Napoli, aggressione rider: scatta la gara di solidarietà per un nuovo scooter e un nuovo lavoro
E’ un napoletano di 52 anni, Gianni, sposato e con due figli, il rider vittima di un’aggressione, avvenuta nella notte tra il primo ed il 2 gennaio, a Calata Capodichino, in città, nel corso della quale 6 ragazzi, a bordo di due motorini, lo hanno picchiato per sottrargli lo scooter, episodio ripreso in un video da un residente e diffuso su Facebook dal consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli.
Lo fa sapere l’esponente politico il quale sottolinea anche per il rider – rimasto disoccupato poco tempo fa dopo aver lavorato in una catena commerciale – è scattata una forte gara di solidarietà sia per una raccolta di fondi per consentirgli di comprare un nuovo scooter sia per offrirgli un posto di lavoro più adatto a un cinquantenne.
Sulla mia pagina Fb – dice Borrelli – ci sono già tante dimostrazioni di solidarietà concreta tra cui quella di un calciatore della Lazio che ha offerto 2.500 euro. Ci sono diversi imprenditori napoletani che, malgrado il periodo di crisi, hanno offerto posti di lavoro”. Nonostante la brutale aggressione, Gianni, sottolinea Borrelli, pur di non perdere il posto di lavoro ha continuato anche nella giornata del 2 gennaio a fare le consegne utilizzando l’auto dopo la perdita dello scooter (che era della figlia). “Diversi rider mi hanno fatto sapere che spesso vengono aggrediti al fine di sottrarre loro gli incassi. In ogni caso i protagonisti dell’aggressione a Calata Capodichino sono dei vigliacchi – conclude Borrelli – si sono accaniti in 6 contro un 50enne
(fonte foto: rete internet)
Napoli, aggressione al rider, l’indignazione corre sui social
Rabbia e indignazione sui social per la vile aggressione ai danni di un rider mentre svolgeva il suo lavoro. Il video, ricevuto e diffuso sui social dal consigliere regionale Borrelli, sconvolge e indigna l’hinterland partenopeo e non solo.
“Ho ricevuto un video sconvolgente su un’aggressione a un rider che sarebbe avvenuta intorno alle 20.30 a Calata Capodichino a Napoli. Un gruppo di delinquenti circonda e picchia il giovane con inaudita violenza per sottrargli lo scooter con il quale sta effettuando le consegne.
Lo abbiamo subito girato alle forze dell’ordine. Al giovane diciamo di farsi avanti, anche in forma anonima, perché lo vogliamo aiutare. Chi è vittima di una tale barbarie va aiutato dalla parte sana della città”. E’ quanto ieri sera , poco dopo le 21, fa sapere il consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli, a cui è stato inviato il video pubblicato su Fb.
“Ci aspettiamo – aggiunge il consigliere regionale – che i delinquenti vengano identificati e arrestati”. Secondo Borrelli “è incredibile quanto avvenuto: è come andare a rubare i soldi dell’elemosina in una chiesa; una violenza morale e fisica quella di sottrarre l’unico mezzo di sostentamento ad un povero lavoratore precario impegnato per quattro spiccioli per ore e ore”. L’esponente politico – che sollecita “un forte impegno da parte degli investigatori” – si chiede come sia possibile che “ancora oggi sfilino in città 6 delinquenti senza casco su due motorini con tutti i controlli che ci sono per il rispetto delle norme anticovid”. “E’ assurdo. Ora basta. In questa città la proclamazione della legalità non può essere solo un esercizio verbale” conclude Borrelli. Intanto, il video è diventato virale così come i commenti di indignazione . Stando ad una indagine d Fanpage, il rider aggredito con una violenza inaudita è un 50enne che, poco dopo l’aggressione, ha continuato con l’auto del titolare a consegnare pizze. Sul web si sta anche organizzando una colletta per comprargli un nuovo scooter che, a quando pare, sarebbe un regalo che il 50enne avrebbe fatto alla figlia per il suo diciottesimo compleanno. (FONTE FOTO:RETE INTERNET)La didattica a distanza, una chiacchierata con il prof Giuseppe D’Avino
Liceo, ricordi e riflessioni nell’ intervista al prof. Giuseppe D’Avino. Il prof. D’Avino ha insegnato per molti anni al Liceo E. Torricelli di Somma Vesuviana, come docente di matematica e fisica, svolgendo diversi ruoli in qualità di collaboratore del dirigente. Attualmente è in assegnazione provvisoria presso il Liceo Montalcini – Ferraris di Saviano.
Giuseppe D’Avino nasce a Napoli nel 1959, ma vive per 26 anni a Somma Vesuviana. Attualmente risiede a Saviano. Dopo aver frequentato il Liceo scientifico E. Torricelli del suo paese, si laurea in matematica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Consegue, inoltre, il diploma di Formazione Teologica presso l’istituto Superiore Interdiocesano di Scienze Religiose Duns Scoto di Nola, che gli permette di iniziare la carriera di insegnante in qualità di IDR (insegnante di religione cattolica, a.s. 1985/86 e 1986/87). Nell’intervista, che segue, i suoi ricordi legati al liceo sommese, la sua nuova destinazione e il problema della didattica a distanza.
Professore, il suo rapporto con il Liceo Torricelli di Somma
“E’ dal primo settembre del 2000 che ho iniziato ad insegnare al Liceo E. Torricelli di Somma Vesuviana, come docente di matematica e fisica. Ho svolto, qui, diversi ruoli: da esaminatore della patente europea (ECDL – AICA) alla funzione strumentale area TIC (informatica). Negli ultimi due anni sono stato nominato collaboratore del dirigente scolastico, prima con il prof. Giovanni Russo e poi con la dott.ssa Anna Giugliano.
Son sempre più convinto che dopo un certo numero di anni sia i docenti che i dirigenti debbano cambiare scuola per incontrare nuovi colleghi, conoscere un nuovo ambiente, ma sopratutto trovare nuovi stimoli e obiettivi. Purtroppo, per vari motivi, tra i quali gli affetti familiari, mi hanno fatto desistere per ben venti anni e solo quest’anno ho deciso di chiedere il trasferimento. Da premettere che sono stato anche alunno del liceo sommese”.
Preoccupazioni e ricordi negli ultimi tempi?
“Nell’ultimo periodo c’è stato un calo del numero degli iscritti: un’ emorragia ben tamponata dal dirigente Giovanni Russo, che, in un solo anno di attività, è riuscito a risolvere innumerevoli problemi, dando una nuova veste alla struttura sul piano del colore. Oltretutto, le aule della sede centrale sono state tutte interamente tinteggiate con colori diversi. A ciò bisogna aggiungere la particolarità delle lavagne, che coprono una intera parete. Purtroppo, il dirigente Russo, chiamato a svolgere altre mansioni presso il CSA, non ha continuato a portare a termine il suo progetto. Anche la nuova dirigente, dott.ssa Anna Giugliano, ha portato sostanziali rinnovamenti e cambiamenti. Premetto che ho collaborato con i dirigenti senza esonero parziale o totale dal servizio. L’ho fatto con piacere anche se non nego che spesso la stanchezza si faceva sentire”.
Dove insegna adesso?
“Attualmente sono in assegnazione provvisoria presso il Liceo Montalcini – Ferraris di Saviano in piazza Musco. Si tratta della sede succursale, diretta dal prof. Domenico Ciccone. Ci sono poi altre due sedi. Anche qui ho trovato alunni molto bravi. In una classe prima ho potuto constatare che ci sono tanti giovani che vogliono distinguersi. Su ognuno di loro campeggia quel desiderio di progredire, di porsi obiettivi più importanti, orizzonti sempre più ampi”.
La didattica a distanza, croce e delizia di tanti docenti
“Per quanto riguarda la didattica a distanza, ritengo che si tratti solamente di un palliativo. Comprendo, comunque, le motivazioni governative in un momento così difficile. Ma quali sono i punti di forza che possono derivare da un tale insegnamento? Certamente gli alunni timidi riescono, dietro uno schermo, a dire cose che in presenza non avrebbero avuto il coraggio di dire o di fare. In ogni caso, si cerca di non interrompere il rapporto alunno-docente. I punti di debolezza, però, sono tanti. Non vi è una condivisione di uno spazio e un’interazione fisica tra docente e studenti, tutto è mediato dall’utilizzo di mezzi tecnologici. Dietro la telecamera non sai mai se l’alunno stia seguendo, se ha veramente compreso ciò che stai dicendo. Spesso evita l’interrogazione, adducendo problemi tecnici o di connessione. I compiti in classe, a distanza, sono poco affidabili. Inoltre, l’insegnante è costretto, come del resto l’alunno, a stare seduto cinque e più ore davanti ad un monitor. A ciò vanno aggiunte le ore trascorse per preparare il materiale da proporre agli allievi. Gli alunni hanno bisogno di riposare gli occhi e quindi è necessario che ci siano continue pause, il che comporta un allungamento dell’orario oltre quello sopportabile. Motivo per cui alcuni alunni hanno provato a contestare e/o trovare soluzioni alternative rispetto alle scelte messe in atto dagli organi competenti. Faccio osservare che rispetto ai licei, nei professionali la situazione è senz’altro peggiore. La soluzione è garantire comunque salute e sicurezza a chi opera nella scuola e tornare in presenza il primo possibile”.
I Grandi Magazzini “Mele”: un’impresa all’avanguardia nella Napoli della “Belle ‘Epoque”
Il genio di Emiddio e Alfonso Mele: da una bottega di tessuti ai Grandi Magazzini in grado di competere con quelli di Parigi e di Londra. Arredi, corredi, abbigliamento, cappelli, guanti: i Mele fanno conoscere a tutta l’Italia la raffinatezza antica della moda napoletana e l’abilità degli artigiani campani. La concorrenza con i Magazzini Miccio e il significato del motto. “Sembrano proprio Miccio e Mele”. “Il turco di Mele”. I Mele sono anche i primi a curare una cartellonistica di qualità: i loro manifesti vengono realizzati dai più grandi disegnatori del tempo, e già nel 1904 Vittorio Pica ne pubblica il catalogo.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi quindici anni del Novecento Napoli si conferma una città complicata, bloccata ancora dai vincoli del passato, ma capace, in alcuni settori, di realizzare progetti di livello europeo, che meritano l’attenzione e l’ammirazione anche di Parigi e di Londra. Rientrano in questi progetti i Grandi Magazzini Mele, ai quali Francesco Barbagallo dedica un interessante capitolo del suo libro “Napoli, Belle ‘Epoque”. I quattro fratelli Mele, Pietro, Emiddio, Alfonso e Giuseppe sono di Giffoni Sei Casali, un paese in provincia di Salerno. Qui Pietro apre un negozio di stoffe, dove, nel 1869, Emiddio incomincia a lavorare come apprendista. Dieci anni dopo Emiddio e Alfonso si trasferiscono a Napoli, e incominciano a vendere stoffe in una bottega al Mercato, in quella via S. Agnello dei Grassi che viene poi cancellata dal Risanamento. Per Emiddio la bottega è solo l’inizio: egli va a Parigi a studiare le nuove strutture della grande distribuzione, il sistema finanziario che ne costituisce la base, e il gusto dei ricchi borghesi che formano il pubblico dei clienti. Egli ha già capito che questo pubblico è presente anche nella complicata società napoletana, e che le signore della nobiltà e della borghesia di Napoli non hanno nulla da invidiare alla raffinatezza delle signore di Parigi e di Londra. Nell’ottobre del 1889, di fronte ai giardini di Palazzo Reale, al teatro San Carlo e alla Galleria Umberto I, nel Palazzo della Borghesia inizia l’attività dei “Magazzini Italiani E. & A. Mele & C.”, in uno spazio di 2000 mq., con 300 dipendenti “presto aumentati a 500” ( F. Barbagallo). Ricorda F. Barbagallo che nel 1889 a Milano, in piazza Duomo, i fratelli Bocconi, già proprietari di grandi magazzini di abbigliamento e di arredo, di succursali e di centri di produzione, aprono una nuova sede “di 2300 mq. con 1400 impiegati”: ai grandi magazzini Bocconi D’Annunzio poi darà un nome nuovo, “La Rinascente”. I Mele vendono abbigliamento, mobili, tappezzerie e arredi, a cui si aggiungono successivamente i cosmetici e i prodotti per l’igiene personale: dal 1895 viene curata l’offerta di cappelli e di ombrelli di notevole eleganza e non particolarmente costosi. Sul numero della “Scintilla giudiziaria” uscito in edicola il Capodanno del 1912 i “procuratori, gli avvocati e i magistrati” vengono invitati a visitare i Grandi Magazzini “Mele” “prima di comprare toga e tocco”. E dall’inizio alla fine la sigla pubblicitaria è sempre la stessa: “Massimo buon mercato”. Intanto si faceva sempre più forte la concorrenza delle “Fabbriche Miccio & C.” che negli ultimi dieci anni dell’Ottocento avevano tre sedi, al Chiatamone, a Toledo e a via Duomo e infine aprirono una sede proprio di fronte ai Grandi Magazzini “Mele” e fecero montare in piazza San Ferdinando un chiosco in stile liberty, in ferro e in vetro. Questo chiosco scatenò furiose polemiche, dalle quali i Napoletani cavarono subito un motto: “pareno proprio Miccio e Mele”, riferito a persone che si fanno guerra senza sosta e in ogni modo. Divenne proverbiale – indicava persone eccessivamente ossequiose – anche “’o turco ‘e Mele”: era, questo turco, il valletto africano che accoglieva i clienti all’ingresso del centro commerciale (a Napoli i neri erano chiamati comunemente “turchi”). I Mele non dimenticarono mai i poveri: il decennale dell’azienda venne rievocato con un pranzo al Salone Margherita: vi parteciparono i dipendenti con le famiglie e 125 poveri. Per il matrimonio di Emiddio Pepe e di Fanny Stellingwerff, celebrato nel settembre del 1896, venne offerto un banchetto a 1200 poveri nei quartieri centrali della città, e sul finire del secolo i Mele, a dimostrare che i grandi magazzini non erano solo il “paradiso delle signore”, istituirono il “sabato degli operai”: “dalle 16 alle 19 di ogni sabato: articoli di occasione immessi appositamente”.Va riconosciuto ai Mele il merito, notevole dal punto di vista culturale, di essere stati i primi a “puntare, tra i due secoli, sulla cartellonistica di qualità” (F. Barbagallo). I loro manifesti vennero ideati e realizzati dai più importanti disegnatori del tempo: Achille Beltrame, Emilio Malerba, Marcello Dudovich e Leonetto Cappiello. E nel 1904, per ricordare il 15° anno di attività, i Mele affidarono a Vittorio Pica, uno dei più importanti intellettuali napoletani, il compito di pubblicare il primo catalogo dei loro manifesti. Intanto, incominciava a diventare sempre più importante il ruolo di Davide, nipote dei due fondatori: ma le complicate vicende degli ultimi 20 anni dell’azienda, che cessò di esistere nel 1930, saranno il tema di un altro articolo.
Napoli, ragazzo picchiato e derubato mentre consegna pizze a domicilio
Da qualche ora gira un video, inviato sottoforma di segnalazione a Radio Marte e pubblicato dalla stessa radio come denuncia sociale. Un rider aggredito con inaudita violenza da sei ragazzi solo per derubarlo dello scooter.
Le immagini, purtroppo shoccanti, ritraggono un ragazzo che sta facendo il suo lavoro, a quanto pare consegnare pizze a domicilio, che viene improvvisamente sttrattonato, aggredito con violenza, picchiato brutalmente da 6 ragazzi il cui scopo è rubare il motorino su cui il fattorino viaggiava e il ricavo della serata. Una violenza inaudita segnata dall’atteggiamento omissivo dei passanti e dall’aggressione di un branco che dovrebbe essere sottoposto dinanzi alla giustizia italiana. Non si sa se chi ha filmato il video o qualcuno che transitava in quella zona (pare essere zona calata Capodichino) abbia chiamato le forze dell’ordine o i soccorsi. L’unica cosa evidente dal video è la fuga dei 6 ragazzi dopo il pestaggio e la rapina ai danni della vittima che si rialza protestando. La speranza è che il ragazzo stia bene e che i criminali vengano individuati e arrestati.
Presero a calci la scultura “Look Down” a piazza Plebiscito: i ragazzi incontrano Jago e chiedono scusa
Jago, l’artista che ha creato la scultura “Look down” posta in Piazza del Plebiscito a Napoli, qualche giorno fa aveva postato sul suo profilo Instagram il video diventato virale dei ragazzi che prendevano a calci la sua opera d’arte.
Jago si era reso disponibile ad incontrarli per spiegare loro il significato di quel bambino e dell’arte in generale. Ed è proprio ciò che è accaduto. Jago ha accolto quei quattro ragazzini nel suo studio e con estrema umiltà ha mostrato loro l’arte della scultura, gli ha spiegato come scolpire il marmo, come modellarlo a proposito piacimento, tutto questo grazie all’associazione di padre Antonio Loffredo che è riuscita a rintracciare i ragazzi. Nonostante una prima fase di timidezza e diffidenza, hanno accettato di incontrarlo e si sono scusati con l’artista per il gesto compiuto. “Non volevamo fare violenza, semplicemente divertirci con uno scherzo” sottolinea uno di loro, esprimendo tutto il proprio rammarico. “Abbiamo capito quanto lavoro c’è dietro l’arte, non lo rifaremo mai più”, questa la prima frase detta dai ragazzi, tutti molto giovani, il più piccolo 15 anni, che non hanno pensato prima di agire ma che, con l’aiuto di persone disponibili e aperte al dialogo come Jago, hanno compreso la gravità delle proprie azioni e, cosa più importante, si sono avvicinati ad un mondo che non conoscevano, quello dell’arte che, molto probabilmente, da oggi impareranno ad amare, a valorizzare ma soprattutto a proteggere.
Covid-19: come procede la campagna vaccini e a chi è già stato somministrato
E’ partita ufficialmente il 27 dicembre la campagna del vaccino contro il covid-19 in tutta Europa, giornata in cui si iniziava dalle prime dosi previste per medici ed operatori sanitari.
Dal Ministero della Salute emergono i nuovi dati sui numeri dei vaccini somministrati nella Regione Campania fino ad oggi, 3 gennaio. Le dosi consegnate fino ad ora sarebbero 33.870 di cui 6.671 sono state già somministrate, ricordiamo ad operatori sanitari e medici.
Coloro che hanno ricevuto un numero più elevato di dosi di vaccino, esattamente 1.846, sono le persone comprese nella fascia d’età che va dai 50 ai 59 anni; e poi dai 40 ai 49 anni 1.518 dosi; dai 60 ai 69 anni hanno ricevuto fin ora 1.486 dosi; nella fascia d’età che va dai 30 ai 39 anni le dosi somministrate risultano essere 1.210 per poi arrivare alle fasce più giovani dai 20 ai 29 anni con 536 vaccinati fin ora. Per la fascia dai 70 ai 79 anni, al momento sono 72 i vaccinati seguiti dagli over 80 che risultano essere solamente 3.
La campagna sembrerebbe procedere ad un ritmo abbastanza elevato fin ora, delle dosi di vaccino consegnate alla Regione Campania, infatti, quasi il 20% sono state già somministrate. Il cammino è certamente ancora molto lungo ma questi numeri fanno tirare un piccolo sospiro di sollievo soprattutto a chi non si è mai fermato e ha continuato a combattere il virus nelle corsie principali. La speranza per il futuro che ci attende è che tutte le persone che decideranno di sottoporsi al vaccino possano riceverlo il prima possibile.
Compostaggio a Pomigliano: la Regione “ha chiamato” il Comune. L’ente ha risposto
Palazzo Santa Lucia ha chiesto alla città delle fabbriche di ultimare la documentazione necessaria al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Si prevede l’avvio della costruzione dell’impianto entro la primavera
Per Il Comune di Pomigliano si sta avvicinando il momento di un’importante scelta politica, ammnistrativa e sociale nel territorio a nordest di Napoli: far costruire o meno il primo impianto pubblico di compostaggio nel Napoletano. Era stato infatti inaugurato quasi un anno fa il cantiere del primo dei 15 impianti di compostaggio previsti dal piano regionale dei rifiuti. Intanto i lavori di bonifica dalla presenza eventuale di ordigni bellici della seconda guerra mondiale sono terminati da un pezzo nel terreno del cantiere di via Pomigliano-Acerra ma della nuova struttura non si è visto ancora nulla. C’è però una novità in questa direzione: la Regione Campania ha bussato alla porta del Comune. Ha chiesto di completare tutti gli atti propedeutici al rilascio dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ultimo passo prima dell’inizio della costruzione dell’impianto. Dunque, palazzo Santa Lucia vuole dare un colpo di acceleratore verso la finalizzazione di un progetto il cui iter è apparso dal primo momento davvero lungo e farraginoso. E il Comune di Pomigliano ha risposto alla sollecitazione. La richiesta della Regione era puntata all’acquisizione di uno studio sulla qualità dell’aria nella zona in cui dovrà essere costruito l’impianto. Il Comune ha quindi conferito l’incarico al laboratorio di analisi della Federico II. Lo studio è pronto. Sarà consegnato entro la prossima settimana. A quel punto la conferenza dei servizi istituita presso il dipartimento Ambiente regionale potrà erogare l’AIA e consentire la redazione del progetto esecutivo e i conseguenti lavori di costruzione. L’obiettivo è di chiudere questa partita entro la primavera. Ma come sempre in tali casi tutto è affidato alle bizze della politica e alle reazioni del territorio. La popolazione che abita attorno all’area in cui è stato localizzato l’impianto di compostaggio si è infatti più volte espressa contro la realizzazione della struttura, che sarà costruita in una zona in passato pesantemente sfruttata dall’ecomafia attraverso lo scarico e l’occultamento incontrollati di rifiuti di ogni sorta e il loro sistematico incendio. Questa posizione fino all’anno scorso era stata fatta propria anche da alcune forze politiche. Ad ogni modo il via ai lavori per l’impianto era stato dato il 2 marzo dell’anno scorso, con il taglio del nastro avvenuto nel cantiere dell’opera. Alla cerimonia erano intervenuti il presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca e l’allora sindaco di Pomigliano Raffaele Russo. La posta in gioco è alta. Si tratta del primo dei 15 impianti per la produzione di compost previsti quattro anni fa dal piano regionale di smaltimento dei rifiuti organici: scarti da trasformare in concime da destinare all’agricoltura ma che la Campania, a causa della quasi totale assenza di impianti specializzati, è costretta a spedire fuori regione triplicando i costi. Ora però si tenta di invertire la rotta. I lavori di Pomigliano se li è aggiudicati, attraverso la gara d’appalto espletata dal Comune, un’associazione temporanea d’imprese composta da un’azienda di Roma, la CONPAT SCARL, una di Angri, in provincia di Salerno, la I.CO.NA. Società Cooperativa, e una di Serino, in provincia di Avellino, la DE.FI.AM. srl. Importo complessivo: 8milioni e 600mila euro stanziati dalla Regione attraverso i fondi europei. Il progetto risale al 2017. L’impianto è stato concepito per servire vari comuni. Grazie alla sua capacità di trattamento dei rifiuti organici sarà infatti in grado di produrre 24mila tonnellate all’anno di compost da concimazione. attualmente la Campania produce 700mila tonnellate di rifiuti organici all’anno. Ma a causa della carenza di impianti del genere si è costretti a smaltirne fuori regione il 90 per cento. Costo: 230 euro a tonnellata.
Saviano, sanzionati i titolari di 4 bar per mancato rispetto delle norme anti covid
I carabinieri della stazione di Saviano, nell’ambito di un servizio disposto dal Comando Provinciale di Napoli, hanno sanzionato i titolari di 4 bar della città per inosservanza delle normativa anticontagio.
In ognuna delle 4 attività, due dislocate in Via Corsi e le restanti in Corso Italia e Via Ciccone, i militari hanno sorpreso all’interno clienti a consumare bevande o alimenti.
Per le violazioni commesse i titolari sono stati sanzionati per complessivi 1600 euro
Nola, minaccia i genitori con un coltello per denaro: arrestato
I carabinieri della stazione di Nola insieme a quelli della sezione radiomobile locale hanno arrestato per maltrattamenti contro familiari ed estorsione un 33enne del posto già noto alle forze dell’ordine.
I militari sono intervenuti nell’abitazione del padre del 33enne, dopo una richiesta di aiuto pervenuta al 112. Quando sono arrivati hanno scoperto che l’uomo avesse poco prima minacciato i genitori con un coltello per ottenere denaro necessario per acquistare sigarette.
Secondo quanto accertato, episodi di questo tipo non erano una novità.
Il 33enne è stato tradotto al carcere di Poggioreale in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto.

