Le città italiane contro la guerra in Ucraina: ecco le maggiori manifestazioni

Da Napoli a Milano, fino a passare per Roma e Bologna: tutte le manifestazioni contro la guerra in Ucraina. Centinaia di persone di tante città d’Italia si sono riversate nelle strade in questi giorni per mostrare solidarietà e vicinanza a tutte le persone ucraine che in questo momento stanno subendo un attacco bellico da parte delle truppe russe. Il freddo e il maltempo non ha fermato l’Italia dal manifestare per le strade: via Toledo a Napoli si è colorata con una bandiera della pace lunga circa 30 metri, a Roma si è tenuta una lunga fiaccolata con tanto di striscioni e cartelli contro la guerra, a Milano, in Piazza della Scala, numerose erano le bandiera ucraine in segno di solidarietà ad un intero popolo ed infine Bologna che con la presenza di Gianni Morandi ha manifestato sulle note di “C’era un ragazzo”. Gli italiani, come raramente accade, sono ora tutti uniti per supportare la pace e condannare le azioni violente che stanno accadendo da ormai tre giorni in tutta l’Ucraina, sotto il segno di un’unica voce che dice “stop the war“. In tanti però hanno voluto portare la bandiera russa sottolineando la propria vicinanza anche al popolo guidato da Putin che la guerra proprio non l’accetta, come testimoniano le numerose manifestazioni tenute nelle principali città russe dei giorni scorsi. Non solo in Italia, tantissimi sono i paesi che cercano di far sentire la propria voce chiedendo di fermare questa inutile carneficina, tutto il mondo unito intorno ad un’unica parola: PACE.

Appalto flop dell’aula consiliare, tragedia sfiorata a Pomigliano: cade un operaio. La denuncia di Manna

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Il manovale è salvo per miracolo. Intanto il cantiere dell’assemblea cittadina è stato sequestrato e la ditta è stata denunciata per violazione delle norme di sicurezza. Il lavoratore non aveva né casco né cintura salvavita     Nel maggio del 2020 si rivelò un clamoroso flop l’appalto comunale, da quasi 300mila euro, per la manutenzione straordinaria della struttura più importante della città, l’aula consiliare, una grande sala attigua al municipio. Poco dopo la consegna dei lavori, certificati come “regolari”, il parlamentino locale, cuore della politica di Pomigliano, fece acqua dappertutto durante le piogge torrenziali. Cominciarono anche a staccarsi pezzi di muro tanto che a un certo punto, l’anno scorso, fu necessario chiudere l’aula e costringere la ditta, che nel 2019 aveva ricevuto l’appalto flop per il rifacimento della struttura, a tornare sul luogo del “delitto” per rimettere le cose a posto. Ma non appena l’impresa ha rimesso le mani sul salone dell’assemblea cittadina si è sfiorata la tragedia: un operaio è caduto dai ponteggi. Il manovale, un padre di famiglia di 52 anni, è rimasto a terra, dolorante, per molto tempo. E’ stato portato al Cardarelli. Qui è stato dichiarato fuori pericolo. Ma le conseguenze della caduta non sono state di poco conto. L’operaio ha subito una serie di traumi alla spalla e alla schiena. E dietro questa vicenda c’è pure la classica beffa del destino. Il brutto episodio si è consumato nel giorno in cui si è tenuto il consiglio comunale sul lavoro a Pomigliano. Una riunione politica tenuta però in un locale adattato per l’occasione, un salone distante dall’aula consiliare vera e propria, rimasta inagibile ed in cui è stato aperto il cantiere dove si è fatto male il lavoratore. L’episodio è accaduto la scorsa settimana ma per motivi legati all’indagine è stato reso noto soltanto in questi giorni. Sul posto, subito dopo la caduta dell’operaio, sono giunti gli agenti della polizia municipale, diretti dal comandante Luigi Maiello, e i funzionari dell’Ispettorato del lavoro e del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 3 sud per i servizi di igiene e di medicina del lavoro. Il cantiere è stato sequestrato dalla municipale. Dunque, lavori fermi. Il ripristino dell’assemblea cittadina dovrà attendere l’esito dei primi accertamenti. Gli agenti della polizia locale e gli uomini dell’Ispettorato del Lavoro hanno denunciato in Procura la titolare della ditta, M.C., 65 anni, di Pomigliano, per violazione delle norme sulla sicurezza. Secondo quanto contestato il ponteggio da cui è caduto l’operaio non aveva parapetti idonei ed era privo di fermapiedi. Inoltre il manovale, sempre stando alle indiscrezioni trapelate finora, non aveva ricevuto dalla ditta i dispositivi individuali di protezione. Stava lavorando senza elmetto e senza cintura di protezione. Violazioni che si sarebbero consumate nell’ambito di un appalto pubblico e nel bel mezzo del luogo simbolo delle istituzioni in città, l’aula consiliare appunto. Intanto gli agenti della municipale vogliono verificare anche la posizione del responsabile comunale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. E a proposito dei lavori di rifacimento dell’aula consiliare, lavori costati, tre anni fa, 250mila euro e 39mila di progettazione, è stata presentata una dura interrogazione consiliare dalla consigliera comunale di maggioranza, Marianna Manna, della lista civica Pomigliano 2020. ” “Suscita grave imbarazzo – commenta Manna – che un’opera costata ai cittadini ben 300mila euro abbia avuto come risultato un’aula consiliare non agibile, che impedisce lo svolgimento regolare del consiglio comunale. Un’aula che non potrà accogliere finalmente i cittadini non appena la normativa covid lo consentirà. Ma i responsabili sapevano e dovevano agire fin da subito. Solo quattro mesi dopo la consegna dei lavori, l’aula già mostrava segni di cedimento: evidente che si fosse lavorato poco e male. E’ un esempio lucido di spreco di denaro pubblico e di cattiva programmazione da parte di chi amministrava, che di fatto è l’origine di quasi tutti i problemi della città che, con caparbietà, ci troviamo ad affrontare oggi”.                                                     

Spaccio ad Acerra, 3 arresti. Fermata anche mariglianese alla Cisternina

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Acerra e Castello di Cisterna: In meno di 24 ore Carabinieri arrestano 4 pusher E’ incessante l’azione di contrasto alla spaccio di droga da parte dei Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna. In un giorno 4 arresti: 3 ad Acerra e 1 a Castello. E’ mattina ad Acerra e i Carabinieri arrestano il primo presunto pusher. Si tratta di Antonio Mazza, 26enne di Casalnuovo già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri lo fermano a via giacomo matteotti, all’interno del complesso di edilizia popolare “Parco dei Napoletani”. Perquisito, viene trovato in possesso di 5 dosi di marijuana, 3 dosi di hashish e la somma contante di 115 euro. Viene tutto sequestrato e l’arrestato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. Poco più tardi e sempre ad Acerra, ma questa volta in via Basilicata (rione Tappia), i militari dell’arma arrestano altri due pusher. Sono entrambi di Acerra e sono incensurati. Hanno 21 e 20 anni. I carabinieri li fermano e li perquisiscono. Nelle loro tasche 36 dosi di sostanza stupefacente del tipo “Crack” e 37 dosi di marijuana. Sequestrata perché ritenuta provento del reato anche la somma contante di 486 euro. Gli arrestati sono in attesa di giudizio. Ci troviamo ora a Castello di Cisterna e l’ultima arrestata è una vecchia conoscenza dei carabinieri, Gina D’Amore, mariglianese classe 81. Ogni mattina, infatti, la vedono quando va a “firmare” perché sottoposta alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Questa volta però la donna ha “visitato” gli uffici della Caserma anche di pomeriggio quando è stata arrestata. I militari infatti l’hanno fermata a via leopardi all’interno della Cisternina e trovata in possesso di 54 dosi di crack. Anche lei come gli altri è in attesa di giudizio.

Palma, coppia trovata in auto con 400mila in contanti

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Palma Campania – Carabinieri sequestrano più di 400mila euro in contanti. Due persone denunciate I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno denunciato a piede libero per riciclaggio 2 cittadini di origini cinesi. I militari hanno fermato i due a bordo di un’auto all’altezza dell’uscita autostradale di Palma Campania. La coppia, che non ha reso dichiarazioni convincenti durante il controllo, è stata perquisita. Nell’auto la somma contante di ben 401.215 euro. Il denaro – più di quattrocentomila euro – era nascosto in un borsone ed è stato sequestrato. Sono in corso indagini per chiarire l’origine e la destinazione di quanto sequestrato.

Interventi per dimagrire, quando il desiderio si trasforma in dramma: i casi di malasanità

Nel 2021 le persone che in Italia hanno tentato di risolvere chirurgicamente il loro sovrappeso sono state 22.469. La scia dei casi gravi, persino mortali, dopo gli interventi di bypass gastrico ci lasciano riflettere.    Silvana De Masi, 52 anni. Raffaele Arcella, 29 anni. Angela Iannotta 28 anni.  Cos’è che accomuna queste tre persone? Un’odissea sanitaria. L’odissea sanitaria prende il nome di bypass gastrico. Silvana, Angela e Raffaele si sono sottoposti a questo intervento che, non solo non ha generato gli effetti desiderati, ma ha causato delle conseguenze gravissime, come la morte. Silvana, di Sant’Agata dei Goti, in provincia di Benevento, è stata sottoposta a ben quattro diversi interventi per un bypass gastrico eseguiti nell’arco di tempo di due mesi. All’ultimo, il quadro clinico si è complicato fino a portarla alla morte. Raffaele, di Caivano, subisce tre operazioni che si sono rilevate fatali. Infine, la più recente è la storia di Angela, di Santa Maria Capua Vetere, provincia di Caserta, un intervento a cui ne sono seguiti altri a causa di una setticemia, al momento la giovane donna è ancora in pericolo di vita nella terapia intensiva dell’ospedale di Caserta. La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo sulla vicenda di Angela Iannotta. Il medico che ha operato la donna è attualmente già sotto processo al tribunale di Nola per il decesso di un 29enne che, come Angela, voleva dimagrire ed era stato operato con by pass gastrico. Inoltre, i legali della donna hanno scoperto anche un altro caso di morte sospetta dopo un intervento di by pass gastrico posto in essere sempre dallo stesso chirurgo; si tratta di un 69enne, Francesco Di Vilio, deceduto al Cardarelli lo scorso primo gennaio. In Italia, secondo i dati della Società italiana di Chirurgia dell’obesità e delle Malattie metaboliche, l’obesità rappresenta un problema sanitario di crescente e pressante gravità. La percentuale di soggetti in sovrappeso è di circa il 35%, con una prevalenza del sesso maschile, mentre la percentuale di soggetti obesi è di circa il 10%, con una piccola prevalenza per il sesso femminile e per le regioni meridionali. Nel 2021 le persone che in Italia hanno tentato di risolvere chirurgicamente il loro sovrappeso sono state 22.469. Con i progressi nel campo medico è improponibile che nel 21° secolo si possa ancora morire per setticemia. Persone che decidono di sottoporsi a operazioni chirurgiche, che sperano risolutive, si trovano, invece, a lottare per la vita. Chi esegue la terapia chirurgica deve necessariamente garantire al paziente un’équipe che abbia le giuste competenze tecniche-specifiche, tali da potersi fare carico di tutte le fasi terapeutiche: dalla selezione dei pazienti alla gestione delle eventuali complicanze. Ma, soprattutto, è opportuno garantire un’assistenza continua, fornendo ai propri pazienti operati rapide e facilitate modalità di accesso per consulenze urgenti.

Democratici bussano a Pd e opposizione per allargare la coalizione

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Riceviamo e pubblichiamo la nota del gruppo DemocraticiXAcerra Abbiamo chiesto agli alleati della coalizione “Centro,Sinistra” di riunirci con all’ordine del giorno il tema delle prossime elezioni amministrative, con l’obiettivo di individuare un condiviso percorso tendente ad un ancor più ampio confronto con le forze dell’area politica di riferimento che governano la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli. Ribadiamo, avendo allegato alla richiesta la posizione già resa nota, che la nostra azione si svolge sul doppio binario: da un lato sostenere con lealtà l’esperienza di governo in corso, che per la legge sul doppio mandato è costretta a finire; dall’altro, contemporaneamente, quella di lavorare per unire l’ampio fronte delle forze politiche e civiche che si riconoscono nella maggioranza regionale e metropolitana. Questa ovvietà dovrebbe essere tale anche per quelle forze civiche e politiche che non condividono l’azione dell’Amministrazione Lettieri: va certamente loro riconosciuta la legittima azione di opposizione ma, contemporaneamente, dovrebbero, partendo dalla presa d’atto di un’esperienza che finisce “per legge”, aiutare lo sforzo di pacificazione che, auspichiamo, deve vedere impegnati tutti. Dovrebbe essere superfluo ribadire che la fase storica, economica e sociale, è particolarmente complicata e la Città, il Paese, il Pianeta, ci vuole “costruttori” per un impegno comune che guardi soprattutto alle prossime generazioni: non ci si può lamentare in modo strumentale di modalità di governo “chiuse”, incapaci di garantire completa partecipazione, salvo poi, quando un’azione in tal senso viene dispiegata, alzare speculari muri.

Furti e rapine ai supermercati Lidl, 3 fermati ad Afragola

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AFRAGOLA – Alle prime ore del mattino, nel contesto di un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i carabinieri del Comando Stazione di Cesa coadiuvati da personale della Compagnia di Aversa hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare emessa dall’Ufficio del G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord nei confronti di tre soggetti, M.V. di anni 33, R.A. di anni 20 e F.L. di anni 32, originari di Afragola, tutti indiziati per furti e rapine in danno delle filiali di Cesa (CE), Curti (CE), Casandrino (NA) e Mugnano di Napoli (NA) dell’esercizio commerciale denominato “LIDL”. Nello specifico il M.V. di anni 33 veniva sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere mentre R.A. di anni 20 e F.L. di anni 32 venivano sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione. L’attività d’indagine consentiva di ricostruire attraverso le analisi delle immagini riprodotte dai sistemi di videosorveglianza installate presso gli esercizi commerciali, non solo le fasi delle rapine e/o furti oggetto di indagine ma soprattutto la fisionomia e i volti ripresi durante gli eventi, tale fattore risultava fondamentale per le indagini in quanto permetteva di identificare i tre soggetti autori dei reati. Durante la commissione dei reati, i tre soggetti colpiti da ordinanza restrittiva erano soliti, qualora scoperti, minacciare ed aggredire fisicamente gli addetti alla vigilanza. Grazie al complesso di tutti gli elementi investigativi raccolti, è stato possibile ricostruire, a carico degli indagati, un grave quadro indiziario avvalorato dal G.1.P. del medesimo Tribunale.

Crisi: tempo di scelta e di intervento

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Il nostro secolo ha fatto la prova della contingenza. Queste le parole che il filosofo Merleau-Ponty utilizzava il 10 settembre del 1951, a Ginevra, per discutere sugli effetti della Seconda Guerra Mondiale insieme ad alcuni protagonisti della scena culturale del tempo. I fatti di questi giorni, che lasciano spazio all’angoscia e alla resa, ci inducono immediatamente a capire (con l’abbaglio dell’intelletto) ma non ancora a comprendere (con l’esperienza fattasi saggia) che quella “prova della contingenza” non è terminata.  Storicamente, il tempo di guerra, ha rappresentato a varie fasi una possibilità, un nuovo sguardo, un ripensamento dell’assetto vigente. Dire che una guerra è sempre una cosa sbagliata ci pone dinanzi ad una contraddizione di fondo strutturata e connaturata nell’uomo. La guerra appartiene alla coscienza umana, al suo divenire, alla sua storicità, al semplice fatto che – con la tracotanza della presunzione – il giorno in cui l’uomo si è sollevato dal camminare carponi ha visto nell’altro un nemico, un contendente, un soggetto avverso. Ci sono voluti secoli, sovrastrutture culturali, morti e crimini atroci per arrivare al patto che Rousseau tentava di descrivere nel suo Contratto sociale. La guerra è quindi una cosa nulla, nullificante, con la quale però bisogna imparare a convivere dentro per risolverla e cancellarla fuori, riversandola nella non violenza, nella possibilità di com-prendere l’altro senza annientarlo. La guerra la fanno e la subiscono gli uomini, che a partire dal singolo alla comunità, rappresentano gli Stati e per questo saranno quegli stessi a dover cambiare il proprio sentire dandogli un’altra forma, svincolandolo dal mero interesse economico e capitalista, riumanizzando l’assetto sociale e politico. Dove non c’è cultura (non solo quella dei libri ma quella della libertà) non c’è la traduzione dell’altro, non c’è la possibilità di comprendere – banalmente – che esiste qualcuno che è diverso, che grida il suo tempo e la sua affermazione.  Per tali ragioni non può essere più il tempo dell’astratta riflessione, dell’intellettualismo da scrivania, dell’arroccamento da salotto. È tempo di scegliere orizzontalmente, di parteggiare, di cessare l’indifferenza, di risentire la comunanza dell’essere umani. Non occorre che qualcuno necessariamente spieghi e sciolga la matassa geopolitica attraverso la quale si è arrivati a tanto. No, ora è il tempo dell’intervento diretto e indiretto, della costruzione ragionata e consapevole di un nuovo umanesimo. Altrimenti, l’esperienza alienante del Novecento, non ci avrà insegnato nulla. Ora, proprio adesso che il nostro tempo, a tentoni, fa la prova della contingenza disumana, dobbiamo agire. Chiudiamoli i libri di storia se i bombardamenti e l’olocausto non sono bastati. Sovvertiamo le Accademie se i dotti del mondo pontificano nelle stanze. Facciamo tacere gli intellettuali se oltre a bofonchiare non ritornano in piazza. Una cosa nell’immediato possiamo tentarla: torniamo ad occuparci seriamente dei bambini. Non educhiamoli alla “competizione”, alla psicologia del “migliore”, all’indottrinamento bulimico dei sussidiari. Riagganciamoli alle emozioni, alla loro natura ancora sognante. Educhiamoli al bello, alla curiosità, al rispetto, alla gentilezza, al dolore, alla ricerca, all’inesistenza del diverso. Non adulteriamoli in quello che hanno di più vero: la meraviglia. Pratichiamogli l’amore: l’unica vera potenza della vita.  Così forse, nel tempo della crisi di domani, sapranno scegliere e non subire.  

Guerra Russia-Ucraina, le ricadute italiane tra emergenza profughi e prezzi alle stelle

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La guerra di Putin è ormai ufficialmente iniziata e le catastrofi sociali si fanno già sentire: sono stati colpiti molti edifici non governativi in cui purtroppo hanno perso la vita tanti civili e purtroppo il numero continuerà ad aumentare vista l’ormai entrata delle truppe russe anche nella capitale Kiev. Se da un lato ci sono conseguenze sociali e umane catastrofiche per l’Ucraina, dall’altro vi sono effetti bruschi anche per l’Europa, in particolare per l’Italia. In prima linea troviamo l’enorme problema del gas. La Russia è uno dei maggiori esportatori di gas nelle penisola italiana, tanto da arrivare fino al 43% di gas russo arrivato nel nostro paese nel 2020. In merito, si teme che, viste le rigide sanzioni presentate dall’UE nei confronti della Russia, il paese possa decidere di modificare l’andamento di esportazione, il che avrebbe conseguenze gravissime sui prezzi. Già nella giornata di ieri, il prezzo del gas è volato alle stelle, seguito a ruota da petrolio e grano. Inoltre, non bisogna dimenticare che l’Italia intrattiene con Mosca uno scambio commerciale non indifferente, circa 20 miliardi di euro di merci italiane esportate, fattore che purtroppo non può essere accantonato vista la già situazione economica critica dell’Italia. Altra questione importante da non sottovalutare è la fuga dei cittadini ucraini dalla capitale e dalle varie città occupate dall’esercito russo che potrebbe trasformarsi in un’ondata di arrivo nei vari paesi di profughi rimasti senza casa a causa della guerra. L’Italia è sicuramente lontana dal punto di vista geografico, motivo per cui non si teme un arrivo di massa incontrollabile ma viste le tantissime persone ucraine presenti sul territorio italiano, non è escluso che molti profughi tenteranno di ricongiungersi con i propri familiari presenti sul territorio italiano. Da un punto di vista strettamente europeo, si sta cercando di fare una stima del numero di persone che stanno abbandonando il paese in cerca di rifugio e pare che si potrebbe arrivare fino a 5 milioni. In questo caso l’Europa tutta dovrebbe attrezzarsi ed essere pronta a fornire asilo ed ospitalità a tutti coloro che lo necessitano.    

Acerra, pistola pronta a sparare nascosta nel quadro elettrico

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ACERRA: 357 Magnum nel quadro elettrico. Sequestro dei Carabinieri impegnati in città nei controlli Una calibro 357 Magnum “Smith & Wesson” nascosta in un quadro elettrico. A ritrovarla i Carabinieri della stazione di Acerra durante una perquisizione in un palazzo popolare in Via Nobile, nel complesso Ice-Snei. Una pistola vera, pronta a sparare, con 6 proiettili già nel tamburo e ora posta sotto sequestro. Sarà sottoposta ad accertamenti balistici per verificare se sia stata utilizzare per ferire, ammazzare o per intimidire. Non solo questo. Nella stessa città i militari della sezione radiomobile di Castello di Cisterna hanno denunciato per ricettazione e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli un 34enne di origini rom, già noto alle forze dell’ordine. Era in Via Leone, a bordo di un’auto. Con lui altre 3 persone, fuggite appena la paletta dei carabinieri si è sollevata durante un posto di controllo. Il 34enne non ha fatto in tempo ed è stato bloccato. Nel veicolo 5 catalizzatori verosimilmente smontati da altrettante auto e attrezzi per lo scasso. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.