Vanessa, morta a 37 anni dopo tre interventi di chirurgia plastica

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Vanessa è una donna e una madre di 37 anni che purtroppo ha perso la vita presso la clinica Santa Maria La Bruna di Torre del Greco. Come riportato da Il Mattino, la donna aveva deciso di sottoporsi a tre interventi di chirurgia plastica quali rinoplastica, mastoplastica additiva e liposuzione e l’equipe medica della clinica aveva optato evidentemente per l’ottimizzazione dei tempi perché questi tre interventi sono stati eseguiti uno dopo l’altro per un totale di cinque ore di anestesia. Secondo i chirurghi che hanno operato Vanessa, gli interventi erano perfettamente riusciti ma una volta tornata in stanza, la donna non non si è mai risvegliata dall’anestesia e purtroppo per lei non c’è stato nulla da fare. Familiari e amici chiedono la massima chiarezza riguardo la morte di Vanessa che, secondo quanto dichiarato, non avrebbe avuto problemi di salute prima di dell’intervento. Indaga ora sulla morte della 37enne la Procura DI Torre Annunziata che ha prontamente sequestrato la cartella clinica mentre si è ancora in attesa dell’esito dell’autopsia svolta sul corpo della donna per capire cosa abbia portato alla sua morte.    

Armi da guerra per lo spaccio, trovato l’arsenale del nuovo clan: 7 arresti

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FRATTAMINORE – Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Giugliano in Campania e della Stazione di Frattamaggiore hanno dato esecuzione ad un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, a carico di 7 soggetti raggiunti, a vario titolo, da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi clandestine e comuni da sparo e ricettazione, tutti aggravati dalle  modalità mafiose. Le indagini, condotte anche con l’ausilio di attività tecniche ed iniziate nel gennaio di quest’anno a seguito degli allarmanti episodi criminosi che hanno recentemente interessato i comuni di Frattamaggiore, Frattaminore ed Arzano, hanno permesso di evidenziare l’operatività di un gruppo criminale, organizzato e strutturato, che controlla le attività illecite nel Comune di Frattaminore, soprattutto nel mercato della cessione delle sostanze stupefacenti con la gestione di una fiorente “piazza di spaccio”. Il sodalizio, per come accertato, ha dimostrato di avere, per altro, disponibilità di armi di vario genere, alcune delle quali rinvenute e poste sotto sequestro nel corso delle indagini, pronte per essere utilizzate nell’ambito dell’attuale contrapposizione tra le diverse compagini delinquenziali interessate ad imporre ciascuna la propria egemonia sull’area a nord di Napoli.

Nola, scuola e disabilità, al via l’evento “Vi stupiremo con difetti speciali”

Si parlerà di bambini diversamente abili oggi a Nola nel corso dell’incontro dal titolo “Vi stupiremo con difetti speciali”, un progetto organizzato per la Scuola “Merliano Tansillo” di Nola.     Ad organizzare l’evento sono stati Teresa Daniele e Maria Bruno (quale coordinatrice della classe terza sez. E della Merliano). A prendere la parola per gli alunni della scuola saranno la stessa Teresa Daniele, Francesco Urraro senatore della Lega, Luca Trapanese assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, Carmela Cassese e Stefania Stefanile, queste ultime due quali rappresentanti della libreria “Bibi e coco”.

Al centro dell’attenzione la necessità di sensibilizzare gli alunni, il corpo docente ed i genitori sul tema della disabilità nei diversi contesti della società, dalla scuola allo sport alla musica. L’idea è quella di affrontare il tema della disabilità in modo “leggero” (ciò non vuol dire superficiale) attraverso lo strumento del dialogo e del confronto con chi vive a stretto contatto con questo mondo. L’argomento si inserisce nell’ambito del programma di insegnamento dell’educazione civica. Uno degli strumenti più potenti ed efficaci di inclusione e di integrazione, in quanto permette di trovare le parole più adeguate per costruire delle relazioni sociali positive, è quello della lettura.

L’obiettivo del progetto è quindi quello di promuovere un percorso di educazione alla lettura, focalizzandosi sul tema della disabilità, sviluppando un approccio riflessivo su questo argomento. Per riuscire a coinvolgere i più piccoli si procederà alla lettura ad alta voce dell’albo illustrato dal titolo “Vi stupiremo con effetti speciali” di Luca Trapanese e Patrizia Rinaldi, adatto alla fascia di età dei ragazzi coinvolti. I Destinatari sono i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 13 anni. L’evento è in programma lunedì 28 alle 9 all’interno della Scuola Secondaria di I grado Merliano/Tansillo in Via Seminario, a Nola.

 

Grande successo a Pomigliano per la Medea di Porta Medina: “Storia antica ancora attuale”

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Tantissime persone sono accorse sabato sera al teatro Gloria per vedere l’opera di Mastriani messa in scena dal regista Di Marzo e dalla compagnia GTN       Il teatro dell’inclusione, il teatro aperto a tutti, è entrato in scena a Pomigliano grazie alla compagnia GTN (Gruppo Teatrale Nascente), formata da attori impegnati nel sociale e anche da giovani diversamente abili, tutti diretti dalla sapiente regia di Salvatore Di Marzo. Un teatro che sabato sera ha fatto il tutto esaurito nella cornice del Gloria, ormai punto di riferimento culturale per l’intero territorio delle grandi fabbriche. Cinquecento spettatori hanno voluto assistere all’evento, sin da quando si era sparsa la voce del lavoro pianificato dalla GTN. E’ stata come una magia questo successo, un’alchimia tra i cui ingredienti c’era La Medea di Porta Medina, l’opera dello scrittore napoletano, drammaturgo e giornalista Francesco Mastriani, vissuto tra il 1819 e il 1891. Un autore che già all’epoca, anche grazie a questo suo scritto, dimostrò un’incredibile modernità trasponendo la Medea di Euripide in un tragico racconto partenopeo tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto a Napoli, alla fine del ‘700: una mamma che tradita e delusa dal suo compagno uccise il frutto della loro relazione, la figlioletta appena nata, gettandola davanti al sagrato della chiesa in cui in quel momento lui si stava per sposare con un’altra. Una Medea napoletana dicevamo, una storia violentissima raccontata con crudo realismo da uno scrittore che più che d’altri tempi può senza dubbio essere invece definito una sorta di intellettuale neorealista dei nostri tempi. Caratteristiche uniche esaltate già agli inizi del ‘900 dalla fondatrice de Il Mattino, la giornalista e scrittrice Matilde Serao, che di Mastriani fu sincera ammiratrice.   Ecco intanto le impressioni tratte dal di dentro dell’evento pomiglianese di sabato, un commento della dottoressa Marina Rivellini, psichiatra e dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale di Pomigliano, nonché, per l’occasione, attrice del Gruppo Teatrale Nascente: “Grande successo della Medea di Porta Medina, sabato sera, al Gloria, teatro di Pomigliano d’Arco. C’è stato il pubblico delle grandi occasioni, che ha riempito in ogni ordine di posti il teatro, pur nel rispetto delle norme anti-Covid. Un pubblico attento ed emozionato, sorpreso dalla forte intensità con cui la protagonista, Coletta Esposito, ha saputo rendere i temi della esasperata passione per l’amato Cipriano, uomo volubile e poco attento alle parole di disperazione e minaccia pronunciate più volte durante la rappresentazione, e portate alle estreme conseguenze con l’omicidio della loro figlia, uccisa nel corso del matrimonio dell’uomo con un’altra donna, Teresina. Un momento, questo, di grande pathos drammatico, che seppur non mostrato apertamente, ha coinvolto tutto il pubblico in sala e anche gli attori sul palco e nelle quinte. Già qualche ora prima del debutto, nel backstage, mentre tutti si preparavano ad andare in scena, si respirava la tensione emotiva che era nell’animo di ognuno. La si toccava con mano l’adrenalina, ma essa era sedata dall’unità con cui il gruppo si sosteneva a vicenda. Tutti i riti propiziatori erano usati per affrontare l’ansia, le paure del palcoscenico e del pubblico esigente. I componenti del gruppo ripetevano il motto dell’associazione GTN “insieme si può”, motto diretto l’uno verso l’altro a favorire chi per la prima volta saliva sul palcoscenico e si metteva in gioco. Un motto che non è solo una frase beneaugurante ma una intenzione reale del gruppo che con le braccia aperte include chiunque voglia condividere il valore sociale di comunità. Ogni attore ha avuto una sua motivazione nel mettersi in gioco recitando, ma quasi magia è stata la scelta del personaggio da interpretare per ognuno fatta dal regista che con semplicità ha affidato un ruolo quasi ritagliato ad hoc. La scelta del dramma, come ha dichiarato il regista Salvatore Di Marzo, nasce da un suo interesse per la figura magnetica della Medea di Euripide, una madre. Da questa attrazione era nata la rappresentazione di “Ritratti di Madre”, che egli aveva già fatto conoscere al pubblico proponendo una Medea tutta napoletana. Ma il suo interesse per queste figure femminili forti e controverse non si ferma qui e già pensa alla riduzione e trasposizione drammatica della Lupa di Giovanni Verga. Lo spettacolo era stato preparato da tempo, ma le costrizioni imposte dalla pandemia ne hanno ritardato più volte la messa in scena. Un lungo ed impegnativo lavoro di prove effettuate sia nei locali della Scuola elementare Catullo, sia nella sede EAV della Circumvesuviana. Il territorio con le sue strutture ancora una volta sostiene, accogliendo nei propri spazi, chi vuol fare cultura, come una compagnia amatoriale. Tutto è stato curato alla perfezione: i costumi, la scenografia lineare, per una rappresentazione forte, dove lo sguardo non doveva essere distratto dalla narrazione, le luci aiutavano nei cambi di scena con passaggi rapidi. Le musiche intense e passionali sottolineavano appropriatamente i momenti più salienti e drammatici, come l’amplesso amoroso tra i due giovani amanti, reso dalle leggere coreografie della New Dancing Room di Casalnuovo”.        

Si schianta contro caselli dell’autostrada e muore a 28 anni

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TORRE ANNUNZIATA – Un 28enne di Torre Annunziata Marco Serrapica ha perso la vita in un incidente avvenuto la scorsa notte sull’autostrada Salerno-Napoli, all’altezza dei caselli di Nocera Inferiore (Salerno), in direzione Nord. Il giovane era a bordo di una Fiat 500 che, intorno all’una, si è schiantata contro i blocchi di cemento dei caselli. L’impatto è stato violentissimo e non ha lasciato scampo al 28enne. L’auto, inoltre, è stata avvolta dalle fiamme. La salma, dopo gli accertamenti di rito, è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Nocera Inferiore. Sono in corso accertamenti da parte della Polizia Stradale di Angri.

Movida Ercolano, alt a locale e multa da 71mila euro: trovati 6 lavoratori in nero

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Ercolano – Controlli alla movida. Carabinieri trovano in un locale 6 lavoratori in nero. Titolare denunciato e attività sospesa Serata di ispezioni per i carabinieri della compagnia di Torre del Greco nell’ambito dei servizi volti al contrasto del fenomeno del lavoro sommerso e alla verifica del rispetto delle normativa sulla sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro e delle norme anti-contagio. A Ercolano i Carabinieri della locale tenenza insieme ai colleghi del nucleo ispettorato del lavoro di Napoli hanno controllato un’attività commerciale a via San Vito. Durante i controlli i militari hanno trovato 6 lavoratori su 10 che non erano mai stati regolarmente assunti. Lavoratori in nero e anche diverse violazioni amministrative e penali per un totale di 71mila euro circa. I carabinieri hanno constatato infatti che le vie di fuga e le uscite di emergenza fossero inadeguate e che il titolare non avesse predisposto per i suoi dipendenti le previste visite mediche e l’adeguata formazione. L’attività è stata sospesa mentre il titolare è stato denunciato a piede libero.

Colpo in una profumeria di Palma, 3 arresti

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Palma Campania. Carabinieri arrestano per furto aggravato 3 persone. A Palma Campania i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Nola insieme a quelli della stazione di piazzolla hanno arrestato per furto aggravato tre persone di nazionalità georgiana già note alle forze dell’ordine. Alcuni cittadini segnalano al 112 il furto presso una profumeria del posto da parte di tre uomini che si erano allontanati a bordo di un’auto. Partono immediatamente le ricerche e i militari dell’arma intercettano l’auto con i tre a bordo. Sono in via Circumvallazione e nasce un inseguimento che termina poco dopo. I carabinieri riescono a bloccare l’auto e arrestano i tre. Nel mezzo merce di vario genere tra cui cinture, profumi e orologi per un valore di 600 euro. Gli arrestati – hanno 32, 30 e 21 anni – sono in attesa di giudizio.

Weiners, da Pomigliano a Milano con il suo basso: a maggio uscirà la traccia “Parthenope”

Fabio Gallozzi, in arte Weiners, è un bassista, paroliere e scrittore originario di Pomigliano D’Arco ma trapiantato a Milano dal 2008 per esigenze lavorative. Un distacco improvviso dalla famiglia, dagli amici di sempre e dalla sua amata terra che non è stato semplice da affrontare, soprattutto dopo aver avuto un discreto successo con la sua vecchia band, Puntocom, ma che gli ha permesso sicuramente di crescere sia come uomo che come musicista. Oggi Weiners (soprannome dai tempi della scuola che poi è diventato il suo nome d’arte), oltre a suonare il basso, è anche un paroliere e autore di testi. Una passione, quella per la scrittura, che è diventata prima sfogo ed esigenza personale per poi trasformarsi in brani veri e propri come “Parthenope“, la traccia pop che uscirà tra fine maggio e inizio giugno che lo vede autore e compositore del pezzo. Un sogno, quello della musica, che va avanti fin da giovanissimo: Fabio ha studiato musica, in particolare il basso, e ha dedicato gran parte della sua vita a questo strumento che è diventato parte di lui e della sua quotidianità. Una passione per la fotografia, per la grafica e per la scrittura in generale, “Parthenope” è proprio l’assetto perfetto per raccontare la distanza dalla sua terra e la mancanza di tutto ciò che Weiners ha sempre chiamato “casa”, una canzone che è l’emblema di tantissime persone che per esigenza hanno dovuto trasferirsi molto lontano da casa. Come ci spiega Fabio, la mancanza non passa mai, a volte è lieve, mentre altre si intensifica ma c’è una cosa che resta nonostante tutto, l’accento di casa che Fabio non ha mai perso:”Sotto al duomo una mezz’ora a chiacchierare col mio accento chiaro da meridionale“. La canzone di Weiners, cantata da una voce femminile, sarà disponibile tra due mesi sulle varie piattaforme digitali, quali spotify e apple store, e sarà sicuramente un motivo di unione, una medicina  per tutti coloro che soffrono la lontananza da casa. Per seguire Fabio: Facebook Instagram Sitoweb: Youtube:    

Vasinikò la pizza verace che guarda all’Europa

Vasinikò aprirà nei prossimi giorni un locale a Modena e subito dopo al Covent Garden di Londra. La mission è portare al Nord Italia la pizza verace partenopea e la cucina di tradizione napoletana       Da poco Vincenzo Salemme  ha concluso con grande successo le repliche della commedia “Napoletano? E famme ‘na pizza” dove un personaggio chiede ad un altro di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza. Si ripete così lo stereotipo che vede il napoletano cantante e sempre allegro. Certo il più famoso prodotto che ha reso celebre Napoli nel mondo è proprio la pizza, che è entrata a far parte del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Fra tanti marchi uno si distingue per fare da ambasciatore della napoletanità, è Vasinikò, il network di pizzerie nato nel 2013 e presente a Milano, Bergamo, Lodi, Bologna e Cremona. Nel 2022 ha inaugurato due nuove insegne e un radicale rebranding che segna un vero e proprio passaggio da food brand a lovemark, cioè un concetto di marketing che si basa su un nuovo modo di interpretare l’idea di brand, inteso come “fidelizzazione”. Entro la primavera di quest’anno, Vasinikò sbarcherà nella città di Modena e subito dopo inaugurerà il suo primo locale fuori Italia, al Covent Garden di Londra, la principale zona di Londra per teatri e intrattenimento.   Vasinkò nasce nel 2013 con una mission precisa: portare al Nord Italia la pizza verace partenopea e la cucina di tradizione napoletana attraverso una rete di locali dal tipo mediterraneo e contemporaneo al tempo stesso, con una proposta classica e dal prezzo giusto. Le materie prime arrivano dalla Campania e sono tutti ingredienti selezionati con cura: i pomodori dell’agro nocerino sarnese, i latticini della Costiera, olio extravergine da olive di cultivar del territorio campano. Il basilico, il profumo principe ed irrinunciabile della cucina napoletana e mediterranea più in generale, emblema di freschezza, dà il nome al network: vasinicola, da cui Vasinikò, è il basilico in dialetto napoletano, un termine antico e ancora in uso all’ombra del Vesuvio che deriva dal greco vazilikon e che a sua volta si rifà alla parola vasilias cioè Re. Non a caso il piatto sempre in menù è la pizza Vasinikò fatta con pesto di basilico campano e stracciatella. Freschezza, gusto napoletano e innovazione contemporanea sono i valori del brand. Il basilico viene da sempre utilizzato dalla medicina popolare per contrastare disturbi gastrointestinali e come rimedio per favorire la digestione, la diuresi e per stimolare l’appetito. Il basilico sulla pizza deve essere messo all’inizio della cottura oppure in uscita dal forno, il posizionamento del basilico sulla pizza deve avvenire in maniera delicata e nessuna foglia deve coprire le altre. Le altre pizze speciali sono: o’ cappiell’ e Totò, la sbagliat, la scarurella e la pistacchiella. Ad accompagnare la costante espansione del marchio – che oggi impiega oltre 60 risorse – è la nuova immagine. L’agenzia napoletana Wstaff Dabliu, che ha firmato la nuova identità di marca tra stile scandinavo e pathos partenopeo, punta a costruire un rapporto di empatia, condivisione e gioco. L’obiettivo è creare un rapporto con la propria community di clienti spostando l’attenzione sul piano delle emozioni, per dare vita ad esperienze di consumo inedite, volte a stringere con il pubblico una  fidelizzazione e quindi una relazione speciale e duratura nel tempo. La nuova brand identity di Vasinikò si ispira allo svedese IKEA, benchmark di riferimento che per primo ha puntato a creare dei reali e profondi legami con i propri clienti. Il nuovo pay off, cioè il testo che caratterizza il logo del  marchio che sintetizza le caratteristiche salienti che costituiscono l’essenza stessa del brand e che il logo esprime in forma visiva è: “Accento Napoletano” per sottolineare la vera anima del marchio, espressione della napoletanità a tutto tondo. Lo stile comunicativo è incentrato sulla  cultura napoletana che è riconosciuta da tutti e che  spicca per arte, teatro, nel  suo dialetto e ovviamente per la pizza. Per maggiori informazioni: www.vasiniko.com                

Le ricette di Biagio: macedonia di frutta. O è sinfonia, o è “na ‘nzalata”

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Perché la macedonia si chiama così. Il significato di “miscuglio” che è proprio del termine “macedonia” può essere metafora di un insieme di “ingredienti” che riesce a diventare armonia, ma può anche essere metafora di un disordine condannato a restare confusione, quel tipo di confusione che i  Napoletani chiamano “’nzalata” e che dettò a Eduardo De Filippo una famosa poesia.  Questi due valori metaforici della macedonia si sono visti, concretamente, nella partita di calcio Macedonia – Italia. Secondo Bruno Migliorini esistono anche le parole-macedonia: “biaricetta” potrebbe essere una di queste parole.   Ingredienti: gr. 200 di fragole, gr. 100 di polpa di melone, gr. 150 di ananas, gr. 300 di kiwi, gr. 150 di polpa di banane, g. 40 di zucchero, succo di mezzo limone. Dopo aver tagliato a metà il melone e portato via con un cucchiaio i piccoli semi interni, trasformate in palline la sua polpa usando l’apposito attrezzo. La polpa dell’ananas e quella dei kiwi opportunamente sbucciati vanno tagliate in cubetti, mentre a metà si tagliano le fragole, dopo che sono state private del picciolo verde. Sbucciate le banane e dividetele in sottili rondelle. Versate tutte le parti in cui avete diviso la frutta in una ciotola ampia, e dopo aver mescolato delicatamente, aggiungete il succo di  limone e lo zucchero, e mescolate di nuovo con movimenti delicati della mano. La macedonia “riposerà” per un’ora prima di essere portata in tavola.   Questo dessert di frutta di stagione i Francesi lo chiamarono “ macedonia” alludendo probabilmente al numero e alla varietà di popoli che abitavano la terra su cui regnarono, nell’antichità, Filippo e suo figlio Alessandro. Dunque la “macedonia” è immagine di un “miscuglio”, che nel dessert aspira a diventare armonia, a confermare, anche in questa difficile prova, che un “piatto” è perfetto quando diventa musica sinfonica e tutti i suoi ingredienti trovano saporose corrispondenze o vengono sistemati in un ordine coerente dall’ingrediente – principe, in modo tale che non vi siano stonature capaci di offendere il gusto. Nella ricetta da noi proposta il ruolo di direttore d’orchestra lo svolge l’ananas, che è in grado di trovare l’accordo anche tra il succo di limone e lo zucchero. Ma se l’accordo non c’è, allora la macedonia è solo miscuglio e diventa metafora di una confusione e di un disordine che i Napoletani definiscono con un’altra metafora gastronomica: “ è  na ‘nsalata”.E  talvolta “’a  ‘nzalata “ pare armonia, ma in mezzo alle foglie nasconde la nota stonata, come faceva notare Eduardo De Filippo  in una sua poesia, che si intitola “ na ‘nzalata”: “ Sta vita è come fosse na ‘nzalata/ è tutt’errba mmiscata / e che t’’a truove / già priparata / dint’ ‘a nzalatiera; / mmiez’ ‘a verdura fresca e profumata / nce truov’ ‘o verme..” La partita Italia – Macedonia mi ha suggerito l’articolo, non solo per la sollecitazione del nome “macedonia”, ma anche, e soprattutto perché in campo ho visto una macedonia ben riuscita, ordinata e armoniosa, e dall’altra, “ na ‘nzalata”, – la nazionale italiana -, una farragine di ruoli, di idee, di intenzioni. E il giorno dopo un’altra fastidiosa, sciambrata macedonia – “’nzalata” l’hanno messa insieme i commentatori, non solo i giornalisti sportivi e gli ex calciatori, ma anche quegli straordinari personaggi che in questi tempi confusi devono essere contemporaneamente virologi, esperti di geografia politica, Maestri di arte militare e emuli di Gianni Brera. Ma tutta la società di oggi pare  una macedonia – “nzalata”: noi  non vogliamo trovare il motivo che metta armonia tra le nostre voci e i nostri ritmi, e perciò arriva sulla tavola della nostra vita quotidiana un “piatto” che non è musica, ma solo trambusto. Nel 1949 il linguista Bruno Migliorini usò per primo l’espressione “parola macedonia” per indicare parole composte, costruite mettendo insieme gruppi di lettere e frammenti di altre parole o aggiungendo questi frammenti a una parola intera. “Eliporto” e, per restare in tema, “apericena” sono “parole macedonia”.  Una nuova “parola macedonia” potrebbe essere “biaricetta”, in cui  “bia” si riferisce a Biagio, ma anche a una parola greca che significa “forza vitale”. E Biagio parte spesso dalle ricette pubblicate sui “social”, ma varia sempre la misura di qualche ingrediente, o aggiunge, o toglie: la musica dei suoi “piatti” deve essere sempre vigorosa. Perciò, nella ricetta della macedonia, ha ridotto, rispetto alla fonte consultata, la quantità del succo di limone e ha accresciuto quella del kiwi. (fonte foto:giallozafferano)