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I sogni interpretati come il momento del contatto tra l’anima umana e la voce degli dei: il mestiere di interprete dei sogni, e il libro “scientifico” di Artemidoro. Galeno e il “sogno consapevole”.  Il sogno come terapia nel rito dell’incubazione. Marco Aurelio e il “miracolo della pioggia”.Cesare sogna di avere un rapporto incestuoso con la madre: la “lettura” degli interpreti dei sogni. Lo scetticismo di Cesare nelle ultime ore della sua vita. L’immagine di corredo è quella del quadro “Incubo” di J.H. Fussli.

 

Era diffusa nel mondo antico l’idea che gli dei parlassero agli uomini attraverso i sogni, perché durante il sonno l’anima – le dottrine orfiche lo garantivano già nel sec.VI a.C.- si libera dai lacci del corpo e si apre ai messaggi che vengono dal mondo superiore. L’interpretazione dei sogni cercò di configurarsi come una vera e propria scienza: Artemidoro di Efeso, che scrisse, di questa “scienza”, il testo più completo, riteneva di fondamentale importanza distinguere i sogni veri da quelli falsi, e tener conto, nell’interpretare, delle abitudini, della personalità e del ruolo sociale del “sognante”. Anche gli scettici non resistevano alla tentazione di consultare gli interpreti dei sogni: i superstiziosi, racconta Teofrasto, esageravano: quando facevano un sogno, non si limitavano a rivolgersi agli interpreti, ma chiedevano ai sacerdoti addetti ai sacrifici e agli àuguri a quale dio dovevano dedicare le loro preghiere: “ e vanno ogni mese, con la moglie, e se la moglie non ha tempo, con la balia, e con i figli a farsi iniziare dai “ministri” dei misteri orfici”. Gli interpreti dei sogni erano numerosi: il mestiere rendeva, anche se era necessario tenere a bada i ciarlatani, che montavano le loro baracche nei mercati e durante le feste pubbliche, e vantavano come dote naturale la loro arte della divinazione. Queste doti naturali si credeva che le possedessero soprattutto gli interpreti che venivano dalla Sabina e dalle terre siciliane dei monti Iblei. Per gli antichi il sogno aveva anche una funzione terapeutica. Galeno (sec.II d.C.), medico e storico della medicina, scrisse dei benefici effetti del “sogno consapevole”, di cui aveva già parlato Aristotele, e di cui avrebbe parlato anche Sant’ Agostino. Sviluppando le riflessioni che il marchese d’ Hervey di Saint- Denys aveva registrato nel libro “I sogni e i modi di dirigerli”, Frederik van Eeden nel 1913 elaborò, in termini scientifici, la tesi del “sonno lucido”.

I sacerdoti del tempio di Esculapio a Epidauro praticavano la medicina dell’“incubazione dei sogni”, e poiché questa terapia venne poi ereditata da alcuni santuari di San Michele in Asia Minore, è preferibile dedicare all’argomento un articolo a parte. Silla credeva nel valore profetico dei sogni: nei suoi “Commentari” consigliava a Lucullo, a cui l’opera era dedicata, “di non considerare nulla così sicuro come le indicazioni date dagli dei nei sogni notturni”. Invece Cicerone affermò nel “De divinatione” che i sogni notturni erano “un residuo” dell’attività diurna, e che una volta egli aveva sognato Caio Mario solo perché durante il giorno aveva parlato a lungo di quel grande condottiero. L’imperatore Marco Aurelio credeva che gli dei parlassero agli uomini meritevoli attraverso prodigi e sogni. Nella colonna che a lui venne dedicata dal figlio Commodo e che si innalza a Roma, in piazza Colonna,  è rappresentato il “miracolo della pioggia” ( vedi immagine in appendice) che liberò dal tormento della sete le truppe romane in marcia contro i Marcomanni. Dagli ambienti di corte il “miracolo” venne attribuito al dio Thot supplicato dal mago egiziano Arnouphis, che accompagnava l’imperatore nella spedizione: invece, i soldati della XII legione, tutti cristiani, videro nel beneficio della pioggia la “mano” generosa del loro Dio.Scrive Svetonio che Cesare, quando si recò nella Spagna Ulteriore come questore, rimase turbato da un sogno nel quale “ gli era parso di aver commesso incesto con sua madre”: gli interpreti dei sogni lo esortarono a “concepire illimitate speranze”, perché quel sogno gli prometteva l’impero del mondo: “la madre che aveva sognato distesa sotto il suo corpo era la Terra, che deve ritenersi Madre di tutti gli uomini”. Plutarco scrive che Cesare fece questo sogno nella notte precedente il passaggio del Rubicone. La notte “cui tenne dietro il giorno dell’assassinio” Cesare – racconta Svetonio – sognò “ora di volteggiare al di sopra delle nubi, ora di stringere la mano a Giove”. Ma lo scetticismo, diventato negli anni sempre più forte, impedì al dittatore di dare importanza a questo sogno, e non lo turbò nemmeno il fatto che nessuno dei molti sacrifici offerti agli dei produsse presagi favorevoli: nella Curia dove lo aspettavano i congiurati egli entrò “con sprezzo di ogni timore religioso”, e quando vide l’aruspice Spurinna che qualche giorno prima lo aveva esortato a guardarsi dal 15 marzo, lo prese in giro “accusandolo di essere un ciarlatano, perché il 15 marzo era arrivato, e non era successo niente”. E Spurinna ribatté che,sì, il 15 marzo era arrivato, ma non era ancora passato. E intanto Bruto e gli altri si preparavano a tirar fuori i pugnali.