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Sant’Anastasia, clochard indiano muore di freddo, dormiva nella stazione Circumvesuviana di Madonna dell’Arco.

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Trentotto anni, senzatetto, viveva da barbone. Disposto l’esame autoptico esterno e avvisato il consolato indiano. Il sindaco Abete: «Profondo sconforto per la perdita di una vita umana».

Morto a soli 38 anni, lontano dalla sua terra e dai suoi cari. Da clochard, come aveva scelto di essere, senza un lavoro o una casa, mangiando quanto e come poteva, tentando di ripararsi dal freddo dove e quando riusciva. Questa mattina Ajay Kumar, di nazionalità indiana, era nella stazione della Circumvesuviana di Madonna dell’Arco, sulla strada antistante il noto Santuario Mariano, dove spesso dormiva per ripararsi dal freddo. Qualcuno lo ha notato, si è accorto del colorito cianotico, magari ha pensato che fosse ubriaco e ha chiamato il 118. Dalla stazione di Madonna dell’Arco, pochi metri dalla chiesa domenicana frequentata ogni giorno da centinaia di fedeli e pellegrini, lo hanno portato all’ospedale di Nola. I soccorsi non sono serviti. La causa della morte: ipotermia, causa poi dell’arresto cardiaco.

I carabinieri della stazione di Sant’Anastasia al comando del maresciallo Francesco Russo hanno verificato tutte le informazioni possibili riguardo al clochard, ma non c’è in Italia alcun suo congiunto. Viveva qui, venuto dall’India, dal 2006. Prima di arrivare a Sant’Anastasia conduceva la stessa vita da barbone a San Valentino Torio. La sua salma è ora a disposizione per un eventuale esame autoptico che probabilmente si limiterà ad una indagine esterna, giacché il referto dei medici parla chiaro. Intanto è stato avvisato il consolato del suo paese che provvederà a rintracciare i parenti.

«È un dispiacere immenso la perdita di una vita umana – dice il sindaco Lello Abete – ancora più assurdo quando capita ad una persona giovane, l’ennesimo dramma nel contesto di una crisi che ci colpisce tutti. L’amministrazione esprime il suo sconforto, il caso di Kumar non ci era mai stato segnalato e ci spiace non aver potuto, come accade spesso, trovare una soluzione anche se è difficile che chi sceglie la vita da clochard si rivolga ai servizi sociali».