Somma Vesuviana, i guardiani dei portoni: gli antichi picchiotti o battenti

Passeggiando per il paese, li troviamo ancora lungo le strade a sorvegliare i portoni delle remote case nobiliari: rappresentano la storia di una città antica. Il picchiotto era un pesante elemento metallico, applicato ad un portone, che veniva utilizzato per coloro che avevano la necessità di entrare, bussando alla porta. Intervista all’appassionato studioso di archeologia Gerardo Capasso.  Sin dall’antichità il ferro è stato sempre trasformato e utilizzato dagli uomini in vari modi. Il materiale ferroso, estratto dalle miniere, veniva dapprima fuso con carbone di legna nei vecchi forni fusori, successivamente forgiato a massello ed, infine, passava ai magli azionati dall’acqua, come spiega lo studioso Gerardo Capasso. Nelle mani del fabbro, poi, prendeva forme più geniali in relazione alla malleabilità della materia. Erano per lo più ignoti artigiani del ferro, in via di estinzione, che tramandavano ai loro figli un mestiere alquanto creativo ed interessante. Con il lavoro a caldo dei metalli si producevano mirabili oggetti da considerarsi vere opere d’arte. I picchiotti, infatti, rappresentano ancora oggi una delle caratteristiche di moltissimi paesi. La storia di questi manufatti –  in bronzo, ghisa o altro materiale – nasce già nel periodo classico (greco – romano) fino ad arrivare al ventesimo secolo, durante il quale – come afferma la prof. Alessandra Mallarino – si manifesta l’avvento dell’elettricità nelle grandi città. Gerardo, quale era il compito del picchiotto? “Il picchiotto, in forma elegante e ricercata, aveva una duplice funzione: avvertire l’arrivo di un visitatore, ma anche di decorare ed abbellire i sontuosi portoni in legno. Quei pochi rimasti si trovano lungo le strade di Somma Vesuviana a sorvegliare l’ingresso principale delle case palaziate nobiliari. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, epoca neoclassica, si diffusero in tutta Europa sia in ferro battuto finemente scolpito, sia in bronzo. Più tardi anche in ghisa. In città si possono ancora ammirare alcuni esempi, che negli ultimi tempi sono stati oggetto di sprovvedute vendite e di continui furti per la loro richiesta sul mercato dell’antiquario. Pochissimi, purtroppo, restano a decorare le antiche ante dei lignei portoni, sostituiti man mano prima dalla moda dei campanelli elettrici e poi definitivamente dai moderni citofoni. Oggi, purtroppo, non ci si annuncia più, battendo col picchiotto quei colpi cupi e gravi sulla sottostante parte ferrea, che era saldamente ancorata nel montante più robusto della spessa anta del portone d’ingresso”. Vi erano differenti tipologie e conformazioni? “E’ molto interessante notare le differenti tipologie di questo oggetto divenuto raro per i  ricercati particolari che lo compongono e che spesso non sono rilevati dal nostro andare distratto, mentre meriterebbero una più acuta osservazione per apprezzarne la fattura e la composizione. La diversità della conformazione dei picchiotti è abbastanza notevole e specificatamente indicativa del livello sociale del proprietario dell’immobile. Si va da quelle raffinate con forme, addirittura, esotiche di volti femminili dalle acconciature di tipo egizio alle delicate manine pendenti; da robuste forme contorte e sagomate a semplici cerchi torniti o ad elementari e più esili anelli; da facce leonine a delicate decorazioni flogistiche, fino a semplici ma robusti battenti cilindrici o tronco piramidali”. E’ vero che ai picchiotti veniva attribuito un potere magico? “Ai picchiotti veniva anche attribuito un potere magico: quello di allontanare le influenze negative e maligne dalla dimora. Ecco perché alcuni battenti tuttora riproducono figure apotropaiche con aspetti minacciosi umani o animali. Su tutti spicca la testa di un leone. Poi, ancora la sostituzione progressiva dei pesanti portoni in legno con più leggeri e freddi cancelli in ferro, dove più facilmente possono essere applicati meccanismi automatici di apertura, ha portato alla lenta ed inesorabile scomparsa per la decaduta funzione un prodotto che per la civiltà moderna non ha più senso di esistere se non per una vanagloriosa ostentazione decorativa”. Che cosa ti aspetti per questi artistici e raffinati manufatti? “Spero che i proprietari tengano conto dell’originalità di queste piccole opere artistiche, valorizzandole e conservandole bene.  Aggiungo, altresì, che una corretta operazione di coloritura, pulitura e restauro delle facciate dei nostri palazzi nobiliari restituirebbe alla città parecchi gioielli della nostra illustre storia”.

La Provocazione del Vangelo, la carità non sia ipocrita!

Se l’ostentazione di un singolo può apparire vanagloria, per un’istituzione tutto può diventare propaganda.     L’apostolo Paolo così scrive nella lettera indirizzata ai cristiani di Roma. Il sostantivo carità che viene utilizzato non può essere confuso con il gesto dell’elemosina, ma si riveste di un’accezione più grande. Nell’originale testo greco, Paolo usa il termine agape per sottolineare un amore totalmente oblativo perché la vita del credente sia un riflesso, seppur molto pallido, dell’esistenza di Gesù di Nazareth. L’amore non può essere confuso solo con un sentimento che nasce dal cuore, una mozione dell’anima che trasfigura e rende migliori i nostri giorni, ma deve essere identificato soprattutto con alcuni segni, gesti che concretizzano l’amore che portiamo nel cuore. Se decido di donarmi totalmente ad un’altra persona, non mi fermo al semplice proposito, ma mi impegno per realizzare tale proposito, se decido di spendere il mio tempo per gli altri, lo faccio con tutto il cuore. Il problema sorge quando i miei gesti non corrispondono alla reale intenzione del cuore. L’ipocrisia, infatti, è una maschera che ciascuno porta addosso; l’ipocrita è letteralmente un attore che recita un copione, entra in un ruolo che non lo rispecchia per nulla. Oggi noi viviamo nel tempo dell’immagine, dell’apparenza. I social hanno amplificato la nostra visibilità e questi nuovi luoghi di aggregazione sono diventati lo specchio reale di quello che stiamo diventando. Sui social noi condividiamo foto, frasi ad effetto e, molte volte, ostentiamo il bene che facciamo. L’ipocrisia della carità è ormai sempre più presente nel nostro stile di vita ed ogni nostra azione viene pubblicizzata o, addirittura, di un gesto viene distorta completamente la verità. Anche le istituzioni civili e religiose molte volte sono complici di questo stile dell’apparenza, proprio perché si cerca di rincorrere lo stile e la moda del momento. Se l’ostentazione di un singolo può apparire vanagloria, per un’istituzione tutto può diventare propaganda. La carità, il bene, non può solamente soddisfare un bisogno, per cui la risoluzione del problema porta come conseguenza l’ostentazione del bene fatto, ma deve diventare uno stile. Le istituzioni dovrebbero essere le prime testimoni di una carità silenziosa, fattiva, capace di seminare la speranza attraverso piccoli semi. Oggi si tende al protagonismo del bene, come prolungamento egotico delle proprie manie di palcoscenico; basta un selfie postato sui social per soddisfare la nostra sete di successo, basta un like in più per sentirsi costruttori della carità, ma in realtà così viene demolito il concetto stesso del bene. La carità è un processo educativo, il vero operaio della carità non è colui che ha la prerogativa del bene, ma diventa animatore di un processo effusivo che coinvolga la maggior parte delle persone, perché si possa essere comunità attenta e solidale. “Non sappia la tua destra ciò che fa la sinistra” è il monito di Gesù, un’esortazione che è sempre nuova, anzi, in questo tempo quanto mai appropriata. Non essere ipocriti nella carità deve tornare ad essere lo stile autentico della nostra società, delle nostre istituzioni, dei nostri punti di riferimento, perché ci si ri-educhi al concetto stesso del bene e il “fare” non diventi motivo di applausi, ma sia occasione per dare un senso pieno e autentico alla vita. Solo imparando a fare il bene possiamo dire che la nostra esistenza ha un valore, una meta da raggiungere, un obiettivo per cui vale la pena continuare a vivere. (fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, domani open day per gli over 18. Di Sarno:”Chiederemo anche l’Astra day”

Dal Comune di Somma Vesuviana riceviamo e pubbluchiamo. Polo Vaccinale di Somma Vesuviana il Janssen Weekend Night e Day con vaccino monodose e inoculazioni dalle ore 20 alle ore 24. Obbligatoria la prenotazione. Chiediamo all’Asl   di poter fare anche l’AstraDay ”. “Domani Open Day anche al Polo Vaccinale di Somma Vesuviana. Tutti i cittadini dai 18 anni in poi potranno vaccinarsi con il monodose della Johnson&Johnson. Per farlo però sarà obbligatorio prenotarsi sul sito http://www.aslnapoli3sud.it/sit.https://a3x0d3.mailupclient.com/jportal/JPDocumento.do… Per poter effettuare la registrazione sono indispensabili: codice fiscale , numero di tessera sanitaria, indirizzo email e numero di cellulare. Domani, Sabato 22 Maggio e Domenica 23 Maggio, dalle ore 20 alle ore 24, dunque anche a Somma Vesuviana si terrà il Janssen Weekend Night e Day. I richiedenti però saranno convocati per ordine di iscrizione tramite email ed sms.  Per quanto riguarda le altre vaccinazioni si proseguirà costantemente dalle ore 8 alle ore 20. In questo modo diamo una forte accelerazione alla campagna vaccinale”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Solo due positivi nelle ultime 24 ore. “La curva continua ad andare bene a Somma Vesuviana – ha continuato Di Sarno – con soli 2 nuovi positivi nelle ultime 24 ore. Scende e di parecchio anche il dato dei positivi attivi che in questo momento sono 74 ed anche il dato relativo alle persone in isolamento sanitario, ben 169. Inizio modulo Chiediamo all’Asl di poter fare sul territorio di Somma Vesuviana anche un AstraDay. In tutta Italia stanno partendo iniziative di Open Day, campagna di vaccinazione di massa in cui i residenti possono vaccinarsi senza limite di età. Aprire le porte a giovani under 30, tanto spesso accusati di condotte irresponsabili, e che invece, durante queste manifestazioni stanno dimostrando fiducia nella scienza e nella medicina andando oltre le fake news su questo o quel vaccino. Si otterrà un duplice effetto: sempre più persone immunizzate, e utilizzo di dosi di AstraZeneca (oggi “Vaxzevria”) che altrimenti rischierebbero di rimanere nei frigo.   Poi c’è un altro problema importante: rintracciare e vaccinare gli anziani rimasti senza copertura vaccinale proprio a causa della diffidenza nei confronti di Astrazeneca. Gli Open day consentirebbero di non rallentare la campagna vaccinate, anzi di accelerare e trasmettere fiducia negli altri. Sono fortemente convinto che solo vaccinando i1 maggior numero di cittadini si uscirà in tempi rapidi dalla pandemia evitando un potenziale rischio varianti”.  

Marigliano, al Comune le chiavi dell’ immobile sottratto alla camorra

Dal Comune di Marigliano riceviamo e pubblichiamo

Sabato mattina la consegna da parte dell’Agenzia  nazionale per i beni confiscati

Da patrimonio della criminalità a bene collettivo: l’Agenzia  nazionale per i beni confiscati consegnerà al Comune di Marigliano  un appartamento sottratto alla camorra che diventerà una struttura dedicata a scopi sociali gestita dalle associazioni.

Alle 11 di sabato 22 maggio, alla presenza del sindaco di Marigliano Peppe Jossa e dell’assessore alla Legalità Anna Irene Sorgente  la consegna delle chiavi dell’immobile che si trova a via Isonzo e presso il quale si terrà la cerimonia.

Campania, covid, De Luca: “Mascherina obbligatoria fino a luglio”

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Nella consueta diretta del venerdì De Luca fa il punto della situazione sul covid e i vaccini   In Campania la mascherina obbligatoria almeno fino a luglio. A dirlo è il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, durante la diretta Facebook del venerdì. “Sento dire da molti e anche da esponenti di Governo, che da giugno possiamo toglierci la mascherina. – evidenzia il governatore – In Campania porteremo la mascherina fino a luglio, vedremo poi per l’estate, ma dobbiamo mantenere il massimo della prudenza”. De Luca ricorda che “ci sono tanti nostri concittadini che hanno avuto il Covid e sono immunizzati, ma è chiaro che non abbiamo ancora completato il lavoro. C’è un problema di varianti a cui fare attenzione e dovremo fare attenzione ad esempio ai cittadini inglesi che arrivano nei nostri aeroporti, dovremo aumentare la vigilanza a Capodichino per evitare di importare la variante indiana”. “Poi dobbiamo anche fare i richiami e probabilmente da ottobre e novembre dovremo fare anche la terza dose per chi ha avuto le prime due dosi a gennaio. Inoltre dobbiamo mettere in conto la vaccinazione della popolazione scolastica fra agosto e settembre. Quindi c’è da fare un lavoro immenso” conclude.        

Somma Vesuviana, Lega Giovani chiede all’amministrazione la riduzione di Imu e Tari

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Riceviamo e pubblichiamo dal Coordinatore Cittadino della Lega Giovani di Somma Vesuviana   Premesso che: Un intervento sulle principali criticità del nostro sistema fiscale è opportuno e imprescindibile. Fra queste annoveriamo, in primis, l’alto livello di tassazione, l’elevato carico fiscale e contributivo sul lavoro, la complessità delle regole e degli adempimenti burocratici, e naturalmente, l’evasione fiscale che in parte consegue da queste inefficienze. La gestione pandemica della recente crisi legata al Covid-19 non ha fatto altro che influire ancora di più sulle difficoltà e sulla complessità del rapporto tra il fisco e il contribuente. In attesa di una riforma fiscale da parte del governo centrale,  SI CHIEDE:  All’attuale amministrazione comunale, data la venuta di una crisi pandemica che ha colpito tutti i settori economici e lavorativi, senza tralasciare nessuno, la Lega Giovani ritiene che il principale presupposto impositivo debba essere il reddito, ovvero la capacità contributiva del cittadino. Ne consegue, che il risparmio (in quanto residuo e già tassato) e la casa non dovrebbero essere aggredibili fiscalmente. La lega Giovani si adopera per il pieno rispetto dei principi costituzionali degli artt. 47 e 53, in riferimento alla capacità contributiva, alla tutela assoluta del risparmio e all’impulso di conversione del risparmio in proprietà immobiliare. Di conseguenza, guarda a sfavore a rafforzamenti delle misure che potrebbero essere estese sul patrimonio, ritenendole inique e inefficienti nella misura in cui scoraggiano il risparmio e quindi il livello di investimenti e la potenziale crescita del territorio. In pratica, chiediamo che venga applicata un’ordinanza di buonsenso, che tiene conto delle difficoltà esistenti sul medesimo territorio delle famiglie sommesi. Pertanto, chiediamo che l’IMU su immobili sfitti, inagibili o occupati abusivamente venga tolta. Che l’IMU per il resto delle famiglie non rientranti nella prima categoria, venga almeno per quest’anno pagata dal comune, utilizzando o parte dei fondi della cassa comunale, oppure provando ad intercedere ai fondi che tra non molto arriveranno dallo stato e dalla comunità europea. Nel caso, ci fossero incapacità ad intercedere nei fondi, e dovrebbe esserci una mancanza di fondi necessaria ad attuare ciò in cassa comunale, vi si chiede almeno di dimezzarla, e di ricoprire il restante 50%. Per quanto riguarda la TARI, non è un mistero che siamo l’unico paese del vesuviano a pagare una tassa sui rifiuti davvero alta, tanto che molte aziende e cittadini sommesi hanno deciso di trasferirsi in comuni limitrofi come Scisciano, Saviano, Marigliano e Ottaviano. Noi della Lega Giovani, chiediamo all’attuale amministrazione di intervenire immediatamente sulla TARI, al fronte di fronteggiare quest’emigrazione di sommesi, che porteranno ricchezza e sviluppo economico in un altro comune. Pertanto, vi si chiede almeno quest’anno, data la situazione difficile per tutti gli italiani, quindi anche per i sommesi, di attuare un risparmio sulla TARI. Ma non come in precedenza visto solo per le attività commerciali, ma a tutti i cittadini del territorio sommese. Un risparmio che secondo noi, dovrebbe essere almeno del 35%. In modo da contrastare evasione fiscale, e emigrazione verso altri comuni più “economici”.  

Acerra, Casalnuovo, Afragola, Caivano: la stagione dei roghi riparte dall’inferno “Cinquevie”

Numerose segnalazioni di incendi di rifiuti dalla zona ormai divenuta un inceneritore a cielo aperto. La tragedia del campo rom 

  La stagione dei roghi tossici è purtroppo ripartita.   Nell’hinterland a nordest di Napoli l’ultimo incendio di rifiuti scaricati abusivamente è stato avvistato ieri, in mezzo ai terreni coltivati, al confine tra i territori di Afragola e Casalnuovo. Altri tre roghi sono stati visti e fotografati dai cittadini l’altro ieri, uno è divampato sul muro di cinta del campo rom di Caivano. Di roghi dolosi del genere ne sono stati osservati almeno una dozzina nell’ultima settimana. E sempre nella stessa zona, cioè l’area delle Cinquevie, un grande spazio prevalentemente agricolo che amministrativamente ricade per lo più nei comuni di Afragola e Caivano ma che di fatto si trova compreso tra i vicinissimi agglomerati urbani di Acerra e Casalnuovo. Si perché sono i 110mila abitanti di queste due città quelli il più delle volte costretti a subire gli effetti nefasti dei roghi che quotidianamente si consumano in questo enorme appezzamento. E’ un autentico “inceneritore a cielo aperto” in cui peraltro sono ubicati servizi regionali strategici e di grandi dimensioni come la stazione Porta di Napoli dell’Alta Velocità e il centro commerciale Ipercoop. E’ qui, in questa spianata sporca ma intensamente coltivata che si concentra una fetta consistente del business dei rifiuti scaricati abusivamente e via via incendiati per fare spazio a nuovi sversamenti di scarti da incenerire ulteriormente nella spirale infinita dell’ecomafia. Due i punti prediletti dai criminali dell’ambiente: il campo rom autorizzato di Caivano, distante poche centinaia di metri dal quartiere popolare “Gescal” di Acerra, e l’area a ridosso della vecchia discarica comunale di Afragola, la discarica della Scafatella, una collinetta di rifiuti ubicata praticamente all’ingresso orientale della città di Casalnuovo. Una bomba ecologica che a prima vista inganna l’occhio meno esperto in quanto è ricoperta d’erba fino alla cima mentre ai suoi piedi i contadini continuano a coltivare ogni genere di ortaggi. Intanto la situazione nel campo rom resta da allarme rosso. E’ completamente circondato dai rifiuti. In questi giorni però il comune di Caivano sta iniziando a rimuoverli. Ma c’è chi è pronto a scommettere che la sfida la vincerà chi sversa. “Chi scarica e incendia è sicuramente più veloce di chi tenta di rimuovere”, l’amara ironia di Vincenzo Petrella, uno dei Volontari Anti Roghi di Acerra, l’associazione ambientalista più “agguerrita” del territorio. I Volontari Anti Roghi sono un gruppo di giovani e meno giovani armati di buona volontà e di tanto altruismo che però stanno avendo da sempre problemi d’ogni tipo. “Noi abbiamo un grande amore per la nostra terra – racconta Petrella – purtroppo però ci mettono sempre i bastoni tra le ruote: non facilitano certo la nostra attività”. L’ultimo intoppo per i volontari è giunto con la pandemia. Durante i vari lockdown hanno dovuto rispettare le restrizioni imposte a tutti i cittadini per cui sono stati costretti a restare chiusi in casa. Un problema che sta proseguendo col coprifuoco. “Purtroppo non siamo autorizzati a uscire durante il coprifuoco – conferma Vincenzo Petrella – però bisogna considerare che prima della pandemia abbiamo sorpreso persone che commettevano crimini ambientali a tutte le ore, del giorno e della notte. Poi, durante le restrizioni anti covid, abbiamo continuato a denunciare crimini. Ma i roghi purtroppo li fanno soprattutto di notte, anche violando il coprifuoco”.

Poggiomarino, false attestazioni per il reddito di cittadinanza:denunciate due persone

POGGIOMARINO: reddito di cittadinanza. 2 “furbetti” denunciati dai Carabinieri I carabinieri della sezione operativa della compagnia di Torre Annunziata e quelli della stazione di Poggiomarino hanno denunciato per truffa ai danni dello stato e false attestazioni due persone. I militari hanno accertato che una cinquantenne di Poggiomarino, già nota alle forze dell’ordine e un trentottenne originario del Marocco ma residente nella stessa cittadina della provincia sud orientale di Napoli, avessero falsamente attestato la propria condizione di indigenza economica con l’obiettivo di percepire il reddito di cittadinanza. La denuncia è frutto di un costante monitoraggio effettuato dal comando provinciale di Napoli sulla legale percezione del reddito di cittadinanza.

Ottaviano, covid e vaccini, la proposta del sindaco Capasso: “Vacciniamo i maturandi”

Dal Comune di Ottaviano riceviamo e pubblichiamo  

ll sindaco di Ottaviano Luca Capasso e l’assessore all’istruzione Virginia Nappo hanno scritto al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Gennaro Sosto per chiedergli di organizzare una o più giornate di vaccinazioni per i maturandi.

Spiegano i due: “È accaduto già nel Lazio, possiamo farlo anche qui: Ottaviano è pronta a fare la sua parte nell’organizzazione e nel mettere a disposizione il nostro hub. Facciamo un bel regalo agli studenti e alle studentesse del quinto anno del nostro territorio e mettiamo in sicurezza, per quello che è possibile, gli esami di maturità”.

Ipercoop Campania: 500 posti in bilico a Nola, Afragola, Giugliano, Quarto e Torrese-Stabiese

Di seguito tutta la mappa occupazionale del rischio default nel settore della grande distribuzione commerciale nel Napoletano

  Coop: 500 i posti di lavoro a rischio. 220 quelli immediatamente in pericolo, sono concentrati negli ipermercati di Nola e Giugliano, dove i lavoratori, da mesi in cassa integrazione a zero ore, si stavano apprestando al rientro imminente, ora però divenuto impossibile. L’allarme rosso è scattato alla GDM, società campana con sede operativa tra Acerra e Afragola e sede legale a Milano, che gestisce attraverso un contratto in franchising la catena di ipermercati e supermercati della provincia di Napoli a marchio Ipercoop e Coop. Ma la madre di tutte le cooperative della grande distribuzione, Coop Alleanza 3.0, i cui vertici sono cambiati di recente, ha appena comunicato alla GDM che non potrà più utilizzare i suoi marchi il che avrà come diretta conseguenza il blocco di tutte le attività dell’azienda campana. La brutta notizia è stata diramata durante un recente confronto con i sindacati. E’ una batosta per il tessuto produttivo e occupazionale napoletano, il colpo più duro dall’inizio della pandemia. Innanzitutto perché l’impossibilità da parte della GDM di utilizzare i marchi Ipercoop e Coop impedirà alla società partenopea di riaprire gli ipermercati di Nola (centro commerciale Vulcano Buono ) e Giugliano (centro commerciale ex Auchan ), chiusi da dicembre dell’anno scorso dopo l’addio prima da parte della francese Auchan e poi della bolognese Conad. A febbraio però tutti avevano tirato un sospiro di sollievo grazie all’arrivo della GDM, che nel frattempo ha acquistato i due impianti e assunto tutti i dipendenti, finiti temporaneamente in cassa integrazione a zero ore: un vero e proprio salvataggio in extremis accolto con grande soddisfazione da tante famiglie ma anche dalla politica regionale. Grazie a quest’importante acquisizione la riapertura dei due iper era stata prevista entro il primo luglio. “Ma se le cose dovessero restare così le riaperture non saranno più possibili”, la doccia fredda comunicata dai sindacati ai 90 lavoratori di Nola ed ai 130 di Giugliano, durante le assemblee tenute in questi giorni. Altrettanto buio è il futuro che si prospetta per gli ipermercati attualmente operativi a marchio Ipercoop, cioè l’impianto  capofila della GDM ricadente nel territorio comunale di Afragola ma compreso tra gli abitati di Acerra e Casalnuovo (136 addetti) e quello ubicato nell’area flegrea, all’interno nel centro commerciale Quarto Nuovo (96 addetti). Per entrambi Coop Alleanza 3.0 ha comunicato che l’utilizzo del marchio Ipercoop “non potrà andare oltre i limiti temporali del contratto” con la GDM, vale a dire entro e non oltre luglio del 2022. Dopodiché il vuoto. Stesso discorso varrà per i supermercati a marchio Coop di GDM dislocati a Castellammare di Stabia e a Torre Annunziata (20 dipendenti in tutto).