Passeggiando per il paese, li troviamo ancora lungo le strade a sorvegliare i portoni delle remote case nobiliari: rappresentano la storia di una città antica. Il picchiotto era un pesante elemento metallico, applicato ad un portone, che veniva utilizzato per coloro che avevano la necessità di entrare, bussando alla porta. Intervista all’appassionato studioso di archeologia Gerardo Capasso.
Sin dall’antichità il ferro è stato sempre trasformato e utilizzato dagli uomini in vari modi. Il materiale ferroso, estratto dalle miniere, veniva dapprima fuso con carbone di legna nei vecchi forni fusori, successivamente forgiato a massello ed, infine, passava ai magli azionati dall’acqua, come spiega lo studioso Gerardo Capasso. Nelle mani del fabbro, poi, prendeva forme più geniali in relazione alla malleabilità della materia. Erano per lo più ignoti artigiani del ferro, in via di estinzione, che tramandavano ai loro figli un mestiere alquanto creativo ed interessante. Con il lavoro a caldo dei metalli si producevano mirabili oggetti da considerarsi vere opere d’arte. I picchiotti, infatti, rappresentano ancora oggi una delle caratteristiche di moltissimi paesi. La storia di questi manufatti – in bronzo, ghisa o altro materiale – nasce già nel periodo classico (greco – romano) fino ad arrivare al ventesimo secolo, durante il quale – come afferma la prof. Alessandra Mallarino – si manifesta l’avvento dell’elettricità nelle grandi città.
Gerardo, quale era il compito del picchiotto?
“Il picchiotto, in forma elegante e ricercata, aveva una duplice funzione: avvertire l’arrivo di un visitatore, ma anche di decorare ed abbellire i sontuosi portoni in legno. Quei pochi rimasti si trovano lungo le strade di Somma Vesuviana a sorvegliare l’ingresso principale delle
case palaziate nobiliari. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, epoca neoclassica, si diffusero in tutta Europa sia in ferro battuto finemente scolpito, sia in bronzo. Più tardi anche in ghisa. In città si possono ancora ammirare alcuni esempi, che negli ultimi tempi sono stati oggetto di sprovvedute vendite e di continui furti per la loro richiesta sul mercato dell’antiquario. Pochissimi, purtroppo, restano a decorare le antiche ante dei lignei portoni, sostituiti man mano prima dalla moda dei campanelli elettrici e poi definitivamente dai moderni citofoni.
Oggi, purtroppo, non ci si annuncia più, battendo col picchiotto quei colpi cupi e gravi sulla sottostante parte ferrea, che era saldamente ancorata nel montante più robusto della spessa anta del portone d’ingresso”.
Vi erano differenti tipologie e conformazioni?
“E’ molto interessante notare le differenti tipologie di questo oggetto divenuto raro per i ricercati particolari che lo compongono e che spesso non sono rilevati dal nostro andare distratto, mentre meriterebbero una più acuta osservazione per apprezzarne la fattura e la composizione.
La diversità della conformazione dei picchiotti è abbastanza notevole e specificatamente indicativa del livello sociale del proprietario dell’immobile.
Si va da quelle raffinate con forme, addirittura, esotiche di volti femminili dalle acconciature di tipo egizio alle delicate manine pendenti; da robuste forme contorte e sagomate a semplici cerchi torniti o ad elementari e più esili anelli; da facce leonine a delicate decorazioni flogistiche, fino a semplici ma robusti battenti cilindrici o tronco piramidali”.
E’ vero che ai picchiotti veniva attribuito un potere magico?
“Ai picchiotti veniva anche attribuito un potere magico: quello di allontanare le influenze negative e maligne dalla dimora. Ecco perché alcuni battenti tuttora riproducono figure apotropaiche con aspetti minacciosi umani o animali. Su tutti spicca la testa di un leone.
Poi, ancora la sostituzione progressiva dei pesanti portoni in legno con più leggeri e freddi cancelli in ferro, dove più facilmente possono essere applicati meccanismi automatici di apertura, ha portato alla lenta ed inesorabile scomparsa per la decaduta funzione un prodotto che per la civiltà moderna non ha più senso di esistere se non per una vanagloriosa ostentazione decorativa”.
Che cosa ti aspetti per questi artistici e raffinati manufatti?
“Spero che i proprietari tengano conto dell’originalità di queste piccole opere artistiche, valorizzandole e conservandole bene. Aggiungo, altresì, che una corretta operazione di coloritura, pulitura e restauro delle facciate dei nostri palazzi nobiliari restituirebbe alla città parecchi gioielli della nostra illustre storia”.