Ottaviano, il Comune organizza una tombolata on line. Ecco come partecipare

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comune di Ottaviano.

Domenica 27 dicembre, con inizio alle 18, si terrà una tombolata on line organizzata dall’Amministrazione Comunale di Ottaviano guidata dal sindaco Luca Capasso, nello specifico dall’assessore allo Spettacolo Biagio Simonetti.

Per partecipare basta iscriversi entro il 25 dicembre alle 23,59, registrandosi al form su https://forms.gle/yUMCLiXFBkHuubkW7 oppure collegandosi al sito del Comune di Ottaviano alla voce “Tombolata on line”. Nella registrazione si dovrà indicare nome, cognome e email. All’indirizzo di posta elettronica indicato verranno inviate le cartelle della tombola da stampare e il link per il collegamento on line del 27 dicembre alle 18. Il collegamento avverrà tramite la piattaforma Cisco Webex ( da telefono cellulare è consigliata l’installazione del’app CISCO WEBEX). Moltissimi i premi in palio.

La serata sarà allietata dall’esibizione del cantautore ottavianese Domenico Iervolino. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare

Lazio – Napoli (Partita 19), avrei spento e visto un film

A 30 minuti dalla fine avrei spento e visto un film, se non avessi dovuto scrivere l’articolo. L’ho fatto solo per voi e per la mia professionalità. Lazio – Napoli è stata una delle più brutte partite della stagione.

 

Gli azzurri sono molli, lenti e svagati. Pesano le assenze creative di Insigne e Mertens. Tra le poche note positive merita una menzione Lozano, l’unico a dare segnali di impegno e intraprendenza. Nonostante i due gol Ospina meriterebbe un S.V., incolpevole sulle due parabole laziali. Sì, sono due i gol laziali, uno per tempo. Il Napoli lascia troppi spazi agli avversari, sia sulle fasce sia in mezzo all’area, anche sulle palle da fermo. Da spazi liberi sulla fascia e lassismo nel centro dell’area arriva il gran gol di Immobile. E’ dopo il gol che si vedono pochi minuti di vitalità, gli azzurri attaccano e impensieriscono Reina, che deve impegnarsi in un paio di parate. Ma è solo un fuoco di paglia, il Napoli non sembra mantenere questo spirito a lungo. E quando nel secondo tempo Mario Rui sbaglia un disimpegno in uscita, consentendo ai Laziali di ripartire e concedere a Luis Albero il gol a giro, la partita è definitivamente finita. Finisce 2-0.

Che delusione. Eppure la buona prestazione (seppur con sconfitta) di Milano aveva lasciato una certa fiducia, che è stata trasformata in un giudizio totalmente negativo per l’orrenda prestazione con la Lazio. E’ stata una prestazione orrenda nei singoli (io salvo poco o niente), dal punto di vista tecnico e di impegno. Non si può non tenere in conto delle assenze pregresse (Osimhen, Insigne e Mertens), e la partita ci lascia con gli infortuni di Koulibaly e Lozano, che dovrebbero saltare la partita col Torino, ma che speriamo ritornino presto a disposizione. Altro che panchina lunga, gli infortuni la stanno accorciando. Questa sconfitta è l’ennesima prova di quanto questa squadra sia limitata tecnicamente, ma soprattutto caratterialmente. La squadra è discontinua, capace di ottime prestazioni, ma debole con un bicchiere di cristallo. Sì, avrei spento e visto un film, ma non vorrei più pensare ad una cosa del genere.

#ilpascalenonsièmaifermato, l’Istituto Pascale dedica il calendario 2021 alla pandemia

L’Istituto tumori di Napoli ‘Pascale’ dedica il calendario 2021 alla pandemia e affida ai suoi operatori sanitari un pensiero sull’anno che sta per finire. Hastag del calendario è #ilpascalenonosièfermato. Nelle foto donate da sei fotografi napoletani, c’è il racconto, più che del covid, di una vita sospesa a cui il virus stesso ci ha ‘condannati’. Negli scatti dei fotografi Anna Camerlingo, Ciro Fusco, Barbara Jodice, Federica Gioffredi, Toty Ruggieri, Sergio Siano, il covid si percepisce nelle strade e nelle spiagge deserte, nei cieli coperti. Foto grigie come è stato il 2020 e come potrebbe essere in parte il 2021 – si sottolinea – anche se la ricerca non si è fermata proprio come gli operatori del Pascale e come l’istituto tutto che proprio quest’anno ha aperto cinque ambulatori nel presidio ospedaliero dell’Ascalesi. Le fotografie accompagnano il breve pensiero di chi per un anno ha vissuto la lotta al covid in prima linea: prima come medico e poi come uomo e donna. La fotografia associata ad ogni mese dell’anno impone il ricordo indelebile e ancora attuale della pandemia mentre nella pagina di copertina e all’interno, si alternano le istantanee delle tante attività svolte dall’Istituto Pascale accompagnate da una riflessione personale degli operatori sanitari tra cui Paolo Ascierto e il virologo Franco Buonaguro, grazie alla cui intuizione sull’utilizzo di alcuni farmaci, il Pascale ha potuto contribuire in maniera ”concreta” alla guerra contro il virus. Dal racconto dei 12 veri protagonisti di questo calendario (clinici, ricercatori, chirurghi, infermieri) viene fuori la parte più umana del medico: c’è chi come Daniela Barberio dedica il suo breve scritto alla mamma e al desiderio di poterla presto riabbracciare, chi come Marilina Piccirillo ringrazia le sue due famiglie, quella che l’aspetta ogni sera a casa e quella che l’aspetta a lavoro la mattina; chi come Paolo Ascierto sottolinea di essere diventato più sensibile e di sentire addosso il peso della responsabilità, chi come Maria Lina Tornesello, che ha contratto il virus in modo asintomatico, racconta la quarantena vissuta nell’ansia che si manifestassero i sintomi, chi come Gennaro Casella si augura che questa sofferenza abbia ”un senso: migliorare il mondo e il modo in cui lo viviamo” e chi come Carmine La Manna spera che ”quando tutto questo sarà finito l’istantanea più bella sarà quella dei volti di chi lavora in un ospedale come segno di forza che ci aiuta da sempre a sostenere i pazienti e non solo in questo momento”. A chiudere il calendario è il direttore generale Attilio Bianchi che afferma: ”Nulla è impossibile, nel male, come è stato il covid, ma anche nel bene, come dimostrano i tanti sforzi fatti dai nostri ricercatori, chirurghi, oncologici, infermieri. Mai come quest’anno il nostro motto 1+1=3 è stato applicato alla lettera”. Il ricavato del calendario, acquistabile on line, verrà devoluto alla ricerca oncologica.

Ercolano, maltrattamenti in famiglia: arrestato 41enne

Continua il contrasto dei carabinieri del comando provinciale di Napoli alla violenza di genere e – in questo periodo – contro i figli violenti che maltrattano i propri genitori. I Carabinieri della stazione di Ercolano hanno arrestato per tentata estorsione e maltrattamenti in famiglia un 41enne del posto già noto alle forze dell’ordine. Continua il contrasto dei carabinieri del comando provinciale di Napoli alla violenza di genere e – in questo periodo – contro i figli violenti che maltrattano i propri genitori. Dopo gli episodi di San Vitaliano e San Giorgio a Cremano di 2 giorni fa, un altro fatto che colpisce una famiglia (che si rivolge ai Carabinieri) al suo interno. L’uomo, in questo caso, ha messo a soqquadro l’intera abitazione danneggiando vari mobili. Ha minacciato di morte la madre – come già altre volte in passato – ed ha tentato di picchiarla. Provvidenziale l’intervento dei Carabinieri – allertati dal 112 – che sono riusciti a fermare il 41enne e a bloccarlo. L’arrestato è stato tradotto al carcere di poggioreale.

Napoli, controlli anti-covid, impiegati oltre 500 carabinieri: sanzionati oltre 100 cittadini

Invito al rispetto coscienzioso delle norme anti-contagio ma anche sanzioni. I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli – in questi ultimi 2 giorni – sono stati impegnati nei controlli anti-contagio.   Ingente il numero dei carabinieri nelle strade della città di Napoli  – più di 500 i militari impiegati – al fine di controllare che le norme per il contenimento del coronavirus fossero rispettate. Identificate 1200 persone, sono 113 i cittadini in totale che sono stati sanzionati. Le pattuglie dell’Arma durante i controlli in piazza San Pasquale a Chiaia hanno sanzionato per divieto di assembramento 10 persone. 87 i cittadini indisciplinati sanzionati perché non indossavano la mascherina e 16 perché non avevano rispettato l’orario di rientro presso il domicilio come previsto dalle recenti normative per il contenimento del fenomeno epidemiologico. Tra questi, 22 erano in zona Vomero. Le vie interessate sono quelle che solitamente vengono frequentate dai cittadini partenopei nel fine settimana: Via Aniello Falcone, Via Scarlatti, Piazza Vanvitelli, Piazza degli artisti e Piazza delle medaglie d’oro.

“La notte dei congiunti”, gli astrofili campani insieme per la rinnovata congiunzione di Giove e Saturno

Riceviamo dal Gruppo Astrofili Marigliano e pubblichiamo. Il giorno 21 dicembre 2020 saremo testimoni di un evento singolare: la grande congiunzione di Giove e Saturno. I due pianeti appariranno vicinissimi ad occhio nudo, un evento di grande rarità e fascino considerando che avverrà proprio nel giorno del solstizio d’inverno, durante la notte più lunga dell’anno. In occasione di tale evento molte associazioni locali di amanti delle stelle hanno deciso di congiungersi, proprio come fanno i pianeti, per regalare al pubblico una conferenza online semplice e divertente sui fenomeni astronomici del 21 dicembre e, condizioni meteo permettendo, mandando in streaming l’immagine degli oggetti più interessanti del cielo invernale, tra cui anche la Luna che farà da accompagnatrice ai pianeti durante il solstizio. Il titolo è “La notte dei congiunti”, titolo che fa riferimento alla congiunzione planetaria ed ironizza sull’attuale condizione di distanziamento sociale dovuta all’emergenza epidemiologica del Covid-19. “In cielo ed online non ci sono fasce e mascherine ma solo colori” dice Carmen, una delle astrofile organizzanti l’iniziativa. “In un clima di grande incertezza dovuto al Covid è importante per le associazioni del territorio fare rete, per questo l’iniziativa che abbiamo organizzato insieme assume un valore chiave e l’intenzione è quella di replicare eventi del genere in futuro”, aggiunge Biagio, un altro astrofilo tra gli organizzatori. Per il momento l’evento sarà svolto a distanza: gli organizzatori non si incontreranno di persona, nel rispetto delle vigenti norme anti-contagio, bensì sulle piattaforme online di Facebook e Youtube. L’evento online avrà inizio alle ore 19:30 sulla pagina “La notte dei congiunti”. L’evento è aperto a tutti e si invitano gli spettatori a mandare nella chat della pagina Facebook le proprie foto scattate ai pianeti in avvicinamento: anche gli scatti da smartphone vanno benissimo. Le foto migliori verranno presentate durante la serata online. L’iniziativa è patrocinata dall’Unione Astrofili Italiani e vi partecipano Associazioni Astrofili Aurunca – Sessa Aurunca, Centro Astronomico Neil Armstrong – Salerno, Gruppo Astrofili Beneventani, Gruppo Astrofili Marigliano ed Unione Astrofili Napoletani. “Purtroppo noi del GAM, causa Covid, non abbiamo potuto organizzare eventi come quelli degli scorsi anni nel Castello Ducale, ma siamo contenti comunque di aver avuto contatti con le altre associazioni e di essere stati parte attiva nell’organizzazione di questo evento che ci consentirà, anche solo virtualmente, di stare con il naso all’insù e a parlare di questi affascinanti astri”, dichiara Feliciana Sapio del Gruppo Astrofili Marigliano. Il programma della serata: Titoli dei talk e protagonisti “Benvenuto e saluto ai partecipanti” Edgardo Filippone UAN “Giove e Saturno: vita e miracoli” Paolo Rota CANA “I satelliti Galileiani” Tommaso Aniello AAA “Il signore degli anelli: Saturno” Feliciana Sapio GAM “Lune di Saturno da record” Sebastiano Covone GAM “Il solstizio nella memoria popolare” Raffaele D’Arco UAN “Astronomia in remoto” Andrea Tomacelli UAN “Luci meticolose di Betlemme” Yuri Di Gioia GAB Telescopi in remoto (meteo permettendo) Andrea Tomacelli (UAN) Tommaso Aniello (AAA) Regia e conduzione Carmen Perrella (GAB) Biagio De Simone (CANA) Andrea Tomacelli (UAN) Dario Castellano (GAB)

Traffico e inquinamento nelle città

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione  dell’ingegnere Spadaro sulla questione del traffico veicolare e dell’inquinamento che esso provoca. In questi anni molto si è discusso e si continua a discutere dell’intenso traffico veicolare nei centri abitati, dell’inquinamento che esso provoca e delle possibili soluzioni che, a tutt’oggi, non si trovano. Per una disamina corretta del problema è utile dividere i due aspetti del problema, inquinamento e traffico, e trattarli separatamente. Per l’inquinamento dei veicoli con motori a combustione interna, molti progressi sono stati realizzati negli anni con il miglioramento del loro rendimento, maggiore rendimento significa minori consumi di carburanti ed emissione di meno inquinanti, l’utilizzo di carburanti gassosi, metano e GPL, che inquinano meno, la diffusione, relativamente recente, della motorizzazione ibrida, abbinamento motore a combustione e motore elettrico, per migliorarne ancor più il rendimento in genere e possibilità dell’utilizzo del solo elettrico per brevissimi percorsi urbani senza inquinare. Nel contempo si sta tentando la sostituzione completa dei motori a combustione con motori esclusivamente elettrici, azzerando in tal modo l’emissione di inquinanti. La strada da percorrere è ancora lunga e incerta per una diffusione di massa, causa i due handicap che presenta tale motorizzazione: minore capacità d’immagazzinare energia delle batterie d’alimentazione, rispetto ai carburanti fossili a parità di peso e volume, malgrado i progressi realizzati sino ad ora, e tempo di ricarica che passa dai minuti necessari per un pieno di carburante alle ore occorrenti ad una batteria elettrica per caricarsi. In un precedente articolo, pubblicato su questo giornale il 16 novembre, è stata esaminata anche la possibilità, costruendo piste ciclabili, di contribuire alla riduzione del traffico veicolare e conseguente inquinamento atmosferico nei nostri centri abitati. Purtroppo questa possibilità, come chiarito nell’articolo, ha scarsa possibilità di realizzazione sia per le caratteristiche urbanistiche delle nostre città sia perché manca la materia prima, il ciclista appunto. Trattato per sommi capi l’inquinamento, esaminiamo ora il problema del traffico veicolare che si produce nei nostri centri abitati. Le pressanti necessità di spostamento per lavoro, attività scolastiche, culturali, frequentazione d’impianti sportivi e palestre, acquisti di vario genere, turismo, semplice svago, trasporto merci, ecc. hanno generato negli anni una sempre maggiore necessità dell’uso dei veicoli a motore e a tale necessità non si è trovato rimedio. A dire il vero, l’unico rimedio escogitato a livello planetario è stato il lockdown imposto in questi tempi dalla pandemia. La necessità di ridurre al minimo indispensabile il contatto tra le persone ha spinto o verso le attività a distanza o la chiusura o ridimensionamento di quelle che non si prestavano a tale tipo di svolgimento. Ovviamente, con queste restrizioni forzate, il traffico veicolare e relativo inquinamento nei centri abitati ha subito un brusco ridimensionamento, con la conseguenza negativa di una forte decrescita economica, che non è certamente quella felice propugnata dallo scrittore Latouche nel suo libero “La decrescita felice”. La pandemia presto o tardi terminerà e sì riporrà di nuovo il problema del traffico caotico nei centri urbani che, a dire il vero, con il semplice rallentamento di queste misure, già si sta già ampiamente verificando. Così pure la prospettiva d’incrementare il traffico su rotaia, a parziale sostituzione di quello su gomma, cozza, nei nostri paesi vesuviani, con la realtà della riduzione di treni, soppressione continue di corse, chiusura di stazioni che da anni sta offrendo la Circumvesuviana, un tempo fiore all’occhiello dei trasporti su rotaia nell’area vesuviana e oltre. L’unica possibilità concreta che rimane per ridurre il caos del traffico nei nostri centri urbani è la sua diluizione su più arterie. Per realizzarla, occorre necessariamente porre mano ad una ristrutturazione della rete urbana al fine di offrire più alternative all’automobilista per i suoi spostamenti. Il Comune di Sant’Anastasia ha in elaborazione ormai da ben dieci anni un nuovo Piano Urbanistico (PUC). E’ l’occasione per prevedere l’ammodernamento della sua rete stradale con la realizzazione di nuove arterie, nuovi collegamenti con i comuni confinanti e l’adeguamento della rete rurale.                                                     Ing. Vincenzo Spadaro

Napoli, presentato a Villa Domi il Calendario ufficiale di Pulcinella di Angelo Ianelli

Riceviamo e pubblichiamo

E’ stato presentato Sabato 19  Dicembre   nella splendida location settecentesca di Villa Domi, situata  in Via salita Scudillo 19. In una bellissima giornata di sole è stato presentato ufficialmente il  primo calendario al mondo dedicato alla figura umana de “Pulcinella”, ideato dall’attore Angelo Iannelli, interprete del personaggio simbolo di Napoli e Acerra, il quale negli anni è riuscito a dargli un volto sociale e culturale che con il suo cuore immenso dona sempre un Sorriso a tutti. Viste le attuali norme di restrizione anticovid la presentazione  del Calendaria è avvenuta alla presenza di pochi operatori televisivi (Antonio Del Gaudio di Artes TV, Franco Capasso con Club Economy e Davide Guida) e dei bravissimi fotografi Umberto Raia e Vincenzo Burrone e del padron della villa  Domenico Contessa  soddisfatto dell’iniziativa.

Il progetto è stato curato nei minimi dettagli, dallo stile settecentesco, che riprende il Pulcinella con gli strumenti tipici del tempo come il putipù, la fisarmonica, il mandolino, la tammorra, la tombola, il corno ma pure la pizza, i maccaroni, l’aglio, le spadelle  e un buon bicchiere di vino senza far mancare mai un “fiume” di Sorriso e di Allegria a tutti. Un’esplosione di vena ironica e umoristica quella dell’Ambasciatore del Sorriso, Angelo Iannelli, soprattutto in un anno particolare dove la Pandemia ha letteralmente sconvolto il mondo e ha portato tante vittime, lasciando un vuoto incolmabile in molte famiglie. Ovviamente, come per la prima ondata epidemica, il Cavaliere del Sociale è sceso di nuovo in campo per continuare la sfida al mostro invisibile Covid 19. Mentre i virologi pensano ancora al vaccino, in questi giorni è stato lanciato un messaggio scaramantico con il primo calendario portafortuna targato Pulcinella, da appendere assolutamente in ogni abitazione e negozio, per augurarsi un 2021 vincente e senza coronavirus. Il Calendario è stato realizzato dall’Associazione Vesuvius e per la realizzazione del progetto ci sono voluti diversi mesi per realizzare la migliore perfezione progettuale , le foto sono state scattate da  Vincenzo Burrone . Il calendario è stato richiesto persino dal Giappone e dagli Stati Uniti ed è stato affisso, in questi giorni, anche nel Museo di Pulcinella Folklore e della Civiltà Contadina di Acerra del Direttore Tommaso Esposito, che potrebbe essere oggetto di studio anche da parte delle scuole. Un calendario di speranza che proietta Pulcinella sempre più vicino alla nomina di Patrimonio Unesco come bene immateriale.

Quando, a Natale, le monache napoletane sfornavano “mustacciuoli e roccocò”…..

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I maliziosi “Misteri del chiostro napoletano” (1864) di Enrichetta Caracciolo di Forino, monaca “spogliata”. I “disobblighi” a cui erano tenuti i monasteri napoletani nei confronti di arcivescovi e di amministratori della città, a Natale e nelle feste più importanti dell’anno: “cesti” di mostaccioli e di roccocò. Cenni di storia del mostacciolo, dolce già noto ai Greci e ai Romani, e il valore simbolico del mosto. L’immagine mi è stata fornita dal preside prof. Domenico Ciccone: e lo ringrazio.   Nel 1864 Enrichetta dei Caracciolo di Forino, che era stata monaca benedettina, nel 1864 raccontò nei “Misteri del chiostro napoletano” che spesso le cucine dei monasteri napoletani si trasformavano in raffinate pasticcerie, poiché “la confezione dei dolci è nei monasteri di donne ciò che la focaccia è nell’harem”. Che è un paragone malizioso:e sarebbe atto di malizia il domandarsi come l’esercizio del digiuno si conciliasse con l’arte di impastare e sfornare dolci e pasticci. Ogni monaca – raccontò la Caracciolo –poteva disporre del forno del monastero per una sola giornata, che partiva dalla mezzanotte: ma quasi sempre le “artiste” erano costrette a chiedere una seconda e una terza giornata, scompigliando turni e calendario, e costringendo le “sorelle” a “saltare” perfino le pratiche religiose. Monache ormai vecchie confessarono alla Caracciolo “di non aver veduto ancora le funzioni della Settimana Santa, non avendo in quella ricorrenza avuto giammai libero un momento per entrare nel coro e guardare in chiesa”. E con una malizia che si inasprisce di ricordo in ricordo la scrittrice osserva che nella distribuzione dei dolci prodotti dalle suore “ i parenti hanno sempre la peggiore parte”, poiché preti e confessori più che su ogni altro precetto “evangelico” insistono, a modo loro e nel loro interesse, soprattutto su quello che ordina a chi vuol essere vero cristiano di dimenticare, prima di tutto, padre, madre, fratelli e sorelle. E così i “padri spirituali insaccano la più scelta e lauta dispensa della pasticceria”. In realtà,le comunità dei monasteri erano tenute a rispettare, nelle feste più importanti dell’anno, la tradizione dei “disobblighi”, inviando “dolci e confetture” prodotti dalle suore alle autorità religiose e civili. Scrive Lucio Fino che nella seconda metà del Settecento il monastero di San Gregorio Armeno ogni Natale inviava all’arcivescovo di Napoli un “disobbligo” di sessanta mostaccioli, e “al delegato della città cinquanta mostaccioli di oncia 4 l’uno e biscotti”. Mostaccioli e “sosamielli” venivano donati anche nella prima settimana di Quaresima. I mostaccioli sono un dolce antico: Ateneo ne descrive due tipi, uno al sesamo, l’altro al vino melato, e Catone il Censore sottolinea l’importanza del mosto – da qui il nome – che doveva bagnare l’impasto di farina, aneto, cumino, strutto, cacio: i piccoli pani, in cui l’impasto andava diviso, bisognava cucinarli al forno su teglie coperte da strati di alloro. Apicio spiegò ai Romani che un mostacciolo fatto di farina mosto miele e mandorle tostate, immerso in un sugo di vino, di ruta e di pepe, vi depositava, lentamente e perciò intensamente, i suoi complicati profumi: con tale “bagna” egli spalmava la carne lessata, in particolare il prosciutto, prima di portarla in tavola. Nel “cunto” “ La vecchia scortecata “ G.B. Basile usa l’espressione “ sauza”, salsa, “ de mostacciolo . Il mosto era un dolcificante, e portava l’augurio della fecondità: i poeti latini raccontano che alla fine del pranzo nuziale venivano serviti mostaccioli, e gli invitati dovevano mangiarne almeno uno, anche se erano sul punto di scoppiare.Un augurio di fecondità suggeriva, per un chiaro riferimento analogico, anche la forma del rombo, un “ segno “ assai frequente nel culto della Grande Madre mediterranea, e, in tempi recenti, nella cultura dell’emancipazione femminile. Non è diverso il significato della forma a ciambellina dei mostaccioli umbri, e delle forme dei mostaccioli di Vibo Valentia: pesce, agnello, e perfino una donna con tre seni, che rappresenta la diavolessa della lussuria. Si può supporre che le monache del convento di San Sebastiano, i cui mostaccioli conquistarono il plauso di Giordano Bruno, quando preparavano questi dolci e quando li mangiavano, dichiarassero guerra ai demoni lascivi della libidine. Contro gli appetiti del sesso veniva invocato il soccorso della dolcezza pudica del mosto e del miele: che è simbolo, presso tutte le religioni, dell’immortalità dell’anima. E forse anche le monache del Real Convento della Maddalena diedero ai “roccocò”, che esse – si dice – avrebbero creato nella prima metà del sec.XIV quella forma caratteristica di ciambella bucata per esorcizzare le insidie del demone della lussuria. Non so se la forma circolare abbia indotto qualcuno a trovare una qualche corrispondenza con gli schemi dello stile “rocaille”, dello stile “rococò” e a prendere in prestito il nome: l’ipotesi non mi convince. Ma non importa:  nei dolci i nomi sono apparenza, conta solo la sostanza. E la sostanza dei “mustacciuoli” e dei “roccocò” è anche un invito a credere e a sperare.

Ottaviano, il Comune dona un giocattolo a tutti i bambini da 0 a dieci anni

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Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Ottaviano

Un giocattolo a tutti i bambini e le bambine residenti a Ottaviano da 0 a 10 anni. È l’iniziativa dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Capasso, partita questa mattina (domenica 20 dicembre) e destinata a proseguire nei prossimi giorni. In totale saranno donati 2356 giocattoli a circa 1500 famiglie, divisi in 7 categorie diverse a seconda dell’età e del genere.

A consegnare i regali,  nel massimo rispetto delle regole anti-covid, è direttamente Babbo Natale, che porta anche una lettera ad ogni bambino. Nella lettera è scritto che “Luca (i miei elfi hanno assunto informazioni in segreto: lo chiamano Sindaco) mi ha chiesto di aggiungere alla tua lista di regali un altro piccolo dono per farti sentire un po’ meno solo”.

Spiega il sindaco Luca Capasso: “Non sono stato il solo a voler fare questo regalo speciale. Se siamo riusciti ad attuare questa importante iniziativa, lo dobbiamo all’assessore Virginia Nappo e al suo consueto impegno, al responsabile dell’ufficio scolastico e a tutte le ragazze del servizio civile del Comune che hanno fatto un grande lavoro in questi giorni terribili. Li ringrazio tutti”.

Aggiunge, poi, il primo cittadino: “Un sorriso dei nostri piccoli restituisce la speranza a tutti noi ed era doveroso, per l’amministrazione comunale, trovare il modo di provare a farli felici, soprattutto in un periodo così difficile”.