Somma in preghiera per l’Ucraina con don Nicola

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Somma Vesuviana alle ore 20 in Piazza Vittorio Emanuele III si unirà in preghiera. Tutti insieme: ucraini e italiani, ortodossi e cattolici e anche tutte le altre comunità straniere presenti sul territorio. Un incontro di preghiera nel pieno rispetto delle norme sanitarie. Salvatore Di Sarno (Sindaco di Somma Vesuviana): “In queste ore alcuni rappresentanti della Comunità Ucraina di Somma stanno arrivando proprio dall’Ucraina e conto di incontrarli nelle prossime ore. A Somma Vesuviana la Comunità di origini ucraine rappresenta circa il 36% dei cittadini di origine straniera. Alle ore 20 con tutta la giunta parteciperò alla preghiera organizzata dal parroco Don Nicola De Sena. Questo è il momento della solidarietà e dell’unità”. Venerdì 25 Febbraio – Ore 20 – Piazza Vittorio Emanuele III “A Somma Vesuviana risiedono ben 1285 cittadini di origini straniere, dei quali ben il 36% dall’Ucraina. I residenti ucraini rappresentano infatti la comunità straniera più presente sul territorio di Somma Vesuviana, seguita da quella rumena con il 25,8% e da quella marocchina con l’11%. Sul territorio di Somma Vesuviana gli ucraini sono circa 462. Sul nostro territorio abbiamo anche altre comunità come: il 5,4% dalla Polonia, il 3,5% dalla Repubblica Popolare Cinese, l’1,8% dalla Federazione Russa, l’1,4% dalla Nigeria. E pochi minuti fa mi è giunto l’invito da parte di Don Nicola De Sena, parroco di San Michele e San Giorgio, all’ incontro per la Pace, che domani sera dalle ore 20 ci vedrà tutti insieme in Piazza Vittorio Emanuele III. Un incontro di preghiera nel pieno rispetto delle norme sanitarie, nella piazza centrale del paese quale Piazza Vittorio Emanuele III. Un grande momento di preghiera, di raccoglimento chiesto da Don Nicola De Sena, parroco di San Michele e San Giorgio, garantendo la stanzialità anche perché Somma Vesuviana, come giustamente ha voluto ricordare anche don Nicola è sempre stata città di pace e attiva per la promozione della pace. Sono in stretto contatto con la Comunità Ucraina e nelle prossime ore incontrerò alcuni referenti della stessa Comunità di Somma Vesuviana che stanno arrivando proprio dall’Ucraina. Alle ore 20 anche la Comunità Ucraina si unirà in preghiera in Piazza Vittorio Emanuele III”. Lo ha annunciato in questi minuti, Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.  

Botti spediti col corriere, Striscia la Notizia a Somma

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SOMMA VESUVIANA – Somma Vesuviana finisce sotto i riflettori della prima serata di Canale 5 grazie a un servizio di Striscia La Notizia. Luca Abete è tornato a occuparsi di botti illegali perché i venditori hanno escogitato metodi nuovi per riuscire a commerciarli utilizzando normali corrieri per le spedizioni. Pratica vietata e molto pericolosa, come ha spiegato l’inviato campano insieme alla Guardia di Finanza. Nel corso del servizio Abete si è recato in un negozio di Somma Vesuviana finito nel mirino proprio per questa tipologia di vendita dei fuochi e il maggiore Carmine Bellucci, comandante del gruppo della Guardia di Finanza di Somma Vesuviana. Il commerciante ha però fatto trapelare di avere tutti i regolari permessi per la vendita dei fuochi artificiali e potrebbe presto presentare denuncia conto il servizio mandato in onda ieri sera da Canale 5. IL SERVIZIO COMPLETO  

Un paradosso cieco e avvilente: giustificare la camorra “sociale”

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Prima di parlare del bailamme scatenato a Ottaviano dai manifesti dedicati a Raffaele Cutolo e dalle interviste delle “Iene”, voglio ricordare che fa parte anche della storia sociale degli Ottajanesi l’illusoria speranza che di tanto in tanto salga sul palcoscenico della storia il Robin Hood  capace di distribuire ai poveri ciò che ha tolto ai ricchi. Le riflessioni di Giulio Marchetti e di Isaia Sales e i comportamenti dei malavitosi nel 1943, quando gli Alleati, vincitori del fascismo e del nazismo, aprirono un campo di aviazione al Pagliarone, tra Ottaviano, Piazzolla e San Gennaro Ves.no.     Il mito di Robin Hood fa parte della storia sociale di tutti i popoli, ma occupa uno spazio vasto e centrale nella storia degli Ottajanesi che per trecento anni, dal 1567 al 1893, sono stati “governati”, prima direttamente e poi indirettamente, dalla stessa famiglia, i Medici, e che dalla metà del ‘700 fino alla caduta del fascismo hanno visto le cariche pubbliche e gli uffici più importanti del Comune occupati dai membri di 10, 12 famiglie, sempre le stesse. Era fatale che non pochi Ottajanesi vedessero nel brigante Pilone il Robin Hood venuto a sovvertire il sistema e che Raffaele Cutolo scrivesse in un libro: “Napoli è divisa in signori e pezzenti. Se io ho un carisma è quello di poter offrire il passaggio immediato dalla seconda alla prima categoria”. Lo ricordò Isaia Sales, in un articolo pubblicato su “la Repubblica” (19/02/2021): lo stesso Sales aveva scritto molti anni prima che fin dal primo momento la NCO svolse, all’interno della criminalità napoletana, questo ruolo “sociale” a vantaggio della “bassa” manovalanza criminale: mentre i clan tradizionali della camorra erano sistemi chiusi di “famiglie” storiche della malavita guidate da capi che erano figli e nipoti di camorristi e di guappi, Cutolo arruolò nella sua organizzazione “un esercito di giovani sbandati che fino a quel momento si sentivano solo degli emarginati, dando loro una identità, uno scopo, un metodo.”(I.Sales, “La Città”, 21/02). Nel 1991 Giulio Marchetti aveva attribuito a Raffaele Cutolo il progetto di recuperare l’immagine della camorra ottocentesca: egli si servì, nel recupero, di molti ingredienti folcloristici, a volte anche confusi, di facile presa sull’immaginario collettivo: dal giuramento di sangue degli aspiranti, alla solidarietà dell’organizzazione nei confronti delle famiglie dei propri adepti reclusi; e la figura del camorrista violento venne nascosta – si tentò di nasconderla – sotto quella del guappo-eroe popolare che prende dal ricco per dare al povero. Una cieca, avvilente illusione. Le carte di mostrano che la criminalità vesuviana degli anni ’60 del ‘900 venne fondata dai contrabbandieri che controllarono il territorio all’arrivo degli Anglo- Americani, sul finire della II Guerra Mondiale. Il contrabbando, di carni e di alcool soprattutto, era un’attività rigogliosissima,  gestita, a partire dal ’43, dalle stesse famiglie che l’avevano costituita e controllata tra il 1935 e il 1938, per poi affinarne i meccanismi nei quotidiani contatti con gli alleati liberatori. La scuola di perfezionamento fu il campo di aviazione al Pagliarone e  maestri furono non solo alcuni militari di ogni grado, ma anche i mafiosi che accompagnarono, e talvolta precedettero, preparandole il terreno, l’armata angloamericana. Secondo i servizi segreti inglesi,  il compito di selezionare gli amministratori delle terre vesuviane liberate fu affidato dagli americani a Vito Genovese, nato nel Nolano, emigrato negli Stati Uniti e diventato capo  della criminalità organizzata. Nel contrabbando, nei rapimenti e nelle estorsioni si formarono la mente e il metodo di una criminalità nuova, che in quindici anni spazzò via rituali strategie e camorristi della vecchia camorra e preparò la svolta degli anni ’70. Non fu facile ricostruire Ottaviano. Le macerie materiali erano un problema assai più lieve della disgregazione sociale. Bisognava procurare cibo e lavoro a migliaia di disoccupati, imbestialiti, tra l’altro, dalla certezza che alcune famiglie avevano tratto e continuavano a trarre da traffici illegali guadagni enormi: e l’enormità dell’ingiustizia sociale prendeva l’aspetto di segreti “cellari” colmi di prosciutti e provoloni, di sacchi di farina e di pezze di tela, di maccheroni bianchi e di liquori: pochi potevano permettersi di mettere a tavola ogni ben di Dio, tutti gli altri soffrivano la fame.  Già nel ’43, mentre i tedeschi in fuga attraversavano Ottaviano razziando e incendiando, drappelli di Ottavianesi avevano saccheggiato alcuni palazzi e c’era voluta tutta l’autorevolezza di don Pietro Capolongo, parroco di San Giovanni e di San Lorenzo,  per far sì che  una parte del bottino fosse restituita e la cosa si appianasse senza ulteriori complicazioni. Del resto, i banditi che infestarono il territorio tra il ’44 e il ’46  diffondevano ad arte informazioni, quasi sempre false, sulla entità delle taglie imposte alle vittime delle estorsioni e dei rapimenti: e così scattava nei più un  impulso di soddisfazione, come se giustizia fosse fatta, e l’ingiusta ricchezza venisse finalmente punita. Era un sentimento complicato,  che viene su dagli abissi della nostra storia, e si configura ormai come un archetipo: un sentimento sorprendente, e insidiosissimo, che rende affascinante agli occhi dei giovani la figura di don Vito Corleone ( l’immagine correda l’articolo)  – e  non è merito solo di Marlon Brando -, e  ha spinto qualcuno, a Salerno, a Napoli, a Benevento, a congratularsi con me, in quanto ottavianese: perché “ o’ paisano  vuosto non si è pentito ”:  Raffaele Cutolo non si è pentito.

Don Patriciello scrive alla figlia di Cutolo: “Si metta nei panni delle vittime”

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OTTAVIANO – ”Sulle tue fragili spalle, carissima Denyse, poggia un fardello pesantissimo”. Così don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde a Caivano , si rivolge, in una lettera aperta, alla figlia di Raffaele Cutolo, boss della Nuova camorra organizzata morto un anno fa, alla quale chiede anche di partecipare, il lunedì in Albis, all’incontro con Papa Francesco in piazza San Pietro, perché è un suo diritto ”ascoltare le parole del Santo Padre e ricevere la sua benedizione”. Mentre in paese e sui media impazzano le polemiche sui manifesti per la celebrazione della messa in suffragio dell’anima definita ‘benedetta’ e sui contromanifesti fatti affiggere l’altro giorno dalle Iene, alcuni dei quali strappati da diversi cittadini che difendono Cutolo, don Maurizio Patriciello si mette invece nei panni della figlia 14enne del boss, invitandola, però, anche a mettersi nei panni ”di coloro cui la camorra ha rovinato l’intera esistenza, delle vedove, degli orfani”. ”Non ti sto chiedendo di rinunciare ai tuoi sentimenti filiali che ti fanno onore – ha scritto il parroco – sono tuoi, ti appartengono, fanno parte della tua vita. Devi però fare lo sforzo di studiare serenamente gli anni in cui ”O’ Professore” esercitava un potere camorristico impressionante. Sai, Denise, i ragazzi e le ragazze che in quegli anni avevano la tua età erano terrorizzati finanche di andare a scuola o uscire con gli amici”. Don Patriciello spiega che ha sentito il dovere di rivolgersi alla giovanissima figlia di Cutolo per darle un conforto dopo le ”inutili polemiche degli ultimi giorni”. ”Gli uomini – ha spiegato il parroco – hanno il dovere, davanti alla morte, di non infierire inutilmente su di essi e di non rendere impossibile la vita della sua famiglia, soprattutto quando a soffrire c’è una ragazza così giovane. Dobbiamo pensare anche a lei. Le ho scritto perchè non si lasci scoraggiare dalle polemiche e dalle parole che potrebbero sembrarle offese, ma di continuare a vivere e divertirsi. Non deve abdicare alla dignità di ragazza cui la vita ha riservato un destino particolare. Nessun figlio è responsabile delle colpe dei suoi genitori”. Il parroco commenta anche il servizio delle Iene andato in onda ieri sera, nel quale molte persone si rifiutano di giudicare l’operato del boss, e alcuni cittadini giudicano anche inopportuno il contromanifesto fatto affiggere ad Ottaviano dal giornalista televisivo, sul quale campeggia la scritta ”Cutolo non è un’anima benedetta” e viene ricordata parte della storia degli anni bui del paese, quella fatta di morte e guerra di camorra. ”Non è onesto far passare gli abitanti di Ottaviano per codardi o collusi – ha spiegato don Maurizio – sono stato ad Ottaviano negli anni scorsi per parlare di camorra. Ho fatto convegni nel Palazzo Mediceo, quello ricordato come il castello di Cutolo, e vi hanno preso parte centinaia di giovani. La gente di Ottaviano non è quella del servizio visto in tv. Premesso che Cutolo è stato un feroce criminale, e che non avrei mai scritto il manifesto che annunciava la Messa nel primo anniversario della sua morte, aggiungo anche che se l’anima, di qualsiasi persona, sia benedetta o no, non spetta a me nè a nessun altro dirlo, ma al Padre eterno e non è giusto andare in un paese tanto provato e mettere alla gogna le persone con domande prefabbricate. Io odio la camorra più dell’inferno stesso ma, per motivi miei, potrei non volere rispondere alle domande. Ed i giornalisti hanno il dovere di rispettarmi e togliere il disturbo. Le notizie vanno date non costruite. La camorra si sconfigge anche con la buona educazione e le oneste intenzioni”. Nel servizio di Ismaele La Vardera, c’è anche un’intervista a Claudio, figlio di Giuseppe Salvia, il direttore del carcere di Poggioreale fatto uccidere dalla camorra per aver perquisito il boss, la cui foto è tra le vittime della Nco presenti sul contromanifesto realizzato dalle Iene. Molti cittadini definiscono Cutolo ‘brava persona, rispettabile’, ma c’è anche chi condanna il boss e ritiene inopportuno il comportamento dei propri compaesani.

Sequestro record in una villetta familiare: trovati 100 chili di hashish

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  MARANO – Ieri pomeriggio gli agenti della Squadra Mobile e i finanzieri del Gruppo Fiumicino Aeroporto, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno effettuato un controllo in una villetta di via Castel Belvedere a Marano di Napoli dove hanno trovato tre persone e, in un’auto parcheggiata nel garage, 48 blocchi di hashish per un peso complessivo di oltre 25 kg mentre, in un’intercapedine ricavata in una legnaia, sono stati rinvenuti altri 89 blocchi della stessa sostanza del peso di oltre 57 kg e un orologio di un noto marchio. Inoltre, i poliziotti hanno effettuato un controllo in via Tevere, in un locale di pertinenza dell’abitazione di uno dei tre, dove hanno sequestrato altri 62 blocchi di hashish per oltre 19 kg. F.G. e P.M. di 68 e 54 anni, entrambi di Marano di Napoli e con precedenti di polizia, sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente aggravato, mentre un 39enne, anch’egli di Marano e con precedenti di polizia, è stato denunciato per lo stesso reato.

SS 268, è una mattanza: due morti in un incidente a Terzigno

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TERZIGNO – Non si placa, purtroppo, la strage sulla sulla strada statale 268 “del Vesuvio” ormai ribattezzata “strada della morte”. A poche ore dalla morte di Fedele Radunanza, il 44enne ambulante di San Gennarello di Ottaviano, coinvolto lunedì in incidente nel tratto di Madonna dell’Arco, la 268 fa altre due vittime. Stamattina un tremendo scontro frontale, avvenuto per cause in corso di accertamento, ha coinvolto due autovetture, provocando il decesso di due persone ed il ferimento di un’altra. L’incidente è avvenuto nel territorio di Terzigno. Per questo, sulla statale è provvisoriamente istituita – in direzione di Angri – un’uscita obbligatoria in corrispondenza del km 21,050, a Terzigno.

Clienti in auto, pusher…in buca: 2 arresti nella piazza di spaccio di Acerra

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ACERRA – Ieri pomeriggio gli agenti del Commissariato di Acerra, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, hanno notato in piazza dei Martiri ad Acerra una persona che, con fare circospetto e dopo aver parlato con due automobilisti, ha indicato loro un’altra persona ferma al margine della strada che, in cambio di denaro, ha prelevato qualcosa da una buca ricavata nel terreno per poi consegnarla ai due uomini in attesa. I poliziotti sono intervenuti ed hanno bloccato i due spacciatori, uno dei quali è stato trovato in possesso di 520 euro, mentre gli acquirenti sono stati trovati in possesso rispettivamente di 3,52 e 2,27 grammi di hashish; inoltre, all’interno della buca ricavata nel terreno, è stato trovato un contenitore con circa 0,5 grammi di cocaina. A.C., 43enne di Acerra, e A.V., 19enne napoletano, entrambi con precedenti di polizia, sono stati arrestati per spaccio e detenzione ai fini di spaccio e gli acquirenti sono stati sanzionati per detenzione di sostanza stupefacente per uso personale.

Ordine Commercialisti Nola, Rainone è il nuovo presidente

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Felice Rainone è il nuovo presidente Odcec Nola, “Punteremo a garantire la professione” Ecco tutti gli eletti al Consiglio, al Collegio dei Revisori e al Comitato Pari Opportunità Nola. Ampio consenso per la lista capeggiata dal nuovo presidente dell’Ordine dei commercialisti ed esperti contabili (Odcec) di Nola Felice Rainone, 48 anni , sposato con Valentina, ha due figli Pietro e Ginevra. Una carica che torna in famiglia: suo padre Pietro è stato il primo presidente dell’Odcec nolano. “Sono fiero ed orgoglioso della larga vittoria conseguita con la lista da me capeggiata “CONTINUITA’ ED INNOVAZIONE””, commenta Rainone, “I colleghi, con l’ampio consenso con cui mi hanno e ci hanno premiato, hanno chiaramente espresso apprezzamento per l’operato del Consiglio uscente, presieduto ottimamente dall’amico Domenico Ranieri, di cui sono onorato di aver fatto parte, i cui risultati in termini di buona e corretta amministrazione sono sotto gli occhi di tutti, manifestando, così, apprezzamento per la logica della naturale alternanza tra colleghi al vertice della categoria, stigmatizzandone la centralità in luogo delle individualità e velleità dei singoli. Conscio dell’onere che mi è stato affidato dai colleghi, con spirito di servizio, in “continuità” con l’operato della precedente consiliatura ma, allo stesso tempo, puntando costantemente sull’ “innovazione” quale propulsore della generazione del “valore” nel tempo, onde contribuire a garantire la capacità della Categoria di intercettare tempestivamente i repentini cambiamenti del contesto socio economico in cui operiamo provando a tramutarli in opportunità, sì da concorrere ad assicurare la centralità e la riconoscibilità nell’ambito della società civile e delle istituzioni della figura e del ruolo del “Dottore Commercialista”, quale presidio di competenza, legalità e giustizia sociale. Ringrazio, concludendo, ancora una volta tutti i colleghi per la fiducia riposta nella mia persona e nella mia squadra, a cui va il mio sentito ringraziamento per il decisivo contributo al successo elettorale. Permettetemi anche di rivolgere un abbraccio alla mia famiglia che mi ha costantemente supportato e sopportato in queste lunghe settimane preelettorali. Infine dedico un pensiero a mio padre già primo presidente di questo prestigioso Ordine professionale che mi appresto a rappresentare”. Per la prima volta l’Odcec di Nola elegge anche il Comitato delle Pari Opportunità che sarà composta da Michelina IOVINO, Tiziana DE SIMONE, Emanuele NAPPI, Rosario BIFULCO, Antonio ANASTASIO e Giovanni MESSORE. Mentre il nuovo consiglio risulta così composto: Graziano SERPICO n. 466, Adele ALIPERTA n. 385, Giuseppe FEDELE n. 347, Domenico MOLISSO n. 312, Luigi BIFULCO n. 305, Antonio OTTAIANO n. 268, Pasquale FORNI n. 262, Giovanna MENICHINI n. 251, Giovanni PRISCO n. 426 e Francesco SIMONETTI n. 229  

Carnevale sicuro: blitz dai cinesi a Pomigliano, Nola e nel Vesuviano

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POMIGLIANO D’ARCO – Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito di un piano di intervento indirizzato principalmente a reprimere il commercio di prodotti contraffatti e/o non sicuri durante il periodo del Carnevale, ha sottoposto a sequestro oltre 1 milione di articoli di Carnevale contraffatti, in particolare capi di abbigliamento e accessori. Sono 25 i responsabili denunciati per ricettazione e commercio di prodotti falsi, segnalati anche alla Camera di Commercio per violazioni di natura amministrativa. In particolare, il 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Napoli, nel corso di due distinti interventi, uno in città e uno a Casoria, ha sequestrato circa 1400 articoli di Carnevale non conformi segnalando alla Camera di Commercio i rispettivi titolari, un 48enne cinese e un 39enne bengalese. A Pomigliano d’Arco la Compagnia di Casalnuovo di Napoli ha sequestrato in un minimarket gestito da un 35enne di origine cinese circa 1.800 articoli di Carnevale e giocattoli, privi o con il marchio CE contraffatto; i prodotti sono risultati difformi rispetto ai parametri di sicurezza e quindi potenzialmente pericolosi per i bambini. A Caivano, in un emporio gestito da un 49enne cinese, il Gruppo di Frattamaggiore ha sequestrato quasi 690.000 tra prodotti per la cura della persona, della casa, maschere e accessori di Carnevale esposti in vendita, privi della necessaria nota informativa in lingua italiana recante le indicazioni sulla qualità e le caratteristiche merceologiche del prodotto. A Nola il locale Gruppo GdiF ha sequestrato in un emporio gestito da un 56enne cinese oltre 300.000 accessori di carnevale privi dei requisiti minimi di sicurezza per il consumatore. Anche a San Gennaro Vesuviano, la Compagnia di Ottaviano ha sequestrato in un negozio gestito da un 44enne cinese 710 articoli, tra maschere e costumi di carnevale, non sicuri. A Boscoreale il Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata ha sequestrato in un negozio di casalinghi gestito da un 34enne di origine cinese 2900 mascherine facciali e circa 100 articoli di carnevale non sicuri. I giocattoli, le borse e le maschere di carnevale recavano marchi contraffatti, mentre i “dispositivi” non riportavano sull’etichette i contenuti minimi delle informazioni in lingua italiana previste dal Codice del Consumo. Tra Castellamare di Stabia e Vico Equense le Fiamme Gialle stabiesi hanno sequestrato in due punti vendita gestiti da un 54enne e un 39enne entrambi cinesi oltre 7.800 articoli di Carnevale privi delle indicazioni in lingua italiana. Tutte queste operazioni rientrano in un più ampio piano provinciale di attività svolte dalla Guardia di Finanza di Napoli finalizzate al contrasto degli illeciti economico-finanziari connessi al commercio di prodotti non sicuri e/o contraffatti e persegue un duplice obiettivo: salvaguardare l’economia legale e gli imprenditori onesti, cui si affianca l’imprescindibile esigenza di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori.

Stesa al Pellegrini, esplosi 10 colpi di pistola contro l’ospedale

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Stesa nella notte davanti all’ingresso dell’ospedale Pellegrini a Napoli. Napoli – Nuovo episodio di violenza avvenuto questa notte fuori all’ospedale Pellegrini di Napoli. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri di Napoli, i colpi di pistola sarebbero stati esplosi da persone su uno scooter. Inoltre, sono stati rinvenuti 10 bossoli e sulla saracinesca della tabaccheria di fronte l’ospedale un foro riconducibile ai colpi sparati. Sono in corso le indagini da parte dei Carabinieri grazie anche alle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti sul posto. Purtroppo, questo è uno dei tanti casi di brutalità avvenuti in un ospedale napoletano: aggressioni, sparatorie, carabinieri che cercano di evitare il peggio, questo e tanto altro. Spesso, dietro queste azioni c’è la camorra. Da tempo è stato chiesto di militarizzare i pronto soccorso, ma le richieste non sono state ascoltate. È impensabile che un luogo come l’ospedale, un luogo che dovrebbe essere sicuro, venga costellato da tante barbarie.