Ma i partiti difendono la scelta: “Quel commissariamento fu politico”
“Se voi cittadini ritenete che io sia un delinquente allora non votatemi “. E’ l’appello rivolto ieri sera alla folla dallo psichiatra democrat Aniello Rega, durante la presentazione ufficiale della sua ricandidatura a sindaco per le prossime amministrative di primavera. Dunque, il Pd ha deciso di far tornare in lizza per la poltrona di primo cittadino l’ex sindaco rimosso qualche anno fa con un provvedimento antimafia, il commissariamento di uno dei comuni più difficili dell’area metropolitana. Tanto per fare un esempio qui, ad agosto, è stato ucciso dal figlio di un boss l’immigrato eroe Anatolij Korol, mentre tentava di sventare una rapina. Ma la storia di Cisterna è di quelle controverse. Quasi sei anni fa, il 3 luglio del 2009, Rega e gli ex consiglieri comunali sono stati rimossi dal ministero dell’Interno per condizionamenti della camorra. Un commissariamento prima annullato dal Tar, il 5 novembre del 2010, ma poi confermato dal Consiglio di Stato il 23 aprile del 2014. Intanto la coalizione formata da Pd, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori ricandida Rega per le prossime amministrative di primavera. ” Quello fu uno scioglimento prettamente politico – replica Rega – ho la documentazione del ministero dell’Interno che dimostra che non c’erano i presupposti per il commissariamento. Io del resto non sono mai stato nemmeno indagato e per quanto riguarda la sentenza del Consiglio di Stato in quella occasione ho rinunciato a difendermi “. ” Fu la destra a voler sciogliere il comune nel luglio del 2009 – aggiunge Elpidio D’Angelo, referente locale di Rifondazione – lo dimostra il fatto che vollero commissariare noi e non il comune di Fondi. Ricordo che Laboccetta, del Pdl, premette molto per il nostro commissariamento. E noi sappiamo chi è Laboccetta “. ” Si – ribadisce Peppe Scotto, coordinatore cittadino del Pd – quel commissariamento è stato il frutto di manovre politiche del centrodestra “. La municipalità alle porte di Pomigliano è stata al centro di una grande cementificazione, dichiarata illegittima dall’ufficio tecnico della Provincia di Napoli. Ma anche altri episodi finirono al vaglio dell’antimafia: il sindaco che non fa chiudere una pizzeria dei clan nonostante l’informativa del prefetto e che risulta il padrino di cresima del figlio di un camorrista, il vicesindaco Sorrentino ( ora più che probabile candidato del centrodestra ) che fa da consulente tecnico della casa di un boss, fino alla madre di una donna di camorra che percepisce il sussidio di povertà dal comune ma che risulta proprietaria di vari appartamenti. Non è finita: assessori indagati per droga, che celebrano il loro matrimonio con i soldi della Regione e appalti a una stessa ditta in odore di mafia.





