Brusciano, minaccia madre e fratello col coltello per soldi: arrestato 30enne

  I carabinieri della sezione radiomobile di Castello di Cisterna hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia ed estorsione un trentenne di Brusciano già noto alle forze dell’ordine. I militari hanno ricevuto una segnalazione dalla centrale operativa 112: era in corso una violenta lite in un’abitazione del centro. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno scoperto che il trentenne aveva poco prima utilizzato un grosso coltello da cucina per minacciare la madre e il fratello, pretendendo denaro per l’acquisto di droga. Secondo quanto accertato dai militari eventi di questo tipo non erano una novità ma mai erano stati denunciati ne oggetto di referti medici. L’uomo è stato tradotto al carcere di Poggioreale.

Casalnuovo, campo container accanto alla circum: “è abusivo”. Sequestri e denunce

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Inchiesta sulle aree attraversate dalla linea ferroviaria Vietato tenere i container sul terreno se non si ha la licenza edilizia rilasciata dal Comune. Un divieto che si fa più severo se i container sono molti e concentrati tutti in una stessa area. La violazione urbanistica poi si complica se alcune di queste casse mobili sono utilizzate come uffici o depositi aziendali. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nola, che ieri ha convalidato il sequestro penale, operato nei giorni scorsi dalla polizia municipale, di 36 container trovati in un grande sito logistico di Casalnuovo, un parcheggio di tir ubicato accanto alla sopraelevata ferroviaria della linea circumvesuviana Napoli-Baiano, all’altezza del rione della ricostruzione, sul limitare di quel che resta di una zona di campagna coltivata a frutteti e ortaggi. Sono 8 le persone denunciate. Secondo la magistratura e la municipale, diretta dal comandante Fulvio Testaverde, il complesso di container trovato nell’impianto logistico, di 14mila metri quadrati, è abusivo. Manca la licenza edilizia del Comune. Intanto il gip ha ipotizzato, oltre al reato di abusivismo edilizio, anche quello di abbandono incontrollato di rifiuti. All’interno del parcheggio i poliziotti municipali hanno infatti trovato cinque cumuli di rifiuti depositati in diversi punti. Una situazione complessa. Questo sequestro segue quello di altri 7 container utilizzati a pochi metri dall’impianto logistico come uffici oppure come spogliatoi e bagni per gli operatori ecologici dalla ditta di nettezza urbana cittadina. Ditta NU che appunto parcheggia i suoi mezzi accanto all’area in cui è stata messa a segno l’ultima operazione. Anche nel caso dell’impresa di raccolta dei rifiuti urbani gli inquirenti contestano l’assenza della licenza edilizia. Le indagini nel frattempo proseguono. Gli investigatori vogliono comprendere meglio in che modo siano utilizzate le aree sottostanti e circostanti la sopraelevata della circumvesuviana, un lunghissimo ponte ferroviario di cemento, alto dieci metri, che si allunga da Poggioreale a San Vitaliano. In particolare s’indaga sulla base di un interrogativo di fondo: con quali permessi e con quali autorizzazioni gli spazi sotto e attorno la sopraelevata sono usati dai privati, che in molti casi hanno anche recintato l’opera della circumvesuviana con lunghe e alte gabbie di metallo e muratura. L’inchiesta sul parcheggio dei tir ha però fatto indispettire l’imprenditore titolare dell’azienda che gestisce l’area in cui sono stati sequestrati i 36 container. “Perché i container, che sono casse mobili da montare sui tir, hanno bisogno della licenza edilizia del Comune ? – si chiede il titolare del parcheggio di Casalnuovo – non vedo quindi quale sia l’abuso edilizio: i container sono rimovibili in dieci minuti. La vedo una forzatura equiparare questo a un abuso edilizio. Per abbattere un palazzo abusivo ci vogliono anni di causa giudiziaria. Io invece nello spazio di pochi minuti potrei togliere tutto”. L’imprenditore del settore logistico nel lamentare una serie di problemi normativi ha sottolineato che “solo 2 dei 36 container sequestrati sono adibiti a uffici”. “Il Comune di Casalnuovo ha un piano regolatore che per quanto riguarda, per esempio, i parcheggi è datato – lamenta l’imprenditore – e comunque non sapevo che il container di un camion, un cassone non abitabile poggiato a terra, dovesse avere una concessione edilizia. Poi bisogna capire il perché di certe cose. Attorno al mio parcheggio ci sono molti altri posti in cui sono stati installati centinaia di container. Perché sono venuti solo da me ?”. Dal canto suo il sindaco, Massimo Pellliccia, ribadisce ciò che aveva già affermato in occasione del precedente sequestro, quello operato nei confronti della ditta di nettezza urbana. “Sta dando i suoi frutti il lavoro del comitato di direzione convocato da me – dice Pelliccia – i controlli hanno portato a diversi sequestri scaturiti poi in procedimenti. Nonostante la carenza di organico il mio plauso va all’ufficio tecnico, che oltre a consentire ai cittadini in tempi celeri di esercitare le proprie attività edilizie controlla, insieme ai vigili, il rispetto delle regole”.

Casamarciano, al via il progetto di lettura delle favole per i bimbi tra i 6 e gli 8 anni

Riceviamo e pubblichiamo.  Un’occasione di socializzazione ma anche un’opportunità di condivisione in queste calde giornate di luglio riscoprendo il piacere della lettura. Si chiama “E leggemmo tutti felici e contenti” il progetto estivo promosso dall’assessorato alla pubblica istruzione del comune di Casamarciano guidato da Antonietta Appierto e rivolto ai bambini residenti di età compresa tra i 6 e gli 8 anni. Quattro gli incontri in programma che si terranno nei giorni 13, 16, 28 e 30 luglio nella chiesa di Santa Maria Del Plesco. Ad accogliere i piccoli ed a guidarli nella lettura di favole saranno gli attori della compagnia teatrale Hyria presieduta da Giovanni Cavaccini.   “Una valida alternativa in queste calde giornate – spiega l’assessore Antonietta Appierto – ma anche un modo per ricominciare ed avvicinare i bambini alla lettura attraverso i racconti più vicini a loro come le favole. Per ragioni organizzative – aggiunge – è necessaria la prenotazione compilando l’apposito modulo che è possibile scaricare dal sito istituzionale oppure reperire al protocollo generale. Ringrazio la compagnia teatrale Hyria per la disponibilità e sono certa che con l’arte attorica dei suoi soci saprà regalare momenti di puro divertimento ai nostri piccoli”. Per info e modulo 👇http://www.comune.casamarciano.na.it/web/2021/07/07/richiesta-di-adesione-al-progetto-di-promozione-della-lettura-e-lessero-tutti-felici-e-contenti-e-dichiarazione-di-assunzione-di-responsabilita/

Somma Vesuviana, Teatro all’aperto Le voci del monte 2021: ecco il calendario

Riceviamo e pubblichiamo. 

Due appuntamenti nel fine settimana, il 9 e l ’11 luglio per la rassegna estiva di Teatro all’aperto Le voci del monte 2021, la manifestazione, organizzata da Il Torchio e da Summarte, a Somma Vesuviana nello spazio esterno de Il Torchio, presso il Parco degli aromi in via Colonnello Aliperta.

Venerdì 9 luglio, alle ore 19 e alle 21 in calendario lo spettacolo Bestie di Scena con protagonisti gli attori della compagnia del Torchio, diretta da Fabio Cocifoglia, in cui vari animali danno una lettura della vita dal loro singolare punto di vista. Tra vermi e camaleonti, microbi e mantidi, api e pappagalli, storia dopo storia, s’insinua un interrogativo: quale bestia ci somiglia di più?

Il lavoro a più voci, – afferma il regista e ideatore Fabio Cocifoglia –  vede protagonista tutto il gruppo del Torchio, ed è nato dall’idea di ripartire, tutti insieme, da una lettura del reale dal punto di vista degli animali. Una ricerca che porta a riscoprire sensazioni e dimensioni della nostra società, su cui vale la pena di dare uno sguardo ironico, grottesco, divertito e perché no farci su una risata”.

Lo spettacolo verrà replicato il 17 luglio, sempre con due spettacoli uno alle 19 e l’altro alle 21

Domenica 11 luglio le storie di un rapporto speciale con il mondo dei vulcani verranno raccontate dall’attore Fabio Cocifoglia ideatore e interprete di Katia e Maurice I diavoli dei Vulcani, l’appassionante storia dei coniugi Krafft un viaggio nella letteratura dei vulcani da Jules Verne a Italo Calvino. Uno scoppiettante racconto tra parole e immagini della storia dei due geologi che hanno meritato il soprannome di diavoli per aver visto 140 eruzioni ed essere sempre sopravvissuti tranne all’ultima. Sono previsti due spettacoli uno alle 19 e l’altro alle 21.

La prenotazione agli spettacoli è obbligatoria chiamando al 3935667597 o 3333364729. Il costo dei biglietti è di 10 euro.

La rassegna, continua con appuntamenti fino a settembre. In particolare venerdì 16  luglio  protagonista è  Massimiliano Foà e il suo Il signor B e altre storie, in un appuntamento, anche adatto anche ai bambini, è alle 18 e alle 19,30.    Domenica 18 luglio va in scena Raccontando Eduardo, di e con Antonio Vitale.  Un monologo omaggio al grande drammaturgo partenopeo. Doppio spettacolo alle 19 e alle 21. Martedì 20 luglio la compagnia la Mansarda propone lo spettacolo Carosello di fiabe. Il doppio appuntamento adatto anche ai più piccoli è alle 18 e alle 20. Venerdì 23 luglio sarà protagonista Maria Rosaria de Medici sarà in scena con il suo Grand Hotel della Luna, un racconto teatrale della nostalgia dei tempi d’oro del jazz attraverso la storia di un hotel che vide passare alcuni dei miti musicali dell’epoca. Doppio appuntamento alle ore 19.00 e 21.00. Sabato 24 luglio Salvatore Palombi propone Il Piccolo Principe, una rilettura del racconto di Antoine de Saint-Exupéry, della storia e delle peripezie del suo protagonista accompagnati dalle parole di Lucio Dalla. Doppio spettacolo alle ore 19 e alle ore 21. Domenica 25 luglio Vincenzo Arena firma la regia di Mamme piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello. Uno spettacolo in cui, nella storia di quattro mamme, si leggono sfumature del complesso rapporto con la figura materna. A interpretarle Stefania Cerbone, Vincenzo Arena, Pasquale Indolfi, Francesca Iossa. Due gli spettacoli nella serata alle 19 e alle 21. Dal 17 al 19 settembre, ore 21, per la conclusione della rassegna va in scena Virginia e sua zia di Manlio Santanelli interpretato da Imma Pone con la regia di Fabio Cocifoglia.

Marigliano, pane ammuffito custodito vicino i pozzetti delle fogne. Sequestro e denuncia

Pane ammuffito custodito vicino i pozzetti delle fogne. Oltre 200 chili di prodotti sequestrati dai Carabinieri. 1 denuncia 

I Carabinieri Della Stazione Forestale di Marigliano, insieme a quelli della locale stazione e a personale dell’ASL, hanno effettuato il controllo di un panificio/tavola calda nel centrale Corso Umberto a Marigliano. 

Durante l’ispezione, in un locale seminterrato di 50 mq, i militari hanno avvertito un cattivo odore e scoperto che provenisse da due pozzetti della fogna aperti. 

Ancora nel seminterrato, locale abusivamente destinato a deposito e alla lavorazione degli  alimenti , i carabinieri hanno trovato in un surgelatore 150 kg di alimenti in pessimo stato di conservazione (mandorle sgusciate, carne varia, prodotti di rosticceria, sfogliatelle, bignè, biscotti vongole congelate, panini napoletani, creme per dolci e piccola pasticceria). 
Trovati anche 50 kg di alimenti scaduti pronti destinati alla somministrazione ai clienti (mandorle sgusciate, carni varie, confetture per dolci, ricotte e dolci vari già preparati). 
E ancora, per produrre pane grattugiato era utilizzato pane ammuffito. 
Il titolare dell’attività è stato denunciato in stato di libertà per la cattiva conservazione degli alimenti. 
I cibi e il locale seminterrato sono stati posti sotto sequestro:  elevata una sanzione amministrativa di 3500 euro per gli alimenti scaduti. 

A che serve lo studio della Storia? Così rispose Umberto Eco. E  Seneca aveva detto…

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L’articolo di Simonetta Fiori “La storia riscritta in silenzio” ( “La Repubblica, 6 luglio) sottolinea un fatto grave: una parte del sistema politico e dell’opinione pubblica promuove un racconto della storia, soprattutto di quella del Novecento, “in cui i conti con il passato si confondono nel comune lutto per la perdita umana”. La risposta che Umberto Eco diede, nel febbraio del 1997, a un’alunna di una scuola media persuasa che lo studio della Storia fosse inutile. Una profonda riflessione di Seneca. Correda l’articolo l’immagine di Umberto Eco disegnata da Tullio Pericoli.   Avrei voluto parlare dello studio del Latino e del Greco, e di Nicola Gardini che ha dedicato all’argomento due libri interessanti. Ma avrei dovuto fare almeno un cenno alle ragioni che hanno spinto l’Università di Princeton a eliminare lo studio delle due lingue classiche dai programmi. E il discorso si sarebbe complicato. Allora ho pensato che fosse meglio parlare dello studio della lingua nostra, e di come la pandemia abbia reso catastrofica la tempesta violenta che scuoteva già da anni lo studio della grammatica e della sintassi e la disciplina dello scrivere. E quali provvedimenti stanno adottando le autorità competenti per fare in modo che le navi della scuola italiana entrino in un mare più tranquillo? Un articolo non basterebbe per analizzare il problema. Temo che timonieri e vedette non abbiano né idee chiare, né sguardo limpido. E mi accingevo a parlare di come viene trattato – anzi, maltrattato – lo studio della Storia dell’Arte in un Paese come il nostro, nel quale ogni giorno compaiono in TV ministri, studiosi di vario taglio e giornalisti di vario calibro e ci ricordano che il nostro patrimonio d’arte è unico al mondo. Non avrei potuto evitare di domandarmi quanti alunni delle scuole vesuviane, prima della pandemia, hanno “visitato” il Museo di Capodimonte, Pompei, Ercolano, e hanno studiato e ammirato le opere d’arte conservate nelle chiese e nei musei delle loro città. E allora, essendo uomo di pace, mi sono detto che era meglio non trattare questo argomento. Per fortuna, mi è capitato sotto gli occhi uno splendido articolo che Simonetta Fiori ha pubblicato sulla “Repubblica” di martedì 6 luglio, “La storia riscritta in silenzio”. La Storia sta perdendo senso: “i nomi delle strade, le delibere comunali, le risoluzioni regionali e le ordinanze dei sindaci” stanno cancellando, in alcuni Comuni e in alcune Regioni, “la distinzione tra fascismo e antifascismo, dittatura e libertà, ideologia violenta e tolleranza democratica”: tutto “rischia di confondersi in una nuova memoria collettiva “, in cui, come ha detto un’assessora del Veneto, “i morti non hanno colore politico”. Si mettono sullo stesso piano i partigiani e gli italiani che si schierarono con i nazisti anche dopo la caduta di Mussolini : e nessuno farà leggere agli alunni la pagina di “I sentieri dei nidi di ragno” in cui Italo Calvino scrive che anche il partigiano più spietato lottava “per una società più libera e pacifica”. Nel febbraio del 1997 un professore della Scuola Media “Marconi” di Rivignano scrisse a Umberto Eco per chiedere il suo giudizio su ciò che aveva affermato una sua allieva, e cioè che “lo studio della Storia non serve a niente e non credo che serva a non commettere gli errori del passato, perché non mi metterò mai a fare una guerra di conquista”. Umberto Eco rispose con “La bustina di Minerva” del 27 febbraio 1997, ricordando che in un convegno che si era tenuto a Milano qualche settimana prima gli oratori avevano concordemente sostenuto che “in Italia non c’è una classe dirigente colta, preparata e con un forte senso dello Stato, come, per esempio in Francia o in Inghilterra”, perché “una classe dirigente si forma in alcune centinaia di anni quando c’è uno Stato unitario.”. La classe dirigente di Francia e di Inghilterra si è formata nel corso di sei secoli, “mentre in Italia qualcosa è incominciato negli ultimi 150 anni”. Oggi, aggiunse Umberto Eco, i neri di America chiedono che non venga insegnata ad essi la storia dei popoli bianchi, ma quella degli africani. “Sbagliano, se non vogliono sapere la storia dei bianchi, perché loro sono come sono anche a causa di quella storia: ma hanno ragione a voler conoscere la loro storia, perché solo così possono capire chi sono, da dove vengono e perché hanno i problemi che hanno ancora. E persino per ridiventare orgogliosi di certe cose di cui un tempo si vergognavano.”. Lo studio della Storia non serve a non commettere gli errori del passato, perché la Storia non si ripete, è sempre nuova e originale. “La storia non serve a sapere dove si va (se qualcuno ti dice di saperlo, è un bugiardo e un mascalzone), ma da dove vieni.”. Vale per lo studio della storia ciò che Seneca scrisse a Lucilio sullo studio della filosofia: “ Chi va verso il sole, si abbronzerà, benché non vi sia andato con questa intenzione, e chi si ferma troppo a lungo in una profumeria, porta con sé l’odore del luogo. Così anche chi è stato  presso un filosofo, necessariamente ha ricavato qualche utilità, anche se lo ha ascoltato con indifferenza. Attento a quel che dico: con indifferenza, non con animo ostile”. (Lettera 107, 4). Ma proprio tutti vogliono sapere da dove vengono?

Ottaviano, convegno su parità e disparità di genere

Riceviamo e pubblichiamo dall’ufficio stampa del comune di Ottaviano.  “Parità e disparità di genere: il ruolo della donna nella società, confronto tra Paesi”. È il titolo del convegno che si terrà domani, venerdì 9 luglio con inizio alle 18, presso la sala consiliare “Pasquale Cappuccio” del Comune di Ottaviano, organizzato dalla Fidapa e dal Comune. Dopo i saluti del sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, dell’assessore alle pari opportunità, Elena Picariello, del Presidente Distretto Sud-Ovest FIDAPA BPW Italy, Rossella Del Prete e del Presidente FIDAPA sez. Ottaviano, Christina Marie Ambrosio, interverranno Anna Fiorella Saviano, Past President FIDAPA sez. Ottaviano (“Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze”), Clementina Iervolino, Vicepresidente FIDAPA sez. Ottaviano (“Promuovere politiche di sostenibilità e di protezione sociale per favorire una crescita economica, inclusiva per l’uguaglianza di genere”), Biagio Simonetti, Università del Sannio (“Il ruolo della donna nell’Economia delle Società”, Schahrzad Hassan, Università di Antsiranana, Madagascar (“La donna nelle diverse realtà: un confronto tra Paesi”).

Ipermercati di Nola e Giugliano: cassa Covid fino a ottobre. Il futuro resta buio

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Ancora nessuna schiarita sulla vertenza che coinvolge anche gli impianti di Afragola-Acerra e Quarto La cassa integrazione Covid era scaduta da giorni, il 27 giugno, per cui fino il destino dei lavoratori degli ipermercati sembrava appeso a un filo: senza più lavoro da mesi e senza più nemmeno gli ammortizzatori sociali. L’altro ieri però è arrivata la boccata d’ossigeno: tra azienda e sindacati è stato firmato l’accordo per prolungare la cig. Dunque, ancora altre 15 settimane di cassa integrazione a zero ore Covid per i 214 addetti degli ipermercati di Nola e Giugliano, chiusi da sei mesi, e per i 268 addetti degli iper di Afragola-Acerra e Quarto. Sono tutti gestiti dalla GDM. L’azienda ha incontrato i sindacati di categoria, la Filcams-Cgil e la Uiltucs-Uil, con i quali ha stipulato l’intesa finalizzata al mantenimento occupazionale. Intanto l’Inps ha già approvato il provvedimento di sostegno al reddito. Cassa integrazione che coprirà il periodo dal 28 giugno scorso e fino al 9 ottobre prossimo. Restano però vari problemi di non poco conto per i lavoratori. Innanzitutto perché i soldi della cassa integrazione Covid sono erogati dall’Inps col contagocce, una volta ogni tre mesi in media. E l’ammontare di ogni indennità è davvero irrisorio: 430 euro al mese circa per la maggior parte dei contratti, che sono part time, sia pure a tempo indeterminato. In condizioni di lavoro normali i dipendenti degli ipermercati finiti in questa delicata vertenza potevano arrivare a guadagnare anche oltre mille euro al mese. Poi però la multinazionale francese Auchan ha deciso di andare via dall’Italia. Due anni fa al suo posto è subentrata la Margherita Distribuzione, una controllata della Conad. Ma alla fine anche la società bolognese è andata via lasciando gli ipermercati di Nola e Giugliano, ubicati rispettivamente nel centro commerciale Vulcano Buono e nel parco commerciale Grande Sud, nelle mani della GDM, che non appena è subentrata, cioè a febbraio, aveva annunciato il salvataggio di questi due impianti e la loro riapertura a breve scadenza, dopo un piccolo periodo di chiusura temporanea per ristrutturazione. Un’operazione che prevedeva anche il rafforzamento degli iper a marchio Ipercoop di Afragola-Acerra e Quarto con la contestuale espansione della presenza di GDM a Volla, Casoria e Battipaglia. Ma qualcosa è andato storto. Coop ha annunciato a marzo che non avrebbe più concesso a GDM l’utilizzo del suo marchio in franchising. A quel punto la società campana ha annunciato la crisi occupazionale e produttiva, tuttora in pieno svolgimento. Non ci sono notizie sul futuro prossimo. Non si sa se quando scadrà la cassa Covid, ormai in fase di esaurimento, gli ipermercati di Nola e Giuigliano riapriranno o meno. Rimane anche l’incognita sul destino degli impianti di Afragola-Acerra e Quarto perché Coop ha sottolineato che per questi due iper concederà l’utilizzo del marchio e dei suoi prodotti soltanto fino al luglio del 2022.

Somma Vesuviana, il ricordo di Padre Ernesto Santucci s.j., fondatore della Comunità “il Pioppo”.

Quando a metà degli anni ottanta, Napoli fu fortemente colpita dal degrado della droga, Padre Santucci decise di comprare a Somma Vesuviana una struttura che divenne la sede del primo esperimento di comunità terapeutica per tossicodipendenti in Campania.     Il 4 luglio 2021 si è spento il gesuita Padre Ernesto Santucci nella Casa della Compagnia di Gesù a S. Pietro Canisio in Roma. Padre Ernesto nacque a L’Aquila il 7 luglio del 1930. Dopo avere frequentato le scuole primarie al Collegio d’Abruzzo dei Gesuiti di L’Aquila, conseguì dapprima il diploma di Maturità presso il Liceo Classico Domenico Cotugno e, successivamente, proseguì la sua formazione a Roma nel 1948, iscrivendosi alla Facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi La Sapienza. Guidato da Padre Giuseppe De Bonis sj, Rettore del Collegio d’Abruzzo, iniziò il noviziato presso la casa di formazione di Vico Equense fino al 1951. L’anno dopo, proseguì la sua formazione filosofica a Lonigo. Nel 1954 ricevette gli ordini minori a Gallarate. Il 9 luglio del 1961, finalmente, accolse l’ordinazione presbiterale nella Città di Messina, mentre il suo percorso di adesione alla Compagnia di Gesù si concluse con la professione solenne a Napoli nell’Istituto Pontano il 2 febbraio 1966. Quando a metà degli anni ottanta, Napoli fu fortemente colpita dal degrado della droga, Padre Santucci decise di comprare  a Somma Vesuviana una struttura che divenne la sede del primo esperimento di comunità terapeutica per tossicodipendenti in Campania, che fu da lui chiamata Il Pioppo, come afferma Don Daniele Pinton. L’associazione, senza scopo di lucro, operava  sul territorio con lo scopo di accoglienza, recupero e reinserimento sociale di ex tossicodipendenti, minori e giovani a rischio di devianza di area penale e civile, con particolare riguardo all’emarginazione sociale e all’integrazione dell’agio con il disagio. Una vera opera di civiltà del Santucci, che riuscì a coinvolgere in modo integrato e progettuale diversi servizi. Dopo l’esperienza della Comunità Il Pioppo, il Gesuita si recò in l’Albania, dove trovò un paese straordinario ma affamato di tutto, dove la Chiesa – continua Don Daniele – e i suoi uomini erano stati perseguitati per molto tempo. Qui, non solo ottenne la cittadinanza albanese, ma si attivò totalmente per far ricostruire nove chiese, che erano state distrutte negli anni della dittatura comunista, impegnandosi verso gli ultimi, cioè i carcerati della casa circondariale di Kruja. Un lavoro straordinario compiuto nell’opera di evangelizzazione dei fedeli e nella costruzione di chiese ed altre strutture caritative a servizio del popolo albanese, per cui gli valse la decorazione pontificia Pro Ecclesia et Pontifice: un’antica onorificenza papale, istituita da papa Leone XIII il 17 luglio del 1888. Rientrato in Italia, al termine del suo servizio missionario, Padre Santucci fu destinato a Napoli alla Casa del Gesù Nuovo, dove si è sempre dedicato alle confessioni dei fedeli, fino a quando è giunto definitivamente a Roma, nella parte finale della sua vita.  

La visita del Prefetto di Napoli al centro Asterix di San Giovanni a Teduccio

Riceviamo e pubblichiamo.  “La sicurezza non è solo la protezione dai reati, ma è anche crescita civile e cultura. Tutte le iniziative che possono aprire degli spazi dove la comunità si incontra, dove c’è formazione e ci sono attività culturali che coinvolgono la popolazione nella crescita civile sono ben accette”. Queste le parole del Prefetto di Napoli, Marco Valentini, che ha visitato il Centro Asterix a San Giovanni a Teduccio, gestito dall’associazione Callysto, assegnataria della struttura. Presso il Centro Asterix, l’associazione Callysto sta portando avanti un progetto di riqualificazione e valorizzazione, per fare in modo che diventi un polo culturale disponibile alla partecipazione ed all’utilizzo dei cittadini e delle realtà associative del territorio. Accompagnato dal presidente di Callysto, Francesco Micera, il Prefetto ha visitato tutti i locali e il giardino esterno, anch’esso oggetto di interventi di riqualificazione. “Io spesso uso San Giovanni a Teduccio come metafora del futuro della città, perché c’è la Apple Accademy e poi c’è il quartiere: in sostanza, c’è un bivio tra questi due spazi, dove bisogna scegliere che strada percorrere. E la strada da percorrere è quella di far contaminare tutte le cose che devono migliorare dalle esperienze positive che sono dei semi, che pian piano crescono, destinati a trasformare tutta la vita del quartiere. E’ però importante che tutti i soggetti che lavorano in questo senso, e qui ce ne sono diversi e io li ho incontrati quasi tutti, si parlino tra di loro e facciano iniziative comuni”, ha proseguito il Prefetto Valentini “Siamo onorati della visita del Prefetto, sempre vicino a noi e alle nostre iniziative. Con lui e con tutte le istituzioni, il mondo associativo e la cittadinanza attiva vogliamo costruire un percorso condiviso e vogliamo farlo attraverso una riqualificazione autentica del Centro, che consenta di aprirlo alla fruizione in maniera sistemica”, dichiara il presidente di Callysto, Francesco Micera