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Se l’acqua è (non tanto) pubblica
Ancora novità sulla gestione del servizio. Può essere affidato ai privati. Agli utenti morosi 50 litri di acqua giornalieri garantiti.
Come nel classico gioco del meccano – monti e smonti i pezzi – la riforma del servizio idrico appassiona più i gruppi politici che gli animatori dei Comitati. I primi, a fasi alterne, intervengono con nuove norme e provvedimenti cogenti; i secondi masticano la delusione per battaglie che rischiano di andare in soffitta. Prima di tutto orfani del risultato ottenuto con il referendum sull’acqua pubblica di cinque anni fa. Agitazione e delusione. L’ultima modifica arriva direttamente dal Parlamento .Senza altri interventi avrà impatti su tutte le Regioni e i loro ambiti di gestione. Buon ultima in classifica la Campania. La Commissione Ambiente della Camera ha approvato due emendamenti dei deputati Pd sulla proposta di legge sulla ripubblicizzazione del servizio. E’ stato soppresso un articolo che prevedeva l’affidamento della gestione solo a enti di diritto pubblico, la decadenza di tutti gli affidamenti a società terze e la trasformazione delle società di gestione miste in società interamente pubbliche. Cambiato. E’ stata operata una modifica sostanziale che colpisce uno dei punti cardine della proposta di legge. E si badi che è scaturita da una iniziativa popolare promossa nel 2007 dai comitati per l’acqua pubblica. Ora s cambia per tornare, forse, allo scenario ante referendum. L’amarezza colpisce i custodi dell’acqua bene comune.Le votazioni in Commissione Ambiente hanno permesso di mantenere la definizione di servizio idrico, come servizio pubblico locale di interesse economico generale. Una specie di compensazione per contenere le proteste degli ex referendari che comunque non demordono. In Parlamento hanno trovato sostegno nei cinquestelle e nei nei deputati di Sinistra e libertà. Le modifiche lasciato intatto il principio della gestione basata sulle tariffe di erogazione. L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) a questo proposito mantiene ancora le proprie competenze. Si è stabilita la priorità degli affidamenti diretti in favore di società interamente pubbliche (i cosiddetti affidamenti in house), per le quali è prevista una corsia preferenziale nella destinazione dei finanziamenti della Cassa depositi e prestiti per investimenti in materia ambientale. Buona comunque, la priorità nell’ assegnazione di finanziamenti comunitari per nuove opere in materia di trattamento delle acque reflue. Il punto è strategico,di lungo periodo, dato che da in tutta Italia non si riesce ancora ad applicare la normativa europea e si pagano multe pesantissime. Garantista anche l’emendamento per il quantitativo minimo vitale di 50 litri d’acqua pro capite giornalieri, da erogare gratuitamente ed anche in caso di morosità. Non avevano bisogno , i deputati, di apprendere che ci sono migliaia di persone in quartieri difficili dove le aziende erogatrici sospendono l’erogazione. Un novità – non si sa ancora quanto comprensibile ai comuni cittadini – l’inserimento in bolletta dal 2017, dei dati sugli investimenti realizzati dal gestore del servizio, sulle perdite della rete e sulla qualità dell’acqua erogata. Forse l’ultimo artificio per immaginare l’acqua pubblica***
(Fonte foto: rete internet)
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