Cesare sognò che faceva incesto con sua madre, e gli interpreti dei sogni gli dissero….

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I sogni interpretati come il momento del contatto tra l’anima umana e la voce degli dei: il mestiere di interprete dei sogni, e il libro “scientifico” di Artemidoro. Galeno e il “sogno consapevole”.  Il sogno come terapia nel rito dell’incubazione. Marco Aurelio e il “miracolo della pioggia”.Cesare sogna di avere un rapporto incestuoso con la madre: la “lettura” degli interpreti dei sogni. Lo scetticismo di Cesare nelle ultime ore della sua vita. L’immagine di corredo è quella del quadro “Incubo” di J.H. Fussli.   Era diffusa nel mondo antico l’idea che gli dei parlassero agli uomini attraverso i sogni, perché durante il sonno l’anima – le dottrine orfiche lo garantivano già nel sec.VI a.C.- si libera dai lacci del corpo e si apre ai messaggi che vengono dal mondo superiore. L’interpretazione dei sogni cercò di configurarsi come una vera e propria scienza: Artemidoro di Efeso, che scrisse, di questa “scienza”, il testo più completo, riteneva di fondamentale importanza distinguere i sogni veri da quelli falsi, e tener conto, nell’interpretare, delle abitudini, della personalità e del ruolo sociale del “sognante”. Anche gli scettici non resistevano alla tentazione di consultare gli interpreti dei sogni: i superstiziosi, racconta Teofrasto, esageravano: quando facevano un sogno, non si limitavano a rivolgersi agli interpreti, ma chiedevano ai sacerdoti addetti ai sacrifici e agli àuguri a quale dio dovevano dedicare le loro preghiere: “ e vanno ogni mese, con la moglie, e se la moglie non ha tempo, con la balia, e con i figli a farsi iniziare dai “ministri” dei misteri orfici”. Gli interpreti dei sogni erano numerosi: il mestiere rendeva, anche se era necessario tenere a bada i ciarlatani, che montavano le loro baracche nei mercati e durante le feste pubbliche, e vantavano come dote naturale la loro arte della divinazione. Queste doti naturali si credeva che le possedessero soprattutto gli interpreti che venivano dalla Sabina e dalle terre siciliane dei monti Iblei. Per gli antichi il sogno aveva anche una funzione terapeutica. Galeno (sec.II d.C.), medico e storico della medicina, scrisse dei benefici effetti del “sogno consapevole”, di cui aveva già parlato Aristotele, e di cui avrebbe parlato anche Sant’ Agostino. Sviluppando le riflessioni che il marchese d’ Hervey di Saint- Denys aveva registrato nel libro “I sogni e i modi di dirigerli”, Frederik van Eeden nel 1913 elaborò, in termini scientifici, la tesi del “sonno lucido”. I sacerdoti del tempio di Esculapio a Epidauro praticavano la medicina dell’“incubazione dei sogni”, e poiché questa terapia venne poi ereditata da alcuni santuari di San Michele in Asia Minore, è preferibile dedicare all’argomento un articolo a parte. Silla credeva nel valore profetico dei sogni: nei suoi “Commentari” consigliava a Lucullo, a cui l’opera era dedicata, “di non considerare nulla così sicuro come le indicazioni date dagli dei nei sogni notturni”. Invece Cicerone affermò nel “De divinatione” che i sogni notturni erano “un residuo” dell’attività diurna, e che una volta egli aveva sognato Caio Mario solo perché durante il giorno aveva parlato a lungo di quel grande condottiero. L’imperatore Marco Aurelio credeva che gli dei parlassero agli uomini meritevoli attraverso prodigi e sogni. Nella colonna che a lui venne dedicata dal figlio Commodo e che si innalza a Roma, in piazza Colonna,  è rappresentato il “miracolo della pioggia” ( vedi immagine in appendice) che liberò dal tormento della sete le truppe romane in marcia contro i Marcomanni. Dagli ambienti di corte il “miracolo” venne attribuito al dio Thot supplicato dal mago egiziano Arnouphis, che accompagnava l’imperatore nella spedizione: invece, i soldati della XII legione, tutti cristiani, videro nel beneficio della pioggia la “mano” generosa del loro Dio.Scrive Svetonio che Cesare, quando si recò nella Spagna Ulteriore come questore, rimase turbato da un sogno nel quale “ gli era parso di aver commesso incesto con sua madre”: gli interpreti dei sogni lo esortarono a “concepire illimitate speranze”, perché quel sogno gli prometteva l’impero del mondo: “la madre che aveva sognato distesa sotto il suo corpo era la Terra, che deve ritenersi Madre di tutti gli uomini”. Plutarco scrive che Cesare fece questo sogno nella notte precedente il passaggio del Rubicone. La notte “cui tenne dietro il giorno dell’assassinio” Cesare – racconta Svetonio – sognò “ora di volteggiare al di sopra delle nubi, ora di stringere la mano a Giove”. Ma lo scetticismo, diventato negli anni sempre più forte, impedì al dittatore di dare importanza a questo sogno, e non lo turbò nemmeno il fatto che nessuno dei molti sacrifici offerti agli dei produsse presagi favorevoli: nella Curia dove lo aspettavano i congiurati egli entrò “con sprezzo di ogni timore religioso”, e quando vide l’aruspice Spurinna che qualche giorno prima lo aveva esortato a guardarsi dal 15 marzo, lo prese in giro “accusandolo di essere un ciarlatano, perché il 15 marzo era arrivato, e non era successo niente”. E Spurinna ribatté che,sì, il 15 marzo era arrivato, ma non era ancora passato. E intanto Bruto e gli altri si preparavano a tirar fuori i pugnali.

Somma Vesuviana, accoglienza, digitalizzazione e lingue straniere : al via il progetto C. RE. S.CO

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Somma Vesuviana D’Avino (Ass. Politiche Sociali): “Parte con capofila Somma Vesuviana il progetto “C.RE.S.CO.”. Formeremo giovani nei settori dell’accoglienza, della digitalizzazione, della comunicazione nelle lingue straniere”. Di Sarno: “Guardare al futuro e il futuro è nell’accoglienza, nel turismo, nella conoscenza di culture diverse”. “Parte con Somma Vesuviana come Comune capofila il Progetto “C.RE.S.CO. Competenze e Responsabilità per lo Sviluppo della Comunità” nell’ambito del programma di Intese Territoriali di Inclusione Attiva (I.T.I.A.).  Dunque sull’intero territorio rientrante nell’Ambito 22 con i Comuni di Somma Vesuviana, Brusciano, Castello di Cisterna, Mariglianella, Marigliano e San Vitaliano, i giovani percettori diretti del Reddito di cittadinanza e/o che si trovano in una delle altre condizioni di svantaggio elencate nell’Avviso Pubblico, avranno l’opportunità di seguire questo ponte di contatto diretto con il mondo del lavoro. Il Progetto “C.RE.S.CO.”, è finalizzato, mediante la realizzazione di percorsi di empowerment, a favorire l’inclusione sociale delle persone che vivono particolari situazioni di svantaggio e vulnerabilità economica e sociale.  Nel caso specifico si attiveranno percorsi di formazione nel campo dei servizi riguardanti l’accoglienza, la ricettività e la digitalizzazione, la comunicazione nelle lingue straniere. Ad esempio formeremo operatori dell’accoglienza in eventi ma anche operatori ai sistemi di giunzione in fibra ottica. Ma avremo anche la formazione per incentivare la comunicazione nelle lingue straniere, la competenza digitale, lo spirito di iniziativa e l’imprenditorialità”. Lo ha annunciato Sergio D’Avino, Assessore alle Politiche Giovanili e ai Servizi Sociali del Comune di Somma Vesuviana, capofila di questo ambizioso progetto volto a dare una speranza in più a giovani e famiglie soprattutto in un periodo complesso come quello attuale. Un percorso formativo guardando al nuovo mercato del lavoro : turismo e digitalizzazione. “Una splendida opportunità per giovani e meno giovani del nostro territorio, che hanno la possibilità di partecipare ad uno degli 8 percorsi formativi attivati dal Progetto “C.RE.S.CO.”  – ha proseguito D’Avino – dall’Ambito Territoriale N 22, con Somma Vesuviana, Comune Capofila, in collaborazione con i soggetti attuatori Consorzio Trainwork e AMItraining”. A tutti gli allievi verranno riconosciute anche l’indennità oraria di 8,15 euro, l’attestazione di frequenza del Corso. Sarà possibile presentare domanda e relativa documentazione entro le ore 12 e 30 di Venerdì 4 Giugno 2021. Il tutto navigando sul sito del Comune. “Bisogna guardare al futuro – ha commentato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – e il futuro è nell’accoglienza, nel turismo, nella conoscenza di culture diverse. Tale Corso di Formazione rappresenta una grande opportunità per i giovani e le famiglie”.  

Scandalo edilizio di Pomigliano: il Tar annulla una serie di licenze

Oltre ai provvedimenti penali  sopraggiunge una raffica di sentenze amministrative che mettono in dubbio il corretto operato tecnico del Comune nella redazione delle licenze del piano casa regionale  

  Scandalo edilizio di Pomigliano: dopo i numerosi sequestri penali di palazzi e cantieri, messi a segno da magistratura e polizia municipale, ora interviene a gamba tesa anche il Tar. Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti emanato una serie di sentenze con cui sono state annullate sei licenze edilizie, autorizzazioni a costruire erogate dal Comune tra il 2019 e il 2020 ai sensi della legge regionale sul “Piano Casa”. L’ultima sentenza che va nella direzione della dichiarazione di illegittimità delle concessioni urbanistiche risale a qualche giorno fa. Riguarda un cantiere aperto a via Roma, una delle arterie più importanti del territorio, per l’ampliamento di una struttura residenziale nell’area del centro vecchio della città. Intanto gli edifici realizzati e i cantieri finora aperti a seguito di queste concessioni annullate adesso risultano frutto di atti pubblici scaturiti in violazione delle leggi urbanistiche. Al momento i manufatti edilizi sono dunque abusivi. Questo perché il Tar ha appena dato torto al Comune di Pomigliano in una serie di contenziosi relativi ad altrettante autorizzazioni rilasciate dall’ente. Alcuni cittadini si erano rivolti alla giustizia amministrativa campana dopo aver evidenziato presunte irregolarità nell’erogazione di permessi a costruire accanto alle loro proprietà. Permessi concepiti per consentire ai beneficiari di realizzare abitazioni ampliando le loro palazzine del 20 % o del 35 %, in quest’ultimo caso attraverso l’abbattimento e la ricostruzione di manufatti vetusti che però avessero subito modifiche sostanziali negli ultimi cinquant’anni. Il problema però è che il Tar ha ravvisato che l’ufficio tecnico comunale ha consesso autorizzazioni per volumi edificabili giudicati molto superiori a quanto previsto dalla legge. La faccenda però non finisce qui. Sarà necessario comprendere se le parti soccombenti in sede giudiziaria, vale a dire il Comune e i titolari delle licenze annullate dal Tar, vorranno proseguire la battaglia legale rivolgendosi all’ultimo grado di giudizio, il Consiglio di Stato. “Non sarà necessario sequestrare i manufatti realizzati con queste licenze annullate – chiarisce nel frattempo il comandante della polizia municipale, Luigi Maiello – il fatto stesso che il Tar abbia annullato le concessioni li rende abusivi e quindi soggetti all’iter di legge conseguente”. Questa situazione sta amplificando una problematica davvero unica nel suo genere in tutto l’hinterland napoletano. Basti pensare che a Pomigliano sono 272 gli appartamenti sequestrati a partire dallo scorso ottobre con provvedimento penale dal gip del tribunale di Nola per una serie di presunte irregolarità nel rilascio e nella concretizzazione delle licenze redatte ai sensi del Piano Casa. L’inchiesta è del comandante della polizia municipale, il colonnello Luigi Maiello, ed è coordinata dalla procura di Nola. Gli indagati finora sono 14. Ci sono politici, imprenditori molto noti e tecnici che sembrano svolgere il ruolo di “asso pigliatutto” dei lavori edili nel territorio. Le cifre del business sono enormi. Gli alloggi sequestrati e già ultimati o in fase di ultimazione hanno un valore medio stimato di 250mila euro. E nell’attuale operazione di ripristino della legalità figurano anche diversi cantieri sigillati che avrebbero dovuto contenere un certo numero di appartamenti non ancora costruiti. Si calcola che le attività edilizie fino a questo momento bloccate dai sequestri e dalle sentenze del Tar i costruttori locali abbiano investito circa 70 milioni di euro. Soldi in buona parte messi in campo nel quinquennio tra il 2015 e il 2020. Molti i cantieri, destinati alla realizzazione di grandi condomini lussuosi, che sono stati aperti in piena pandemia e proprio a ridosso della campagna elettorale per le comunali tenuta nel settembre dello scorso anno.  

Palma Campania, spaccio della droga della “pazzia”: in manette un 30enne

I carabinieri della stazione di Palma Campania hanno arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio un 30enne del bangladesh già noto alle forze dell’ordine. I militari, nell’ambito dei servizi anti-droga disposti dal comando provinciale di napoli, hanno perquisito l’abitazione dell’uomo e lì hanno trovato 130 pasticche di yaba, ritenuta la “droga della pazzia”. Sintetizzata dai giapponesi nel 1800, la yaba è uno stupefacente molto diffuso in Asia, specie in bangladesh e Thailandia. Questa droga è particolarmente pericolosa perché induce gli assuntori a gesti violenti. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato anche 90 grammi di hashish e vario materiale per il confezionamento della droga. Stessa sorte per 300 euro in contanti ritenuti provento del reato. L’arrestato è stato tradotto al carcere in attesa di giudizio. In corso monitoraggi sull’intero territorio da parte dei Carabinieri della Compagnia di Nola per contrastare eventuali traffici della droga asiatica.

Napoli – Udinese (Partita 50), una vittoria non vista

Il Napoli gioca, vince e io non ho visto la partita, ignoravo vi fosse un turno infrasettimanale: il lavoro è ai limiti, impegni privati che riempiono il tempo rimasto, ma non solo.

 

Ho seguito il Napoli in tutte le condizioni, quando perdeva, quando vinceva, quando arrivava al secondo posto, o quando a stento si qualificava per la Europa League. Ero appassionato, ma dopo quanto successo in questi due anni, ho perso quel sentimento che questi colori mi avevano trasmesso. E forse anche per questo, non riesco più a seguire quanto voglio.

In realtà qualcuno mi potrebbe criticare accusandomi di essere tifoso solo quando si vince, e non credo che questo sia il caso, perché il Napoli delle ultime settimane è vincente. Sta agguantando un risultato insperato, gioca alla grande, sublima le qualità dei singoli. E seppur fallisse la qualificazione Champions avrebbe comunque realizzato tanto, facendosi perdonare, almeno in parte, per una sciagurata parte della stagione. Lo fa anche con l’Udinese, dopo una partita che ho potuto vedere solo attraverso gli highlight. Non c’è stata storia. Gol di pregevole caratura, soprattutto quello di Fabian, gol che arrivano dopo la pressione alta, gol cercati e trovati, gol di squadra che ci crede e prova a conquistare almeno il quarto posto.

Non possiamo che approvare questa vittoria, approvare questo Napoli, spero soltanto di ritrovare la passione persa, spero che una vittoria non vista come questa sia solo un incidente nel mio percorso, e che possa essere normalità per il Napoli della prossima stagione, una stagione di vittorie viste e godute.

Alla Neuromed si sperimenta la diagnosi rapida dell’epilessia

Riceviamo e pubblichiamo da Neuromed

Neuromed, una collaborazione tutta italiana, attraverso le tecniche di “data mining” sarà possibile esaminare automaticamente i segnali cerebrali in tempo reale per una diagnosi più rapida e accurata dell’epilessia.

Migliorare la velocità e l’accuratezza del percorso diagnostico nei casi di epilessia. È l’obiettivo della ricerca coordinata dall’Unità di Bioingegneria Clinica dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli con la collaborazione dell’Università Federico II di Napoli e il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA) di Capua. Il lavoro scientifico è stato presentato alla IEEE International Conference on Data Science and Systems e pubblicato nei relativi proceedings. I ricercatori hanno utilizzato l’analisi temporale dei segnali cerebrali di pazienti epilettici e tecniche di “data mining” (capaci di individuare ed estrarre informazioni da grandi quantità di dati con una efficienza e rapidità impossibili per un essere umano) per riconoscere automaticamente le crisi.

 Nell’epilessia, soprattutto quella farmaco-resistente – dice l’ingegner Luigi Pavone, dell’Unità di Bioingegneria Clinica, che ha coordinato la ricerca – il gold standard per la diagnosi e il corretto inquadramento della patologia è l’esame del segnale elettroencefalografico (EEG). È qui che si possono trovare i segni caratteristici delle crisi epilettiche, che risulteranno fondamentali per stabilire i necessari passi successivi per il trattamento del paziente. Questa operazione, oggi, è eseguita dallo specialista epilettologo attraverso la metodica osservazione del tracciato. Si tratta di un’operazione che richiede molto tempo e molta accuratezza. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di creare un sistema interamente automatizzato, capace di individuare quei segni con affidabilità e rapidità molto maggiori. Significa offrire strumenti nuovi al neurologo, con un grande vantaggio per la qualità e la rapidità degli interventi terapeutici e soprattutto per la qualità di vita dei pazienti”. Con il data mining, in poche parole, è possibile estrarre informazioni a partire dalla grande quantità di dati presenti in un elettroencefalogramma, scovando associazioni o schemi ricorrenti che rappresentano segnali caratteristici di una crisi epilettica. Le tecniche utilizzate appartengono a campi diversi, dalla statistica al machine learning alla matematica. “La sfida – continua Pavonenon è solo quella di avere un sistema capace di individuare con estrema accuratezza le crisi epilettiche nei segnali cerebrali, ma di farlo in tempo reale, al fine di implementare questi modelli all’interno di dispositivi closed-loop per il monitoraggio e il controllo delle crisi stesse”. Ma l’obiettivo finale è ancora più ambizioso: prevedere le crisi epilettiche. “Stiamo lavorando – spiega l’ingegnere – in collaborazione con il dottor Gaetano Zazzaro del CIRA e il professor Paolo Bifulco dell’Università Federico II, a creare procedure e modelli informatici più sofisticati che, analizzando l’attività elettrica cerebrale in tempo reale, potranno prevedere le crisi prima ancora che si verifichino. Si tratta di una sfida molto difficile e sulla quale lavorano da anni prestigiosi gruppi di ricerca internazionali”.  Gli scenari della medicina dei prossimi anni – commenta l’ingegner Fabio Sebastiano, Direttore Operativo e Consigliere delegato alla ricerca del Neuromed – saranno sempre più basati su una ricerca traslazionale e interdisciplinare. Proprio come quella che è stata portata avanti in questo lavoro. Tecnologie avanzate e medicina saranno sempre più interconnesse, e questo rappresenta il nucleo centrale dell’innovazione portata avanti da Neuromed”.

San Giuseppe Vesuviano, arriva il primo asilo nido pubblico

Sono iniziati  i lavori tecnici presso la scuola  di Piano del Principe abbandonata ormai da anni. In questa struttura nascerà il primo asilo nido pubblico  per bambini da 0 a 36 mesi e all’interno  sarà presente anche un centro di ascolto. Una notizia davvero positiva considerando che sono tantissimi i genitori che non riescono a conciliare lavoro e orari famigliari o non possono permettersi economicamente un asilo privato. La struttura è ormai diventata un cantiere in cui sono già iniziati i primissimi  lavori grazie ad un finanziamento di circa 600.000,00 Euro. “Prosegue, così, la completa riqualificazione del quartiere Piano del Principe, dove abbiamo già provveduto due mesi fa all’installazione del nuovo impianto di pubblica illuminazione lungo ben 1 km, che ci consente anche di monitorare con attenzione gli sversamenti illegali di rifiuti che affliggevano la zona. Tra le altre cose, tantissimi cittadini, di sera, stanno utilizzando questo tratto illuminato per fare jogging ed attività sportiva”- ha dichiarato il sindaco di San Giuseppe Vesuviano Vincenzo Catapano, che si dice orgoglioso per questa nuova iniziativa e per tutti i lavori in atto che permettono alla città di riqualificarsi e tornare a splendere come un tempo.

Terzigno, giovane preso a calci da un carabiniere: si indaga

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Un’auto di servizio con lampeggiante acceso, un giovane con le mani alzate e un carabiniere che lo prende a calci. E’ il contenuto di un video, della durata di circa 20 secondi, messo in rete sui social e sulle app di messaggistica istantanea sul quale l’Arma sta tentando di fare luce.   Il fatto è accaduto in strada a Terzigno molto probabilmente di notte durante il coprifuoco. Nelle immagini, riprese dal balcone di una casa, si vede una pattuglia accostare. Dalla vettura scende un militare che si dirige verso il ragazzo che è da solo in strada con le mani alzate. A lui sono diretti tre calci fino a quando non va via mentre il carabiniere torna in auto. In una nota, i militari del Comando provinciale di Napoli spiegano di aver “immediatamente avviato autonomi accertamenti finalizzati a perseguire, con il massimo rigore e convinta inflessibilità, comportamenti inconciliabili con i valori fondanti dell’Arma, valori di umanità e vicinanza, a cui si ispira quotidianamente l’agire dei tanti carabinieri che, con sacrificio e dedizione, operano per garantire i diritti e la sicurezza dei cittadini, spesso mettendo a rischio anche la propria vita”.

Tra il teatro San Carlo e Giuseppe Verdi un rapporto difficile. La storia di “Un ballo in maschera”

Negli ultimi anni dei Borbone la censura dei revisori teatrali fu implacabile. Per il “Gustavo III”, che doveva andare in scena al San Carlo nel 1858, i revisori chiesero a Verdi modifiche radicali e strutturali, che il Maestro non volle apportare. L’opera andò in scena l’anno dopo a Roma con il titolo “Un ballo in maschera”. La complicata storia del “Re Lear”, l’opera che non fu mai composta, e il no di Verdi alla presenza nella compagnia della soprano Rosina Penco. L’immagine di corredo è quella di un dipinto in cui Aniello D’Aloisio (sec.XIX) raffigurò il teatro San Carlo.   Racconta Raffaele De Cesare che nel 1856 Vincenzo Torelli, segretario dell’ “impresa dei regi teatri” di Napoli, invitò Giuseppe Verdi a scrivere un’opera per il San Carlo. Verdi prese tempo, dopo aver chiarito, in via preliminare, che se avesse accettato l’invito, egli sarebbe rimasto per sempre il solo e totale proprietario dell’opera destinata al teatro napoletano, infrangendo una “regola” che attribuiva al San Carlo tutti i diritti sulle opere destinate al suo palcoscenico, e prima di tutto, il diritto di “cederle” anche ad altre “imprese” italiane e straniere.Verdi interpretò come un consenso il silenzio degli amministratori del teatro napoletano, e perciò propose al Torelli il “Re Lear”, chiedendo un compenso di seimila ducati e una compagnia che fosse di suo gradimento. Gli amministratori del San Carlo ritennero giusto il compenso preteso dal compositore, ma gli comunicarono che della compagnia avrebbe fatto parte la soprano Rosina Penco. Verdi disse di no. Le ragioni del suo rifiuto non sono chiare. In un articolo del 1855 il giornale “La strenna del pirata” dice che la soprano napoletana, “leggiadra la persona, il cor gentile e celeste la voce” aveva conquistato Parigi cantando nel “Trovatore”. E’ probabile che Verdi ne facesse una questione di principio: lo confermerebbe la lettera che egli scrisse al Torelli il 7 dicembre 1856, per comunicargli che “mi è impossibile il fatto della Penco. E’ nelle mie abitudini non lasciarmi imporre nessun artista, tornasse al mondo la Malibran. Tutto l’oro del mondo non mi farebbe rinunciare a questo principio. Io ho tutta la stima del talento della Penco, ma non voglio che ella possa dirmi: Signor Maestro, datemi la parte della vostra opera, la voglio, ne ho il diritto.”. E il “Re Lear” non venne composto.. Ma Vincenzo Torelli non si arrese. Nel febbraio del 1857 venne finalmente sottoscritto il contratto per un’opera di Verdi. Che scelse come testo- guida il “Gustavo III” che Eugenio Scribe aveva dedicato alla tragica morte del re di Svezia, ferito gravemente, il 16 marzo 1792, mentre si preparava per un ballo in maschera, da un ex ufficiale della Guardia Reale, e morto 13 giorni dopo. Verdi inviò a Napoli il libretto completo “ con tutte le scene, i dialoghi e le parlate, salvo le rime, perché fosse sottoposto al revisore. Il duca di Ventignano, deputato della Soprintendenza dei teatri, respinse il libretto, perché non in versi e non in rime” (R. De Cesare). Gli amministratori del San Carlo commisero l’errore di non informare Verdi: speravano che il tempo avrebbe eliminato gli ostacoli. Verdi arrivò a Napoli nel gennaio del 1858, e quando seppe del parere negativo dei revisori, si irritò : la sua ira divenne vera e propria furia quando, dopo un mese di aspre trattative, i revisori gli comunicarono l’elenco definitivo “ e non più discutibile” delle modifiche che egli avrebbe dovuto apportare al libretto se voleva l’approvazione degli organi competenti. Il Maestro capì che nella Napoli borbonica e nell’Italia di quegli anni nessuno gli avrebbe consentito di mettere in scena un regicidio, ma spiegò al Torelli che i revisori napoletani gli chiedevano di modificare radicalmente la storia, e che non gli permettevano nemmeno di “armare” di pistola uno dei personaggi. Dunque, egli dichiarava sciolto il contratto. E non gli fecero cambiare idea né le citazioni in giudizio, né la minaccia del carcere. L’opera andò in scena a Roma, nel 1859: Verdi accettò di cambiare il titolo in “ Un ballo in maschera”, Gustavo III divenne il Conte di Warwirch, governatore di Boston; il suo assassino si chiamò conte Renato: ma la trama dell’opera rimase sostanzialmente inalterata.

Ancora rifiuti in arrivo ad Acerra. Il vescovo: “Svegliamoci”

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Prima l’ok alla centrale biometano. Ora la Regione discute l’ampliamento della Ecodrin: rifiuti pericolosi in un’area dove si sospetta l’esistenza di una discarica      Dopo il via libera della Regione alla realizzazione della centrale di produzione del metano dalla decomposizione dei rifiuti organici, gli ambientalisti e la Chiesa di Acerra scendono di nuovo sul piede di guerra. Gli ecologisti del territorio, guidati da Alessandro Cannavacciuolo, hanno lanciato l’allarme rendendo nota l’esistenza di un progetto per lo stoccaggio e il trattamento di nuovi quantitativi di rifiuti. Il prossimo 20 maggio la Regione riunirà infatti una conferenza dei servizi per l’approvazione dell’ampliamento della Ecodrin, stabilimento che da alcuni anni stocca e tratta rifiuti speciali nella zona industriale di Acerra. Quest’azienda intanto ha chiesto al settore ecologia della Regione di ottenere l’autorizzazione al trattamento di un quantitativo di scarti pericolosi. Ma il vescovo di Acerra domenica ha ancora una volta tuonato dall’altare contro i piani di smaltimento dei rifiuti destinati all’agro acerrano. “Le istituzioni, Comune e Regione, devono ormai prendere posizione per proteggere la madre terra: devono blindare il territorio di Acerra e tutto l’hinterland tra Napoli Nord e Caserta – ha detto Antonio Di Donna durante l’omelia della festa della mamma pronunciata nel sagrato del santuario della Madonna di Pompei – non possiamo più ospitare impianti di trattamento e stoccaggio dei rifiuti. Ci vuole una moratoria, ci vogliono leggi”. Al momento però non si sa a quanto ammontino i nuovi quantitativi di rifiuti previsti nell’ ambito dell’ampliamento delle attività della Ecodrin. “Abbiamo chiesto da giorni al Comune di Acerra l’accesso agli atti – racconta Cannavacciuolo – ma ancora ce li devono rilasciare. Noi comunque, non appena li avremo, il 20 maggio ci recheremo alla Regione per partecipare alla conferenza dei servizi”. Le perplessità sono molte. Era stata la Ecodrin, nel 2013, a consegnare a Comune e Regione uno studio sulla presenza di rifiuti sotto i suoi stessi terreni, all’interno dell’impianto. Per questo motivo gli ambientalisti interpellarono la Regione. Regione che quindi chiese al Comune, alla Città Metropolitana e all’Arpac di dare il via ai carotaggi dell’area sospettata di contenere i veleni. “Ma da allora non è stato fatto nulla”, puntualizza però Cannavacciuolo. Dunque: territorio acerrano di nuovo mobilitato. Domenica scorsa però, dall’altare del santuario del Rosario, il vescovo di Acerra non ha potuto fare a meno di sollevare una serie di criticità, oltre a quelle relative alle istituzioni, in matreia di difesa dell’ambiente. “I comitati ambientalisti fanno tantissimo: hanno fatto scoprire loro il fenomeno – le parole del responsabile della Cei campana – ma sono troppo frammentati e quindi si devono mettere insieme. Ed ai cittadini dico: svegliatevi, svegliamoci”. L’omelia di Di Donna è stata pronunciata al termine del pellegrinaggio Acerra-Pompei organizzato da 115 anni dalla Società Agricola Cattolica del Sacro Cuore di Gesù. Nel santuario della Madonna del Rosario gli agricoltori acerrani con le loro associazioni sono stati accolti per la tradizionale benedizione dei frutti della terra. I contadini hanno donato una fornitura di passata di pomodoro per un anno alla mensa caritatevole. Al pellegrinaggio hanno partecipato i Volontari Antiroghi, i Volontari Civici, le Mamme Coraggio della Terra dei Fuochi, la squadra dell’Acerrana, gli operatori sanitari, le Acli di Acerra e la Croce Rossa. Tra loro il senatore Francesco Urraro, primo firmatario del disegno di legge per l’istituzione della giornata nazionale delle vittime dell’inquinamento.