Sant’Anastasia, unanimità in assise per le riqualificazioni di via Marra e via Giustino Fortunato

Unanimità in consiglio comunale per due dei progetti ammessi al finanziamento nell’ambito del piano strategico della Città Metropolitana: oggi in assise sono arrivate due delle opere, vale a dire l’ampliamento di via Giustino Fortunato (approvazione progetto preliminare, adozione variante allo strumento urbanistico, apposizione del vincolo preordinato all’esproprio) e il primo lotto funzionale per i lavori di ampliamento di via Marra (progetto definitivo, variante strumento urbanistico, reiterazione preordinato all’esproprio, dichiarazione di pubblica utilità).  Due dei progetti ammessi al finanziamento, appunto, dalla Città Metropolitana, secondo progetti presentati dai 92 comuni della provincia. Ad illustrare le delibere, nel corso dell’assise guidata dalla presidente Rosaria Fornaro,  è stato il sindaco Carmine Esposito che ha conservato per sé le deleghe ad urbanistica e lavori pubblici. «Si tratta di una serie di interventi predisposti a novembre 2019 dalla Città Metropolitana a favore di tutti i comuni della provincia di Napoli e noi quest’oggi li approviamo ma tengo a precisare che ritengo sbagliato programmare un’opera a metà: parlo di via Marra per la quale in questo progetto è compreso solo il primo lotto, un po’ più di cinquecento metri di strada. Un’incompiuta. Questi atti sono già definiti e noi non possiamo fare nulla ma in futuro non porterò mai in consiglio comunale un’opera di questo tipo. Meglio sarebbe stato un progetto che prevedesse la riqualificazione dell’intera strada, è una questione di buon senso giacché i lavori fatti così comporteranno problemi di viabilità ed anche, se vogliamo, estetici, di una strada che ha grande interesse collettivo giacché ci collega con Somma vesuviana. In ogni caso, anche se a metà, è comunque un inizio».
La consigliera Nicoletta Sannino
Per il gruppo Popolari e Riformisti, ha preso la parola sull’argomento la consigliera Nicoletta Sannino, auspicando che ci si adoperi per intercettare finanziamenti ulteriori e completare così il progetto e annunciando il voto favorevole, poi concretizzatosi: «Il nostro gruppo voterà a favore di entrambe le delibere, questo ci consentirà di realizzare opere pubbliche senza mettere mano al bilancio comunale ed è anche la dimostrazione che, con la massima umiltà, noi voteremo ciascuna delibera che sia per il bene del paese».
Il consigliere Peppe Maiello
Per lo stesso principio e adducendo la medesima motivazione, anche i due consiglieri del Partito Democratico, Peppe Maiello e Enzo Iervolino, hanno votato a favore. Gli altri progetti ammessi al finanziamento nell’ambito del piano strategico dell’ex Provincia, sono i lavori di manutenzione straordinaria dell’edificio scolastico Tenente Mario De Rosa, il progetto di adeguamento sismico ed impiantistico finalizzato all’agibilità del plesso scolastico Sodani, la riqualificazione di via Andrea Valentino.          

Sant’Anastasia, petizione dei cittadini del Boschetto: «Viviamo tra rischi e degrado ambientale».

Il capogruppo Pd, Peppe Maiello, ha consegnato ieri in assise una petizione urgente dei cittadini del Boschetto che denunciano una annosa situazione di degrado ambientale che pubblichiamo di seguito integralmente.   PETIZIONE URGENTE CITTADINI BOSCHETTO   PREMESSA I cittadini della zona boschetto si sono rivolti varie volte alle autorità comunali per denunciare situazioni di degrado ambientale insostenibili. Petizione di circa trecento firme per denunciare gli annosi problemi dell’area boschetto (luglio 2019) Question Time al consiglio comunale del 26-09-2019. Petizione ripresentata al commissario (protocollo numero 0019387 del 21-07-2020) Ordinanza numero 77 del 17-09-2020 alla società ATA per pulizia” FOSSO” Denuncia sui social e sulla provincia on line della scoperta una discarica a cielo aperto, nel disinteresse generale. Denuncia della pericolosità di alberi non adatti   RISULTATI Anno 2012 Pulizia del “FOSSO” effettuato dalla Giunta Esposito in danno al proprietario. Ottobre 2020 Pulizia parziale del “FOSSO” eseguita dalla società ATA TANTO SI PONE ALL’ATTENZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE QUANTO SEGUE:  
  • Resta insoluto il ripristino dei luoghi e, di conseguenza, il disagio dei cittadini del boschetto ed in particolare quelli del parco del sole
  • Resta insoluto il problema degli alberi, esistenti in via Giovanni Amendola, che hanno superato l’altezza dei fabbricati e, più volte, alcuni rami si sono spezzati procurando danni alla auto in sosta.
CONCLUSIONI:  Al fine di risolvere il problema i cittadini chiedono:
  1. Il ripristino dei luoghi per quanto attiene il FOSSO e la possibilità di acquisire l’area (oggetto di abuso edilizio) a patrimonio comunale.
  2. Di provvedere, in tempi alla potatura e riduzione dell’altezza degli alberi che rappresentano un pericolo per persone e cose.
L’assessore all’Ambiente, Ciro Pavone
La questione, non all’ordine del giorno, non è stata discussa, ma abbiamo chiesto all’assessore Ciro Pavone (ambiente) un commento in merito. «Per la potatura degli alberi c’è una gara in corso, dunque partirà dalla settimana prossima, sarà nostra cura assicurare il decoro dei luoghi ed annullare i rischi per cose e persone. Lo stesso massimo impegno metteremo nel ripristino dei luoghi».  

Napoli, 1729: i “lazzari” nel giudizio di Montesquieu, uno dei Padri della filosofia politica

I palazzi, le chiese, i pittori,  il panorama del golfo nel giudizio di Montesquieu. La polemica contro la burocrazia dei tribunali, e le cifre esagerate: egli scrive che i “lazzari” sono 60.000, e che il loro numero cresce di giorno in giorno, perché i “plebei” della provincia si spostano in città. Le riflessioni sul ruolo politico dei “lazzari” e sull’influenza che il clima e la natura esercitano sul carattere dei popoli. L’ escursione sul Vesuvio e i “Vesuvi nascosti”.   Nell’aprile del 1729, quando giunse a Napoli dopo quasi cinque mesi di soggiorno a Roma, Carlo Luigi Secondat de Montesquieu era già famoso come giurista e come autore delle “Lettere Persiane”. Venti anni dopo avrebbe pubblicato l’“Esprit des lois”, lo “Spirito delle Leggi”, da cui sarebbe stato consacrato come uno dei Padri della filosofia politica, della filosofia del diritto e dell’Illuminismo. Il viaggio in Italia concluse un biennio di viaggi per tutta l’Europa, descritti nel libro “Voyages” che venne pubblicato un secolo e mezzo dopo, tra il 1891 e il 1896. Roma Montesquieu la giudicò “la città più bella del mondo”; a Napoli, invece, espresse fin dal primo giorno un giudizio negativo sulle decorazioni delle chiese, tutte di stile barocco, e sull’abbondanza di oggetti di bronzo e d argento che occupavano gli spazi delle cappelle. Gli piacquero, tuttavia, la chiesa di San Severino e quella del Gesù, in cui ammirò i quadri del Guercino e di Solimena. Montesquiei  rimase affascinato dalle opere di Luca Giordano, e dagli affreschi di Mattia Preti nella Chiesa dei Celestini.. I palazzi dei nobili napoletani lo delusero, ma il Palazzo Reale gli dettò un articolato elogio: la scala la giudicò la più bella d’Europa, e quando entrò nel Salone, e si affacciò al balcone, il panorama del Golfo, le cui acque erano solcate dai vascelli, e la vista del Vesuvio lo incantarono. Nel 1729 Napoli era ancora sotto il dominio austriaco: Montesquieu accettò l’invito a pranzo del viceré conte di Harrach,  che aveva conosciuto a Vienna, ma nei suoi “Voyages” scrisse parole durissime contro i soldati “tedeschi” che si erano accampati nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Nazionale,“ e facevano cuocere la loro zuppa sullo scalone” dove era stata costruita una bettola, il cui gestore versava 60 ducati al mese al colonnello comandante dei “tedeschi”. Da sempre avverso alla burocrazia dei tribunali, Montesquieu racconta che almeno 50.000 persone lavoravano nell’amministrazione della giustizia: nugoli di magistrati, schiere di avvocati che indossavano abiti neri e portavano quei caratteristici cappelli di paglia da cui nacque il “titolo” di “paglietti” e un gran numero di scrivani di vario livello “che formano un piccolo esercito schierato a battaglia, il temperino alla mano”, il temperino usato per far la punta alle penne.E’ stato facile per Atanasio Mozzillo e per Gino Doria dimostrare che le cifre indicate da Montesquieu sono ampiamente esagerate: per esempio, i circa 6000 lazzari diventano per lui 60000, un quinto della popolazione: e queste cifre gli consentono di scrivere che la miseria affligge i Napoletani, molti dei quali ogni giorno ricevono il cibo dai conventi della città “che sono molto ricchi”, oppure sono costretti a mangiare l’ erba: “essi non sono vestiti, non portano altro che una culotte”. E non c’è da meravigliarsi del fatto che questi miseri credono più intensamente degli altri nel potere di San Gennaro e nel miracolo del sangue, perché solo su di essi ricadrebbero le pestilenze e le carestie da cui Napoli sarebbe colpita se il sangue del Santo non si sciogliesse. Ma questi lazzari – scrive Montesquieu, osservandoli mentre si affollano nei pressi del porto- sono gli stessi che scelsero Masaniello come loro capo, e sono anche ora pronti a partecipare a moti e ad agitazioni. Osservando i gruppi di “lazzari” ( egli li chiama “lazzi) che si spostavano lungo le strade della città, il filosofo francese ricordava certamente le parole di Pietro Giannone: non c’è popolo che più del Napoletano sia desideroso della libertà, e nello stesso tempo sia più incapace di conquistarla, poiché il popolo di Napoli è “mobile nei costumi, incostante negli affetti, volubile nei pensieri, odia il presente, e con sregolate passioni o troppo spera, o troppo teme nell’avvenire”. A  Napoli Montesquieu incominciò a riflettere sui rischi che corrono i sistemi politici in cui troppo netta diventa, dal punto di vista della ricchezza e del potere, la distanza tra la plebe del Terzo Stato e i borghesi e i “nobili”. Proprio a Napoli Montesquieu vide confermata la sua opinione, già delineata nelle “Lettere Persiane”, che il clima e le forze della natura esercitino una grande influenza sul carattere dei popoli. E’ questo un tema che sollecitò l’attenzione degli studiosi del ‘700 e dell’800, e che merita di essere analizzato. Quando, tra il 3 e il 4 maggio sale sul Vesuvio, l’intellettuale francese  nota che a “150 passi dalla bocca del vulcano, se si toglie con la mano un po’ di terra e si fa un buco, ne esce un calore insopportabile, come quello che forma i bagni caldi così frequenti a Baia e a Pozzuoli, e ciò fa pensare che questo terreno sia pieno di Vesuvi nascosti”.

Nola, ancora criticità all’ospedale: pronto soccorso aperto solo per Codici Rossi

Il nosocomio nolano mostra ancora segni di difficoltà nel gestire questa delicatissima emergenza sanitaria in atto. Il pronto soccorso sarà aperto solo ai Codici Rossi, diversamente da quanto annunciato dal primo cittadino pochi giorni fa. Una notizia per nulla rassicurante: “Stiamo cercando di metterci in contatto al più presto con la dirigenza sanitaria per avere ulteriori chiarimenti” annuncia Minieri. La vicenda ormai sembra avere dell’incredibile. Da mesi circolano notizie che riportano avvisi vari di aperture, seguite da immediate chiusure del pronto soccorso del S. Maria della Pietà. Una situazione difficile da comprendere che nelle sue complicate dinamiche non fa altro che accrescere il malcontento in paese. Il pronto soccorso, che a detta del sindaco Minieri avrebbe dovuto garantire uno spazio “no covid” proprio all’ingresso principale del presidio ospedaliero, oggi continua a tenere i propri cancelli sbarrati, da aprire solo nei casi di estrema urgenza, alias Codici Rossi. Da settimane la notizia, purtroppo, non è cambiata, specchio di una realtà difficile da affrontare. Ancora una volta a pagare le conseguenze i cittadini stessi, costretti a vivere non solo nella paura di possibili contagi, ma – peggio ancora – nel terrore di avere la necessità di cure ospedaliere che potrebbero essere negate se non classificate come urgenti dal personale sanitario. Va da sé che in questo quadro di estrema incertezza, a fare da cornice è proprio il virus, che nel solo comune di Nola, stando ai dati riportati dal C.O.C., registra 478 casi positivi divisi tra 352 in zona Nola centro, 106 a Piazzolla e 20 a Polvica. Non nasconde le sue perplessità lo stesso sindaco della città bruniana che ai suoi concittadini mostra profonda inquietudine circa la situazione in questione: “Mi dispiace comunicarvi che, da una verifica personale, ho appena constatato che il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Nola accetta solo Codici Rossi con una procedura molto complessa…..quasi impossibile, tutto ciò nonostante le rassicurazioni avute, anche a mezzo di organi di stampa. Stiamo cercando di metterci in contatto al più presto con la dirigenza sanitaria per avere ulteriori chiarimenti”.

[VIDEO] Marigliano, scuole ancora chiuse fino al 5 dicembre. Sindaco Jossa: “Scelta obbligata, troppi disservizi in occasione dello screening”

Era attesa entro ieri sera la decisione della Regione Campania in merito alla ripresa della didattica in presenza per le scuole dell’infanzia e delle prime classi della scuola primaria, e non si è fatta attendere. Il governatore Vincenzo De Luca, scatenando reazioni perplesse nel suo stesso partito, ha stabilito che da domani si torna in classe, lasciando però ai sindaci, veri presidi dei territori, la facoltà di decidere eventualmente se prorogare la chiusura degli istituti scolastici. A Marigliano, come altrove (ad esempio a Pomigliano d’Arco), il sindaco Peppe Jossa ha infatti stabilito che le scuole rimarranno ancora chiuse fino al 5 dicembre, come da ordinanza firmata ieri. Il motivo è racchiuso, più che nei numeri dello screening, nel suo fallimento, almeno a detta del primo cittadino, che ha dichiarato: “A seguito del risultato dello screening organizzato dalla Regione Campania, che ha visto la partecipazione di soli 320 soggetti su una platea di interessati di quasi 10.000, dopo aver sentito il dirigente sanitario del Distretto, ho firmato l’ordinanza che sospende l’attività didattica in presenza di tutti gli istituti scolastici fino al 5 dicembre 2020”. Una scelta che scatena il plauso e la contestazione di una cittadinanza sempre più spaccata sulla questione, e che addirittura attiva una reazione in Senato, da cui giunge in città la voce di Raffaele Mautone, senatore eletto nelle fila del Movimento 5 Stelle alle politiche del 2018. Mautone, noto pediatra in città, ha affidato a un post su Facebook alcune riflessioni che chiamano in causa proprio la decisione del sindaco mariglianese: “Sul prolungamento della chiusura delle scuole nel nostro Comune, hai SBAGLIATO. Lo affermo da Medico prima che da Senatore: i gravi danni sullo sviluppo sociale, culturale e psicologico dei nostri ragazzi, che la chiusura ad oltranza delle scuole provoca, sono incalcolabili e difficilmente recuperabili. Lo evidenziano studiosi e scienziati di fama mondiale, che si occupano da sempre dell’universo infanzia e delle problematiche giovanili. La scuola rappresenta nel suo complesso il livello di maturità raggiunto da una collettività. In essa si formano e si plasmano gli uomini del domani. Non possono essere certamente i risultati di uno screening riguardante solo il 3% di soggetti su una platea di quasi diecimila interessati, con una situazione epidemiologica in progressivo miglioramento e sostanzialmente, come tu stesso hai mostrato, migliore rispetto ai Comuni limitrofi, a giustificare un provvedimento destinato ad essere solamente penalizzante per tutti: per i bambini in Didattica a Distanza, con le enormi difficoltà e le carenze che essa comporta; per i genitori che lavorano; per le marcate ripercussioni negative sul difficile equilibrio familiare, già notevolmente messo a dura prova dalla pandemia”. Molto critico è stato il sindaco Jossa (che si dice totalmente favorevole alla riapertura delle scuole) nei confronti della gestione dello screening citato anche dal dott. Mautone: questa mattina, in occasione del consiglio comunale, il primo cittadino si è scagliato contro la disorganizzazione manifestata nell’operazione messa in piedi dalla Regione, sottolineando come il governatore De Luca abbia sostanzialmente deciso di fare scaricabarile sui sindaci e rimarcando la brutta figura e i disservizi palesati, ancora una volta per l’occasione, dal distretto sanitario.

M5S, Cirillo: “Circumvesuviana, da crisi non si esce sopprimendo ma potenziando”

Riceviamo dal responsabile comunicazione Movimento 5 Stelle al Consiglio regionale della Campania e pubblichiamo.

“La gestione Eav registra l’ultimo clamoroso paradosso. Se un’attività non fa profitti, la soluzione ottimale per uscirne è quella, inevitabile, di potenziarne il servizio, così da favorire l’incremento della clientela. Ma in una regione al contrario, i vertici della società regionale non potevano che fare l’esatto opposto. E non si sono limitati a tagliare le corse della Circumvesuviana, ma sono arrivati addirittura a sospendere il servizio dalle 11 alle 15, fino a interromperlo del tutto allo scoccare delle 20. Ed è annunciata un’ordinanza che ridurrebbe il servizio fino al 40%. Provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con una diminuzione dei passeggeri per effetto delle restrizioni Covid ma, come specifica una nota della stessa Eav, per tamponare le perdite dell’ultimo anno. Piuttosto che potenziare un servizio e renderlo più efficiente e in linea con le prescrizioni sanitarie, lo riducono con l’effetto di concentrare un numero maggiore di utenti nelle altre fasce, con il rischio di creare assembramenti”. Lo denuncia il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Trasporti Luigi Cirillo.

“La Regione ha il dovere di invertire una tendenza, mettendo in campo ogni iniziativa tesa a migliorare il servizio di trasporto pubblico regionale. Sarebbe bastato scorrere i dati dell’ultimo rapporto “Pendolaria” per capire che se in dieci anni il numero dei passeggeri della Circum è diminuito del 45% è per colpa di un servizio sempre più carente e sempre meno puntuale, con convogli che vanno in fiamme, centinaia di treni soppressi ogni anno e ritardi che hanno raggiunto picchi di 50 minuti. L’effetto inevitabile è l’abbandono del mezzo pubblico per quello privato, con un impatto drammatico sulla circolazione veicolare e l’ambiente. Nello stesso tempo, bisogna incrementare i controlli sui treni, ponendo una volta per tutte un freno al fenomeno dell’evasione crescente sui mezzi pubblici della Campania”.

Napoli e provincia, sgominata un’organizzazione specializzata nei furti di auto di lusso: circa 50 furti scoperti, 7 persone arrestate dai Carabinieri

Ad esito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, i Carabinieri della Stazione Carabinieri di Chiaia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti di 7 persone, di cui 1 sottoposto all’obbligo di firma, gravemente indiziate di associazione finalizzata al furto e alla ricettazione di veicoli. Gli indagati, tutti gravati da precedenti e residenti nell’area Vesuviana, avrebbero commesso, tra aprile e dicembre 2018, una serie innumerevole di furti di autovetture tra Napoli e provincia e nel territorio agro-nocerino-sarnese. Le indagini hanno preso il via proprio a seguito di un furto di un veicolo di grossa cilindrata sulla via Riviera di Chiaia di Napoli. I carabinieri hanno individuato la targa dell’autovettura utilizzata dagli autori del furto, arrivando, ad esito delle indagini a raccogliere gravi elementi sull’esistenza di una vera e propria struttura organizzativa che, con una specifica distribuzione dei ruoli tra gli associati, si occupava di individuare le autovetture da rubare, predisporre tutti i mezzi e gli strumenti necessari ed infine eseguire materialmente i furti. I reati predatori venivano commessi utilizzando sempre la stessa tecnica, consistente nella preventiva ricerca di una autovettura parcheggiata in strada da trafugare; una volta individuata veniva forzato il meccanismo di accensione del veicolo; infine, l’autovettura rubata guidata da uno dei complici, si allontanava, scortata dagli altri, e veniva ricoverata in capannoni preventivamente individuati. Tra la strumentazione utilizzata per i furti, rinvenuta e sequestrata dai carabinieri: chiavi vergini con cui sostituire le originali, telecomandi, jammer e dissuasori per i sistemi di allarme e di rilevazione GPS.

Terra dei fuochi, roghi diminuiti del 39% nell’ultimo semestre: il report del Ministero dell’Interno

I dati dopo il lockdown e i 27 “action day” coordinati dalla prefettura di Napoli In deciso calo il numero dei roghi di rifiuti nelle provincie di Napoli e Caserta dalla fine del lockdown. Dal confronto dei dati tra i periodi da maggio a ottobre 2019 e 2020 gli incendi sono passati da un totale di 1.291 a 787 (-39,03%), di cui 599 nella provincia napoletana (a fronte degli 812 del 2019) e 188 in quella di Caserta (a fronte dei precedenti 479).
Soltanto nello scorso mese di ottobre si è registrata una riduzione di 76 roghi nelle due province di Napoli e Caserta rispetto allo stesso mese dello scorso anno, passando dai 191 del 2019 ai 115 del 2020. La tendenza si conferma anche nelle due prime decadi di novembre, che hanno fatto registrare 65 eventi incendiari (54 in provincia di Napoli e 11 in quella di Caserta). Questo è quanto emerge dal bilancio relativo al periodo da maggio 2020 a oggi dell’attività di contrasto del fenomeno dei roghi dei rifiuti nella regione Campania, riavviata dopo la fine dell’isolamento obbligatorio e la ripresa graduale delle attività economiche. Lo strumento utilizzato durante la ripartenza dei controlli è stato quello degli action day, con la previsione di impiego di tutte le Forze di polizia e l’Esercito, dei droni e dei mezzi disponibili delle diverse forze in campo. Le operazioni, coordinate dalla prefettura di Napoli, con quella di Caserta secondo i piani d’azione programmati dalla Cabina di regia dell’Incaricato Terra dei fuochi, sono state complessivamente 27, ognuna di queste con due interventi contestuali ed autonomi replicati nelle due province campane e l’impiego medio di 60 unità per ciascuna operazione. Le attività di controllo hanno riguardato verifiche approfondite su attività di commercializzazione di pneumatici, opifici tessili e pelletterie, aziende di lavorazione e commercializzazione di materiale tessile e di pelletteria, imprese e sui cantieri edili, ma anche sui siti abituali di discarica abusiva (l’antecedente degli incendi), con particolare riferimento agli insediamenti abitativi irregolari. Come ulteriore supporto alle operazioni, da ultimo ha operato anche l’Agenzia consortile di sviluppo dei comuni dell’area nolana – cui partecipa anche la città metropolitana di Napoli – con quattro droni, che si aggiungono ai “Raven” ad ala fissa dell’Esercito in base a un apposito protocollo operativo da poco stipulato. Nuove risorse con le quali sarà possibile valutare l’entità e la composizione dei rifiuti presenti nelle aree di volo, nonché tutte le attività antropiche associate all’illecito utilizzo del territorio. Gli elementi risultanti dalle attività di volo saranno raccolti in un database a supporto della mappatura dei territori investigati e a disposizione degli organi competenti. I nuovi droni, unitamente ai Raven ad ala fissa in dotazione all’Esercito, sono stati impiegati nell’action day di ieri che ha interessato i comuni di Giugliano (Na), Maddaloni (Ce) e San Marco Evangelista (Ce), con l’impiego di 27 equipaggi per un totale di 63 unità interforze. Sono state controllate 3 attività imprenditoriali e commerciali, di cui 1 sequestrata, 95 persone identificate, di cui 3 denunciate tra lavoratori irregolari e rei di illeciti ambientali e 7 sanzionate; 72 auto/autocarri controllati (nei pressi dei siti abituali di sversamento illecito e abbandono dei rifiuti); 3 autoveicoli sono stati sequestrati e altri 2 sanzionati; sequestrati anche circa 200 mq di terreno ed oltre 16.000 euro di sanzioni comminate. Gestione e smaltimento illecito dei rifiuti e degli scarti delle lavorazioni i reati contestati.

Regione Campania contro la trasmissione Non è l’arena di Giletti: “Noi casa di vetro contro lo sciacallaggio”

“Nel corso di una trasmissione televisiva del 22 novembre scorso, la stessa per cui è già in corso un’azione legale per quanto affermato nelle puntate precedenti, sono state esposte cifre e tabelle totalmente false”. Così, in una nota, la regione Campania contesta i dati forniti dalla trasmissione Non è l’arena, condotta da Massimo Giletti su LA7. “Relativamente a trasferimenti avvenuti negli ultimi mesi da parte dello Stato a favore della Regione Campania per il potenziamento delle terapie intensive – il cui totale supererebbe l’importo di 163 milioni di euro (addirittura 780 milioni??) – lo stesso importo di 163 milioni, ancora oggi non è stato erogato” evidenzia Palazzo Santa Lucia. La Regione ribadisce “e come anche certificato dai documenti ufficiali del Ministero della Salute, a febbraio 2020 i posti di terapia intensiva attivi in Campania erano 335, mentre ad oggi risultano pari a 656, motivo per cui è del tutto evidente che la Regione non ha atteso l’erogazione dei 163 milioni per potenziare i propri posti letto di terapia intensiva, ma ha ampiamente anticipato risorse proprie”. “Ciò premesso, tutti gli importi citati relativi ai trasferimenti a favore della Regione Campania da parte dello Stato nulla hanno a che vedere con il settore della Sanità regionale. Peraltro, la trasmissione ha indotto a ritenere che tali trasferimenti siano stati elargiti dallo Stato in soccorso della Regione Campania, facendo intendere che quest’ultima abbia beneficiato di un trattamento di particolare favore. I finanziamenti citati rientrano, infatti, in una cornice normativa nazionale riguardante tutte le regioni d’Italia” continua la nota della regione. Nella puntata in questione, Giletti si era rivolto con sarcasmo al governatore De Luca, giocando sul suo ruolo mediatico di “sceriffo” e accusando il presidente della Regione Campania di essere “solo chiacchiere e distintivo”. Tuttavia già in diretta il giornalista di LA7 si era dovuto scusare per aver mostrato una slide che presentava dei conti sballati in merito al rapporto tra il numero delle domande presentate dal personale sanitario e quello dei professionisti contrattualizzati. Intanto chiede chiarezza Severino Nappi, consigliere regionale della Lega in Campania, che in una nota scrive: “I conti non tornano. O nelle cifre ufficiali sul trasferimento dei fondi del governo c’è qualcosa che non va o De Luca non la racconta giusta. Soprattutto a fronte delle gravi carenze sanitarie a cui stiamo assistendo e sulle quali la Lega ha presentato un’interrogazione in Consiglio proprio ieri. Vogliamo conoscere tutta la verità sulla realizzazione degli ospedali modulari, sull’effettiva disponibilità dei posti letto in terapia intensiva, sulla carenza dei medici e mettere finalmente fine a questa vergognosa guerra dei numeri. I campani meritano rispetto non di essere trattati come spettatori di un reality show”.