Ministero dell’Agricoltura, istruttoria di pubblico accertamento in relazione al riconoscimento dell’IGP Albicocca Vesuviana

A seguito dell’istruttoria e alla luce del parere favorevole della Regione Campania, il Ministero ha redatto una proposta di disciplinare la produzione della IGP «Albicocca Vesuviana» di cui verrà data lettura in sede di riunione di pubblico accertamento, fissata d’intesa con la predetta Regione.     L’albicocca rimane la produzione per eccellenza di questa generosa terra vesuviana: un frutto prelibato, localmente chiamata crisommola, destinato al consumo fresco, ma anche capace di trasformarsi in succo e polpa, in confetture e in buon sciroppo. L’albicocco fu introdotto in Italia per la prima volta nell’area vesuviana e le prime tracce risalgono al IV secolo. Le prime trattazioni sistematiche risalgono al XVI secolo e sono dovute a Gian Battista della Porta (1535 – 1615), cui si deve anche la loro definizione di cisomele da cui deriva il termine dialettale crisommole. Questo frutto vesuviano sbarcò anche negli Stati Uniti grazie allo studioso svedese Gustav Eisen (1847-1940): lo scienziato lo presentò con tutte le sue proprietà all’Accademia dell’Agricoltura Americana in California nel luglio del 1914 [cit. prof. Domenico Parisi]. Agli inizi del 2025, come ben sappiamo, si è costituito un comitato promotore per la registrazione della denominazione Albicocca Vesuviana IGP con l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere questo prodotto, che non è solo simbolo dell’agricoltura vesuviana, ma espressione autentica della biodiversità, della tradizione agricola e dell’identità culturale del territorio compreso tra il Vesuvio e il Monte Somma. Il comitato vede al suo interno anche l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e il GAL Vesuvio Verde. Attualmente, il percorso per il riconoscimento ha già ottenuto il parere favorevole della Regione Campania e la trasmissione del dossier al Ministero dell’Agricoltura. Convocazione PA Albicocca Vesuviana_signed Il 10 giugno 2026, finalmente, una nota del Ministero ha confermato di aver ricevuto l’istanza di riconoscimento della Indicazione Geografica Protetta Albicocca Vesuviana, presentata dal Comitato ai sensi del Reg. (UE) n. 2024/1143 e del decreto 14 ottobre 2013. A seguito dell’istruttoria e alla luce del parere favorevole della Regione Campania, è stata redatta una proposta di disciplinare la produzione della IGP «Albicocca Vesuviana» di cui verrà data lettura in sede di riunione di pubblico accertamento, fissata, d’intesa con la predetta Regione per il giorno 16 luglio alle ore 17:30 presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II – Dipartimento di Agraria – Reggia di Portici. Lo scopo della riunione di pubblico accertamento è permettere al Ministero di verificare la rispondenza della disciplina proposta ai metodi leali e costanti previsti dal regolamento (UE) n. 2024/1143. Il comitato promotore per la registrazione come IGP della denominazione Albicocca Vesuviana, quale soggetto richiedente l’istanza di modifica sarà tenuto ad invitare alla riunione i Comuni, le organizzazioni professionali e di categoria, i produttori e gli operatori economici interessati e dovrà assicurare con evidenze oggettive, fornite preliminarmente alla riunione di pubblico accertamento, la massima divulgazione dell’evento anche mediante la diramazione di avvisi, l’affissione di manifesti o altri mezzi equivalenti. La modalità e l’ampiezza della divulgazione devono consentire di investire tutto il territorio all’interno del quale ricade la zona di produzione. Un riconoscimento, quindi, che non solo si sta concretizzando, ma che intende rappresentare uno strumento fondamentale per contrastare l’abbandono delle coltivazioni tradizionali, favorire il ricambio generazionale, sostenere le aziende agricole e promuovere uno sviluppo sostenibile del territorio. Il comitato, ormai, opera in uno spirito di ampia collaborazione e partecipazione, riunendo produttori, operatori della filiera, associazioni, enti locali e soggetti istituzionali accomunati dalla volontà di preservare e tramandare quest’eccellenza agroalimentare, assicurando la protezione della denominazione Albicocca Vesuviana e rafforzarne il posizionamento sui mercati nazionali e internazionali.

Somma Vesuviana, successo di partecipazione all’evento “Premio Lucrezia D’Alagno”

Domenica 14 giugno, presso la Casa del Popolo al Casamale, si è svolta la seconda edizione del Premio Lucrezia D’Alagno, una serata ricca di emozioni dedicata alla valorizzazione delle donne che, con il proprio impegno, contribuiscono alla crescita sociale, culturale ed economica di Somma Vesuviana.
Il premio, nato lo scorso anno, intende riconoscere le donne che si sono distinte in diversi ambiti della vita pubblica, offrendo un contributo significativo allo sviluppo del territorio. Madrina dell’edizione 2026 è stata Irene Molaro, vincitrice del premio nella categoria Imprenditoria nel 2025, che quest’anno ha avuto l’onore di consegnare i riconoscimenti alle nuove vincitrici.
Particolarmente significativo il Premio alla Memoria, dedicato alle donne del passato che hanno contribuito al benessere e alla crescita della comunità sommese. Per questa edizione il riconoscimento è stato assegnato a Costanza Gaetana Scozia. Entro la fine dell’anno sarà inoltre apposta una targa commemorativa in suo onore.
A presentare la serata è stata Marilena Perna, che ha illustrato il significato dell’iniziativa, dedicata alla figura di Lucrezia D’Alagno, nobildonna legata alla storia del Regno di Napoli e simbolo di forza, determinazione e capacità di superare i limiti imposti dal proprio tempo. Un premio che punta a valorizzare le storie di donne che, attraverso il loro operato, rappresentano esempi di partecipazione attiva e responsabilità verso la collettività.
L’evento è stato promosso con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana e con la collaborazione della Comunità Interparrocchiale San Pietro, San Michele e San Giorgio, della Pro Loco di Somma Vesuviana e del Coro Gaetano Di Matteo, protagonista dei momenti musicali della serata con arrangiamenti curati dal maestro Ciro Perna.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’Arci per l’ospitalità concessa, alla commissione organizzatrice, alla commissione giudicatrice e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
Tra gli interventi più significativi quello di Don Nicola, che ha invitato a riflettere sul tema dell’uguaglianza e dei diritti, sottolineando come, nonostante i progressi compiuti, persistano ancora disparità che richiedono un cambiamento culturale profondo. Un messaggio forte, fondato sul principio che non esistano cittadini di serie B e che tutti siano uguali nella dignità e nei diritti.
Ad arricchire la serata sono stati anche i momenti musicali affidati al Coro Gaetano Di Matteo, diretto da Rosa Coppola, con la partecipazione del tenore Antonio Braccolino, artista di Brusciano conosciuto per aver portato la tradizione della Canzone Napoletana sui palcoscenici nazionali e internazionali. Arrangiamenti musicali e piano del Maestro Ciro Perna, alle chitarre Titti Esposito e Pino Esposito.
Presente all’evento  la neo  sindaca Silvia Svanera, che ha preso parte alla cerimonia di premiazione e ha rivolto un breve saluto ai presenti, ringraziando la cittadinanza per la fiducia accordata.
Momento centrale della serata è stata la consegna dei riconoscimenti. Per la categoria Cultura il premio è stato assegnato a Teresa Cerciello, da anni impegnata nel recupero e nella valorizzazione di importanti opere d’arte del territorio. Nella categoria Sociale è stata premiata Anna Allocca, fondatrice insieme al marito di un’associazione che opera a sostegno delle persone con disabilità. Il riconoscimento per l’Imprenditoria è andato invece a Rita Rianna, giovane imprenditrice del territorio e titolare delle Cantine Rianna.
La manifestazione si è conclusa con l’esibizione del Coro Gaetano Di Matteo e con un momento particolarmente emozionante: l’interpretazione del brano “Per Sempre Sì” di Sal Da Vinci, eseguito con la partecipazione speciale della sindaca Silvia Svanera, che ha salutato così il pubblico al termine della serata.

Otttaviano, Cammina sulla Statale 268 con l’intenzione di togliersi la vita: salvata dalla Polizia

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Provvidenziale l’intervento degli agenti sulla strada a scorrimento veloce. La donna è stata raggiunta e messa in sicurezza prima che potesse compiere un gesto estremo.     Una tragedia sfiorata che si è trasformata in una storia di salvataggio e umanità grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine. Una donna residente a Ottaviano è stata salvata mentre si trovava sulla Statale 268 del Vesuvio con l’intenzione di togliersi la vita. La segnalazione è arrivata alle forze dell’ordine dopo che alcuni automobilisti avevano notato la presenza della donna lungo una carreggiata particolarmente pericolosa, percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli. Gli agenti della Polizia di Stato sono intervenuti rapidamente, raggiungendo la donna prima che la situazione potesse degenerare. Dopo un delicato dialogo, sono riusciti a tranquillizzarla e a metterla in sicurezza, allontanandola dalla sede stradale e affidandola successivamente alle cure del personale sanitario. La Statale 268, arteria fondamentale per i collegamenti tra l’area vesuviana e l’Agro nocerino-sarnese, non è certamente un luogo dove è consentita la circolazione pedonale. La presenza della donna lungo il tracciato aveva immediatamente fatto comprendere la gravità della situazione e la necessità di un intervento immediato. L’episodio ha suscitato profonda emozione nel territorio vesuviano, non soltanto per il rischio corso dalla donna, ma anche per il lieto epilogo di una vicenda che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Determinante si è rivelata la sensibilità degli automobilisti che hanno lanciato l’allarme e la professionalità degli agenti intervenuti, capaci di gestire una situazione estremamente delicata con equilibrio e umanità. Una storia che ricorda quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte davanti ai segnali di disagio e quanto il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine non si limiti soltanto alla sicurezza, ma spesso si traduca anche in interventi capaci di salvare vite umane.

Sanità campana, Librandi: «non servono eroi, servono condizioni di lavoro migliori»

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Dopo l’aggressione avvenuta all’Ospedale del Mare, il vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania riflette sulle criticità della sanità: sicurezza, organizzazione, valorizzazione del personale e rapporto tra cittadini e strutture ospedaliere.     L’aggressione avvenuta nei giorni scorsi all’Ospedale del Mare di Napoli ha riacceso il dibattito sulla sicurezza del personale sanitario e sulle condizioni in cui medici e infermieri sono chiamati a operare ogni giorno. Ma per Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania, il fenomeno non può essere letto esclusivamente come un problema di ordine pubblico. Secondo l’esponente azzurro, dietro gli episodi di violenza che colpiscono gli operatori sanitari si nascondono criticità più profonde che riguardano l’organizzazione del sistema, il rapporto con i cittadini e la crescente pressione che grava sulle strutture ospedaliere. L’aggressione all’Ospedale del Mare ha riportato al centro il tema della sicurezza negli ospedali. È soltanto una questione di controlli? «I controlli sono indispensabili e vanno rafforzati, ma sarebbe riduttivo pensare che basti aumentare il numero degli addetti alla vigilanza. Quando un medico o un infermiere viene aggredito siamo davanti a un fallimento che coinvolge l’intero sistema. Chi lavora in ospedale non può diventare il bersaglio delle paure, delle tensioni e delle frustrazioni che si accumulano attorno alla malattia e all’attesa di una risposta sanitaria». Perché questi episodi sembrano diventare sempre più frequenti? «Perché aumenta la distanza tra le aspettative dei cittadini e la capacità del sistema di fornire risposte rapide. Quando una persona vive momenti di forte preoccupazione per un familiare o affronta lunghe attese per una prestazione, si genera una tensione che non dovrebbe mai sfociare nella violenza, ma che troppo spesso finisce per colpire chi opera in prima linea. È un fenomeno che va affrontato con decisione prima che diventi strutturale». Molti professionisti della sanità parlano di una professione sempre meno attrattiva. «Non mi sorprende. Per anni abbiamo chiesto ai professionisti della sanità di essere eroi. Durante la pandemia hanno sostenuto carichi enormi e garantito servizi essenziali in condizioni difficilissime. Oggi però non servono eroi. Servono professionisti messi nelle condizioni di svolgere bene il proprio lavoro, con organizzazioni efficienti, strumenti adeguati e percorsi di crescita che valorizzino competenze e responsabilità». Da imprenditore prima ancora che da politico, quale ritiene sia l’errore più frequente nella gestione della sanità? «Pensare che tutto dipenda esclusivamente dalle risorse economiche disponibili. Gli investimenti sono fondamentali, ma conta anche il modo in cui vengono utilizzati. Esistono strutture che, pur disponendo di risorse simili, ottengono risultati molto differenti. Questo dimostra che l’organizzazione fa la differenza. Serve una cultura della misurazione dei risultati, della responsabilità e del merito. Chi lavora bene deve essere valorizzato. Chi gestisce male deve essere chiamato a rispondere delle proprie scelte». Il confronto politico si concentra spesso sugli stipendi del personale sanitario. È sufficiente? «Riconoscere economicamente il valore di chi opera nei settori più complessi è giusto e necessario. Tuttavia sarebbe un errore pensare che il problema si esaurisca nella retribuzione. Le persone cercano anche qualità della vita, sicurezza, organizzazione e prospettive professionali. Se non interveniamo su questi aspetti rischiamo di rincorrere le emergenze senza risolverle davvero». Qual è oggi il principale patrimonio della sanità campana? «Le persone. Abbiamo medici, infermieri, operatori sanitari e ricercatori di altissimo livello. Troppo spesso si parla soltanto delle criticità del sistema e troppo poco della qualità delle professionalità che vi lavorano. È da loro che bisogna ripartire. Nessuna riforma potrà funzionare se non rimettiamo al centro il capitale umano». Che cosa dovrebbe accadere dopo quanto successo all’Ospedale del Mare? «Mi auguro che non ci si limiti all’indignazione del momento. Ogni aggressione lascia una ferita non solo a chi la subisce, ma all’intero sistema sanitario. Serve una risposta immediata sul piano della sicurezza, ma anche una riflessione più ampia su come rendere gli ospedali più efficienti, più organizzati e più vicini ai cittadini. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute di tutti». Secondo i dati dell’INAIL, il settore sanitario continua a essere tra quelli maggiormente esposti agli episodi di violenza nei luoghi di lavoro, confermando la necessità di interventi non solo sul piano della sicurezza, ma anche dell’organizzazione e del supporto agli operatori.

Rete dei diritti, Stati Generali dei Comuni riuniti a Casoria contro la violenza di genere

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Una giornata intensa, ricca di contenuti, testimonianze e momenti di forte coinvolgimento emotivo, che ha confermato il valore della collaborazione tra istituzioni, magistratura, professionisti, operatori sociali, associazioni e mondo sanitario. Si è svolto presso la Biblioteca Comunale “Mons. Mauro Piscopo” di Casoria il terzo incontro del ciclo formativo “I Percorsi della Non Violenza”, dedicato al tema “Dal trauma alla rinascita: il ruolo di Istituzioni e Terzo Settore oltre la violenza”.

L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto e crescita per tutti gli operatori impegnati quotidianamente nel contrasto alla violenza di genere e nel sostegno alle donne vittime di abusi, contribuendo a rafforzare una rete territoriale sempre più solida e integrata. Presenti i rappresentanti istituzionali di diversi Comuni, a partire da quelli dell’Ambito 18 (Casoria, Arzano e Casavatore), ma anche figure rilevanti legate al settore dei servizi sociali, della magistratura e dell’associazione. A fare gli onori di casa il sindaco di Casoria Raffaele Bene, l’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone e il coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale N18 Antonio Chianese.

Particolarmente apprezzato l’intervento del sindaco Raffaele Bene, che ha ribadito il ruolo centrale delle istituzioni nella costruzione di una comunità capace di prevenire e contrastare ogni forma di violenza.

“Non possiamo limitarci a intervenire quando la violenza si manifesta. Dobbiamo costruire ogni giorno una cultura del rispetto, dell’ascolto e della parità. Casoria vuole essere un punto di riferimento per tutte le donne che chiedono aiuto e per tutte le realtà che lavorano per garantire diritti, dignità e sicurezza. Abbiamo fatto una scelta politica investendo già prima del Governo nazionale nella difesa delle donne e nella salvaguardia dei diritti puntando su servizi all’avanguardia e figure professionali importanti, ha dichiarato il sindaco.

L’assessore alle Politiche Sociali Salvatore Iavarone ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra enti e associazioni.

“La violenza si combatte creando opportunità, sostegno e percorsi concreti di autonomia. Oggi abbiamo dimostrato quanto sia importante fare rete. Nessuna istituzione può affrontare da sola una sfida così complessa, ma insieme possiamo offrire risposte reali alle donne e alle famiglie che vivono situazioni di fragilità”, ha affermato Iavarone.

Tra i momenti più significativi della giornata l’intervento del dirigente e coordinatore dell’Ambito N18 Antonio Chianese, che ha illustrato il progetto relativo al bene confiscato alla criminalità organizzata destinato ad accogliere e sostenere donne vittime di violenza. Un’iniziativa che rappresenta un segnale concreto di rinascita e restituzione sociale, trasformando un simbolo di illegalità in uno spazio di protezione, autonomia e speranza.

Numerosi gli approfondimenti tecnici e professionali offerti dai relatori intervenuti, tra cui magistrati, avvocati, rappresentanti del sistema sanitario, del mondo associativo e dei servizi territoriali. Molto toccante anche il momento conclusivo dedicato all’arte e alla cultura, con la performance teatrale del regista Francesco Cesareo con le allieve del Teatro Ateneo Federica Cappiello, Immacolata Marino, Marina Traversa, Sara Pezzella e la mostra dell’artista Antonella De Santis.

L’incontro ha confermato come la costruzione di una rete territoriale forte, competente e coesa rappresenti oggi uno degli strumenti più efficaci per accompagnare le vittime dal trauma alla rinascita, trasformando la tutela in una concreta opportunità di futuro.

 

Negazionisti dei femminicidi, Rive lancia il patto ai partiti: “Parole rispettose del fenomeno”

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Siamo profondamente preoccupate per il clima che si sta diffondendo nel dibattito pubblico italiano. Dichiarazioni sempre più frequenti da parte di esponenti politici e rappresentanti istituzionali stanno riportando indietro le lancette della storia su temi che sembravano ormai acquisiti nella coscienza collettiva del Paese.

La recente negazione del concetto di femminicidio è soltanto l’ultimo episodio di una tendenza più ampia che rischia di delegittimare il lavoro svolto negli ultimi dieci anni da associazioni, centri antiviolenza, ricercatrici, operatrici sociali, magistrati e istituzioni.

Il termine femminicidio non è un’invenzione ideologica. È uno strumento di lettura della realtà costruito sulla base di dati, studi e osservazioni che hanno evidenziato caratteristiche specifiche nella violenza esercitata contro le donne. Cancellare questa definizione significa cancellare una parte fondamentale della comprensione del fenomeno.

Come Progetto RIVE e Arcidonna riteniamo che il rischio più grave sia quello di normalizzare il negazionismo. Quando si mette in dubbio l’esistenza di un fenomeno riconosciuto dalla comunità scientifica, giuridica e internazionale si contribuisce a indebolire la capacità della società di affrontarlo.

Per questo lanciamo una proposta concreta: un patto nazionale tra tutte le forze politiche affinché il linguaggio utilizzato nella comunicazione pubblica e nelle campagne elettorali sia rispettoso delle donne e coerente con gli obiettivi di contrasto alla violenza di genere.

Chiediamo che il tema venga sottratto alla propaganda e restituito alla responsabilità istituzionale. Le donne non possono diventare terreno di scontro ideologico. La loro sicurezza, la loro libertà e la loro dignità devono rappresentare un valore condiviso.

La politica ha il dovere di guidare i cambiamenti culturali e non di ostacolarli. Oggi più che mai serve una presa di posizione chiara da parte di tutte le forze democratiche per impedire che il negazionismo diventi una nuova forma di violenza simbolica.

Su questo terreno non sono possibili passi indietro.

ITS ACADEMY TEC MOS sigla un Piano di Sviluppo Integrato con Sviluppo Lavoro Italia

ITS Academy TEC MOS – Tecnologie per la Mobilità Sostenibile, con sede a Maddaloni, unico istituto tecnico superiore del Mezzogiorno specializzato nel settore ferroviario – ha sottoscritto un Piano di Sviluppo Integrato con Sviluppo Lavoro Italia, agenzia in house del Ministero del Lavoro, formalizzando un accordo che punta a consolidare il ruolo dell’istituto come infrastruttura strategica territoriale per le competenze tecniche nella mobilità sostenibile.

L’intesa nasce dalla partecipazione di TEC MOS a una manifestazione di interesse finalizzata a rafforzare l’offerta formativa degli Istituti Tecnici Superiori, le scuole di alta specializzazione tecnologica che formano tecnici in raccordo con le filiere produttive e che a livello nazionale registrano tassi di occupazione superiori all’80% entro un anno dal diploma. Il piano si articola su tre obiettivi specifici e complementari: il contrasto al mismatch tra domanda e offerta di competenze tecniche, il potenziamento dell’orientamento nelle fasi di ingresso e di uscita dal percorso formativo, e lo sviluppo di un modello di apprendimento in assetto esperienziale a modalità duale, progettato in raccordo con le filiere produttive del territorio.

Sul fronte occupazionale, l’accordo punta a portare il tasso di placement degli studenti dagli attuali livelli regionali agli standard nazionali di eccellenza, fissati all’87% di occupati a dodici mesi dal diploma.

Le attività legate al Piano prendono avvio con l’Obiettivo Specifico 3, orientato a rafforzare la capacità di TEC MOS e dei propri stakeholder di integrare sistematicamente l’apprendimento in contesti produttivi reali nella progettazione didattica. L’obiettivo prevede l’attivazione di dispositivi duali strutturati in stretta connessione con le imprese, esperienze formative in assetto lavorativo a responsabilità crescente e progettazioni condivise con reti territoriali e filiere produttive, al fine di garantire coerenza formativa, riconoscibilità dei percorsi e qualità dell’inserimento occupazionale.

Il primo appuntamento pubblico si terrà mercoledì 17 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 13.00, presso la sede in Piazza Matteotti n. 8 a Maddaloni (Caserta), a cui seguirà un momento conviviale. L’incontro, aperto a tutti,sarà dedicato alla condivisione del quadro generale dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, alle opportunità offerte e ai vantaggi concreti per ciascun soggetto coinvolto.

«E’ un piano che rappresenta un investimento strategico sul futuro della formazione tecnica superiore nel settore della mobilità sostenibile», dichiara Paolo Lanzilli, Presidente di ITS Academy TEC MOS, che prosegue: «Grazie alla collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia potremo colmare il divario tra domanda e offerta di competenze tecniche, rispondere con maggiore efficacia ai fabbisogni delle imprese del territorio e offrire ai nostri studenti percorsi formativi ancora più qualificati e opportunità occupazionali concrete»

Clan della 167, blitz dei carabinieri: 17 arresti

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  Estorsione ed usura, 17 arresti dei carabinieri nel Napoletano   I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 17 persone indagate, a vario titolo, da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata e continuata ed usura. L’indagine, condotta a cavallo tra gli anni 2021 e 2022, ha permesso di delineare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine all’operatività, nel territorio di Arzano e comuni limitrofi, della consorteria camorristica denominata “clan della 167”, considerata espressione territoriale del clan “Amato-Pagano”, storicamente radicato nella zona nord della città di Napoli. Quanto emerso nel corso delle indagini ha permesso di ipotizzare che il gruppo fosse egemone, in particolare, nel campo delle richieste estorsive ed alcuni degli indagati si sarebbero resi protagonisti di numerose richieste di denaro formulate ai danni di imprenditori e commercianti locali.

Somma Vesuviana, Decoro urbano e responsabilità amministrativa: la sfida del cambiamento

Gentile Direttore, Ecco una foto emblematica del disastro urbano e della disattenzione per il territorio della nostra città.
Siamo in via Cimitero,a pochi passi dall’ ingresso del cimitero e su una strada stretta a doppia corsia, chiedo : cosa si aspetta per rendere sicuro il transito per i pedoni e le macchine?
Ciò mi porta a fare delle brevi considerazioni, ora che le  elezioni sono terminate. Per un cambiamento di mentalità e del decoro urbano,  penso che non basterà solo una Sindaca degna, brillante, colta, attenta e preparata.
Servirà soprattutto che gli organi dirigenti e tutto il personale della macchina comunale si rimbocchino le maniche e si riappropriano del ruolo di servizio alla comunità.
Bisogna in primis che dirigenti, capi servizio, Polizia urbana comprendano il ruolo e la responsabilità che hanno. Chi lavora per il Comune ha un ruolo di servizio pubblico e quello che fa ogni giorno ha un impatto diretto sulla vita dei cittadini.
Una nuova amministrazione, per far fare un vero salto di qualità alla macchina comunale ,deve lavorare su : persone, processi, formazione e rapporti con i cittadini.
Da solo,il cambio di giunta non basta : serve  metodo, bisogna saper valorizzare e responsabilizzare il personale. Il punto chiave per un cambiamento non è fare cose nuove, ma fare meglio le cose di base che i cittadini toccano con mano: velocità delle pratiche, trasparenza, fare pagare le tasse a tutti e non a pochi. E soprattutto manutenzione e decoro, che come si vede nella foto è completamente assente.
Un salto di qualità lo si farà nel momento in cui i dirigenti sapranno fare rispettare i capitolati d’appalto alle aziende aggiudicatrici, in particolare a quella dell’igiene urbana e a quelle incaricate dei lavori stradali, obbligandole al ripristino completo e non parziale del manto stradale.
Ancora bisognerà che i concessionari, tipo Geset, si dotino di uffici degni dei soldi che i cittadini pagano,e non di locali angusti, senza i minimi canoni di decoro e dotati di assenza di barriere architettoniche.
I cittadini hanno scelto il cambiamento, ora sta ai dirigenti e  al personale comunale preposto  mostrare di essere al passo di una città che vuole rialzarsi.
E, ovviamente,  a noi cittadini il senso civico.
Domenico Cardamone

Sanità scippata a Somma Vesuviana: così la città è stata svuotata dei servizi

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Dal trasferimento dell’Adi e della Medicina Legale a Marigliano fino alle colpe storiche della politica locale: l’analisi del progressivo impoverimento sanitario di Somma Vesuviana. Oggi serve una svolta per fermare gli scippi silenziosi e difendere il diritto alla salute.     I servizi che più avvicinano i cittadini alla comprensione della Costituzione — e nello specifico dell’articolo 32 — sono quelli sanitari, soprattutto se di prossimità. La salute è un bene prezioso e per tutelarla non basta la pur fondamentale prevenzione: occorre la presenza sul territorio di servizi fruibili, disponibili e animati da personale capace ed empatico. In questo senso la politica, a partire dalle amministrazioni comunali, ha il dovere di fare molto. Può e deve avviare un dialogo franco con l’Asl, mettere a disposizione strutture idonee e vigilare sull’efficienza delle prestazioni. Ma, soprattutto, la politica locale deve alzare gli scudi per evitare che questi presidi vengano chiusi o trasferiti in altri comuni, in modo immotivato e senza alcun riguardo per la comunità. La politica locale di Somma Vesuviana, nei mesi e negli anni scorsi, non ha saputo difendere i propri cittadini. La sanità territoriale, in specie quella dell’ambito comunale, è stata trascurata, oltraggiata e spogliata di servizi la cui utilità rendeva la vita dei cittadini meno complicata. Il Distretto Sanitario di via Indolfi ha perso la Medicina Legale e l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), entrambi trasferiti nel Distretto di Marigliano. L’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) è uno dei servizi più importanti e delicati gestiti dal Distretto Sanitario, pensato per garantire le cure mediche direttamente a casa del paziente. È riservato a persone in condizioni di non autosufficienza, che non possono assolutamente camminare o essere trasportate in auto in un ambulatorio, e che presentano: malattie terminali, malattie croniche invalidanti (es. demenze gravi, Alzheimer, Parkinson avanzato), gravi disabilità o patologie neurologiche acute (es. esiti di ictus), fratture o interventi chirurgici complessi che richiedono riabilitazione e cure a letto per lunghi periodi. La Medicina Legale si occupa di valutare lo stato di salute di una persona per stabilire se ha diritto a determinate tutele, benefici economici, permessi o patenti (rinnovo e altro). Il progressivo impoverimento dei servizi sanitari della città e la data di nascita della sua irrilevanza politica parte dal 2007 e si rinnova con maggiore forza nel 2012, quando si consolidò l’asse politico e personale tra l’allora sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Ferdinando Allocca e l’allora deputato di Forza Italia Paolo Russo, di Marigliano. Il deputato in quegli anni era il vero e proprio regista politico del centrodestra nell’asse Marigliano-Nola. Era quella l’epoca in cui si ridisegnavano le geometrie dei servizi dell’Asl e in cui Marigliano, grazie alla rappresentanza parlamentare e al coordinamento politico, ha iniziato a centralizzare uffici, distretti e programmazione sanitaria, lasciando a Somma Vesuviana un ruolo politicamente molto marginale. Nello specifico, la coincidenza di figure politiche forti e influenti dello stesso schieramento tra Somma Vesuviana e Marigliano, legata ad una specifica stagione politica del territorio, è un elemento che fornisce prova e chiarezza su chi abbia la responsabilità della situazione attuale ma anche su chi non ha mosso un dito per provare ad invertire la rotta. Il trasferimento di uffici importanti come quelli di cui stiamo ragionando, è di fatto uno spogliamento e un impoverimento del territorio a danno della città più popolosa del Distretto Sanitario n. 48. Lo spostamento dei servizi, che l’Asl definisce “centralizzazione”, si traduce in un concreto disagio, nella perdita di uffici storici di prossimità e nella sensazione diffusa che il peso politico di Marigliano abbia dettato le regole del gioco a scapito delle esigenze di Somma Vesuviana. Coloro che hanno governato la città negli ultimi quasi venti anni, cosa hanno fatto per difenderne il primato? Quali iniziative hanno promosso per tutelare, difendere e far progredire la città e i cittadini? I sommesi che hanno governato non hanno saputo difendere i sommesi governati (quelli di nascita e quelli acquisiti). Il loro lavoro, durato quasi venti anni, ha trasformato la città in un luogo svuotato di diritti, di servizi, di giovani, di iniziative. Hanno lavorato per le loro piccole clientele, per i loro piccoli intrighi, per la loro piccola e miope politica. Hanno agito contro la città e contro i cittadini; lo dicono i fatti e noi ci limitiamo a registrarli. In questo deserto politico è un fatto innegabile che l’Asl abbia approfittato della storica debolezza della città, mostrando il volto di una burocrazia che ha colonizzato le istituzioni locali proprio perché non ha trovato nessuno a sbarrarle la strada. Le decisioni dell’ASL Napoli 3 Sud di scippare a Somma Vesuviana servizi fondamentali come l’Adi e la Medicina Legale sono il frutto di una dirigenza autoreferenziale, che ha agito in un regime di totale latitanza della politica, al riparo da ogni responsabilità nei confronti del popolo. Parliamo di un apparato che ha cinicamente approfittato di un lungo isolamento e dell’assenza di una dignitosa rappresentanza a difesa della nostra città. Bisogna attrezzarsi e far comprendere, forte e chiaro, che è finita la stagione di scelte calate dall’alto, che ha tentato di spogliare sistematicamente Somma Vesuviana. La ricostruzione sarà faticosa e lunga, la sfida prevede due tempi: per il futuro – si spera vicino – sarà vedere se la nuova Casa della Comunità Spoke di via Circumvallazione riuscirà davvero ad essere completata garantendo ai sommesi ambulatori efficienti e medici sul territorio senza costringerli a diventare pendolari della salute verso Marigliano per ogni minima necessità. Per il presente, cominciare a pretendere in tempi brevi la restituzione di ciò che è stato tolto alla comunità, facendo capire che non saranno più ammessi scippi silenziosi.