Licenziamenti nei call center partenopei: la viceministro non vuole parlare di Napoli

Teresa Bellanova si dichiara preoccupata in generale. Ma su Almaviva via Brin e Gepin Casavatore non intende pronunciarsi.   “La viceministro non intende rilasciare interviste sulla situazione di Napoli. Ha già diramato un comunicato sulla vertenza Almaviva”. Queste parole sono del portavoce della viceministro alle attività produttive Teresa Bellanova. Dunque, l’esponente del governo Renzi non vuole pronunciarsi sull’ennesima ingiustizia che sta subendo Napoli: un call center, il Gepin di Casavatore, da far sparire licenziando tutti i 220 dipendenti e un altro, quello di Almaviva, in via Brin, da dimezzare nonostante le sue commesse non siano in discussione, a differenza di quanto sta accadendo nelle altre sedi Almaviva di Palermo e Roma. “Il governo è preoccupato”, aggiunge comunque  Bellanova, che non nasconde i timori che possono derivare da una vertenza come quella di Almaviva. Vertenza che si è subito manifestata pesante e complicata, sia per il numero elevato di esuberi che per il contesto, quella della globalizzazione dei mercati, in cui si sta consumando. “Invitiamo l’azienda a fermarsi – l’appello della viceministro – chiediamo una moratoria immediata dei licenziamenti annunciati”. La domanda ricorrente nei call center minacciati dai tagli è comunque sempre la stessa: cosa sta facendo il governo ? “Sui call center – spiega Teresa Bellanova – ho convocato il tavolo. Inoltre – specifica – il governo ha messo a disposizione ammortizzatori sociali fino al 2017 e soluzioni per dare una decisa sterzata al settore, dal nuovo codice degli appalti, all’inasprimento delle sanzioni per chi delocalizza, norma ribadita con un emendamento al ddl Concorrenza, in cui viene estesa la responsabilità in solido tra chi affida a terzi e il gestore per qualsiasi violazione”. Intanto le aziende committenti, spesso a partecipazione statale, sembrano però inamovibili perché proseguono sulla strada della delocalizzazione dei servizi telefonici negli stati in cui il costo del lavoro pesa meno di niente. “Ho anche  convocato tutte le imprese committenti – chiarisce la viceministro – chiedendo il rispetto dei contratti di lavoro nei bandi ma Almaviva sta ignorando tutto questo scegliendo la strada più facile e drammatica”. Dal canto loro le aziende italiane chiedono sgravi, una maggiore flessibilità del mercato interno insieme a regole più chiare.“Abbiamo tolto – puntualizza l’esponente del governo – dalla base di calcolo dell’Irap il costo del lavoro a tempo indeterminato, che per le aziende del settore incide maggiormente. Poi abbiamo messo in discussione una volta per sempre il massimo ribasso sugli appalti e ci siamo mossi per finanziare la solidarietà e la cassa integrazione con un intervento per coprire fino al novembre 2017″. Sotto il profilo occupazionale appare però importante la clausola sociale, cioè la possibilità di trasferire i lavoratori in esubero nelle aziende che vincono i nuovi appalti dai grandi committenti. “La clausola sociale – spiega a questo proposito Bellanova – è stata approvata ed è ora affidata alla contrattazione tra le parti, per garantire i posti di lavoro preesistenti. I soldi ci sono per affrontare le criticità del settore e c’è un tavolo riconvocato con le parti sociali per il 18 aprile: tutte cose che sanno anche i manager di Almaviva”. Ma Almaviva risponde a distanza alla viceministro, attraverso un comunicato molto chiaro. “Il piano – replica l’azienda – è diretto al necessario obiettivo di garantire condizioni di equilibrio industriale e di avviare, nel medio periodo, un percorso di rilancio del posizionamento di mercato nel settore italiano”. Almaviva parla di norme rimaste solo sulla carta perché “in uno scenario di mercato dominato da fattori distorsivi che seguitano ad alterare profondamente il contesto competitivo, dal mancato rispetto delle norme sulle delocalizzazioni di attività in paesi extra UE all’utilizzo opportunistico degli incentivi per l’occupazione, contrassegnato dal calo progressivo dei volumi totali lavorati in Italia e dalla continua compressione del prezzo dei servizi, si è dovuto registrare tra il 2011 e il 2015 una contrazione dei ricavi del 33% sul mercato italiano”.  

Dramma call center a Napoli, l’allarme Almaviva e Gepin: tutti i numeri del disastro

620 licenziamenti in città e in provincia. Disastro call center: migliaia di posti di lavoro a rischio in tutta Italia. Ma la scure dei tagli si è abbattuta anche su Napoli. Qui la procedura di licenziamento collettivo è stata avviata per 620 addetti dei call center di Almaviva, in via Brin, e di Gepin Contact, la cui sede è ubicata a Casavatore. 220 sono i licenziamenti già annunciati, il 26 febbraio scorso, per tutti i dipendenti Gepin, azienda che ha perso, dopo 12 anni, la commessa Poste Italiane. In pratica l’ufficio di Casavatore è destinato a scomparire. 400, sul totale di 867 dipendenti in organico, sono invece le estromissioni annunciate, appena lunedì, nella sede nuova di zecca di Almaviva, il palazzo ultra tecnologico, tutto trasparente, inaugurato tre anni fa a seguito della riconversione della storica fonderia napoletana Mecfond. Qui, proprio per esaltare l’impronta new economy del nuovo polo produttivo, si trova anche la sede di “Eccellenze Campane”. E sempre qui centinaia di lavoratori hanno riposto la loro speranza di futuro. Ma l’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento è stata uno choc. Ieri mattina gli addetti di Almaviva Napoli, tantissime le donne, si sono riversati su via Brin. La strada è rimasta bloccata per un’ora. E’ stato un gesto istintivo, per nulla programmato dai livelli sindacali. Il segnale di una paura molto forte. Ieri il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha chiamato a raccolta lavoratori e sindacati. “Perchè i licenziamenti di Almaviva – afferma – significano non solo un gravissimo attacco alle condizioni delle persone ma anche un colpo alla crescita della città per cui mi riservo, d’intesa con i sindacati, di mettere in campo ulteriori iniziative contro questa decisione che danneggia l’intero territorio”. Il sindaco chiede al ministro del Lavoro che venga seguita “la specificità di Napoli”. Secondo quanto riferito dal Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl Campania, “fermo restando che il sindacato lotterà fino all’ultimo per tutti c’è da dire che Almaviva Napoli non presenta infatti lo stesso problema delle sedi di Palermo e di Roma, dove il venir meno della commessa Enel ha spinto l’azienda a concentrare la maggior parte degli esuberi. A Napoli – puntualizza ancora il sindacalista – si lavora prevalentemente su commessa Vodafone, che non ha mai subito picchi negativi o perdite totali”. Ma i lavoratori lamentano l’abbandono dei livelli istituzionali più elevati. Una lamentela che è stata fatta propria da Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera nonché leader del Movimento Cinque Stelle lunedì  mattina si è posto alla testa del corteo dei lavoratori Gepin, partito da via Galileo Ferraris e giunto al corso Meridionale attraverso una congestionatissima piazza Garibaldi. Anche il sindacato denuncia pesanti ritardi. “Al momento il governo  – aggiunge Topo – attraverso il Mise, tranne che impegni sul piano verbale, non ha mosso ancora un dito. Solo il sindacato oggi si sta facendo carico del dramma sociale nel quale è sfociato il settore: la crisi di Almaviva rappresenta l’apice in quanto è il primo operatore nazionale “. Sono 2988 su 7862 lavoratori italiani gli esuberi dichiarati da Almaviva nelle sedi di Napoli (400), Roma (918) e Palermo (1670). Secondo quanto fatto sapere dall’azienda Almaviva dal 2010 al 2016 ha perso il 36,2 % dei ricavi totali, passando dai 229 milioni del periodo 2010-2011 ai 146 milioni del periodo in proiezione 2015-2016 . I ricavi di Napoli sono passati dai 25 milioni del periodo 2010 -2011 ai 13 milioni del periodo in proiezione 2015-2016. In questa fase il rendimento del primo margine della sede partenopea è passato dal 23,6 % di sei anni fa al 4,8 % attuale. “La concorrenza straniera a bassissimo costo”, sempre secondo l’azienda, sarebbe la causa principale della crisi.

Napoli. Pasqua e Pasquetta al Rione Sanità

Alla scoperta di un quartiere tra arte, storia e cultura con  l’itinerario de Il Miglio Sacro. Anche la domenica di Pasqua, ed eccezionalmente per il lunedì in albis, è previsto l’itinerario turistico de  “Il miglio Sacro“, a cura della cooperativa sociale “La Paranza“. L’itinerario ripercorre l’antica necropoli della Neapolis che oggi è il rione Sanità, quartiere extra moenia situato ai piedi della collina di Capodimonte. Il Rione nasconde nel sottosuolo delle vere e proprie città sotterranee dedicate alle sepolture un tempo pagane e poi cristiane. Le ampie ed esclusive architetture sotterranee, gli antichi affreschi e mosaici fanno di questo itinerario un viaggio a ritroso nel tempo. Il visitatore sarà guidato alla riscoperta della tradizione antichissima del culto delle anime, ormai persa nelle memorie popolari. Il tour guidato, con prenotazione obbligatoria, partirà alle ore 9.30 dall’ingresso alle catacombe di san Gennaro in via Capodimonte, 13.   Il tour de “Il miglio sacro” dura circa 3 ore e  comprende: 1-­Catacombe di S. Gennaro 2-­ Basilica di S. Gennaro extra moenia 3-­ Cimitero delle Fontanelle 4-­ Basilica di S. Maria della Sanità 5-­ Catacombe di San Gaudioso 6-­ Passeggiata tra le strade e i palazzi storici del Rione Sanità. 7-­ Il tour terminerà a Porta S.Gennaro   Info e prenotazioni su www.catacombedinapoli.it – prenotazioni@catacombedinapoli.it0817443714  

Contestualmente saranno regolarmente aperte e fruibili le Catacombe di San Gaudioso dalle 10 alle 13 e le Catacombe di San Gennaro dalle 10 alle 13 il giorno di Pasqua, dalle 10 alle 17 il lunedì in albis.

La Pasqua a Napoli è al Museo del Sottosuolo

Tanti gli appuntamenti che il Museo del Sottosuolo di Napoli ha in serbo per il suo pubblico per la settimana di Pasqua: la visita al Sottosuolo guidata da Munaciello ad un prezzo speciale, venerdì 25 marzo dalle 22.30 terza serata di Suoni dal Sottosuolo con gli Honeybird & the Monas e i Kafka sulla Spiaggia e, domenica 27 marzo alle 20.30, lo spettacolo Francischiello, un Amleto re di Napoli di e con Carmine Borrino, produzione Crasc.   Suoni dal Sottosuolo: terzo appuntamento della rassegna musicale al Museo del Sottosuolo, venerdì 25 marzo con gli Honeybird & the Monas e i Kafka sulla Spiaggia Venerdì 25 marzo dalle 22.30 arriva il terzo appuntamento con la rassegna musicale “Suoni dal Sottosuolo”, nata dall’incontro e dalla volontà delle associazioni Tappeto Volante di Domenico Maria Corrado, Le Sfuriate e il Rockalvi Festival nella splendida ed unica location del Museo del Sottosuolo in Piazza Cavour N.140 a Napoli. Una kermesse unica, in una location eccezionale: il Museo del Sottosuolo di Napoli, tra cisterne e rifugi post guerra, tra tufo e cunicoli, dove il presente e il passato si incrociano. Dopo i primi due appuntamenti con gli ELEM, i Linda & The Greenman e il Riva Acoustic Duo, il terzo appuntamento di “Suoni dal Sottosuolo” sarà all’insegna della musica internazionale con gli Honeybird & the Monas, accompagnato dai Kafka sulla spiaggia e dal Dilis Djset. Un bassista che compone canzoni a Brooklyn, un batterista jazz a Berlino e un genio del pop elettronico. Insieme formano gli Honeybird & The Monas, dal dialetto veneto, in cui “Mona” significa vagina; la musica incorpora la divina femminilità presente presente in tutti, uomini e donne, la connessione con la luna (in inglese ‘moon’) e la ‘mona’. Honeybird (uccello di miele) è Monique Mizrahi, cantante e compositrice, bassista e suonatrice di charango. Gioele Pagliaccia è un batterista cresciuto tra funk e jazz, che ha suonato con tanti, un nome tra tutti: Joe Lally. Gigi Funcis è un polistrumentista, suona le tastiere ed è esperto di remix, samples e beat. Il suo apporto aggiunge un sound elettronico alla musica variegata degli Honeybird. Insieme compongono gli Honeybird & The Monas. La dolcezza del miele, il canto degli uccelli, e la bellezza della ‘mona’. GENERE: WORLD PUNK I Kafka Sulla Spiaggia nascono concettualmente verso la fine del 2011 quando Luca Maria Stefanelli (voce, chitarra, piano), in cerca di un gruppo per arrangiare alcune idee messe da parte in quel periodo, propone il progetto ad Andrea Canonico (basso), sostituito poi da Marco Affinito, Giorgio Magliocco, meglio noto nell’ambiente musicale come Gioia Di Vivere (chitarra) e Nico Del Vecchio (NIKKIO, il batterista russo). È Luca a proporre il nome per la band, per un’analogia tra lui e il protagonista del romanzo di Haruki Murakami, “Kafka Sulla Spiaggia” che, come il cantante, fugge da una funesta profezia rivelatagli. Una buona affinità personale fa sì che l’interferenza tra i gusti musicali dei componenti, per lo più differenti, risulti costruttiva, e inizino a prendere forma i primi pezzi. Proprio durante un’esibizione della band, i quattro vengono notati dal tecnico audio e batterista Carlo Di Gennaro che propone loro di registrare, presso il suo studio (“Kammermuzak”), un pezzo dal titolo “Adieu”, che diverrà il primo brano realizzato in studio del gruppo, nonché il primo singolo estratto dall’EP; “Il marinaio spiegò le vele al vento, ma il vento non capì”, presentato il 29 Novembre 2013. Forte di un buon riscontro da parte del pubblico, il brano, che ha raccolto oltre 3000 visualizzazioni su YouTube, entrerà a far parte di ben due compilation “E20 FACTORY BAR SHOP 2014” e “Tracce fresche sul muro di cinta”, prodotta da Octopus Records per Nikura. I Kafka Sulla Spiaggia, con il tour di presentazione dell’EP intraprendono il classico iter dei gruppi emergenti, cominciando a suonare per l’Italia e dintorni, aggiudicandosi così il premio “Miglior Presenza Scenica” al GIELLE contest e il premio “ASS. ULTRASUONI“ al NANO festival 2014. Il gruppo, con l’innesto di Pierluigi Patitucci al basso, è a lavoro per il suo primo album, uscito lo scorso Febbraio. Rassegna “Suoni dal Sottosuolo” – prossimi appuntamenti 31 marzo Dellera + Blindur 15 aprile Armaud (IT/NL) + Ciro Tuzzi (EPO) & Arcangelo Michele Caso 22 aprile gli Scontati 28 aprile Lilies on mars 6 maggio K-Conjog 12 maggio jozef van wissem (NL) 26 maggio Geoff Farina (USA) La rassegna sostiene la Camilla la Stella che Brilla Onlus per tutti i bambini affetti da malattie rare. www.camillalastellachebrilla.com Direzione Artistica : Peppe Guarino Location : Museo del Sottosuolo di Napoli P.zza Cavour 140 Napoli Infoline : 081 863 15 81 / 338.7522563 – 393.2310181 Tappeto Volante : www.tappetovolante.org Rockalvi Festival : www.rockalvi.it Mediapartners: Freakout | www.freakoutmagazine.it – Lost Higways | www.losthighways.it – Campania Rock | www.campaniarock.it ———————————————————————————————— Francischiello, un Amleto re di Napoli  – di e con Carmine Borrino per 31 SALVI TUTTI!, domenica 27 marzo al Museo del Sottosuolo Domenica 27 marzo alle ore 20:30 al Museo del Sottosuolo di Napoli (piazza Cavour, 140) andrà  in scena Francesciello, un Amleto re di Napoli di e con Carmine Borrino. Il monologo rientra nella rassegna itinerante 31 Salvi Tutti!, la cui direzione artistica è a cura di Beatrice Baino e Orazio De Rosa. Lo spettacolo è uno studio approfondito su due personaggi storici, le cui vicende hanno alcuni tratti in comune: Francesco, ultimo Re di Napoli e del Risorgimento, e Amleto, il principe di Danimarca. Oltre a ciò, come spiega il regista e interprete, Franceschiello: «è anche un lavoro che pone, oggi come oggi, temi e riflessioni sull’Italia contemporanea. Tutto quel che siamo oggi comincia nei giorni di metà e fine ottocento, quel Risorgimento che da sempre è tra le pagine più ambigue della storia d’Italia. Non è un lavoro che reclama vendetta, né tantomeno avalla e propaganda presunte divisioni tra nord e sud; né dimostrare di essere migliore o peggiori di qualcosa o di qualcuno; sarebbe un volar basso e il principe danese come quello napoletano, avendo entrambi un grande animo non possono che volar alti per allargare la veduta e migliorare la prospettiva di altri punti di vista». Franceschiello, un Amleto Re di Napoli rientra nell’ambito di 31 Salvi Tutti!, che comprende 31 eventi coinvolgendo tutte le province campane con ingresso sempre gratuito per il pubblico. Il progetto, cominciato lo scorso maggio, è finanziato dal Piano Azione e Coesione III della Regione Campania ed organizzato da CRASC in qualità di capofila e 8 partner: Itinerarte, Il Torchio, Aton Dino Verga Danza,  Muosikè, Nuova Orchestra Scarlatti, Pomigliano Danza, Pulcinella di Mare, Scena Mobile. La sua forza del progetto risiede nella forte collaborazione tra i partner e la multiformità delle discipline, coinvolgendo teatro, danza, musica, cinema, spettacolo viaggiante.

Somma Vesuviana, Il sindaco dispone la revoca del premesso:rimossi i paletti in via Castello

Dopo il sopralluogo del sindaco, arriva  l’ordine di revocare il permesso rilasciato dagli uffici competenti. Stamattina i paletti sono stati rimossi.   Qualche giorno fa un residente del borgo antico Casamale aveva istallato personalmente dei paletti di ferro  in un tratto di strada di via Castello per impedire  che altri parcheggiassero  e  non gli permettessero così di uscire facilmente dalla  sua proprietà. La cosa aveva subito suscitato  perplessità da parte del vicinato, tant’è che qualcuno aveva chiesto spiegazioni fino a scoprire che l’uomo in realtà aveva ottenuto regolare autorizzazione  a procedere da parte degli uffici comunali competenti. Nel rimpallo delle responsabilità, nel passaggio da un ufficio all’altro, dall’ufficio lavori pubblici fino al comando della polizia municipale, la richiesta fatta aveva ottenuto infatti  parere favorevole. Possibile che in un centro storico dove non si può neanche mettere un chiodo l’amministrazione rilasci permessi simili e affidi ai richiedenti stessi il compito di procedere su suolo pubblico? Questa la domanda che in tanti si sono posti e a cui il sindaco, Pasquale Piccolo, ha  risposto con un sopralluogo sul posto e la conseguente richiesta di revoca dell’autorizzazione rilasciata. Dunque, questa mattina i paletti di ferro sono stati rimossi. “Forse il sindaco  – ha dichiarato uno dei residenti di via Castello- dovrebbe  verificare  meglio titoli e  competenze di alcuni impiegati o preposti  dell’ufficio lavori pubblici. Così evita di fare brutte figure.”
Somma Vesuviana. Difficoltà di parcheggio sul borgo antico? Un residente mette paletti autonomamente
   

Palma Campania: giro di vite dei militari, sorvegliato speciale finisce in manette

Un denunciato per immigrazione irregolare. Effettuati inoltre marcati controlli su strada. Controlli dei carabinieri mirati sul territorio di Palma Campania per contrastare fenomeni diffusi d’illegalità. Durante il servizio è stato tratto in arresto Giuseppe Allocca, 27enne, del luogo. Il giovane, sorvegliato speciale, è stato arrestato perché ha violato gli obblighi imposti dalla misura essendo stato sorpreso alla guida di un motociclo senza patente. Ora è ai domiciliari dove attende la direttissima. Una Denuncia invece per il reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato”. Un’altra persona del posto, inoltre, è stata segnalata all’autorità prefettizia per uso di stupefacenti dopo essere stato trovato in possesso di una modica quantità di hashish. Controlli a tappeto anche  in strada: garantita sicurezza della circolazione e sanzioni per mancata revisione, assenza di assicurazione r.c.a e denunce per guida senza patente.

Casi meningite, appello dei medici: «Prevenzione, senza allarmismi».

Invito alla calma, i casi sono isolati. Vaccinare minori e adolescenti per evitare la diffusione della meningite. È questo il consiglio dei medici napoletani in relazione ai casi di meningite che si stanno verificando a Pozzuoli e Sant’Anastasia. Dai medici, dunque, un appello alla prevenzione ma anche un invito alla calma perché – affermano – «non c’è alcun motivo di allarme. I casi sono isolati». Secondo Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica del Policlinico Federico II, la fascia di età «maggiormente a rischio» è rappresentata dagli adolescenti perché, spiega, «si muovono di più e frequentano locali al chiuso in cui la trasmissione del virus è favorita». La meningite, infatti, si trasmette per via aerea e può proliferare in luoghi chiusi al cui interno c’è un’alta concentrazione di persone. I sintomi – come sottolineato da Triassi – sono cefalea acuta, nuca rigida e vomito improvviso. In Campania e a Napoli i tassi di vaccinazione contro la meningite – come riferisce Antonio D’Avino, segretario Fimp Napoli – sono ancora «molto bassi» sebbene il vaccino per la meningite sia tra quelli «raccomandati». Da qui l’invito alle famiglie a utilizzare lo strumento del vaccino perché – sottolinea D’Avino – «è un peccato incorrere in malattie, che in alcuni casi possono causare anche decessi, quando invece potrebbero essere pervenute con un semplice vaccino».

Sant’Anastasia, due casi di meningite. Il sindaco Abete: «Non c’è alcuna comunicazione ufficiale».

Da ormai alcuni giorni sono ricoverate al Policlinico della Federico II due persone: una giovane 25enne di Sant’Anastasia e un sessantunenne napoletano che però lavora nella cittadina vesuviana. La ragazza è adesso al Cotugno, in fin di vita. Nessuna comunicazione ufficiale, per ora, dall’Asl Na 3 Sud. Due i casi di meningite in provincia di Napoli nelle ultime settimane: a inizio febbraio toccò ad un medico del San Leonardo di Castellammare, un anestesista rimasto qualche giorno in coma al Cotugno di Napoli e poi migliorato. Poi è stata la volta di una donna di Pozzuoli, caso che ha messo negli ultimi giorni in allerta l’Asl Napoli 2 Nord. Per entrambi i casi è scattata immediatamente la profilassi e sono state monitorate tutte le persone venute a contatto con entrambi i pazienti: stanno tutti bene e non presentano alcun sintomo, tant’è che in tutte e due le città non vi è stata nemmeno la necessità di chiudere le scuole o procedere a particolari disinfezioni. Lo anticipa Il Mattino di oggi: negli ultimi giorni la malattia, che interessa il sistema nervoso centrale e che è generalmente di origine infettiva, ha colpito altre due persone, una ragazza di 25 anni di Sant’Anastasia, prima soccorsa a Villa Betania e attualmente ricoverata al Policlinico in gravissime condizioni, ed un sessantunenne napoletano ricoverato prima al Loreto Mare e poi trasportato anch’egli al Policlinico. L’uomo è sì di Napoli, ma lavora a Sant’Anastasia. Per la giovane donna si tratterebbe di meningoencefalite mista, una forma rara e gravissima. Per l’uomo, seppure in condizioni di salute molto serie, i medici sarebbero più fiduciosi in un recupero. La mancanza di comunicazioni ufficiali da parte dell’Asl – nemmeno alla massima autorità sanitaria del territorio, ossia il sindaco – farebbe pensare che la forma di malattia che ha colpito entrambi i pazienti non richieda una specifica profilassi per chi è stato a contatto con gli ammalati. Come conferma lo stesso sindaco Lello Abete: «Non ho comunicazioni ufficiali in merito e non sono stato informato di alcun caso di meningite che riguardi concittadini – dice Abete – in ogni caso oggi stesso chiederò spiegazioni in merito».

I truffati Soficoop manifestano al comune: “revocare la convenzione con la cooperativa”

Si avvicinano le date degli sgomberi e dell’asta delle case pignorate. Vedere intere famiglie manifestare, cartelli in pugno, nel tentativo di non ritrovarsi in mezzo alla strada è sempre un’esperienza di quelle da pelle d’oca.  E’ successo ieri a Somma Vesuviana, davanti al municipio. E succederà di nuovo oggi pomeriggio. “Fino a quando il comune non revocherà la convenzione che ha portato alla truffa di cui siamo rimasti vittime”, affermano gli abitanti delle case Soficoop, la cooperativa naufragata in una bancarotta fraudolenta che ha portato al pignoramento degli alloggi da parte delle banche creditrici. Gente che ha perso centinaia e centinaia di milioni delle vecchie lire, danaro speso per sottoscrivere i preliminari di acquisto degli appartamenti, poi finiti in mano alle banche. Che hanno convinto il tribunale di Nola a metterle all’asta. Intanto c’è il rischio che da un momento all’altro gli abitanti dell’insediamento Soficoop possano essere sgomberati dalle forze dell’ordine. Ieri una delegazione dei truffati ha incontrato il sindaco, Pasquale Piccolo, in municipio. Ecco cosa ha scritto il primo cittadino in un post pubblicato su facebook, subito dopo l’incontro con loro: CASO SO.FI.COOP Oggi io c’ero, ed ero lì a cercare una soluzione ad un problema risalente a quasi 30 anni fa, gli altri dov’erano? E la stampa che vi accompagna oggi dove era in passato? Mi corre comunque l’obbligo di precisare che la soluzione non dipende esclusivamente dalla volontà dell’amministrazione attuale che è giunta a cose fatte e lontana dai giochi di “mazzette” come qualcuno in questa libera piazza sta dicendo. Ribadisco ancora una volta che il nostro interesse primario è la tutela dell’Ente e dei cittadini che comunque stanno vivendo, non per mia colpa,una situazione di disagio. Ed è per questo motivo che già ieri 21 marzo mi sono fatto promotore di un incontro con tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale al fine di trovare una soluzione equa per tutti.
Certamente ci vorrà del tempo per risolvere una situazione non facile, ma da parte mia ci sarà la massima disponibilità al colloquio e alle analisi di ogni possibile strategia.
 

Se l’acqua è (non tanto) pubblica

Ancora novità  sulla gestione del servizio. Può essere affidato ai privati. Agli utenti morosi 50 litri di acqua giornalieri garantiti.

Come nel  classico  gioco del meccano – monti e  smonti i pezzi –  la riforma  del servizio idrico appassiona più i gruppi politici che gli animatori dei Comitati. I primi, a fasi alterne, intervengono con  nuove norme e provvedimenti cogenti; i secondi  masticano la delusione per battaglie che rischiano di andare in soffitta. Prima di tutto orfani del risultato ottenuto con il referendum sull’acqua pubblica di cinque anni fa. Agitazione e delusione. L’ultima modifica arriva direttamente dal Parlamento .Senza altri interventi  avrà impatti su tutte le Regioni e i loro ambiti di gestione. Buon ultima in classifica  la Campania. La Commissione Ambiente della Camera ha approvato due emendamenti dei deputati Pd sulla proposta di legge sulla ripubblicizzazione del servizio. E’ stato soppresso un articolo che prevedeva l’affidamento della gestione  solo  a enti di diritto pubblico, la decadenza di tutti gli affidamenti a società terze e la trasformazione delle società di gestione miste in società interamente pubbliche. Cambiato. E’ stata operata una  modifica sostanziale che colpisce uno dei punti cardine della proposta di  legge. E si badi che è  scaturita da una iniziativa popolare promossa nel 2007 dai comitati per l’acqua pubblica. Ora s cambia per tornare, forse,  allo scenario ante referendum. L’amarezza colpisce i custodi dell’acqua bene comune.Le votazioni in Commissione Ambiente hanno permesso di mantenere la definizione di servizio idrico, come servizio pubblico locale di interesse economico generale. Una specie di compensazione  per contenere le proteste  degli ex  referendari che comunque non demordono. In Parlamento hanno trovato  sostegno  nei  cinquestelle e nei  nei deputati di Sinistra e libertà. Le modifiche lasciato intatto il principio della gestione basata sulle tariffe di erogazione. L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) a questo proposito mantiene ancora  le proprie competenze. Si è stabilita la priorità degli affidamenti diretti in favore di società interamente pubbliche (i cosiddetti affidamenti in house), per le quali è  prevista una corsia preferenziale nella destinazione dei finanziamenti della Cassa depositi e prestiti per investimenti in materia ambientale. Buona comunque, la priorità nell’ assegnazione di finanziamenti comunitari  per nuove opere in materia di trattamento delle acque reflue. Il  punto è strategico,di lungo periodo,  dato che da in tutta Italia non si riesce ancora  ad applicare la normativa europea e si pagano multe pesantissime. Garantista anche l’emendamento per  il quantitativo minimo vitale di 50 litri d’acqua pro capite giornalieri, da erogare gratuitamente ed anche in caso di morosità.  Non avevano bisogno , i deputati,  di apprendere che ci sono migliaia di persone in  quartieri difficili dove le aziende erogatrici sospendono l’erogazione. Un novità – non si sa ancora quanto comprensibile ai comuni cittadini – l’inserimento in bolletta dal 2017, dei dati sugli investimenti realizzati dal gestore del servizio, sulle perdite della rete e sulla qualità dell’acqua erogata. Forse l’ultimo artificio per immaginare l’acqua pubblica***

(Fonte foto: rete internet)

SOCIETA’/PUBBLICO E PRIVATO

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