ricostruzioni è un documento che individua 8 punti sui quali basare e pianificare le future ricostruzioni. Assieme al Capo Dipartimento di Casa Italia, Fabrizio Curcio – ha annunciato Silvia Paparella, General Manager di RemTech –stiamo lavorando alla Carta delle Ricostruzioni di cui faranno parte i Commissari per la ricostruzione e gli esperti coinvolti a diverso titolo nelle varie ricostruzioni post – sisma. La Carta affronterà diversi aspetti del processo di una ricostruzione: Governance; Normativa, Procedimenti; Politiche urbanistiche; Personale impegnato; Tecnologie utilizzabili; Flussi finanziari; Comunicazione, ma anche tanti altri temi che rendono i processi di ricostruzione attività non solo infrastrutturali ma anche e soprattutto connessi con la rinascita delle comunità colpite. Si tratta di un tema per il quale la conoscenza e l’esperienza del Geologo è evidentemente fondamentale. Dunque un percorso sfidante ma riteniamo anche indispensabile, che vedrà tracciare una rotta, nuova per certi aspetti, innovativa, coraggiosa, necessaria, concreta e giustamente di visione. La ricostruzione parte nel presente e traguarda un futuro in cui i territori ripartono e in cui i cittadini non solo rientrano a casa ma si riappropriano della propria vita”.