L’appartamento di Hamilton, la terza stanza e lo spettacoloso panorama del golfo, che incantò il pittore Tischbein e Goethe, il gioco degli specchi nella stanza-balcone, l’organizzazione della cucina, la passione per i cavalli, e le 8 casse piene di “antichità” inviate, “ di contrabbando”, in Inghilterra. Non parlo nell’articolo delle “imprese” di Emma Lyon, che nel 1791 divenne ufficialmente Lady Hamilton. Mi limito a pubblicare l’immagine dell’eloquente ritratto che alla signora fece George Romney
Sir William Hamilton giunse a Napoli nel 1764 come Inviato Straordinario di Sua Maestà Britannica. Nel 1767 prese in affitto, per 804 ducati all’anno, il lato sud del Palazzo Sessa, il cui ingresso, in fondo a un cortile, nulla aveva di maestoso: ma le tre grandi stanze comunicanti del piano degli uffici si aprivano sul golfo e sul Vesuvio. La prima stanza, che fungeva da anticamera, era arredata e affrescata all’inglese: vi convenivano ogni giorno, in multicolore corteo, venditori di libri preziosi, antiquari, pittori e mercanti di rarità. Tutto ciò che di strano venisse prodotto, si trovasse e nascesse a Napoli, era offerto all’inquilino di palazzo Sessa, e quasi sempre finiva esposto nella seconda stanza. Un giorno Hamilton mostrò affascinato all’amico Tischbein uno indefinibile essere marino, forse un polipo, forse una medusa, che si contorceva con lentezza in un vaso di vetro colmo d’acqua. Ma il delicato pittore tedesco preferiva la terza stanza: a Goethe confessò di non aver mai visto una camera più attraente. Era lo studio privato in cui il nobiluomo passava molte ore del giorno: e desiderava che si sapesse che in nessun altro posto sarebbe stato meglio: da vero cosmopolita, aveva fatto scrivere intorno al soffitto, e in caratteri d’oro, una massima che diceva. “ La mia patria è dove mi trovo bene ”. Gli armadi dello studio erano colmi di vasi greci, di terrecotte, di cammei , di medaglie vaticane e di campioni di lava. Alle pareti c’erano guaches, disegni, mappe del Regno di Napoli, il “ Ragazzo che ride ” allora attribuito a Leonardo, e accanto, con una scelta che dice molto della sensibilità dell’uomo, un disegno in cui lady Spencer Di Beauklerk aveva rappresentato i suoi figlioletti mentre si rotolavano per terra: un disegno dalla tecnica “grossière”, ma sincero e anticonvenzionale. E alle finestre di questa camera delle meraviglie, cannocchiali puntati sul Vesuvio…. Accanto allo studio c’era la biblioteca, e subito dopo l’appartamento di Emma Lyon che nel 1791 divenne ufficialmente Lady Hamilton. Ornavano la scala che portava al piano nobile i busti di Democrito e di Eraclito, in atto, il primo, di ridere del mondo, e l’altro di piangere di sé: e in mezzo un dipinto in cui Luca Giordano aveva rappresentato, tra un montone e un asino, un napoletano che suonava uno strumento a corde, con un pappagallo e una scimmia appollaiati sulle spalle. Luca non ama i Napoletani, commentava il nobiluomo. Il cuore del piano nobile era una stanza- balcone, che incantò anche Goethe: “.. è forse unica al mondo. Si vedono il mare, in lontananza Capri, a destra Posillipo, più vicino la passeggiata della villa Reale, a sinistra un antico convento dei Gesuiti, e più lontano la riviera da Sorrento a capo Miseno. ” Le pareti della stanza erano rivestite di grandi specchi, in cui si rifletteva l’intero golfo di Napoli: così che certe notti in quella stanza si vedevano due lune piene spuntare da due crateri, e raddoppiarsi il numero delle lampade sulle barche che pescavano il tonno. Hamilton beveva e offriva vini di Siracusa, vini di Cipro che arrivavano a Napoli da Livorno insieme con sacchi di patate, e vini di Bordeaux forniti da La Verne. Da Amsterdam Antonio Liquier inviava scatole di tè Syran e di camomilla, tessuto di Ormuz e sete preziose. Dai nobili napoletani Hamilton apprese la particolare organizzazione della cucina. Il maestro di casa riceveva un compenso ordinario giornaliero per ciascun commensale sulla base di un menù fisso. Tra il 1773 e il 1774 vennero pagati 430 ducati al principe di Satriano per 4 cavalli color grigio ferro e, dieci anni dopo, 250 ducati al barone Andrea Siciliano per due morelli e 530 ducati al conte Gaetani per due cavalli. Tra il ’91 e il ’96 Wilhelm Tiscbein ricevette, attraverso il banchiere Sam Ragland, 900 ducati, forse per le illustrazioni dell’opera, curata da Hamilton “ Raccolta di incisioni di vasi antichi.” Dopo la morte della prima moglie, Hamilton tornò in Inghilterra e vi rimase dal maggio 1783 a tutto il 1784. Nel giugno del 1783 egli ordinò a Gaspare Russo, maestro di casa e uomo di fiducia, di imballare con cura il suo tesoro di antichità e di medaglie e di spedirglielo in patria. Le 8 casse “ dovevano essere pesanti – scrive Carlo Knight – visto che Russo pagò 3 ducati ai facchini. . Va ricordato che all’epoca vigeva uno stretto divieto di esportazione dal Regno di Napoli di vasi, marmi e monete antiche. ”. Ma Russo aggirò l’ostacolo versando ai doganieri una mancia di 7,40 ducati.

