Cyberbullismo, Falco (Corecom): “I numeri sono allarmanti, subito strategia per proteggere i giovani”

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Riceviamo e pubblichiamo da Corecom Campania.

Cyberbullismo; Falco (Corecom): “I numeri sono allarmanti, subito strategia per proteggere i giovani”, lo afferma il presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania lanciando un appello per il 7 febbraio.

I numeri sono allarmanti, occorre mettere in campo una strategia per proteggere i nostri ragazzi, bisogna fare presto! Il 61% dei giovani italiani afferma di essere vittima di episodi di bullismo e cyberbullismo, mentre il 68% dice di avervi assistito”. E’ il commento di Domenico Falco, presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania alla lettura dei dati, sull’andamento del bullismo e del cyberbullismo in Italia, resi noti dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes Italia in collaborazione con ScuolaZoo.

“Si registra un indice alto anche degli adolescenti che dichiarano di non sentirsi al sicuro on line, in particolare su social media e app per incontri, ben sei su dieci. Il 7 febbraio prossimo, in occasione della ‘Giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo’, dovrà essere un’occasione di riflessione concreta e costruttiva”.

Il Corecom Campania – ha aggiunto Falco – da oltre tre anni, attraverso la campagna @scuolasenzabulli, è impegnato sull’intero territorio regionale, nei diversi plessi scolastici, in una proficua e concreta opera di sensibilizzazione e documentazione sui fenomeni di bullismo e cyberbullismo, offrendo ad alunni e genitori strumenti di conoscenza e soluzioni per scongiurare i pericoli della ‘rete’ sia in veste di vittima che di aggressore. La risposta coinvolgente delle scolaresche ci spinge a ritenere che, rendere edotti sul fenomeno i giovani e le loro famiglie facendo sentire vicine le istituzioni e le forze dell’ordine, è la strada maestra”.

Regionali, “gravi anomalie” nel voto ad Acerra: Tar boccia il ricorso

“Irregolarità formali ma non sostanziali”: i giudici del tribunale amministrativo hanno motivato così il respingimento della richiesta di Alessandro Cannavacciuolo di verificare oppure annullare l’esito delle consultazioni Ricorso per la verifica o l’annullamento del voto alle elezioni regionali nei seggi di Acerra: il Tar lo ha respinto. I giudici del Tar Campania hanno rigettato per “infondatezza” il ricorso del candidato M5S  Alessandro Cannavacciuolo, contro cui si erano costituiti in giudizio la figlia del sindaco di Acerra, Vittoria Lettieri (lista De Luca presidente), e Luigi Cirillo, anche lui dell’M5S, questi ultimi entrambi eletti in consiglio regionale. Nelle motivazioni della sentenza i giudici, in sintesi, sostengono che ci sono state irregolarità durante e dopo il voto nei seggi di Acerra ma che queste irregolarità sono state “formali e quindi non sostanziali”. A ogni modo Cannavacciuolo ha già annunciato che non si fermerà “perché i giudici non hanno accertato la verità dei fatti” e che farà “appello al Consiglio di Stato”. “Tra le irregolarità sostanziali – spiega Cannavacciuolo – che possano determinare l’annullamento del voto e che gli stessi giudici hanno elencato nella motivazione della sentenza ci sono proprio quelle irregolarità che abbiamo sottoposto, con tanto di prove documentali, all’attenzione del collegio giudicante. Per cui tutto ciò mi sembra un paradosso incredibile”. Alcune delle anomalie fatte notare dal ricorrente sono: voti verbalizzati ma alla fine non attribuiti, verbali fotocopiati e incollati sui registri originali privi di firma e timbri ministeriali e schede timbrate, firmate e non utilizzate che non corrispondono con il numero degli elettori e di cui, peraltro, non c’è più traccia. Sono sparite.

Torre Annunziata, Poggiomarino, Boscoreale e Boscotrecase: 3 arresti, 2 denunce e sequestrati 14mila euro di reddito di cittadinanza

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli. Sempre intenso l’impegno dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli nel controllo del territorio. Particolare l’attenzione alla città di Torre Annunziata e all’area vesuviana dove i militari della locale compagnia hanno svolto – come ogni giorno –  controlli a tappeto nelle strade e nelle piazze più frequentate. Oltre 148 le persone identificate – 32 già note alle ffoo – e 65 i veicoli controllati. Numerose le contravvenzioni al cds, gran parte delle quali elevate a “centauri” alla guida senza il casco di protezione e mancanza della copertura assicurativa. Altrettanto numerose le sanzioni per utilizzo del cellulare alla guida. E’ stato arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio un 24enne di Scafati già noto alle ffoo. E’ stato notato dai militari mentre era in auto nel parco Penniniello di Torre Annunziata. Ha provato ad allontanarsi ma è stato bloccato e perquisito: nelle sue disponibilità 48 grammi di hashish. La perquisizione è stata estesa all’abitazione dove i carabinieri hanno rinvenuto ancora droga – 18 grammi di marijuana – 2 bilancini di precisione, 1 pistola replica priva di tappo rosso e 34 cartucce a salve. L’arma era nascosta dietro una piastrella sulla parete dell’ingresso. Il 24enne è ora in attesa di giudizio. Eseguita dai carabinieri di Boscoreale un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Torre Annunziata su richiesta della locale procura a carico di un uomo ritenuto gravemente indiziato in ordine alle commissione dei reati di furto con strappo, lesioni personali e spaccio di droga. L’arrestato è stato tradotto al carcere di Poggioreale. In manette, in esecuzione di un provvedimento della Procura Generale presso la corte di Appello di Salerno Mario Menichini, 46enne di Boscotrecase, già noto alle ffoo. Dovrà scontare la pena di 9 anni e 3 mesi di reclusione per reati inerenti il traffico di stupefacenti. Il 46enne è stato tradotto al carcere di Poggioreale. Eseguito a Poggiomarino un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Nocera Inferiore a carico di una 42enne di Scafati già nota alle ffoo. I militari della stazione di Poggiomarino hanno svolto indagini patrimoniali sul conto della 42enne, scoprendo gravi irregolarità sulla sua situazione economica. La donna, secondo quanto accertato, avrebbe percepito indebitamente il reddito di cittadinanza erogato dall’INPS da aprile 2019 fino al novembre 2020. E’ così che i Carabinieri – su ordine del Tribunale di Nocera Inferiore che ha concordato con le risultanze investigative dell’Arma –  hanno sequestrato la somma di 14mila euro, depositata in due diversi conti bancari. Un 23enne è stato denunciato per guida senza patente: a bordo di un suv di grossa cilindrata è stato fermato durante un posto di controllo. Non aveva mai conseguito la patente di guida. Stessa sorte per una 19enne di Torre Annunziata, sorpresa alla guida di una moto nonostante non avesse alcuna abilitazione. Non sono mancate le sanzioni per violazioni alla normativa anticontagio. Sono 14 le persone multate, molte delle quali per il mancato rispetto dell’orario di coprifuoco. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.

Portici, denunciati corriere e titolare ditta trasporti: vendevano scarpe a 90 euro sui social ma erano di scarso valore

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Portici. 

I carabinieri della stazione di Portici hanno denunciato per truffa aggravata un 27enne di napoli e un 34enne di san giorgio a Cremano.

Un giovane napoletano ha acquistato un paio di scarpe al prezzo di 90 euro, approfittando di un’offerta pubblicizzata sui social da uno shop online. Quando il corriere – il 27enne – ha consegnato il pacco, il cliente si è reso conto che le scarpe non fossero quelle scelte ma altre di scarsissimo valore. Sulla confezione un logo di una nota azienda di spedizioni verosimilmente contraffatto.

La vittima ha allertato i Carabinieri e fornito loro una descrizione del corriere.

I militari hanno così scoperto che il 27enne fosse effettivamente corriere per una società di trasporti, il cui titolare è il 34enne ma che avesse messo in piedi un’attività “parallela” per ingannare clienti sui social ed ottenere facili guadagni. Nella sede della ditta di trasporti, i carabinieri hanno così rinvenuto 2 pacchi identici e altri 14 nell’auto del 27enne.

Ercolano, arrestato l’esponente del Clan Ascione-Papale

Nella serata del 3 febbraio 2021 i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Torre del Greco, con il supporto dell’Arma territoriale di Latina, hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il trentatreenne Ascione Mario, figlio del defunto Ascione Raffaele, detto “Rafael ò Luong”, fondatore dell’omonimo clan, e di Adamo Immacolata detta “Assunta” (già condannata in via definitiva per 416 bis).


Ascione Mario sin da giovanissimo raccoglie le redini del clan Ascione di Ercolano (NA) insieme al cognato, Giorgio Di Bartolomeo, e si allea con il clan “papale” partecipando alla quarta guerra di camorra contro il clan “birra-iacomino” che ha insanguinato il territorio Ercolanese nel 2007/2008. In quel biennio, la città degli scavi è stata teatro di numerosi agguati di camorra, con dodici vittime e numerosi feriti.
La parabola giudiziaria di Ascione Mario inizia il 24 aprile 2008, con l’arresto per associazione di stampo mafioso e la successiva condanna in via definitiva. Durante la sua detenzione è stato anche colpito da numerose ulteriori misure cautelari, tra le quali quella per il reato di estorsione aggravata.
Il 30 aprile 2020, dopo la scarcerazione dal penitenziario di Milano Opera, dove era detenuto in regime di carcere duro 41 bis O.P., è stato condannato in primo grado dal Tribunale Collegiale di Napoli a 18 anni di reclusione per il reato di tentato omicidio aggravato, commesso il 23 aprile 2008 ai danni di un affiliato del clan rivale “Birra”, reato per il quale era imputato in stato di libertà. A seguito della condanna in primo grado, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha richiesto una misura cautelare, definitivamente accolta dalla Suprema Corte di Cassazione nella serata di ieri.
Di recente, Ascione Mario è stato anche condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo per l’omicidio commesso l’11 febbraio 2008 ai danni di Scarrone Giorgio, fratello di Scarrone Agostino, killer del clan rivale “Birra – Iacomino” oggi collaboratore di giustizia, reato per il quale a breve inizierà il processo dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Napoli.

(FONTE FOTO:RETE INTERNET)

Cemento: maxi sequestro a Pomigliano. Ecco i cantieri e il profilo degli indagati

Il gip del tribunale di Nola ieri ha fatto sequestrare tre cantieri per un totale ci 78 appartamenti quasi ultimati e 22 da realizzare ancora. Valore complessivo 30 milioni di euro. Ci sono anche una fabbrica e un garage    Licenze taroccate per dare il via a un’imponente speculazione edilizia: nuovi appartamenti venduti a prezzi stellari, fino a oltre 300mila euro per abitazione.  E’ il sospetto della magistratura inquirente, un’accusa pesante che sta determinando l’allargamento dello scandalo delle concessioni edilizie rilasciate fino all’estate dell’anno scorso dal Comune di Pomigliano, sulla base del piano casa regionale. Ieri infatti la polizia municipale, su disposizione del gip del tribunale di Nola, ha dato il via al maxi sequestro di quattro edifici a destinazione residenziale per un totale di 100 appartamenti, 78 dei quali già quasi ultimati e 22 non ancora realizzati e per i quali sono state soltanto gettate le fondamenta. Il provvedimento si aggiunge a quello, praticamente identico a quest’ultimo sotto il profilo giudiziario, che il 30 novembre dello scorso anno ha portato al sequestro di un condominio in costruzione da 50 appartamenti non ancora realizzati (anche in questo caso ci sono solo le fondamenta). Non è finita. Ieri sono stati sequestrati dalla polizia municipale pure un opificio di 18mila metri quadrati e un garage, che secondo gli investigatori sono stati edificati sempre in violazione della legge sul piano casa. Valore presunto di tutti i beni sigillati: 30 milioni di euro. Contestualmente la Procura di Nola, sempre ieri, ha inviato 9 avvisi di garanzia nei confronti dei costruttori e dei loro tecnici. Reati contestati: false attestazioni nella consegna al Comune delle documentazioni che hanno portato al rilascio delle licenze e abusivismo edilizio, con l’aggravante del reato continuato e in concorso. Dei 78 appartamenti quasi ultimati che sono stati sequestrati 60 sono concentrati in due palazzi attigui, un opificio e un garage sorti in via Masarda, periferia di Pomigliano al confine con Sant’Anastasia. Altri 18 alloggi, quasi finiti, sono invece relativi al sequestro di una palazzina moderna in via Imbriani, nel centro storico di Pomigliano. Per questi due cantieri sospetti, quelli di via Masarda e di via Imbriani, sono indagate, tra gli altri, le due giovani nipoti di un noto imprenditore della grande distribuzione commerciale, il titolare di una catena di supermercati. Le donne, secondo gli inquirenti, figurano come titolari di un’impresa di costruzioni ma in realtà una sarebbe una casalinga e l’altra una studentessa. Una terza donna indagata è il tecnico di queste operazioni edilizie, un architetto di Pomigliano finito sotto inchiesta per lo stesso motivo (falso e abusivismo sul piano casa) nell’ambito del precedente sequestro del 30 novembre, messo a segno sempre dalla polizia municipale in via Fiume, quello che ha portato al blocco del cantiere per la realizzazione di 50 appartamenti al posto dello storico cinema Mediterraneo, raso al suolo per far posto a nuovo condominio. Ieri il terzo sequestro ha coinvolto infine un cantiere in via Corradino, a poca distanza dal centro di Pomigliano: sigillate le fondamenta di un palazzo in costruzione da 22 appartamenti. In tal caso sono accusati di falso ed abusivismo edilizio in concorso un costruttore di Casalnuovo di 23 anni, due giovani donne, una residente a Casalnuovo e l’altra a Nola, e un architetto di Pomigliano. In tutte le circostanze gli inquirenti contestano la realizzazione di immobili per un numero e per un volume molto superiori a ciò che poteva essere consentito dalla legge e con modalità in ogni caso attuate in violazione della legge regionale “Piano Casa”.

Napoli – Atalanta (Partita 30), come l’ultima delle provinciali

Ci sono partite che ti fanno disperare, sono quelle nelle quali va tutto storto, i movimenti dei singoli, quelli di squadra, l’attitudine, l’approccio alla gara è sbagliato, la concentrazione resta a casa. Sono quelle partite durante le quali vorresti spegnere la TV perché ti sembra troppo irreale quello che stai vedendo. Ci è ormai familiare questo stato di cose. E poi c’è l’andata della semifinale di Coppa Italia, contro l’Atalanta, dove sei combattuto tra la rassegnazione e la sensazione di aver scampato un possibile mazziatone.

Il Napoli che scende in campo è quello che non le vuole prendere: cauto, attento, concentrato. E questo non può dispiacerci. Si mette a specchio con l’Atalanta; è una scelta rischiosa, perché rispetto agli avversari, il Napoli non ha mai giocato con una difesa a 3. Questa scelta la dice lunga sul momento azzurro. Gattuso cerca di evitare i duelli, prova anche a trovare le sue punte con lanci lunghi, ma verso praterie troppo desolate. Ma l’equilibrio dura poco. Per buona parte del tempo subisce gli avversari, si fa bucare centralmente. La porta di Ospina resta inviolata solo grazie alla sua attenzione e all’imprecisione avversaria. Il Napoli è spesso troppo lungo per poter creare una trama, uscire dalla pressione asfissiante avversaria, e portare i suoi in fase realizzativa. E la solfa non cambia nella ripresa. Servirebbe una squadra diversa, ma il Napoli di Gattuso ha solo un obiettivo, quello che si prefigge l’ultima delle provinciali, difendersi e portare il risultato a casa. Non che nel finale non vi sia qualche tentativo di raggiungere l’area avversaria, ma una volta usciti Insigne e Lozano, le anime di questa squadra, il Napoli perde il genio, e si limita ulteriormente. Da lodare l’attenzione di Ospina, che salva il risultato in più occasioni e un intervento salvifico di Koulibaly. Ci vediamo tra una settimana.

Accontentiamoci del risultato, almeno di quello. Questo non è il Napoli senza ragione tipico degli ultimi due mesi, è un Napoli che decide di giocare da provinciale, come l’ultima della provinciali, si difende, e si difende. Questa partita merita un giudizio interlocutorio. L’avversario non è più una provinciale che arriva a giocare col dente avvelenato con una delle prime della classe, oggi i ruoli sono invertiti. I ruoli si sono invertiti perché l’Atalanta può insegnare tanto al Napoli. Il Napoli prende alla lettera questo divario, e sceglie di fare la provinciale in pieno, si accontenta del risultato. Anche se in casa avremmo sperato in un’intraprendenza maggiore. Oggi Gattuso è il re del pragmatismo! Sono stato molto critico nelle ultime settimane, non lo dimentico, e non mi rimangio nulla. Ma oggi, posso accettare la prestazione contro l’Atalanta. Gattuso ha preso coscienza della situazione, e forse ha capito che il suo lavoro e quello della squadra non possono portare a qualcosa di meglio in questo momento. Lo accetto, lo accetto molto più del NaN di Verona – Napoli, e dello Zero di Juventus – Napoli. Oggi bisogna contestualizzare il Napoli nel suo momento storico, e capire che non può più di questo, e bisogna accettare che giochi da provinciale con l’Atalanta. Forse, vorremmo che in situazioni simili giochi da vera provinciale, e cioè che riesca almeno a costruire delle trame di gioco per recuperare palla, e ripartire in contropiede, per punire gli avversari su una singola azione concessa. In realtà vorremo ritornare a giocare un bel calcio e dominare gli avversari, almeno ogni tanto.

Marigliano, in attesa di investire risorse già finanziate arrivano nuove idee per la città

L’amministrazione comunale svela le carte. Giusto qualche giorno fa avevamo illustrato il contenuto di alcune delibere di giunta, tese a dare riscontro della candidatura dei primi progetti aventi l’obiettivo di intercettare fondi pubblici per il rilancio della città. In particolare, nelle ultime ore i profili social ufficiali dell’ente comunale – quello della Città di Marigliano e del Sindaco Peppe Jossa – hanno condiviso una serie di post finalizzati alla presentazione dei progetti messi in campo, nonché al lancio della nuova pagina Facebook dell’Assessorato Pianificazione Territoriale, Rigenerazione Urbana ed Ambientale, guidato dall’architetto Anna Terracciano. Il contributo della professionista mariglianese è già riscontrabile in termini concreti: basti pensare al fatto che finalmente, dopo averli invocati per anni, anche a Marigliano sono arrivati i tanto attesi render, ossia quel diffuso processo di visualizzazione, imaging o creazione di modelli con l’aiuto di programmi 3D per computer che sostanzia i progetti architettonici e urbanistici. Una visione che prende letteralmente corpo e che dunque accompagna il cittadino nella comprensione delle idee che l’amministrazione intende sviluppare. Nelle prime ore successive alla condivisione del post non sono mancate le polemiche, in quanto una parte dei 14 milioni di euro richiesti, se dovessero arrivare, verrebbero investiti nell’ennesimo tentativo di rigenerazione urbana del rione Pontecitra, e in particolare della cosiddetta “219” nata in seno all’emergenza post terremoto del lontano 1980 (che tra l’altro prevedeva provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti). Ci è andato giù pesante soprattutto Antonio Sullo, ex segretario del PD Marigliano, che sui social si è scagliato contro la scelta di non puntare tutto sul centro storico: “15 MILIONI, un occasione sprecata. Un’azione amministrativa che non ha letto il bisogno della città di investire sul suo straordinario Centro Storico, oggi in condizioni pietose e vero volano di sviluppo sociale ed economico, ma ha preferito riciclare, attraverso un’operazione che ha più il sapore del greenwashing, una specie di tesina fin’ora lasciata ad ammuffire in qualche cassetto universitario con velleità di pubblicazione da rivista specialistica. Al danno la beffa: cosa ha da celebrare il segretario del PD Carmine Napolitano con i post trionfalistici su una decisione in netto contrasto con quanto invece aveva auspicato?”, si chiede Sullo. Ad ogni modo, come recita anche il nome dato al progetto in questione – e cioè “Abitare tra centro e periferia (Prospettive e programmi di rigenerazione urbana a Marigliano per una città laboratorio pro-attiva e sostenibile nella Città Metropolitana di Napoli)” – l’iniziativa riguarda tre nuclei urbani da connettere proprio tramite la rigenerazione, come illustrato anche nell’immagine qui proposta, elaborata dall’ente comunale.
Un’idea di sviluppo che parte dalla periferia (Pontecitra) e arriva nel cuore (una volta) pulsante della città, ossia il centro storico, protagonista delle pressanti richieste di recupero da parte dei cittadini, esasperati residenti e non. Come spiegato dall’amministrazione, “il progetto prevede la riqualificazione del sistema dei tracciati cardo-decumanici, delle sue piazze, slarghi e vicoli per favorire la fruibilità della parte più antica della città; l’introduzione di elementi di segnaletica finalizzati a salvaguardare la memoria storica e costruire il racconto dei luoghi; l’implementazione delle attività, come quelle enogastronomiche, finalizzate a valorizzare le eccellenze dell’agricoltura locale”. Stavolta, a presentazione completa, la comunità ha accolto convintamente l’indirizzo programmatico, anche se qualche titubanza è stata comunque espressa in merito a un’idea di lavoro per la riqualificazione del centro storico che non sembra coinvolgere interamente il disastrato ventre molle della città, almeno per il momento. Ad ogni modo un plauso arriva anche dalla minoranza: “Fa veramente piacere sapere che l’amministrazione in carica elabora progetti. Speriamo vivamente che queste iniziative vengano concretizzate. Nell’attesa ricordiamo all’amministrazione Jossa di non perdere di vista i progetti già finanziati nella passata amministrazione. Nello specifico l’auditorium e il campo sportivo. Se per il campo, come si vocifera, ci sono problemi da risolvere, perché non dare corso all’affidamento del progetto esecutivo dell’auditorium, per poi passare all’affidamento dei lavori?”, scrivono i Popolari su Facebook. In effetti, al momento i lavori per lo stadio “Santa Maria delle Grazie” sono fermi, mentre quelli per l’auditorium non sono ancora partiti. Tuttavia entrambe le opere vengono citate all’interno del quadro complessivo degli interventi del succitato progetto comunale, oltre alla sala polifunzionale e teatro (da realizzarsi nell’attuale scuola materna statale) e all’intervento di ripiantumazione e incremento del verde che era stato già approvato nel dicembre 2019 dalla passata amministrazione Carpino, e soprattutto finanziato grazie al lavoro dell’ex consigliere metropolitano Peppe Jossa, oggi primo cittadino. Il progetto, che prevede la realizzazione di un grande parco urbano, all’interno del quale un’area di 800 mq verrebbe interamente destinata ad accogliere alberature per i neonati cittadini mariglianesi, creando un parco per i nuovi nati, aveva ottenuto un finanziamento di 325.265, 60 euro, ma i lavori non sono mai partiti, tant’è che ancora oggi il parco Papa Giovanni XXIII, lungo via Pontecitra, giace in condizioni di grave abbandono e degrado. L’importo del progetto, redatto dall’architetto Maria Rosaria Gaudieri, ammonta a 247.800,00 euro, ne contempla quasi trentacinquemila per “Spese tecniche relative alla progettazione, alle necessarie attività preliminari, al coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, alle conferenze di servizi, alla direzione lavori e al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, all’assistenza giornaliera e contabilità” e 2.500 per “Consulenze tecniche e specialistiche”. Oggi come ieri, l’assessore all’ecologia è Raffaele Coppola (anche se, rispetto al passato, assessore al verde pubblico è Michele Cerciello e l’architetto Terracciano si occupa di rigenerazione ambientale), e oggi come ieri, purtroppo, il sito istituzionale del Comune di Marigliano non aggiorna la pagina degli incarichi e delle consulenze esterne, ferma al 2017. Diversamente potremmo sapere se per i lavori, mai partiti, qualcuno ha comunque già beneficiato.
Vale la pena ricordare che già nel 2018 il comune comunicò che, dopo diversi anni, erano stati finalmente sbloccati i fondi della legge 219/81, pari a un milione di euro, che a stretto giro sarebbero stati investiti come di seguito riportato:
– 450 mila euro per le strade della città;
– 450 mila euro per le scuole della città;
– 60 mila euro per il parco urbano di via Pontecitra; – 40 mila euro per ulteriore parco progetti.
Insomma, ulteriori sessantamila euro per l’implemento del verde nel quartiere Pontecitra: almeno questi saranno stati spesi? Proprio ieri sera, intanto, nel corso di una diretta online organizzata dall’Associazione Oltremarigliano, l’attuale consigliere di minoranza Vincenzo Esposito ha ricordato che solo pochi anni fa sono stati investiti circa sette milioni di euro dall’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) per il rinnovamento degli edifici, sottolineando come Pontecitra e la 219 siano stati puntualmente oggetto di attenzione. Successivamente l’ex candidato sindaco ha spostato l’attenzione sull’assoluta necessità di investire nel centro storico, cosa che aveva provato a fare riuscendo a inserire un finanziamento di oltre otto milioni di euro all’interno del piano d’ambito preliminare dell’ente idrico campano (di cui l’ingegnere fa parte). “Grazie al mio ruolo quale componente del Comitato Esecutivo dell’Ente Idrico Campano ho proposto e ottenuto che nel Preliminare del Piano d’Ambito dell’EIC, all’allegato 3 – Interventi proposti/segnalati da Comuni e Gestori, al punto 111 venisse inserito, con nota prot. EIC n. 20579 del 31.10.2019, un importo di 8.300.000,00 euro per far fronte ad un elenco di criticità nel settore idrico fognario ed opere connesse del Comune di Marigliano, di cui oltre 5.000.000,00 di euro solo per le criticità del centro storico”, chiariva in una intervista di qualche mese fa, in piena campagna elettorale. Tuttavia quei soldi non sono poi stati destinati a Marigliano, e allora “bisogna reinserire il finanziamento o Marigliano rischia di rimanere fuori dagli interventi per il ciclo integrato delle acque per i prossimi trent’anni”, lancia l’allarme Esposito, chiamando in causa e all’azione l’attuale assessore Raffaele Coppola, a questo punto impegnato su più fronti, come da deleghe.

Somma Vesuviana, il marchio di moda Throwback sceglie Santa Maria del Pozzo per lo spot del film di James Bond

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Somma Vesuviana. 

Di Sarno (sindaco): “La casa di moda internazionale Throwback sceglie il nostro paese come location del suo spot che uscirà con l’ultima serie di “007 James Bond” nelle sale cinematografiche di tutto il mondo”. Perna (Assessore ai Beni Culturali) : “Lo spot è stato girato negli ambienti meravigliosi del Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo. Pochi giorni fa la ABC americana, in versione spagnola, aveva promosso la Villa Augustea tra i siti da visitare in occasione di Procida 2022. Stiamo anche organizzando itinerari gastronomici, culturali e naturalistici da proporre a multinazionali per l’inserimento nel circuito turistico internazionale”. Coppola (Direttore Beni Culturali del Complesso di Santa Maria del Pozzo): “Chi viene a visitare il nostro sito, compie un viaggio nella storia d’Europa tra l’XI ed il XVIII secolo, tra Angioini e Aragonesi, affreschi del trecento e seicento ed un patrimonio letterario di quasi 700 testi risalenti tra il ‘400 e l’800”. “La Throwback marchio internazionale di moda ha scelto Somma Vesuviana ed esattamente il sito culturale di Santa Maria del Pozzo per le riprese dello spot video che andrà in tutte le sale cinematografiche del Mondo in uscita con il film 007 James Bond. E’ la prima volta che la nostra città ha questa grande opportunità. Il nostro paese ha siti culturali davvero unici che si prestano benissimo a set televisivi. Le riprese sono state già girate in queste settimane presso il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo e a tale riguardo ringrazio i Padri Francescani e il Direttore de Beni Culturali del Complesso, Emanuele Coppola. Un grande lavoro promozionale derivante dalla tenacia dell’Assessore ai Beni Culturali, Rosalinda Perna”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, comune del napoletano. “Non ci fermiamo. Lo spot della durata di 60” è stato girato interamente nei meravigliosi ambienti del Complesso di Santa Maria del Pozzo. La scelta di Santa Maria del Pozzo è stata presa dalla Throwback casa di moda napoletana affermata a livello internazionale e approvata dal brand James Bond.  Una grande vetrina per il paese – ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore ai Beni Culturali di Somma Vesuviana –  un modo innovativo di promuovere il territorio. Già nei giorni scorsi Somma è uscita sull’americana ABC in versione spagnola che indicava la Villa Augustea, sito archeologico romano che vede gli scavi a cura dell’Università di Tokyo e dell’Università Suor Orsola Benincasa, tra i siti da visitare in occasione di Procida 2022. Ringraziamo la Throwback che ha girato uno spot davvero coinvolgente, bello. Il solo fatto di legare l’immagine di Somma Vesuviana alla promozione internazionale di grande film, una serie storica nel panorama del Cinema Mondiale, quale è 007 James Bond è un qualcosa di grande per l’intero territorio vesuviano. Come Amministrazione stiamo lavorando alla realizzazione di itinerari culturali, enogastronomici e naturalistici da proporre alle Multinazionali impegnate nella promozione turistica su scala internazionale”.   Il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo location dello spot girato dalla Thorowback “Il complesso monumentale Santa Maria del Pozzo è un gioiello architettonico della Città di Somma Vesuviana, provincia di Napoli, che testimonia ben duemila anni di storia. Oggi, grazie all’ultimo intervento di restauro, è stato restituito alla collettività in tutto il suo splendore. Il “viaggio” esplorativo parte dal “pozzo” di epoca romano, passando per la sotterranea chiesa angioina, per poi concludersi nel luminoso chiostro del convento cinquecentesco. L’origine di tale appellativo alla Madonna è da attribuirsi: all’antica raffigurazione emblematica della Madonna; al pozzo di una vicina villa Paradiso, da non confondere con quello della poca distante Masseria Paradiso – ha dichiarato Emanuele Coppola, Direttore dei Beni Culturali del Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo –  che riforniva tutta la zona d’acqua sorgiva e salubre, subito battezzata acqua della Madonna, pozzo della Madonna, Madonna del Pozzo ed infine cambiato in Santa Maria del Pozzo; all’affresco della Madonna nel cosiddetto pozzo dell’antica villa rustica romana; all’interramento a mo’ di pozzo dell’antica cappella per sfuggire agli iconoclasti; al ritrovamento dell’antica chiesetta mediante una buca dalla quale si ammiravano gli affreschi della Vergine come se fossero in un pozzo”. Da visitare c’è sicuramente la Chiesa sotterranea. “Completamente affrescato, l’ambiente conserva, del notevole patrimonio artistico, solo alcuni dipinti d’apprezzata epoca aragonese. Di particolare importanza sono quelli dislocati lungo il lato sinistro della navata, subito sopra le nicchie arcuate cieche, in piccoli riquadri del motivo perimetrale – ha continuato Coppola –  raffiguranti scene dell’Antico e Nuovo Testamento. Si tratta di opere che paiono vicine alla personalità di Agostino Tesauro più che a quella di ogni altro pittore locale conosciuto. In alto, invece, si possono osservare, lungo tutta la volta, agresti decorazioni lineari che confluiscono al centro nelle armi aragonesi, nello stemma francescano ed in un altro scudo dove sono inferte le cinque piaghe del Signore Crocifisso, già meditate da San Francesco per nutrire l’anima d’amore. Merita particolare attenzione il pavimento quattrocentesco attribuito al famoso Joan Almursì che venne a lavorare a Napoli per conto di Alfonso I . Qest’ultimo, già re di Sicilia, fu designato erede del trono di Napoli da Giovannella II d’Angiò e poi sollevato a favore di Renato, figlio del consanguineo Luigi II, scatenando l’ira dell’aragonese. Alfonso, nonostante tutto, si considerò sempre il legittimo destinatario del regno napoletano fino a conquistarlo, segnando, così, il tramonto della dinastia angioina.   Somma cadde aragonese alcuni anni prima di Napoli ed è proprio in questo periodo, forse, che Alfonso d’Aragona dotò la chiesa di un pavimento di “rajoletes pintades”, preziose mattonelle maiolicate a forma di losanga esagonale recante al centro un tozzetto quadrato riportante lo scudo d’Aragona inquartato di Durazzo – d’Angiò, per sottintendere l’unione delle due reali casate. Anche se si dimostrasse che le armi non sono di Alfonso I, ma di suo Figlio Ferrante I, rimarrebbe pur certo il dato che il pavimento fu posto in epoca aragonese, come la maggior parte degli affreschi.  Poi c’è la Cripta. Là dove oggi vi è una cripta, da anni ormai non più luogo d’inumazione dei frati, sono visibili i segni di quello che era l’antico pronao della chiesa dedicata alla Madonna del Pozzo, con portico colonnato e volta a crociera. Uno spazio cimiteriale, con ossario al centro del pavimento, custodisce notevoli opere d’arte, per lo più riproposte iconografiche della già nota Madonna allattante. Quella molto bella, nella camera a sinistra insieme al Santo genuflesso, è probabilmente d’epoca aragonese. L’altra, invece, nota come “Madonna delle Grazie”, mediatrice nel Mistero del Suffragio, rivela una natura indubbiamente votiva, sottolineata anche dalla raffigurazione in basso del committente e della scritta dedicatoria , poco leggibile. La Vergine è in piedi   con ai lati due Angeli ed in basso le anime del purgatorio imploranti. Nello stesso spazio, su maioliche settecentesche e sormontando un altare in muratura, vi era una preziosa immagine dell’Immacolata Concezione con le Sue molteplici ed emblematiche raffigurazioni. L’impianto iconografico dei dodici attributi laterali è da ricercarsi nel Cantico dei Cantici, mentre, quello centrale dell’Immacolata, è fedele alla descrizione dell’Apostolo Giovanni. Oggi, è possibile ammirarla sul ballatoio della scala che porta al piano superiore del convento”. C’è il Pozzo della Villa rustica romana. “Dalla sala della chiesa sotterranea si accede, scendendo, ad un’ancora più piccola ed antica cappella comunemente detta “pozzo” dove impera l’affresco di Santa Maria del Pozzo, appunto, oppure del Latte, perché intenta ad allattare Gesù. Il “pozzo”, probabilmente, è ciò che resta di un’antica villa rustica romana adibita alla conservazione del vino, “cella vinaria”, ipotesi avallata dall’imboccatura, in alto, del pozzo stesso e dagli spigoli arrotondati – ha proseguito Coppola –  in basso, tipico delle cisterne in muratura, per evitare accumuli nocivi e consentire una più facile pulizia. Stando alle dicerie popolari, sarebbe, invece, parte di un lungo cunicolo che la regina Giovanna, utilizzava come via di fuga o di incontri amorosi segreti, attraversandolo con una carrozza d’oro.  E’ probabile che quando fu costruita o ampliata la chiesa nel 1333, si ebbe il fortuito ritrovamento archeologico e si pensò bene di far diventare questo spazio-pozzo parte integrante della struttura religiosa. Oltre all’immagine della Madonna seduta su una panca con Figlio al seno, impreziosita da una cornice in stucco a rilievo e da un altarino marmoreo, aggiunti in epoca barocca, nel pozzo vi sono altre quattro figure intere, l’una di seguito all’altra, purtroppo sbiadite dal tempo e dall’eccessiva umidità. Partendo da sinistra, l’uomo ritratto, reca nella mano destra un libro e nella sinistra una penna d’oca, con a fianco un’immagine della Madonna con Figlio in grembo. Meglio conservate sono le due Sante in ogive dove la prima, da destra, reca fra le mani un giglio mentre l’altra, regge con una mano un libro e con l’altra una palma ed il fatto che sia coronata ci fa pensare che trattasi, forse, di una delle Regine che hanno dimorato a Somma. Questi affreschi, sarebbero affiorati da posteriore pitture del seicento. Roberto d’Angiò, come già detto, dedicò la chiesa a “Nostra Donna”, originario titolo della Madonna Incoronata raffigurata nel catino absidale, ma il culto di Santa Maria del Pozzo era già presente e forte nella popolazione, tanto da condizionare tutte le successive titolazioni del complesso e della zona circostante. Da vedere c’è il Palinsesto Absidale. L’abside è la parte più antica e studiata della vecchia struttura di Santa Maria del Pozzo. Il motivo di tanta importanza è dovuto alle molteplici stratificazioni pittoriche risalenti ad un arco di tempo che va dall’XI al XVIII secolo. Possiamo notare un dipinto, dai caratteri bizantini, con il tema dell’ascensione, così come presentato dal Nuovo Testamento, con gli Apostoli posti in semicerchio e con lo sguardo rivolto verso il centro in alto indicando il Cristo ascendente al cielo, coperto dagli strati successivi, poi un altro risalente all’anno 1100 d.C. ed un altro ancora al 1330 d.C. Questo affresco è il marchio di fabbrica della chiesa voluta da Roberto d’Angiò nel 1333 in quanto raffigura, in tutto il suo splendore, “Nostra Donna” seduta in trono con in braccio il Figlio Pantokrator, alla quale è dedicato l’edificio di culto. Ed ancora un altro del 1660 d.C”. Attenzione in quanto da visitare sono : il Convento risalente al 1510 quando la regina Giovanna I d’Aragona, III di Napoli, rivolgendosi all’allora Vescovo di Nola Giovan Francesco Bruno acquistò, permutando altri beni,   un vasto appezzamento di terreno in Somma Vesuviana con annessa una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Pozzo, ma anche il Chiostro con i suoi numerosissimi affreschi in parte restaurati di recente. “L’antica mensa è detta, impropriamente, “sala del Cenacolo”, a motivo dell’errata denominazione del grande affresco raffigurato che, però, non trattasi dell’Ultima Cena, bensì, delle Nozze di Cana. Quest’opera – ha concluso Coppola –  recentemente restaurata, insieme all’altra, traente San Francesco stimmatizzato assistito dagli Angeli, sono di Ilarione Caristo, datate 1721. Dunque venendo a Santa Maria del Pozzo si compie un viaggio nella storia dell’Europa, tra la dinastia D’Angiò che giunse a Somma Vesuviana nel 1325 e la dominazione spagnola degli Aragonesi iniziata nel 1435. Ed è a loro che è legata l’origine delle chiese sotterranee di Santa Maria del Pozzo. Eventi che hanno lasciato in eredità un grande patrimonio architettonico, artistico, culturale ed anche letterario. Il fondo libraio è composto da 684 volumi editi tra il 1480 ed il 1779 e provenienti da ogni parte d’Europa. Sono in molti, però, a pensare che gli antichi volumi fossero molti di più e che, come altri cimeli del complesso, siano illecitamente tenuti altrove. Non bisogna dimenticare che Santa Maria del Pozzo, da qualche anno è Sito di Interesse Nazionale riconosciuto tale dal Ministero dei Beni Culturali”.

Torre del Greco , covid, : 3 morti nelle ultime 24 ore

Non si arresta la strage legata alla pandemia a Torre del Greco, una delle città campana più seriamente colpite dall’emergenza sanitaria.  Tre morti in 24 ore tra i soggetti contagiati dal Covid-19. Non si arresta la strage legata alla pandemia a Torre del Greco, una delle città campana più seriamente colpite dall’emergenza sanitaria. Ad annunciare il nuovo drammatico bollettino diffuso da Asl Napoli 3 Sud e unità di crisi regionale, è il sindaco Giovanni Palomba, al termine dell’aggiornamento al Centro operativo comunale. A perdere la vita, stando a quanto ufficializzato attraverso una nota dal primo cittadino, sono stati A.A. di 94 anni, P.A. di 96 e T.M.R. di 72 anni. Sale così a 92 il bilancio complessivo dei decessi legati al Coronavirus, ben 72 dei quali registrati solo nella cosiddetta seconda ondata (che a Torre del Greco ha fatto la sua prima vittima lo scorso 23 ottobre). Calano invece i contagi: a fronte di 17 nuovi casi di positività, infatti, nelle ultime 24 ore sono state registrate 24 guarigioni. Dati questi che portano il numero complessivio degli attuali infettati a 484, con 27 persone ospedalizzate.