Somma Vesuviana: Castello D’Alagno inaugura la collana “Sussuvio”

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“Sussuvio” Documentari, arte e cultura alle falde del Vesuvio. Sono partite domenica, 17 Gennaio 2016, le riprese per la realizzazione della nuova collana di documentari audio/video che raccontano la città di Somma Vesuviana attraverso i suoi principali luoghi di interesse storico e artistico.

Così recita il primo comunicato della Produzione: “una città ricca di cultura millenaria, residenza di reali romani, normanno-sveli, angioini ed aragonesi, con numerose testimonianze di quel fulgido passato che l’ha vista protagonista sulla scena nazionale ed internazionale. Castelli, palazzi, Ville, Starze, Conventi e Chiese, caratterizzano il vasto territorio Sommese, costituendo un esclusivo patrimonio artistico e architettonico che va assolutamente promosso e salvaguardato.

Realizzati per il grande pubblico, i cortometraggi sono pensati soprattutto per i più giovani, affinché una migliore conoscenza dei propri beni culturali, possa sviluppare una maggiore coscienza di valorizzazione, tutela e salvaguardia degli stessi”. E così è  iniziata ufficialmente  la nuova avventura portata avanti con grande passione e dedizione del divulgatore culturale Emanuele Coppola, ideatore e produttore della collana di documentari che fa seguito a “Magma”, il docu-film sulle tradizioni etno-antropologice della Città di Somma Vesuviana, che ha già riscosso grande successo e partecipe a vari festival in Italia e in Europa.

Prima tappa, dunque, “Castello D’Alagno” di origine Aragonese, costruito nel 1456 per volere di Lucrezia d’Alagno, amata e amante del Re Alfonso d’Aragona. Restaurato da pochi anni, in attesa di collaudo e ancora senza una funzione ben precisa, il Castello è stato gentilmente concesso allo scopo documentaristico, dal Comune di Somma Vesuviana. Tra gli ospiti/interviste del primo documentario: Carlo Caracciolo (Storico dell’Arte), Luigi Coppola (Assessore al patrimonio), Franco Zaccaro (Direttore dei lavori di Restauro), Ciro Raia (Storico e Scrittore). La Troupe di Coppola vede la partecipazione di Atonia Tosini (Regia), Peppe Maiello (Aiuto Regia), Vincenzo Gaio (Aiuto produzione), Adele Nasti (Aiuto Produzione), Vincenzo Castaldo (Aiuto Produzione), Alfonzo Capasso (Operatore Video, Montaggio), Raffaele Di Lorenzo (Direttore Fotografia), Luca Ranieri (Operatore Audio), Gennaro Maria Cedrangolo (Tecnico Luci), Tommaso Rea (Fotografo di Scena, Backstage), Tony Sorrentino (Musiche), Rosa Anna Monzione (Assistente Legale), Roberto Sica (Addetto Stampa Il Mediano).

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CASTELLO D’ALAGNO, il primo Documentario della serie “SUSSUVIO”, Sarà presentato da MAXTRIS CONFETTI, un marchio che appartiene a Italiana Confetti Srl, azienda leader nel settore confetteria, con i ringraziamenti del produttore Emanuele Coppola: “ Ringrazio gli Imprenditori Nicola e Dario Prisco e gentili consorti Daniela Garofalo e Angelica Romano per l’importante gesto di collaborazione. Eternamente grato”.

Questo il primo commento di Emanuele Coppola sul suo profilo Fb: “ Noi “siamo” i nostri interessi, le nostre passioni, i nostri obiettivi. Oggi “sono” Castello D’Alagno. Questo mi inorgoglisce, mi gratifica, mi arricchisce, non mi fa sentire la fatica, il freddo, la fame, perché è “medicina” per il mio corpo, per la mia mente e per il mio cuore. Sussuvio – Documentari ha esordito con un “gioiello” della nostra terra. Questo fa ben sperare. Grazie, Emanuele Coppola”.

Acerra, gli attentati nel centro storico: elenco e sequenze da brivido

Un quadro camorristico incerto quanto pericoloso .   Otto attentati a partire dal novembre del 2014. Dell’ultimo restano scene nitide, da brividi. Sequenze registrate dalle telecamere della ditta finita nel mirino dei clan. 3 e 14 del mattino di lunedi: un furgoncino Peugeot bianco sfreccia in via Trieste e Trento. Il veicolo è scortato da una Punto grigia penultimo modello. Il furgoncino passa davanti alla ditta Pacilio, fa il giro dell’isolato e sbuca da un vicoletto. Quindi punta sulla vetrata del negozio, spezza una corda di ferro, che delimita il percorso pedonale, abbatte un paletto e si schianta sul muro. A quel punto esce dal lato guida della vettura un uomo incappucciato, visibilmente giovane, che se la dà subito a gambe e sparisce. E’ in quel momento che il Peugeot prende fuoco. Un incendio evidentemente appiccato poco prima dall’uomo in fuga. Intanto le fiamme si levano alte. C’è chi esce dalle case per vedere cosa succede. Dopo venti minuti arrivano i vigili del fuoco, che spengono l’incendio quasi subito. La vetrata della ditta resta distrutta. E’ un attentato preceduto da altri sette. Dicembre: una panda rubata viene fatta schiantare sull’ingresso della ditta e quindi subito data alle fiamme. Settembre: colpi di pistola contro le vetrine del negozio. Luglio: ancora colpi di pistola sull’esercizio commerciale. Maggio: una testa di capretto appesa a una corda viene fatta trovare sul portoncino di casa Pacilio, in via Volturno, zona semiperiferica di Acerra. Marzo: colpi di pistola sulle vetrine. Gennaio: colpi di pistola sul tabellone pubblicitario della ditta Pacilio piazzato accanto alla casa di via Volturno. Novembre 2014: è il primo attentato della serie: colpi di fucile sui vetri del negozio. Nel frattempo la polizia ( l’indagine è del vicequestore Antonio Cristiano ) non esclude nessuna pista. Il quadro camorristico di Acerra è intricato. La mappa dei clan vede diverse famiglie impegnate nelle attività criminali attraverso alleanze che si rompono a seconda di interessi immediati. Ad Acerra tradimento e trasformismo sono la regola. In questa frammentazione è però possibile individuare la costante altalena tra concorrenza e cooperazione delle famiglie “storiche”: i Crimaldi , che ruotano attorno alla figura carismatica di Cuono Crimaldi (reggente anche se detenuto) e i De Sena. Accanto a loro, in posizione di volta in volta di rincalzo e appoggio o di contrasto, i De Falco-Di Fiore e i Di Buono “marcianisielli.

Acerra, la camorra all’assalto delle pompe funebri: ennesimo attentato

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Lancio di un furgone che poi è stato incendiato contro il negozio gestito da Carmine Pacilio.   Un furgone è stato lanciato stanotte contro la vetrata dell’impresa di pompe funebri gestita da Carmine Pacilio, in pieno centro storico. Subito dopo l’impatto il veicolo ha preso fuoco. Nello sc schianto è andata distrutta una grande vetrata dell’esercizio commerciale. E ora c’è paura nella zona in cui si trova la ditta nel mirino dei clan. E’ infatti la seconda volta che Pacilio subisce lo stesso tipo di attentato. Anche a novembre la camorra aveva messo a segno un altro assalto con la stessa tecnica: una vettura lanciata contro il negozio e poi data alle fiamme. Ma sono state molte altre le intimidazioni ai danni dell’impresa che ha sede in via Trieste e Trento, a pochi passi dal duomo di Acerra, dove risiede il vescovo, monsignor Antonio Di Donna.    

Policlinico, epatite cronica:un contact center per facilitare la comunicazione tra medici e pazienti

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Il servizio “Close to Care” raccoglie le richieste dei pazienti inoltrandole ai professionisti. 
 
 I pazienti del Policlinico Federico II seguiti presso l’Unità Operativa Semplice di Terapie avanzate e sperimentali delle epatiti croniche, guidato da Filomena Morisco ed  afferente alla Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia ed Epatologia, diretta da Nicola Caporaso, hanno oggi la possibilità di accedere ad un contact center dedicato. Attraverso un numero verde, che viene fornito ai pazienti dell’ambulatorio, il contact center fornisce informazioni logistiche sul centro e sulla patologia  (modalità di accesso, prenotazioni  visite, prenotazioni Fibroscan, richieste di certificati, richiesta di consulto medico) e consente un contatto facilitato, in tempo reale, con l’equipe medica per chiarimenti e problematiche.
 
Le malattie epatiche croniche, in particolare l’epatite cronica C, necessitano di un attento monitoraggio clinico, laboratoristico e strumentale specie nel corso della terapia– precisa la professoressa Moriscoalla luce dell’ampio numero di accessi al centro, il contact center rappresenta un valido supporto per migliorare la qualità della nostra assistenza, attraverso un’efficace, continua e diretta comunicazione con il paziente, che si sente più accolto e che con rapidità può trovare risposta ai suoi dubbi”.
 
Gli operatori del Contact Center raccolgono, infatti, le richieste dei pazienti inoltrandole ai professionisti del centro che, in tempo reale, ricontattano il paziente per rispondere alle sue esigenze. Il servizio, chiamato Close to Care, già presente in Italia per altre branche specialistiche relative a patologie croniche, è stato attivato grazie al finanziamento, senza scopo di lucro, di un’azienda farmaceutica.
La gestione del paziente con epatite virale cronica, in particolare con epatite cronica C, nell’ultimo decennio ha subito una profonda evoluzione grazie alla disponibilità di farmaci innovativi.
“Gli antivirali ad azione diretta  consentono di curare molti pazienti, anche in fase avanzata  di malattia, e sono caratterizzati da elevata efficacia e scarsi effetti collaterali. Oggi è possibile curarsi e guarire dall’epatite C, una malattia che può determinare, se non trattata in modo adeguato, un significativo peggioramento della qualità di vita per insorgenza di complicanze, spesso irreversibili”, sottolinea Morisco.
 
L’ambulatorio per le Terapie Avanzate e Sperimentali delle Epatiti dell’Azienda Ospedaliera Federico II accoglie circa 2000 pazienti e rappresenta un punto di riferimento per il territorio regionale  e talora extra-regionale.  Presso il Centro si effettuano circa 50 visite alla settimana suddivise in 3 giornate e due sedute settimanali  dedicate all’esecuzione dell’elastometria epatica mediante fibroscan. L’attività ambulatoriale del centro è integrata da esperti in scienze degli alimenti e psicologi che consentono un approccio multidisciplinare al paziente epatopatico.

Il Napoli ha sconfitto pure gli scettici, ma il pericolo Juve è sempre più in agguato

Vittoria sofferta col Sassuolo e vendetta della sconfitta alla prima di andata: gli azzurri sempre più su L’amico che rimpiangeva Benitez perché “con lui avevamo uno spessore internazionale che ora abbiamo perso per sempre”; il politico tifoso della Lazio convinto che “ormai il Napoli è nella fase discendente, ora tocca a noi”; il collega che aveva preso Dzeko al fantacalcio perché “può fare molti più gol di Higuain, ne sono sicuro”; la collega che diceva sicura: “quest’anno lottiamo per la retrocessione”. Ho pensato a loro sabato sera, mentre il Napoli si sbarazzava del Sassuolo (3 a 1, due gol di Higuain e uno di Callejon). Se ne sbarazzava soffrendo ma comunque se ne sbarazzava. E stiamo parlando di una squadra bellissima a vedersi: pressing e passaggi corti, giocate a memoria, tanta corsa sulle fasce. Quel Sassuolo che all’andata era riuscito a battere proprio gli azzurri, alimentando le chiacchiere dell’amico, del politico laziale, dei colleghi. E invece, un girone dopo, loro avevano torto e Sarri e compagnia bella avevano ragione. Oggi siamo tutti sulla stessa barca, a cantare “un giorno all’improvviso…”. E ci stiamo persino larghi, perché gioire è sempre lecito quando la gioia è pura e sincera (ovviamente fa eccezione il politico biancazzurro, che tiene altri pensieri in testa). Detto questo, il Napoli lo scudetto potrebbe non vincerlo, perché la Juventus è più forte. Lo dice mister Sarri ed ha ragione. Se il tricolore lo mettessero al petto gli juventini, gli azzurri non dovrebbero affatto rammaricarsi: avrebbero lasciato il passo ad una grande. Diverso il discorso per le altre: l’Inter, la Roma, in parte la Fiorentina. Squadre che, è bene ricordarlo, sono partite prima delle due di vetta. Sì perché Juve e Napoli hanno iniziato a carburare dopo, hanno ingranato la marcia ed ora non si fermano. Anzi, per meglio dire: per ora non si fermano. Poi si vedrà. Intanto il collega ha venduto Dzeko al mercato di gennaio del fantacalcio.

Somma Vesuviana, il rito e la festa di Sant’Antonio colorano di pace il borgo antico

Messa solenne, riti di benedizione, processione e sfilata degli animali: il culto di Sant’Antuono torna con tutta la forza dell’antica tradizione sommese.   Il rito, la festa. I colori della pace e dell’allegria, i suoni, i sapori e i profumi della nostra terra. Il tutto in una location d’eccezione: il centro storico, il borgo antico Casamale, la bella e suggestiva terra murata. Dopo ben 25 anni di assenza ieri, 17 gennaio, il culto di Sant’Antuono con tutti i suoi riti sacri e non ha colorato di festa e di pace il borgo antico e i suoi residenti. L’entusiasmo dei giovani del posto, l’impegno delle antiche paranze, le risorse delle numerose associazioni culturali e musicali e l’incontenibile energia del nuovo pastore, Padre Costanzo Nganga, hanno reso possibile la realizzazione di una bella e significativa manifestazione, permeata dai riti sacri dell’antica tradizione sommese. Tra le stradine dei suggestivi vicoli del borgo, oltre al passaggio della statua del santo,accompagnato dalla musica della banda musicale della città, hanno sfilato tanti, tantissimi animali. Gatti, cani, cavalli, poni, galline, tartarughe, pappagalli, uccelli, papere con i look più svariati e sorprendenti. Fiocchi, nastri, fiori, merletti, occhiali , cappellini, piume e non solo per ambire alla coppa. E poi la magia del fuoco e della danza popolare,la danza della nostra terra, la danza che si fa audace, sfrontata, liberatoria, che segue e si fa inseguire dal ritmo irresistibile della tammorra. Intorno al tradizionale “fucarazzo” di Sant’Antuono, sulla bella piazzetta della Collegiata, il passato e il presente si sono ritrovati in modo mirabile, tracciando il sentiero per un futuro di speranza e di pace.

Sant’Anastasia, Shoah: all’I.C. Nicola Amore incontro con la giornalista Titti Marrone

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L’incontro, che si terrà oggi, rappresenta un’occasione di confronto e il ricordo dei tragici fatti che hanno segnato la storia moderna. Lunedì 18 gennaio, gli alunni della Scuola Primaria dell’I.C. “Nicola Amore” incontreranno Titti Marrone(giornalista e scrittrice, nonché autrice del testo “Meglio non sapere” e Mario De Simone( fratello del protagonista del suddetto libro,morto nel campo di concentramento di Auschwitz per la chiusura del Progetto “Meglio Non sapere” nell’ambito delle manifestazioni per la Shoah. Interverranno inoltre il Sindaco Lello Abete con le autorità civili e religiose , la Dirigente Scolastica Dott. Angela De Falco e la Docente referente Di Matteo Adele. Un’ occasione di confronto e ricordo dei tragici fatti che hanno segnato la storia moderna, a che la memoria muova la coscienza dell’uomo. Non solo riguardo al passato, ma anche e soprattutto nelle sfide contemporanee

Castello di Cisterna: il centrosinistra candida l’ex sindaco rimosso dall’antimafia

Ma i partiti difendono la scelta: “Quel commissariamento fu politico”         “Se voi cittadini ritenete che io sia un delinquente allora non votatemi “. E’ l’appello rivolto ieri sera alla folla dallo psichiatra democrat Aniello Rega, durante la presentazione ufficiale della sua ricandidatura a sindaco per le prossime amministrative di primavera. Dunque, il Pd ha deciso di far tornare in lizza per la poltrona di primo cittadino l’ex sindaco rimosso qualche anno fa con un provvedimento antimafia, il commissariamento di uno dei comuni più difficili dell’area metropolitana. Tanto per fare un esempio qui, ad agosto, è stato ucciso dal figlio di un boss l’immigrato eroe Anatolij Korol, mentre tentava di sventare una rapina. Ma la storia di Cisterna è di quelle controverse. Quasi sei anni fa, il 3 luglio del 2009, Rega e gli ex consiglieri comunali sono stati rimossi dal ministero dell’Interno per condizionamenti della camorra. Un commissariamento prima annullato dal Tar, il 5 novembre del 2010, ma poi confermato dal Consiglio di Stato il 23 aprile del 2014. Intanto la coalizione formata da Pd, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori ricandida Rega per le prossime amministrative di primavera. ” Quello fu uno scioglimento prettamente politico – replica Rega – ho la documentazione del ministero dell’Interno che dimostra che non c’erano i presupposti per il commissariamento. Io del resto non sono mai stato nemmeno indagato e per quanto riguarda la sentenza del Consiglio di Stato in quella occasione ho rinunciato a difendermi “. ” Fu la destra a voler sciogliere il comune nel luglio del 2009 – aggiunge Elpidio D’Angelo, referente locale di Rifondazione – lo dimostra il fatto che vollero commissariare noi e non il comune di Fondi. Ricordo che Laboccetta, del Pdl, premette molto per il nostro commissariamento. E noi sappiamo chi è Laboccetta “. ” Si – ribadisce Peppe Scotto, coordinatore cittadino del Pd – quel commissariamento è stato il frutto di manovre politiche del centrodestra “. La municipalità alle porte di Pomigliano è stata al centro di una grande cementificazione, dichiarata illegittima dall’ufficio tecnico della Provincia di Napoli. Ma anche altri episodi finirono al vaglio dell’antimafia: il sindaco che non fa chiudere una pizzeria dei clan nonostante l’informativa del prefetto e che risulta il padrino di cresima del figlio di un camorrista, il vicesindaco Sorrentino ( ora più che probabile candidato del centrodestra ) che fa da consulente tecnico della casa di un boss, fino alla madre di una donna di camorra che percepisce il sussidio di povertà dal comune ma che risulta proprietaria di vari appartamenti. Non è finita: assessori indagati per droga, che celebrano il loro matrimonio con i soldi della Regione e appalti a una stessa ditta in odore di mafia.    
Castello di Cisterna, folla alla presentazione di Rega
Castello di Cisterna, folla alla presentazione di Rega
Aniello Rega ( ultimo a destra ) alla sua cerimonia di presentazione
Aniello Rega ( ultimo a destra ) alla sua cerimonia di presentazione

Ercolano: minaccia e aggredisce la madre che si rifiuta di dargli soldi per droga, in manette 42enne

L’uomo al rifiuto della donna si è scagliato contro di lei lanciandole contro un fornetto elettrico e diversi oggetti d’arredamento. Fermato dai militari, è ora agli arresti nella casa circondariale di Poggioreale. Pretende soldi dalla madre per acquistare droga e al rifiuto della donna  la minaccia e le lancia addosso un forno elettrico e oggetti d’arredamento. All’ennesimo gesto di inaudita violenza, hanno messo fine i carabinieri della tenenza di Ercolano che hanno arrestato l’uomo: un 42enne del luogo che dovrà rispondere di tentata estorsione e di maltrattamenti in famiglia. Ieri sera i militari dell’arma sono intervenuti d’urgenza in via Mare perché al 112 era stata segnalata una lite in famiglia. Sul posto hanno bloccato l’uomo, accertando che aveva tentato di farsi consegnare del denaro dalla madre 61enne, verosimilmente per acquistare stupefacenti, e che al rifiuto della donna aveva cominciato a minacciarla, Minacce che erano culminate nei cennati atti di violenza: il lancio contro la donna di un fornetto elettrico e di vari oggetti. In sede di denuncia, inoltre, la signora ha riferito anche di episodi di violenza e minacce subiti in passato, che finora aveva preferito non denunciare sperando nel ravvedimento del figlio. L’arrestato è stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Acerra, estirpato l’ulivo anti inceneritore. L’ex vescovo: “Deluso e amareggiato”

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L’albero era stato piantato dalle comunità cattoliche davanti al termovalorizzatore.         L’ulivo contro l’incenerimento dei rifiuti era stato fatto piantare dall’ex vescovo di Acerra, nella rotonda antistante l’ingresso del termovalorizzatore. Ma l’ulivo è stato sradicato, in questi giorni. “Sono deluso e amareggiato “, il commento di monsignor Giovanni Rinaldi, ex vescovo della diocesi. La pianta era stata adornata dalle comunità cattoliche locali con pietre ornamentali e lapidi in memoria delle tante sofferenze provocate dall’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Però le decorazioni sono sparite. Intanto adesso la rotonda è un cantiere. Dentro c’è un grande fosso con un tubo che affonda in una pozzanghera. L’ulivo simbolo della pace e della lotta delle comunità per un mondo più pulito si trova adagiato in un angolo, tra i detriti accumulati con lo scavo per la posa dei tubi. ” La pianta sta morendo: è uno sfregio perpetrato ai danni di un’intera comunità “, dice Alfonso Maria Liguori, presidente della locale Comunità Agricola Cattolica del Sacro Cuore. E’ stato Liguori a segnalare questa vicenda. I lavori sono quelli per il potenziamento delle rete idrica nell’area che una volta era di pertinenza dell’A2a, la società che gestisce il termovalorizzatore, e che ora è sotto la giurisdizione del consorzio Asi. Sembra un cantiere fantasma. Non c’è da nessuna parte il cartellone che dovrebbe indicarne i dati. La segnaletica tra l’altro indica un’interruzione stradale inesistente visto che le automobili passano lo stesso attraverso il cantiere, in senso vietato. “Quest’area andrebbe sequestrata – aggiunge Liguori – qui tutto è stato consumato senza il minimo controllo da parte delle autorità pubbliche”. Resta l’amarezza di monsignor Rinaldi, che il 17 ottobre del 2009 insieme a don Aniello Tortora, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, e ai rappresentanti delle comunità cattoliche della piana del Sele, fece piantare l’ulivo sotto le mura del termovalorizzatore. “Sono passato lì insieme ad alcuni amici del posto appena qualche giorno fa – racconta Rinaldi – sembrava tutto a posto. Sono addolorato. Piantammo l’ulivo grazie a un accordo con il direttore dell’inceneritore, sia per celebrare la pace con loro, vista la lotta della comunità contro l’impianto, sia per ribadire il no alle politiche d’incenerimento. Per cui mi sembra strana questa cosa. Non so se si vogliono cancellare gli scrupoli: eppure il ministero della Salute ha sancito che qui c’è un aumento terribile dei tumori….”.
Acerra, l'ulivo al momento della piantumazione, nel 2009
Acerra, l’ulivo al momento della piantumazione, nel 2009