Covid-19, Open day over 18: la speranza dei giovani

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Sono passati sei mesi dall’inizio della somministrazione dei vaccini: personale scolastico e medico, forze dell’ordine, anziani, persone fragili. Insomma, ognuno era pronto a ricevere la propria dose eppure la preoccupazione tra le fasce d’età più giovani era palpabile.   Tanta è sempre stata la voglia di ricevere il vaccino anti-Covid-19, per vivere più serenamente, per non provare più la paura di abbracciare un nonno, un amico, un genitore. Qualcuno avevo perso la fiducia nella campagna vaccinale che, soprattutto nei primi mesi, sembrava procedere a rilento e invece quel giorno è finalmente arrivato, almeno per alcuni. Dopo la notizia di qualche giorno fa dell’Asl Na 3 Sud che aveva messo a disposizione 3 mila dosi per iniziare a somministrare il vaccino anche ai più giovani, precisamente agli over 18, sono stati in tantissimi a provare a registrarsi sull’apposita piattaforma. Così tanti che pare il sito sia andato addirittura in crash per i troppi accessi simultaneamente. È Johnson&Johnson il vaccino che già da ieri molti giovani hanno ricevuto, un monodose che pare sia particolarmente adatto alle fasce d’età minori. Una speranza che sembrava essere sfumata e che, invece, è esplosa tutta all’improvviso con la notizia di qualche giorno fa. Si, perché si parla di speranza nei confronti del futuro, delle persone, della medicina che compie passi da gigante e che, ancora una volta, salva il mondo intero. Abbiamo chiesto ad alcuni giovani che sono riusciti a vaccinarsi e continueranno nella giornata dell’Open Day di domani cosa significa ricevere finalmente la propria dose di vaccino e le risposte ricevute hanno sottolineato la difficoltà di questo anno e mezzo appena trascorso sotto tutti i punti di vista. “Significa poter stringere tra le braccia la mia nipotina che nascerà tra due mesi” afferma con le lacrime agli occhi una ragazza palesemente emozionata. “Posso finalmente tornare alla mia vita di prima fatta di viaggi e di amicizie create per caso“, “la prima cosa che farò sarà andare a trovare mia nonna che ho visto solo da una finestra perché anziana e malata“, “andrò in Australia dal mio fidanzato che non vedo da gennaio 2020“. “Voglio ritornare a respirare e guardare i volti delle persone senza aver paura” e ancora “fare il vaccino significa poter sperare di nuovo nel futuro che è nostro. Sogni e speranze di una generazione che per un anno e mezzo non ha visto orizzonti nuovi, che è rimasta ingabbiata in quattro mura e non ha potuto vedere il mondo con i propri occhi. Una generazione che pian piano ricomincia a credere, in se stessa, negli altri, nel mondo intero e nel futuro che è dei giovani, semplicemente perché sono proprio i giovani a dare forma al futuro.  

Il grande trionfo dei Maneskin a Rotterdam

I Maneskin dopo Sanremo, con il brano Zitti e buoni, vincono anche l’Eurovision Song Contest 2021 con 524 voti. Al secondo posto la Francia (data per favorita insieme a Malta) con 499 voti e terza la Svizzera con 432 preferenze.   La band romana era quarta dopo il voto della giuria di qualità, ma ha rimontato su Svizzera, Francia e Malta grazie al televoto. I Maneskin riportano l’Eurovision in Italia dopo ben trentuno anni e sono i terzi artisti italiani a vincere la competizione europea dopo Gigliola Cinquetti nel 1964 e Toto Cutugno nel 1990. A questi giovani e talentuosi artisti, che abbiamo apprezzato fin dal loro primissimo esordio, vanno tutto l’entusiasmo e i nostri più sinceri auguri.

La firma speciale del Maestro Franco Battiato

Da pochi giorni ci ha lasciato il Maestro Franco Battiato, ricordato da tutti per l’attaccamento alle sue radici siciliane e al tempo stesso per la sua vocazione internazionale aperta a confronti e contaminazioni che hanno spaziato dal pop all’elettronica, dal rock progressive al cantautorato. Tre le eccellenti e indiscusse muse della sua produzione “al femminile”: Alice, Milva e Giuni Russo. Giunto come un alieno nell’ambiente musicale, gli esordi dei primi anni Settanta sono stati caratterizzati anche da qualche episodio di derisione nei suoi confronti; cosa che non ha affatto scalfito la determinazione della sua ricerca che oltre a quelli musicali, ha assunto i connotati di ricerca cinematografica, letteraria, storica, antropologica, filosofica e spirituale. Il tutto, scusate se è poco, senza filtri e limiti e soprattutto senza inseguire evanescenti mode per accattivarsi critica e pubblico. Lucio Dalla, altro grande e visionario artista unico nel suo genere, profondamente colpito dal Maestro, ebbe a dirgli: “Caro Franco, io inseguo il pubblico, tu invece ti fai inseguire dal pubblico…”. Da tempo affascinato ascoltatore della sua vasta e luminosa produzione, nel 2010 ho avuto la fortuna di incontrarlo in occasione della presentazione di un suo docufilm dedicato a Gesualdo Bufalino. Qualora ce ne fosse stato bisogno avemmo la netta sensazione di trovarci al cospetto di “un essere speciale”, un intellettuale, un fine dicitore, ma ancora di più di un uomo in pace con sé stesso e col mondo, capace con un gesto semplice e inaspettato di aiutare concretamente un suo estimatore che aveva avuto la forza di confidargli pubblicamente il suo forte stato d’ansia e di malessere psicofisico. Da uomo perbene e artista sensibile, nel 1995 fu uno dei primissimi a raccogliere e a sottoscrivere l’appello lanciato dal fans club ufficiale di Mia Martini Chez Mimì, di cui sono stato per anni collaboratore, affinché il Premio della Critica di Sanremo venisse intitolato all’artista prematuramente scomparsa. Forse non tutti lo sapevano ed è per questo che ho deciso di rendere pubblico questo documento originale che custodisco ormai da tempo. Credo che da parte mia sia il modo migliore e giusto per ricordarlo in questa mia rubrica fatta di… Frazioni musicali, mentre il mio lettore CD continua a deliziarmi con lo splendido concerto del Maestro di pochi anni fa con ospite l’incantevole Alice e la magistrale esecuzione di bellissimi brani, riarrangiati e suonati dalla Symphony Orchestra. Buon viaggio, caro Maestro.

Le ricette di Biagio: uova “alla diavola”. Il piatto dei promessi sposi alla vigilia delle nozze

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In tutte le culture l’uovo è un simbolo positivo e propizio: “significa” ricchezza, rinascita, fertilità, perfezione. Il particolare significato di due detti napoletani. Non solo le uova, ma anche i colori fanno di questo “piatto” una importante testimonianza dei valori del matrimonio.  Perché “alla diavola”.     Ingredienti: 4 uova; pomodorini datterini; mezza cipolla ramata di Montoro, uno spicchio d’aglio dell’Ufita, un peperoncino, basilico, pane casereccio, olio, sale, pepe. In una larga padella mettete il trito di cipolla e del peperoncino liberato dai semi, lo spicchio d’aglio, l’olio: quando la cipolla si fa “bionda”, tirate via l’aglio e aggiungete i pomodorini tagliati a metà, salate il tutto e fate cuocere con sapienza. Quando i pomodorini risultano cotti, in quattro punti di questo “impasto” steso nella padella rompete le uova  e lasciate cuocere per i minuti necessari a far sì che si ottenga la piena morbidezza del “rosso”.. Coprite il “piatto” con i frammenti di basilico e portate in tavola. Il pane casereccio vi permetterà di fare la “scarpetta”, necessaria per gustare in modo intenso e completo i sapori di queste uova “alla diavola”.. (l’immagine è tratta dal sito: giallo zafferano).   Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura.” ( Erri De Luca) Nella prima metà del ‘900 si trasferirono a Ottaviano, da Pagani, alcuni rami della famiglia Saviano per svolgere, anche da noi, l’attività tradizionale della stirpe, la vendita all’ingrosso e al minuto del pollame e delle uova. Gli eredi di uno dei rami gestiscono ancora una polleria in piazza Rosario. La mia nonna materna era una Saviano, e altri Saviano “pullieri” abitavano nel cortile dove sono stato ragazzo. “I pullieri” diffusero anche proverbi, modi di dire, notizie di usi e di costumi collegati a tutti gli aspetti della loro arte. Di una signora che non aveva molta cura dei suoi capelli una delle “zie” del cortile diceva “pare ‘na voccola spennata”, e le chiassose ragazze che ogni mattina salivano al Liceo erano giudicate “pollanche che cercano chi ‘e spenna”. Imparai che chi realizza un grosso affare, di qualsiasi tipo e in qualsiasi modo – anche un matrimonio con il corredo di un ricco patrimonio – “mette quatt’ova int’’o piatto”, e che chi è in ansia perché  il colpo di fortuna tarda ad arrivare è uno che “aspetta cu ll’ova ‘mpietto”: chiaro riferimento alla padrona del pollaio che avvolgeva nel calore del suo seno le uova che tardavano a schiudersi e che la chioccia aveva abbandonato. In quel cortile sentii parlare dell’“uso” che la sera prima delle nozze il promesso sposo consumava un piatto di uova “rosse”: era il nome delicato delle uova “alla diavola”. Anni dopo trovai la conferma di quell’ “uso” in un articolo pubblicato sull’ “Arlecchino” nell’agosto del 1844 e appresi notizie interessanti sui molti modi di cui si serve la cultura popolare per collegare al fausto giorno del matrimonio il più propizio dei “simboli”, l’uovo. Non c’è cultura che non abbia collegato e non colleghi all’uovo i valori della buona sorte, del buon augurio, della nascita e della rinascita, della misteriosa bellezza dell’universo. E poi l’uovo “rappresenta” la fertilità femminile e maschile. I simboli dell’uovo ispirano la letteratura e hanno dettato  all’arte figurativa  capolavori assoluti, come “La vecchia friggitrice di uova” di Velazquez (immagine in appendice). Nel “piatto” delle “uova alla diavola” anche i colori hanno un “significato” che richiama il matrimonio: il rosso, quel rosso, vuol dire impeto e passione, quel giallo esorta alla prudenza e alla moderazione, il verde è il colore della vita e della speranza, il bianco è l’emblema della purezza. L’hanno chiamato “alla diavola”, questo piatto, perché il rosso potrebbe far pensare al fuoco dell’inferno, e il peperoncino potrebbe “dettare” ardori non proprio santi: già nel ‘700  l’espressione veniva usata per indicare “piatti” imbottiti di spezie. Ma non trascuriamo il fatto che la malignità è propria solo del diavolo, del maschio: il femminile indica una mitezza che non mette paura, anzi suggerisce una partecipazione emotiva “quella donna è una buona diavola”. Dove c’è l’uovo, non c’è spazio per il male. (FONTE FOTO: GIALLOZAFFERANO)  

Casamarciano tra i dodici luoghi della Campania scelti per la seconda edizione di “Racconti per ricominciare”

Dal Comune di Casamarciano  riceviamo e pubblichiamo
C’è anche Casamarciano tra i dodici luoghi della Campania scelti per la seconda edizione di “Racconti per ricominciare”, la rassegna teatrale promossa da Vesuvioteatro con il coordinamento artistico di Giulio Baffi e Claudio Di Palma.
“La doppia vita del frate” è lo spettacolo che andrà in scena sul sagrato della chiesa di Santa Maria Del Plesco nel weekend dal 28 al 30 maggio e dal 4 al 6 giugno.
Sei tappe, ciascuna con doppio appuntamento, riservate ad un pubblico di trenta persone che potranno assistere allo spettacolo delle 18 o delle 19.15 nel pieno rispetto delle misure anti Covid e del distanziamento sociale.
“Un modo per ricominciare partendo dai luoghi della memoria della nostra comunità che, nel complesso di Santa Maria Del Plesco, trova una delle sue principali espressioni storiche – spiega il sindaco Carmela De Stefano – Sono stati mesi duri ed ancora oggi risentiamo delle tante restrizioni subite che, però, sono state necessarie. Oggi finalmente la luce in fondo al tunnel con la curva epidemiologica che, dopo mesi, sta rientrando. Guardiano avanti con fiducia,  mettendo i primi tasselli per una ripresa culturale che è sinonimo di rinascita e di nuove opportunità per il nostro territorio.
Partecipiamo a questa rassegna per il secondo anno consecutivo e per Casamarciano – aggiunge il sindaco – è un bel riconoscimento che ci dà l’occasione di ricominciare partendo dal teatro, in piena sicurezza e secondo i protocolli indicati”.
Per assistere agli spettacoli è necessario prenotarsi al link,
Oppure chiamando al numero +393427519203 dove saranno fornite tutte le info.

Vaccino anti-Covid-19, gli esperti al lavoro: ci vorrà una terza dose?

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È ormai da molto tempo che si parla di ripartenza  in Italia,  ma quando sarà possibile ritornare alla vita prima del covid-19? Gli esperti non si pronunciano… Purtroppo nessuno è in grado di sapere quanto tempo ancora si dovrà portare la mascherina, si dovrà fare attenzione a rispettare le norme in vigore da ormai un anno e mezzo perché la situazione è in continuo divenire. Il vaccino resta uno dei primi punti di forza di una futura ripartenza ed è proprio per questo che bisogna continuare con una forte e decisa somministrazione. In Campania la campagna vaccinale prosegue con discreto successo tanto da essere inserita tra le prime regioni per numero di dosi effettuate in minor tempo: ad oggi sarebbero 1.974. 484 le dosi somministrate, di cui tra queste 788. 865 sarebbero seconde dosi. In particolare a Napoli fino ad ora è stata vaccinata il 47% della popolazione circa, una percentuale che resta estremamente positiva soprattutto se paragonata ad altre città italiane. Ciò però che ormai in tanti si chiedono è cosa succederà quando tutti avranno ricevuto la seconda dose di vaccino. A quanto pare, sembra a tutti gli effetti possibile la somministrazione di una terza dose di vaccino anti-Covid non solo per determinate categorie di persone. Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, durante la conferenza stampa di ieri ha annunciato che “il tema dei richiami è all’attenzione ed è un’ipotesi allo studio: si sta valutando la durata della copertura immunitaria e stiamo inoltre monitorando le varianti del virus”. Non è esclusa dunque una terza dose in maniera estesa ma nulla è ancora certo. La situazione è in continuo divenire, gli esperti monitorano da ormai un anno e mezzo la variazione del virus e fino ad ora pare che i vaccini effettuati riescano a coprire anche le varianti che si sono create nel tempo. Purtroppo però non è possibile anticipare o prevedere ulteriori eventuali cambiamenti soprattutto in relazione ad un virus tanto imprevedibile quanto il covid-19, per tanto bisognerà continuare a seguire e rispettare tutte le norme per il nostro bene e quello di chi ci circonda. (fonte foto: rete internet)    

Marigliano, bene confiscato alla camorra, il sindaco Jossa: “Vittoria dei cittadini contro il malaffare”

Riceviamo e pubblichiamo dal Comune di Marigliano     Le chiavi di un appartamento confiscato alla camorra  sono state affidate  oggi al sindaco di Marigliano Peppe Jossa. L’immobile si trova nel parco Rea di via Isonzo e da oggi è nella disponibilità del Comune che lo destinerà ad iniziative sociali. Questa mattina il passaggio di consegne da parte di Michele Apice, funzionario dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. “É la vittoria dei cittadini contro il malaffare, contro la malavita. Lo Stato – ha sottolineato il sindaco di Marigliano Peppe Jossa – oltre ad essere vincente nei tribunali offre così la possibilità ai territori di recuperare il maltolto e di metterlo a disposizione delle fasce deboli, dei più bisognosi grazie anche ad una legge, quella sul riutilizzo pubblico e  sociale dei beni confiscati, che si è ribaltata molto efficace e che va coltivata”. “Si tratta – ha aggiunto l’assessore alla Legalità  Anna Irene Sorgente – di un segnale  fortissimo per la nostra città. Quello che ci è stato consegnato oggi  è  il primo bene confiscato ad essere acquisito  dal Comune di Marigliano che lo restituirà ai cittadini affinché diventi una palestra di vita dove allenarsi per la crescita di valori importanti come lo stare insieme all’insegna della legalità e dell’integrazione”.

Poggiomarino, consiglio comunale, l’opposizione: “Progetti raffazzonati e offese personali”

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Poggiomarino.  La settimana scorsa fu approvato dall’amministrazione comunale di Poggiomarino il piano triennale delle opere pubbliche. Ieri, cioè pochi giorni dopo l’ok, il consiglio si è riunito di nuovo, in seduta urgente, già per modificare il piano. Motivo: la maggioranza aveva dimenticato di inserire tre opere pubbliche, i cui bandi scadevano proprio ieri. Une Tntativo di risolvere la questione “last minute” che l’opposizione (io Cnsiglieri Giuseppe Annunziata, Michele Cangianiello, Maria Stefaniar Franco, Nicola Guerrasio, Nicola Salvati e Rossella Vorraro) ha criticato aspramente. Spiegano i sei: “Non solo hanno fatto tutto in fretta e furia pur avendo avuto a disposizione molte settimane per preparare i progetti, ma li hanno anche redatti malissimo. Solo due esempi: il bando per avere finanziamenti per le scuole materne prescrive che le aule devono essere collocate al piano terra e il Comune ha previste aule al primo piano. Per il centro servizi alla famiglia, invece, non hanno presentato un piano di gestione. Siamo al ridicolo e all’improvvisazione”. Aggiunge la consigliera Rossella Vorraro: “Ho chiesto chiarimenti nel merito e il sindaco mi ha risposto che non ne avrei ricevuti perché con me non parla. Non che io sia entusiasta di parlare con lui, ma gli faccio notare che rappresento centinaia di cittadini e che svolgo un ruolo istituzionale per il quale merito rispetto. Il primo cittadino dovrebbe provare ad essere meno nervoso”.

Dall’Ente Parco Vesuvio arriva la nuova App per la fruizione turistica dell’area protetta

Dall’Ente Parco Vesuvio riceviamo e pubblichiamo   Il 24 maggio si festeggia la giornata europea dei Parchi: la data ricorda l’istituzione dei primi nove parchi nazionali in Svezia, nel lontano 1909. La Giornata dei Parchi Europei quest’anno ha come tema: RESPIRO NEI PARCHI, RESPIRO DEI PARCHI”. Con ciò si intende richiamare l’attenzione sulla necessità di ritrovare l’equilibrio fra uomo e natura e il ruolo fondamentale che i parchi possono svolgere su questo tema. Un contributo che si aggiunge alla loro missione primaria di tutela della biodiversità e alla funzione che le aree protette forniscono per uno sviluppo sostenibile e a misura d’uomo, a partire da un turismo slow e consapevole. L’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ha scelto questa data simbolica per lanciare uno strumento utilissimo ed innovativo, che aiuterà chiunque vorrà visitare la l’area protetta ad essere informato e programmare la sua visita in maniera più efficace. Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ed il Consorzio Clara, eccellenza nel campo delle tecnologie ICT, che attraverso specifiche convenzioni con aziende ed enti, mette in campo progetti sperimentali finalizzati alla diffusione delle tecnologie informatiche sul territorio. L’applicazione sarà scaricabile gratuitamente sia per Android che per IOS, ed oltre a permettere di avere sotto mano tutte le informazioni e gli elementi conoscitivi dei percorsi e dei punti di interesse del Parco, darà anche la possibilità di una fruizione interattiva per coloro che visiteranno il Cratere del Vesuvio, ovvero il sentiero n.5 del Parco Nazionale. Tra le principali funzioni che l’applicazione offre, sarà possibile monitorare la propria posizione lungo il sentiero n.5, ricevere notifiche all’approssimarsi ai diversi punti di interesse, consultare audioguide, ricevere informazioni sugli altri fattori di attrazione del territorio che è possibile ammirare dai punti panoramici presenti lungo il percorso. L’Ente Parco ha inoltre stabilito che per tutta la settimana dal 24 maggio fino al 31 maggio i residenti nei 13 comuni del Parco potranno accedere gratuitamente al Cratere del Vesuvio. Ovviamente, nel rispetto del protocollo anticovid, è necessario prenotarsi sul portale online dell’Ente Parco ed esibire un documento di identità all’ingresso, che dovrà corrispondere al nominativo indicato sul biglietto per comprovare la residenza in uno dei comuni del Parco. “Sono molto contento che grazie alla Collaborazione con il Consorzio Clara questo progetto abbia visto la luce- spiega Agostino Casillo, Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio – grazie alla App i cittadini e i turisti avranno un importante strumento tecnologico per conoscere meglio il nostro territorio, essere sempre aggiornati sulle notizie e sulle attività che l’Ente Parco costantemente mette in campo. Invito tutti a scaricare l’app ed a provarla in occasione della giornata europea dei Parchi, che quest’anno abbiamo deciso durerà una settimana, per permettere a tutti i cittadini del Parco che lo vorranno di visitare uno dei luoghi più belli e suggestivi del proprio territorio: il Cratere del Vesuvio” “Sarà sufficiente scaricare la App – spiega il direttore del Parco Nazionale del Vesuvio, Stefano Donati – per memorizzare tutte le informazioni in essa contenute; quindi sarà possibile avventurarsi su sentieri dove il segnale telefonico è assente, mantenendo le possibilità di una visita interattiva. Si tratta di un servizio all’utenza all’insegna dell’innovazione tecnologica, grazie ai nostri validi partner scientifici, che tuttavia vuole avvicinare alla natura e raccontare questi luoghi con una prospettiva ampia, spaziando dalla biodiversità alla geologia, dall’archeologia all’enogastronomia.”  “È stato entusiasmante poter collaborare con l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, che rappresenta uno dei fattori di attrazione più belli del nostro territorio – afferma Marco de Angelis Presidente del Consorzio Clara – nel mondo si sta diffondendo sempre di più l’utilizzo delle tecnologie per ampliare l’esperienza di visita del turista e l’app che è stata realizzata va in questa direzione. Grazie a tali tecnologie si favorisce non soltanto la fruizione dell’attrattore turistico, ma si stimola anche l’integrazione dei diversi elementi dell’offerta turistica locale. Un ringraziamento particolare al Presidente Casillo e al Direttore Donati per averci dato la possibilità di collaborare a questo stimolante progetto”.

Covid, doveva ricevere la seconda dose di Astrazeneca ma le viene somministrato Pfaizer. Donna sotto stretta farmacovigilanza

Una donna avrebbe dovuto ricevere la seconda dose del vaccino AstraZeneca, ma i medici sbagliano e gliene somministrano un’altra. Nell’hub vaccinale di Moscarella, a Castellammare di Stabia  sono dovuti intervenire i carabinieri per riportare la calma, dopo che la cittadina vaccinata ha saputo dell’errore dei medici. Per cause ancora da accertare, infatti, la donna è stata vaccinata con Pfizer. Quando i medici si sono resi conto dell’errore, la dose di vaccino era stata già inoculata alla donna che ha avuto molto da ridire e nell’hub vaccinale stabiese è scoppiata la bufera, tanto che i medici hanno faticato a tenere la situazione sotto controllo. La donna ha allertato i carabinieri per denunciare l’accaduto. I militari hanno identificato i medici. La donna è attualmente sotto stretta sorveglianza della ”Farmacovigilanza”. Il direttore sanitario dell’Asl Napoli 3 Sud responsabile dell’hub vaccinale del rione Moscarella, il dottor Gaetano D’Onofrio, si è assicurato che al momento la donna sta bene. ”Le poche evidenze di questi casi, relativi ad altri scambi di vaccini avvenuti in altre parti del mondo – spiega – non hanno provocato effetti nocivi per la persona che ha ricevuto la seconda dose di vaccino diverso dalla prima somministrazione. Sotto il profilo sierologico, la prima somministrazione crea immunità e quindi la seconda funziona da richiamo”. “E’ da così poco tempo che si stanno somministrando questi vaccini che non si può ancora stabilire il tempo e la misura con cui funzionano la prima dose e poi il richiamo. Il direttore di distretto ha attivato la Farmacovigilanza e la signora viene monitorata telefonicamente”. Per ora, ribadisce il direttore sanitario dell’Asl Napoli 3 Sud, ”in termini letterari, nei 7 mesi in cui finora sono stati somministrati questi vaccini, in Inghilterra e in America, in casi di scambio di siero non si sono verificati effetti nocivi”. (fonte foto:ansa)