Tampon Tax , Il PD Marigliano impegnato in una battaglia di civiltà

L’accesa questione sulla Tampon Tax è ancora un argomento all’ordine del giorno che si declina nelle sue problematicità e che solo da qualche mese comincia a trovare risposte dalla pubblica amministrazione.   L’iva applicata su assorbenti, tamponi e coppette mestruali è ancora molto alta in Italia. La camera dei deputati ha approvato un emendamento al decreto fiscale che abbasserà l’iva dal 22 al 5%, ma solo per gli assorbenti biodegradabili e compostabili, quindi un passo limitato per lo scopo cui aspiriamo. Da anni si discute dell’opportunità di abbassare l’aliquota sui prodotti igienici femminili, ma la proposta di legge presentata da Possibile nel 2016, ad oggi, non è stata accolta. Ogni donna nel corso della sua vita fertile affronta circa 456 cicli mestruali. Solo per gli assorbenti, secondo i dati della Camera dei Deputati, la spesa è di 1.700 euro. Combattere la «period poverty» è assolutamente indispensabile, considerando che secondo l’Istat sono 2 milioni 277mila le donne che in Italia vivono in condizioni di povertà. L’INIZIATIVA Un momento di  riflessione e sensibilizzazione, finalizzato a dare risposte concrete e risolutive sulla problematica, è stato posto in essere dal Partito Democratico di Marigliano tra le prime realtà politiche provinciali a porre l’attenzione sul problema. Di fatti, martedì 20 Luglio alle ore 20.00, attraverso la piattaforma Google Meet ci sarà un incontro pubblico con Laura Sparavigna, consigliera PD Firenze che grazie alla caparbietà e l’impegno politico ha fatto si che Firenze fosse il primo capoluogo di regione ad aver abolito l’Iva sui prodotti igienici femminili. Inoltre la Sparavigna ha promosso “Tampon Tax Tour” insieme all’associazione “Tocca a noi”. Un viaggio a tappe, tra le regioni italiane, finalizzato a registrare le adesioni degli Enti locali che hanno deliberato atti a sostegno della campagna contro la Tampon Tax. La mission del webinar sarà discutere insieme della proposta di abolizione della Tampon Tax come in altre realtà italiane – in questi giorni – sta avvenendo; grazie ai comuni e le associazioni di farmacie che aderiscono alla campagna «No tampon tax: il ciclo non è un lusso», che ha l’obiettivo di ridurre il costo dei prodotti igienici femminili tramite l’abbattimento della tassazione su questi prodotti. Interverranno: Carmine Napolitano | Segretario PD Marigliano Giuseppe Jossa | Sindaco della città di Marigliano Mena Bolero | Capogruppo PD Lucia Ricci | Responsabile diritti e legalità GD Napoli e ideatrice e organizzatrice dell’evento. Il circolo locale PD di Marigliano vuole impegnarsi, affinché quello che viene ancora ritenuto un bene di lusso, venga considerato finalmente un bene di prima necessità. |Sarà possibile partecipare e seguire l’incontro attraverso il seguente link: meet.google.com/ufg-ygno-eij| (fonte foto:rete internet)

Acerra, denuncia della preside finita in corridoio: “Fermate il sindaco”

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Segnalazione-denuncia della dirigente della scuola don Riboldi inviata a tutte le autorità, nazionali e regionali Ha dovuto allestire il suo ufficio nel corridoio, dopo la requisizione da parte del Comune di una serie di aule individuate per ospitare il futuro commissariato di polizia, attualmente ubicato in una palazzina privata. Ora però passa al contrattacco la preside della scuola elementare don Riboldi, storica scuola di grandi dimensioni che si trova nel piazzale Renella ma che adesso risulta dimezzata dopo la requisizione. Intanto la dirigente scolastica, Isabella Bonfiglio, ha scritto a tutti: presidente della Repubblica, prefetto, questore, presidente della giunta regionale e ministro della pubblica istruzione. Si tratta di una “segnalazione/denuncia – l’oggetto della missiva – di fatti accaduti con il Comune di Acerra e con la persona del sindaco Raffaele Lettieri”. Nella lettera inviata attraverso la posta certificata la preside stigmatizza il comportamento tenuto da Lettieri e chiede che venga revocata la decisione di realizzare un commissariato nella scuola. “La scuola è dei bimbi – scrive Bonfiglio – la presenza al suo interno di un commissariato è incompatibile”. Il plesso di piazzale Renella era stato soprannominato “la scuola più bella del mondo” dal titolo di un film comico in parte girato nei suoi spazi esterni, durante la lunghissima chiusura, durata dieci anni, per motivi di inagibilità. “Solo nell’agosto del 2020 – racconta la preside nell’esposto – terminata la ristrutturazione, resa possibile da 6 milioni di euro delle compensazioni ambientali, la scuola è stata consegnata ai legittimi proprietari: i bambini e le bambine”. ” Ma l’amministrazione comunale – aggiunge la dirigente – pur consapevole delle grosse difficoltà dovute alla pandemia ha preferito voltare la faccia mantenendo nell’edificio molti locali vuoti e costringendo la sottoscritta alla formazione di gruppi fuori-classe che si sono alternati”. Quindi il racconto dell’ultimo “sfratto”, che ha ridotto gli spazi per gli uffici: “Ho dovuto allestire il mio ufficio nel corridoio – scrive ancora la preside – ma non mi rammarico per questo. Piuttosto esprimo la mia indignazione per il comportamento del primo cittadino non solo per l’inesistente interazione con le pubbliche amministrazioni ma per la poca sensibilità dimostrata nei confronti dell’istituzione “scuola”. Interpellato sulla questione, il sindaco non ha replicato.

Somma Vesuviana, omicidio di Vincenza Tortora: il marito assassino aveva con sé anche una pistola

Francesco Nunziata, il settantenne accecato dalla gelosia che ha prima ferito il suo presunto rivale e poi finito la moglie, Vincenza Tortora, a coltellate, aveva con sé anche una pistola. Una 765, detenuta illegalmente, che aveva lasciato nel cruscotto della sua auto, forse con l’intenzione di utilizzarla.     L’hanno poi rinvenuta i carabinieri ai quali l’uomo ha confessato ogni cosa, ammettendo ogni singolo particolare: dalla gelosia morbosa, ai sospetti – fossero o meno fondati – fino al momento in cui ha deciso di farla finita e affondare il coltello. Ferendo prima il suo fornitore, Francesco Gifuni, 46enne della vicina Sant’Anastasia già noto alle forze dell’ordine, e poi – colpendola a morte – sua moglie, la donna che aveva sposato oltre trent’anni fa. Aveva con tutta probabilità premeditato tutto Nunziata, che si trova al momento nel carcere di Poggioreale in attesa di essere nuovamente sentito dagli inquirenti. Lo dice il possesso del coltello, lo dice la presenza della pistola in auto, lo dice infine il suo telefono cellulare che teneva acceso, in tasca. Era in cerca di prove che avallassero i suoi sospetti circa una relazione tra la moglie sessantatreenne e quell’uomo di vent’anni più giovane, sospetti che finora non hanno trovato riscontri e che comunque, in nessun caso, giustificherebbero la tragedia che ne è conseguita.  Sullo smartphone di Nunziata, in modalità registrazione, sono rimasti impressi i rumori e le voci, la concitazione di quei momenti in cui si consumava il delitto. L’audio, in possesso della scientifica, dovrà essere «pulito» per poter dire qualcosa di più delle poche parole, urlate, che è possibile distinguere: «Vien ‘ a ccà”. Vieni qua. La provocazione, la sfida, e poi le urla. Una prova, ma del resto Nunziata non si è sottratto alle domande, assistito dall’avvocato d’ufficio Serena Dello Iacono. «In realtà ha fornito una descrizione dettagliata degli eventi» – dice il legale che però precisa: «Siamo solo in una fase embrionale, molto delicata, per fare chiarezza piena si dovrà attendere». In stato di arresto – dopo aver confessato ai militari coordinati dalla Procura di Nola tutti i dettagli del delitto, ma anche i suoi tormenti e i sospetti che lo assillavano da anni –  l’imprenditore di Ottaviano che gestiva con la famiglia l’attività commerciale a Somma Vesuviana, dovrà rispondere di omicidio, tentativo di omicidio e porto abusivo di armi.  Intanto, nel tardo pomeriggio di ieri, le condizioni dell’altro uomo coinvolto nella vicenda, rimasto gravemente ferito per mano di Nunziata, erano ancora stazionarie.

Somma Vesuviana , la nostra concittadina scrive la sua tesi sulla grande Mia Martini

Venerdì 16 luglio scorso la giovane sommese Annalisa Normale si è laureata presso il Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento, discutendo la tesi dal titolo “Mia Martini: la forza comunicativa della sua interpretazione” e cantando i brani “E non finisce mica il cielo”, “Notturno” e “Almeno tu nell’universo”. A lei da parte nostra gli auguri, il plauso e le più sincere felicitazioni per aver saputo attingere – studiando e rileggendo con ammirazione, delicatezza e profondità d’animo – dal percorso artistico e umano di una delle più grandi interpreti della musica italiana. “Mia Martini di voci ne ha avute tante. Mi verrebbe da dire, parafrasando un’altra grande artista, tante voci in una memoria. Memoria che si fa sempre presente, incredibilmente attuale. Di testa, di gola, di tre ottave e oltre, di due ottave, limpida, roca, progressive, soul, rock, jazz, blues. E già questo basterebbe a renderla unica e immortale, ma ciò che l’ha resa veramente aliena e senza tempo è la sua proverbiale capacità interpretativa che si palesa capacità di condivisione col pubblico. Mia Martini all’ascolto della sua voce ti rapisce e ti catapulta, ogni volta, innanzi al fatto che sta cantando come se quell’azione si stesse compiendo in quel preciso momento. È questa, a parer mio, la sua forza e di questo lei ne era assolutamente consapevole, al punto di dichiarare: “Il segreto di una grande interprete non è la voce, perché la voce non ha alcuna importanza, è una cosa che noi usiamo a seconda delle emozioni che stiamo vivendo. La cosa importante è capire esattamente il senso del dolore o della gioia che stai raccontando. È questo il segreto, è saper dire le cose sentendole”. Eccola la sua arma vincente, corroborata da una spiccata intelligenza, da una grande sensibilità, da una forte curiosità per le cose, dalla sua vasta cultura, non solo musicale, dalla sua sincera autoironia e dalla piena consapevolezza che avere successo non è una questione di rivendicazione di ruoli, ma “semplicemente” riuscire a trasmettere un’emozione agli altri”.

Sant’Anastasia, l’Uamsa promuove un convegno evento per ricordare il giudice Borsellino

 Un convegno per ricordare quel tragico 19 luglio 1992, quando Palermo visse l’aggressione al giudice simbolo della lotta a tutte le illegalità Paolo Borsellino: appuntamento alla cittadinanza, agli ospiti ed ai relatori in piazza Siano alle ore 18,00 di domani, lunedì 19 luglio 2021.  Il Presidente UAMSA, l’avvocato Giacomo Gammella e Nicoletta Sannino dell’Ordine degli avvocati di Nola e consigliera comunale, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, dell’Ordine degli Avvocati di Nola e dell’Unione Avvocati Mandamento di Sant’Anastasia (UAMSA) hanno organizzato, come lo scorso anno, l’evento dal titolo “In ricordo di Paolo Borsellino: un eroe del nostro tempo” per celebrare l’anniversario della strage di via D’Amelio e della morte del giudice. Spetterà al sindaco Carmine Esposito accogliere tutti con il suo indirizzo di saluti, seguito dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Ciro Sesto e dal Presidente UAMSA, Giacomo Gammella.
Sen. Francesco Urraro
Saranno, infatti, ospiti e relatori il senatore Francesco Urraro, membro della Commissione Giustizia Senato e Commissione parlamentare antimafia; il Magistrato Francesco Soviero, Procuratore aggiunto di Salerno e Giuseppe Guida, Tesoriere dell’Unione Camere Penali Italiane. I temi della serata saranno illustrati dall’avvocato Nicoletta Sannino, che aprirà il lavori e introdurrà i presenti nel cuore del convegno. De “Il ruolo delle Istituzioni nel contrasto al crimine” parlerà il magistrato Francesco Soviero, mentre il senatore Francesco Urraro affronterà il tema dell’ “Attività predatoria delle mafie in riferimento all’emergenza epidemiologica” e l’avvocato Giuseppe Guida concluderà gli interventi con il tema “Le mafie: storie di fatti criminali”. Il convegno ha una notevole importanza e la sua validità è riconosciuta anche dall’attribuzione dei crediti formativi ai partecipanti aventi diritto.
L’avvocato Nicoletta Sannino
“Ritengo sia doveroso per la nostra comunità e per ogni comunità di cittadini celebrare la memoria di Paolo Borsellino e, con la sua, la memoria di tutti gli “eroi” che si sono sacrificati per la difesa della legalità. Fin da quando ero presidente dell’Uamsa – dice l’avvocato  Nicoletta Sannino –  ho voluto che, nell’ambito degli eventi formativi organizzati dall’associazione, ve ne fosse almeno uno dedicato alla legalità e il collega Gammella che ha ricoperto la carica dopo di me ha continuato in quest’ottica. Al sindaco Carmine Esposito e all’amministrazione va il nostro ringraziamento, come al Consiglio dell’Ordine ed al presidente Ciro Sesto, anche perché hanno riconosciuto all’evento tre crediti formativi per gli avvocati che saranno presenti in questo incontro caratterizzato da interventi di alto profilo e di argomenti di grande attualità”. “L’evento in memoria del giudice Borsellino rappresenta un omaggio doveroso ad un servitore dello Stato, che va sempre ricordato affinché resti vivo nelle nostre coscienze il senso dello Stato, che in quanto cittadini, prima che professionisti, non deve mai abbandonarci. L’U.A.M.S.A. – afferma il Presidente Giacomo Gammella – avverte il peso di questa responsabilità nei confronti della comunità e per tale motivo vuol far sentire la propria presenza riaffermando il senso dello Stato anche e soprattutto attraverso il rinnovato ricordo del giudice Borsellino”. “Ho accolto con piacere la richiesta di patrocinare questo evento in ricordo di una figura che è stata un esempio di legalità non solo per gli addetti ai lavori ma per la società intera, figura alla quale tutti dovremmo guardare per apprendere e tradurre in pratica come essere cittadini rispettosi delle regole dello Stato in cui siamo nati e viviamo, ma soprattutto come essere rispettosi gli uni degli altri, come ci ha testimoniato in vita e col sacrificio della propria vita il giudice Paolo Borsellino. Egli – dice il sindaco Carmine Esposito – ha rappresentato, con la sua personalità e i suoi comportamenti, tutto ciò che la mafia ha sempre temuto: coraggio, determinazione, incorruttibilità, senso dello stato e competenza professionale. La sua limpida figura –  che affermava, che chi muore per la legalità, la giustizia non muore invano – ci ha lasciato un patrimonio inestimabile di esempio da seguire. Invito tutti ad attingere da questa figura e da pochi altri come lui, le energie necessarie per rinnovare ogni giorno il nostro impegno in nome della giustizia e della legalità”.    

Le Ricette di Biagio: le polpette di pane. Dopo ogni crisi si riparte dal pane….

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Tra i tanti significati simbolici del pane c’è anche quello di essere l’alimento più importante durante i periodi di crisi e di rappresentare la “ripartenza”. Ma nel corso della storia il pane è stato anche simbolo di divisione. Le riflessioni di Marco Aurelio sui tagli “naturali” sulla crosta del pane. Qualche notizia storica sul “pane bianco” e sul pane “bruno”  nella Napoli borbonica, e sul pane “amaro”di chi dipende dagli altri.   Ingredienti:  gr. 80 pane raffermo; gr. 40 di pangrattato; gr. 70 provolone del Monaco; gr. 20 di pecorino; 3 uova; 1 tazza di latte; mezzo bicchiere di vino bianco; olio di oliva; sale, pepe, prezzemolo, aglio. Lasciate ammorbidire nel latte per qualche minuto i pezzi del pane raffermo, e poi impastate il tutto con moti sapienti delle mani. All’impasto aggiungete il pangrattato, i formaggi grattugiati, le uova che sono state sbattute con sale e pepe, il trito di prezzemolo e di aglio. Formate le polpette con le mani umide di acqua in cui è stato versato il vino bianco e mettetele a friggere, poche alla volta, nell’olio in una capiente padella, in cui ci sia lo spazio per rigirarle. Quando la doratura è completa, portate via l’olio con un mestolo forato e disponete le polpette su carta assorbente da cucina: sono pronte per la tavola (l’immagine è pubblicata su internet).   Barthes, Le Goff, Piero Camporesi hanno sostenuto, da punti di vista diversi, che dopo i grandi disastri materiali e morali provocati dalle guerre, dalle catastrofi naturali e dalle epidemie si riparte dal pane, l’alimento semplice, antico, salutare, carico di una complessa trama di valori simbolici. Ma il pane divide o unisce? A noi Napoletani, a prima lettura, la domanda pare oziosa. L’unità della famiglia e della comunità noi la vediamo concretamente rappresentata dalla tavola apparecchiata per il pranzo e per la cena: e al centro c’è il pane. Però Massimo Montanari, che pone la domanda, ci ricorda che i Greci chiamavano “barbari” tutti quelli che non solo non usavano la loro lingua, ma non conoscevano il pane. I Cristiani scelsero il pane come simbolo fondante della nuova religione, e anche su questo punto presero le distanze dagli Ebrei, che per tradizione escludevano i cibi fermentati dalla sfera del sacro. Ma le distanze, su questo punto, lentamente si ridussero. Infatti, quando, nel 1054, la Chiesa “greca” si separò da quella “Latina”,tra le cause della divisione venne indicata anche la decisione dei “Latini” di introdurre, nel rito della messa, l’ostia “azzima”, non fermentata, e dunque di manifestare rispetto per la tradizione ebraica. Marco Aurelio vide la ragione divina manifestarsi anche nelle screpolature del pane, in quei tagli “naturali” “che in un certo qual modo sono in contrasto con ciò che si ripromette l’arte del fornaio, e tuttavia hanno una loro grazia e stimolano l’appetito in modo del tutto particolare”. I ricchi Romani mangiavano il pane di frumento, e i plebei la polenta di farro. Ma il farro si è preso la rivincita lasciando la sua radice nella parola “farina”. Pompei era famosa per il pane: un “viandante” nocerino, Caio Sabinio, scrisse, a Pompei, sull’intonaco della taverna di Stazio: “Viandante, il pane gustalo a Pompei, ma il vino compralo a Nocera”: ma, considerata la rivalità “sportiva” tra Nocerini e Pompeiani, non so fino a che punto sia attendibile la distinzione. Nel primo ventennio dell’Ottocento il Comune di Nocera dettava “assisa” per il pane “bianco”, di “fiore di saragolla” e di “fiore di carosella”, e per il pane “bruno”, riservato alla “plebe”: nel 1855 un muratore guadagnava, quando trovava lavoro, tra 16 e 18 “grana” al giorno, mentre un “rotolo” (circa 900 grammi) di “pane bianco” costava tra i 5 e i 7 “grana”. Perciò, nel 1861 gli abitanti della contrada “Finelli” di Boscotrecase non ebbero dubbi nel dichiarare alle forze dell’ordine che Vincenzo Lettieri, loro vicino di casa, era un “manutengolo” del brigante Pilone: infatti Vincenzo, “un miserabile bracciante”, e sua figlia mangiavano “pane bianco della Torre”, che il brigante regalava a sua figlia, e questa sfrontata se ne vantava pubblicamente. Nel 1925 la canzone “Lacrime napulitane”, di cui furono autori Libero Bovio e Francesco Buongiovanni, ricordò che gli emigranti trovavano lontano da Napoli molto pane, ma era pane “amaro”, come sa sempre “di sale” – parola di Dante – “lo pane altrui”. Anche la polpetta ha una sua affascinante storia sociale, e capitoli interessanti di questa storia sono stati scritti da Napoletani e da Siciliani. Ma ne parliamo alla prossima. (FONTE FOTO:RETE INTERNET)      

Prossima chiusura della tratta ferroviaria della Circumvesuviana tra Napoli e San Giorgio a Cremano

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Riceviamo e pubblichiamo dal sindacato OR.S.A.  

L’EAV si prepara a chiudere la tratta ferroviaria che da Napoli va a San Giorgio a Cremano, passando per Poggioreale/Centro Direzionale. La notizia era già trapelata il mese scorso, ma era stata smentita con fermezza dalla direzione aziendale, evidentemente ora si apprestano a “smentire la smentita”, perché nei prossimi giorni i sindacati sono stati convocati per discutere proprio di quella chiusura e delle ricadute sui Lavoratori.

Dai primi contatti avuti con la direzione aziendale, pare che vogliano sostituire le corse effettuate dai treni con quelle dei bus, sempre dell’EAV, che attualmente fanno servizio tra San Giorgio a Cremano e l’Ospedale del Mare. In pratica, a fronte di una riduzione delle corse automobilistiche interne al comune di San Giorgio, si avrebbe il prolungamento del capolinea dall’Ospedale fino a Napoli-Porta Nolana, per cui l’autobus, proseguirebbe dal nosocomio verso le fermate della Circumvesuviana di Villa Visconti, Argine Palasport, Madonnelle (rione INCIS), Centro Direzionale e Poggioreale, senza transitare per Botteghelle, per poi raggiungere il terminal di Napoli.

Questo tipo di servizio “sostitutivo”, intanto danneggerà i cittadini di San Giorgio che vedranno ridursi le circolari interne al comune, in più penalizzerà ulteriormente il popoloso quartiere di Ponticelli, interessato per la massima parte dai disagi della “serrata”, non si può certo pensare che un autobus possa sostituire un treno, sia in termini di capienza del mezzo, che in termini di durata della corsa.

Non riusciamo a capire quali possano essere i reali motivi di questa chiusura, non crediamo che sia per carenza di personale, perché se questa dovesse essere la ragione, i massimi dirigenti dell’EAV dopo aver fatto una serie di concorsi e selezioni, con oltre 500 assunzioni, dovrebbero soltanto dimettersi perché non hanno saputo prevedere quali fossero le reali esigenze di personale dell’azienda. Possiamo “solo” ipotizzare che sia un espediente per recuperare risorse economiche, come accade con le corse ferroviarie, che sono ANCORA ferme, fin dal “lontano” 18 maggio 2020 all’80% del contratto di servizio, previsto dall’allora “Fase 3” COVID, dopo il lockdown.

Il Sindacato OR.S.A. è da sempre contrario alla chiusura di tratte ferroviarie e/o automobilistiche, un’azienda di trasporto non offre certamente un adeguato servizio tagliando corse e chiudendo stazioni o fermate, come sta facendo l’EAV.

Riteniamo, a questo punto, che non sia più procrastinabile un’analisi e magari una revisione della politica regionale del trasporto pubblico, non è possibile ascoltare o leggere proclami di rilancio delle aziende e poi, all’atto pratico, vedere solo disservizi, tagli e chiusure di linee ferroviarie che sono costate centinaia di milioni di euro ai cittadini campani.

Somma Vesuviana, mancanza di autorizzazioni e irregolarità nella gestione rifiuti: sequestrata una stamperia

Controlli serrati nella cittadina vesuviana. Sottoposta a sequestro una stamperia priva di autorizzazioni. Continuano i controlli da parte delle autorità competenti nel comune di Somma Vesuviana. A finire nel mirino del corpo di polizia locale è stata un’attività di stamperia, serigrafia e litografia, sottoposta a sequestro poiché priva del titolo autorizzativo regionale. Rinvenute, inoltre, irregolarità nella gestione dei rifiuti. Le attività di controllo, coordinate dal Comandante tenente colonnello Claudio Russo,  congiuntamente agli ispettori della Polizia Metropolitana distretto di Nola, hanno portato al sequestro preventivo e probatorio, in violazione dell’art. 279 comma 1 e art. 208 dello stesso decreto, dell’intera stamperia, compresi il locale di circa 200 mq, il seminterrato di circa 100 mq e l’area esterna dove defluivano i fanghi. Nel locale sono stati rinvenuti banchi da lavoro, scaffalature, barattoli di pittura, pellicole, bidoni per inchiostro, vernici e diluenti, una cabina ad acqua con idropulitrice per convogliare i fanghi finali in un’area esterna, i cui tre cubotti in plastica e metallo da 1000 litri cadauno risultavano colmi al momento dei controlli. Sottoposto a sequestro anche il seminterrato di 100 mq in cui sono stati rinvenuti altri macchinari da lavoro, barattoli di vernici e diluenti. A queste si aggiungono le irregolarità amministrative relative al registro di carico/scarico e al numero dei formulari esibiti. Seguirà un intervento tecnico da parte dell’ARPAC per la definizione esatta dei codici CER inerenti i rifiuti rinvenuti in loco, nonché per la verifica degli impianti di aspirazione, i macchinari da lavoro ed eventuali scarichi abusivi.  

Somma Vesuviana, Somma Skating School: podio internazionale Sveva Romano

Podio internazionale per l’atleta della Somma Skating School Sveva Romano. A Porto Recanati è in corso la Conero Hero Battle 2021, tappa italiana delle gare internazionali della World Skate. Dopo lo stop di tutte le gare del circuito a causa della pandemia finalmente si riparte! La gara in questione ospita quest’anno più di cento atleti provenienti dall’Italia, Francia, Spagna, Russia, Polonia. Sveva, dopo il miglior tempo in qualifica, conclude la gara con il secondo posto nello speed slalom senior women, portando ancora una volta il nome della società sommese su un podio internazionale, insieme a quello della FRSKATE, il famoso brand francese dei pattini inline, del quale Sveva è testimonial.             (Fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, il fratello di Melania Rea: «Siamo vicini ai figli dell’ennesima vittima di femminicidio»

Michele Rea esprime la sua solidarietà alla famiglia di Vincenza Tortora, uccisa ieri dal marito, Francesco Nunziata, attualmente in stato d’arresto con vari capi d’imputazione. Il movente che ha armato le mani dell’assassino è quello della gelosia: era convinto che la moglie intrattenesse una relazione con uno dei suoi fornitori, un uomo di 46 anni di Sant’Anastasia. Stava raccogliendo quelle che considerava prove e anche ieri, nel corso della lite e poi dell’omicidio, aveva in tasca il suo telefono cellulare acceso che ha registrato tutto. Il dispositivo è nelle mani degli investigatori. Intanto Francesco G., l’altro uomo ferito, è ancora in prognosi riservata. Una vittima di femminicidio a Somma Vesuviana non può che riportare ad un ricordo sempre vivo nella comunità, ad un’altra vittima dell’orrore, ad un’altra donna uccisa dal marito, a Melania Rea. L’assassinio di Vincenza Tortora, nelle dinamiche comunque da confermare, ha fatto rivivere i momenti del dolore alla famiglia di Melania, giovane donna di Somma Vesuviana uccisa dal marito Salvatore Parolisi ormai nel lontano aprile del 2011. Un coltello, anche allora. Le motivazioni, gli scenari, non si somigliano per nulla ma ci sono pur sempre e innegabilmente due donne ammazzate dall’uomo che avevano sposato. «È sconvolgente – dice Michele Rea, il fratello della giovane donna uccisa anni fa dal marito, ex caporalmaggiore dell’esercito, con 35 coltellate – mi dispiace tantissimo anche se non conoscevo Vincenza. Non ci sono parole, non ne esistono per giustificare l’ennesimo orrore, questa follia che vede l’ennesima donna crollare sotto i colpi sferrati da chi dovrebbe starle accanto. Posso soltanto dire che la nostra famiglia è vicina a quella di Vincenza, che oggi pensiamo a loro rivivendo i tormenti di tutti questi anni, ci dispiace tantissimo».
Melania Rea, uccisa nell’aprile 2011
E Michele Rea, con l’associazione che a Melania Rea è intitolata, cerca di aiutare ogni giorno le donne vittime di violenza, prima che si debbano commemorare quali vittime di femminicidio. «Ed è difficile, davvero difficile – continua Michele – perché le istituzioni non aiutano le donne, perché si piange sempre dopo, perché – soprattutto su questo territorio chi ha paura, chi si sente in pericolo, ha timore di rivolgersi a chi di dovere. Forse non tutte sanno che pochi anni dopo l’omicidio di Melania, a Roma è stata inaugurata dall’Arma dei carabinieri la prima sala per le audizioni protette, poi negli anni altre, circa un centinaio, ne sono state realizzate nei comandi dell’Arma su tutto il territorio nazionale. Sono ancora poche e sono ancora poco efficaci le azioni di chi sui territori dovrebbe fare il possibile per accogliere chi vorrebbe chiedere aiuto». Intanto, la vita di Vincenza è stata stroncata per una gelosia folle, con tutta probabilità immotivata.Per quello che un tempo sarebbe stato iniquamente definito un «delitto d’onore» e che oggi, almeno questo, si riconosce per quello che è: un assassinio. Un gesto folle da parte di chi, convinto che la donna accanto a sé fosse di sua esclusiva proprietà, un crimine efferato.