I cristiani perseguitati

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I cristiani sono stati sempre perseguitati. Anzi, il banco di prova della testimonianza evangelica, quella vera, è proprio la persecuzione. Lui ce lo aveva detto: “Hanno perseguitato me….”. Ma nessuno poteva prevedere quanto è successo a Pasqua: l’attentato terroristico nel parco giochi di Lahore nella Domenica di Pasqua è stato uno dei  più sanguinosi  contro i cristiani in Pakistan . È tradizione anche in Pakistan, come del resto da noi, che dopo la liturgia pasquale si esca per festeggiare con la famiglia e gli amici. E i terroristi, non potendo colpire le chiese, protette dalle forze di sicurezza,  hanno scelto un altro obiettivo, quello della festa di famiglia. La carneficina di Pasqua a Lahore, dove hanno perso la vita più di 70 persone tra cui 30 bambini, è stata rivendicata da una fazione dei talebani pachistani, nota per la ferocia dei suoi attacchi nella regione di Peshawar negli ultimi mesi e che un anno fa aveva attaccato, di domenica, due chiese nel periferico quartiere cristiano di Lahore,  dove morirono altre 17 persone. In  Pakistan è presente una  minoranza cristiana. E proprio questi luoghi cristiani sono stati attaccati negli ultimi anni con maggiore violenza. Tuttavia questa situazione drammatica non ha impedito loro di celebrare le grandi feste cristiane di Natale e Pasqua con una devozione e una partecipazione vaste e commoventi. La minoranza cristiana raccoglie, tra tutte le denominazioni, poco meno del 2% della popolazione. I cristiani appartengono quasi tutti alle classi più povere, sono impiegati in lavori umili e faticosi. Generalmente vivono in quartieri marginali delle grandi città o in villaggi cristiani che purtroppo, recentemente, sono stati a loro volta bersaglio di attacchi violenti. Si tratta di una minoranza viva, vibrante, non silenziosa e non nascosta. I cristiani sono cittadini pachistani e lo riaffermano in ogni circostanza. Non sono e non si sentono stranieri e sono presenti nella vita pubblica del Paese. I cristiani hanno scuole, ospedali, centri di carità. Sono luoghi aperti a tutti, specialmente ai musulmani che rappresentano la stragrande maggioranza dei cittadini, il 97%. Sono luoghi di convivenza, pacifici, dove si mostra la possibilità di abitare insieme la città dell’uomo nel rispetto e nella pace tra tutte le componenti etniche e religiose della società. Nelle scuole cattoliche imam vengono a insegnare le ore di religione islamica agli studenti musulmani, mentre gli alunni cristiani studiano il cristianesimo. Eppure, nonostante tutti questi aspetti positivi di bella convivenza,   sembra quasi che  oggi gli ideali di pace possano essere spazzati via da una forma di estremismo violento e cieco, quello dei talebani, che non riconosce le minoranze, attacca la convivenza pacifica e punta alla creazione di una sorta di califfato che vorrebbe comandare l’intero Paese.  Sono fenomeni sempre più aggressivi e spregiudicati, di fronte ai quali l’apparato statale non sembra preparato. E tante sono anche le vittime musulmane di questi attacchi terroristici. Non è, quindi, un attacco solo ai cristiani. Certo le domande possono essere tantissime. Ma la risposta, per noi cristiani, è ancora una volta  nella Croce di Cristo. E, i cristiani, imitano il Maestro. Anche se abbiamo tutti la speranza che un giorno ci sarà la pace. Dopo i tempi durissimi di questi giorni, anche nella nostra Europa. ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE http://ilmediano.com/category/sociale/annunciare-denunciare-rinunciare/ (fonte foto: rete internet)

Se Isaia Sales scrive che le mafie appartengono “pienamente alla storia politica e istituzionale dell’Italia”…..

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I fatti di Quarto e le riflessioni di Saviano sui mafiosi e sui camorristi che si infiltrano nei movimenti, nei partiti e nelle istituzioni sono una conferma della nuova e clamorosa lettura che Benigno e Sales fanno del rapporto tra Stato e mafie, dall’Unità ad oggi.   “Contro i mafiosi infiltrati non abbiamo anticorpi” ( Roberto Saviano) Capita che nello spazio di poche settimane due libri, “La mala setta” di Francesco Benigno, pubblicato da Einaudi, e “Storia dell’Italia mafiosa” di Isaia Sales, edito da Rubettino, descrivano in una prospettiva radicalmente nuova le relazioni tra le mafie – camorra, ‘ndrangheta e mafia siciliana – e lo Stato italiano, dall’Unità a oggi. I due autori sono studiosi serissimi e uomini delle istituzioni: Francesco Benigno è professore universitario di storia moderna e di metodologia della ricerca e Isaia Sales insegna storia delle mafie al “Suor Orsola Benincasa” di Napoli ed è stato sottosegretario al ministero del Tesoro nel primo governo Prodi: insomma, le loro pagine non mirano a far chiasso, sono misurate e ponderate in ogni parola. Mi auguro che di questi due libri si parli anche nelle scuole, ma non credo che accadrà. Capita poi che i fatti di Quarto e le riflessioni di Roberto Saviano (“Repubblica”, 16 gennaio) confermino la tesi di Sales e mi suggeriscano di pubblicare alcuni fondamentali passaggi dell’ultimo capitolo del libro, quello delle “Conclusioni”. Al libro di Benigno, che analizza le vicende degli anni 1859- 1878, dedicherò tra non molto alcuni articoli: devo dire, per correttezza, che anche Benigno e Sales, come Francesco Barbagallo, Marcella Marmo e Mascilli Migliorini parlano, genericamente, di “camorra napoletana”, senza far distinzione tra la camorra della città di Napoli e quelle del Vesuviano e del Nolano, che a parer mio, già in età borbonica costituiscono un fenomeno “originale”, e per certi aspetti già orientato verso strategie che anticipano il Novecento. Scrive Sales:” Nella storia dello Stato italiano va registrato il riconoscimento di un altro potere, quello delle mafie, che si affianca a quello statuale. E tale riconoscimento avviene all’indomani dell’unità d’Italia e accompagna tutta la storia nazionale. La violenza mafiosa è stata utile agli equilibri della nazione”. Per la mafia siciliana era una verità già consolidata, grazie all’analisi storiografica del prof. Giuseppe Carlo Marino. Anni fa, quando Giuseppe Ayala venne a Praja a Mare a presentare il suo libro sugli amici Falcone e Borsellino, una signora napoletana gli domandò se lo Stato può vincere la partita contro la mafia. E Ayala, “giocando” con la metafora sportiva, rispose che potrebbe vincerla facilmente, se certi giocatori schierati nella squadra dello Stato non avessero la pessima abitudine di giocare per gli avversari e di farsi autogol in serie. Era implicita, nella risposta del magistrato, la sprezzante condanna anche degli “allenatori” e dei compagni di squadra che non cacciano via i traditori, e permettendo che essi restino in campo, si fanno coinvolgere, fatalmente, nel loro tradimento. Del resto, Giovanni Falcone l’aveva scritto: tutto dimostra che Cosa Nostra non si oppone allo Stato, ma è piuttosto “un’organizzazione parallela”. La novità dell’analisi di Sales sta nel fatto che la qualifica di “organizzazione parallela” viene estesa non solo alla ‘ndrangheta, ma anche alla camorra. Che la camorra abbia “lavorato” e possa ancora “lavorare” al servizio dello Stato, è verità accettata da tutti, ormai: ma anche gli studiosi e gli osservatori più attenti hanno sempre pensato che fossero episodi circoscritti e “servizi” saltuari, e che solo una piccola parte della società civile e del ceto politico tenesse le mani nella stessa pasta in cui le tenevano i camorristi. “Per più di un secolo e mezzo – scrive Sales – “si è registrata la sostanziale impunità per i membri delle organizzazioni mafiose “: e a garantire questa impunità hanno “contribuito pienamente” tutte le istituzioni dello Stato, anche quelle che per obbligo d’ufficio avrebbero dovuto indagare, arrestare, condannare. “E’ stata l’impunità la grande legittimazione delle mafie di fronte ai ceti popolari” (pag.376). E poche pagine dopo Sales osserva acutamente che anche il radicamento delle mafie al Nord dimostra “indiscutibilmente” che l’identità mafiosa appartiene “alla storia del Paese prima ancora che a quella del Mezzogiorno,,.Le mafie ci appartengono. Come italiani, prima che come meridionali”. (pag. 408). Commentando i fatti di Quarto in un articolo su una “ricetta di Biagio”, e dunque mescolando gioco e serietà, espressi la mia meraviglia per l’ingenuità di un clan storico e carico di esperienza che si fa “intercettare” mentre tratta questioni pericolose, meritevoli di colloqui a quattr’occhi: non escludevo che quel clan avesse abilmente “contaminato” il Movimento di Grillo per “sputtanarlo”. Sabato, su “Repubblica”, Roberto Saviano ha parlato dei “boss mascherati”, e in particolare del “pentito” siciliano Francesco Campanella, braccio destro di Nino Mandalà, boss di Villabate. Del consiglio comunale di Villabate il Campanella era stato presidente, e in qualità di presidente aveva contribuito alla nascita di un Osservatorio sulla criminalità, “con il consenso di Mandalà e di Provenzano”. L’antimafia dei mafiosi, l’anticamorra dei camorristi, i camorristi e i mafiosi campioni della legalità: è un tema affascinante. “Contro i mafiosi infiltrati”, osserva Roberto Saviano, “non abbiamo anticorpi…non è facile riconoscerli. I mafiosi non hanno coppola, non parlano dialetti incomprensibili. Sono identici a noi.”. E subito dopo Saviano parla di Quarto, degli errori clamorosi che a Quarto sono stati commessi dal Movimento 5 Stelle, “il più pulito dei partiti”. L’ analisi di Saviano merita una attenta riflessione, e molto più spazio. Ma mi permetto di far notare, ancora una volta, che la “madre” dei problemi oggi non è tanto la classe politica, quanto la burocrazia. A metà degli anni ’80, dopo aver vinto la guerra con la NCO, alcuni clan della “Nuova Famiglia” mettono le mani, nel Nolano e nel Vesuviano, sulle opere pubbliche e sulla costruzione dei grandi centri commerciali. Gli atti ufficiali (processi, dichiarazioni dei pentiti, verbali di indagini) dimostrano che queste scelte impongono ai capi dei clan di modificare radicalmente le strategie e di stringere “relazioni” non più solo con la classe politica, ma anche con i burocrati. I burocrati diventano interlocutori privilegiati, quando la dissoluzione dei partiti storici e della Prima Repubblica portano al potere una classe politica di qualità non elevata, e nei Comuni inizia la stagione del “partito dei sindaci” e, in non pochi casi, di un populismo pericolosamente ridicolo. Su un punto Marmo, Barbagallo, Marino, Sales e Saviano sono d’accordo: il potere delle mafie è un potere di relazioni.        

Sant’Anastasia, da domani di nuovo il medico sull’ambulanza del 118. Ma presto il servizio potrebbe essere definitivamente spostato dal paese.

Lavori in corso a Pollena Trocchia in locali che servirebbero ad ospitare il servizio 118 di Sant’Anastasia e Somma Vesuviana. Stando a indiscrezioni, Sant’Anastasia non avrà più l’ambulanza sul territorio al massimo entro maggio prossimo. Da domani, 1 aprile, dopo tante polemiche, manifesti, interrogazioni, interessamenti della politica locale e regionale, scaramucce sui meriti, comunicati stampa e controcomunicati, rivendicazioni e quant’altro, il risultato c’è: sull’ambulanza del 118 che serve il territorio ci sarà di nuovo un medico. O meglio, due. A turno, naturalmente. Entrambi i professionisti arriverebbero da fuori regione con un contratto di otto mesi. Ma la lunga odissea del 118 non sembra finita. Intanto pare definitivamente tramontata l’allocazione del servizio in locali della scuola Elsa Morante. Si era parlato di altre soluzioni ma di certo non vi è davvero nulla. Fatto sta che molto presto il servizio non potrà più restare in via Arco. E allora? La soluzione sembrerebbe averla trovata l’Asl. Per ora senza disposizioni di servizio ufficiali ma i fatti starebbero in questo modo: l’ambulanza del 118 non rimarrà a Sant’Anastasia. Per ospitare il servizio sarebbero in corso, e già parecchio avanzati, lavori in alcuni locali ubicati a…Pollena Trocchia. Perciò, dopo il servizio di veterinaria, la farmacia e altri servizi, Sant’Anastasia si vedrà scippare, a meno di auspicabili smentite, anche il 118.

La vita è tutta un social?

Il punto interrogativo è d’obbligo perché che la nostra vita sia “social” cioè condivisa con altri – conosciuti e/o sconosciuti – è innegabile, quanto lo sia dipende da noi e dai nostri parametri. Oggi ne parliamo con Ernesto Bellini, l’autore di due libri incentrati sul racconto delle sue – e delle nostre – giornate attraverso i post condivisi sul social network più diffuso al mondo, Facebook. Lo incontriamo in occasione della presentazione – a Napoli e Pomigliano d’Arco – del suo secondo libro “Nonostante Facebook sto crescendo una figlia. Di vaga origine pugliese, milanese di nascita, reggiano di adozione, napoletano per vocazione, Ernesto Bellini è pronto alla presentazione del suo “Nonostante Facebook sto crescendo una figlia” a Napoli e a Pomigliano d’Arco. La scelta dei luoghi in cui ha finora presentato il libro, per l’autore, è puramente affettiva e il nostro territorio non si differenzia dagli altri. Così dopo Cinisello, Reggio Emilia e Correggio è la volta di luoghi scelti perché affascinano, catturano e divertono. Noi qui siamo pronti ad accoglierlo con tutta l’energia vesuviana che a lui piace tanto. “Nonostante Facebook sto crescendo una figlia” è il secondo libro della “saga” e, come il primo, “Nonostante Facebook ho fatto una figlia”, nasce traendo i suoi contenuti dai post scritti dall’autore sul social fb. Un libro innanzitutto divertente, ironico, scanzonato. Difficile non ritrovarsi in qualche post, non riconoscersi in alcuni dei comportamenti descritti e in alcuni dei “personaggi” che, altro non sono, se non le persone che l’autore incontra ogni giorno, le persone con cui si rapporta, interagisce e che diventano protagonisti di un libro perché – oggi funziona così – la nostra vita – interamente o in parte – la condividiamo con il mondo intero, la rendiamo “social”. Chi è dotato di sana autoironia non potrà che rivedersi nel libro, ritrovarsi nei post e riderne. E’ un libro che partendo dall’ironia offre comunque diversi spunti di riflessione: come guardando in uno specchio rivediamo noi e la società che formiamo, a volte, lo ammetto, si ride a denti stretti, il paradossale suscita sarcasmo e quel paradossale siamo comunque noi. Ogni capitolo è dedicato ad un argomento, in un ordine alfabetico che aiuta il lettore ad orientarsi, a leggere per tematiche seguendo il personale estro del momento. Gli spunti di maggiore riflessione dal capitolo “G come genti”, le risate più dirette nei capitoli “F come Facebook” e “T come Tassista a Milano” un capitolo scritto dal fratello di Ernesto che, inutile dirlo, racconta gli incontri con gente dalle personalità più disparate. Bello anche il capitolo “C come comicità” in cui l’autore omaggia gli artisti comici che maggiormente ammira, veri pilastri della comicità italiana ed internazionale. Una menzione speciale al capitolo “Q come Quelli che…”, omaggio al giornalista Beppe Viola. C’è anche l’Amore – infinita tenerezza e allegria – che suscita il capitolo dedicato a lei, Agata, la figlia che cresce nonostante la dedizione del suo papà sia divisa tra lei e Facebook. Premesso che io Ernesto lo conosco da tanti anni e che siamo amici, vi dico che nelle domande che seguono ho voluto metterlo in difficoltà come solo un vero amico può fare e lui me lo ha concesso, rispondendo sempre e senza reticenze, come solo un vero amico sa fare, regalandomi il piacere di un’intervista irriverente. D: Partiamo subito con la domanda scomoda: Come per alcune opere d’arte contemporanea, leggendo il tuo libro qualcuno potrebbe pensare “avrei potuto scriverlo io!”… Invece? E avrebbe ragione. Senonché uno spirito di osservazione, quale ho sviluppato io, necessita di anni di allenamento, di sfighe inenarrabili e frequentazioni equivoche. D: “Nonostante Facebook…” ma secondo te, siamo davvero così impegnati a rendere “social”, la nostra vita da viverla in funzione di questi strumenti? Io credo che lo strumento di Facebook – non voglio qui citare Eco, di cui ho letto a malapena il Nome della Rosa – abbia dato voce a un mondo di persone che aveva bisogno della propria vetrina aperta. Forse per alimentare il proprio ego (questa è autobiografica) forse perché non aveva di meglio da fare. Sicuramente, in molti casi, per crearsi un’immagine mistificata. Da sempre penso che, magari in modo semplicistico, se il miliardo di iscritti a Facebook, dedicasse al volontariato un terzo del tempo in cui naviga compulsivamente tra foto di gattini e del cibo che consumano gli amici, il mondo sarebbe migliore. D: Sei una giovane penna che pubblica su carta; è una scelta “tattica” o una scelta “di cuore”? Direi più una scelta di cuore, mia e del grafico, gentiluomo all’antica. Continua a piacerci l’odore della carta, il possedere fisicamente il libro, magari farci le sottolineature a matita e riempirci la libreria, per quando vengono gli amici a casa. Poi, capisco che, ai tempi degli e-book, dovremo provvedere a creare la versione online, magari qualche copia in più la venderemmo. D: Come dicevo introducendo il libro, ci hai descritti un po’ tutti, difficile non ritrovarsi in almeno uno dei 2601 post. In realtà chi ti manca? C’è qualcuno di cui non hai parlato? Ho risparmiato Gesù Cristo, tenuto conto che non sono abbastanza ateo e il tema della religione è delicato quanto il calcio. In realtà, la composizione dei capitoli ha subito una discreta scrematura, rispetto ai pensieri più salaci pubblicati negli anni su Facebook. D’altra parte, cosa non si farebbe per vendere qualche copia in più. Ma direi che in quei 2601 pensieri siamo rappresentati tutti. D: Un libro del genere, un libro che definirei senza peli sulla lingua dà all’autore la soddisfazione di “dirne quattro a…” sebbene scherzando? Traducendo dal napoletano si direbbe: “ti sei tolto qualche pietra da dentro le scarpe? Mi viene da rispondere: ma a chi gliene frega dei miei sassolini nella scarpa? Ho soltanto voluto rappresentare il mio punto di vista, nel bene e nel male, consapevole che serva ben altro per cambiare il mondo. Mi accontento di fare esercizio di ironia, dote che mi ha aiutato a sopravvivere a ‘sta vita complicata. D: Questo è il secondo libro della saga “Nonostante Facebook”, ma io che ti conosco da un po’ di anni so che hai scritto anche altro: Ernesto sta giocando a far lo scrittore, oppure realizzerebbe un sogno? Prendo la prima: sto giocando, semplicemente. Ho fatto gli studi bassi e sono consapevole dei miei limiti. Ho sempre scritto racconti brevi, raccolte di pensieri, descritto personaggi. Ma non mi ha mai sfiorato l’idea di cimentarmi in un romanzo, su questo voglio tranquillizzare tutti. Iniziai con un tema sulla Formula Uno in terza media, che ricordo molto apprezzato. Tra l’altro odio la Formula Uno. Noi alle presentazioni dei tuoi libri ci saremo, per affetto sì, ma anche perché il libro hai saputo scriverlo davvero bene. “Nonostante Facebook sto crescendo una figlia” sarà presentato presso: Libreria Edicolè Mondadori Point – Napoli, Calata Porta di Massa Venerdì 1 Aprile ore 15:00; Soul Lounge e Grill – Pomigliano d’Arco, Piazza Mercato 14 – Venerdì 1 Aprile ore 20:00.  
La copertina del libro
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Licenziamenti Almaviva e Gepin: mille grida di aiuto dalle strade di Napoli

Stamane grande corteo dei lavoratori dei call center nel capoluogo partenopeo. Con loro i dirigenti dei tre sindacati e Valeria Ciarambino. Oltre mille persone che lanciano l’appello a non perdere altri posti di lavoro. I dipendenti dei call center Almaviva e Gepin Contact hanno voluto rispondere con una partecipazione massiccia ai licenziamenti, riempiendo stamattina il corteo che a Napoli dalla sede di via Brin di Almaviva ha raggiunto il municipio prima e infine la sede della presidenza della giunta regionale, a Santa Lucia. A ogni modo l’occupazione della sede di Almaviva stamane non c’è stata. La Slc Cgil, che aveva annunciato l’iniziativa, ha preferito partecipare al corteo fortemente voluto dal primo momento dagli altri due sindacati di categoria, la Fistel Cisl e la Uilcom. Al posto dell’occupazione i militanti della Cgil hanno inscenato un flash mob liberando in aria, dal piazzale antistante l’ufficio, 400 palloncini rossi, tanti quanti sono i licenziamenti annunciati dall’azienda. Quindi la partenza del corteo, intorno alle 10, che ha paralizzato il traffico del centro di Napoli. Tra la folla si poteva distinguere Valeria Ciarambino, unico politico di spicco a prendere parte attiva nella protesta. Si potevano vedere anche le bandiere del Pcl, il Partito comunista dei lavoratori. “Noi ci siamo mossi – spiega la capogruppo regionale del Movimento Cinque Stelle – con le interrogazioni parlamentari di Luigi Di Maio per Almaviva e Gepin e con una mozione alla Regione, attraverso cui abbiamo chiesto che la Regione Campania faccia una scelta politica chiara, mettendo in campo tutti gli strumenti in suo possesso atti a favorire la permanenza delle aziende nel suo territorio: non ha senso creare nuovo lavoro se perdiamo quello che c’è già. Inoltre chiediamo che la Regione si attivi innanzitutto per sollecitare i tavoli ministeriali e per controllare in che modo stiano operando le aziende dei call center. In particolare chiediamo al governo centrale cosa sia facendo contro le delocalizzazioni, sul fronte dell’applicazione della clausola sociale, contro le gare al massimo ribasso, favorite proprio da enti parastatali”. La partecipazione al corteo è stata, come anticipato, massiccia. “E’ una magnifica giornata di partecipazione – ha confermato Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl di Napoli e della Campania – stiamo portando i lavoratori Almaviva e Gepin fino a palazzo Santa Lucia e lo faremo sempre, con tutti i lavoratori di tutti i call center. A noi le campagne elettorali non interessano, a noi interessa risolvere il problema concreto dei lavoratori”. Dopo le divisioni degli ultimi giorni a Napoli si è fatta avanti la pax sindacale. “Questo di oggi è uno sciopero unitario e ne seguiranno altri  – ha affermato Alassandra Tommasini, segretaria generale della Slc Cgil della Campania – Almaviva non può pensare di scaricare ogni volta i problemi economici sui lavoratori, che hanno fatto già tanti sacrifici. Per Gepin la situazione è più grave perchè Poste ha fatto una gara al massimo ribasso assolutamente insostenibile per l’azienda. In entrambi i casi lotteremo duramente per risolvere in maniera positiva questa situazione”. Massimo Tagliatela, segretario generale della Uilcom di Napoli e della Campania, ha puntato l’attenzione su tutto il settore dei call center. “E’ un problema dell’intero settore – ha confermato Tagliatela – ci vuole una volontà politica seria per affrontare il pericolo che le aziende stanno correndo. La clausola sociale non può essere rimandata alla contrattazione collettiva. Poi c’è la questione della delocalizzazione e quella delle gare al massimo ribasso, che stanno mettendo a rischio 40mila posti di lavoro entro la fine dell’anno”. Una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato il sindaco Luigi de Magistris, in municipio. Un’altra è stata invece ricevuta a palazzo Santa Lucia dall’assessore regionale Serena Angioli. Domani, alle 2 del pomeriggio, primo esame congiunto per Almaviva, presso l’Unione degli industriali di Roma. La procedura di mobilità, che coinvolge 3mila addetti delle sedi di Napoli, Palermo e Roma, scadrà il 5 giugno. Nessuna notizia invece per Gepin, la cui sede di Casavatore dovrà chiudere determinando il licenziamento, entro il 10 maggio, di tutti i suoi 220 addetti.        

Pollena Trocchia innovazione e tecnologia al servizio della sicurezza

Si è svolto nei locali del comune di Pollena Trocchia l’incontro tra il Sindaco Francesco Pinto e i rappresentanti delle forze dell’ordine, responsabili della sicurezza sul territorio, e del programma innovativo e rivoluzionario di videosorveglianza voluto per combattere la criminalità e limitare i reati ambientali che colpiscono ancora il territorio. Nella calda mattinata di oggi si è tenuta  grazie all’organizzazione dell’Amministrazione Comunale di Pollena Trocchia, la presentazione ufficiale del programma di videosorveglianza atto sul territorio. Un incontro fortemente voluto dal Sindaco Francesco Pinto per illustrare un progetto , assolutamente moderno ed innovativo, realizzato grazie anche al supporto del responsabile della società che ha realizzato la centrale, Nunzio Mormile. “Abbiamo fatto uno sforzo in proporzione anche alle dimensioni del nostro comune, sia economico che organizzativo, enorme, ritenendo la tecnologia uno strumento efficace e diretto per raggiungere obiettivi e combattere reati ambientali ancora presenti sul territorio e un modo per sopperire alle carenze di organico che le forze dell’ordine sono loro malgrado costrette a patire”. E’ quanto ha spiegato il sindaco Pinto aggiungendo che “Il nostro obiettivo è quello di implementare ulteriormente la videosorveglianza ed estenderla all’intero territorio comunale”. Un progetto che consente, grazie ad un server e ad un’antenna che raccoglie tutti i vari segnali, la possibilità di mettere in funzione un domani quasi 50 telecamere, implementando il sistema presente, senza nessuna opera invasiva. E ad oggi sono attive quindici postazioni tra cui 4 già esistenti e mai attivate in precedenza, alle quali si sono aggiunte tutte le altre utili per combattere soprattutto il problema dello sversamento illegale dei rifiuti, in zone come via Alveo Trocchia e via Ponte Valente. Aree che spesso sono  luogo di ritrovo dei giovani come Piazza Amodio, zone sensibili come via Capece Minutolo, via Casaliciello, via Massa oltre le già citate Alveo Trocchia via Ponte Valente strada di accesso ed entrata del nostro paese, a cui si intende dare particolare attenzione. Questo impianto oltre la chiara importanza per la sicurezza cittadina, è soprattutto uno strumento nuovo per la tipologia all’avanguardia di cui è composto, le immagini privilegiate in fase di registrazione infatti consentono di avere minore sgranatura, fotogrammi limpidi e immagini leggibili e chiare, come nessuna telecamere consentiva di ottenere fino ad ora. Un incontro chiaro e importante per sugellare l’unione delle varie forze che si occupano del territorio come una potenza unica atta a stringersi intorno ai cittadini per migliorarne la qualità della vita, facendo sentire l’appartenenza ad un unico nucleo che lavora per la comunità, rendendola partecipe. Lo confermano la voce quasi commossa e commovente e le semplici parole del vicario parrocchiale della Chiesa di San Giacomo in Pollena don Gennaro Busiello che ha benedetto i presenti e l’incontro, il lavoro futuro e tutta la volontà di chi lavora e si impegna per il benessere della collettività.

Somma Vesuviana, Casagrande al 1° Circolo R. Arfè per le riprese di un cortometraggio

Maurizio Casagrande sceglie l’istituto 1° Circolo R. Arfè di Somma Vesuviana per le riprese della serie web “Quello che vedo” di cui cura la regia. Abbiamo intervistato la Dirigente Scolastica, la Dott.ssa Carla Mozzillo.

La scuola non è una monade, ma è l’insieme di alunni, genitori e territorio. Componenti importanti da acquisire sempre in un’ottica di collaborazione.” 

Questo lo spirito della Dirigente Scolastica, la Dott.ssa Carla Mozzillo del 1° Circolo R. Arfè di Somma Vesuviana. Qui, solo pochi giorni fa, sono state girate le riprese della serie web “Quello che vedo” con la regia di Maurizio Casagrande. La Dott.ssa Mozzillo, gentilissima nell’accoglierci, ci ha raccontato come hanno reagito gli stessi alunni del 1° Circolo all’incontro con il noto attore napoletano.

Erano entusiasti, perché hanno conosciuto gli attori veri, non solo gli adulti, ma anche bambini come loro, alcuni dei quali erano affetti dalla sindrome di down, qualcuno ipercinetico, qualcun altro iperattivo ecc..”

Le riprese di “Quello che vedo” sono state promosse dalle associazioni Officine in scena e Tavole da palcoscenico nel quadro delle iniziative del Centro Neapolisanit di Ottaviano nell’ambito della Settimana dell’Autismo che partirà il prossimo 2 Aprile.

La nostra scuola è stata scelta da Casagrande” ha spiegato la Dirigente “Abbiamo accettato perché siamo sensibili alla tematica trattata, ma anche perché siamo favorevoli ad ogni forma di collaborazione attiva e partecipata con agenzie esterne, che siano impegnate sul territorio in modo che per i nostri alunni siano momenti di crescita e di spessore sociale.”

I piccoli alunni del plesso Capoluongo, così, sono stati protagonisti di un’esperienza unica e speciale, affiancando, da comparse, gli attori veri. La scena che li ha visti coinvolti è quella del suono della campanella d’uscita in un normale giorno di scuola. Infatti, su richiesta esplicita del regista, gli alunni delle classe quinte sono stati coinvolti, previa liberatoria dei genitori, nelle riprese di alcune scene del cortometraggio. Si è trattato di pochi minuti, ma sono bastati a lasciare un segno indelebile nel cuore di ciascuno di loro. Ma non solo i bambini, anche i cittadini di Somma Vesuviana, hanno salutato con gioia quest’iniziativa. Tanti i passanti e i vari negozianti della zona, che si sono accalcati davanti al plesso scolastico, accogliendo Casagrande e gli altri attori con applausi e complimenti.

La città di Somma Vesuviana ha reagito in modo festoso.” ha raccontato la Dott.ssa Mozzillo “ Di fronte alla scuola si è raccolto un assembramento di persone. Casagrande è stato a modo, molto semplice e disponibile con tutti. Ha fatto foto e firmato autografi, sempre col sorriso”

Un’esperienza insomma, che resterà nella mente e nel cuore di molti, ma se qualcun altro volesse fare un’iniziativa del genere?

Siamo aperti a tutti. “ ha rivelato con entusiasmo la Dott.ssa Mozzillo. “Sono nella scuola dal 74′ e mi sono sempre mossa così, anche se prima ero docente ed ora sono dirigente. Penso che la scuola non sia chiusa in se stessa, ma una realtà presente in un contesto. Per noi chiaramente è sempre una cosa positiva poter colloquiare e collaborare con le agenzie sul territorio, pervasi da uno spirito di servizio. La voglia che abbiamo è quella di valorizzare gli stessi bambini in modo che possano venir fuori eventuali passioni. A tal proposito svolgiamo tante iniziative. Non tutti andranno all’università per diventare medici, avvocati o altro, ci sarà qualcuno che sfrutterà la propria creatività per diventare attore, ballerino ecc… La scuola per me è anche questo, un modo per indicare la strada a chi la frequenta e siamo noi dirigenti ed insegnanti ad aiutare gli alunni accompagnandoli con dedizione lungo il percorso.”

D’Ambrosio e Tirelli in mostra al Summarte

Saranno Diana D’Ambrosio e Franco Tirelli i prossimi artisti protagonisti della mostra in programma alla galleria del Teatro Summarte di Somma Vesuviana dal 1 al 30 Aprile. Il vernissage con ingresso libero, avrà luogo il 1 aprile alle 19.00.
L’evento curato dalla direzione artistica di Teresa Capasso, vedrà i due artisti , impegnati in un’esposizione fatta di un gioco di rimandi con equilibrio e sinfonia visiva, che sembra addirittura dare risalto l’uno all’altra. Autoctona la loro espressione artistica, per ragioni diverse ma complementari.
Le opere di Franco Tirelli sono scene fluide di sovraesposizioni di colore e materia pittorica pura, le onde e gli squarci di colore sulle tele informali sono trasposizioni di vicende umane profondamente immanenti, di ciò che smuove e muove viscere e sentimento: passione, carne, cronaca. Un’urgenza espressiva che rimanda di volta in volta l’aspetto spirituale.
Altrettanto materica Diana D’Ambrosio, ma la fluidità lascia il posto allo studio delle forme nella sua arte. Le sue sculture cedono nella ruggine dei suoi metalli assemblati, accostati quasi sempre al tufo, materiale di cui Erri De Luca scrive:
“… il tufo non è pietra. E’ la stesura di materia in fiamme, sputata fuori e raffreddata al sole. E’ sughero di terra che tiene bene la chiusura e fa respirare, va bene per sepolcro e per cantina. E’ la materia di cui è fatto il carattere del nostro luogo e dei suoi abitanti. […] C’è tufo nel maestrale e nello scirocco, nelle onde del mare e nelle rughe delle nostre facce. C’è tufo sulfureo nelle collere della città irritabile e incendiaria….”
La mostra di questi due artisti segue il loro già consolidato rapporto di amicizia e di rispetto per il reciproco lavoro, si legge in loro un supporto ideale per il percorso dell’altro, un percorso artistico anche simbolico e catartico per la lettura che ne fa l’osservatore.
Chi: Diana D’Ambrosio e Franco Tirelli
Dove: Galleria d’arte del Teatro Summarte
Quando: dal 1 al 30 aprile
Per info: 081 362 9579

“Siamo tutti migranti”: dal 7 all’11 aprile a Nola il Festival dei diritti dei ragazzi

Trenta scuole del territorio vesuviano e nolano coinvolte, migliaia di studenti e più di venti associazioni ed enti non-profit di tutta la Campania partecipanti e un tema, “Siamo tutti migranti”, che è un invito alla riflessione e all’impegno civile. Prende il via il prossimo 7 aprile e terminerà l’11 la quarta edizione  del Festival dei diritti dei ragazzi, organizzata dall’Ufficio Scuola della Diocesi di Nola, dalla Cooperativa Sociale Irene’95 e dal Comune di Nola, col patrocinio della Regione Campania. Uno spazio/tempo annuale fisso di confronto, riflessione e, soprattutto, di incontro sui diritti dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, affinché cresca l’attenzione alla tutela dei loro diritti e al loro protagonismo nella comunità. L’iniziativa si terrà in piazza Duomo, a Nola, ma nel corso del Festival ci saranno numerosi incontri e convegni in vari luoghi della città bruniana. Alle 9,30 di giovedì 7 aprile si terrà la festa di apertura, alla quale parteciperanno gli studenti e i docenti delle scuole coinvolte, gli organizzatori e i rappresentanti dell’amministrazione comunale (il sindaco Geremia Biancardi e l’assessore all’istruzione Cinzia Trinchese):  piazza Duomo diventerà festosa, giocosa, colorata, musicale, per affermare il diritto di tutti i ragazzi a vivere “senza frontiere”. Alle 17,30 dello stesso giorno, nell’atrio del palazzo municipale ci sarà il primo incontro del Festival, al quale parteciperanno Virgilio Marone (Direttore Ufficio Scuola Diocesi di Nola),  Paolo Mancuso (Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola), Elena de Filippo  (Presidente Cooperativa Sociale “Dedalus”), Sergio Serraino (Responsabile Ambulatorio Castelvolturno), Francesco Dandolo  (Responsabile Migrazioni Comunità di Sant’Egidio – Napoli). Modera Fedele Salvatore della Cooperativa Sociale Irene ’95. Alle 20,30, invece, nel teatro Umberto sarà messo in scena lo spettacolo “Memoria Migrante”, allestito dagli studenti di quattro scuole di Cicciano, Marigliano, Casamarciano e Nola.   Il Festival proseguirà, poi, con altri convegni, spettacoli, concerti, laboratori di studio, eventi sportivi. Venerdì 8 aprile, nel palazzo vescovile di Nola, alle 9, è previsto anche l’intervento, tra gli altri, dell’assessore regionale alle politiche sociali Lucia Fortini.   Lunedì 11 aprile ci sarà l’ormai consueto finale, con la marcia dei diritti dei ragazzi, a partire dalle 9,30 in piazza Duomo: presenti migliaia di giovani e giovanissimi, con la partecipazione del sindaco di Nola Geremia Biancardi, del Procuratore della Repubblica Tribunale di Nola Paolo Mancuso e di  Sua Eccellena Monsignor Beniamino Depalma, Arcivescovo di Nola. Alle 18,30, nell’atrio del palazzo municipale, la festa di chiusura del festival, con esibizioni teatrali e musicali e una mostra fotografica.   Il Festival dei diritti dei ragazzi nasce dal basso, nella logica della comunità educante, tra una rete di soggetti pubblici e privati accomunati da un patto «con l’intento di impegnarci a creare un movimento educativo e sociale che contribuisca attivamente a conseguire il fine del rispetto e della promozione della dignità delle ragazze e dei ragazzi del nostro territorio» (dalla “Carta d’intenti” del Festival)   È possibile scaricare e consultare il programma completo del festival a questo indirizzo web:  

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Nola, al via la prima edizione dell’Ecomoratona nell’agro Nolano

L’ASD Atletica Nolana presenta la prima edizione dell’Ecomoratona dell’agro Nolano: Castelcicala Ecomarathon che si svolgerà il 3 Aprile 2016 a Nola. Un evento sportivo a carattere competitivo e non competitivo che attraverserà i sentieri di “Ghe Kalé” (Terra Bella), lungo un percorso storico culturale di circa 16km con un dislivello positivo di 600m. L’evento rientra nel circuito gare “Trail delle Contrade” di cui sarà la seconda tappa. Il percorso, a carattere collinare, è prevalentemente sterrato con pochi tratti di asfalto in un contesto naturalistico e paesaggistico; si attraverseranno uliveti, noccioleti e agrumeti. Inoltre il percorso toccherà alcuni punti di interesse storico e religioso come “Il castello di Cicala” che farà da cornice alla manifestazione con partenza e arrivo, il Castello di Casamarciano, l’eremo dei Camaldoli con il passaggio all’interno, l’antico sentiero dei “Camaldoli vecchio”. La gara, unica nel suo genere nell’agro nolano e oltre, alla sua prima edizione e a pochi giorni dalla chiusura iscrizioni sono previsti oltre 250 iscritti all’edizione competitiva e più di 100 all’edizione non competitiva.   L’evento sportivo nasce dall’idea del Presidente dell’Atletica Nolana: Antonio Santella ed stato realizzato grazie a tutti gli atleti della squadra che con tanto impegno e dedizione hanno reso possibile la sua organizzazione in più di 2 mesi di lavoro. La giornata sportiva dell’Ecomaratona, che ci auguriamo possa diventare un evento consolidato nel tempo con nuove edizioni e percorsi, vuole essere volano per lo sviluppo e la concretizzazione di percorsi naturalistici, culturali e sportivi di cui la nostra Bella Terra ha molto bisogno. eco_13 castel cicala