POMIGLIANO D’ARCO – “Sono oltre tredici i milioni di euro che il Comune di Pomigliano d’Arco riceverà per due progetti di grande rilievo per la nostra città, che ci permetteranno di realizzare il Villaggio sociale”. Lo ha detto il sindaco di Pomigliano d’Arco, Gianluca Del Mastro, che ieri ha firmato il “Contratto istituzionale di sviluppo Terra dei fuochi”, alla presenza del Ministro per il Sud, Mara Carfagna. Il contratto finanzia, con circa 200 milioni di euro, 67 progetti presentati da 52 comuni e tre enti pubblici delle province di Napoli e Caserta che ricadono nell’area.
“Pomigliano d’Arco – sottolinea Del Mastro – in rapporto al numero di abitanti è il Comune che ha ottenuto il finanziamento più cospicuo. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo straordinario risultato e che hanno lavorato con grande competenza alla progettazione. Ora il Villaggio sociale diventerà una realtà”. I progetti finanziati sono due, che uniti faranno vita a quello che il sindaco ha definito un vero e proprio “Villaggio sociale”.
I fondi saranno utilizzati infatti per la realizzazione di un edificio su tre livelli che dovrà accogliere una “Comunità Tutelare” per 72 anziani ed un’ampia area verde attrezzata, situata in via Gorizia. Nella struttura saranno presenti mense, cucine, sale per le attività socializzanti e prestazioni infermieristiche, oltre alle camere per ospitare la comunità di anziani e delle persone con patologie assimilabili a quelle dell’età senile, in particolare a coloro che versano in condizioni di disabilità e non autosufficienza. Il secondo progetto finanziato dal Contratto, ed inserito nello stesso parco, prevede la realizzazione di un edificio destinato ad accogliere un Centro polifunzionale con un’ampia area di verde attrezzato ed un parcheggio interrato.
“Il Villaggio sociale – spiegano gli Assessori all’Urbanista e Lavori Pubblici, Mena Iovine, e alle Politiche Sociali e Lavoro, Salvatore Esposito – nasce dalla consapevolezza che, la crescente complessità del contesto sociale territoriale, dovuta in parte a fattori specifici tipici dell’area di riferimento, come l’alta presenza di fasce di disagio sociale, di fasce di popolazione con tenore di vita al limite della soglia di povertà, l’elevata presenza di persone con disabilità, la scarsa presenza di infrastrutture sociali e spazi di condivisione ed in parte alle conseguenze della pandemia che ha fortemente limitato il senso di comunità, ha reso necessaria una riflessione sull’opportunità di creare spazi istituzionali di riferimento per favorire l’inclusione, la condivisione e la socializzazione tra le diverse fasce della popolazione”.
Sono terminati i lavori per la realizzazione del parco giochi, presso l’ex plesso scolastico in Via Passariello a Castello di Cisterna. Un’opera pubblica che assume ancora più valore in questo momento storico difficile.
Uno spazio accessibile per i piccoli cittadini che valorizza un’area periferica del paese è oggi una realtà. È stato, infatti, realizzato un parco giochi all’interno dell’ex plesso scolastico in Via Passariello. Un progetto che rientra nell’ambito di un bando della Città Metropolitana di Napoli a cui Castello di Cisterna ha aderito. Il luogo in questione è dedicato alle bambine e ai bambini in fascia d’età compresa tra i 4 e gli 11 anni.
L’iniziativa dell’amministrazione comunale è finalizzata ad accrescere l’importanza della disponibilità e possibilità di frequentare aree verdi per garantire ai bambini una forma di socialità al di fuori della scuola. I giochi all’aria aperta, giovano all’equilibrio psico-fisico del bambino, stimolano la creatività. Nell’attuale periodo emergenziale della pandemia da Covid-19 tale azione assume ancora più valore. Durante il lockdown in molti paesi le restrizioni hanno impedito di frequentare spazi aperti. L’impossibilità di passeggiare, giocare, correre, divertirsi in questi posti ha cambiato la loro percezione da parte dei cittadini. Secondo uno studio pubblicato su Urban Forestry & Urban Greening, i dati sottolineano che in Italia ci è mancato di più “osservare la natura”; un risultato che suggerisce un grande valore per la conservazione delle aree verdi, grazie anche alla loro funzione sociale e culturale.
Dunque, è opportuno che la politica (nel caso di specie i comuni) non trascuri il bene pubblico, ma, anzi, si impegni a creare delle azioni concrete, come la realizzazione di parco giochi, in quanto opportunità per ripensare al ruolo e all’importanza della dotazione di spazi pubblici e aree verdi urbane; e come la loro effettiva accessibilità.
Nella storia della carica di Presidente della Repubblica, la Campania, e in particolare Napoli, è spesso stata in prima linea.
Enrico De Nicola, originario di Torre Del Greco, fu il primo Presidente della Repubblica Italiana e, nonostante la sua carica fu breve, viene tutt’oggi ricordato per l’onestà e l’umiltà che lo caratterizzarono sempre.
Giovanni Leone fu, invece, il sesto Capo dello Stato dal 1971 al 1978, il secondo Presidente in ordine cronologico. Figlio di una famiglia originaria di Pomigliano d’Arco, completò gli studi liceali a Nola. Suo padre Mauro era un noto avvocato del Foro di Napoli.
Terzo e ultimo Presidente della Repubblica napoletano è Giorgio Napolitano, l’unico ad essere eletto per un secondo mandato in tutta la storia della Repubblica italiana, in carica dal 2006 fino al 2015.
Nell’attesa dello decisione finale, nelle ultime ore è spuntato un altro nome importante che potrebbe rivelarsi un vero e proprio jolly di queste elezioni del nuovo Presidente della Repubblica. Si tratta di Sabino Cassese, di origini campane, giurista e accademico che è stato Ministro per la funzione pubblica e Giudice della Corte Costituzionale, sotto al guida di Carlo Azeglio Ciampi. Tra i maggiori giuristi d’Italia, Cassese è figlio dello storico Leopoldo e fratello di Antonio, laureato all’università di Pisa, ha lavorato come docente universitario ad Urbino, Napoli e Roma. Presidente dell’European Group of Public Administration dal 1987 al 1991, ha collaborato con l’Ocse alla riforma delle amministrazioni pubbliche dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Nel 1990 fu il primo a sostenere l’idea dell’autonomia scolastica e negli anni Novanta ha presieduto la Commissione per la riforma delle partecipazioni statali e la Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Siamo nell’anno 2022 e la mercificazione del corpo delle donne purtroppo è ancora un tema estremamente ricorrente.
Un’azienda ben nota di Napoli ha pubblicato un annuncio di lavoro online che non è passato inosservato, certamente non per la qualità del lavoro richiesto né per la retribuzione offerta.
“Cerchiamo una receptionist che parli inglese fluentemente” inizia così l’annuncio shock che ha destato non poca rabbia e polemiche sul web. Dalle prime righe sembrerebbe regolare, normale, ma continuando a leggere si comprende quanto non ci sia proprio niente di normale. Viene richiesta una donna di bella presenza, affabile e solare e, nonostante non si riesca bene a capire perché una persona che lavora in una reception debba possedere queste determinate caratteristiche, poi arriva la parte peggiore in cui si legge letteralmente “si richiede una foto a figura intera in costume da bagno o similare“.
Se l’annuncio avesse richiesto una fotomodella non ci sarebbe stato nulla di male ma purtroppo si cerca una receptionist, ossia una persona che stia alla reception, mestiere che non comprende il mostrare il proprio corpo né tanto meno la bella faccia (richiesta insieme ad altre caratteristiche inutili). Questa azienda del Centro Direzione richiede la bellezza e la quasi nudità invece della preparazione e delle capacità lavorative effettive che no, non comprendono assolutamente tutto ciò che viene richiesto nello scandaloso annuncio.
Storie del genere accadono purtroppo di continuo, sia per il genere femminile che per quello maschile. Un fenomeno, quello della mercificazione del corpo (soprattutto quello delle donne), che va combattuto e denunciato sempre e, proprio per questo, la risposta giusta ad una richiesta imbarazzante del genere, ai limiti del sessismo, resta sempre un grande “NO”.
L’annuncio integrale
Al via l’Itinerario di formazione sociopolitica e imprenditorialePer una nuova cultura del fare. Persone, lavoro, creato e futuro, organizzato da Pastorale per la Carità e la Giustizia e Pastorale per il Laicato e l’Evangelizzazione della diocesi di Nola.
L’inaugurazione pubblica del percorso si terrà sabato 29 gennaio, alle 15.30, presso il Seminario vescovile di Nola, con l’incontro Per un’economia umana.
Dopo i saluti del vescovo di Nola, Francesco Marino, e di Ciro Fiola, presidente della Camera di commercio di Napoli, l’introduzione a cura di Sergio Beraldo, docente di Economia politica dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, su L’economia al servizio della persona. Quindi la relazione di Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno, su L’economia profetica di Giuseppe Toniolo, tema legato a un saggio di monsignor Sorrentino di recente uscita dal titolo Economia umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: una rilettura sistematica, nel quale il vescovo esplora la visione tonioliana del rapporto tra etica ed economia.
«L’iscrizione all’itinerario sociopolitico dovrebbe nascere da una forte ambizione: il desiderio di un impegno quotidiano nei luoghi che si abitano – sottolinea Giuseppina Orefice, responsabile dell’Itinerario di formazione – Il futuro delle generazioni che verranno si costruisce oggi, traducendo le visioni in azioni per aiutare le comunità nella transizione ecologica, sociale e spirituale verso il bene comune. Siamo felici di iniziare questo nuovo anno della Scuola con la voce di monsignor Sorrentino, originario della nostra diocesi, e di avere, per questo incontro, la collaborazione della Biblioteca diocesana San Paolino».
Quella del 29 gennaio è la prima tappa di un percorso che arriverà fino a maggio: l’inaugurazione è aperta a tutti mentre gli altri incontri sono riservati agli iscritti. L’itinerario formativo è promosso in collaborazione con Ufficio di pastorale Sociale, Lavoro, Giustizia e Pace, Custodia del creato, Azione cattolica, Ufficio comunicazioni sociali, Camera di Commercio di Napoli e Università degli Studi di Napoli Federico II.
Le tappe successive del percorso saranno dedicate ai temi Lavoro dignitoso (sabato 25 febbraio 2022 – dalle 15 alle 18), Impresa sostenibile (26 marzo 2022, dalle 15.30 alle 18.30), La salvaguardia della Casa comune (sabato 28 maggio 2022, dalle 15.30 alle 18.30). Venerdì 28 aprile 2022, poi, a Scafati, alle ore 19:30 si svolgerà la Veglia di preghiera per i lavoratori. È possibile iscriversi fino al 15 febbraio. Tutte le informazioni su www.diocesinola.it.
Per la partecipazione, obbligatorio il Green Pass Rafforzato.
Ogni cittadino può condividere e contribuire a dare valore ai progetti che si stanno realizzando in tutta Italia grazie all’Art BonusIl cantiere del restauro del Battesimo di Cristo di Cesare Turco visitabile presso la Soprintendenza ABAP Napoli a Palazzo Reale
Come ogni anno Art Bonus, progetto del Ministero della Cultura per la raccolta di fondi tramite la generosità di mecenati privati che finanziano lavori per il restauro e il recupero di opere d’arte e Beni Culturali, bandisce un concorso in cui sceglie i progetti terminati perché possano essere votati dal pubblico sul sito (Concorso – Art Bonus) o sui social. Quest’anno è stato scelto anche il restauro conservativo ed estetico della Tavola cinquecentesca di Cesare Turco curato dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Napoli. Il progetto è rientrato anche nella manifestazione della Soprintendenza di Napoli “Incontro al Restauro” che ha creato un cantiere aperto al pubblico per fare in modo che le persone potessero interloquire direttamente con i restauratori che stanno ultimando il restauro della Tavola. Naturalmente votatelo… Il progetto Art Bonus si prefigge la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo e prevede un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura. Con l’occasione la Soprintendenza di Napoli ha colto l’occasione per inaugurare il progetto “Incontro/Intorno al restauro”, nell’ambito del quale il restauro della Tavola dipinta da Cesare Turco è stato “aperto” a un pubblico ampio, di esperti e non esperti, attraverso una visita approfondita, guidata dalle restauratrici, anche in collaborazione con le scuole e con le Università.
Il piccolo cantiere di restauro, allestito nelle salette pompeiane del Palazzo Reale di Napoli, ha visto fino a questo momento la partecipazione di visitatori di ogni età e provenienza, costituendo un’occasione per approfondire la conoscenza delle tecniche e dei metodi del restauro, ma anche del programma Art Bonus. La tavola che raffigura “Il battesimo di Cristo” di Cesare Turco, collocata in origine nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, pregevole luogo di culto nel centro antico della città, è di proprietà del Fondo Edifici di Culto e proviene dai depositi della Soprintendenza ABAP per il comune di Napoli dove è stata conservata per molti anni. Il dipinto è in cattivo stato di conservazione: il supporto ligneo non presenta gravi danni anche se la fibra legnosa appare leggermente impoverita e disgregata. I danni più gravi interessano il recto del dipinto: il film pittorico è in molti punti completamente distaccato e la preparazione è fortemente polverizzata. La superficie pittorica è offuscata per una forte alterazione pigmentale delle vernici ossidate, oltre ad abrasioni della pellicola pittorica. L’intervento di restauro, ha previsto di migliorare il suo stato di conservazione in vista di una prossima restituzione al pubblico. Nonostante il suo cattivo stato di conservazione, si tratta di uno dei quadri del tardo-manierismo napoletano più celebrati dalle fonti e dalle guide antiche della città, da D’Engenio (1623), Tutini (1667ca), Sarnelli (1685) e Celano (1692) sino a De Dominici (1742-45), Sigismondo (1788), Catalani (1845) e Galante (1872), che lo ricordano sempre con apprezzamento, come “dipinto assai bene, con colori vivissimi, e molto ben disegnato” e lo riferiscono sempre al poco noto pittore locale Cesare Turco, un artista che, a detta del D’Engenio, “fiorì nel1560”. Cesare Turco è, per il resto, una personalità piuttosto misteriosa. A detta del biografo settecentesco De Dominici era nato ad Ischitella, in Capitanata, e questo dettaglio consente di identificarlo con tutta probabilità con quel “Cesare Laganaza di Ischitella” che nel 1549 entrava come tirocinante nella bottega di Pietro Negroni, un pittore calabrese attivo a Napoli e dal quale potrebbe aver ben appreso sia quelle componenti espressive e di radice ancora polidoresca, sia quelle orientate verso il manierismo romano di metà secolo che s’individuano nelle fisionomie molto caratterizzate e nel paesaggio rovinoso “all’antica” del nostro Battesimo. Alla fine del restauro la tavola sarà musealizzata per essere poi ricollocata nella chiesa di origine. Il restauro è stato possibile grazie ad un intervento di mecenatismo privato di Acqua Campania Spa, con la corresponsione di ventunomila euro.
Il soprintendente ABAP di Napoli Luigi La Rocca
Il Soprintendente ABAP per il Comune di Napoli Dr. Luigi La Rocca ha dichiarato: «La partecipazione dei privati alla nostra attività è fondamentale prossimamente faremo un intervento sulle monete antiche, sempre grazie alla partecipazione dei privati».Questo il sito per votare l’opera:
https://artbonus.gov.it/cesare-turco-battesimo-di-cristo-restauro-chiesa-di-santa-maria-delle-grazie-a-caponapoli.htmlHarry di Prisco
Gli alvei vesuviani e i progetti di sistemazione e di copertura sono stati fino alla metà del ‘900 un capitolo importante anche della storia di Ottaviano e hanno esercitato una intensa influenza sui costumi della politica. Basta notare la durezza con cui un sindaco ottajanese accusa apertamente un importante architetto, protetto dai Borbone, di aver tutelato non l’interesse pubblico, ma solo i “comodi” di un architetto di Ottajano, suo amico.
Intorno agli alvei e alle strade si combattono, già nell’Ottocento, rusticani duelli tra i tecnici dell’amministrazione centrale e i tecnici locali, orgogliosi delle loro competenze, affinate sul campo dall’osservazione diretta di fenomeni e di situazioni particolari e imprevedibili. Era la specificità del mondo vesuviano. Il primo atto della polemica si svolse a Ottajano nel novembre del 1827. Il Sindaco, Basilio Di Prisco, accusò due ingegneri della Direzione di Ponti e Strade, Policano Ponticelli e Giuliano de Fazio, e l’ ispettore Bartolomeo Grasso di aver sprecato tempo e danaro nei lavori eseguiti lungo i “valloni” Rosario, San Leonardo e Lavinaio, per imbrigliare i ” torrenti conseguenti dell’ultima eruzione vesuviana “. Ma avendo i tre dimenticato di costruire ” le catene da passo in passo formate in gradoni”, la cui utilità già era stata sperimentata proprio dal De Fazio nei due alvei di Pollena, le piogge continue avevano provocato l’alluvione del 23 novembre: dalle acque del vallone Rosario era stata seppellita la casa del ” negoziante Aniello Manichino con la perdita di più migliaia di ducati del suo negoziato”, mentre il San Leonardo ” sboccando nei suoi lati allagò il casamento del sacerdote don Paolo Ammendola, sotterrando vinajo e cantina; l’istesso avvenne al negoziante Vincenzo Cutolo e tentò di fare il medesimo nei quartieri Crocevia, Rossilli e Catapani.” Nel dicembre del ’28 il Direttore di Ponti e Strade chiese notizie più precise, e il Di Prisco gliele diede, con inusitata asprezza. ” Il citato Ispettore – dichiarò il Sindaco a verbale -, facendo non da ingegnere revisore, come era necessario, ma da progettista, par che si avesse dovuto occupare prima in osservare la causa motrice, che produce l’alluvione, in secondo luogo come la corrente delle acque porta seco pietre, sassi e terra, in terzo luogo in che modo dovevano formarsi i lagni. Se di tanto si fosse occupato, avrebbe al certo rinvenuto che tra le varie cagioni produttrici dell’alluvione la principale è quella della levigatezza della superficie della terra, là sulla Montagna, prodotta dalla grande quantità di fango che colà cadde con la pioggia durante l’eruzione medesima. Sicché a togliere una tal cagione potea progettare di zappare l’apice della montagna detto Spennato, fare scavare le ceppe dei boschi nel suo pendio, e fare alveare i vigneti “ posti sui “tuori” più alti. In realtà, dei muri erano stati costruiti, ammise il sindaco: ma nelle vallonate Travi, Scannagatta e Oliveto, e ” sulle sponde del Passo e Rizzi “, ” luoghi tutti fuori Abitato e senza il pericolo di inondazione “. Inoltre, le acque ” di più vallonate ” erano state convogliate, senza alcuna ragione, nei letti di San Leonardo e Lavinaio, che però nessuno aveva preparato a ricevere un flusso maggiore. Ma la stoccata finale fu veramente micidiale. Non potendosi mettere in dubbio la ” dottrina e argutezza ” del Grasso, il Sindaco si vide costretto a pensare che l’ispettore avesse ” oprato per deferenza e riguardi ” verso qualcuno, avesse cioè preso provvedimenti utili non per la comunità, ma solo per un paio di amici. A meno che non avesse ” altre mire, e cioè di disgustare la popolazione “. Dunque, era necessaria una ispezione sull’ ispettore: il Sindaco la pretese: e chiese al Ministro dell’Interno di non affidarla alla Direzione di Ponti e Strade, ” giacché Grasso ha una grande influenza sopra i soggetti che la compongono “. L’ingegnere napoletano fu difeso da uno dei decurioni( i consiglieri comunali), e cioè dall’architetto Pasquale De Rosa che era uno dei signori dei lavori pubblici. Ma un altro decurione, Michele D’Ambrosio, dichiarò a verbale che quella difesa non lo sorprendeva: Grasso e De Rosa erano ” sempre d’accordo nei progetti e perizie di lavori pubblici ” e i muri nel vallone dei Travi erano stati fatti dal tecnico napoletano ” per rispetto e riguardo ” per il collega ottajanese, che in quel vallone possedeva “un esteso vigneto”.E’ una polemica assai interessante: per la durezza dei toni, a cui la burocrazia borbonica non era avvezza, per l’importanza dell’argomento, quello dei valloni vesuviani, che tocca la politica, l’etica, le tecniche e la storia del costume; e, infine, per l’importanza di Bartolomeo Grasso, di cui il sindaco aveva l’esatta misura. Nel 1833 l’ingegnere – architetto completò, a Posillipo, la costruzione della villa di Marcantonio Doria, principe di Angri e duca di Eboli, e dieci anni prima aveva diretto, alla Riviera di Chiaia, i lavori dei palazzi di Francesco Pignatelli di Strongoli.
Somma Vesuviana – Sono stati trasportati in ospedale ma non sono per fortuna gravi le condizioni dei due ragazzi feriti nell’incidente avvenuto questa sera nella zona di via Santa Maria a Castello a Somma Vesuviana. Sono entrambi residenti a Somma Vesuviana.
La vettura si è ribaltata nella zona detta “Vallone” ed è precipitata sul tetto del ristorante. Stando a quanto emerso dalla ricostruzione dei carabinieri, l’auto è finita nel dirupo e si è schiantata contro le inferriate dei pilastri di una costruzione adiacente al ristorante.
L’intervento di recupero del veicolo è stato affidato ai vigili del fuoco. A destare allarme è l’assenza di protezione dell’arteria dove manca perfino un guardrail degno di questo nome. Un dettaglio che fa capire quanto i due ragazzi siano stati miracolati.
Trema il Vesuvio, due scosse in quattro minuti. Un terremoto di 2.3 gradi della scala Richter ha colpito la zona del Vesuvio alle 11:44 di oggi, mercoledì 26 gennaio del 2022. La scossa si è verificata ad una profondità di zero chilometri, stando ai rilievi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Appena quattro minuti dopo, alle 11.48, una nuova scossa di terremoto ha colpito l’area, con una magnitudo lievemente inferiore: 1.5 della scala Richter. Si tratta di attività al momento normali e non degne di preoccupazione. Le scosse sono state percepite solo dai sismografi e sono avvenute in superficie.
Comuni entro 20 km dall’epicentro
Le distanze sono calcolate in base alle coordinate geografiche del Municipio (Istat).
SANT’ANASTASIA – L’amministrazione regala kit per la raccolta deiezioni canine ai proprietari dei “quattrozampe”. L’assessore Pavone: “Da lunedì sarà tolleranza zero, sanzioni fino a 500 euro”.
Il sindaco Esposito: “I provvedimenti non saranno certo a sfavore dei cani, bensì a favore di quei concittadini che si impegnano per rispettare le regole e il decoro urbano”. Nei prossimi giorni sarà recapitata, a tutti i cittadini anastasiani che possiedono un cane regolarmente iscritto all’anagrafe canina, una lettera a firma dell’assessore all’ambiente Ciro Pavone. Nella missiva si informa che l’amministrazione comunale ha deciso di omaggiarli di un kit per la raccolta delle deiezioni: un piccolo gesto per sensibilizzare la comunità rispetto ad un disagio ormai quotidiano.
“Le lamentele sono continue – dice Pavone – chi transita sui marciapiedi è costretto ad uno slalom costante per scansare le deiezioni. Ed è uno schiaffo alla pulizia e al decoro della città oltre che un reato,tant’è che la normativa in vigore sancisce come obbligo il raccogliere gli escrementi lasciati dal cane per strada, portando con sé gli strumenti necessari alla raccolta e al relativo smaltimento. Ai proprietari di cani regolarmente registrati all’anagrafe canina dell’Asl regaleremo una paletta apposita, gli altri non saranno di certo esonerati dal rispettare le regole, anzi li invitiamo ad iscrivere i propri amici a quattro zampe all’anagrafe, ricordando che anche questo è un obbligo stabilito dalla legge”.
Dal canto suo, l’Amministrazione Comunale ha installato di recente 54 nuovi cestini (e altri 25 sono in arrivo), ha attivato un servizio giornaliero meccanico di rimozione delle deiezioni vista la presenza di cani randagi sul territorio. Quanto ai cani “padronali”, la rimozione spetta a chi ne ha la responsabilità, vale a dire ai proprietari. Da lunedì i controlli saranno più serrati su tutto il territorio comunale e ai trasgressori saranno elevate sanzioni fino a 500 euro. “Confidiamo nella collaborazione e nel senso di responsabilità dei cittadini – aggiunge il sindaco Carmine Esposito – stiamo mettendo in campo azioni importanti per contrastare l’abbandono di rifiuti e, di contro, non è consono che ci si ritrovi piazze e strade costellate da deiezioni”.
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