Ieri sera si è conclusa la maratona televisiva della Fondazione Telethon sulle reti Rai: milioni di italiani hanno sostenuto la ricerca sulle malattie genetiche rare scendendo nelle piazze come volontari o donando attraverso il numero solidale 45501.
La ventiseiesima maratona televisiva della Fondazione Telethon sulle reti Rai si è conclusa ieri sera, domenica 20 dicembre, con una puntata speciale di “Affari tuoi” e ha permesso di raccogliere 31,5 milioni di euro che saranno destinati a sostenere la ricerca scientifica della Fondazione Telethon sulle malattie genetiche rare.
“Non mi arrendo” (#nonmiarrendo) è stato il titolo della campagna di quest’anno, filo conduttore delle numerose iniziative. Questa espressione testimonia la difficoltà quotidiana delle persone malate e delle loro famiglie ma allo stesso tempo la fiducia nella possibilità di farcela nella difficile battaglia contro la malattia.
“Una gara di solidarietà vinta soprattutto dagli italiani che hanno sposato la causa della Fondazione Telethon attraverso le tantissime donazioni ma anche scendendo in campo in prima persona diventando nostri volontari. Quest’anno è cresciuto moltissimo il coinvolgimento di singoli ed associazioni- ha commentato il presidente della Fondazione Telethon Luca di Montezemolo – Ciò ha reso possibile, fra le molte iniziative, la realizzazione di banchetti per la raccolta fondi in oltre 3000 piazze italiane. Il nostro ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno sostenuto e continuano a farlo. Alla Rai che ha collaborato con grande impegno alla realizzazione di questa maratona, alle aziende partner ai nostri ricercatori e alle famiglie”.
Tantissimi i volti di questa edizione della maratona, dai personaggi noti del mondo dello spettacolo e della musica ai ricercatori, alle famiglie e ai donatori che hanno raccontato il loro impegno e la loro lotta quotidiana. Nel corso del Telethon show in prima serata su Rai Uno venerdì è intervenuto Piero Angela, unanimemente riconosciuto come il precursore della divulgazionescientifica nella televisione italiana, che ha raccontato, con il Prof. Luigi Naldini, gli straordinari risultati raggiunti dalla ricerca Telethon nella terapia genica.
Il Telethon Show, serata di intrattenimento che nasce con l’obiettivo di informare e sensibilizzare il pubblico sul problema delle malattie genetiche rare e sull’importanza di sostenere la ricerca scientifica, andato in onda su Rai Uno venerdì 18 dicembre, è stato il programma più visto fra tutti: ha ottenuto in prima serata (dalle 21.20 a mezzanotte) il 15,23% di share, pari a 3.333.000 telespettatori. Ottimo anche il risultatodella parte notturna del Telethon Show (dalle 00.00 alle ore 1.10), con il 13,22% di share, pari a 1.115.000 telespettatori.
Il successo della ventiseiesima maratona Telethon emerge anche dal gran numero di contatti generato e alimentato dalla piattaforma social media della Fondazione Telethon sui profili Facebook, Twitter e Instagram e sul canale Youtube dove le storie dei protagonisti hanno avuto voce in tempo reale riscuotendo un crescente successo nella rete, soprattutto sulla pagina Facebook dove, proprio nei giorni della maratona, sono stati raggiunti e superati i 200k “mi piace”.
Altra novità di questa edizione è stata la Social Room, un finestra aperta, per tutta la durata della maratona, dalla televisione sul mondo web e social.
I risultati raggiunti non sarebbero stati possibili senza il grande sostegno della RAI e di tutti i partner che hanno contribuito alla raccolta fondi: BNL Gruppo BNP Paribas, Auchan, Simply, Ferrarelle, CNH Industrial, eni café, Findus, Procter&Gamble e Sofidel.
Prezioso l’immancabile sostegno di Uildm – Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, di Avis – Associazione volontari italiani sangue, dei coordinatori provinciali Telethon e delle migliaia di volontari che hanno animato le piazze di tuttaItalia, distribuendo, con il supporto logistico di DHL, deliziosi cuori di cioccolato Caffarel.
I fondi raccolti grazie alla generosità degli italiani saranno destinati alla ricerca scientifica della Fondazione Telethon sulle malattie genetiche rare.
Dal 1990 a oggi la Fondazione Telethon ha investito in ricerca oltre 450 milioni di euro, ha finanziato oltre 2500 progetti con oltre 1500 ricercatori coinvolti e più di 470 malattie studiate. Grazie a Telethon sono state messe a punto terapie per alcune malattie rare prima considerate incurabili (ADA-SCID, leucodistrofia metacromatica e sindrome di Wiskott Aldrich). Nell’ultimo anno, inoltre, sono stati fatti importanti progressi verso l’applicazione di nuove terapie per pazienti affetti da beta-talassemia (malattia genetica caratterizzata da un’anemia cronica per la quale l’unico trattamento ad oggi è il trapianto di midollo) e da emofilia B (dovuta al difetto di uno dei fattori della coagulazione del sangue che causa sanguinamenti spontanei potenzialmente letali).
La maratona si è conclusa sulle reti Rai ma è possibile donare ancora tutta la giornata di oggi telefonando o inviando sms al numero solidale 45501. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce e Tiscali. Sarà di 2 euro anche per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone e TWT e di 5 e 10 euro per ogni chiamata effettuata da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali.
Inoltre sarà attivo fino al 31 dicembre il Numero Verde CartaSi 800.11.33.77 per le donazioni con Carta di Credito.
E’ possibile sostenere Telethon tutto l’anno con una donazione online (http://www.telethon.it/donation/) o scegliendo un prodotto solidale (https://www.telethon.it/shop-solidale), oppure sottoscrivendo il programma di donazione regolare Adotta il Futuro (https://adottailfuturo.telethon.it/).
Fondazione TelethonLa Fondazione Telethon è una delle principali charity biomediche italiane, nata nel 1990 per iniziativa di un gruppo di pazienti affetti da distrofia muscolare.
La sua missione è di arrivare alla cura delle malattie genetiche rare grazie a una ricerca scientifica di eccellenza, selezionata secondo le migliori prassi condivise a livello internazionale.
Attraverso un metodo unico nel panorama italiano, segue l’intera “filiera della ricerca” occupandosi della raccolta fondi, della selezione e del finanziamento dei progetti e dell’attività stessa di ricerca portata avanti nei centri e nei laboratori della Fondazione. Telethon inoltre sviluppa collaborazioni con istituzioni sanitarie pubbliche e industrie farmaceutiche per tradurre i risultati della ricerca in terapie accessibili ai pazienti.
Dalla sua fondazione ha investito in ricerca oltre 450 milioni di euro, ha finanziato oltre 2500 progetti con oltre 1500 ricercatori coinvolti e più di 470 malattie studiate. Ad oggi grazie aTelethon sono state messe a puntoterapie per alcune malattie rare prima considerate incurabili (ADA-SCID, leucodistrofia metacromatica e sindrome di Wiskott Aldrich). I risultati degli studi di base e preclinici, inoltre, determinano, anno dopo anno, il complessivo avanzamento della ricerca Telethon verso l’applicazione di nuove terapie.
Telethon chiusura maratona televisiva con edizione speciale del programma “Affari tuoi”
Pubblica illuminazione: al via la sostituzione dei pali e dei corpi illuminanti in via Giacomo Imbroda.
Continua il lavoro di riqualificazione della città che ha già interessato altre strade del territorio, a cominciare da via San Paolo Bel Sito.
“Con gli interventi avviati – spiega il sindaco Geremia Biancardi – procediamo nella direzione di migliorare il contesto puntando soprattutto sulla sicurezza dei cittadini e sul maggiore decoro di una città importante come la nostra”.
“Portiamo avanti con convinzione e celerità il programma di governo che – spiega l’assessore ai lavori pubblici Enzo De Lucia – abbiamo presentato alla nostra comunità”.
(Fonte foto: rete internet)
Luigi De Simone: «Un presepe che unirà nella ricchezza delle diversità».
Con la riuscitissima rappresentazione di sabato alla Reggia di Portici, salutata con un numero di presenze superiore alle aspettative, si è aperta ufficialmente la 35esima edizione del Presepe Vivente dei Giocondi: un itinerario artistico e culturale che ogni Natale mette in luce una suggestiva “Greccio vesuviana” ricca di scene sempre emozionanti in pregiati costumi d’epoca.
Nato a Sant’Anastasia 35 anni fa, nell’affascinante borgo di Sant’Antonio nella notte di Natale ed estesosi negli anni anche ad altre comunità vesuviane, quello dei Giocondi non è solo un presepe vivente: per la comunità anastasiana e non solo è divenuto un evento – atteso un anno intero – che coniuga socialità, fratellanza e spirito di appartenenza. Per celebrare questo importante traguardo, il maestro di arte presepiale napoletana Ferrigno donò circa un mese fa all’Associazione Culturale Compagnia Teatrale Giocondi, un preziosissimo pastore che riproduce Luigi De Simone, simbolo indiscusso del Presepe Vivente.
«Da 35 anni esatti, mettiamo in scena un Presepe Vivente che nell’immaginario collettivo coincide con l’attesa del Natale. Quella del 24 dicembre – ha dichiarato il regista e direttore artistico del Presepe dott. Luigi De Simone – diventa una notte di magia in cui un rione, quello di Sant’Antonio, cessa di essere abitato ed accoglie le scene che si rifanno all’Antico ed al Nuovo Testamento, ad un’attualizzazione – che più spesso noi abbiamo ambientato nel settecento napoletano, e che ricordano una contestualizzazione storica romano-giudaica. Quest’anno, la parola chiave sarà “novità”: essa riguarda soprattutto l’attualizzazione. In questi tempi in cui è forte l’ondata xenofoba, nella grotta di Betlemme, il bambino che nasce per stabilire nuove relazioni, ci ha suggerito di introiettare, nell’attualizzazione del Presepe, le persone che vivono in comunità e che sembrerebbero essere straniere per noi: precisamente il gruppo dei rumeni e degli ucraini. Per la prima volta avremo una scena completamente dedicata a loro: sentiremo questi nostri fratelli in mezzo a noi; ci augureremo così di essere uniti nella ricchezza delle diversità».
Il programma della 35esima edizione, apertosi sabato alla Reggia di Portici, prevede altri tre appuntamenti: la notte del 24, dalle 21.30, nel borgo Sant’Antonio di Sant’Anastasia (Na); il 29 dicembre, dalle ore 18.30, alla Basilica di San Mauro in Casoria; il 6 gennaio, dalle ore 18.30, al centro storico di Sant’Anastasia.
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Ieri lo sciopero a oltranza dei lavoratori ha costretto alla chiusura l’ipermercato di Afragola per il secondo giorno consecutivo.
La lotta a oltranza dei 202 lavoratori dell’Ipercoop di Afragola sta mettendo in ginocchio le casse dell’ipermercato napoletano e bloccando o, comunque, riducendo, la spesa natalizia di migliaia di famiglie. Qui ieri la struttura è rimasta infatti chiusa per il secondo giorno consecutivo e si prevede che tenga le saracinesche abbassate anche oggi. Del resto “in gioco” ci sono 293 licenziamenti previsti dalla procedura di mobilità avviata l’11 dicembre scorso da Campania Distribuzione Moderna, la new company controllata dalla bolognese coop Adriatica e dalla toscana Unicoop di Livorno. New company che gestisce l’Ipercoop di Afragola, dove sono 176 gli esuberi quantificati nella procedura, e quello di Avellino, dove su 147 dipendenti la società minaccia di estrometterne 117. In caso di attuazione di questi tagli in pratica si verificherebbe la chiusura di fatto di questi due grandi impianti della distribuzione commerciale. Intanto oggi, alle 11, nell’hotel Ramada, a Napoli, le parti si incontreranno per discutere i termini della vertenza. L’eventuale accordo alternativo ai licenziamenti dovrà essere trovato entro il 25 gennaio in sede di esame congiunto aziendale oppure entro il 25 febbraio presso l’ufficio regionale del Lavoro.
Trentotto anni, senzatetto, viveva da barbone. Disposto l’esame autoptico esterno e avvisato il consolato indiano. Il sindaco Abete: «Profondo sconforto per la perdita di una vita umana».
Morto a soli 38 anni, lontano dalla sua terra e dai suoi cari. Da clochard, come aveva scelto di essere, senza un lavoro o una casa, mangiando quanto e come poteva, tentando di ripararsi dal freddo dove e quando riusciva. Questa mattina Ajay Kumar, di nazionalità indiana, era nella stazione della Circumvesuviana di Madonna dell’Arco, sulla strada antistante il noto Santuario Mariano, dove spesso dormiva per ripararsi dal freddo. Qualcuno lo ha notato, si è accorto del colorito cianotico, magari ha pensato che fosse ubriaco e ha chiamato il 118. Dalla stazione di Madonna dell’Arco, pochi metri dalla chiesa domenicana frequentata ogni giorno da centinaia di fedeli e pellegrini, lo hanno portato all’ospedale di Nola. I soccorsi non sono serviti. La causa della morte: ipotermia, causa poi dell’arresto cardiaco.
I carabinieri della stazione di Sant’Anastasia al comando del maresciallo Francesco Russo hanno verificato tutte le informazioni possibili riguardo al clochard, ma non c’è in Italia alcun suo congiunto. Viveva qui, venuto dall’India, dal 2006. Prima di arrivare a Sant’Anastasia conduceva la stessa vita da barbone a San Valentino Torio. La sua salma è ora a disposizione per un eventuale esame autoptico che probabilmente si limiterà ad una indagine esterna, giacché il referto dei medici parla chiaro. Intanto è stato avvisato il consolato del suo paese che provvederà a rintracciare i parenti.
«È un dispiacere immenso la perdita di una vita umana – dice il sindaco Lello Abete – ancora più assurdo quando capita ad una persona giovane, l’ennesimo dramma nel contesto di una crisi che ci colpisce tutti. L’amministrazione esprime il suo sconforto, il caso di Kumar non ci era mai stato segnalato e ci spiace non aver potuto, come accade spesso, trovare una soluzione anche se è difficile che chi sceglie la vita da clochard si rivolga ai servizi sociali».
Ieri forti tensioni a Pomigliano per l’installazione di un caccia all’inaugurazione della nuova rotonda Avio fatta rimettere a nuova dall’imprenditore La Gatta.
Ieri è stata segnata da una forte contestazione dei pacifisti l’inaugurazione della nuova rotonda Avio, fatta riqualificare dall’imprenditore aeronautico Vincenzo La Gatta in cambio di una sua sponsorizzazione. Imprenditore che ha voluto abbellire la piccola opera di rilancio urbanistico facendo installare un jet militare, un vecchio Fiat G 91, su un lato della rotonda. Ma la presenza del caccia-monumento ha indispettito una ventina di militanti della sinistra locale e dei movimenti pacifisti, che si sono recati sul posto e hanno quindi messo in atto una rumorosissima contestazione. I manifestanti per tutta la durata della protesta sono stati controllati a vista da un nutrito schieramento di poliziotti in assetto anti sommossa. ” Il comune – hanno spiegato gli “antagonisti” – la deve finire di affidare ai privati la riqualificazione di interi pezzi di Pomigliano in cambio di pubblicità gratuita. Pezzi di città dove per giunta lascia mettere simboli di morte “. La tensione è salita quando il gruppo di contestatori ha urlato contro il parroco, don Felice Panico, che accanto al sindaco Raffaele Russo ha benedetto l’evento organizzato da La Gatta, evento a cui hanno assistito circa 500 persone. Contro l’installazione del caccia monumentale si erano espressi nei giorni precedenti anche padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano noto per il suo impegno nei quartieri poveri di Napoli, e don Peppino Gambardella, il “prete operaio”, parroco della chiesa madre di Pomigliano, la chiesa di San Felice in Pincis. Dal canto suo La Gatta ha però sostanzialmente ribadito che ” la violenza dei contestatori alla manifestazione è stata ingiustificata anche perché l’installazione del jet militare è stata voluta esclusivamente per celebrare quella che fu un’eccellenza produttiva dei grandi stabilimenti aeronautici di Pomigliano “.
Il Napoli sconfigge l’Atalanta in trasferta ma la maledizione dei penalty continua.
Il presidente De Laurentiis dovrebbe, una volta e per sempre, farsi sentire in Lega ed in Federazione. Dovrebbe fare la voce grossa, imporre l’autorevolezza che il Napoli merita, in virtù della sua forza sul campo dimostrata negli ultimi anni.
Basta! Basta, per favore! Basta, per carità! Non dateci più rigori, non fischiate mai più penalty a favore degli azzurri! Gli arbitri, una volta tanto, siano seri ed evitino di esporre i calciatore del Napoli al pubblico ludibrio. Al limite, quando saranno pronti, faranno loro un fischio agli arbitri: il tempo di individuare, finalmente, un rigorista degno di questo nome. Potrebbe farlo Insigne, o magari Reina. Certo è che, per il momento, è meglio desistere: gli errori dagli 11 metri sono così tanti che ormai, quando ce li assegnano, i calciatori non esultano. Li vedi sudare freddo, guardare il cielo e fischiettare, mettersi le mani nei capelli (o tra la cresta, nel caso di Marek Hamsik). Per la cronaca: il capitano azzurro il primo penalty lo ha segnato, ma ha tirato comunque malissimo.
Rigori o no, il Napoli si è liberato dell’Atalanta con un poco di fatica e questo è un dato di fatto. La stessa fatica che ha fatto la Juventus, che a Carpi ha fatto perdere la pazienza a mister Massimiliano Allegri, il quale negli ultimi minuti si è tolto il cappotto, infuriatissimo. Sembrava l’incredibile Hulk. I romagnoli stavano per pareggiare e, soprattutto, stava per segnare un certo Lollo: passi per il gol subito, ma uno che si chiama Lollo non può passare alla storia per aver messo sotto la Juventus. Per questo Allegri non se ne faceva una ragione. Al mister bianconero va comunque dato il merito di essersi agitato come un pazzo senza inciampare: Mancini non ci sarebbe mai riuscito, lui e le sue scarpine con la sola liscia
Portate dalla consigliera di Forza Italia Annarita De Simone all’attenzione di tutta quanta l’assise, le tre mozioni, che riguardano l’attivazione di un ingresso alternativo esistente nel palazzo che ospita il giudice di pace, l’adozione dei PEBA e l’apertura di uno sportello a sostegno dell’handicap, se attuate, avrebbero offerto vantaggi, praticamente a costo zero, ai cittadini anastasiani.
Dapprima brevemente discusse da maggioranza e opposizione, dopo attenta valutazione, le mozioni furono accettate in blocco incassando il consenso unanime delle due ali del consiglio comunale.
Nel frattempo, da quando la giunta Abete le accolse, è tutto rimasto chiuso, a triplice mandata, all’interno del solito cassetto. Quello delle faccende dimenticate.
In realtà, qualcuno potrebbe replicare, a questo articolo, sostenendo che in fondo, l’amministrazione Abete, dispone ancora di tre lunghi anni per concretizzarle. È vero. Potrebbe accadere. Eppure, c’è qualcosa che proprio non mi torna. Che stona. E parlo, nello specifico, dei PEBA, ovvero i piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche e del tempo ormai perso.
Come è facile notare da un mese a questa parte girando per il paese, su via Arco, arteria stradale che fa da corridoio principale al nostro paese, sono in corso i lavori di rifacimento dei marciapiedi. Un restyling, un tanto atteso ammodernamento che, in pratica, dovrebbero rendere accessibili i marciapiedi perfino a chi soffre di un handicap. Insomma, un bel tratto di strada che, a distanza di decenni, otterrà finalmente la giusta dignità.
Troppo bello per essere vero, si potrebbe dire. Infatti, ritornando al discorso dei PEBA, questi lavori, partiti grazie ad un sostanzioso finanziamento europeo, hanno avuto il via, e finiranno, senza nessuna particolare attenzione alle barriere architettoniche. Ovvero, senza alcun tavolo di confronto con una parte della società civile a contatto, per lavoro o per vissuto, con l’handicap. Uno scambio di vedute tra “esperti di vita” e tecnici qualificati. Una sinergia fondamentale atta ad applicare sui progetti quelle che sarebbero state le risultanze di importanti confronti.
Un’occasione persa. Sì, proprio così. Se i PEBA, se la commissione “mai” nata per occuparsene, fosse stata istituita nei tempi giusti, oggi, con tutta probabilità, i lavori che stanno interessando i marciapiedi su via Arco avrebbero seguito dei principi, condivisi e innovativi, sull’accessibilità.
Peccato!
Poi ci sarebbe lo sportello a sostegno dell’handicap e delle famiglie che lo accudiscono. Un servizio, questo, realizzabile con una spesa irrisoria. Un supporto in più che avrebbe fornito respiro e distensione ai servizi sociali comunali. Uffici dove il personale, fin troppo spesso insufficiente e sovraccarico di lavoro, non riesce a tenere il passo delle tante richieste.
Offrire nuovi punti di riferimento, voci e volti confortevoli, non potrebbe fare altro che bene a chi, quotidianamente, crede di essere solo e abbandonato.
Chiudiamo questo spiacevole promemoria con la mozione denominata “Giudice di Pace”. Un’entrata che, se resa funzionale, operativa, potrebbe agevolare l’accesso dei disabili in carrozzina (e non solo) alla casa comunale. Perché, come cantava qualcuno di famoso, “libertà è partecipazione”.
Nulla, e lo sottolineo quasi a sfondare il foglio, di tutto il mio descritto è stato attuato. Nemmeno l’un per cento. E dire che, a giorni alterni, quasi come fosse un mantra salvifico, si fa appello alla partecipazione dei cittadini. A quei contributi volontari utili a migliorare, a far progredire, la nostra comunità. Quando questo accade, ovvero quando qualcuno si fa avanti e tenta di mettersi a disposizione, ottiene come risposta la chiusura in un angolo. La sistemazione delle proprie proposte nella sezione: affari di poco conto.
Gianluca Di Matola
La Mostra è dedicata alla più recente produzione del Maestro che è nato a Pago del Vallo di Lauro e vive in Lombardia, e che ha sempre seguito la strada di un realismo capace di leggere in profondità la civiltà del post-moderno.
Martedì 22 dicembre, alle ore 18.00, a Lauro, nella ex Chiesa della Collegiata di Santa Maria Maddalena ci sarà il vernissage della Mostra di pittura “ La commedia dell’esistenza”, in cui le opere più recenti di Felice Bossone hanno il compito di rappresentare un aspetto nuovo e suggestivo di quella indagine sul realismo a cui il Maestro ha dedicato la sua arte.
Nato nel 1955 a Pago del Vallo di Lauro Bossone ha studiato prima all’ Istituto d’Arte di Napoli con Verdecchia e Radames Toma, e poi all’ Accademia con Armando De Stefano. Egli ha esposto a Francoforte, a Montecarlo, a Marsiglia, a Londra e a Miami, e dovunque il pubblico e la critica hanno sottolineato la coerenza della sua arte, che si può iscrivere nel panorama di un realismo mai “fotografico” e da “cartolina”, ma sempre capace di suggerire allo spettatore la presenza inquieta di una verità nascosta sotto la superficie del mondo fenomenico: un mondo fenomenico che il Maestro rappresenta con una tecnica prodigiosa, e con una pennellata densa di colore che ricorda l’ultima produzione di Verdecchia. Non a caso un critico, commentando questa mostra che è già stata presentata a Milano – il Maestro vive in Lombardia – ha parlato di una “archeologia pittorica del tempo per il futuro”.
Felice Bossone vuole, ancora una volta, dimostrare che il realismo è adatto a leggere e a rappresentare la civiltà del post-moderno: a questo principio ha ispirato la sua attività di direttore della Scuola Civica di Pittura di Cologno Monzese.
La Mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 gennaio.
Prevalgono gli acquisti online e si privilegiano doni alimentari.
Nella corsa ai regali di Natale, un italiano su tre avrà un massimo di 100 euro in totale da spendere. Uno su dieci pagherà più di 400 euro e uno su cento più di mille. Una ricerca Confesercenti-Swg racconta l’Italia che si prepara alle feste. E’ un Paese dove ancora la crisi “non è superata” per molte persone: il 46% spenderà tra la Vigilia e Capodanno meno che nel 2014, il 40% riciclerà i regali già ricevuti e, alla ricerca del massimo contenimento dei costi, molte aziende taglieranno persino i doni di fine anno ai dipendenti. Solo il 18% dei lavoratori dichiara che li riceverà. “Ci sono però dei leggeri segnali positivi che ci auguriamo siano di ripresa vera, perché il paese ha bisogno di creare ricchezza, occupazione e sviluppo”, afferma il presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli. La spesa complessiva per le feste, inclusi cibo, doni, viaggi e spese personali, sarà di 25,6 miliardi, lo 0,9% in più rispetto allo scorso anno e 11,6 milioni di persone partiranno per le feste. Non erano mai state così tante negli ultimi otto anni, dal 2007.
“La buona notizia – osserva la Confesercenti – è che il timore di attacchi terroristici a seguito dei fatti di Parigi non ha avuto gli effetti temuti sui consumi né, soprattutto, su quelli turistici degli italiani, anche se rimane l’incognita degli arrivi di turisti stranieri”. Le vacanze di fine anno dureranno in media sei giorni e privilegeranno l’Italia come destinazione. Costeranno mediamente 647 euro a persona, circa 50 euro in meno di prima della crisi. “Sulle vacanze pesa più il budget che la paura”, spiega l’associazione. Oltre che ai viaggi, gli italiani non rinunceranno ai doni e ci saranno sorprese sotto l’albero soprattutto per i più piccoli. Le specialità alimentari saranno il regalo più diffuso (77%), seguite da libri, vestiti, giocattoli, cosmetici e prodotti tecnologici, a partire da smartphone e tablet. Questi regali spesso saranno comprati on line, come fa ormai un italiano su tre. La crescita del commercio elettronico penalizza soprattutto la grande distribuzione, mentre resiste lo shopping tradizionale tra negozi, mercatini e, per risparmiare, piccoli esercizi gestiti da stranieri. La passeggiata tra le vetrine addobbate sembra esser diventata uno dei riti delle feste, così come l’albero di Natale o il presepe, che non mancheranno nel 75% delle case degli italiani.
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