Somma Vesuviana, il fratello di Melania Rea: «Siamo vicini ai figli dell’ennesima vittima di femminicidio»

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Michele Rea esprime la sua solidarietà alla famiglia di Vincenza Tortora, uccisa ieri dal marito, Francesco Nunziata, attualmente in stato d’arresto con vari capi d’imputazione. Il movente che ha armato le mani dell’assassino è quello della gelosia: era convinto che la moglie intrattenesse una relazione con uno dei suoi fornitori, un uomo di 46 anni di Sant’Anastasia. Stava raccogliendo quelle che considerava prove e anche ieri, nel corso della lite e poi dell’omicidio, aveva in tasca il suo telefono cellulare acceso che ha registrato tutto. Il dispositivo è nelle mani degli investigatori. Intanto Francesco G., l’altro uomo ferito, è ancora in prognosi riservata.

Una vittima di femminicidio a Somma Vesuviana non può che riportare ad un ricordo sempre vivo nella comunità, ad un’altra vittima dell’orrore, ad un’altra donna uccisa dal marito, a Melania Rea. L’assassinio di Vincenza Tortora, nelle dinamiche comunque da confermare, ha fatto rivivere i momenti del dolore alla famiglia di Melania, giovane donna di Somma Vesuviana uccisa dal marito Salvatore Parolisi ormai nel lontano aprile del 2011. Un coltello, anche allora. Le motivazioni, gli scenari, non si somigliano per nulla ma ci sono pur sempre e innegabilmente due donne ammazzate dall’uomo che avevano sposato. «È sconvolgente – dice Michele Rea, il fratello della giovane donna uccisa anni fa dal marito, ex caporalmaggiore dell’esercito, con 35 coltellate – mi dispiace tantissimo anche se non conoscevo Vincenza. Non ci sono parole, non ne esistono per giustificare l’ennesimo orrore, questa follia che vede l’ennesima donna crollare sotto i colpi sferrati da chi dovrebbe starle accanto. Posso soltanto dire che la nostra famiglia è vicina a quella di Vincenza, che oggi pensiamo a loro rivivendo i tormenti di tutti questi anni, ci dispiace tantissimo».

Melania Rea, uccisa nell’aprile 2011

E Michele Rea, con l’associazione che a Melania Rea è intitolata, cerca di aiutare ogni giorno le donne vittime di violenza, prima che si debbano commemorare quali vittime di femminicidio. «Ed è difficile, davvero difficile – continua Michele – perché le istituzioni non aiutano le donne, perché si piange sempre dopo, perché – soprattutto su questo territorio chi ha paura, chi si sente in pericolo, ha timore di rivolgersi a chi di dovere. Forse non tutte sanno che pochi anni dopo l’omicidio di Melania, a Roma è stata inaugurata dall’Arma dei carabinieri la prima sala per le audizioni protette, poi negli anni altre, circa un centinaio, ne sono state realizzate nei comandi dell’Arma su tutto il territorio nazionale. Sono ancora poche e sono ancora poco efficaci le azioni di chi sui territori dovrebbe fare il possibile per accogliere chi vorrebbe chiedere aiuto». Intanto, la vita di Vincenza è stata stroncata per una gelosia folle, con tutta probabilità immotivata.Per quello che un tempo sarebbe stato iniquamente definito un «delitto d’onore» e che oggi, almeno questo, si riconosce per quello che è: un assassinio. Un gesto folle da parte di chi, convinto che la donna accanto a sé fosse di sua esclusiva proprietà, un crimine efferato.

 

 

Daniela Spadaro
Daniela Spadaro
Giornalista professionista

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