Nola, il comune mette a gara la gestione dell’impianto “Sporting”

Riceviamo e pubblichiamo  dal Comune di Nola
Nola, il comune mette a gara la gestione dell’impianto “Sporting”: le istanze entro il 12 marzo. L’avviso pubblico è rivolto a tutte le società e associazioni sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive e discipline associate. La concessione avrà la durata di un anno con rinnovo tacito per uguale durata, salvo eventuale rescissione di contratto per motivi opportunamente inseriti nel bando.
Sarà affidato attraverso un’apposita gara l’impianto sportivo di via Seminario a Nola noto come “Sporting“. L’avviso pubblico, rivolto a tutte le società e associazioni sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive e discipline associate, porta la firma dell’assessore allo sport dell’ente di piazza Duomo, Elvira Caccavale tra i membri della giunta del sindaco Gaetano Minieri.
Le istanze di partecipazione, con regolare proposta tecnica ed economica (quest’ultima con una offerta base di 1.200,00 euro mensili) dovranno essere presentate all’ufficio protocollo del comune entro e non oltre le ore 12:00 di venerdì 12 marzo. Pena l’esclusione. La concessione avrà la durata di un anno con rinnovo tacito per uguale durata, salvo eventuale rescissione di contratto per motivi opportunamente inseriti nel bando.
Finalmente siamo ad una svolta burocratica importante per la riorganizzazione interna dell’impianto sportivo di via Seminario – spiega l’assessore al ramo Elvira CaccavalePurtroppo l’emergenza epidemiologica e le esigue risorse umane a disposizione negli uffici hanno rallentato un po’ tutto ma oggi possiamo voltare pagina gettando le basi per un riavvio delle attività. Un bando a cui tengo particolarmente che consentirà l’individuazione della nuova gestione dello stadio favorendo la giusta integrazione sportiva a totale beneficio di tutte le associazioni di categoria. Voglio precisare – aggiunge l’assessore – che la gestione deve necessariamente essere affidata a terzi perché, come è noto, il comune di Nola è in dissesto. Pertanto non solo necessita di entrate certe ma non dispone nemmeno di personale che potrebbe occuparsene. Mi fa piacere che a pochi giorni dalla pubblicazione del bando già si registra un certo fermento. Il mio augurio è che ci sia davvero una grande partecipazione, soprattutto delle realtà sportive locali, come il Nola Calcio e delle tante che vorrebbero aderire. 
Un piccolo passo – aggiunge l’assessore Caccavale – che si allinea con la programmazione che stiamo portando avanti per una città sempre più proiettata ai colori dello sport tra i settori decisamente più penalizzati dal Covid19 e che merita una ripresa netta. È questo su cui stiamo lavorando progettando iniziative nuove che ci auguriamo di attuare quanto prima”.
Ecco il bando completo

Fibrosi cistica e vaccini anti covid, lettera di una mamma al Presidente De Luca

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di una mamma di un bimbo affetto da fibrosi cistica.   Scrivo in qualità di madre caregiver di Lorenzo, un bambino di 7 anni affetto da fibrosi cistica e in cura presso il Policlinico Federico II° di Napoli e in qualità  di  volontaria attiva sul territorio regionale per la Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica Onlus. Seguo con molta attenzione il magnifico lavoro che la Regione Campania sta facendo, anticipando i tempi di tante Regioni nell’attuazione del piano vaccinale. I fibrocistici sono perfettamente consapevoli del fatto che nell’ambito della campagna vaccinale le Regioni debbano rispettare le disposizioni ministeriali che hanno definito l’ordine delle priorità, disposizioni in base a cui essi, al pari delle altre “persone estremamente vulnerabili”, saranno vaccinati nella fase 2.1, quindi immediatamente dopo la vaccinazione degli over 80. Nessuno pretende di passare davanti a nessuno! Ci si chiede piuttosto se la Regione Campania  all’interno del quadro definito dalle disposizioni ministeriali, abbia la possibilità e la volontà, nell’esercizio della propria autonomia programmatica e gestionale in materia sanitaria, di dare loro attuazione in modo da colmarne alcune evidenti discrepanze. Le disposizioni ministeriali infatti non hanno tenuto conto che: · la popolazione di pazienti affetti da fibrosi cistica è ancora in larga parte pediatrica: dagli ultimi dati disponibili si desume che, censiti in Italia 5.565 pazienti, l’età mediana è pari a 21,4 anni, l’età mediana al decesso è 34,7 anni e il 42,9% ha meno di 18 anni; · secondo le valutazioni AIFA gli unici due vaccini attualmente somministrabili ai soggetti fragili (Pfizer-Biontech e Moderna) sono autorizzati per persone di età pari o superiore, rispettivamente, a 16 e 18 anni; · gran parte della popolazione fibrocistica pertanto non è vaccinabile; · i fibrocistici minori di 16 anni quindi devono essere protetti in altro modo, in primis con il riconoscimento della priorità vaccinale per i loro genitori. Riconoscimento incomprensibilmente non contemplato nel caso della fibrosi cistica ma espressamente previsto per i pazienti onco-ematologici, altra categoria di “persone estremamente vulnerabili”, con conseguente disparità di trattamento e violazione del principio costituzionale di uguaglianza; · la tutela di un fibrocistico deve essere attuata anche con la previsione della priorità vaccinale per i suoi conviventi. Previsione incomprensibilmente non contemplata nel caso della fibrosi cistica ma espressamente prevista non solo per i pazienti onco-ematologici ma anche per altre categorie di “persone estremamente vulnerabili” quali i soggetti colpiti da malattie autoimmuni e i pazienti in trattamento con farmaci biologici o terapie immunodepressive, con conseguente disparità di trattamento e violazione del principio costituzionale di uguaglianza. Allo scopo di colmare tali discrepanze e garantire così l’effettiva tutela dell’intera categoria dei fibrocistici alcune Regioni si stanno attivando. Ciò in conformità a quanto previsto dalla legge n. 548/93 (“Disposizioni per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica”), che ha assegnato a Regioni e Province autonome,  nell’ambito dei rispettivi piani sanitari, il compito di predisporre progetti-obiettivo, azioni programmate ed altre iniziative dirette a fronteggiare la fibrosi cistica, considerata malattia di alto interesse sociale, prevedendo fra l’altro l’istituzione a livello regionale di centri specializzati di riferimento per la prevenzione e la cura dei malati di fibrosi cistica nonché di orientamento e coordinamento delle attività sanitarie afferenti le loro esigenze. Stante quanto sopra, in Veneto la Regione ha deliberato che la vaccinazione dei soggetti estremamente vulnerabili, ivi compresi i fibrocistici, avverrà presso i centri specialistici che li hanno in carico e in Abruzzo la Regione ha disposto la priorità vaccinale per i genitori dei bambini disabili, ivi compresi i fibrocistici, sotto i 16 anni. Si è certi della capacità di comprensione di tali problematiche da parte del Governatore De Luca e dell’opinione pubblica affinché anche nella Campania possano essere attuate in breve tempo nel corso della campagna vaccinale le medesime buone pratiche per la tutela e la protezione della categoria dei malati di fibrosi cistica. Forte “solo” della mia esperienza di mamma caregiver  e di rappresentante di un’associazione pazienti, resto a completa disposizione per ogni chiarimento. Grazie per l’attenzione. Anna Iervolino

Quattro associazioni di Protezione Civile uniscono le proprie forze: nasce il Coordinamento Volontari Campania

Riceviamo e pubblichiamo   IL 25 febbraio 2021  è nato il “Coordinamento Volontari Campania”: quattro storiche associazioni di volontariato di Protezione Civile della scena regionale hanno unito le proprie forze per offrire ai cittadini ed alle istituzioni una risposta sempre più adeguata, completa e professionale in caso di emergenza. Il neonato Coordinamento è composto dall’Associazione di Protezione Civile “Falco” di Bacoli-Monte di Procida, dal  Corpo Volontari di Pronto Intervento di Somma Vesuviana, dall’Unità Cinofila Partenopea e dal Centro Operativo di Protezione Civile “Falchi del Sud”, entrambi di Napoli. Le quattro associazioni fondanti il Coordinamento possono vantare una storia pluridecennale di interventi in emergenza sul territorio regionale, nazionale ed internazionale, coprendo vari ambiti emergenziali, come l’Antincendio Boschivo, l’Emergenza Idrogeologica, la Segreteria dell’Emergenza, la Ricerca su Macerie, in superficie e Mantrailing ed il Soccorso Ambienti Impervi. Il Coordinamento Volontari Campania ha sede legale presso la Casa Comunale di Monte di Procida, già sede dell’Associazione di Protezione Civile “Falco”, e vede Nunziante Lucci (Falco) come Presidente, Emanuele Cervelli (Falchi del Sud) come Vicepresidente, Raffaele D’Avino (CVdIPI) come Segretario e Pasquale Landinetti (UCP) come Consigliere. In totale, il Coordinamento potrà contare su un bacino di circa un centinaio di volontari di Protezione civile: una grande sinergia al servizio dei cittadini.

Pomigliano, una lettera aperta che nessuno avrebbe voluto scrivere…

Riceviamo e pubblichiamo, dal professor Nicola R. Napolitano, cittadino pomiglianese e Ordinario di Astronomia Generale presso la Sun Yat-sen University, Zhuhai (Cina), una lettera aperta indirizzata al sindaco Del Mastro.   Caro Prof. Del Mastro, Questa è una lettera che nessuno avrebbe mai voluto scrivere e che nessuno avrebbe mai dovuto ricevere, perché è una lettera che parla di un periodo delle vite nostre e dalla nostra Città difficile e triste. E’ la lettera che parla di una città che nel pieno di un’emergenza sanitaria e sociale deve prendere decisioni difficili e dolorose, decisioni che spesso non tutti possono capire. Decisioni che entrano nelle vite dei suoi cittadini, nella quotidianità, nel lavoro delle persone. Decisioni che a volte vengono imposte dall’alto, dai governi nazionali o regionali, e a cui è responsabilità degli Amministratori dovere dare attuazione, anche contro la propria volontà. Pomigliano è una città meravigliosa in cui tradizione contadina e vocazione industriale coabitano da quasi un secolo facendo della sua cittadinanza un unicum nella nostra Regione e da sempre un riferimento nell’hinterland napoletano. Pomigliano ha attraversato altri momenti difficili, si pensi ai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale che hanno cercato di radere al suolo i simboli della sua modernità ed eccellenza, ma non si è fatta piegare, anzi è rinata, grazie al lavoro dei suoi operai, dirigenti e della popolazione tutta, diventando uno dei poli industriali più importanti del Meridione e d’Italia. Per questo, quando oggi ci si siede al capo del governo di questa Città, occorre tener ben presente la storia e l’orgoglio delle sue genti, perché dopo quasi un secolo queste sono le stesse persone che hanno resistito eroicamente a quei bombardamenti, occupando coraggiosamente e diligentemente il loro posto nei rifugi di cui conserviamo i ricordi nei sottosuoli della nostra Città. Coraggio e rispetto delle regole: la nostra Città può vincere questa pandemia con questi due semplici concetti. L’amministrazione comunale deve metterci il coraggio, la cittadinanza, il rispetto delle regole. A causa di questa maledetta Pandemia, i mesi che ci aspettano non sembrano annunciarsi per nulla semplici: i numeri di casi in aumento e le nuove varianti del virus stanno inducendo ulteriori restrizioni nei decreti del primo ministro. Tuttavia, questi decreti sembrano lasciare spazi decisionali alle amministrazioni locali e questa è un’occasione che la nostra Città non può perdere. Dobbiamo cercare di costruire un modello differente di virtuosismo sociale e di organizzazione urbana per fronteggiare gli effetti collaterali che questa pandemia sortisce sull’economia locale e sul benessere psicologico e fisico delle persone. Un modello in cui coinvolgere cittadini e governo. Il Coraggio. Partiamo da esperimenti a basso rischio sanitario puntando sugli spazi aperti. I parchi Pubblici non possono restare chiusi! “Non diventare mai vecchio, non andare oltre il tempo delle giostre e dei Parchi” (cit.): i parchi sono i luoghi dove le persone ringiovaniscono, senza i parchi le persone muoiono. Chiudere i parchi alle passeggiate o alle corse costringe centinaia di cittadini a rinunciare all’attività fisica all’aperto che è una pratica utile a tenere sistemi immunitari efficienti e combattivi. Per questo occorre riaprire tutti i parchi e pensare a un utilizzo più virtuoso di questi spazi. Per esempio, collaborando con le associazioni per organizzare e coordinare attività sportive in spazi pubblici e aperti, nel rispetto delle regole del distanziamento. Questo risulta più sicuro di assembramenti casuali e sporadici che comunque si verificano negli spazi all’aperto. I parchi, i giardini pubblici possono essere i luoghi in cui organizzare, con le scuole, progetti per interrompere la monotonia (e contrastare i fallimenti) della “Didattica A Distanza”, e fare in modo che anche la scuola “in presenza” possa imparare a utilizzarli come risorsa. Nella stessa ottica, si può fare di più anche fuori dai parchi. Per aumentare il distanziamento occorre aumentare gli spazi tra le persone e dare la possibilità di passeggiare o di fare shopping in sicurezza e usare mezzi di trasporto alternativi (bicicletta, monopattino) per gli spostamenti cittadini. Allora perché non aprire nuove aree pedonali e incentivare nuove forme di ristorazione e l’accoglienza “en plein air” (per esempio, accostando ai servizi tradizionali, una nuova categoria di servizi ambulanti come sono diventati di moda in tanti centri commerciali/outlet all’aperto)? Si può pensare di sperimentare queste nuove aree nei week-end, per decidere, ove funzionassero, di estenderle in seguito anche nei giorni settimanali, chiudendo alle auto (esclusi gli approvvigionamenti e i servizi essenziali) e aprendo ai veicoli elettrici. Il Rispetto delle regole. Qui il senso civico della cittadinanza è fondamentale, ma l’intervento dell’Amministrazione è necessario per instaurare pratiche virtuose. Occorre: 1) la partecipazione e l’impegno incondizionato della polizia locale al controllo delle regole di distanziamento; 2) la produzione di video dimostrativi che mostrino le pratiche virtuose e stigmatizzino comportamenti dannosi da fare circolare sui social, nelle scuole e da distribuire presso le associazioni. La realizzazione di questi video potrebbe essere uno splendido progetto per le scuole di ogni ordine e grado di tutta la città e un metodo di coinvolgimento di giovani, famiglie, scuole e associazioni in un movimento civico di sensibilizzazione all’utilizzo responsabile e sicuro degli spazi comuni in tempo di pandemia. Questi sono solo piccoli esempi di quello che si potrebbe fare sugli spazi aperti della nostra città, ma ce ne potrebbero essere moltissimi altri. Basterebbe solo chiederli ai propri cittadini, magari con un concorso d’idee, per permettere che la nostra città possa rifiorire anche in tempi di pandemia grazie al contributo della cittadinanza. Quello che sicuramente questa città non merita sono soluzioni semplici, e le chiusure gratuite sono soluzioni troppo semplici per una città capace di innovare come Pomigliano d’Arco. E’ il tempo invece di mostrare il proprio valore e accettare sfide coraggiose. Io sono convinto che i Pomiglianesi sono pronti, lo sono sempre stati, si tratta di capire se quest’amministrazione è pronta a mettersi in gioco ed ad avere Coraggio. Cominciamo dagli spazi aperti, riapriamo Pomigliano! Prof. Nicola R. Napolitano Ordinario di Astronomia Generale presso la Sun Yat-sen University, Zhuhai, Cina Cittadino Pomiglianese

Somma Vesuviana, operazione plastic free a Santa Maria a Castello

Ricevimento e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana. Contrasto allo scarico abusivo dei rifiuti per tutelare il patrimonio ambientale e operazione sicurezza del territorio. Di Sarno: “Individuato in Via Cupa di Nola uno scarico abusivo di rifiuti, e siamo intervenuti prontamente. Operazione PlasticFree, invece, in località Santa Maria a Castello dove abbiamo trovato tanta plastica e non solo. E’ stato bello vedere anche la partecipazione delle famiglie, dunque non in piazza e magari senza mascherine ma in Montagna con il rispetto delle regole e nell’ambito delle azioni di volontariato con il pieno rispetto delle norme sanitarie”. Successo invece per l’operazione PlastiFree che ha visto in campo i volontari di PlasticFree ODV Onlus nella zona alta del paese, Santa Maria a Castello. Raia (Coreferente PlasticFree ODV Onlus) : “A Santa Maria a Castello abbiamo riempito 50 sacchi, soprattutto tanta plastica. Siamo in campo nell’interesse di Somma Vesuviana, per fare in modo che le nuove generazioni possano comprendere l’importanza della tutela del patrimonio ambientale ed urbano. Il sindaco è stato con noi”. Converti (Coreferente di PlasticFree ODV Onlus): “Non ci fermiamo!”. Splendida operazione a tutela di un monumento geologico testimone della notte di Pompei. “Con l’aiuto del Consigliere comunale Salvatore Granato, ho individuato uno scarico abusivo in località Cupa di Nola. Siamo intervenuti tempestivamente con il Servizio di Igiene Urbana e la Polizia Municipale e il colpevole è stato individuato e denunciato. Abbiamo trovato anche guanti monouso, materiale che sembrava di natura sanitaria. Inoltre si vedono anche mascherine per terra a Somma Vesuviana!”. Lo ha affermato ora Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Installate dunque telecamere in numerosi punti della città: “Le telecamere sono state già installate su ben 15 strade – ha proseguito Di Sarno – ma abbiamo messo anche 2 rilevatori di targhe, mentre altre telecamere ancora verranno installate nei prossimi giorni lungo strade centrali e periferiche. Si tratta di un progetto al quale l’Amministrazione guidata da me stava lavorando già da tempo sul fronte sicurezza. Altre 2 telecamere sono state installate in due punti per contrastare lo scarico abusivo di rifiuti ed altre ancora verranno installate nei prossimi giorni. L’intero sistema è collegato con Forze dell’Ordine e Polizia Municipale”. Nelle stesse ore si è svolta con particolare successo anche l’operazione voluta, ideata e realizzata da PlasticFree ODV Onlus a Santa Maria a Castello nella zona alta del paese. “Con i volontari di PlasticFree ODV Onlus – ha dichiarato Di Sarno – abbiamo dato vita all’operazione di contrasto al consumo e allo scarico di plastica in zone verdi per prenderci cura in modo costante del nostro patrimonio ambientale. E’ stato bello e ringrazio al riguardo i referenti Vincenzo Converti e Giovanna Raia, vedere intere famiglie partecipare all’opera di tutela della montagna e di Somma Vesuviana. Una vera azione di partecipazione attiva dell’opinione pubblica, in sinergia con l’Assessorato all’Ambiente guidato da Maria La Montagna ed alla Nettezza Urbana, Sergio D’Avino. Oggi l’attenzione è stata rivolta alla zona alta del paese ed esattamente a Santa Maria a Castello dove abbiamo trovato numerosi piatti di plastica, tavolini e persino un water. L’intera attività si è svolta nel pieno rispetto delle norme di sicurezza con mascherine e distanziamento, igienizzazione ed in collaborazione con il servizio di Igiene Urbana e la Polizia Municipale guidata dal Comandante Claudio Russo. Hanno partecipato anche l’assessore Salvatore Esposito e il consigliere comunale Salvatore Granato”. Una Somma Vesuviana dal patrimonio ambientale davvero unico, ai piedi di quella montagna, vero monumento geologico, testimone di quanto accadde nella notte di Pompei del 79 d.C. “Siamo in campo nell’interesse di Somma Vesuviana, per fare in modo che le nuove generazioni possano comprendere l’importanza della tutela del patrimonio ambientale ed urbano. Noi di PlasticFree ODV Onlus ci siamo! Nell’attività di pulizia – ha dichiarato Giovanna Raia, coreferente di PlasticFree ODV Onlus –  oggi, al nostro fianco c’erano il sindaco, Salvatore Di Sarno, l’assessore Salvatore Esposito ed il consigliere comunale Salvatore Granato. Il nostro motto chiaro è : “Somma pulita dalla plastica”. Abbiamo raccolto però plastica, indifferenziata e vetro riempiendo ben 50 sacchi. Il tutto in collaborazione con il Servizio di Igiene Urbana”. Dunque avvicinare la città, i cittadini, alla tutela di ciò che di bello si ha. “Non ci fermiamo – ha dichiarato Vincenzo Converti, coreferente di “PlasticFree ODV Onlus” – perché quella esercitata a Santa Maria a Castello è solo la prima di numerose azioni”.

Somma Vesuviana, politica, l’architetto Prisco: “Mi dimetto con rammarico per motivi familiari e professionali”

Da domattina saranno effettive le dimissioni dell’assessore Stefano Prisco, di seguito il messaggio che l’architetto finora parte della giunta Di Sarno, in quota Psi, ci ha fatto pervenire. “Ho presentato le mie dimissioni che sono irrevocabili. Sono generate da improcrastinabili impegni di natura familiare e professionale quindi  non riesco più ad essere partecipativo alle attività del comune in maniera seria come bisogna fare a mio avviso quando ci si assume la responsabilità di un incarico amministrativo. Sono ovviamente addolorato dal fatto di dover porre termine ad un’esperienza che è stata esaltante per me e che mi ha consentito di recuperare un rapporto forte con la terra dei miei avi, cosa che ha fatto si che l’impegno fosse ancora più sentito da parte mia, però non ci sono più condizioni tali da consentirmi di dedicare tempo all’attività amministrativa del Comune di Somma Vesuviana. Sono rammaricato, oggi difatti è l’ultimo giorno di impegno assessoriale perché da domani mattina sono operative le mie dimissioni.”

Marigliano, insieme per la tutela dell’ambiente: il comune ripulisce, i cittadini segnalano

Due giorni fa ha avuto inizio l’azione di rimozione dei rifiuti abbandonati lungo alcune zone periferiche della città: l’iniziativa, portata avanti dall’amministrazione Jossa, prevede appunto una operazione di “bonifica” di alcuni dei siti più colpiti dall’annosa pratica degli sversamenti illeciti di rifiuti, come ad esempio via Ponte dei Cani e via Nuova del Bosco, che sostanzialmente perimetrano l’area PIP, a nord del centro cittadino e, cosa davvero paradossale, si trovano a pochissimi passi dall’isola ecologica. I rifiuti in questione sarebbero stati “scoperti” dai droni in dotazione al comando di Polizia Municipale e forniti dall’Agenzia di Sviluppo Area Nolana, ma in realtà si tratta, come detto, di scorrerie contro l’ambiente che vanno avanti da diversi anni sotto gli occhi di tutti, e che colpiscono sempre le stesse zone, spesso di transito anche extracomunale e forse anche per questo oggetto di sversamento, notturno e diurno. Ad ogni modo l’attività di monitoraggio della locale polizia, nel corso degli ultimi due anni, ha permesso di classificare i rifiuti abbandonati, appunto anche grazie alla tecnologia fornita dai droni in volo: così facendo è stato possibile mappare il territorio, e in particolare le sue zone più a rischio, osservando i “fenomeni di movimentazione del terreno” che negli ultimi tre decenni hanno caratterizzato questo angolo della Terra dei Fuochi, generando anche un nuovo approccio investigativo al fenomeno dello sversamento e dell’interramento dei rifiuti, che puntualmente vengono dati alle fiamme, mettendo a serio rischio la salute (è di poche settimane fa la notizia che l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato definitivamente la relazione causale tra rifiuti e tumori). Tuttavia bisogna ricordare che una pratica simile era già prevista dalla legge regionale n. 20 del 2013, che al punto 3 impone ai comuni della Campania di istituire un registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti: il registro in questione, da aggiornare con cadenza semestrale entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno, dovrebbe avvalersi dei rilievi effettuati e messi a disposizione dagli organismi amministrativi e di controllo competenti, anche a seguito di segnalazioni di singoli cittadini ed associazioni. Eppure a Marigliano non sembra essercene traccia, ed è un peccato, perché la legge in questione prevede ulteriormente che le aree urbane, rurali e agricole, pubbliche e private, comprese nel registro, non siano destinate ad attività produttiva, edilizia, turistica, agricola, commerciale, fino a quando non è dimostrata, con idonee attestazioni analitiche rilasciate da laboratori accreditati, l’assenza di fattori di pericolo per la salute e l’ambiente. È dunque tempo di correre ai ripari, perché è già tardi. Intanto, a pochissime ore dalle operazioni messe in campo dall’amministrazione lungo via Nuova del Bosco, sito da cui parte l’intero piano comunale di bonifica, a poche centinaia di metri di distanza un solerte cittadino, esasperato dalla situazione, ha segnalato alla Polizia Municipale l’ennesimo sversamento a ridosso del suo terreno: gli agenti guidati dal Comandante Nacar si sono mossi subito e l’area, dove sono stati adagiati numerosi tubi di eternit, è stata prontamente sigillata: ora si spera che la rimozione non tardi ad arrivare, ma sicuramente il segnale che arriva dalla comunità è positivo e tende a premiare l’impegno messo in campo dall’amministrazione comunale.
Eternit abbandonato tra via Nuova del Bosco e via Sentino
Senza dubbio, infatti, l’azione dell’assessore al ramo, Michele Cerciello, supportato dai alcuni giovani consiglieri di maggioranza, si sta facendo notare, e soprattutto parla con i fatti: l’ex consigliere di minoranza, forte di una costante opposizione praticata negli ultimi cinque anni, nel suo nuovo ruolo di assessore all’ambiente sta cercando di dare una piccola svolta alla città. Dal canto nostro, per esempio, non possiamo non sottolineare che finalmente, dopo almeno due anni di richiami, sono stati rimossi i rifiuti abbandonati lungo via Garigliano, alle spalle del cimitero, in una strada che ormai è diventata il luogo delle abituali camminate di molti cittadini della zona. Dopo aver ripulito il margine stradale invaso dai rifiuti, gli stessi sono stati riposti sull’altro lato della strada e si spera che vengano rimossi al più presto, onde evitare azioni irresponsabili. Intanto è in costruzione un muretto lungo il perimetro del terreno vessato negli anni dal tiro al bersaglio degli eco-incivili, probabilmente al fine di evitare nuovi sversamenti in futuro.
I rifiuti rimossi lungo via Garigliano, in attesa di essere smaltiti
 

Incidente a Caserta, cade elicottero: muore una donna di Marigliano, grave il pilota

Una donna è morta e un uomo è rimasto ferito: è il bilancio di un incidente verificatosi nel Casertano, dove un elicottero ha effettuato un atterraggio di emergenza cadendo in un’area del Monte Maggiore, nei pressi del comune di Pontelatone.   A perdere la vita una donna di 50 anni di Marigliano , che viaggiava con un 68enne imprenditore di Sparanise , il quale pilotava il mezzo. L’uomo è rimasto ferito ed è stato trasportato all’ospedale di Caserta. I due erano partiti con un elicottero leggero dal centro volo di Caiazzo. I vigili del fuoco provenienti dal Comando provinciale di Caserta e dal distaccamento di Teano, insieme ai carabinieri della Compagnia di Capua, hanno ritrovato i rottami del velivolo dopo oltre un’ora di ricerche, grazie anche al supporto di un carro fari e del Carro Speleo Alpino Fluviale. Gli occupanti erano stati sbalzati fuori dell’abitacolo; quando i soccorritori sono arrivati la donna era ancora viva e stava parlando al telefono con il marito, ma è morta poco dopo per le ferite riportate.

Somma Vesuviana, Insieme per Somma: “Atti intimidatori, il sindaco riferisca in Consiglio”

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del gruppo “Insieme per Somma”   Il Gruppo “Insieme per Somma” condanna fermamente i gravissimi episodi intimidatori verificatisi nei giorni scorsi a Somma. Nel contempo, chiede al Sindaco di riferire in Consiglio Comunale Straordinario al fine di rassicurare la cittadinanza che tali incresciosi atti sono esterni all’attività amministrativa, e che in tal caso può continuare serenamente, altrimenti, se così non fosse, l’unica strada, a garanzia dei cittadini e del buon andamento dell’amministrazione, resterebbe quella delle DIMISSIONI!

Sono tempi neri in cui anche i luoghi più cari diventano “non -luoghi” e il cibo pare “non-cibo”

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Secondo Marc Augé e Georg Ritzer la globalizzazione e gli eccessi della modernità hanno creato luoghi e cibi privi di storia e di identità (non- luoghi, non- cibi). La pandemia ha reso ancora più grave la situazione, costringendoci a temere che anche i valori dell’ identità personale si stiano dissolvendo e che perfino il mangiare a casa, in famiglia, non consenta ai “non – cibi” di ridiventare cibi. Correda l’articolo l’immagine di uno dei capolavori del Surrealismo, il quadro “Golconda” di René Magritte.   E’ stato Marc Augé a dire che la globalizzazione e la modernità incontrollata – la surmodernità- creano dei luoghi che sono dei “non – luoghi”, perché non hanno una propria identità, non hanno storia: sono aperti alle folle, ma non consentono che si intreccino vere relazioni e rapporti autentici. Questi “non- luoghi” sono i supermercati, i centri commerciali, i grandi centri alberghieri in cui le camere sono tutte uguali, e poi le autostrade, le stazioni, gli aeroporti, e gli aerei stessi, e i treni. C’è chi considera “non- luoghi” anche i campi dei profughi e degli immigrati, di coloro che fuggono dalle guerre e dalla nera miseria verso luoghi in cui sperano – ma spesso la loro speranza si rivela solo una cieca illusione – di ritrovare la percezione consapevole della propria identità. Insomma, i “non- luoghi” sono quegli spazi che la globalizzazione ha inventato per costringerci a capire che siamo soli anche tra centinaia di persone e che siamo “anonimi” anche se, spesso, per entrare in questi spazi, siamo costretti a fornire la prova burocratica della nostra identità: il passaporto, la tessera sanitaria, la carta di credito. La pandemia ha reso allucinante la situazione, perché anche i “luoghi” legati alla nostra storia personale, anche gli “spazi” in cui fino ad ieri si svolgeva la nostra vita quotidiana li sentiamo ormai, e, direi, li vediamo, come “non- luoghi”: le piazze della nostra città, i circoli, i bar in cui ogni giorno prendevamo il caffè con gli amici, i ristoranti e le pizzerie. Capita spesso di attraversare questi spazi e di passare davanti a questi “luoghi”, e di vederli vuoti, chiusi, o bloccati dai cartelli che indicano modi e tempi “per l’asporto”: e viene il giorno in cui li sentiamo estranei definitivamente e ci diciamo che anche quando riapriranno, non saranno  mai più per noi ciò che furono nel passato: questa pandemia ha ormai spezzato il filo del tempo e le trame della memoria e sta frantumando, in ognuno di noi, la percezione dell’identità personale. Continuiamo a vivere nelle nostre città, nelle nostre case, e tuttavia ci sentiamo “profughi”. Questa pandemia ha imposto alla scienza medica di trovare i vaccini utili per combattere il virus, e costringe i filosofi, gli antropologi e i politici a disegnare una nuova etnologia della solitudine. Sviluppando le intuizioni di Marc Augé, il sociologo americano Georg Ritzer, autore di “Il mondo alla McDonald’s” e “La globalizzazione del nulla”, sostenne che la “surmodernità” aveva inventato anche i “non -cibi”: gli hamburger di McDonald’s, i piatti pronti dell’industria alimentare, e, in particolare, quelli destinati alle mense delle scuole e ai malati degli ospedali. Intervistato da Luca Angelini (Slowfood44, febbraio 2010),  Marc Augé classificò come “non cibi” non solo quelli indicati dal Ritzer, ma anche “i piatti della grande cucina internazionale, che sono in qualche modo un prodotto dell’arte, spesso, però senza un forte riferimento locale, e magari con un’apertura a influssi asiatici e africani. Diciamo che è una cucina trans-culturale”. Il termine “non-cibi”, osservò l’Angelini, nasce non solo dal modo di preparare questi “piatti”, ma anche dal modo di consumarli, “non più, insieme, in famiglia, ma da soli o addirittura in auto, come nel caso dei fast- food..E’ stata espulsa l’idea del pasto da preparare, che va quindi consumato insieme”.Qualcuno ha fatto notare che la pandemia e il sistema dei divieti hanno dato nuova forza, in qualche modo, alla tradizione del pranzo in famiglia, e che il “non- cibo” sta probabilmente di nuovo diventando  “cibo”. E’un errore di prospettiva. Perché arrivano le domeniche e le feste del calendario e della tradizione, e ci accorgiamo che non è possibile stare a tavola con gli amici e con i parenti, che il numero dei famigliari seduti con noi ci viene imposto, che i colori e i profumi dei “piatti” sono smorti e che anche “quel rapporto assolutamente unico e individuale (e perciò inclassificabile) tra il cibo e colui che lo mangia” ( Massimo Montanari) si avvilisce in un rito senza identità: perché quell’ “individuale”, per realizzarsi, ha bisogno di confrontarsi con il piacere di tutti gli altri commensali. E per il piacere del cibo, anche alla mensa di famiglia, non c’è spazio: mangiamo pensando non al “piatto” che sta davanti a noi, ma al “prima”, al “dopo”, a ciò che accade “fuori”.