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Riceviamo e pubblichiamo una riflessione  dell’ingegnere Spadaro sulla questione del traffico veicolare e dell’inquinamento che esso provoca.

In questi anni molto si è discusso e si continua a discutere dell’intenso traffico veicolare nei centri abitati, dell’inquinamento che esso provoca e delle possibili soluzioni che, a tutt’oggi, non si trovano. Per una disamina corretta del problema è utile dividere i due aspetti del problema, inquinamento e traffico, e trattarli separatamente.

Per l’inquinamento dei veicoli con motori a combustione interna, molti progressi sono stati realizzati negli anni con il miglioramento del loro rendimento, maggiore rendimento significa minori consumi di carburanti ed emissione di meno inquinanti, l’utilizzo di carburanti gassosi, metano e GPL, che inquinano meno, la diffusione, relativamente recente, della motorizzazione ibrida, abbinamento motore a combustione e motore elettrico, per migliorarne ancor più il rendimento in genere e possibilità dell’utilizzo del solo elettrico per brevissimi percorsi urbani senza inquinare.

Nel contempo si sta tentando la sostituzione completa dei motori a combustione con motori esclusivamente elettrici, azzerando in tal modo l’emissione di inquinanti. La strada da percorrere è ancora lunga e incerta per una diffusione di massa, causa i due handicap che presenta tale motorizzazione: minore capacità d’immagazzinare energia delle batterie d’alimentazione, rispetto ai carburanti fossili a parità di peso e volume, malgrado i progressi realizzati sino ad ora, e tempo di ricarica che passa dai minuti necessari per un pieno di carburante alle ore occorrenti ad una batteria elettrica per caricarsi.

In un precedente articolo, pubblicato su questo giornale il 16 novembre, è stata esaminata anche la possibilità, costruendo piste ciclabili, di contribuire alla riduzione del traffico veicolare e conseguente inquinamento atmosferico nei nostri centri abitati. Purtroppo questa possibilità, come chiarito nell’articolo, ha scarsa possibilità di realizzazione sia per le caratteristiche urbanistiche delle nostre città sia perché manca la materia prima, il ciclista appunto.

Trattato per sommi capi l’inquinamento, esaminiamo ora il problema del traffico veicolare che si produce nei nostri centri abitati.

Le pressanti necessità di spostamento per lavoro, attività scolastiche, culturali, frequentazione d’impianti sportivi e palestre, acquisti di vario genere, turismo, semplice svago, trasporto merci, ecc. hanno generato negli anni una sempre maggiore necessità dell’uso dei veicoli a motore e a tale necessità non si è trovato rimedio. A dire il vero, l’unico rimedio escogitato a livello planetario è stato il lockdown imposto in questi tempi dalla pandemia. La necessità di ridurre al minimo indispensabile il contatto tra le persone ha spinto o verso le attività a distanza o la chiusura o ridimensionamento di quelle che non si prestavano a tale tipo di svolgimento. Ovviamente, con queste restrizioni forzate, il traffico veicolare e relativo inquinamento nei centri abitati ha subito un brusco ridimensionamento, con la conseguenza negativa di una forte decrescita economica, che non è certamente quella felice propugnata dallo scrittore Latouche nel suo libero “La decrescita felice”.

La pandemia presto o tardi terminerà e sì riporrà di nuovo il problema del traffico caotico nei centri urbani che, a dire il vero, con il semplice rallentamento di queste misure, già si sta già ampiamente verificando.

Così pure la prospettiva d’incrementare il traffico su rotaia, a parziale sostituzione di quello su gomma, cozza, nei nostri paesi vesuviani, con la realtà della riduzione di treni, soppressione continue di corse, chiusura di stazioni che da anni sta offrendo la Circumvesuviana, un tempo fiore all’occhiello dei trasporti su rotaia nell’area vesuviana e oltre.

L’unica possibilità concreta che rimane per ridurre il caos del traffico nei nostri centri urbani è la sua diluizione su più arterie. Per realizzarla, occorre necessariamente porre mano ad una ristrutturazione della rete urbana al fine di offrire più alternative all’automobilista per i suoi spostamenti.

Il Comune di Sant’Anastasia ha in elaborazione ormai da ben dieci anni un nuovo Piano Urbanistico (PUC). E’ l’occasione per prevedere l’ammodernamento della sua rete stradale con la realizzazione di nuove arterie, nuovi collegamenti con i comuni confinanti e l’adeguamento della rete rurale.

                                                    Ing. Vincenzo Spadaro