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Segnalazione-denuncia della dirigente della scuola don Riboldi inviata a tutte le autorità, nazionali e regionali

Ha dovuto allestire il suo ufficio nel corridoio, dopo la requisizione da parte del Comune di una serie di aule individuate per ospitare il futuro commissariato di polizia, attualmente ubicato in una palazzina privata. Ora però passa al contrattacco la preside della scuola elementare don Riboldi, storica scuola di grandi dimensioni che si trova nel piazzale Renella ma che adesso risulta dimezzata dopo la requisizione. Intanto la dirigente scolastica, Isabella Bonfiglio, ha scritto a tutti: presidente della Repubblica, prefetto, questore, presidente della giunta regionale e ministro della pubblica istruzione. Si tratta di una “segnalazione/denuncia – l’oggetto della missiva – di fatti accaduti con il Comune di Acerra e con la persona del sindaco Raffaele Lettieri”. Nella lettera inviata attraverso la posta certificata la preside stigmatizza il comportamento tenuto da Lettieri e chiede che venga revocata la decisione di realizzare un commissariato nella scuola. “La scuola è dei bimbi – scrive Bonfiglio – la presenza al suo interno di un commissariato è incompatibile”. Il plesso di piazzale Renella era stato soprannominato “la scuola più bella del mondo” dal titolo di un film comico in parte girato nei suoi spazi esterni, durante la lunghissima chiusura, durata dieci anni, per motivi di inagibilità. “Solo nell’agosto del 2020 – racconta la preside nell’esposto – terminata la ristrutturazione, resa possibile da 6 milioni di euro delle compensazioni ambientali, la scuola è stata consegnata ai legittimi proprietari: i bambini e le bambine”. ” Ma l’amministrazione comunale – aggiunge la dirigente – pur consapevole delle grosse difficoltà dovute alla pandemia ha preferito voltare la faccia mantenendo nell’edificio molti locali vuoti e costringendo la sottoscritta alla formazione di gruppi fuori-classe che si sono alternati”. Quindi il racconto dell’ultimo “sfratto”, che ha ridotto gli spazi per gli uffici: “Ho dovuto allestire il mio ufficio nel corridoio – scrive ancora la preside – ma non mi rammarico per questo. Piuttosto esprimo la mia indignazione per il comportamento del primo cittadino non solo per l’inesistente interazione con le pubbliche amministrazioni ma per la poca sensibilità dimostrata nei confronti dell’istituzione “scuola”. Interpellato sulla questione, il sindaco non ha replicato.