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In tutte le culture l’uovo è un simbolo positivo e propizio: “significa” ricchezza, rinascita, fertilità, perfezione. Il particolare significato di due detti napoletani. Non solo le uova, ma anche i colori fanno di questo “piatto” una importante testimonianza dei valori del matrimonio.  Perché “alla diavola”.

 

 

Ingredienti: 4 uova; pomodorini datterini; mezza cipolla ramata di Montoro, uno spicchio d’aglio dell’Ufita, un peperoncino, basilico, pane casereccio, olio, sale, pepe. In una larga padella mettete il trito di cipolla e del peperoncino liberato dai semi, lo spicchio d’aglio, l’olio: quando la cipolla si fa “bionda”, tirate via l’aglio e aggiungete i pomodorini tagliati a metà, salate il tutto e fate cuocere con sapienza. Quando i pomodorini risultano cotti, in quattro punti di questo “impasto” steso nella padella rompete le uova  e lasciate cuocere per i minuti necessari a far sì che si ottenga la piena morbidezza del “rosso”.. Coprite il “piatto” con i frammenti di basilico e portate in tavola. Il pane casereccio vi permetterà di fare la “scarpetta”, necessaria per gustare in modo intenso e completo i sapori di queste uova “alla diavola”.. (l’immagine è tratta dal sito: giallo zafferano).

 

Nessuna geometria ha ricavato la formula dell’uovo. Per il cerchio, la sfera c’è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c’è quadratura.” ( Erri De Luca)

Nella prima metà del ‘900 si trasferirono a Ottaviano, da Pagani, alcuni rami della famiglia Saviano per svolgere, anche da noi, l’attività tradizionale della stirpe, la vendita all’ingrosso e al minuto del pollame e delle uova. Gli eredi di uno dei rami gestiscono ancora una polleria in piazza Rosario. La mia nonna materna era una Saviano, e altri Saviano “pullieri” abitavano nel cortile dove sono stato ragazzo. “I pullieri” diffusero anche proverbi, modi di dire, notizie di usi e di costumi collegati a tutti gli aspetti della loro arte. Di una signora che non aveva molta cura dei suoi capelli una delle “zie” del cortile diceva “pare ‘na voccola spennata”, e le chiassose ragazze che ogni mattina salivano al Liceo erano giudicate “pollanche che cercano chi ‘e spenna”. Imparai che chi realizza un grosso affare, di qualsiasi tipo e in qualsiasi modo – anche un matrimonio con il corredo di un ricco patrimonio – “mette quatt’ova int’’o piatto”, e che chi è in ansia perché  il colpo di fortuna tarda ad arrivare è uno che “aspetta cu ll’ova ‘mpietto”: chiaro riferimento alla padrona del pollaio che avvolgeva nel calore del suo seno le uova che tardavano a schiudersi e che la chioccia aveva abbandonato. In quel cortile sentii parlare dell’“uso” che la sera prima delle nozze il promesso sposo consumava un piatto di uova “rosse”: era il nome delicato delle uova “alla diavola”. Anni dopo trovai la conferma di quell’ “uso” in un articolo pubblicato sull’ “Arlecchino” nell’agosto del 1844 e appresi notizie interessanti sui molti modi di cui si serve la cultura popolare per collegare al fausto giorno del matrimonio il più propizio dei “simboli”, l’uovo. Non c’è cultura che non abbia collegato e non colleghi all’uovo i valori della buona sorte, del buon augurio, della nascita e della rinascita, della misteriosa bellezza dell’universo. E poi l’uovo “rappresenta” la fertilità femminile e maschile.

I simboli dell’uovo ispirano la letteratura e hanno dettato  all’arte figurativa  capolavori assoluti, come “La vecchia friggitrice di uova” di Velazquez (immagine in appendice). Nel “piatto” delle “uova alla diavola” anche i colori hanno un “significato” che richiama il matrimonio: il rosso, quel rosso, vuol dire impeto e passione, quel giallo esorta alla prudenza e alla moderazione, il verde è il colore della vita e della speranza, il bianco è l’emblema della purezza. L’hanno chiamato “alla diavola”, questo piatto, perché il rosso potrebbe far pensare al fuoco dell’inferno, e il peperoncino potrebbe “dettare” ardori non proprio santi: già nel ‘700  l’espressione veniva usata per indicare “piatti” imbottiti di spezie. Ma non trascuriamo il fatto che la malignità è propria solo del diavolo, del maschio: il femminile indica una mitezza che non mette paura, anzi suggerisce una partecipazione emotiva “quella donna è una buona diavola”. Dove c’è l’uovo, non c’è spazio per il male.

(FONTE FOTO: GIALLOZAFFERANO)