I ragazzi di Ottaviano hanno pregato per la pace in Ucraina

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Il “momento” di preghiera, organizzato dall’ Amministrazione Comunale e dal clero, è stato vissuto dai ragazzi degli istituti scolastici di Ottaviano con una partecipazione intensa. La Scuola ottavianese terrà certamente conto, nella sua programmazione, di tutti i “nuovi” problemi che stanno “segnando”, da due anni, la vita quotidiana degli alunni, a scuola, a casa, nelle relazioni con gli altri.   In questo luminoso giovedì nella Chiesa di San Michele Arcangelo,  il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, e Vincenzo Caldarelli, Lorenzo Pisanti, Lucia Sciesa, Nando Federico, Virginia Nappo – tutti in rappresentanza dell’ Amministrazione e del Consiglio Comunale – e i  parroci delle chiese cittadine,  un prete ucraino e le suore Salesiane hanno partecipato, con i ragazzi di tutte le scuole ottavianesi, a un “momento” di preghiera perché ritorni la pace in Ucraina e cessino gli orrori della guerra. Il Sindaco ha ricordato che San Michele è il patrono di Kiev, e dunque la Chiesa Madre della nostra città era il “luogo” più adatto ad ospitare la manifestazione. Subito dopo, tutti si sono recati, in corteo, alla grotta in cui è collocata la statua della Madonna di Lourdes e qui hanno rinnovato la preghiera e hanno espresso una commozione ancora più intensa.  Osservavo i ragazzi e mi chiedevo, e mi chiedo, quali segni lasceranno sulla loro “persona”, sulla loro visione del mondo, gli eventi, le esperienze e le immagini di questi due anni:  la pandemia, che tra l’altro rende ancora difficile il ritorno della vita della scuola ai ritmi normali, una guerra che minaccia direttamente anche noi,  la crisi economica che “entra” ormai in un grande numero di famiglie e il visibile indebolimento dei rapporti sociali. Le cronache quotidiane ci dicono che è grave la “sofferenza”  nei comportamenti dei giovani e nelle loro relazioni. La Scuola ottavianese saprà individuare e definire momenti, temi e  argomenti di analisi e di riflessione, perché i ragazzi  siano pronti a giudicare  e a “vivere” questo tempo di “guerre” con spirito critico.

Somma Vesuviana, Rianna: “Assistenza specialistica disabili: due anni di vergogna”

Riceviamo e pubblichiamo dal  consigliere Salvatore Rianna

   

A novembre 2021 i consiglieri comunali Salvatore Rianna e Antonio Granato presentarono un’interrogazione a risposta scritta, chiedendo di conoscere i motivi del mancato affidamento per il servizio di assistenza specialistica per alunni disabili nelle scuole. A gennaio 2022, l’interrogazione fu trasformata in Question Time. Prima della discussione in Consiglio, a seduta non ancora convocata, è arrivata oggi la determina n.138 con la quale il responsabile PO7 Luigi Ruggiero annulla, in autotutela, l’affidamento del servizio di assistenza specialistica per alunni disabili precisando che “a causa del sopravvenire dell’emergenza Covid è mutata la situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento e quindi si rende necessario rimodulare i criteri quantitativi e qualitativi per lo svolgimento del servizio”.

Il consigliere Rianna dichiara in merito: “L’annullamento in autotutela andrebbe anche bene se non fosse così chiara la motivazione di quest’improvvisa accelerata dopo quasi due anni di inadempienza, peccato che in Consiglio Comunale dovranno venire lo stesso e spiegare come mai, con un’interrogazione di novembre scorso, si accorgano solo ora, ad emergenza Covid più o meno finita, che sarà necessario rimodulare i criteri del servizio. La verità è una soltanto, ossia che le scuole senza assistenza specialistica per gli alunni disabili sono una vergogna infinita per l’Ambito Territoriale 22, una vergogna della quale tutti tacciono. Ed è ridicolo, a questo punto, che dopo due anni di disinteresse, ci si pensi allo scadere dell’anno scolastico che andrà avanti circa 70 giorni ancora. Se si fosse provveduto quando abbiamo segnalato il problema, gli alunni disabili avrebbero potuto fruire già da mesi dell’assistenza. Sembra che nessuno, nell’Ambito 22 e a Somma Vesuviana capofila dello stesso, abbia capito la difficoltà in cui si stanno lasciando alunni e famiglie per cui questo servizio è una priorità”.

L’interrogazione a firma di Rianna e Granato dovrebbe essere discussa in una prossima seduta di Question Time.

Fu Carpentieri (FdI) a chiedere di mandare i rifiuti ad Acerra: un documento (all’interno) lo inchioda

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Qualcuno, per conto del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, si era affrettato a smentire tutto. E invece Marì Muscarà ha pubblicato le prove dell’amara verità    Era stata la consigliera regionale Marì Muscarà a svelare, il 4 marzo scorso, il contenuto dell’audizione dei sindaci della piana del Sele, audizione decisa dal presidente della commissione trasparenza, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Nunzio Carpentieri. “E’ incredibile – la rivelazione di Muscarà – Carpentieri ha proposto alla giunta regionale di inviare ad Acerra i rifiuti salernitani prima spediti in Tunisia e poi, dopo lo scoppio dello scandalo, tornati indietro e parcheggiati nel porto di Salerno. Intanto i sindaci di quella zona non li rivogliono rivendicando la vocazione agricola dei loro territori. E allora Carpentieri ha avuto la “geniale” idea di farli stoccare e incenerire ad Acerra. Vogliono usare, quello di Acerra si, un territorio a storica vocazione agricola come la solita soluzione dei problemi ambientali. Ma Acerra ha già pagato la scelta scellerata dell’inceneritore e di un polo dei rifiuti abnorme, ha avuto impianti chimici che l’hanno intaccata nel profondo e ancora attende le bonifiche delle discariche interrate. Quindi chiedo a questi signori: la volete uccidere una volta per tutte ?”. Parole finite sui giornali, sia cartacei che on line. Parole poi smentite seccamente da esponenti locali, acerrani, di Fratelli d’Italia, che con frasi ai limiti dell’offensivo, sia nei riguardi dell’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo che degli stessi giornalisti, hanno negato che fosse stato Carpentieri ad avanzare la “proposta indecente” di risolvere ad Acerra il problema dei rifiuti tornati dalla Tunisia. A rendere meno chiara la faccenda c’è poi stato un comunicato del capogruppo regionale di FdI, che subito dopo la pubblicazione sui media della proposta di Carpentieri si era affrettato a sostenere che Fratelli d’Italia fosse decisamente contraria all’ipotesi di trasferire gli scarti ad Acerra. Una smentita tutta politica del capogruppo, dunque. Ma la smentita firmata da Carpentieri non è mai arrivata. Alla fine però tutta la verità è venuta a galla. Ieri Marì Muscarà ha pubblicato sui social il resoconto stenografico ufficiale della Regione Campania di quell’audizione galeotta. Dentro ci sono le parole testuali del consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Carpentieri appunto: “Ci si chiede perché le operazioni di stoccaggio e caratterizzazione non siano state disposte presso il termovalorizzatore di Acerra”. Di seguito il resoconto della Regione (cliccare sul link). resoconto audiozione 4 marzo 2022 rifiuti

Carburante sfiora già 3 euro in provincia: “Costa più a Torre che a Capri. Prezzi alzati ogni mezz’ora”

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Caro benzina, Borrelli (Europa Verde) e Simioli: “Aumenti insostenibili. Pioggia di segnalazioni sul caro benzina: a Pianura aumento di un euro nel giro di 30 minuti; a Torre Annunziata la benzina costa più di Capri. Eliminare subito accise e tasse di scopo oramai sorpassate. Richiesta al governo di eliminarle”. “Il caro benzina rischia di travolgere non solo interi settori commerciali, come quello degli autotrasportatori, della pesca e della produzione di alimenti di prima necessità come pane e pasta, ma anche le famiglie italiane. Gli aumenti sono diventati insostenibili e risulta sempre più difficile contenere le speculazioni operate sulla pelle, anzi sulla tasca, degli italiani. Per questo abbiamo deciso di lanciare un’iniziativa attraverso i canali della Radiazza per segnalare tutti i casi più eclatanti. E di segnalazioni ne sono arrivate già tantissime. Tra le più clamorose, per ora, il caso di una pompa di benzina a Pianura dove il costo del metano alle 6 del mattino era di tre euro l litro e alle 6.30 era arrivato a quattro euro; a Torre Annunziata la benzina costa molto più cara di Capri con tre euro a litro contro i 2,50 euro dell’isola dove, tradizionalmente, i costi sono più alti a causa dei trasporti via mare. Contro questi aumenti un primo passo importante sarebbe quello di eliminare subito accise e tasse di scopo oramai sorpassate come abbiamo chiesto. Dalla metà degli anni Novanta, quando è stato istituito il Testo unico delle accise, le vecchie imposte di fabbricazione immaginate per finanziare guerre o ricostruzioni sono state abolite, a favore di un unico capitolo di spesa generale e senza vincoli. Rimane il fatto che una tassa di scopo, una volta raggiunta la finalità, dovrebbe scomparire e non essere inglobata senza vincoli di destinazione. Abbiamo chiesto formalmente al governo di eliminare queste accise”. Queste le parole del consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli, e del conduttore radiofonico Gianni Simioli, che hanno lanciato l’iniziativa per segnalare i casi di speculazione sul caro benzina.

Pomigliano, sindaco accoglie i primi 50 profughi ucraini

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POMIGLIANO D’ARCO – Anche Pomigliano d’Arco ha messo a punto la macchina degli aiuti e della solidarietà per l’Ucraina. Questa mattina il sindaco Gianluca Del Mastro, l’Assessore alle Politiche Sociali Salvatore Esposito e il Presidente del Consiglio Comunale, Salvatore Cioffi hanno incontrato una rappresentanza dei circa cinquanta cittadini ucraini arrivati da pochi giorni in città dopo essere fuggiti dalla guerra ed essere stati alloggiati presso una struttura alberghiera della città. «È stato un incontro utile a testimoniare la solidarietà dei pomiglianesi e dell’istituzione comunale ai nostri fratelli ucraini che stanno soffrendo per gli orrori della guerra, ma soprattutto per offrire un aiuto concreto ai profughi e a quanti, in questo momento, sono alle prese con l’emergenza umanitaria – ha detto il sindaco Del Mastro – Abbiamo voluto sentire dalla loro voce quali sono le necessità più impellenti e offrire loro il nostro aiuto». «Ci rendiamo conto che, in questo momento, il tempo è limitato e le necessità sono tante e in questi casi occorre organizzare al meglio la macchina della solidarietà e degli aiuti – ha proseguito il sindaco – che a Pomigliano è partita quasi immediatamente grazie anche alla solerzia del nostro Assessorato alle Politiche Sociali e delle associazioni cittadine, nonché della Protezione Civile. Per tutti abbiamo messo a punto un’accoglienza efficiente e che garantisce assistenza sanitaria e scolastica».

Alina, badante a Ottaviano col cuore in Ucraina: “Mio figlio al fronte, volevo venisse qui coi miei nipotini”

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Questa è la storia di Alina: donna, lavoratrice, madre e nonna originaria dell’Ucraina costretta a restare lontana dalla sua terra e dalla sua famiglia. Alina è una donna ucraina di 58 anni che da quattordici vive e lavora ad Ottaviano come badante. Una persona dolce e sensibile con degli occhi azzurri come il mare che però non perdono neppure per un attimo il rossore causato dal pianto continuo e silenzioso per gli avvenimenti che il suo popolo sta subendo. In Italia, Alina è sola, suo figlio Nicola è in Ucraina con la moglie e i due figli (15 e 6 anni), precisamente a Vinnycja, distante da Kiev più o meno 260 km: «Il mio unico figlio ha 36 anni, una vita davanti di cui, però non sappiamo come finirà – racconta la donna – l’esercito russo è a 60 km dalla città dove vive e sappiamo che a breve dovrà prendere un’arma e andare a combattere.» Alina ci spiega che Nicola è già stato contattato da chi di dovere e sa che tra poco sarà obbligato a lottare insieme a tanti altri suoi concittadini per difendere la propria patria lasciando la moglie e i figli soli. La sua famiglia presto dovrà scappare dall’Ucraina perché non è sicuro restare e raggiungeranno Alina qui in Italia anche se non sarà sicuramente facile. La prima telefonata con il figlio dopo l’invasione russa è avvenuta la mattina all’alba e Alina la ricorda con il terrore negli occhi: «Non ci potevo credere, il mio paese fatto di cultura, bellezza e libertà che si sveglia per il rumore dei bombardamenti russi. Quando Nicola mi ha raccontato cosa stesse succedendo siamo scoppiati a piangere e lo abbiamo fatto per tutto il tempo della chiamata. Gli ho detto di venire subito qui da me ma la situazione è precipitata in pochi giorni e loro non volevano abbandonare il nostro paese. Ora però è l’unica cosa che possono fare.» Alina pensa ai suoi nipoti, agli amici, alla famiglia, a tutti i giovani ucraini che stanno perdendo la vita a causa di una guerra voluta da un solo uomo e non si dà pace, non riesce ancora a comprendere come si possa decidere di puntare un’arma contro un uomo e fare fuoco senza pensarci due volte. Racconta che questa violentissima guerra è stata inaspettata, nemmeno suo figlio credeva potesse accadere sul serio, forse perché la speranza era ancora tanto forte da scacciare via i pensieri più bui. Oggi, però, Nicola sa che l’unica speranza è la sopravvivenza in un modo o nell’altro e la protezione di quel paese che per 36 anni l’ha cullato e protetto. Fortunatamente a Vinnycja, la vita continua a scorrere, seppur lentamente, tanto che Alina riesce ancora ad inviare dei soldi al figlio per il minimo sostentamento, ma tutti sanno che è questione di pochi giorni, forse una settimana, e quella vita verrà scombussolata in un attimo. Lo sanno i giovani studenti che dovranno combattere pur non sapendo come, lo sanno le madri, le famiglie, che saranno costrette a scappare, lo sanno i figli che dovranno salutare il proprio padre senza sapere se lo rivedranno. Si commuove Alina, mostra le foto dei suoi nipoti e non può smettere di piangere. Con voce tremante esprime tutta la frustrazione per essere lontana da suo figlio e per quello che sa che a breve accadrà: «Noi vogliamo solo essere liberi e continuare la nostra vita come abbiamo sempre fatto. Russia e Ucraina sono paesi vicini, siamo sempre stati fratelli. Come può un fratello ammazzare un altro fratello?» Una domanda piena di tristezza ed incredulità che Alina rivolge più a se stessa che a noi, mentre cala un silenzio così pesante che non si può far altro che abbassare lo sguardo e pensare che no, non si può, non si dovrebbe, eppure sta accadendo proprio ora. “Non chiedere chi ha vinto: non ha vinto nessuno. Non chiedere chi ha perso: non ha perso nessuno. Non chiedere a cosa ha servito: non ha servito a nulla. Fuorché ad eliminare cinquemila creature fra i diciotto e i trent’anni.”

Donna di Boscotrecase muore dopo pulizia di fistola: Procura indaga 5 medici

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BOSCOTRECASE – La vittima è una 63enne di Ogliastro Cilento (Sa), l’intervento è avvenuto nella clinica San Francesco di Telese Terme (Bn): la donna è morta dopo una settimana di agonia e ha pure contratto il Covid. Il Pm di Torre Annunziata  ha disposto anche l’autopsia per lunedì Doveva sottoporsi a un intervento di routine di pulizia di una fistola infetta al braccio dovuta alla dialisi, ma qualcosa durante l’operazione dev’essere andato storto, la paziente ha subìto un arresto cardiaco ed è spirata dopo una settimana di agonia e un lungo calvario in ben tre ospedali. Riscontrando l’esposto presentato dai familiari, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., il Pubblico Ministero della Procura di Torre Annunziata, dott. Emilio Prisco, ha aperto un procedimento penale per la morte tutta da chiarire di una appena sessantatreenne di Ogliastro Cilento (Salerno), deceduta il 2 marzo all’ospedale di Boscotrecase (Napoli), Giovanna Lanzalotti, e ha iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso cinque sanitari: si tratta di E. F., 65 anni, di Salerno, chirurgo vascolare, A. D. A., 75 anni, di Napoli, anestesista e rianimatore, D. A., 64 anni, di Telese Terme (Bn), cardiologo, e della dott.ssa F. C., 59 anni, di Ruviano (Ce), responsabile del laboratorio generale di base, clinica chimica e microbiologia, tutti operanti per la clinica privata convenzionata San Francesco di Telese Terme dove è stato effettuato l’intervento, più M. P. 63 anni, di Baronissi (Sa), il chirurgo che aveva operato in precedenza la vittima per lo stesso problema nella casa di cura Tortorella di Salerno. Il Sostituto Procuratore ha altresì disposto l’autopsia sulla salma che sarà decisiva per accertare le cause del decesso ed eventuali responsabilità da parte dei medici: l’incarico sarà conferito lunedì 14 marzo 2022, alle 12, negli uffici della Procura torrese. La signora Lanzalotti da dieci anni doveva sottoporsi, per tre giorni a settimana, a dialisi per nefropatia da reflusso e, data la frequenza della terapia, le era stata impiantata una fistola, ossia un collegamento tra una vena e un’arteria al braccio destro. La fistola le veniva sostituita ogni due anni con operazioni mirate ma nonostante questo le ha sempre provocato infezioni con la conseguenza di doversi sottoporre anche a periodici interventi di pulizia, gli ultimi dei quali nei mesi di agosto e novembre 2021, presso la casa di cura Tortorella. All’inizio di febbraio, lamentando i soliti dolori al braccio destro, la donna ha effettuato una visita specialistica da un chirurgo vascolare del Policlinico Federico II di Napoli, il quale le ha riscontrato l’ennesima infezione che sarebbe stata provocata da residui della fistola lasciati per errore nel corso di precedenti interventi di pulizia. Il dottore che curava la dialisi della paziente, pertanto, le ha prescritto un nuovo intervento di pulizia della fistola e ricostruzione delle vena, consigliandole di cambiare struttura, e la sessantatreenne si è rivolta alla clinica San Francesco di Telese Terme, dov’è stata ricoverata il 22 febbraio ed operata l’indomani, 23 febbraio. Dopo una lunga attesa, alle 15 i familiari che, causa pandemia, non potevano assistere in presenza la loro cara, sono stati avvistati da un medico della clinica che l’intervento era riuscito ma che la paziente aveva subito un “piccolo” arresto cardiaco e per questo la stavano trasferendo al San Leonardo di Castellammare di Stabia: il dottore aveva altresì detto loro di stare tranquilli perché la signora sarebbe stata vigile e cosciente. Il marito e i figli di Giovanna Lanzalotti si sono precipitati nel nosocomio di Castellammare ma qui una dottoressa del reparto di Rianimazione, dove la sessantatreenne è stata subito ricoverata, ha raccontato loro un’altra e molto più amara verità: in realtà la paziente era giunta al San Leonardo in condizioni già disperatein coma e intubata, non si sarebbe mai svegliata dall’intervento subito e l’arresto cardiaco, sopraggiunto quasi al termine dell’operazione, le aveva provocato, tra l’altro, mancanza di ossigeno al cervello per un periodo non definito, con conseguenti gravissimi danni cerebrali. Era ovviamente sottoposta a ventilazione forzata e sedata. Non bastasse, il 25 febbraio la donna è pure risultata positiva al Coronavirus che deve per forza aver contratto in ospedale, visto che il tampone a cui si era sottoposta da prassi all’atto del ricovero nella clinica San Francesco era ovviamente negativo. Il virus non ha ovviamente avuto alcuna incidenza su un quadro clinico già compromesso, sta di fatto che la paziente, in coma, è stata nuovamente trasferita, all’ospedale di Boscotrecase, dedicato ai pazienti Covid, sempre in Rianimazione. Ma qui, nonostante tutti i tentativi dei medici di aprire una “finestra neuorologica” per risvegliarla, la mattina del 2 marzo il cuore della donna ha ceduto, per la disperazione e anche la rabbia dei familiari, che chiedono con forza di capire cosa sia esattamente accaduto in quella sala operatoria e se e chi abbia sbagliato. Per fare piena luce sui fatti e ottenere verità e giustizia, i congiunti, attraverso il consulente legale dott. Vincenzo Carotenuto, si sono quindi rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella, tutela dei diritti dei citanti, ed è stata presentata una denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di Ogliastro Cilento chiedendo all’autorità giudiziaria di accertare eventuali profili di colpa da parte dei medici che hanno o avuto in cura la paziente e di disporre un esame autoptico ad hoc. Richiesta riscontrate dalla Procura con l’apertura di un fascicolo e con i primi importanti provvedimenti.

Fermato a Sant’Anastasia con 6 chili di droga nell’utilitaria

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Sant’Anastasia – Carabinieri arrestano uomo con quasi 6 chili di hashish Un grosso colpo nella lotta al contrasto del traffico illecito di sostanze stupefacenti è stato messo a segno dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli. A Sant’Anastasia i militari del Nucleo Investigativo di Napoli hanno arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio Salvatore Ruocco, 46enne del Parco Verde di Caivano già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri lo hanno fermato in via Massena Macedonia a bordo della sua utilitaria. Nell’auto 5 chili e 800 grammi di hashish. La droga era suddivisa in 58 involucri ed è stata sequestrata. L’arrestato è stato trasferito in carcere in attesa di giudizio.

Droga nella movida di Nola, 3 indagati

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NOLA – Lunedì mattina gli agenti del Commissariato di Nola hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale con cui è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Nola su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di M.B., P.P. e F.V., ritenuti gravemente indiziati di reati in materia di stupefacenti. I poliziotti, al termine di una prolungata attività investigativa, hanno potuto documentare un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti che i tre mettevano in atto nella zona della “movida nolana” e, in particolare, in piazza Giordano Bruno. Inoltre, il 19 febbraio dello scorso anno, due degli indagati furono tratti in arresto poiché trovati in possesso di una busta contenente 59 grammi di marijuana, un panetto di hashish del peso di circa 91 grammi nonché diverso materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente detenuto presso l’abitazione di uno di essi.

Prendono le dosi dal paniere, carabinieri li seguono e trovano altra droga: arrestati

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NAPOLI, PONTICELLI – Il filo del paniere porta i Carabinieri a due pusher. In manette un uomo e una donna. Via Vera Lombardi, Ponticelli. Il civico è il 106, un enorme palazzone di cemento che abbraccia il quartiere, dal panorama mozzafiato. Ma non è il paesaggio ciò che hanno ammirato i Carabinieri della tenenza di Cercola. L’obiettivo era un balconcino al quinto piano, nella parte del complesso che affaccia su Viale Pacioli. Da lì, un paniere di plastica blu veniva calato fino al piano terra dove qualcuno depositava banconote e ne ritirava il contenuto. I militari hanno seguito il filo, facendo attenzione a non essere beccati. Perché ingresso e uscita nel cortile del complesso sono la stessa cosa, un unico vialetto stretto dove un cancello arrugginito e il vano contatori separano le abitazioni dal viale che porta alla villa comunale di Ponticelli. Hanno evitato anche una telecamera installata abusivamente per monitorare il punto di scambio e sorpreso due persone a raccogliere droga dal paniere. Erano due clienti che avevano appena acquistato 3 dosi di marijuana. Non ci è voluto molto e i “Clienti” sono passati a 3 perché in manette è finito proprio Francesco Clienti, classe 76, già noto alle forze dell’ordine. Con lui anche una donna, Antonietta Uccella, 39 anni. Nella loro abitazione – punto di partenza del canestro di plastica – altre 2 dosi di marijuana e 260 euro in contante, ritenuto provento illecito. Ad arricchire il bilancio del blitz anche una pistola a salve, due coltelli, un passamontagna, due paia di guanti e un proiettile calibro 9×21. Era tutto nascosto in un vano ricavato in un’area condominiale. Sotto sequestro anche la videocamera abusiva. Entrambi sono finiti in camera di sicurezza, arrestati per detenzione di droga a fini di spaccio.