Il passeggio della morte: dalla coltre alla carrozza funebre

Sin dagli albori, l’importanza del culto dei morti ha sempre rivestito un notevole interesse. La devozione si è sempre espressa attraverso la cura e l’attenzione per i corpi dei cari estinti, con particolare riguardo all’accompagnamento funebre all’ultima dimora. Verso il 45 d.C., a Roma, si consentì la libera costituzione dei collegia tenuiorum o collegia funeraticia, che avevano lo scopo principale ed esclusivo di attendere alle pratiche funerarie dei propri consoci. Oltretutto, iniziarono a formarsi le prime imprese funebri, i libitinarii, addetti ai funerali delle persone più ricche. Non si conoscono bene i riti, ma – afferma la dott.ssa Laura Gasbarrone –  come unica certezza si sa che i corpi erano cremati su pire di legno o inumati; la cremazione era il rito prevalente, e quindi le ceneri erano raccolte in un’urna funeraria e deposte in una nicchia ricavata in una tomba collettiva chiamata columbarium. Le esequie duravano più giorni. Un’altra antica forma associativa, quella dei fossores, che sembra raggruppasse cristiani e chierici, si occupava prevalentemente del seppellimento dei defunti. Nel Medioevo la forma associativa dei collegia fu sostituita dalle confraternite laicali e cardine dell’azione di queste associazioni erano le sei opere di misericordia evangeliche, cui in seguito ne fu aggiunta una settima: la sepoltura dei morti in miseria. A tal riguardo, le confraternite dedicarono ampio spazio nei loro statuti a questo momento cruciale della vita umana, che risultava particolarmente difficile per categorie di persone spesso ai limiti della sussistenza. Insomma, le confraternite divennero il gruppo sociale più vicino al defunto e quindi il più autorizzato a interessarsene, il più consono ad accompagnarlo e il più potente per proteggerlo nel passaggio da questo mondo all’altro. Una volta avvenuto il decesso, i confratelli – con croci e lumi accesi – si portavano dall’oratorio alla casa del defunto. Da quel momento nessuno più, tranne i confratelli, avevano qualche diritto su di lui, che veniva prelevato da casa e condotto processionalmente verso la chiesa o la cappella cimiteriale della confraternita. Solenne risultava il funerale con l’intervento del parroco e di tutti i confratelli, quattro dei quali portavano la bara, rivestita di un drappo, detto coltre, che copriva anche i portatori. Questi ultimi potevano seguire il percorso intravedendolo solo attraverso quattro buchi posti in corrispondenza degli occhi. Un accompagnamento che creava certamente un effetto di solennità e prestigio per il defunto, specialmente  quando il lungo corteo processionale si arricchiva della presenza di tante vesti religiose. I fratelli della Congrega della Morte di Somma, ad esempio, come recita lo statuto, uscivano in processione dalla cappella, vestiti con il consueto abito, cioè veste e gran cappuccio bianco, cappello bianco al fianco e con l’insegna del teschio con tibia e perone sul petto, in alto verso la spalla, giungevano alla casa del defunto fratello per prelevarlo. Seguiva il consueto funerale con lumi accesi in mano e recitazione di salmi. Fino agli inizi del XX secolo, le maggiori città vesuviane non possedevano un vero servizio funerario organizzato, pubblico o di un ente privato. Ecco che tutti i cittadini, uomini e donne, erano associati a una o più confraternite cittadine per assicurarsi una buona e, soprattutto, sicura morte. I nobili defunti venivano sotterrati nelle chiese di appartenenza ad sanctos (vicino ai santi), mentre per il popolino vi era la fossa comune nella terrasanta della confraternita. Questo sistema, sappiamo bene, durò fino a quando Ferdinando I di Borbone con la legge del 17 marzo 1817, ordinò la costruzione di cimiteri alla periferia delle città del Regno. Comunque l’attività delle confraternite, in special modo verso i poveri, fu prolifica fino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, dopodiché iniziarono ad apparire e a concretizzare la loro attività i primi servizi funebri. La conferma ci viene attestata nei registri cimiteriali di quell’epoca. Nell’ Ottocento, intanto, per i più ricchi, iniziò la moda delle carrozze funebri trainate da cavalli. A Palermo, infatti, l’appalto per i trasporti funebri con carrozze a cavalli fu affidato, sul finire dell’Ottocento, a Gioacchino Provenzale a cui, nel 1923, subentrò il figlio Giovanni. Le carrozze impiegate a quell’epoca avevano strutture a colonnine tornite e capitelli che le facevano rassomigliare a templi greci: il classicismo si faceva sentire anche lì, come spiega lo scrittore Gaetano Basile. A Napoli i carri erano, normalmente, carrozze reali del ‘700, nate per le passeggiate dei monarchi e, in seguito, adattate a carri funebri. Nel 1907, a riguardo, in occasione della morte del giurista Emanuele Gianturco, fu predisposto dalla ditta Bellomunno (1820) di Napoli un carro funebre fatto di legni e cristalli pregiati e trainato da otto giganteschi cavalli neri, tenuti a freno da un imponente cocchiere in divisa di ambasciatore. Dalla ditta Bellomunno di Napoli – continua Basile – vennero acquistati dei carri funebri enormi: un trionfo di angeli, putti, festoni e ghirlande di un nero assoluto, interrotto soltanto dall’argento dei quattro grandi fanali ad acetilene. Ad Ottaviano, in provincia di Napoli, agli inizi del Novecento, Michele e Giovanni Aprile – già’ proprietari di carrozze per il trasporto dei passeggeri – decisero di implementare l’attività con un’ impresa funebre. La famiglia Aprile, per l’occasione, adottò un carro funebre barocco denominato Alla povera mamma mia: un’opera antica, la più bella e maestosa realizzazione di sempre della scuola napoletana. La tradizione attribuisce la costruzione ai diversi maestri d’ascia, intagliatori e forgiatori napoletani. La verniciatura –  con stucchi e pitture speciali – fu applicata con l’uso di pannelli a spatola, che rifinirono nei minimi particolari gli intagli in noce nazionale nello stile e nei rilievi del tumulo in oro zecchino posto al suo interno. Il tutto riproducente fedelmente la tomba posta all’ingresso del cimitero monumentale di Napoli, disegnata dall’artista napoletano Giuseppe De Santis. In origine sembra che sia appartenuta alla nota ditta funebre Arciello, che l’adoperava in occasione di prestigiosi cortei funebri. La ditta Aprile, comunque, si specializzò nel trasporto funebre con carri ippotrainati, espletando la propria competente attività anche nei Comuni di Scisciano, San Vitaliano e Somma Vesuviana. Per i più piccoli, figli di benestanti, vi era il carro ad uovo. Nel 1930, a Casola di Napoli, un piccolo centro ai piedi dei monti Lattari, Alfonso Cesarano fondò l’impresa di onoranze funebri che porta tuttora il suo nome. L’azienda, a conduzione familiare, si espanse nei comuni circostanti di Castellamare di Stabia, Lettere, Gragnano, Pimonte, Santa Maria La Carità, Scafati e Agerola. Tra Terzigno, Poggiomarino e San Giuseppe Vesuviano, intanto, fu fondata negli anni ’40 del Novecento la ditta Giovanni Savarese. La prima sede storica fu quella di Poggiomarino, dove era situata una scuderia con dieci cavalli morelli olandesi e un deposito per carrozze. A San Giuseppe Vesuviano, dopo l’autonomia da Ottaviano, infine, sorse la Ditta Miranda. Nell’occasione, va ricordato il carro – comunemente detto ‘o tira a otto – trainato da otto giganteschi cavalli morelli neri con pennacchi neri o bianchi, tenuti a freno dall’imponente cocchiere in livrea e tuba nera. Lo stesso carro utilizzato, secondo la tradizione, per i prestigiosi funerali di Totò nel 1967 a Napoli. A Somma Vesuviana, intanto, iniziò a farsi strada il cocchiere Gaetano Raia con le sue carrozzelle, con cui riusciva a predisporre i piccoli funerali. Era l’epoca della miseria per tanti genitori che non riuscivano a predisporre le giuste esequie per i piccoli figli. Il tasso di mortalità infantile, a riguardo, era enorme. All’alba, l’arrivo della comune carrozzella di d. Gaetano Raia aumentava il tragico dolore. Il pianto nei rioni era sommesso. Dal calesse scendeva un uomo vestito tutto di nero, che, recando una piccola bara bianca, si avvicinava alla culla, dove giaceva il corpicino inerme del bambino. Le grida della madre erano disperate: nessuno doveva toccare la piccola. Poi vinceva quel poco di coraggio che era rimasto: la mamma prese la bimba con le proprie mani e l’adagiò delicatamente nella culla della morte (tautiello), coprendola con dei confetti e petali di fiori bianchi. Chiusa la bara, il trasportatore la depose al suo fianco, sul posto di guida del calesse. Gli ultimi confetti bianchi scricchiolavano sulla strada del rione.                  

Boscoreale, sito archeologico di Villa Regina visitabile con l’acquisto di biglietti online

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Boscoreale, Villa Regina più facile da visitare grazie all’acquisto dei biglietti anche alle biglietterie di Pompei e Oplonti oltre che online.

Da oggi sarà più semplice visitare il sito archeologico di Villa Regina. La direzione del Parco Archeologico di Pompei, infatti, accogliendo positivamente una sollecitazione dell’amministrazione comunale, ha reso possibile l’acquisto del biglietto singolo d’ingresso a Villa Regina presso le biglietterie di Oplonti e di Pompei, oltre al circuito on-line. Questo è un segno concreto della forte attenzione del Parco Archeologico di Pompei ai siti oltre Pompei, e della volontà di armonizzare i flussi turistici.

Ringrazio il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e la direttrice del Museo di Boscoreale, Annamaria Sodo, per la riconfermata volontà di voler valorizzare nel migliore dei modi il sito archeologico della nostra città, che rappresenta il segno della storia di questa comunità – ha commentato il sindaco Antonio DiplomaticoSono sicuro che rafforzeremo questa sinergia, favorendo la missione sociale di valorizzare sempre più i nostri beni archeologici, storici e naturalistici, che rappresentano un fenomenale attrattore per il turismo, ma anche elemento di crescita culturale e identitaria della nostra comunità. Auspico – ha concluso il sindaco Diplomatico – che nelle prossime settimane si possa riaprire anche l’Antiquarium nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano“.

Si rammenta che il sito archeologico di Villa Regina è aperto tutti i giorni, tranne il martedì, con accesso nei consueti orari estivi: 9:00 – 19:00, con ultimo ingresso alle 17:30.

 

Cicciano, nasce “Il Faro, uno sportello di ascolto, orientamento e informazioni per i giovani del territorio

Riceviamo e pubblichiamo.

 la Caritas interparrochiale promuove “Il Faro”, uno sportello di ascolto, orientamento e informazioni, un luogo in cui poter trovare un volto amico.

A Cicciano nasce Il Faro, sportello di ascolto, orientamento e informazione per i giovani del territorio, promosso dalla Caritas interparrocchiale cittadina delle comunità cristiane di San Pietro Apostolo-Immacolata e San Giacomo.

Il progetto è stato presentato il 14 maggio 2021, alle ore 20:00 presso il Centro Nadur. L’evento – che si è svolto nel pieno rispetto della normativa anticontagio – è stato trasmesso in diretta streaming, sul profilo Facebook dello sportello.

Sono intervenuti: il vescovo di Nola, Francesco Marino, il sindaco di Cicciano, Giovanni Corrado, il direttore del Progetto Policoro diocesano, don Giuseppe Autorino, il parroco della comunità cristiana di San Pietro Apostolo-Immacolata, don Mariano Amato, il parroco di San Giacomo, don Paolo Menna Scala e tutti i giovani professionisti componenti dell’equipe di lavoro de Il Faro.

«Questo tempo di ripartenza necessita più che mai di luoghi di ascolto, in particolare per i giovani – sottolinea don Mariano Amato Lo sportello Il Faro vuole essere soprattutto questo, un luogo in cui poter trovare un volto amico che possa aiutare a orientarsi, nel mondo lavorativo ma anche in quello scolastico, a partire dalla messa a fuoco dei propri talenti. Il nostro intento non è quello di divenire un centro d’impiego, ma di aiutare i giovani a leggersi per poter leggere le possibilità di futuro, quelle che anche il territorio offre».

E proprio con il territorio, con le realtà che già vi operano, dal Comune alle scuole, dalle associazioni agli Uffici di pastorale diocesani, l’equipe de Il Faro intende lavorare per fare rete, per mettere insieme chi opera e vuole operare bene, per il bene dei giovani.

Marigliano, la giunta adotta il nuovo PUC

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Marigliano Il sindaco Jossa: “Passo importante per una città moderna e sostenibile” Un piano con un’anima green in cui si valorizzano il trasporto sostenibile, il patrimonio storico e l’agricoltura:  lo strumento urbanistico è stato adottato  oggi dalla Giunta guidata dal Sindaco Jossa ed è stato pubblicato sul portale istituzionale del Comune di Marigliano dove sarà a disposizione dei cittadini che, entro 60 giorni, potranno presentare eventuali osservazioni. I prossimi due mesi, nel corso dei quali saranno organizzati incontri ed eventi per promuovere la conoscenza del Puc e recepire proposte migliorative da parte della comunità, costituiranno  una nuova parentesi partecipativa, dopo la campagna di ascolto avviata prima dell’adozione del piano e caratterizzata da un significativo interesse da parte dei cittadini. Per il  Puc, proposto dall’assessore  alla Pianificazione Territoriale, Rigenerazione urbana ed ambientale Anna Terracciano sono state messe in campo le migliori risorse per affrontare in breve tempo la sfida dell’adozione: è stato, infatti,  redatto dall’Ufficio di Piano, con la responsabile Rosalba di Palma, e il Centro Interdipartimentale di Ricerca LUPT dell’Università degli studi di Napoli Federico II con la referente scientifica Emanuela Coppola. Lo strumento urbanistico adottato oggi dall’amministrazione comunale di Marigliano  si allinea alle politiche più avanzate di rigenerazione urbana e ambientale emergenti nell’esperienza urbanistica europea. In più si dota di un quadro e di progetti  strategici all’altezza delle sfide europee ed in grado di intercettare i fondi provenienti dalla programmazione europea, nazionale e regionale  ispirata al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, per promuovere uno sviluppo sostenibile ecologicamente orientato e attuare una progressiva riduzione delle disuguaglianze sociali, economiche, ambientali e territoriali. “Abbiamo disegnato un piano per chi vuole vivere Marigliano nella sua interezza e ci chiede di investire in progetti sostenibili che da un lato possano migliorare la vivibilità e dall’altro siano in grado di incentivare sviluppo ed occupazione.  Proposte da condividere attraverso il disegno di una città che anche l’intera amministrazione comunale con convinzione  punta a far diventare più green, più sicura, più funzionale e soprattutto più accogliente per  ognuno dei cittadini che vi abitano”, dichiara il sindaco Peppe Jossa. Non è un caso, dunque, che il Puc sia stato costruito anche attraverso un significativo percorso di partecipazione pubblica  ” che –  sottolinea l’assessore  alla Pianificazione Territoriale, Rigenerazione urbana ed ambientale, Anna Terracciano –  ha rappresentato  un’occasione incredibile di apertura verso i cittadini che ci hanno chiesto di disegnare una  città in cui si vuole restare, di  valorizzarla attivando spazi di qualità anche in quei luoghi oggi abbandonati e degradati verso cui è forte il senso di appartenenza e di riappropriazione. Una città che si possa attraversare e vivere anche a piedi, potendo fruire nelle prossimità di tutti quei servizi necessari a migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti”.

Economia, De Luca : “Il paradosso del reddito di cittadinanza? Non si trovano più lavoratori stagionali”

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Il presidente De Luca nella consueta diretta del venerdì si sofferma sulle criticità dovute all’introduzione del reddito di cittadinanza.     “Nella nostra economia oggi c’è un paradosso dovuto all’introduzione del reddito di cittadinanza. Mi è stato confermato che alcune attività commerciali non apriranno, anche quando sarà consentito, perché per esempio per i bar e i ristoranti non si trovano più camerieri, non si trova più personale. Già lo scorso anno nell’industria conserviera non si trovavano stagionali”. Così il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, durante la consueta diretta streaming del venerdì per fare il punto sull’emergenza coronavirus. “Se mi dai 700 euro al mese e io vado a fare qualche doppio lavoro non ho interesse ad alzarmi la mattina alle sei per andare a lavorare in un’industria di trasformazione agricola. – spiega De Luca – A volte c’è gente che prende il reddito di cittadinanza e va a fare lavoro in nero. Si sono create delle anomalie, degli imbrogli, che finiscono per danneggiare l’economia del nostro Paese”. “Noi abbiamo il dovere di garantire il reddito alla povera gente e a chi non ce la fa, ma dobbiamo garantire il reddito familiare evitando il paradosso di arrivare al punto di non avere più lavoratori stagionali” conclude.

Marigliano, sosta a pagamento, ticket scaduto: possibilità di sanare il ritardo

Riceviamo e pubblichiamo Da lunedì 17 maggio, dopo la relazione proposta dal comandante della PM ed approvata nello scorso Consiglio comunale,  andrà in vigore la possibilità per la sosta nell’area a pagamento di sanare il ritardo nel massimo della prima ora . Nel caso di violazione e nella fattispecie prevista apparirà sull’ avviso di contravvenzione un apposita dicitura per permettere la sanabilità del ritardo nel massimo della prima ora . La operazione sarà gestita direttamente al parcometro inserendo la somma corrispondente nello stesso per il ritardo della prima ora . Successivamente basterà portarsi presso il Comando di PM e compilare apposito modulo di archiviazione in autotutela allegando il verbale di violazione e la dimostrazione dell’avvenuto pagamento dello scaduto entro l’ora. Il Comando annuncia che a breve la ditta dei parcheggi procederà alla segnaletica orizzontale e verticale nell’area mercato con eliminazione del parcheggio nella zona cimitero.

Volla, i carabinieri setacciano il territorio: 2 arresti e una denuncia

I Carabinieri setacciano le strade. Due persone arrestate nel parcheggio del centro commerciale, 1 altra denunciata per contrabbando   Servizi a largo raggio per i carabinieri della compagnia di torre del greco. I carabinieri della stazione di Volla hanno denunciato per contrabbando tle è un cinquantenne di marano di Napoli già noto alle forze dell’ordine. Durante una perquisizione nella sua abitazione in via lufrano, i militari hanno rinvenuto oltre 10 chili di sigarette prive dei sigilli dei monopoli distato. Il Materiale è stato sequestrato. Sempre a volla, i Carabinieri hanno arrestato per furto aggravato umberto ioia, 64enne dei quartieri spagnoli già noto alle ffoo e il 36enne francesco morra – anche lui già noto. I carabinieri li hanno notati nel centro commerciale di viale michelangelo. Uno fingeva di aiutare il proprietario di un’auto a sostituire lo pneumatico forato mentre l’altro rubava il borsello che era all’interno del veicolo. Peccato per loro che i carabinieri avevano visto tutta la scena. Li hanno bloccati e arrestati. La refurtiva è stata restituita al legittimo proprietario. I 2 arrestati sono in attesa di giudizio.

Volla, buste di mozzarella scaduta abbandonata per strada. Individuata e denunciata la ditta

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 Riceviamo e pubblichiamo   Continuano i controlli sul territorio da parte del personale della Polizia Locale di Volla diretti dal Comandante Ten. Col. Formisano dott. Giuseppe sulle principali strade cittadine tesi al controllo sul rispetto delle norme anticovid-19. Il controllo è finalizzato al possesso della mascherina ed a prevenire eventuali assembramenti sul territorio. Nel contempo a seguito di controlli predisposti sul territorio e finalizzati alla prevenzione di reati ambientali,  in via Cozzone, si accertava l’abbandono da parte di ignoti di un notevole quantitativo di scatole contenenti buste di cellophane con latticini (mozzarelle di bufala) scaduti,  presumibilmente avvenuto nella notte precedente al controllo. A seguito di certosina attività di indagine svolta dalla Polizia locale, resa difficile dalle poche notizie rilevabili dai rifiuti abbandonati, si riusciva a tracciare detti rifiuti ed a risalire anche ad una ditta di Parma. I responsabili venivano deferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola per violazione dell’art. 192 ex D.Lgs. nr. 152/06.-

Ripartenza del wedding nell’area vesuviana, lettera aperta al ministro Gelmini e a De Luca

Riceviamo e  pubblichiamo da imprenditori dell’area vesuviana riuniti sotto la sigla “i Vesuvio”.
Una lettera aperta indirizzata al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini e al governatore della Campania Vincenzo De Luca. Obiettivo, non solo manifestare la forte preoccupazione per le incognite relative alla ripresa delle attività legate alla filiera del wedding, ma anche e soprattutto per avanzare due proposte: riaprire gradualmente ma con decisione alla possibilità di festeggiare un matrimonio, definendo una disponibilità numerica in aumento ogni settimana in base all’andamento della curva dei contagi, e ripartire sin dal 21 maggio ad aventi “meno affollati” come battesimi, comunioni e compleanni. A scriverla sono diversi imprenditori dell’area vesuviana riuniti sotto la sigla “i Vesuvio”.
Una missiva, quella fatta arrivare anche a quattro sindaci dell’area di riferimento (Antonio Diplomatico di Boscoreale, Pietro Carotenuto di Boscotrecase, Raffaele De Luca di Trecase e Francesco Ranieri di Terzigno), che giunge a pochi giorni da lunedì 17 maggio, data fissata dal Governo Draghi per la definizione delle linee guida in merito alla ripresa degli eventi nell’ambito della ristorazione. Gli imprenditori del settore che operano nell’area vesuviana sottolineano come per troppo tempo questi siano stati ritenuti “argomenti figli di un Dio minore”, segnalando come da oltre 15 mesi eventi programmati già nel 2019 non si possono svolgere, tanto che in molti “ipotizzano il rimborso rinunciando all’evento”.
“Ogni giorno un annuncio – lamentano ristoratori e albergatori riuniti sotto la sigla i Vesuvio – e il giorno dopo richieste di annullamenti”. Ora gli imprenditori chiedono impegni certi e offrono la loro “ricetta”. “Ripartire da subito con una modulazione precisa: il 40% della capienza per la prima settimana, aumentando di volta in volta la percentuale con l’aumento dei cittadini vaccinati e con l’auspicabile riduzione dei contagi”.
“Vorremmo  con orgoglio – spiegano – essere parte della ripresa, come del resto già accade per tante attività ‘non necessarie’. Da ottobre non è possibile attivare neanche il più semplice ed emozionante evento: un battesimo riservato a 15 persone non è certo la ‘sfilata di moda’ del super matrimonio con 400 invitati”. Di qui la richiesta di una svolta immediata per un settore in netta sofferenza a causa delle restrizioni anti-Covid.

“Non chiamarle signorine”: al via la campagna social dell’Asl Na2

L’Asl Napoli 2 Nord ha dato il via alla campagna di sensibilizzazione circa il riconoscimento delle competenze dei propri giovani professionisti. La campagna di comunicazione fa seguito alle iniziative che l’Azienda porta avanti da tempo contro la violenza sugli operatori, contro la discriminazione di genere e a favore della valorizzazione delle giovani competenze.   “Abbiamo colto l’appello delle nostre giovani dottoresse in servizio presso il nostro centro vaccinale che chiedevano di non essere chiamate signorine facendo diventare il loro desiderio di riconoscimento delle competenze una campagna di sensibilizzazione aziendale – ha detto Antonio d’Amore, direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord – Il loro appello non era la rivendicazione di un titolo, ma il desiderio della valorizzazione delle competenze. Nei nostri centri vaccinali e presso i caselli tampone sono in servizio al momento circa 200 medici; quasi tutti hanno meno di 40 anni, ma tutti hanno concluso un durissimo percorso di studi che ne attesta l’elevato livello di conoscenza. Come azienda abbiamo la responsabilità di valorizzare queste professionalità, sottolineando che le loro competenze esulano da sesso ed età. Si tratta di una battaglia culturale che come Azienda sanitaria sentiamo la necessità di fare nostra”. La campagna di comunicazione dell’Asl Napoli 2 Nord si avvarrà della comunicazione dei social aziendali e si articolerà su affissioni all’interno dei centri vaccinali aziendali che vedono transitare oltre 10mila persone ogni giorno. (fonte foto: Cecilia Fabiano-LaPresse )