Juve – Napoli (Partita 43), a mente fredda non mi lamento

A mente fredda non mi lamento. Non mi lamento se penso alla stagione turbolenta che il Napoli ha vissuto, non mi lamento di una sconfitta con la Juve, meritata. Non nascondo di aver vissuto momenti di rabbia, ma a mente fredda non posso che giudicare la prestazione distante anni luce da quelle disastrose alle quali il Napoli degli scorsi mesi ci ha abituato.

 

Non mi lamento, non voglio lamentarmi, o forse non ho la forza per farlo, perché la partita è stata, dopotutto, in equilibrio. La Juve l’ha giocata meglio nella prima frazione, superando bene l’uomo sulle fasce. Ha colpito il Napoli nelle sue debolezze, nell’uno contro uno, beccandolo nei momenti di appisolamento. Il Napoli lascia troppo spazio a Ronaldo in occasione del suo gol. Lozano va sostituito, Hysaj a sinistra ci prova, ma le fasce azzurre sono menomate, altra storia quelle avversarie. Ma non mi lamento anche perché poi il Napoli è tornato in campo lottando e provandoci fino alla fine. La Juve è abbastanza passiva e il Napoli la schiaccia. Arrivano le occasioni. Ma proprio nel momento migliore del Napoli, gli azzurri si fanno beccare in fallo da un gran gol di Dybala. Il Napoli continua a provarci e nel finale conquista un rigore, che Insigne segna. Osimhen lotta, conquista palloni e vede anche la porta. Buffon dall’alto dei suoi 43 anni è decisivo. Non basta e il Napoli rallenta la sua corsa.

A mente fredda non mi lamento, mi accontento dei segnali positivi di una squadra che, durante questa stagione, ha dato prova del peggio che ci potevamo aspettare. Non posso essere l’uomo più felice del mondo, ma mi accontento di vedere una squadra che sta ritrovando la sua via, e portandosi dietro i suoi limiti e anche le sue grandi capacità tenta di dar senso a questa stagione. Manca poco alla fine della stagione, sarà ancora dura, ma almeno il Napoli ci prova. A mente fredda non mi lamento.

Afragola, i Carabinieri setacciano il Rione Salicelle: perquisizioni e sequestri

I Carabinieri hanno presidiato le strade del Rione Salicelle: dai servizi di polizia giudiziaria ai controlli in materia edilizia, passando per le verifiche del rispetto delle normative anti-contagio.

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Casoria – nell’ambito dei servizi disposti dal comando provinciale di Napoli – hanno presidiato le strade del Rione Salicelle in Afragola.
60 persone identificate, 35 veicoli controllati e svariate le perquisizioni effettuate.
Carabinieri impegnati in molteplici attività: dai servizi di polizia giudiziaria ai controlli in materia edilizia passando per le verifiche del rispetto delle normative anti-contagio.
Durante le operazioni, i carabinieri hanno sequestrato – sempre nel Rione Salicelle – 2 impianti di videosorveglianza utilizzate per “monitorare” la zona con il fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Rinvenuti e sequestrati, in un vano scala dell’isolato 19, diversi bilancini di precisione e vario materiale presumibilmente utilizzato per il confezionamento della droga.
I Carabinieri della Compagnia di Casoria insieme a personale dell‘ASL Napoli 2 Nord hanno controllato 3 box in uso a un 25enne del luogo. All’interno 3 cani razza pit bull. Il personale sanitario ha predisposto il trasferimento dei cani in locali idonei.
I militari dell’arma insieme agli agenti della polizia municipale e a personale dell’ufficio tecnico del Comune di Afragola hanno ispezionato l’abitazione di una 46enne del luogo. Sono stati accertati dei lavori abusivi di ristrutturazione effettuati senza alcuna autorizzazione.
I servizi continueranno nei prossimi giorni.

Gragnano, maltrattamento di animali: denunciato un cinquantenne

I Carabinieri denunciano un cinquantenne per maltrattamento di animali: ritrovati nel suo appartamento due cani di grossa taglia in condizioni pessime.

I Carabinieri della stazione di Gragnano hanno denunciato per maltrattamento di animali un 50enne del posto. I militari – allertati dall’associazione protezione animali e ambiente – hanno controllato l’abitazione dell’uomo. I militari dell’arma – insieme a personale asl del servizio veterinario – hanno trovato 2 cani di grossa taglia in pessime condizione di salute e legati con una catena. Gli animali sono stati affidati a un canile per ricevere le cure necessarie.

Somma Vesuviana, il Comune scelto da Webidoo per inaugurare il progetto “Rilancio Digitale”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana

La società milanese ha incontrato le imprese del territorio per “Rilancio Digitale”. La società di Milano ha invitato all’evento il sindaco, l’assessore e le imprese del territorio.  

Webidoo sceglie l’amministrazione Di Sarno per inaugurare il progetto “Rilancio Digitale”. Il Sindaco Di Sarno: “Siamo orgogliosi del fatto che Webidoo, società di Milano, abbia scelto Somma Vesuviana come primo Comune in Italia per l’avvio della campagna di promozione del processo di digitalizzazione del Paese”

Di Sarno: “Il fatto che una società milanese abbia scelto il nostro paese per l’avvio di “Rilancio Digitale” è testimonianza dell’attenzione positiva che c’è a livello nazionale su Somma Vesuviana”.

Esposito (Ass con delega alla digitalizzazione): “A breve alcune tasse si potranno pagare direttamente da casa con sistema digitale la cui programmazione era stata avviata da noi già prima del Covid . A Somma ci sarà PagoPa per una Città digitale”.

Le imprese devono trovare un mercato pronto ad accoglierle e questo è possibile grazie alla digitalizzazione. Ringraziamo Webidoo per avere invitato questa Amministrazione al WeBinar sul Rilancio Digitale. La volontà dell’Amministrazione Di Sarno è quella di avere una Città Digitale. A Somma Vesuviana, a breve scomparirà quasi del tutto anche il bollettino cartaceo che si usa per il pagamento di alcune tasse locali. Ad esempio grazie al sistema di digitalizzazione che l’Amministrazione Di Sarno sta avviando, sarà possibile pagare la mensa scolastica, lo scuolabus, i fitti attivi, le carte d’identità, le tasse comunali, le sanzioni da codice della strada, i servizi cimiteriali, semplicemente andando con un clic sul sito del Comune dove si troverà il banner “PagoPA”. Si potrà accedere al sistema attraverso lo spid o la carta d’identità elettronica. Oppure sarà possibile scaricare il codice con il quale pagare in qualsiasi tabaccheria. Non si esclude anche la possibilità di incentivare il cittadino attraverso una modalità simile ad un cashback comunale”. Lo ha affermato Salvatore Esposito, Assessore con delega alla Digitalizzazione, partecipando al WeBinar promosso da Webidoo sul tema del Rilancio Digitale.

Siamo orgogliosi del fatto che Webidoo, società di Milano, abbia scelto Somma Vesuviana come primo Comune in Italia per l’avvio della campagna di promozione del processo di digitalizzazione del Paese, di estrema importanza per le imprese. Come macchina comunale abbiamo dato inizio alla digitalizzazione già prima del Covid. A breve scomparirà quasi del tutto anche il bollettino cartaceoha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuvianae sarà possibile pagare alcune imposte anche tramite un sistema digitale la cui programmazione era stata già avviata prima del Covid”.

Webidoo, azienda specializzata in Digital Transformation e Digital Marketing, nasce nel 2017 da un’idea di Daniel RotaGiovanni Farese ed Egidio Murru, tre manager accomunati dalla passione per il digitale e le nuove tecnologie. Webidoo fornisce a grandi aziende, PA ma soprattutto agli small business gli strumenti per cogliere le opportunità offerte dal mercato digitale. L’obiettivo è consentire anche alle piccole imprese che si trovano in aree periferiche di competere in un mercato globale grazie ai servizi digitali semplici e accessibili progettati e realizzati ad hoc da Webidoo. I servizi offerti includono Cloud, RCM, Cyber security, GDPR, Formazione, Consulenza, Comunicazione e Marketing. Oggi il team è formato da oltre 250 persone tra dipendenti e consulenti digitali che tutti i giorni, nelle sedi di Milano, Roma e Castellana Grotte, aiutano le PMI italiane ad ottenere risultati straordinari con il web. 

Inauguriamo il progetto “Rilancio Digitale” partendo da un Comune del Mezzogiorno e siamo felici che Somma Vesuviana, nel napoletano, abbia aderito con entusiasmo a questa iniziativa – ha dichiarato Egidio Murru, Responsabile Commerciale di Webidoola digitalizzazione delle PMI italiane è ancora in una fase preliminare e webidoo, grazie ai suoi consulenti digitali, è al fianco delle imprese per supportarle concretamente in questo percorso fondamentale, offrendo soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Nel sud Italia ci sono moltissime eccellenze che aspettano soltanto di avere gli strumenti e le occasioni per emergere anche a livello nazionale e internazionale”.

Dunque è giunto il momento di mettersi in gioco! “La voglia di “mettersi in gioco” delle aziende ma anche delle istituzioni locali è tanta – ha dichiarato Carmine Daniele, Sales Local Manager di webidoo – e il progetto “Rilancio Digitale” porterà molto valore sul territorio e colmerà le lacune che separano il mondo delle PMI italiane dal giusto riconoscimento che possono e devono avere a tutti i livelli. Con l’appoggio del Comune di Somma Vesuviana, webidoo lavorerà a stretto contatto con gli imprenditori per accompagnarli nella propria trasformazione digitale”.

San Gennaro Vesuviano, 24 anni di carcere a Salvatore Narciso: lanciò dal balcone la figlia di sedici mesi

 Ventiquattro anni di carcere per Salvatore Narciso che il 15 luglio 2019 scaraventò giù dal balcone della casa dei suoceri la sua figlioletta Ginevra, di appena sedici mesi.   La sezione II della corte d’Assise presieduta dal giudice Concetta Cristiano ha pronunciato ieri la sentenza, disponendo per l’imputato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, lo stato di interdizione legale durante la pena, il pagamento delle spese processuali e una provvisionale di centomila euro da pagarsi immediatamente ad Agnese D’Avino, ex moglie di Narciso e mamma di Ginevra, costituitasi parte civile nel processo. Ginevra era una bellissima bimba dai capelli biondi quando il padre – era il 15 luglio del 2019 – la lancia nel vuoto per seguirla poco dopo, in un tentativo di suicidio. La bimba muore, l’impatto talmente violento da sfondarle il cranio non le lascia scampo. Lui invece no. Impatta al suolo con i piedi, riporta gravi traumi e viene ricoverato in ospedale dove le intercettazioni disposte dagli inquirenti registrano la sua terribile lucidità, mentre parla con i parenti e consiglia loro di vendere gli oggetti della piccola, dalla culla ai vestitini. Per lui, che ha confessato e che la perizia chiesta dalle parti civili e disposta dalla corte hanno ritenuto capace di intendere e di volere al momento dei fatti, il pubblico ministero Gianluigi Apicella aveva chiesto l’ergastolo. Ieri la sentenza ha disposto altrimenti: dovrà scontare ventiquattro anni di carcere. Salvatore Narciso è un personaggio complesso, la relazione di perizia specialistica firmata dallo psichiatra Alfonso Tramontano lo descrive come una «personalità immatura, evitante, dipendente, focalizzata sui propri bisogni e sulla ricerca del riconoscimento sociale, con problemi di adattamento». Laureato in economia e giurisprudenza, aveva conosciuto Agnese D’Avino, medico poi divenuta sua moglie, sui social. Dopo poco era nata Ginevra, ma le cose tra i due non andavano bene. Nel corso delle testimonianze la D’Avino ha raccontato di liti violente, di percosse che le lasciavano lividi, della decisione di separarsi che ha poi portato alla tragedia perché lui, Narciso, considerava la piccola Ginevra come un «bottino di guerra» e mai gliela avrebbe lasciata. Così, l’ha uccisa. E ieri Agnese, mostrando una foto della sua bimba bionda vestita con un abitino bianco, come a fermare i ricordi per rammentarla così e non come un corpicino insanguinato e inerte sul selciato, ha commentato la sentenza accanto ad uno dei suoi legali, l’avvocato Sabato Graziano. «Facile confessare quando tutti hanno visto, ma finalmente la verità è venuta fuori – dice la mamma di Ginevra – ora tutti sanno che quando ha ucciso mia figlia era capace di intendere e volere, tutti sanno la verità ma spero che il pubblico ministero faccia appello alla sentenza perché è chiaramente una pena inadeguata all’atrocità che Narciso ha commesso». Ma dopo aver perso la figlioletta, dopo aver finalmente ottenuto per lei, almeno in parte, giustizia, la vita di Agnese D’Avino non è ancora completamente libera dalla presenza di Salvatore Narciso. «Dopo tutto questo – racconta lei – sarò costretta nuovamente ad entrare in tribunale civile perché nel procedimento di separazione da Narciso, lui mi ha chiesto il mantenimento». Già una separazione con addebito e una richiesta di mantenimento. Un «addebito» dalle giustificazioni paradossali sulle quali un tribunale dovrà esprimersi. «Io vorrei solo chiudere questa storia – prosegue Agnese – ma lui sostiene che nel momento in cui ho visto a terra mia figlia, insieme a lui, ho pensato soltanto a soccorrere la bambina e non lui che si era lanciato nel vuoto poco dopo, capite a cosa devo rispondere?». Narciso resterà in carcere dove, come ha raccontato, legge agiografie di santi e libri sacri e si sente «come una creatura di Dio», lui che era stato volontario in Africa ed educatore dai salesiani. Prima di ammazzare la sua figlioletta di sedici mesi.        

Poggiomarino, mancata convocazione per un consigliere: salta il consiglio comunale

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Poggiomarino.

 mancata convocazione per un consigliere: salta il consiglio comunale, l’opposizione interviene prima dell’approvazione degli atti per evitarne l’invalidamento.

Ieri sera il consiglio comunale a Poggiomarino non si è tenuto. Inoltre,
appena è apparso evidente che la seduta non sarebbe nemmeno cominciata,
è stata staccata la connessione della diretta sui social. I cittadini,
dunque, non hanno assistito a ciò che è avvenuto successivamente e
nemmeno hanno saputo quali siano le reali motivazioni che hanno fatto
saltare la riunione del civico consesso di martedì sera 6 aprile.

La motivazione è nella mancata convocazione di un consigliere comunale, 
nello specifico Giuseppe Annunziata, che non ha ricevuto la mail pec. 
Uno spiacevole disguido di cui nessuno si è reso conto, se non pochi 
secondi prima dell’avvio dei lavori. A far notare la disattenzione è 
stata l’opposizione, di cui Annunziata fa parte. Così, il presidente del 
consiglio comunale si è reso conto dell’illegittimità dell’imminente 
seduta.

«Come opposizione, abbiamo scelto di fare presente la mancata notifica
prima che si aprisse la seduta e non dopo, quando tutti gli atti
approvati sarebbero stati inevitabilmente invalidati
– hanno affermato
Giuseppe Annunziata, Michele Cangianiello, Nicola Salvati, Maria
Stefania Franco, Nicola Guerrasio e Rossella Vorraro – per noi è una
questione di responsabilità e rispetto delle istituzioni».

Il russo Silvestr Scedrin a Napoli divenne un grande pittore

Trasferitosi in Italia nel 1818, Scedrin ( 1791-1830) scelse Napoli, la costiera sorrentina e le isole del golfo come soggetti dei suoi quadri e come modelli di riferimento per la sua pittura “en plein air”, che influenzò, con quella del suo amico Pitloo, la pittura della “Scuola di Posillipo”. Scedrin morì a Sorrento: la sua tomba sta nel cimitero monumentale della città.   Silvestr Scedrin, figlio di un importante scultore, che era anche rettore dell’Accademia di San Pietroburgo, entrò giovanissimo nell’ Accademia e, concluso il corso triennale della pittura di paesaggio, ottenne la borsa di studio per il tradizionale viaggio in Italia, anche in Russia considerato un’esperienza necessaria per chi volesse percorrere le strade dell’arte. Nel 1818 il giovane pittore scelse Roma come città di residenza, ma già l’anno dopo si recava a Napoli, su invito del granduca Michele Pavlovic per eseguire due “vedute” della città, che Bianca Riccio ritiene possano essere “Veduta della Villa Reale” e “Veduta di Napoli dalla strada di Posillipo”. I moti napoletani del’21 lo costrinsero a rientrare a Roma, ma nel 1825 tornò a Napoli, ospite, come negli anni precedenti, del poeta e critico d’arte Costantino Batjuskov, nella sua casa sul lungomare di Santa Lucia. Santa Lucia divenne per Scedrin il fondamentale centro di osservazione per i quadri che avevano per soggetto il Vesuvio e il golfo, e in cui egli dipingeva spesso lo stesso paesaggio, ma “variando l’ora del giorno e la luminosità” (B. Riccio). Ritengono gli studiosi che Scedrin, con la sua pittura “en plein air”, abbia esercitato sui pittori della “Scuola di Posillipo” un’influenza non inferiore a quella esercitata dal suo amico Anton Pitloo. Tra i quadri del giovane pittore russo e del pittore olandese  vi erano affinità di soggetto, di impaginazione e di tecnica così consistenti che lo studioso Boris Lossky ritiene opere di Scedrin gli studi di figure e di paesaggi che altri attribuiscono a Pitloo e che oggi appartengono al Banco di Napoli. I suoi soggetti Scedrin li cercava anche a Capri, a Ischia e a Sorrento: in una lettera del giugno 1825 egli scriveva al fratello: “Io vado pellegrinando a dorso d’asino per la costiera amalfitana alla ricerca di paesaggi da ritrarre”. Questi “pellegrinaggi” in costiera si svolgevano da aprile a ottobre, mentre negli altri mesi dell’anno il pittore restava  a Napoli. Qui la situazione non era tranquilla: il Regno attraversava una profonda crisi economica, e, inoltre, dalle casse dello Stato, già vuote, uscivano, ogni mese, somme enormi di danaro per i viveri e gli stipendi dei soldati austriaci venuti a “restaurare” l’ordine borbonico dopo i moti del ’21 e rimasti come vere e proprie truppe di occupazione. In una lettera del ’26 Scedrin scriveva alla madre: “ I teatri sono chiusi, sulla banchina di Napoli non ci sono più buffoni, burattini e pulcinella e la sera non sappiamo cosa fare:  Napoli è l’ombra di se stessa, anche i mendicanti sono aumentati. Ho visto giovani ben vestiti che chiedevano l’elemosina: di sera, intere famiglie stanno agli incroci delle vie più grandi, qua e là ci sono uomini che tendono verso i passanti il cappello (per chiedere l’elemosina) e, per non farsi riconoscere coprono la testa con un fazzoletto”. E tuttavia i mercanti d’arte napoletani chiedevano continuamente a Scedrin quadri e”schizzi” e pagavano somme sostanziose: la malinconia del pittore cresceva con l’acuirsi della malattia che nel 1830 lo avrebbe portato alla tomba: “Il mio disturbo è tipico di Napoli, un versamento di bile di cui qui soffrono in molti. Un dottore mi ha consigliato di camminare molto, un altro di non fare assolutamente moto”. E’ probabile che nemmeno l’aggravarsi della malattia abbia indotto il pittore a rinunciare a quei piaceri del corpo a cui, secondo gli studiosi, egli si dedicava in misura eccessiva. In una lettera del 6 maggio 1828 Scedrin descrive al fratello l’eruzione del Vesuvio, che si era svegliato il 22 marzo: “Verso le due del pomeriggio si è alzata una spaventosa colonna di fumo, che è rimasta per circa un’ora sopra il monte: il mutamento delle forme del fumo a causa dell’incessante eruzione, così come il mutamento della luce e dei colori, sono stati uno spettacolo incomparabile.” Non appena era giunta a Roma la notizia dell’eruzione, molti stranieri erano partiti per Napoli, “ e tra essi anche Brjullov, ma come Briullov mi è apparso, quasi a prenderlo in giro il vulcano si è placato e ha smesso completamente di mandar fumo: perciò, quattro giorni dopo Brjullov è tornato a Roma.” Il russo Karl Brjullov, pittore di notevole livello, era diventato amico di Scedrin durante il suo primo soggiorno romano, e nel 1824 lo aveva ritratto in uno splendido quadro ( vedi immagine in appendice).Scedrin morì a Sorrento il 7 novembre 1830, e sebbene non fosse cattolico, venne sepolto nella chiesa annessa al convento di San Vincenzo. Lo zar, appresa la notizia, inviò a Sorrento lo scultore Samuel Galberg  perché dedicasse al pittore un degno monumento funebre,  Quando, dopo l’unità d’Italia, chiesa e convento vennero demoliti, i resti del pittore  e la statua che ornava il suo sepolcro vennero trasferiti nel cimitero monumentale della città.  

Protesta dei commercianti con le croci. Confesercenti: “Dobbiamo portare le imprese fuori dalla pandemia”

Riceviamo e pubblichiamo da Confesercenti  

Una delegazione di imprenditori è stata ricevuta dal Prefetto Valentini. Il presidente di Confesercenti Vincenzo Schiavo: «Le nostre aziende perdono 1 milione di euro al giorno. Consegniamo idealmente le licenze al Presidente Mattarella. Credito immediato e “anno fiscale bianco” altrimenti falliranno in migliaia dopo 395 giorni di chiusura».

Si è tenuta questa mattina a Napoli la manifestazione di protesta organizzata da Confesercenti Campania: in piazza del Plebiscito sono state esposte 15 croci (portate sulle spalle dai vari rappresentanti delle categorie commerciali), che rappresentano 15 costi insostenibili per le aziende campane. Su ogni croce era riportato l’afflizione economica insopportabile per gli esercenti della nostra regione: dall’Iva alle pressioni dell’Agenzia delle Entrate, dall’Irap, Imu,Tari, Ires, Irpef alle cartelle esattoriali, dai fitti e dalle utenze alle altre gravose tasse, dalle esposizioni con le banche allo spettro della malavita. Sono state anche raccolte oltre 5000 firme per la petizione per “far ripartire le imprese”, consegnata al Prefetto di Napoli (e sottoscrivibile sul sito www.confesercenti.it).  «Dobbiamo portare le imprese fuori dalla pandemia. Confesercenti – sostiene il presidente di Confesercenti Campania e delegato alle politiche del Mezzogiorno Vincenzo Schiavo – chiede al Governo di varare un decreto legge per gli imprenditori, un “Decreto Imprese” che dia risposte concrete, reali e certe alle nostre aziende, con sostegni adeguati di almeno il 30% rispetto al fatturato perso. Abbiamo bisogno di garantire credito immediato per tutti gli imprenditori, anche per chi ha le segnalazioni al Crif (ovvero è nell’elenco dei cosiddetti “cattivi pagatori”). Chiediamo un “anno fiscale bianco”, perché le nostre imprese non sono in grado di sostenere i costi fissi, le tasse, i fitti e le utenze, avendo zero incassi. Le imprese campane perdono circa 1 milione di fatturato al giorno, 50 miliardi sono stati bruciati in un anno (dai 93 del 2019 si è passati ai 43 del 2020). Con la petizione chiediamo altresì anche ai parlamentari campani di intervenire in modo immediato. Rimettiamo idealmente le licenze nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in modo che intervenga per restituire dignità alle nostre attività». In tarda mattinata il Prefetto di Napoli Marco Valentini ha ricevuto una delegazione composta da Vincenzo Schiavo, Roberto Pagnotta (coordinatore Assoturismo/Confesercenti Campania), Giuseppe Verniero (Fismo), Luigi Auletta (coordinatore Wedding/Confesercenti Campania) e Vincenzo Politelli (presidente Fiepet/Confesercenti Campania). «L’incontro è stato proficuo– racconta Schiavo – , il Prefetto ci ha elogiato, a nome di tutte le forze dell’ordine, per la correttezza e per la civiltà della manifestazione, ha fatto sue le nostre richieste e ci ha assicurato che avrebbe scritto al Governo rappresentando la sofferenza delle nostre imprese. Ha dato forza alle nostre istanze». Centinaia di manifestanti, oltre mille le imprese rappresentate, ma la protesta, dunque, si è svolto in modo molto civile. «Siamo lontani – precisa Schiavo – da coloro che protestano con violenza, pur comprendendone la disperazione. Questa manifestazione è iniziata con un lungo applauso per le forze dell’ordine, a cui va sempre il nostro ringraziamento, abbiamo bisogno di dire la nostra in modo pacifico. Stiamo consegnando a tutti i prefetti d’Italia le nostre petizioni, c’è la necessità di far sentire la voce delle imprese: le 74 categorie di Confesercenti urlano la propria disperazione in modo civile, 395 giorni di chiusura sono troppi per pensare di sopravvivere. C’è chi non ha i soldi per comprare latte e pane ai propri figli, ora diciamo basta e vogliamo risposte immediate: in tal senso il Governo Draghi sta facendo peggio del Governo Conte».

Madonna dell’Arco, donna tenta il suicidio gettandosi sui binari

Una donna di Sant’Anastasia ha tentato il suicidio questa mattina intorno alle 12, gettandosi sui binari mentre alla stazione Eav di Madonna dell’Arco transitava il treno. Da quel che si apprende la donna, ultrasessantenne, sarebbe stata sotto l’effetto di farmaci che assumeva per curare disturbi psichiatrici. Sembra però che nel compiere il gesto estremo si sia resa conto e abbia cercato di mettersi in salvo. La donna è stata soccorsa dai presenti che hanno allertato il 118 e aiutata da un volontario della protezione civile. Trasportata all’ospedale del Mare, sarebbe in gravi condizioni.

Somma Vesuviana, sicurezza sul territorio, il Prefetto Valentini a Palazzo Torino

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana   Valentini: “Siamo naturalmente molto attenti anche sul versante della sicurezza perché negli ultimi mesi si sono verificati alcuni episodi sui quali sono in corso indagini ed abbiamo per questo rafforzato il controllo del territorio.  Il quadro di questo Comune, così come mi è stato rappresentato è un quadro abbastanza buono per quanto riguarda l’attività amministrativa. Di Sarno: “Abbiamo comunicato al Prefetto quanto stiamo facendo sulla sicurezza. Io ho consegnato nelle mani del Prefetto la lettera degli operai della DEMA. Non possiamo e non vogliamo chiusure ma rispetto per i diritti dei lavoratori”. Oggi vertice al Comune con il Prefetto di Napoli, Sua Eccellenza Marco Valentini sul tema della sicurezza. “E’ una scelta quella di stare sul territorio, visitare gli Enti locali in primo luogo per dare la disponibilità della Prefettura per il supporto delle Amministrazioni per le loro progettualità in termini di competenze, di scambio di buone pratiche Oggi abbiamo parlato con il sindaco anche di un’iniziativa che la Prefettura sta portando avanti sugli atti intimidatori che alcune volte avvengono sui territori per fare accrescere le competenze, la condivisione. Il quadro di questo Comune, così come mi è stato rappresentato è un quadro abbastanza buono per quanto riguarda l’attività amministrativa. Noi ovviamente siamo naturalmente molto attenti anche sul versante della sicurezza perché negli ultimi mesi si sono verificati alcuni episodi sui quali sono in corso indagini ed abbiamo per questo rafforzato il controllo del territorio. Anche oggi si sta svolgendo un’operazione straordinaria di controllo sul territorio, lo continueremo a fare perché la sicurezza è una condizione che ci consente di far funzionare bene anche tutti gli impegni dell’Amministrazione sul piano economico e sociale”. Lo ha affermato il Prefetto Marco Valentini, poco fa in visita a Somma Vesuviana, soffermandosi con la stampa a margine del vertice in Comune. Erano Presenti il sindaco Salvatore Di Sarno, i consiglieri regionali Paola Raia e Carmine Mocerino, il deputato Gianfranco Di Sarno, il Capitano dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, Marco Califano, il Comandante dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di Somma Vesuviana, Alessandro Gambino, il Comandante del Corpo dei Vigili Urbani, Claudio Russo, il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Sommese in rappresentanza dei consiglieri. Il sindaco ha consegnato al Prefetto la lettera degli operai della DEMA. “E’ stato un momento di programmazione ed abbiamo comunicato al Prefetto quanto stiamo facendo sulla sicurezza, come ad esempio l’installazione di telecamere in punti nevralgici ed abbiamo parlato degli atti intimidatori che hanno colpito due cittadini di Somma Vesuviana. Con il Prefetto ho affrontato anche la problematica della DEMA. Ho consegnato nelle mani del Prefetto una lettera che mi è stata inviata dagli RSU di base – ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – ed ho chiesto con una lettera di accompagnamento che venisse portata questa problematica su tutti i tavoli sia regionali che nazionali”. Quella degli operai della DEMA di Somma Vesuviana è una lettera importante: “Il presente documento è il risultato di avvenimenti che non hanno precedenti – hanno scritto le RSU nella lettera inviata al sindaco –  nella seppur lunga e tribolata storia di questa fabbrica. Già dal mese di Gennaio stiamo avendo problemi continui sui pagamenti degli stipendi con la seguente fenomenologia: a Gennaio lo stipendio è stato erogato in due tranche. A Febbraio lo stipendio fu annunciato in due tranche la prima ad inizio mese e la seconda dopo slittamenti è avvenuta l’ultimo giorno del mese. A Marzo il problema ha assunto proporzioni più grandi. L’azienda ha inizialmente stabilito un pagamento in due tranche di cui la seconda comprensiva degli arretrati relativi alla tredicesima. Senza alcuna comunicazione formale ai propri dipendenti, dal giorno 26 Marzo si è proceduto per comunicazioni informali alle RSU. La grande preoccupazione è il crescere di segnali che vanno nella direzione di una totale perdita di controllo della situazione”. Domani è previsto un importante incontro presso la sede dell’Unione degli Industriali. “Io ho inviato anche una mia lettera di accompagnamento – ha continuato Di Sarno – nella quale ho descritto le mie preoccupazioni. Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo mandare a casa centinaia di famiglie e soprattutto non dobbiamo, non vogliamo e non possiamo farlo in questo momento drammatico per tutti ed in particolare per i ragazzi, per le nuove generazioni. Con quale coraggio parliamo di futuro quando poi mettiamo in crisi il presente, ciò che abbiamo oggi??”. Al vertice erano presenti i consiglieri regionali Paola Raia e Carmine Mocerino e il deputato Gianfranco Di Sarno, componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. “Continua il lavoro di un tavolo iniziato la settimana scorsa, in Prefettura. Il Prefetto è stato disponibilissimo ad accoglierci insieme ai consiglieri Paola RaiaCarmine Mocerino e il sindaco Salvatore Di Sarno. Abbiamo subito fatto il punto della situazione sul territorio di Somma Vesuviana alla luce di alcuni eventi – ha dichiarato Gianfranco Di Sarno, deputato, componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati –  che hanno suscitato grande paura tra la popolazione con il ritrovamento di ordigni nei pressi di soggetti che ricoprono dei ruoli economici sensibili quali un consigliere comunale ed un imprenditore del settore edile. L’Amministrazione Comunale si era già adoperata con l’installazione di una copertura omogenea di videosorveglianza. C’è stata e ci sarà anche nei prossimi giorni una massiccia presenza di Forze dell’Ordine sul territorio vesuviano e di Somma in particolare. Oggi abbiamo fatto il punto della situazione con il Prefetto che è venuto a verificare gli strumenti che in genere vengono adottati per il monitoraggio del territorio, per la sicurezza dei cittadini”. Un incontro di fondamentale importanza!  “Abbiamo bisogno di presenze tangibili, di presidi a lungo termine, abbiamo bisogno che si stinga il cerchio quanto prima e per questo ringraziamo il Prefetto della Sua vicinanza – ha affermato Paola Raia, Consigliere Regionale della Campania –  dell’averci accolto in Prefettura e soprattutto di essere stato così veloce nel portare la sua presenza nella città di Somma Vesuviana. Ci auguriamo di proseguire tutti insieme questo lavoro e di essere sempre uniti per la città di Somma Vesuviana”. Una prosecuzione del tavolo avviato in Prefettura sulla sicurezza del territorio. “Quello di oggi è la prosecuzione di un incontro che abbiamo avuto in Prefettura e ringraziamo sua eccellenza il Prefetto per averci raggiunto subito a Somma per fare il punto della situazione nella consapevolezza che la sicurezza è uno dei temi più sentiti giustamente dalla cittadinanza  – ha dichiarato Carmine Mocerino, Consigliere Regionale della Campania  – ed è naturale che le istituzioni facciano tutto quanto nelle loro possibilità per assicurare serenità, tranquillità e sicurezza alla cittadinanza, ai propri cittadini. Ci saranno sicuramente delle azioni che verranno messe in campo e che saranno concordate dall’Amministrazione Comunale, i rappresentanti istituzionali ed il Prefetto. Siamo molto fiduciosi dell’esito di questo incontro e chiaramente poi speriamo che al più presto sul territorio se ne incomincino a vedere i primi frutti”.