Operazione antidroga nel Vesuviano. 23enne finisce in manette per detenzione ai fini di spaccio. Analogo destino per un 40enne di Volla, fermato in flagranza di reato.
Controlli a tappeto dei militari nel Vesuviano, contro lo spaccio di stupefacenti. Ad Ercolano un 23enne del posto, Novello Raffaele, è finito in manette perché resosi responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel corso di perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto e sequestrato cocaina per 37 grammi in dosi, e crack per 41 grammi, il tutto nascosto all’interno della cassetta del contatore di energia elettrica.
L’arrestato è stato tradotto nella casa circondariale Poggioreale.
A Volla invece i carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato Ferma Giovanni, 40enne del posto, accusato anch’egli di spaccio.
I militari hanno monitorato a distanza i movimenti del predetto mentre sull’uscio di casa cedeva marijuana a un assuntore dietro corrispettivo di denaro.
L’acquirente è stato identificato e segnalato alla prefettura (aveva preso 0,2 grammi della sostanza per uso personale).
Durante conseguente perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti e sequestrati 13,3 grammi di marijuana in bustine, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento.
L’arrestato è ora in attesa di rito direttissimo.
In una operazione congiunta i Nas hanno anche sequestrato un’autoemoteca dell’Avis di Caserta.
L’altro giorno personale del NAS di Napoli, i carabinieri del nucleo anti sofisticazioni, hanno effettuato un’ispezione igienico sanitaria nell’azienda “Cereali Sud srl”, ubicata a Marigliano, in via Nicotera, un grande molino produttore di farina. Al termine dell’ispezione i militari del Nas hanno chiuso l’attività svolta in due fabbricati, in uso all’azienda, nonché l’annesso molino, “per assenza delle prescritte registrazioni previste dalle direttive europee nella specifica materia e per obiettive carenze igienico-sanitarie”. Il valore della struttura è di circa mezzo milione di euro. Nella stassa giornata c’è stata anche un’operazione a Caserta messa a segno dal Nas di Napoli. Nel capoluogo casertano i carabinieri hanno proceduto a una verifica igienico-sanitaria a carico di un’unità di raccolta mobile di sangue, un’ “autoemoteca”, gestita dalla sezione AVIS di Caserta. Risulta: sequestro dell’autoemoteca per l’assenza delle previste autorizzazioni regionali per la raccolta del sangue, sequestro delle attrezzature mediche presenti nell’automezzo, denuncia alll’autorità giudiziaria del responsabile della sezione AVIS. Le 16 sacche sinora raccolte e rinvenute nell’ autoemoteca sono state affidate all’ospedale di Aversa.
Marigliano, la Cereali Sud
Il processo di analisi della stabilità finanziaria firmato BCE e l’esposizione alla Cina.
La situazione globale è d’incertezza. Tutta l’Europa, con la rivoluzionaria introduzione del bail-in, e l’Italia con la riforma della Banca di Credito Cooperativo, ben si accomodano in questo panorama insicuro.
La banca centrale europea ha un dipartimento apposito, per l’analisi della stabilità finanziaria, vale a dire per la valutazione dello stato di salute, di solidità e vulnerabilità del sistema finanziario, con particolare attenzione al costo dell’instabilità finanziaria in termini di economia reale.
Il processo di analisi è composto di varie fasi, dall’individuazione del rischio alla sua valutazione ed eventuale comunicazione. Monitorare la situazione macro-economica è di fondamentale importanza, perché i mercati reagiscono repentinamente a qualsiasi evento o situazione. Identificare le possibili vulnerabilità del sistema è forse l’unico strumento per poter individuare, tempestivamente, e gestire il rischio.
Attualmente, di rischi ce ne sono vari. Gli Stati Uniti che aumentano i tassi d’interesse, il Giappone che invece li porta sotto lo zero. L’estrema vulnerabilità dei mercati emergenti. La frenata e l’instabilità del mercato cinese.
Il mercato europeo, seppur diverso, diversissimo, da quello americano, gli è estremamente legato. Spesso i cicli economico-finanziari seguono percorsi completamente differenti, ma guardando alle serie storiche si può notare che cambi nei rendimenti di titoli europei spesso hanno coinciso con cambi di politica monetaria da parte della Fed.
La vulnerabilità dei paesi emergenti, completamente allo sbando, è preoccupante poiché un rallentamento nel loro tasso di crescita, potrebbe incidere sul ritmo europeo e globale.
Ma nell’occhio del ciclone c’è la Cina, il Paese più popolato del mondo.
Seppur tra le maggiori potenze economiche, la sua crescita è estremamente rallentata. Nel 2010 il PIL cinese cresceva dell’11%, nel 2015 è cresciuto (solo) del 6,9%.
Lo stretto monitoraggio della Cina, da parte dei mercati finanziari, è cominciato la scorsa estate, in seguito al crollo del mercato azionario che vide una riduzione di un terzo di tutti i prezzi. In pochissimo tempo, circa 3.5 bilioni di dollari evaporarono, pari a circa il totale del mercato finanziario indiano (giusto per rendere l’idea).
Circa cinque settimane dopo si ebbe un crollo di dimensioni ancora maggiori (the China’s Black Monday), e i prezzi delle azioni arrivarono a -40% rispetto ai massimi valori del 2015.
La caduta sembrava essersi fermata e i mercati stabilizzatisi, ma la volatilità della Cina è cosa risaputa, ed infatti, lo scorso 4 Gennaio il CSI 300 (l’indice di riferimento dei maggiori titoli cinesi) è precipitato del 7% e le transazioni furono bloccate. Tre giorni dopo, di nuovo, il mercato fu chiuso: il 7 Gennaio è stata la giornata più breve nella storia dei mercati cinesi, 14 minuti.
L’ultimo “Financial Stability Report”, però, rassicura l’Europa, nei confronti dell’instabilità cinese.
In effetti, le esportazioni europee in Cina non superano il 6% in ogni paese; in Italia, del totale dei beni esportati è diretto in Cina solo il 4-6%.
Anche guardando al settore bancario, tutte le grandi economie europee, tra cui l’Italia, sono esposte alla Cina in misura relativamente piccola.
Sembra, quindi, che il rischio “Cina” non debba preoccupare più di tanto.
CONTI IN TASCA
http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/
Alla triglia, pesce più carico di simboli che di carne, sono state attribuite molte “virtù”, e qualcuna anche stramba: consolidare la potenza virile, ma anche provocare l’impotenza, essere un rimedio contro veleni e malefici, evocare lo sguardo dell’innamorato….
Triglie incartate ( per 4 persone): 4 triglie grosse, gr. 30 di funghi porcini secchi, gr. 50 di prosciutto, aglio, prezzemolo, pepe, un bicchiere di vino bianco, carta da forno. Ho chiamato la ricetta triglie” incartate”, e non triglie in “cartoccio”, perché queste di solito sono farcite con gli ingredienti della lista, mentre nella nostra ricetta gli ingredienti stanno all’esterno del pesce, chiusi nello stesso involucro. Tritate i funghi, dopo averli bagnati e asciugati, e versate il trito in un soffritto di olio e di aglio: irrorateli prima con un poco d’acqua, poi con sale, pepe, frammenti di prezzemolo e spruzzi di vino bianco. Disponete il tutto in un piatto, lasciate che si raffreddi, aggiungete pezzetti di prosciutto e versate ancora vino bianco. Dopo aver pulito convenientemente le triglie all’interno e all’esterno, bagnatele moderatamente, dentro e fuori, con vino bianco, e quando si sono asciugate, collocatele in un foglio di carta da forno unto con un velo di olio: accanto e sopra le triglie spargete funghi e prosciutto. Avvolgete i lembi del foglio di carta e saldate gli orli piegandoli l’uno nell’altro in modo che il pesce e gli altri ingredienti risultino totalmente imbustati. Collocate le “buste” in una teglia opportunamente unta e lasciate cuocere le triglie a fuoco moderato, in modo che all’interno del cartoccio il vapore possa gradualmente amalgamare odori e profumi. Le triglie vanno “scartocciate in tavola”. Il vino è un lacryma bianco del Vesuvio, che ha la forza necessaria per asciugare le carni della triglia, e la delicatezza per coordinare, in cucina e a tavola, gli aromi di terra e di mare.
Biagio Ferrara
Il termine triglia – l’ ho già scritto, ma talvolta giova ripetere – viene dal greco, da un verbo che significa cigolare, crepitare, e forse anche, per analogia, rattrappirsi. E’ probabile che i Greci abbiano associato il pesce e i verbi osservando la faccia che fa la triglia quando la tirano fuori dall’acqua: una faccia rappresa in uno stupore che si trasmette a tutto il corpo corrugandolo in vistose e sonore contrazioni. Ma un Greco ignorante, di nome Oppiano, avendo immaginato che nel nome “trigle” fosse presente il numero “tre”, si spinse a fantasticare che la triglia si chiamasse così perché partorisce tre volte all’anno. Il numero “tre” consentiva anche di delineare un’ardita corrispondenza tra questo pesce e la Luna, perché tre sono le fasi della Luna: e la Luna voleva dire anche Ecate, dea della notte infernale. Così, la povera triglia divenne un pesce più carico di simboli che di carne, sbattuto di qua e di là nello sterminato mare delle metafore.
Ci fu chi vide in essa l’immagine del membro virile: Galeno, invece, si dichiarò certo che nel maschio che bevesse del vino in cui era stata affogata una triglia si prosciugavano il desiderio di Venere e gli umori connessi: insomma, una maledizione. Un altro medico greco, di cui non conosciamo il nome, ma che era certamente più misericordioso di Galeno, annacquò di molto questa terribile “virtù” della triglia: a chi beve del vino in cui sia stata affogata una triglia non capitano quei prosciugamenti nefasti, capita, tutt’al più, di diventare astemio, di incominciare a odiare Bacco: ma non Venere. Gli ammiratori della triglia, infine, misero in giro la voce che chi mangia questo pesce acquista una vigorosa immunità contro tutti i veleni e tutte le “fatture”, anche contro la “ magia nera “ delle pomate che le fattucchiere preparano con il sangue mestruale. Gli ammiratori “ spurgarono” da ogni maleficio anche il morso della triglia: non procura i tremori e le smanie che sono segnali della follia, come scrivevano i soliti menagramo; al contrario, quel morso – che è cosa rara, non ho mai sentito parlare di qualcuno che sia stato addentato da una triglia – quel morso immette nello spirito e nel corpo umori freschi e energia: chi sa di che segno è la triglia perfetta – una perfezione metafisica – che nel quadro di Pierfrancesco Fazio, citato accanto al titolo, si accinge a mordere l’orecchio del giovane soddisfatto, quasi in estasi:: chi sa se questa sua soddisfazione estatica ignora il pericolo imminente, o nasce proprio dalla speranza che il morso sia corroborante.
E poi c’è l’”occhio di triglia”, l’occhio dell’ innamorato/a, languido e velato come velato è, sul banco del pescivendolo, l’occhio del pesce che non è vivo. Ma se la spiegazione si esaurisse in questi termini, lo sguardo languido dell’innamorato potrebbe essere paragonato all’occhio di tutti i pesci, e non solo a quello della triglia. Il senso dell’espressione è un po’ più complesso. Gli antichi sostenevano che , mentre la triglia sta morendo, il suo occhio si illanguidisce, ma il vermiglio della sua livrea – il vermiglio, colore della vitalità – si accende di sfumature nuove e intense. Così fa l’innamorato: l’occhio si vela nello smarrimento dell’emozione, ma tutto il corpo irraggia il calore e lo scintillio del desiderio: se no, non sarebbe amore. Perciò l’ innamorato ha “l’occhio di triglia”.
I Veneti chiamavano “barbòn” la triglia, perché, scriveva uno studioso del ‘500, “ ha due barbe sul labbro di sotto”. Queste barbe conferiscono al pesce l’espressione della saggezza profetica. Michele Caccamo e Luisella Pescatori hanno raccontato la tragedia dei migranti che sfidano il Mediterraneo in un libro intitolato : “La profezia della triglia”: a parer loro queste vicende di violenza e di morte erano già tutte scritte nell’occhio della triglia, “ l’occhio spento” attraversato da “una riga di sangue”.
L’OFFICINA DEI SENSI
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Nessuna bonifica sotto la strada il cui cantiere era stato fatto chiudere dall’Arpac.
Ad Acerra hanno costruito una nuova strada, lunga chilometri, coprendo con l’asfalto come con un velo pietoso migliaia di tonnellate di rifiuti. Qui non hanno voluto bonificare un bel nulla. Hanno preferito nascondere gli scarti sotto un nastro d’asfalto: veleno sotto il tappeto. Proseguono così le politiche che si trascinano da quarant’anni. Ci si aspettava qualcosa di diverso, non foss’altro che per il fatto che siamo nel 2016. Ma la storia è sempre la stessa. Stamane intanto il sindaco Raffaele Lettieri darà il via, alle 10 e 30, all’ inaugurazione in pompa magna ( taglio del nastro e passeggiata di popolo in bicicletta ) della variante orientale, la strada che lambisce la città sul lato est, partendo dal rione Spiniello e giungendo fino allo svincolo della superstrada Nola-Villa Literno, il lungo asse viario di quaranta chilometri sotto il quale negli anni Ottanta la camorra ha seppellito un mare di veleni. La storia della variante orientale rappresenta più in piccolo ciò che è accaduto dappertutto in Campania. Nel cantiere aperto venti anni fa e poi improvvisamente quanto misteriosamente bloccato pochi anni dopo l’ecomafia ha versato di tutto. Sottoterra. E il 18 agosto scorso, quando sono stati effettuati gli scavi per la posa delle opere, è emersa una lunghissima discarica: rifiuti a go go piazzati tra i palazzi, a partire da un metro sotto la superficie. I tecnici dell’Arpac, giunti sul posto grazie alle sollecitazioni degli ambientalisti, hanno quindi fatto bloccare i lavori, il 22 agosto. A quel punto la speranza era che prima che si completasse l’opera si procedesse a una bonifica profonda. Non è stato così. Da più parti negli ambienti politici locali è stata sottolineata la necessità di riaprire il cantiere in tempi irragionevolmente e irresponsabilmente brevi per non perdere i fondi europei del progetto. E’ prevalsa dunque la ragion di Stato. Ma non la ragione, quella che mette al primo posto la salute pubblica.
In Italia, nelle ultime settimane, non si parla d’altro: unioni civili. Su l’argomento, delicatissimo per la connotazione fortemente cattolica del nostro paese, si stanno sollevando non poche polemiche e gli italiani, gente di grandi passioni, si sono già divisi tra favorevoli e contrari.
Da un lato, infatti, troviamo quelli che si identificano nell’asctag svegliatitalia. Dall’altra barricata, invece, si è schierato, come succede ormai da tempo, il popolo del Family Day.
Il DDL Cirinnà, che prende il nome dalla senatrice che lo ha elaborato e proposto, cerca di colmare un vuoto istituzionale nato intorno alla volontà, di persone dello stesso sesso, di istituzionalizzare la propria unione. Insomma, un’estensione di diritti che non va assolutamente confuso con il tradizionale matrimonio religioso.
Nelle argomentazioni di coloro che si oppongono a questa iniziativa, vi è, tra i tanti punti, uno che viene fortemente evidenziato e crea non pochi dubbi anche tra chi è favorevole all’iniziativa di legge. La legge Cirinnà, nella sua attuale stesura, si rivolge esclusivamente alle coppie omosessuali. In pratica, leggendola con attenzione, possiamo renderci conto che non sono contemplati altri casi di unioni, come possono esserlo ad esempio quelle tra etero non sposati oppure, perché no, in coppie dove uno dei due partner è portatore di handicap.
A tal proposito, la FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, ha rilasciato un comunicato stampa inviato alla Commissione Giustizia del Senato: “Non possiamo limitare il nostro impegno alle norme di settore. Le persone con disabilità sono Cittadini e quindi, come ci insegna la Convenzione ONU, i principi di uguaglianza e non discriminazione devono essere trasversali a tutte le politiche e norme di un Paese.Sul delicato tema delle unioni civili all’interno della nostra Federazione vi possono essere posizioni e sensibilità diverse, ma vi è unanime convinzione che la norma non possa essere completa se non considera nelle fattispecie previste anche le questioni connesse alla disabilità.”
È indiscutibile, quindi, che all’interno della legge Cirinnà manchino dei presupposti di pluralismo. Elementi che possano adattarla anche ad altre forme di convivenza. Particolare, questo, non trascurabile per chi vive accanto ad un disabile ma non ufficialmente riconosciuti come coppia. Importanti potrebbero essere, tanto per dirne una, le agevolazioni lavorative in quelle circostanze in cui sarà necessario accudire il proprio compagno o la propria compagna.
Si spera, quindi, che in corso d’opera, la legge Cirinnà possa abbracciare quante più forme d’amore esistenti senza creare nuove e inutili discriminazioni.
Domenica 31 gennaio, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, apre le porte in occasione dell’ OPEN DAY, giornata dedicata a coloro che si apprestano a scegliere la Scuola Secondaria di 1 grado.
Un’ opportunità di confronto con le proposte dell’offerta formativa; un primo approccio all’ambiente e al clima che accoglierà la crescita scolastica e personale dei futuri allievi.
Laboratori: linguistico, informatico, scientifico,artistico, cucina. Studio della lingua Latina dal primo anno e scelta della lingua Greca al terzo anno. Certificazione Trinity e Cambridge per la lingua inglese. Vi aspettiamo numerosi.”
(Fonte foto: rete internet)
Richiesta di ripristino delle condizioni salariali ante dicembre 2012. Respinta subito dalla società di nettezza urbana.
Si profila di nuovo la bufera nel settore dei rifiuti a Pomigliano. Ed è ancora una volta la Enam, la società per azioni controllata dal comune, a costituire motivo di preoccupazione. I sindacati dell’azienda di via Nazionale della Puglie hanno infatti annunciato assemblee e agitazioni che potrebbero limitare il servizio già a partire dalla prossima settimana. Motivo: c’è malumore tra gli operatori ecologici, che pretendono stipendi più alti dopo il taglio salariale messo a segno con l’accordo sindacale del 27 dicembre del 2012. ” Chiediamo il ripristino delle condizioni economiche precedenti alla stipula dell’accordo di tre anni fa “, la richiesta ufficiale inoltrata all’azienda di nettezza urbana dalle organizzazioni sindacali di categoria. Accordo che è scaduto nel dicembre scorso e che quindi ha spinto i sindacati a rivendicare i salari di una volta, quelli tagliati dopo l’intesa del 2012 a causa di una situazione economica molto difficile per le casse della Enam, finita in un concordato concesso dal tribunale di Nola. L’azienda nel frattempo ha risposto picche ai sindacati. ” Gli impegni scaturiti dalla procedura concordataria in corso – scrive la Enam – non consentono ulteriori esborsi economici, che risulterebbero assolutamente insostenibili “. La Enam anzi rilancia facendo chiaramente capire che potrebbe profilarsi un altro esubero strutturale, dopo quello di tre anni fa revocato con l’accordo per il taglio dei salari di 17 impiegati e di tutta una serie di spettanze per i circa 90 operatori ecologici. La Enam infatti scrive della necessità di “interventi di carattere strutturale che consentano di fare fronte con serenità a tutti gli impegni “. C’è un macigno caduto su tutta la situazione proprio negli ultimi giorni. L’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha fatto chiudere il sito di trasferenza dei rifiuti di Pomigliano. Una chiusura determinata dal fatto che l’impianto non è norma. Ieri gli esponenti locali del Movimento Cinque Stelle hanno filmato con un drone il sito appena fatto chiudere, proprio mentre si è levato un piccolo incendio dall’argine stradale dell’impianto. ” le condizioni igieniche del centro di trasferenza – scrivono i pentastellati – hanno causato la chiusura dell’intera struttura. Il comune intanto ha speso tanti altri soldi per cose meno urgenti e questa situazione è praticamente crollata addosso a tutta la cittadinanza “. Non si sa come possa andare a finire tutta questa partita. I sindacati intanto non hanno chiesto un altro incontro con l’azienda, dopo quello che ha determinato una sostanziale rottura il 27 gennaio scorso. Del resto la richiesta di ripristinare le precedenti condizioni contrattuali e salariali è il frutto di una tensione palpabile tra le maestranze della società di nettezza urbana. Un’azienda flagellata negli ultimi cinque anni da contrapposizioni molto forti che hanno portato a scioperi a oltranza con conseguenze molto brutte per la città della fabbriche, spesso finita sotto una coltre di rifiuti, non raccolti per intere settimane dagli operatori ecologici. E ora si aggiunge a tutta questa situazione anche lo spettro di altri tagli. Ulteriori licenziamenti che la stessa azienda ritiene possibili. Azienda che finora ha licenziato per motivi economici, nel novembre del 2014, un solo lavoratore, un impiegato che ha pagato da solo lo scotto di una situazione molto più grande di lui.
Ritirata la determina 311 del 22 dicembre. L’opposizione: «Discutibile e al limite della legittimità».
Prima un atto d’indirizzo e poi il successivo annullamento della ormai nota determina n. 311 del 22 dicembre 2015: «Rinnovo contratto appalto/concessione servizi cimiteriali». É così che la giunta Piccolo ha messo fine alle contestazioni in primis del Movimento 5 stelle e poi dell’opposizione, eccezionalmente unita, contro una procedura di rinnovo contrattuale alquanto discutibile e al limite dell’illegittimità.
Con la determina dirigenziale (ricordiamo pure che ai Lavori Pubblici manca il dirigente e che in via temporanea il responsabile è il geometra Moccia) n 311, l’Ente comunale aveva affidato in modo diretto per ben tre anni i servizi cimiteriali alla ditta attualmente appaltata, Gruppo I Cipressi, che era in fase di scadenza. Senza bando di gara, dunque, la giunta Piccolo aveva ritenuto opportuno rinnovare l’appalto alla stessa ditta. «Niente di illegale ma- spiegavano i grillini sui social network, all’indomani dell’approvazione della determina- sicuramente un vizio di procedura c’è». Da qui, l’approfondimento dei gruppi consiliari di opposizione che, dopo ampia valutazione, decidono di firmare tutti (in 12 precisamente) un documento di sfiducia al sindaco, unitamente all’invito a rivedere la determina accusata di vizio di procedura.
Mentre i grillini si rivolgono all’Anac presieduta da Raffaele Cantone per opportune verifiche sulle procedure amministrative del rinnovo, il coordinatore di Fdi, Vittorio De Filippo, passa all’opposizione e nella sua ampia relazione cita anche il caso “anomalo” degli appalti cimiteriali. Dopo pochi giorni, altri due consiglieri, Iorio e Mocerino, del gruppo misto lasciano al maggioranza, adducendo tra i tanti motivi anche quello relativo alla contestata determina. Insomma, revoca o non revoca? L’amministrazione Piccolo si interroga e alla fine decide per l’annullamento.
Citando numerosi articoli e leggi, dalla normativa passata e quella vigente, delibera così di approvare un atto di indirizzo « a tutela dei principi di non discriminazione, di trasparenza e tutela della concorrenza nell’ affidamento degli appalti pubblici i Responsabili apicali di P.O. sono tenuti a procedere, ove non diversamente consentito dalla legge, alla scadenza dei contratti per acquisti e forniture di beni e servizi alla stipula di nuovi contratti, a seguito di espletamento di gare ad evidenza pubblica; di utilizzare la possibilità della proroga dei precedenti contratti per il tempo necessario alla stipula dei nuovi contratti».
Dunque, possibilità di proroga di pochi mesi e non di anni in attesa dell’espletamento della gara. A questo punto, atto di indirizzo alla mano, è evidente che in «autotutela» la determina «incriminata» è stata annullata e che saranno adottati tutti i provvedimenti consequenziali per l’indizione di nuova gara ad evidenza pubblica con proroga temporanea all’attuale ditta per soli sei mesi.
Nicola De Martino, 23enne nipote di Guglielmo Giuliano, uno dei capi storici dell’omonimo clan attivo nel centro di Napoli, è stato arrestato questa mattina a Saviano, dove aveva incontrato moglie e figlio neonato. Il giovane era latitante dal 2014.
A tradirlo è stata la voglia di incontrare il figlio neonato. I carabinieri della sezione ‘catturandi’ del nucleo investigativo di Napoli hanno stanato e arrestato Nicola De Martino, 23enne, napoletano, nipote di Guglielmo Giuliano, uno dei capi storici dell’omonimo clan attivo nel centro di Napoli.
Si trovava in un appartamento al quarto piano di un parco a Saviano, comune dell’entroterra napoletano dove il giovane boss aveva voluto incontrare la moglie e il figlioletto. Latitante dal maggio del 2014, sul suo capo pendeva un ordine di esecuzione di pena residua di due anni di reclusione per gravi reati commessi da minorenne, oltre a un mandato di cattura internazionale per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e lesioni.
E’ attualmente ritenuto dai carabinieri elemento di primo piano dei gruppi camorristici di giovanissimi che si contendono il controllo delle attività criminali nel centro storico di Napoli.
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