Pomigliano, una lettera aperta che nessuno avrebbe voluto scrivere…

0
1004

Riceviamo e pubblichiamo, dal professor Nicola R. Napolitano, cittadino pomiglianese e Ordinario di Astronomia Generale presso la Sun Yat-sen University, Zhuhai (Cina), una lettera aperta indirizzata al sindaco Del Mastro.

 

Caro Prof. Del Mastro,

Questa è una lettera che nessuno avrebbe mai voluto scrivere e che nessuno avrebbe mai dovuto ricevere, perché è una lettera che parla di un periodo delle vite nostre e dalla nostra Città difficile e triste. E’ la lettera che parla di una città che nel pieno di un’emergenza sanitaria e sociale deve prendere decisioni difficili e dolorose, decisioni che spesso non tutti possono capire. Decisioni che entrano nelle vite dei suoi cittadini, nella quotidianità, nel lavoro delle persone. Decisioni che a volte vengono imposte dall’alto, dai governi nazionali o regionali, e a cui è responsabilità degli Amministratori dovere dare attuazione, anche contro la propria volontà.

Pomigliano è una città meravigliosa in cui tradizione contadina e vocazione industriale coabitano da quasi un secolo facendo della sua cittadinanza un unicum nella nostra Regione e da sempre un riferimento nell’hinterland napoletano. Pomigliano ha attraversato altri momenti difficili, si pensi ai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale che hanno cercato di radere al suolo i simboli della sua modernità ed eccellenza, ma non si è fatta piegare, anzi è rinata, grazie al lavoro dei suoi operai, dirigenti e della popolazione tutta, diventando uno dei poli industriali più importanti del Meridione e d’Italia.

Per questo, quando oggi ci si siede al capo del governo di questa Città, occorre tener ben presente la storia e l’orgoglio delle sue genti, perché dopo quasi un secolo queste sono le stesse persone che hanno resistito eroicamente a quei bombardamenti, occupando coraggiosamente e diligentemente il loro posto nei rifugi di cui conserviamo i ricordi nei sottosuoli della nostra Città.

Coraggio e rispetto delle regole: la nostra Città può vincere questa pandemia con questi due semplici concetti. L’amministrazione comunale deve metterci il coraggio, la cittadinanza, il rispetto delle regole.

A causa di questa maledetta Pandemia, i mesi che ci aspettano non sembrano annunciarsi per nulla semplici: i numeri di casi in aumento e le nuove varianti del virus stanno inducendo ulteriori restrizioni nei decreti del primo ministro. Tuttavia, questi decreti sembrano lasciare spazi decisionali alle amministrazioni locali e questa è un’occasione che la nostra Città non può perdere. Dobbiamo cercare di costruire un modello differente di virtuosismo sociale e di organizzazione urbana per fronteggiare gli effetti collaterali che questa pandemia sortisce sull’economia locale e sul benessere psicologico e fisico delle persone. Un modello in cui coinvolgere cittadini e governo.

Il Coraggio.

Partiamo da esperimenti a basso rischio sanitario puntando sugli spazi aperti. I parchi Pubblici non possono restare chiusi!

“Non diventare mai vecchio, non andare oltre il tempo delle giostre e dei Parchi” (cit.): i parchi sono i luoghi dove le persone ringiovaniscono, senza i parchi le persone muoiono. Chiudere i parchi alle passeggiate o alle corse costringe centinaia di cittadini a rinunciare all’attività fisica all’aperto che è una pratica utile a tenere sistemi immunitari efficienti e combattivi. Per questo occorre riaprire tutti i parchi e pensare a un utilizzo più virtuoso di questi spazi. Per esempio, collaborando con le associazioni per organizzare e coordinare attività sportive in spazi pubblici e aperti, nel rispetto delle regole del distanziamento. Questo risulta più sicuro di assembramenti casuali e sporadici che comunque si verificano negli spazi all’aperto.

I parchi, i giardini pubblici possono essere i luoghi in cui organizzare, con le scuole, progetti per interrompere la monotonia (e contrastare i fallimenti) della “Didattica A Distanza”, e fare in modo che anche la scuola “in presenza” possa imparare a utilizzarli come risorsa.

Nella stessa ottica, si può fare di più anche fuori dai parchi. Per aumentare il distanziamento occorre aumentare gli spazi tra le persone e dare la possibilità di passeggiare o di fare shopping in sicurezza e usare mezzi di trasporto alternativi (bicicletta, monopattino) per gli spostamenti cittadini. Allora perché non aprire nuove aree pedonali e incentivare nuove forme di ristorazione e l’accoglienza “en plein air” (per esempio, accostando ai servizi tradizionali, una nuova categoria di servizi ambulanti come sono diventati di moda in tanti centri commerciali/outlet all’aperto)?

Si può pensare di sperimentare queste nuove aree nei week-end, per decidere, ove funzionassero, di estenderle in seguito anche nei giorni settimanali, chiudendo alle auto (esclusi gli approvvigionamenti e i servizi essenziali) e aprendo ai veicoli elettrici.

Il Rispetto delle regole.

Qui il senso civico della cittadinanza è fondamentale, ma l’intervento dell’Amministrazione è necessario per instaurare pratiche virtuose. Occorre: 1) la partecipazione e l’impegno incondizionato della polizia locale al controllo delle regole di distanziamento; 2) la produzione di video dimostrativi che mostrino le pratiche virtuose e stigmatizzino comportamenti dannosi da fare circolare sui social, nelle scuole e da distribuire presso le associazioni. La realizzazione di questi video potrebbe essere uno splendido progetto per le scuole di ogni ordine e grado di tutta la città e un metodo di coinvolgimento di giovani, famiglie, scuole e associazioni in un movimento civico di sensibilizzazione all’utilizzo responsabile e sicuro degli spazi comuni in tempo di pandemia.

Questi sono solo piccoli esempi di quello che si potrebbe fare sugli spazi aperti della nostra città, ma ce ne potrebbero essere moltissimi altri. Basterebbe solo chiederli ai propri cittadini, magari con un concorso d’idee, per permettere che la nostra città possa rifiorire anche in tempi di pandemia grazie al contributo della cittadinanza.

Quello che sicuramente questa città non merita sono soluzioni semplici, e le chiusure gratuite sono soluzioni troppo semplici per una città capace di innovare come Pomigliano d’Arco. E’ il tempo invece di mostrare il proprio valore e accettare sfide coraggiose. Io sono convinto che i Pomiglianesi sono pronti, lo sono sempre stati, si tratta di capire se quest’amministrazione è pronta a mettersi in gioco ed ad avere Coraggio.

Cominciamo dagli spazi aperti, riapriamo Pomigliano!

Prof. Nicola R. Napolitano

Ordinario di Astronomia Generale presso la Sun Yat-sen University, Zhuhai, Cina

Cittadino Pomiglianese