Pomigliano, la Pace è di casa: al via la Marcia 2016

 L’appuntamento con la pace si rinnova il prossimo 31 gennaio. Luogo di partenza sarà la parrocchia S.S. Maria del Rosario di Pomigliano D’Arco. L’Azione Cattolica dei Ragazzi dedica il mese di gennaio alla Pace: è un’iniziativa proposta annualmente per sostenere l’impegno della Chiesa nella promozione della Pace. In questo contesto si colloca la “Marcia per la PACE” il cui tema sarà “La Pace è di casa”. La “casa” sta a simboleggiare l’accoglienza ed è veicolo per affrontare un tema che ci coinvolge direttamente: l’immigrazione. L’appuntamento è per il prossimo 31 gennaio, presso la Parrocchia Maria S.S. del Rosario a Pomigliano. (Fonte foto: Rete internet)

Somma Vesuviana, FI: “Il sindaco è ostaggio dei suoi consiglieri. Dimostri il contrario o si dimetta”

0
 Il gruppo consiliare di FI analizza la situazione politica attuale e auspica che il sindaco “garantisca che le scelte future che intenderà fare non siano il frutto del ricatto del consigliere di turno”. A poco più di un anno e mezzo dalle elezioni e dopo le frizioni che hanno contraddistinto questo scorcio di amministrazione Fratelli d’Italia ed i Consiglieri Comunali Iorio e Mocerino, appartenenti al gruppo misto, decidono di togliere l’appoggio al Sindaco. La suddetta decisione scaturisce dalla diversità di vedute e dalla incompatibilità creatasi con gli ormai ex colleghi di maggioranza e con il Sindaco. Dalla lettura dei documenti con i quali i suddetti consiglieri hanno spiegato le ragioni della scelta di fuoriuscire dalla maggioranza viene fuori un quadro inquietante per i cittadini. Si parla, infatti, di risoluzione “grottesca” della crisi (le cui motivazioni non sono mai state spiegate ) e di “discutibili scelte effettuate rivelatesi il cattivo presagio di un cambiamento mai iniziato”. Scelte che a nostro avviso hanno risposto esclusivamente a logiche che poco o nulla hanno a che vedere con l’esperienza e la qualità dell’azione amministrativa. Si denuncia la mancata realizzazione della seconda isola ecologica (prevista dalla precedente amministrazione Allocca-Di Sarno), la “forzatura” posta in essere per rinnovare il contratto relativo ai servizi cimiteriali per 3 anni e per un importo di euro 800.000,00 senza bando di gara e senza nemmeno un preventivo atto di indirizzo della Giunta. D’Altro canto cosa ci si poteva aspettare vista la confusione che contraddistingue il settore lavori pubblici? Al contempo si sottolineano le diversità di posizioni e di vedute, nonché le preoccupazioni per il modus operandi dell’amministrazione poco trasparente, sempre in affanno e senza una visione strategica, miope rispetto alla involuzione della città. Riteniamo che tali argomenti debbano necessariamente interessare il Consiglio Comunale che dovrà approfondire le suddette questioni e valutare le eventuali iniziative da intraprendere. Forza Italia ed i cittadini Sommesi assistono da Maggio 2014 ad un teatrino che non ha prodotto alcun beneficio per la nostra città ma che serve ad alcuni a perpretare iniziative che nulla hanno a che fare con gli interessi della nostra città. Tutto ciò mentre il Sindaco che non ha mai spiegato le vere ragioni che lo hanno indotto a ritirare le dimissioni, nonostante permangano e siano ancora più gravi le motivazioni che lo avevano precedentemente spinto a dimettersi, cerca affannosamente di nascondere le proprie lacune che svuotano di significato e dignità la carica istituzionale ricoperta. Forza Italia, coerentemente con quanto dimostrato in precedenza e con la responsabilità che l’ ha sempre contraddistinta soprattutto quando è stata determinante in Consiglio Comunale per la discussione e la approvazione di argomenti utili e fondamentali per la città, auspica che il Sindaco ormai ostaggio di ciascuno dei suoi ultimi 12 Consiglieri, garantisca ed annunci alla Città che le scelte future che intenderà fare non siano il frutto del ricatto del consigliere di turno, altrimenti intraprenda l’unica scelta per il bene di Somma: si DIMETTA davvero! I Consigliei Comunali: Antonio Granato Gian Domenico Di Sarno Lucia Di Pilato Giuseppe Sommese Salvatore Di Sarno Giuseppe Di Palma

                                                                                                                                           

 

Bail-in: le banche sono ancora una “cassaforte”?

La normativa europea che rivoluziona la disciplina bancaria italiana. Il 1 Gennaio 2016 è entrata in vigore, in Italia e in tutta Europa, la normativa sul bail-in. Si tratta della stessa direttiva europea sul salvataggio delle banche, già operativa dal 16 novembre 2015; le norme relative al bail-in, però, facevano eccezione, in quanto probabilmente più complesse, e la loro applicazione venne posticipata. Il bail-in è, in effetti, un nuovo istituto in materia bancaria, la cui introduzione nella legislazione italiana ha rappresentato una modifica al Tub (Testo unico bancario). Il contesto è quello della risoluzione delle crisi bancarie. Una banca, se in difficoltà, non verrà più aiutata dall’esterno (bail-out) ma dall’interno (bail-in): vale a dire che essa non potrà più contare su capitali esterni e sull’intervento dello Stato, ma solo sulle sue stesse risorse e sui suoi investitori. Per investitori s’intende azionisti, obbligazionisti e correntisti: il rapporto tra le banche ed i suoi clienti è di fatto rivoluzionato. Questa notizia ha fatto preoccupare molti e ha allarmato Federconsumatori e Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Bisogna però specificare quando e come il bail-in entra in atto. La nuova disciplina introdotta prevede nuove misure preventive che ogni banca deve attuare per evitare di dover ricorrere alla liquidazione coatta amministrativa e quindi il fallimento; nel caso questo si verifichi è previsto un piano di risanamento. L’autorità di risoluzione, incaricata di disciplinare questi processi, è Bankitalia. Essa dovrà valutare se il piano di risanamento non sia sufficiente e procedere, quindi, ad altre misure di risoluzione: il bail-in è l’ultima di tali misure, vale a dire che è quella applicabile nei casi più estremi. Il bali-in consiste nel coinvolgimento di alcuni strumenti finanziari per coprire le perdite di una banca. Si tratta di un coinvolgimento progressivo, si rispetta, cioè, un ordine gerarchico nel grado di rischio assunto: gli strumenti finanziari a più alto rischio, e quindi a più alto rendimento, sono i primi a poter essere azzerati in caso di risoluzione. Tale ordine prevede che le perdite vengano prima coperte dagli strumenti di capitale, vale a dire azioni, e poi obbligazioni subordinate. Tutti gli altri creditori – quindi depositanti, portatori di obbligazioni non subordinate e certificates – subiranno delle perdite solo qualora gli strumenti di capitale non sono abbastanza per procedere alla risoluzione. Fondamentale è anche specificare che i correntisti chiamati in causa sono solo quelli i cui depositi sono superiori a 100.000 euro: i depositi sotto tale cifra restano protetti dal fondo interbancario di garanzia. Questo è, in poche parole, il bail-in. La ratio dietro questa normativa è ridurre gli incentivi delle banche ad intraprendere attività ed ad investire in asset troppo rischiosi. Se una banca ha la certezza di essere supportata da capitali esterni è più incentivata a rischiare, soprattutto se è “troppo grande per fallire”, perché lo Stato la salverà sicuramente. Se invece per coprire eventuali perdite una banca deve ricorrere solo alle sue forze, l’incentivo a rischiare è sicuramente minore. L’idea quindi è quella di riportare le banche alla loro funzione principale, di intermediazione e trasformazione. Senza dubbio, però, se non lo facevano già, i consumatori smetteranno di guardare alle banche come una cassaforte sicura per i propri risparmi. Sorge la necessità di informarsi sullo stato di salute di una banca, prima di diventarne cliente, e soprattutto sulla tipologia degli strumenti finanziari su cui si decide di investire. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/politica/conti-in-tasca/

Le ricette di Biagio. Spaghetti con prosciutto e cipolla di Giarratana: un sapore “rotondo”, come nel “nudo” di Gigi Chessa.

Secondo Folco Portinari il gusto non si può descrivere, “per carenza di dizionario”. Per dirne qualcosa bisogna servirsi di metafore e di analogie: può capitare perciò che ci sia una qualche corrispondenza tra un piatto  e un quadro. Spaghetti con prosciutto e cipolla. Ingredienti: gr. 500 di spaghetti, 4 uova, una cipolla di Giarratana, gr. 50 di parmigiano, gr. 100 burro, gr. 100 di prosciutto crudo, mezzo bicchiere di vino bianco secco vesuviano, prezzemolo, pepe nero. La cipolla di Giarratana, la cui saporosa e matura dolcezza è fondamentale per questo piatto, va tagliata in fettine sottili, e i dischetti, se sono troppo grandi, vanno divisi in due, mentre il prosciutto crudo conviene ridurlo in piccole liste. Mettete le liste di prosciutto e i dischi di cipolla in una padella, a rosolarsi con il burro. Quando la rosolatura si perfeziona ( il colore perfetto è un tenue rosso ocra), bagnate il tutto, a gradi, con il vino bianco: alla fine dello svaporare,  aggiungete il pepe nero e i pezzi di prezzemolo. Dopo aver acceso il fuoco sotto la pentola con gli spaghetti, in una terrina battete le uova e cospargetele lentamente con il parmigiano grattugiato. Quando gli spaghetti sono giunti a perfetta cottura, scolateli, immergeteli nelle terrina delle uova, mescolate e infine versate sulla pasta la salsa di cipolle burro prosciutto e prezzemolo. A tavola il piatto si accompagna con lo stesso vino vesuviano usato in cucina. Dopo questo piatto ho proposto broccoli di rapa “strascinati” e serviti su fette di pane casareccio abbrustolite. Biagio Ferrara E’ difficile trovare, negli scrittori “gastronomi”, una descrizione della “sazietà” che sia soddisfacente, che definisca un campo semantico solo positivo. Di solito, chi scrive di “sazietà” non riesce a liberare il concetto dalla presenza di un’ombra di fastidio. Il “sazio” è quasi sempre uno che, avendo appagato tutti i sensi, per un lungo attimo ne spegne la luce e il movimento: la filosofia napoletana è certa che “‘o sazio nun crère ‘o dijuno”. Folco Portinari fu il primo a dire con chiarezza che il gusto non si può descrivere, “per carenza di dizionario”, e che per tentare di parlarne bisogna servirsi di analogie e di metafore, con il rischio di innescare” un processo simbolizzante esasperato”. Per comprendere la misura delle difficoltà prodotte dalla penuria di vocaboli e di immagini basta leggere i cataloghi annuali di vini pubblicati dagli scrittori di enologia: qualcuno rischia di usare la stessa “scheda” – le stesse parole-  per due vini diversi. La “sazietà” indotta dagli spaghetti preparati da Biagio è una soddisfazione perfetta:  anche dopo che i piatti sono stati portati via, i sensi e l’”io penso” restano vigili, attivano la memoria gastronomica, sistemano nei suoi depositi la percezione di un’armonia di sapori che non ha nulla di lambiccato, di “prezioso”, ma risulta naturale, spontanea, e perciò “leggera”, o meglio, “lieve”. La dolcezza della cipolla di Giarratana, l’aristocratica virtù del bianco vesuviano, la mollezza densa delle uova incalzata dal pepe nero, la forza  educatamente agra e purificatrice dei broccoli di rapa, la sapiente misura del peperoncino, e la forza del pane abbrustolito che dialoga con quella, ancora “presente”, degli spaghetti creano, direi per necessità naturale, una perfezione circolare, che è evidente e immediata. Ho pensato allo splendido nudo di donna che accompagna l’articolo, e che è opera del torinese Gigi Chessa. Chessa  morì, a 37 anni, nel 1935: fu amico di Felice Casorati e di Armando Spadini, e si confrontò con Felice Carena: elaborò suggerimenti e lezioni in una visione originale della figura e del colore. La giovane donna del quadro non sta in posa, non offre la sua nudità né con malizia, né con sprezzante superbia, come capita a quasi tutte le protagoniste della storia del nudo in pittura. Il suo corpo è un luminoso sistema di forme circolari, e piene: la bellezza si risolve tutta in questo stare soddisfatto, rilassato, e non ambiguo. La donna non imita la Olympia di Manet, non si preoccupa né del suo corpo, né degli spettatori che lo stanno valutando: segue in silenzio un suo segreto pensiero, che va e viene, come il pesce rosso nel vaso di vetro. Questo vaso che chiude la diagonale su cui è costruita l’impaginazione del quadro è un colpo di genio: carica l’opera di molti valori simbolici (la donna si sente prigioniera, o è soddisfatta del mondo in cui nuota tranquillamente? Cosa vuol dire quella mano sospesa in una controllata tensione?) e nello stesso tempo, richiamando le forme del seno e i giochi di ombra e di luce sui muscoli del ventre, conferma che il “motivo” dell’opera è, nel segno del cerchio, una vigile serenità. La serenità di un piatto ricco di ingredienti e di toni, eppure semplice, lineare. L’OFFICINA DEI SENSI http://ilmediano.com/category/terza-pagina/lofficina-dei-sensi/            

Freddo a Napoli, stazioni metrò aperte

Napoli – così come hanno fatto altre città d’Italia – apre le porte delle sue stazioni ai senza tetto. Un’iniziativa di grande umanità in vista dei giorni di temperature rigide cui si va incontro. Stazioni della metropolitana Anm aperte tutta la notte, a Napoli, dove le temperature sono scese vertiginosamente: a comunicarlo, con una nota, è l’Azienda Napoletana Mobilità, con l’amministratore unico Alberto Ramaglia. “Un doveroso e sentito supporto – ha detto Ramaglia – al Piano di emergenza freddo messo a punto anche quest’anno dall’assessorato al Welfare del Comune di Napoli”. “Ringrazio l’ANM, l’apertura delle stazioni – spiega l’assessore Roberta Gaeta – si inserisce a pieno titolo in un programma coordinato di interventi che prevede quest’anno il rafforzamento delle Unità di Strada che passano da una a tre, accanto alla Centrale Operativa Sociale. Piano che condividiamo con il mondo delle Istituzioni, dell’associazionismo attivo e del volontariato grazie al quale abbiamo dato vita ad una rete di solidarietà che intende fronteggiare sempre meglio questa emergenza sociale”. Aperto un unico accesso per stazione – Museo e Vanvitelli – e prevista la vigilanza. (Fonte foto: rete internet)

Operazione “alto impatto”: 16 arresti e 23 denunciati

0
Sequestrati 5 chili di droga. Rinvenute 5 armi e trovati 100 proiettili.  L’altra sera i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, del 10° reggimento “Campania”, del battaglione “Campania” e del battaglione “Puglia” hanno arrestato 16 persone nel corso di un servizio coordinato effettuato a tappeto e finalizzato al contrasto dei fenomeni di illegalità diffusa. Tra gli arresti 5 sono per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, 3 per detenzione di armi, 2 per resistenza a pubblico ufficiale, 1 per evasione dagli arresti domiciliari, 1 per maltrattamenti in famiglia, 1 per ricettazione e 3 su ordine di esecuzione di misura cautelare. Al termine delle formalità negli uffici dell’arma gli arrestati sono stati tradotti nella casa circondariale di Napoli-Poggioreale, o agli arresti domiciliari  in attesa del rito direttissimo. E’ scattata invece la denuncia a piede libero per 23 persone. I militari, inoltre, in tutto il territorio della compagnia hanno compiuto 81 perquisizioni (domiciliari e personali). Nel corso delle operazioni sono state sequestrate 153 dosi di sostanze stupefacenti: si parla di 3,9 chili di marijuana, 0,8 grammi di cocaina, 0,2 grammi di eroina e un chilo di hashish, oltre ad un bilancino di precisione e 250 euro in contanti, ritenuti provento di attività illecita. Rinvenute poi 5 armi  e 100 cartucce di diversi calibri. Non è finita.  I militari hanno controllato 27 attività commerciali  e denunciato 7 persone per contrabbando di tabacchi lavorati esteri, di cui ne sono stati sequestrati più di 11 chili. I controlli, volti anche a garantire la sicurezza su strada, hanno portato a comminare circa 40 contravvenzioni (per guida senza patente, mancanza dei documenti, mancanza di assicurazione e utilizzo di veicolo già sottoposto a sequestro) e a sequestrare 9 veicoli.

Dal Nord Europa a Lago Patria

La prima sorpresa ornitologica del 2016: una strolaga mezzana a Lago Patria

 

Non tardano ad arrivare le prime sorprese degli IWC, gli annuali censimenti invernali degli uccelli acquatici. Tra anatre, cormorani, folaghe, tuffetti, svassi e aironi che trascorrono abitualmente l’inverno lungo la costa campana e nelle zone umide della regione c’è una new entry. Dal freddo Nord Europa, a Lago Patria è arrivata lei: una strolaga mezzana.

Ad osservarla gli ornitologi Andrea Senese, Mark Walters e Luca Russo, in compagnia del fotografo Giuseppe Farace (qui il video). «Stavamo perlustrando la fascia costiera che da Torregaveta va fino alla foce del Lago Patria» ha spiegato il naturalista Andrea Senese, «ed è proprio al Lago che l’abbiamo trovata. Molto probabilmente si trattiene qui dall’8 gennaio, quando è stata osservata per la prima volta da Mark Walters».

La strolaga mezzana è un uccello acquatico di medie dimensioni, che nidifica solitamente lungo le coste del Nord Europa e nella parte occidentale dell’Alaska, in grandi laghi d’acqua dolce. Solo durante l’inverno migra verso zone più temperate, stazionando in acque marine e grossi bacini costieri. «Ma non è così frequente osservarla in Campania» ha continuato Senese. «Si tratta infatti, in gergo tecnico, di uno “svernante irregolare” cioè di una specie che non trascorre tutti gli inverni in Campania».

La strolaga mezzana infatti è stata osservata sempre con pochissimi individui (1-3) e solo raramente in Campania: nell’inverno tra il 1996 e il 1997; nel 2002, 2003 e nel 2006. L’ultimo avvistamento a Lago Patria risale all’inverno 2009-2010, sei anni fa, quando fu osservata sempre da Senese e da altri ornitologi di ARDEA. “Il 21 novembre 2009 osservammo tre individui di strolaga mezzana sempre a Lago Patria” racconta Senese. “Stazionavano lontano, al centro del lago, ed era possibile vederli solo con l’ausilio del cannocchiale”. Infine la strolaga mezzana ha fatto capolino in Campania anche nel 2013 e nel 2015.

È un’abile pescatrice, infatti, si nutre di pesci cacciandoli in apnea, come i cormorani, e per questo spesso preferisce restare al largo e non avvicinarsi alle coste o alle sponde dei grandi laghi. “Qui da noi raramente le strolaghe si lasciano osservare e fotografare a brevi distanze, come è accaduto ieri. Sembrava di essere sulle sponde di un lago scandinavo!” conclude Senese.

Somma Vesuviana, licenziamenti Mibex: l’impegno del sindaco Piccolo e del sindaco Abete

0
Vicini ai lavoratori, i primi cittadini di Somma Vesuviana e SantAnastasia propongono tavoli istituzionali con i vertici dellazienda per una valida alternativa.   “A seguito della decisione, maturata da parte della direzione di MIBEX s.r.l., di procedere al massiccio esubero di personale dipendente, precisamente di 66 unità lavorative su 106, le nostre amministrazioni esprimono il loro totale dissenso”. I sindaci di Somma Vesuviana e San’Anastasia, Pasquale Piccolo e Lello Abete, sono contrari alla scelta dei vertici dell’azienda di licenziare in un momento economico particolarmente critico. La Mibex s.r.l., del gruppo Massucco Industrie Torino, è una realtà industriale che si occupa della produzione di cuscinetti volventi per il settore ferroviario, come indotto della tedesca INA – SCHAFEFFLER, sita nello stabilimento della ex FAG Cuscinetti di Somma Vesuviana. Molti lavoratori provengono da Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, il loro licenziamento ricade inevitabilmente sulle famiglie, contribuendo a rendere incerto il futuro di numerose persone. Da qui la preoccupazione di Piccolo e Abete, estesa ai dipendenti lesi non residenti nelle due città, tanto da allertare l’assessorato al Lavoro della Regione Campania e la prefettura di Napoli. “È nostra intenzione tutelare i posti di lavoro ed invitare la direzione e l’amministrazione di MIBEX s.r.l. a trovare una soluzione alternativa e ad istituire nel più breve tempo possibile un tavolo di confronto tra lavoratori, componenti sindacali territoriali ed i verti aziendali”, insistono i sindaci. Si rivolgono a Roberto Massucco, direttore generale ed amministratore delegato, invitandolo a prendere parte ai tavoli istituzionali.

Insegnanti di sostegno, permangono le difficoltà

È un numero enorme, sconcertante, quello che mette in evidenza la discontinuità didattica degli studenti diversamente abili. Secondo una recente indagine dell’Istat, in Italia, circa il 41,9% dei ragazzi iscritti ai vari gradi scolastici, non riesce ad avere un insegnante di sostegno che sia sempre lo stesso durante l’intero percorso di studi. Da questa indagine, inoltre, si apprende quanto alto sia il numero dei disabili che frequentano la scuola. Una frequenza che, stando ai dati resi pubblici dall’Istat, conferma l’elevato tasso di istruzione e di specializzazione che i disabili raggiungono. Eppure, malgrado questa forte propensione allo studio, alla volontà di imporsi nel mondo del lavoro, sono ancora numerose le famiglie che si appellano ai Tribunali per far valere i propri diritti. Sempre secondo l’Istat, è in allarmante crescita il numero degli insegnati di sostegno costretti ad abbandonare lo studente perché trasferiti o per il non rinnovo dell’incarico. Nell’indagine dell’istituto di statistiche, poi, possiamo apprendere in che misura questa instabilità d’insegnamento va a comporsi: il 14,7% dei docenti di sostegno è di Scuola Primaria mentre il 16,5% appartiene alla Scuola secondaria di Primo Grado. Per quanto riguarda gli incarichi annuali, invece, parliamo di un numero che sfiora il 41,9% dei docenti presenti nelle Scuole Primarie ed il 36,5% degli insegnanti di Scuola Secondaria di Primo Grado. L’analisi dell’Istat, oltre a fornire un ampio panorama sulle difficoltà riscontrate dagli allievi disabili, fa sapere che oggi, anno 2015, ancora un docente di sostegno su due vive nell’ombra del precariato. Sull’argomento, Carlo Giacobini della FISH, si è così pronunciato: una grave debolezza su cui intervenire, perché la precarietà toglie motivazioni e continuità all’azione didattica. MO’ BASTA, SCRIVICI TUTTO http://ilmediano.com/category/mo-basta-scrivici-tutto/  

Vernice rossa sul comune di Acerra e sull’antico castello: “No inceneritore: stop biocidio”.

Il sindaco Lettieri: “Chi sfregia non vuole bene alla città”.    “No inceneritore: stop biocidio”. E’ la scritta impressa da ignoti la notte scorsa, con della vernice rossa, sul muro di cinta dell’antico Castello Baronale. Ma i vandali non si sono limitati a sfregiare  il muro del maniero medievale. Hanno anche lanciato delle uova piene di liquido rosso sullo stemma del castello, accanto all’ingresso. Stemma che è rimasto danneggiato. Secondo quanto riferito dal comune l’episodio è da collegare allo sfregio della facciata principale del palazzo municipale, posto a poche centinaia di metri dal monumento cittadino. Anche in questo caso c’è stato, sempre la notte scorsa, il lancio di gusci d’ uovo zeppi di vernice rossa, che ha imbrattato una vasta porzione della facciata del municipio. L’amministrazione comunale ha denunciato tutto alla polizia. “Condanniamo questi episodi e ogni altro fatto simile – fa intanto sapere il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri – la lotta all’inceneritore non si fa sfregiando i luoghi simbolo della storia della città. Dal canto nostro rispettiamo tutte le opinioni ma abbiamo confermato nelle dichiarazioni e negli atti in tribunale le nostre idee sull’inceneritore. Per rimanere nel tema dell’incontro promosso su “Comunicazione e Misericordia” – conclude il sindaco – questi fanatismi sono istigati da una cattiva comunicazione : chi  vuole bene alla città non la sfregia”. Sotto accusa sono finiti i social network, nell’ambito dei quali da anni si discute in modo approfondito sulla questione “Terra dei Fuochi”. La parete del palazzo municipale è stata rovinata all’altezza del primo e del secondo piano, accanto all’ingresso principale dell’edificio. Anche qui la vernice molto probabilmente è stata lanciata sul muro nella notte o all’interno di gusci di uova oppure dentro dei palloncini, che una volta gettati sulla parete si sono rotti facendo schizzare fuori il liquido colorato. Non è la prima volta che gli uffici pubblici ad Acerra siano presi di mira in questo modo. E non è la prima volta che nel mirino dei vandali finisca anche il Castello Baronale. Negli ultimi anni si sono verificati un paio di casi simili. Un gesto del genere, clamoroso più o meno quanto quest’ultimo, c’era stato nella notte tra il giovedi e il venerdi santo del 2014, tra il 17 e il 18 aprile , quando fu sfigurato l’ingresso del castello, una delle testimonianze più antiche della storia di questo territorio, praticamente il simbolo della città di Acerra. In quell’occasione ignoti gettarono della vernice rossa sulla porta principale del muro di cinta dell’edificio, forse servendosi di bottiglie di vetro riempite con della vernice. Il liquido colorato raggiunse anche lo stemma nobiliare apposto sulla parete bianca del varco d’accesso, esattamente com’è accaduto la scorsa notte. L’indomani fu una scena davvero orribile quella che si presentò agli occhi della gente, con tutti quegli schizzi disordinati di rosso vivo sulle mura medievali e seicentesche del monumento. Ma lo sfregio è stato ripetuto anche ieri.