OTTAVIANO – Il Gruppo della Guardia di Finanza di Nola, all’esito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola, ha identificato un soggetto che, senza alcuna abilitazione, esercitava la professione forense nell’area vesuviana.
In particolare, la Compagnia di Ottaviano ha accertato che il sedicente professionista, riceveva gli assistiti in una stanza adibita a studio legale all’interno della propria abitazione, fra il 2016 ed il 2019 e, approfittando della fiducia di ignari clienti, li avrebbe indotti a versargli ingenti somme di denaro a fronte di consulenze per acquisto di immobili ed altri beni di valore in Italia e all’estero.
Gli accertamenti effettuati consentivano di ipotizzare come lo stesso, pur non avendo mai sostenuto esami né tantomeno conseguito un titolo di studio idoneo, si proponesse come avvocato anche creando e falsificando documenti giudiziari.
L’attività criminale non si limitava solo alla truffa in danno dei malcapitati clienti: l’indagato, infatti, poneva in essere anche operazioni volte a trasferire fraudolentemente il denaro frutto dell’attività criminosa, così da sottrarlo ad eventuali attività investigative finalizzate al rintraccio e, quindi, al sequestro.
Al termine delle indagini, il soggetto è stato rinviato a giudizio per truffa, esercizio abusivo della professione, falsità materiale di atti pubblici, impiego di denaro provento di attività illecite e calunnia, nonché segnalato all’Agenzia delle Entrate, per aver sottratto al Fisco ricavi non dichiarati e Iva non versata.
Pozzuoli. Carabinieri sequestrano discoteca a Pozzuoli. 2 i denunciati
Questa notte a Pozzuoli i Carabinieri della Locale stazione hanno effettuato un sequestro preventivo di una discoteca di via campana. I militari – nell’ambito dei servizi di prevenzione alla movida – hanno accertato che all’interno del locale ci fossero 200 persone a ballare con altre 100 fuori in fila.
Il tutto in totale assenza di apposita licenza, nonché di agibilità e “SCIA” amministrativa per somministrazione di alimenti e bevande. I due titolari proprietari del locale sono stati denunciati a piede libero. Per loro anche sanzioni pari a 5 mila euro. Non è stato semplice per i Carabinieri gestire la situazione di ordine pubblico ma fortunatamente non ci sono stati problemi
Indignazione solo sulla pagina “dissidente” Casalnuovo Aut: “Il cemento non ha memoria”. La comunità tace. Il sindaco, Massimo Pelliccia, non commenta
Stando a quello che sta accadendo nei centri abitati dei comuni dell’hinterland napoletano c’è ormai la convinzione diffusa che la legge regionale sul Piano Casa abbia aggravato la piaga della cementificazione selvaggia del territorio e della conseguente distruzione del patrimonio storico e architettonico preesistente. Nel Napoletano c’è un comune in particolare che si sta distinguendo in quest’ ”opera” di progressiva cancellazione della memoria, Casalnuovo di Napoli, 50mila abitanti stipati in una fettuccia di terreno pochi chilometri a nordest del capoluogo. Qui i palazzoni hanno preso il posto della città vecchia, che praticamente non c’è più, e sempre qui, qualche giorno fa, in nome del business del mattone è stata rasa al suolo villa Magda, un bellissimo esempio di stile liberty datato 1900. Al suo posto sorgerà un condominio, grazie all’ampliamento volumetrico consentito dal Piano Casa. Il permesso a costruire il nuovo edificio attraverso l’abbattimento della villa è stato rilasciato dal Comune ad alcuni familiari del sindaco, Massimo Pelliccia. Ci sono state polemiche. Ma sono durate lo spazio di un lampo e sono contenute nella pagina Facebook dei cosiddetti ultimi “dissidenti” della città, Casalnuovo aut, chiamata così nel ricordo della mitica Radio Aut del martire di mafia Peppino Impastato.” Anche villa Magda è stata abbattuta – scrivono su Casalnuovo aut – era l’ultima testimonianza dello stile Liberty a Casalnuovo: il cemento non ha memoria”. Parole seguite dai commenti indignati di alcune decine di concittadini rimasti amareggiati dalla vicenda. Il sindaco Pelliccia, più volte interpellato tramite il suo addetto stampa, non ha rilasciato commenti. Scempi ripetuti. Nell’agosto del 2019 i costruttori locali avevano già raso al suolo palazzo Mondelli dei marchesi di Sassinoro, un bellissimo esempio di magione rurale del Settecento, con tanto di porticati affrescati da artisti della scuola napoletana. Al posto di palazzo Mondelli ora c’è il classico condominio a forma di gigantesco parallelepipedo. “Ma qui di palazzi storici ne sono stati abbattuti almeno una cinquantina in questi trent’anni di speculazione edilizia”, racconta un testimone della cementificazione. Colpevoli omissioni. A Casalnuovo nessun sindaco, nessuna amministrazione ha mai chiesto alla Sovrintendenza di tutelare gli edifici storici. Il risultato è stata la loro sistematica distruzione. Distrutte anche le antiche “cortine”, i cortili dei palazzi ottocenteschi. Un triste fenomeno che ha colpito anche i comuni vicini, Pomigliano, Afragola, Frattamaggiore.
Salvatore Di Sarno (sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano): “Don Maksym Kolodchak (Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina della Diocesi di Nola partito Giovedì dall’Ucraina ha attraversato i vari confini e nelle prossime ore sarà a Somma Vesuviana) dopo 36 ore di auto, questa sera ha incontrato la comunità ucraina di Somma Vesuviana”.
“E’ rientrato dopo 36 ore di viaggio in auto dall’Ucraina don Maksym Kolodchak, Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina nella Diocesi di Nola che questa sera ha abbracciato la comunità ucraina di Somma Vesuviana. Somma, in queste ore, ha dimostrato di essere una comunità solidale ed una città di pace. Lo stesso incontro di preghiera svoltosi in Piazza Vittorio Emanuele III ne ha rappresentato una grande testimonianza”. Lo ha dichiarato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano che questa sera ha incontrato don Maksym Kolodchak Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina nella Diocesi di Nola. Don Maksym è partito in auto dall’Ucraina e dopo 36 ore è arrivato a Somma Vesuviana dopo avere attraversato i vari confini.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia arriva finalmente a Somma Vesuviana: l’ inaugurazione è fissata per sabato 5 marzo 2022 alle ore 11:00 in via Portiello, 3. Manifestazione di apprezzamento e di adesione morale del primo cittadino Salvatore Di Sarno.
La sezione sarà dedicata al partigiano sommese Ferdinando Aliperta. Sarà l’occasione per ricordare, anche, l’altro concittadino partigiano, Arcangelo Capasso, fucilato il 21 febbraio del 1945 a Barbania (TO). All’inaugurazione saranno presenti: il Sindaco Dott. Salvatore Di Sarno; il Presidente provinciale ANPI, prof. Ciro Raia; il presidente pro tempore della Sezione di Somma, prof. Mimmo Parisi; la prof.ssa Maria Aliperta, nipote del partigiano; i rappresentanti delle forze politiche. Oggi l’ ANPI è in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza. Con i suoi oltre 120.000 iscritti, sparsi in numerose sedi regionali, provinciali e territoriali (circoli), è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive in Italia. Il comitato nazionale ha sede a Roma in via degli Scipioni, 271. Fu costituita il 6 giugno del 1944, proprio nella Capitale, dal Comitato Liberazione Nazionale (CLN) del Centro Italia, mentre nel Nord Italia imperversava ancora la guerra. Fu eretta, definitivamente, in ente morale il 5 aprile del 1945.
L’apertura di una sede ANPI a Somma Vesuviana – afferma il prof. Ciro Raia – è testimonianza di ricerca costante di nesso e conoscenza tra il passato ed il futuro. Specialmente, poi, in questi giorni in cui soffiano nuovi venti di guerra, riunire giovani ed adulti attorno a valori e ad ideali di libertà e democrazia è un piccolo investimento per un mondo di pace. Confido nelle doti culturali e nell’esperienza politica del prof. Domenico Parisi – a cui va riconosciuto il merito di aver caparbiamente voluto l’apertura della locale sede ANPI – perché anche per la nostra città possa aprirsi una nuova stagione di confronto propositivo su aspetti culturali, storici e – perché no? – anche politici a vantaggio di una comunità da un po’ di anni distratta o lontana dall’abitudine del “pensare insieme e ad alta voce”. La stessa intitolazione della sede ANPI al partigiano Ferdinando Aliperta – caduto per mano nazista lontano da Somma – esprime un indirizzo di recupero di una memoria storica, che – senza nulla voler togliere a scelte toponomastiche anche recenti – può, per esempio, indicare alla città chi “furono i maggiori suoi”.
Non sarà l’inaugurazione – spiega Carlo Fraticelli, segretario dei Giovani Democratici – dell’ennesima associazione che nasce per poi finire nel dimenticatoio collettivo. La sede dell’ ANPI a Somma Vesuviana vuole lanciare un messaggio preciso e forte, ovvero istituire un luogo simbolo dell’antifascismo, che renda memoria a tutti quegli uomini che hanno donato la propria vita per tutte quelle libertà di cui oggi ne beneficiamo. Mi ritrovo, seppur per un attimo, nelle parole cantate da Giorgio Gaber, quando affermava che la libertà è partecipazione; in più penso che la partecipazione sia anche un dovere di tutti i cittadini, soprattutto quando si tratta di affermare e riaffermare ogni volta che il sangue versato dai partigiani non sia stato invano.Il partigiano Ferdinando Costantino Aliperta nacque a Somma Vesuviana in via Castello il 24 ottobre del 1919 da Costantino, di condizione ferroviere, e Maria Ferriero. Proveniva da un’antica famiglia: un suo antenato, Alfonso alias malacciso, era stato un capo stimato brigante durante l’Unità d’Italia e suo zio Vincenzo, deviatore ferroviario, fu decorato con una medaglia di bronzo al valor civile nel 1907 per un coraggioso atto di eroismo nel salvare dal disastro un convoglio ferroviario nel 1906. Sergente maggiore del Genio ferrovieri, Ferdinando il 20 giugno del 1944 aderì alla 176esima Brigata Garibaldi Antonio Gramsci di Issogne in Valle d’Aosta con i due compagni di sempre, Salvatore Sciortino e Michele Sales. Due mesi più tardi si arruolò nel Corpo Volontari della Libertà. L’Archivio dell’Istituto Storico della Resistenza della Valle d’Aosta lo colloca al 71° posto dell’elenco dei Capi Nucleo della Forza Combattente. I comandanti diretti e i suoi superiori attestarono sempre che Aliperta, nome di battaglia Somma, era un elemento di spicco e di grande volontà. Quanta nostalgia ed orgoglio in quella scelta del nome di battaglia!
Riparatosi a Gressoney – Saint Jean, dovette, insieme ai compagni, essere trasportato a valle per via di congelamenti subiti ai piedi. Nella marcia di trasferimento, infatti, il gruppo era stato sorpreso da una tormenta di neve. Mentre gli altri proseguirono per sfuggire ai rastrellamenti nazifascismi, Ferdinando e gli amici si avviarono ad un ospedale di campo a Perloz nella valle di Gressoney su una slitta trainata da un cavallo. In questo villaggio, il 7 novembre del 1944, lui e i suoi compagni si imbatterono in una banda di tedeschi. Il combattimento avvenne in condizioni di inferiorità e di salute. Alla fine tutti caddero vittime dell’agguato dei nazisti. Era il 7 novembre del 1944, quando furono sopraffatti e fucilati. Sepolti nel cimitero di Gressoney, furono poi inumati nella tomba comune della 176esima, al cimitero di Verrès, che raccoglieva parte dei 37 Caduti per la Libertà della banda. Il 14 aprile del 1945 si completava finalmente l’attività dei partigiani.
Il 15 aprile del 2014 alle ore 14:00 al cimitero di Verrès, nel corso di una solenne cerimonia, alla presenza delle più alte cariche militari – civili e religiose, furono riesumati i resti di Aliperta. L’ultimo desiderio della anziana sorella Rosa era quello di rivedere, seppure per un attimo, le spoglie mortali del suo caro fratello. Al termine della cerimonia, infatti, i resti del partigiano furono raccolti in una cassetta, che, avvolta nel tricolore, raggiunse l’Aeroporto di Torino Caselle per poi proseguire verso Napoli. Il 17 aprile, i resti mortali, dopo una solenne messa nella parrocchiale chiesa di San Pietro di Somma Vesuviana, furono tumulati nella tomba di famiglia nel rispettivo cimitero cittadino. Ancora oggi, le spoglie restano in attesa di una degna collocazione e di una solenne cerimonia, che possa rendere finalmente omaggio a chi ha lottato e dato la vita per la libertà.
Il Museo Filangieri, un “Palazzo che cammina”
Il Museo Civico Gaetano Filangieri fu fondato nel 1882 da Gaetano Filangieri Principe di Satriano, conoscitore erudito, collezionista e lungimirante organizzatore culturale, figlio del generale Carlo e nipote dell’omonimo filosofo autore de “La Scienza della Legislazione”. Filangieri acquistò opere d’arte in viaggiò per l’Europa, tornato a Napoli dopo molti anni nel 1878, d’intesa con il Consiglio comunale, fondò il Museo Civico, definito “una festa dell’arte antica”, per raccogliere le sue collezioni poi donate al Comune. Fu scelto il rudere, poi restaurato, di Palazzo Como, che fu spostato di venti metri per allinearlo alla via in occasione dei lavori di allargamento della via Duomo e del Risanamento. I napoletani, con quella verve che li contraddistingue, lo chiamarono subito il “Palazzo che cammina”. Fanno parte delle opere esposte sculture: armi, abiti, dipinti, mobili, tessuti e ceramiche che raccontano culture lontane come quelle orientali. Filangieri dedicò alla memoria del padre Carlo la prima sala del Museo in cui è collocato il busto del genitore realizzato dallo scultore Tito Angelini. Venerdì 25, alle ore 16.30, nell’Aula Pessina della sede centrale dell’Università di Napoli Federico II al coso Umberto I verrà presentato il Catalogo scientifico delle collezioni del Museo Civico Gaetano Filangieri di Napoli, a cura di Isabella Valente del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e edito da Editori Paparo (www.editoripaparo.com).
Il nuovo catalogo scientifico delle collezioni del Museo Filangieri – in tre prestigiosi volumi monografici – si propone di documentare, per la prima volta e in modo rigoroso, il ricco e variegato patrimonio d’arte dell’antico museo napoletano composto da circa tremila oggetti sulla scorta dei più recenti studi intrapresi negli ultimi anni da ricercatori ed esperti dei più vari ambiti del settore storico-artistico. La curatrice del Catalogo, per la cui realizzazione sono occorsi tre anni di intenso lavoro, Isabella Valente, così presenta il Museo: «Quella del Museo Civico Gaetano Filangieri è una storia lunga, piena di fascino, ma anche costellata di disavventure di varia natura. Dalla sua inaugurazione, avvenuta l’8 novembre 1888, il museo ha vissuto nel tempo periodi più o meno lunghi di chiusura e interdizione. Dapprima, la grande cesura dovuta al secondo conflitto mondiale, che, oltre ai danni alla struttura, comportò la perdita di un gran numero di opere e manufatti, distrutti nell’incendio appiccato volontariamente dai tedeschi nel 1943 al luogo di ricovero delle opere; poi, alterne vicende amministrative e gestionali, fino alla chiusura definitiva nel 1999». I successivi lavori di ristrutturazione e finalmente la riapertura nel 2012, quando furono completati gli impianti della Sala Carlo, e nel 2015, con la restituzione della Sala Agata riallestita con i dipinti restaurati, si devono a Gianpaolo Leonetti, nuovo direttore dal 2005, il quale s’impegnò anche nella ripresa amministrativa e finanziaria del Museo, il quale, ricorda la Valente : «Ci ha lasciati troppo presto, senza riuscire a vedere i concretirisultati raggiunti». Insieme alla Prof. Valente Venerdì prossimo discuteranno dell’opera, con Ermanno Corsi moderatore: Sylvain Bellenger, Enrico Colle, Arturo De Vivo, Paolo Jorio, CarloSisi ed il Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli Luigi La Rocca che ha curato anche la prefazione.
Il soprintendente ABAP di Napoli Luigi La Rocca
Luigi La Roccascrive nella introduzione: «La pubblicazione di un nuovo catalogo scientifico, curato da Isabella Valente con il contributo di studiosi di straordinario valore e indiscusso prestigio, costituisce uno strumento prezioso e aggiornato per chi voglia approfondire la conoscenza delle variegate collezioni di dipinti, sculture, armi, ceramiche, mobili e tessuti del Museo Filangieri, nonché un ulteriore, importante tassello nel percorso di crescita di uno dei più antichi e amati luoghi della cultura della città di Napoli». Continua La Rocca: « Nelle premesse del Filangieri emerge chiaramente quanto, nell’attribuire al museo una funzione educativa e sociale, egli intendesse allinearsi ai principi, ancora attualissimi, che informavano la politica culturale del neonato Stato unitario, che individuava nel patrimonio culturale uno strumento per la costruzione della identità nazionale». Conclude il Soprintendente: «Dopo circa sessantanni, il nuovo, corposo catalogo, del quale gli Editori Paparo hanno curato con la consolidata professionalità la veste editoriale, frutto di un attento percorso di studi e di ricerche interdisciplinari sulle opere e sulla tormentata storia del museo e della collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ben si inserisce in un significativo ed articolato programma di tutela, promozione del significato scientifico e di valorizzazione delle collezioni del museo, avviato in seguito alla sua riapertura al pubblico nel 2012 dopo tredici lunghi anni di chiusura, grazie all’impegno congiunto dei compianti Gianpaolo Leonetti, allora direttore, e Umberto Bile, valente funzionario della Soprintendenza. La storia più recente è quella di una profonda e consolidata sinergia tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli e il museo, tradottasi in progetti ambiziosi e importanti recuperi, quali il restauro della Sala Agata, condotto in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del MiBACT, o quello più recente del portone ligneo». Le informazioni contenute nei tre volumi del catalogo saranno disponibili nel portale dei beni culturali messo a punto dal progetto RE-MIAM (Rete dei Musei Intelligenti ad Alta Multime-dialità) di DATABENC, cosa questa che attribuisce un ulteriore valore all’opera, consentendo di diffondere il messaggio culturale a un numero più ampio di utenti.
Scrive Filangieri: “Vi sono più modi di servire il proprio paese, e fra questi non ultimo e il moderato, il tenace ricercatore di materiali storici e la critica che illustra i fatti e i monumenti; il qual lavoro se non raggiunge gli splendori dell’ambizione e della chiassosa popolarità, non manca di abnegazione di arrecare utile alla patria, forse più alle generazioni a venire che a quelle del presente” (Archivio Filangieri, Zibaldone). L’auspicio di Isabella Valente è « Che questo lavoro possa contribuire alla conoscenza e al rilancio del museo, meritevole di occupare una posizione di rilievo nello scenario dei musei napoletani, e che concorra alla sua divulgazione non soltanto presso la nostra cittadinanza, ma anche verso la comunità nazionale e quella internazionale». Le fa eco il Dr. La Rocca, secondo il quale: «La consapevolezza del valore del nostro patrimonio sotto il profilo identitario, storico, di memoria, di testimonianza, si potrà infatti trasfondere nelle comunità l’esigenza della sua conservazione, che è condizione indispensabile affinché l’attività di tutela e di salvaguardia condotta dalle istituzioni che ne hanno competenza sia veramente efficace». Oltre a Isabella Valente hanno contribuito al Catalogo: Salvatore Abita, Eduardo Alamaro, Francesca Amirante, Nadia Barrella, Angela Caròla-Perrotti, Roberto Cinquegrana, Antonella Ciotola, Renata De Lorenzo, Mauro Giancaspro, Laura Giuliano, Paolo Jorio, Gianpaolo Leonetti, Piera Leonetti, Fabio Mangone, Luca Manzo, Silvana Musella Guida, Rosa Esmeralda Partucci, Wanda Prevedello, Luisa Sefora Rosaria Puca, Mariano Saggiomo, Bianca Stranieri, Michela Tarallo, Giulia Zaccariotto.
L’evento potrà essere seguito in diretta streaming sulla piattaforma Zoom:
https://us06web.zoom.us/j/81767279992?pwd=STkveXVBRk42T29vSW9WK2NFckJHQT09Harry di Prisco
“ViteresZero rappresenta una innovazione per le aziende vitivinicole la strada giusta basata su una forte sinergia tra imprese, università e associazioni di categoria”
Il convegno: “Come produrre vino senza chimica e spreco d’acqua” tenutosi sabato scorso presso la sala convegni del Mercato Coperto Campagna Amica della Coldiretti Campania nel quartiere napoletano di Fuorigrotta è stato seguito con attenzione da numerosi operatori di settore che hanno potuto così conoscere il progetto “ViteresZero” per migliorare le produzioni di vino senza far uso dei prodotti chimici e razionalizzando l’acqua. Il progetto è stato realizzato grazie al partenariato de “Il Cortiglio”, azienda vitivinicola e olivicola irpina, l’Università degli Studi del Molise e il GAL Irpinia. Si è discusso sulla gestione dei vigneti a residuo zero e uso innovativo delle risorse idriche. Ad introdurre i lavori, Renato Rocco direttore de “La Buona Tavola Magazine” mentre il moderatore è stato Luciano Pignataro giornalista enogastronomico de “Il Mattino” e del “Lucianopignatarowineblog”, il quale ha coordinato gli interventi di relatori appartenenti alla realtà universitaria, politica e associativa dando vita a interessanti spunti di discussione e riflessione.
«L’intento del progetto – ha chiarito Francesco M. Acampora, presidente Coldiretti Avellino, titolare de “Il Cortiglio” nonché capofila del progetto – è la gestione dei vigneti a residuo zero e l’utilizzo critico delle risorse idriche con l’obiettivo di mettere a punto un protocollo scientifico di gestione che nasce dalle esigenze del territorio. In questo modo, la produzione migliorerà quantitativamente e qualitativamente». Per Antonio De Cristofaro, ordinario di Controllo biologico ed integrato e di Entomologia Agraria e Forestale dell’Università degli Studi del Molise e coinvolto nel progetto in qualità di responsabile scientifico: «Lo scopo ultimo è quello di ottenere un prodotto di alto profilo qualitativo dal punto di vista organolettico e ancor più pregiato perché privo di residui di prodotti di sintesi». Filippo De Curtis, associato di Patologia Vegetale dell’Università degli Studi del Molise, si è concentrato sulla lotta ai patogeni sostenendo che: «Se qualche anno fa il target principale era il patogeno, in questa nuova fase della lotta biologica la buona e necessaria filosofia è disegnare una strategia di lotta che prenda in considerazione non solo i patogeni ma il miglioramento in generale della pianta (induzione di resistenza vs i patogeni e condizioni nutrizionali), della zona radicale (dare più importanza al microbiota rizosferico), nonché dell’interazione completa patogeno-pianta-ambiente». Il presidente del GAL Irpinia, Giovanni Maria, si è invece soffermato sull’importanza di sostenere le aziende biologiche per rendere i loro prodotti di alta qualità. Gennarino Masiello, Coldiretti Campania e Vicepresidente Nazionale Coldiretti, ha così commentato: «La sperimentazione fatta presso l’azienda Il Cortiglio è una best practice per tutte le aziende nostre associate». Le conclusioni del convegno sono state affidate all’on. Nicola Caputo,
Assessore all’Agricoltura della Regione Campania: «ViteresZero rappresenta una innovazione davvero importante per le aziende vitivinicole. È la strada giusta che dobbiamo percorrere, basata su una forte sinergia tra imprese, università e associazioni di categoria, per garantire il trasferimento tecnologico alle altre aziende e puntare ad un’agricoltura campana veramente innovativa». Dopo il convegno vi è stata una degustazione dei vini biologici de “Il Cortiglio” in abbinamento ai prodotti a Km0 di Campagna Amica.
E’ ovvio: queste sono le sole “bombe” che ci inducono all’applauso: quelle dell’Ucraina fanno strage di innocenti indifesi, e strappano la maschera alla viltà degli aggressori e a quella degli spettatori impotenti. In alcune regioni le “bombe” di pane entrano nel menù di Carnevale, perché la divina semplicità del pane “maschera” sapori forti, e poi li svela, a sorpresa. Il pane è Uno Solo, ma in Italia ha innumerevoli nomi, e in alcuni luoghi diventa sontuosa materia di opere d’arte. A Salemi c’è il Museo del Pane Rituale.
Ingredienti: gr. 5 lievito di birra disidratato, gr. 100 di acqua, 4 cucchiai di olio “evo”, olio per friggere, un piccolo cucchiaio di zucchero, sale. Ingredienti per la farcia: gr. 200 di carne macinata, gr. 30 di piselli surgelati, gr. 40 di provola, noce moscata, sale, pepe. Sciolto il lievito in un bicchiere pieno di acqua “addolcita” da un po’ di zucchero, impastatelo in una ciotola, con acqua, farina e olio, e con il moto sapiente delle mani formate un morbido panetto che lascerete riposare al caldo in una ciotola coperta con pellicola. Questo impasto, giunto all’opportuno livello di lievitazione, lo dividerete in “palline” di gr.50 ciascuna, che, coperte da un panno, riposeranno per almeno mezzora. Fate rosolare in una padella il trito di carne, aggiungete gli aromi e i piselli, stendete ogni pallina con il mattarello, farcitela con il trito di carne mista a piselli, richiudete la pallina, immergete le “bombe” in olio caldo, lasciatele cuocere per un paio di minuti a 180°, asciugatele su carta assorbente e portatele in tavola, dove le attende un vigoroso vino rosso.
E’ un “piatto” adatto al Carnevale: la divina semplicità del pane nasconde la “sorpresa” barocca dei molti ingredienti, e li sistema per un piacere che sia saporosa sinfonia. Il pane ha la semplicità multipla dell’Assoluto: è uno solo, ma comprende tutto. E’ sempre sé stesso, ma ha centinaia di nomi, perché pare che non ci sia luogo in Italia che non abbia preteso di avere il “suo” pane. Per la Campania Gian Luigi Beccaria cita il “pane cafone”, “la cocchia”, “la palatella”, “il palatone”, “il pane di Padula”, il “pane di Vallo”, “il pane del pescatore” che i Cilentani condiscono con pezzi di alici e con olive nere, “il pane di saragolla”, che un tempo era il pane dei ricchi, mentre i poveri dovevano accontentarsi del “pane nero”, che i fornai disonesti preparavano con farine avariate dall’acqua di gesso e dal solfato di rame. Il pane può diventare un’opera d’arte. A Salemi, dove c’è il Museo del Pane Rituale, si preparano pani a forma di coroncine (cuddureddi) e di cavallucci (cavadduzzi), e in tutta la Sicilia, per la festa di San Giuseppe, si allestiscono, racconta il Beccaria, tavolate pubbliche, colme di pani che rappresentano fiori, frutti, i ferri del falegname, i simboli della Passione, e perfino la barba e la mano del Santo. In Sardegna le donne ricamano il pane con forbici, coltello e rotella. Si tratta di un “pani budditu”, “bollito, “lucidato, lavorato in fogge raffinate, confezionato per le grandi occasioni; gli si danno forme di cuore, ghirlanda, girandola, corona di fiori, melograno, croce, luna”. Alle spose si donava un pane a forma di serpente, perché il serpente teneva lontano dalla camera da letto gli spiriti cattivi ( ma non si possono escludere altre spiegazioni), e a Pasqua si cuoceva un pane che rappresentava una figura femminile, con un uovo nel ventre. Ancora oggi, in alcune città siciliane, a Pasqua vengono allestite nelle chiese architetture vegetali con aranci e limoni, e con decorazioni di pani di varia forma (vedi immagini in appendice). Il pane ha ispirato un grande numero di modi di dire e di aforismi: “ si’ pane perso” – sei un buono a nulla – era un rimprovero ricorrente negli anni della nostra fanciullezza: erano gli anni in cui abbiamo conosciuto amici veri, con i quali eravamo “pane e vino” e non avevamo bisogno del vocabolario per capire l’etimologia di “compagno”, la persona con cui dividiamo il pane, “ cum + panis”. E mi piace concludere queste note citando una riflessione di Mario Rigoni Stern: “ Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo diviso il pane quando si aveva fame, ma anche perché abbiamo vissuto insieme “il pane della libertà” che è il più difficile da conquistare e da mantenere”.
(fonte foto: rete internet)
Oggi Maksym Kolodchak (Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina della Diocesi di Nola partito ieri dall’Ucraina ha attraversato i vari confini e nelle prossime ore sarà a Somma Vesuviana) dopo 36 ore di auto abbraccerà la comunità ucraina di Somma Vesuviana.
Salvatore Di Sarno (sindaco di Somma Vesuviana, nel napoletano) : “Sarò lì anche come segno di accoglienza, alla chiesa di San Pietro a Somma Vesuviana!”
“Don Maksym Kolodchak, Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina nella Diocesi di Nola, dopo 36 ore di viaggio in auto dall’Ucraina da dove è partito Giovedì, questa sera abbraccerà la sua comunità ed io andrò ad accoglierlo presso la chiesa di San Pietro al Casamale. E ieri sera, nella piazza centrale di Somma Vesuviana è stato un momento davvero toccante anche perché abbiamo ascoltato la testimonianza di italiani che sono in Ucraina per servizio di volontariato e le testimonianze dei nostri concittadini di origini ucraine. La comunità di Somma Vesuviana ha dato un grande senso di vicinanza e sono contento di rappresentarla questa sera come primo cittadino. Ricordo che nel nostro paese risiedono 462 persone di origini ucraine.
Durante le preghiere ed i canti arrivavano dall’Ucraina, sui cellulari di giovani ma anche di persone anziane, immagini inviate loro da figli, amici e parenti dei bombardamenti in corso in più punti dell’Ucraina e non solo a Kiev.
Tutta la comunità di Somma Vesuviana si è unita in preghiera per un messaggio di pace. C’è bisogno di pace! Alle ore 19 incontrerò Maksym Kolodchak Cappellano della comunità greco – cattolica ucraina della Diocesi di Nola. Don Maksym è partito in auto dall’Ucraina”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano.
San Giuseppe Vesuviano. Rapina una donna e tenta la fuga. Arrestato.
Ieri mattina gli agenti del Commissariato di San Giuseppe Vesuviano, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Ugliani a San Giuseppe Vesuviano hanno notato una persona rincorrerne un’altra in direzione di piazza Garibaldi.
La persona che stava inseguendo l’uomo ha raccontato ai poliziotti che, poco prima, il fuggitivo aveva asportato il cellulare ad una donna; gli agenti hanno inseguito l’uomo raggiungendolo dopo poche centinaia di metri all’interno di uno stabile abbandonato in via Durelli dove, con difficoltà e dopo una colluttazione, l’hanno bloccato e trovato in possesso del telefono cellulare.
La vittima ha riconosciuto come proprio il telefono dichiarando che le era stato rubato poco prima mentre si trovava in piazza Vittorio Emanuele a San Giuseppe Vesuviano. A.H., 26enne marocchino irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato per rapina, lesioni e resistenza a Pubblico Ufficiale, nonché denunciato per ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato.
Questo sito utilizza cookie tecnici e profilativi, sia propri che di terze parti, per migliorare le funzionalità e per inviarti pubblicità e contenuti in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie..AcceptRead More
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.