Nessuna bonifica sotto la strada il cui cantiere era stato fatto chiudere dall’Arpac.
Ad Acerra hanno costruito una nuova strada, lunga chilometri, coprendo con l’asfalto come con un velo pietoso migliaia di tonnellate di rifiuti. Qui non hanno voluto bonificare un bel nulla. Hanno preferito nascondere gli scarti sotto un nastro d’asfalto: veleno sotto il tappeto. Proseguono così le politiche che si trascinano da quarant’anni. Ci si aspettava qualcosa di diverso, non foss’altro che per il fatto che siamo nel 2016. Ma la storia è sempre la stessa. Stamane intanto il sindaco Raffaele Lettieri darà il via, alle 10 e 30, all’ inaugurazione in pompa magna ( taglio del nastro e passeggiata di popolo in bicicletta ) della variante orientale, la strada che lambisce la città sul lato est, partendo dal rione Spiniello e giungendo fino allo svincolo della superstrada Nola-Villa Literno, il lungo asse viario di quaranta chilometri sotto il quale negli anni Ottanta la camorra ha seppellito un mare di veleni. La storia della variante orientale rappresenta più in piccolo ciò che è accaduto dappertutto in Campania. Nel cantiere aperto venti anni fa e poi improvvisamente quanto misteriosamente bloccato pochi anni dopo l’ecomafia ha versato di tutto. Sottoterra. E il 18 agosto scorso, quando sono stati effettuati gli scavi per la posa delle opere, è emersa una lunghissima discarica: rifiuti a go go piazzati tra i palazzi, a partire da un metro sotto la superficie. I tecnici dell’Arpac, giunti sul posto grazie alle sollecitazioni degli ambientalisti, hanno quindi fatto bloccare i lavori, il 22 agosto. A quel punto la speranza era che prima che si completasse l’opera si procedesse a una bonifica profonda. Non è stato così. Da più parti negli ambienti politici locali è stata sottolineata la necessità di riaprire il cantiere in tempi irragionevolmente e irresponsabilmente brevi per non perdere i fondi europei del progetto. E’ prevalsa dunque la ragion di Stato. Ma non la ragione, quella che mette al primo posto la salute pubblica.



