Somma Vesuviana , la nostra concittadina scrive la sua tesi sulla grande Mia Martini

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Venerdì 16 luglio scorso la giovane sommese Annalisa Normale si è laureata presso il Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento, discutendo la tesi dal titolo “Mia Martini: la forza comunicativa della sua interpretazione” e cantando i brani “E non finisce mica il cielo”, “Notturno” e “Almeno tu nell’universo”.

A lei da parte nostra gli auguri, il plauso e le più sincere felicitazioni per aver saputo attingere – studiando e rileggendo con ammirazione, delicatezza e profondità d’animo – dal percorso artistico e umano di una delle più grandi interpreti della musica italiana.

Mia Martini di voci ne ha avute tante. Mi verrebbe da dire, parafrasando un’altra grande artista, tante voci in una memoria. Memoria che si fa sempre presente, incredibilmente attuale. Di testa, di gola, di tre ottave e oltre, di due ottave, limpida, roca, progressive, soul, rock, jazz, blues. E già questo basterebbe a renderla unica e immortale, ma ciò che l’ha resa veramente aliena e senza tempo è la sua proverbiale capacità interpretativa che si palesa capacità di condivisione col pubblico. Mia Martini all’ascolto della sua voce ti rapisce e ti catapulta, ogni volta, innanzi al fatto che sta cantando come se quell’azione si stesse compiendo in quel preciso momento. È questa, a parer mio, la sua forza e di questo lei ne era assolutamente consapevole, al punto di dichiarare: “Il segreto di una grande interprete non è la voce, perché la voce non ha alcuna importanza, è una cosa che noi usiamo a seconda delle emozioni che stiamo vivendo. La cosa importante è capire esattamente il senso del dolore o della gioia che stai raccontando. È questo il segreto, è saper dire le cose sentendole”. Eccola la sua arma vincente, corroborata da una spiccata intelligenza, da una grande sensibilità, da una forte curiosità per le cose, dalla sua vasta cultura, non solo musicale, dalla sua sincera autoironia e dalla piena consapevolezza che avere successo non è una questione di rivendicazione di ruoli, ma “semplicemente” riuscire a trasmettere un’emozione agli altri”.