Nel più recente consiglio comunale, Forza Italia ha scelto l’astensione su alcuni punti all’ordine del giorno, riconoscendo all’amministrazione Piccolo almeno un punto a favore: quello di non aver aumentato le imposte. C’è chi ha visto ciò come un tentativo di «approccio» e fatto sta che voci insistenti parlano di un incontro tra il primo cittadino e un consigliere comunale azzurro. Abbiamo chiesto ad Antonio Granato, coordinatore cittadino e commissario di Forza Italia, come stanno davvero le cose.Antonio Granato
Forza Italia in maggioranza è uno scenario possibile? Il consigliere Antonio Granato, responsabile del partito in città è chiaro in merito: «Noi manteniamo il nostro impegno elettorale e facciamo opposizione – dice – siamo disponibili al massimo al confronto su alcune questioni e su punti condivisibili». Caso vuole però che le voci su un presunto incontro di un consigliere «azzurro» con Pasquale Piccolo si facciano sempre più incalzanti. «Il sindaco non ha chiamato me, ossia non ha chiamato il commissario e coordinatore cittadino di Forza Italia – risponde Granato – dunque se ha visto qualche altro consigliere vuol dire che è stato un incontro personale e, laddove ci fosse qualche scelta di un singolo, non c’è e non ci sarà sicuramente l’avallo del partito. Insomma, sarebbe una scelta personale che posso sicuramente rispettare ma non condividere».
Più chiari di così è difficile. Ma cosa è accaduto nel consiglio comunale di venerdì 29 aprile dove c’era all’ordine del giorno l’approvazione del piano finanziario per la determinazione dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani e quella della tariffa Tari 2016? Chi ha votato o non ha votato cosa, chi si è astenuto, cosa vuol dire ciascuna posizione nell’attuale situazione della gestione Piccolo che non può contare certo su una maggioranza blindata in assise? Alla votazione sulla delibera i presenti erano in 25. Sette (Auriemma, Cimmino, De Falco, Iorio, De Filippo, Mocerino, Salvatore Di Sarno) hanno votato contro, in tredici hanno votato a favore e ben cinque (Sommese, Di Pilato, Giandomenico Di Sarno, Granato e Di Palma) si sono astenuti, non senza frizioni tra i consiglieri Sommese e De Falco. Il primo ha infatti consigliato al consigliere Pd di «sciacquarsi la bocca prima di parlare dell’amministrazione Allocca», dopo un duro intervento in cui De Falco accusava l’amministrazione attuale di «prorogare» alcune usanze della precedente utilizzando alcuni escamotage.
Altro punto importante, forse ancor di più dal punto di vista politico come ha infatti rimarcato il relatore, ancora una volta il consigliere Nocerino, era quello riguardante le tariffe relative alla Tari 2016. A questa votazione erano presenti in 23 (Salvatore Di Sarno e Iorio avevano lasciato l’aula), i voti a favore sono stati ancora tredici, cinque i contrari (Auriemma, Cimmino, De Falco, De Filippo e Mocerino), cinque le astensioni (Sommese, Di Pilato, Giandomenico Di Sarno, Granato, Di Palma). Stesso scenario per la votazione sulla Tasi, qualche variante sulle determinazioni per l’IMU 2016. Ancora relazione di Nocerino e poi il voto. Ventuno presenti (assenti Iorio, Salvatore Di Sarno, De Filippo e Mocerino) ma 18 questa volta i voti favorevoli, per il «no» alla delibera hanno optato solo i consiglieri Pd, Auriemma, Cimmino e De Falco. Circa le determinazioni per l’addizionale comunale Irpef, i votanti erano venti: diciassette i voti favorevoli, tre i contrari (i consiglieri Pd).
Chi è bravo, tirasse le somme. C’è però una nota a margine dell’ultimo consiglio comunale sommese, ossia le esternazioni sui social dell’ex assessore ai Tributi della giunta Piccolo, dimissionario e già sostituito. Gaetano Di Matteo, il giorno successivo, ha rimarcato dalla sua pagina Facebook come, stranamente, con un punto importante come il piano finanziario prima e le varie tariffe poi, non ci sia stato un solo assessore che «ci abbia messo la faccia».
Venerdì 13 maggio nella cornice del teatro Summarte di Somma Vesuviana, sua città d’origine alle pendici del Vesuvio, il cantautore e musicista Emanuele Ammendola terrà un concerto sulla scia del nuovo album “Migrà”.
Diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Napoli ‘San Pietro a Majella’, Emanuele vive da tre anni a Milano, dove insegna musica nelle scuole medie. E “Migrà”, primo lavoro discografico da solista dopo la lunga esperienza con gli R’n’Fusion, è proprio la storia di un uomo impegnato in una delle attività più antiche e vitali: partire per andare oltre, per varcare il confine, per rinnovarsi. Un album che nasce da un’esperienza personale ma che lancia un pensiero d’affetto e lascia un senso di gratitudine verso le tante persone oneste che, giunte nel nostro paese da luoghi lontani e difficili, lavorano con estrema fatica, in condizioni degradanti e umilianti, senza mai ricevere il giusto riconoscimento.
Le liriche delle canzoni riescono ad esprimere con profonda intensità l’importanza e la ricchezza che la diversità offre al nostro futuro. Il messaggio di Ammendola così proiettato verso l’accoglienza e l’apertura rifugge da chi strumentalizza il diverso solo per identificarne un capro espiatorio. Lo stesso Emanuele, d’altronde, incarna nella sua figura e con la sua storia, il cittadino del Sud che emigra al Nord; una storia che per certi versi può essere assurta a simbolo universale di migrazione: può essere la stessa di un marocchino che arriva a Napoli o di un frontaliero lombardo che ogni giorno si sposta in Svizzera. Nell’identificazione con l’altro, nel gioco e nello scambio di identità che caratterizza tutti i migranti del mondo, sta l’eccezionalità e l’unicum dell’opera di Ammendola.
Le canzoni hanno un suono pop mediterraneo ed acustico. Registrate mentre nascevano, quasi inconsapevolmente, sono state affidate alla creatività degli amici e colleghi musicisti, senza avvalersi di una reale pre-produzione. Il risultato è la forte condivisione umana e musicaledi diversi talenti napoletani che da anni si ritrovano nello stesso modo di fare musica: Luigi Esposito al pianoforte, Marco D’Anna e Alberto Santaniello alle chitarre, Emiliano Barrella alla batteria e Antonio Esposito alla batteria e alle percussioni, oltre al contributo di altri musicisti della scena partenopea e nazionale: Michele Maione alle percussioni, Enrico Pelliconi alle fisarmoniche, Mario Romano alla mandola, Luca Martingano al corno, Anna Rita Di Pace al violino, Lara Molteni alla voce e Charles Ferris alla tromba.
L’album è realizzato anche grazie all’aiuto di chi, attraverso il famoso portale di crowdfunding Musicraiser, (https://www.musicraiser.com/it/projects/5532-migra-il-nuovo-album) ha supportato il progetto in cambio di un premio (tra cui il cd e il biglietto del concerto al Summare). Una parte di questa raccolta fondi, inoltre, sosterrà anche l’associazione “Etnos” in due progetti di accoglienza immigrati, “Atelier” ed “Etnolab: suona che ti passa” nel quale collabora lo stesso Ammendola. Il concerto, che avrà inizio alle ore 21.00, è fortemente voluto ed organizzato dall’ Arci e da altre associazioni culturali del territorio: Fontana chiara, Gli Amici del buon vivere, Universo di Mimì, Ass. Festa delle Lucerne, Percorsi di danza e la scuola musicale di Rosanna Cimmino.
I biglietti sono in prevendita al botteghino del teatro Summarte a un prezzo speciale di 7€ fino al 10 maggio; dopo tale data il prezzo è invece di 10€.
Il servizio educativo sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 15:30 alle ore 19:00. Lunedì, Martedì e Giovedì anche dalle ore 9:00 alle ore 12:00.Il Centro Socio educativo Lorenzo Milani opera nel territorio di Somma Vesuviana da più dieci anni, ed ha attivato i propri servizi alternativamente attraverso progetti messi a bando con i fondi regionali L. 328/2000 (Progetto Myricae) o in autofinanziamento.
Oggi, le attività riprendono in seguito all’aggiudicazione, da parte dell’Associazione il Pioppo Onlus, del nuovo Avviso pubblico dell’Ambito N22, per la gestione del Servizio integrato a supporto dell’infanzia e dell’adolescenza .
Il Servizio ha come obiettivo di fornire una risposta concreta ai bisogni delle famiglie, delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, tra 6 e 16 anni di età, residenti nel Comune di Somma Vesuviana, intervenendo complessivamente su attività relazionali e di aggregazione, di educativa territoriale, di promozione e di formazione, in collaborazione con Associazioni, Cooperative sociali, Enti locali, Strutture sanitarie e con le Scuole del territorio.
Le principali attività proposte saranno: sostegno scolastico, laboratorio dei sentimenti, attività di socializzazione, laboratorio espressivo e di artigianato creativo, counselling, sostegno alla genitorialità e mediazione familiare.
Oggi 9 maggio 2016, dalle ore 16:00 alle 18:30, presso la sede del Centro sita in Via Ferrante D’Aragona n.1, ci sarà una festa di accoglienza dei bambini/e e dei ragazzi/, con le loro famiglie e successivamente le attività proseguiranno come indicato.
Il Servizio sarà attivo:Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 15:30 alle ore 19:00Lunedì, Martedì e Giovedì anche dalle ore 9:00 alle ore 12:00
I bambini/e, i ragazzi/e e le famiglie, potranno accedere, in maniera spontanea, concordando un appuntamento telefonico, scrivendo una mail all’indirizzo centromilani@libero.it o contattandoci attraverso la pagina facebook del Centro Lorenzo Milani.
Per informazioni:
Il prof Antonio Saccone su Calvino e la scienza.
Nell’ambito del ciclo di lezioni a cadenza annuale, intitolato “Lezioni di Letteratura Italiana Contemporanea”, organizzato dal Liceo Scientifico-Linguistico-Artistico “E. Medi” di Cicciano, curato dal Dirigente Scolastico, prof. Pasquale Amato, dai docenti Carlangelo Mauro e Rosanna Napolitano, lunedì 9 maggio ore 9.30, presso il Centro Nadur, si è tenuta la Lezione magistrale del prof. Antonio Saccone, docente ordinario di Letteratura Italiana contemporanea all’Università degli Studi Federico II. La lezione è aperta al pubblico. Le attività didattiche mirano alla riflessione critica su autori canonici e ormai classici della contemporaneità in vista dell’Esame di stato per le Classi V.
Il titolo della lezione di Antonio Saccone è “La letteratura e le lusinghe della scienza: l’esperienza di Italo Calvino”. Al centro del discorso è la lettura che Calvino fa di Lucrezio, Ovidio, Galilei, Leopardi, il futurismo,Gadda, Primo Levi, gli autori che hanno assunto la scienza all’interno della loro opera. Il professore parlerà, per quanto riguarda le opere di Calvino, delle “Cosmicomiche”, di “Palomar” e delle “Lezioni americane”.
Gli interessi di ricerca del noto studioso sono rivolti in particolare a figure e tematiche della modernità letteraria; si segnalano i volumi: “Massimo Bontempelli. Il mito del ‘900” (1979); “Marinetti e il futurismo” (1984); “L’occhio narrante. Tre studi sul primo Palazzeschi” (1987); “Carlo Dossi. La scrittura del margine (1995); «“La trincea avanzata”» e «“La città dei conquistatori”». “Futurismo e modernità” (2000), “Futurismo” (2000); «“Qui vive / sepolto / un poeta»”. “Pirandello Palazzeschi Ungaretti Marinetti e altri”, (2008); “Ungaretti” (2012). Ha curato i libri collettivi «Tutto è degno di riso…». Declinazioni del tragico nella letteratura italiana tra Ottocento e Novecento (2012) e (con M. Palumbo) Tempo e memoria. Studi in ricordo di Giancarlo Mazzacurati (2000).
Il ciclo si è inaugurato l’11 dicembre presso il Centro Nadur del Comune di Cicciano con la lezione di Alberto Granese su Moravia cui è seguita la lezione di Giulio Ferroni il 17 febbraio su Pasolini. Gli allievi in ogni lezione pongono domande al relatore in una seconda parte dell’incontro per un dialogo interattivo.
Contemporaneamente si stanno svolgendo al Liceo “Medi”, in collaborazione con l’Associazione Culturale Sinestesie e La casa della poesia di Baronissi, incontri con poeti italiani e stranieri nell’ambito del progetto, curato dagli stessi docenti, “Voci dal mondo” (incontri e letture con M. al-Masri, S. Gudzević su I. Sarajlić, B. Galluccio, M. Cucchi, J. Hirschman).
Operazione a Napoli, in piazza Garibaldi: un business abusivo ormai alla luce del sole.
Ancora una volta i carabinieri del Nas di Napoli, il Nucleo Anti Sofisticazioni, prendono di mira la vendita abusiva dei farmaci, un traffico illecito che si sta espandendo a macchia d’olio tanto che ormai viene addirittura svolto alla luce del sole: una valanga di medicine importante abusivamente dall’estero e che sono quotidianamente esposte alla vendita sulle bancarelle di piazza Garibaldi, tutt’intorno alla stazione centrale. Qui durante il fine settimana i Nas hanno messo a segno l’ennesimo sequestro a carico di due cittadini ucraini, entrambi risultati in regola con i documenti di soggiorno. Sono stati denunciati per commercializzazione illecita e priva dell’autorizzazione all’immissione in commercio V.K., di 42 anni, e I.K., di 29. I due stavano vendendo all’altezza dell’angolo tra corso Arnaldo Lucci e piazza Garibaldi circa 1000 confezioni di medicinali di provenienza estera, in particolare dell’est europeo, per un valore presunto di 5000 euro.
Pièce in scena venerdi sera, ore 21, al teatro Gloria.
Teatro gratuito, il grande scrittore e drammaturgo russo Nikolaj Gogol rielaborato dal regista e autore locale Felice Panico nella pièce intitolata “Gogol Bordello”. Una compagnia di giovani venerdi sera, alle 21, con il patrocinio dell’assessorato comunale alla Cultura, metterà in scena al teatro Gloria un saggio finale del laboratorio Teatro Pubblico Campano con un testo satirico liberamente tratto dall’opera “L’ispettore Generale”. Opera originale di grande attualità perché parla di un finto ispettore dello Stato che si prende gioco di un’ intera cittadina innescando un giro basato sulla truffa e sulla corruzione. L’ ingresso è libero fino ad esaurimento posti. Il Teatro Pubblico Campano e’ un circuito teatrale regionale, costituito dalla Regione, da enti locali ed organismi teatrali e culturali associati per promuovere in tutta la Campania le condizioni per lo sviluppo della cultura e dell’arte teatrale, in tutte le forme.
La mania del condividere
La tendenza degli ultimi anni è lo sharing, un posto in macchina, un posto letto, un posto a tavola, un ufficio.
L’idea sottostante il co-working è quella di guardare al luogo di lavoro come ad un servizio da fornire. Si tratta di uffici in affitto, di cui principali fruitori sono liberi professionisti e startup: il risultato è quello di un ambiente di lavoro variegato, condiviso, composto di lavoratori, ognuno indipendente dagli altri.
Il coworking è un prodotto del nuovo millennio ed è un mercato in piena evoluzione. Lo si vede dal fatto che non ci sono ancora standard qualitativi, ogni realtà è a sé.
Un Partner di Hatch Today, il primo co-working space di San Francisco, ha detto: “La parola coworking non sarà una parola nel futuro, probabilmente sarà semplicemente il modo in cui lavoreremo”.
In effetti, alla matrice del successo di questo fenomeno possono essere individuate due distinte variabili. La prima è l’evoluzione tecnologica, che ha modificato profondamente la maniera di lavorare e di approcciarsi a un’occupazione; la seconda è il dinamismo in cui la nostra società è immersa, che genera un obbligo di flessibilità.
I pro di lavorare in uno spazio di lavoro condiviso sono molteplici: risparmiare sui costi fissi, creare network, sfuggire alla solitudine del telelavoro, sfruttare le sinergie derivanti dallo stare a contatto con realtà diverse, godere di servizi aggiuntivi che rendono lavorare a casa non paragonabile.
Ci sono anche dei contro. Il non avere un posto (fisicamente) fisso potrebbe avere un impatto negativo (da valutare) sulla stabilità di un’attività; tuttavia, nell’ottica di creare un’attività continuativa, tra stabilità e flessibilità, il valore aggiunto è il secondo. Non ci sono, dunque, svantaggi sostanziali per chi affitta un ufficio, o una scrivania attrezzata, o una sala riunioni; le valutazioni negative valgono, piuttosto, per i proprietari delle strutture, vale a dire per chi decide di investire in coworking. Si tratta, infatti, di un investimento rischioso, per la poca differenziazione degli introiti.
È questo il motivo per cui, sempre di più, nascono prodotti e servizi aggiuntivi: sala riunioni, organizzazione di eventi, caffetteria, palestra, mensa.
I prezzi, variabili a seconda dei servizi accessori, sono suppergiù i seguenti: €20 al giorno o €200 al mese per una postazione, €50 per una meeting room o €350 per una events room una tantum.
Il coworking non ha trovato resistenze in Italia. Solo a Napoli ci sono più di 10 strutture dedicate, ognuna rispondente ad esigenze diverse: ce n’è una per artisti, ad esempio, adibibile come open space o showroom.
L’ultima dal mondo, in particolare dalle cities Londra e New York, è l’aggiunta di un ulteriore servizio accessorio: la residenza. Quindi, oltre al co-working, anche il co-living: wifi, lavanderia, giardino, concierge.
Il successo di questi fenomeni non è però legato unicamente all’offerta di servizi e al taglio di costi, ma anche, e forse soprattutto, all’esigenza di condivisione, all’emergente necessità di vivere in realtà dinamiche, che arricchiscano: in particolar modo, far parte di una community.
Il San Michele “longobardo” e il San Michele del Gargano: da Giudice che “pesa” i nostri peccati a Patrono delle messi e a Protettore contro il Vesuvio. I Medici, i Duraccio e i mercati pugliesi del grano e della lana. “Il volo degli angeli” e la “diana”.
Dopo aver ricordato che per la Boesch Gajano, illustre studiosa di agiografia cristiana, è stato Paolino da Nola a “inventare” la figura del Patrono, partiamo dalla lezione di Giuseppe Galasso, secondo il quale dal sec.VII in poi nel Napoletano, nel Vesuviano e nella pianura nolana e sarnese, si incontrano, si confrontano, e forse si scontrano, due “patroni”: San Michele, che scende dal Nord, con i suoi Longobardi, di cui è protettore, e San Nicola che risale dal sud, con i Bizantini. Tracce del “confronto” si trovano anche a Ottajano. Nel 1576 i Medici, che hanno appena comprato il feudo e vi hanno invitato i Domenicani, acquistano dal vescovo di Nola, Filippo Spinola, una cappella dedicata a san Nicola “ in loco ubi dicitur a tre case” e vi costruiscono intorno, o sulle rovine, la Chiesa del Rosario. Una cappella consacrata a San Nicola il vescovo Lancellotti la trova anche nella Chiesa di San Michele, da lui “visitata” nel 1615. La chiesa parrocchiale di Ottajano era sicuramente “intestata” a San Michele già nel 1561, quando la “visita” il vescovo Antonio Scarampo: e non è una “visita” serena, perché sono così indecenti le condizioni del sacro edificio che il vescovo minaccia di sospendere a divinis il parroco, don Paolo di Matteo. Le minacce hanno effetto. Si avviano le opere di ampliamento e di abbellimento, e la “nova fabrica “della chiesa incorpora una cappella di San Giacomo che cade in rovina. A metà del ‘700 il Remondini, interpretando poco correttamente gli atti dell’archivio vescovile, scrisse che la Chiesa parrocchiale di Ottajano prima che all’Arcangelo Michele era stata consacrata all’ apostolo Giacomo. L’errore ha avuto una lunga fortuna.
Dunque, il culto di San Michele mette radici in tutti i luoghi elevati che i Longobardi occupano per controllare le vie della pianura: Egli è l’ Angelo dei monti e delle grotte. Alla fine del sec. VII i Longobardi strappano Ottajano ai Bizantini, ne fanno un “castrum”, un luogo fortificato e lo mettono sotto la protezione dell’ Arcangelo Guerriero. Il “castrum” longobardo di Ottajano è importante quanto quello di Sarno: e non a caso anche a Sarno, sul monte Locolano, il culto “longobardo” di San Michele sostituisce quello, “greco”, di San Teodoro.
A poco a poco l’area “patronale” dell’ Arcangelo si incunea nel territorio dei Bizantini, fino a comprendere il Gargano, il monte che domina la pianura coltivata a grano e le vie delle greggi in transumanza. Qui si arricchisce il corredo dei carismi e dei poteri dell’ Arcangelo: mentre il San Michele “longobardo” è prima di tutto il Giudice severo dei nostri peccati ed è il Guerriero che combatte il Grande Nemico, Lucifero, e le fiamme dell’Inferno, il San Michele “garganico” protegge i campi e le messi dal Male della Natura, tempeste, siccità, terremoti, e dal Male sociale delle guerre, dei ladri, degli invidiosi. A Ottajano le due “figure” si saldano in una sola potentissima immagine: dopo l’eruzione del 1631 è la Chiesa stessa che stabilisce corrispondenze tra il fuoco dell’inferno e le fiamme del vulcano, e spiega le ceneri e la lava in chiave biblica, come segno dell’ ira del Signore per i nostri peccati.
Le variazioni del corredo dei carismi incidono anche sull’iconografia: il San Michele Giudice regge la bilancia con cui pesa i nostri peccati, il San Michele che ci protegge dal Male della Natura e della società non ha più bisogno della bilancia, la Sua spada è ora solo simbolo della Parola di Dio – usa la metafora San Paolo nella 6a Lettera agli Efesii – e l’espressione del Suo volto ha il segno della gentilezza pronta a capire e a perdonare.
Il 15 aprile 1663 si riunisce a Ottajano l’assemblea dei “deputati e cittadini” . In questa seduta gli Ottajanesi sottoscrivono con il principe Giuseppe I Medici un capitolato di eccezionale importanza, destinato a rinnovare il sistema sociale e rendere più agili i meccanismi dell’economia. Poi stabiliscono di consacrare l’8 maggio alla “festa solenne” di San Michele, “ che questa nostra Città per sua particolare devozione sempre ha tenuto e tiene per suo particolare Protettore”. Dunque il giorno del Patrono non è più il 29 settembre, ma l’ 8 maggio: con questa decisione gli Ottajanesi adottano il calendario del culto del Gargano, che l’8 maggio celebra la miracolosa apparizione di San Michele. E’ verosimile che abbiano influito sulla scelta le relazioni commerciali sempre più intense che i Medici e i loro agenti stringono, in quegli anni, con i mercati del grano e della lana del Tavoliere, controllati, per quote importanti, dai Guevara di Bovino, la famiglia della suocera di Giuseppe I, e da Giovanni D’ Avalos principe di Troia, che del Medici è cognato e compagno di clamorose avventure. Giuseppe I delega come suoi agenti per i mercati di grano pugliesi i Duraccio, che a lungo saranno anche gli amministratori, i “conduttori”, della “maccaronaria” alla Taverna del Passo. I Duraccio fino agli anni ’60 del ‘900 organizzano, con altri, la Festa di San Michele, e i loro ragazzi sono, fino a oggi, gli “attori” del “volo degli angeli”.
Gli stretti rapporti tra Ottajano, il Gargano e il Tavoliere fanno nascere anche le vaghe leggende sui miracolosi rifornimenti di grano che l’Arcangelo avrebbe garantito ai suoi fedeli ottajanesi in tempo di carestia: vale la pena di ricordare che storie del genere, destinate a diffondere in forma colorata, semplice e sintetica qualche notizia essenziale, fioriscono intorno ad ogni culto popolare.
Nel Medioevo il pianeta Venere – “Lucifero”, che porta la luce del giorno – venne chiamato anche “stella diana”: ma la dea Diana non c’entrava nulla, perché quell’aggettivo, “diana”, era connesso al latino “dies”, il “giorno”. Nel gergo militare la “diana” è la sveglia rumorosa che si dà ai soldati nelle caserme e negli accampamenti, e, per facile traslato, la “diana” dei fuochi è la sequenza scoppiettante dei fuochi d’artificio che salutano l’alba dei giorni consacrati alle feste religiose, allontanando le tenebre della notte e lo sguardo maligno degli spiriti nefasti. Se proprio vogliamo trovare una particolarità nella “diana” ottajanese dell’ 8 maggio, diciamo che a Ottaviano le batterie “salgono” verso la Chiesa: in questo “salire” c’è il simbolo della purificazione che l’Arcangelo chiede a tutti i cristiani.
Gli azzurri vincono anche col Torino e sono a un passo dalla Champions. I meriti del mister, l’incognita del presidente
Nella settimana delle celebrazioni per il Grande Torino, ma pure per il bel Torino dello scudetto del 1976, il Napoli è riuscito a passare con fatica contro la squadra del capoluogo piemontese, nell’unica partita giocata in contemporanea con il team di Villar Perosa, battuto a sua volta dal Verona ultimo in classifica grazie ad un rigore inesistente (che soddisfazione doverlo affermare!)
È stata una partita tirata oltre il dovuto a causa della stanchezza degli azzurri, che prima hanno dominato il primo tempo al punto che potevano segnarne quattro e poi hanno quasi gettato la spugna nella seconda parte del secondo tempo: Reina si è fatto fregare da un tiraccio di Bruno Peres, Hamsik è sparito dai radar, Mertenz, David Lopez ed El Kaddouri sono entrati già sudati. Ma il risultato (2 a 1, gol di Higuain e Callejon per il Napoli) è sufficiente a mantenerci secondi: la Champions diretta è un passo, basta vincere col Frosinone già retrocesso.
È passato quasi inosservato, invece, un pensiero che mister Maurizio Sarri ha reso noto qualche giorno prima del match, commentando il passaggio dell’Atletico Madrid alla finale di Champions: “Il Cholismo? Si può vincere in modi diversi, ognuno pensa il calcio in base a come lo concepisce ma basta che ci sia totale condivisione delle idee da parte del gruppo. Certo, se vedessi la mia squadra fare difesa e contropiede dopo trenta minuti mi alzerei e… tornerei in banca perché non mi divertirei”. Insomma, Sarri non ama Simeone e il calcio sparagnino, che punta solo al risultato. E se è vero che il compianto Petisso Pesaola (che di Napoli e dei napoletani aveva capito tutto) amava ripetere: “Mi diverto solo quando vinco”, è altrettanto vero che quest’anno è stata una fortuna avere avuto un allenatore così tecnicamente, politicamente e culturalmente spregiudicato, pronto ad attaccare tutto e tutti, poco incline alla diplomazia e capace, per esempio, di dire a Mancini (con parole poco opportune, sia chiaro) quello che molti pensano: che è un fighetto sopravvalutato, più forma che sostanza. Quando si celebra il Pipita Higuain e i suoi gol, si dimentica colpevolmente di dire che intorno a lui c’era un gioco brillante e spettacolare e che quel gioco lo ha creato mister Sarri, bravo anche a cambiare idea e schema, appena ha capito che era il caso di farlo.
Uno come Sarri ha garantito un bellissimo approdo a questo Napoli, ma uno come Sarri può essere anche un meraviglioso punto di partenza: ve lo immaginate, l’anno prossimo, un Napoli rodato ma anche rafforzato, con la stessa verve di questo campionato ma con più ricambi e con una rosa di maggiore personalità? Sì, sono sicuro che ve lo immaginate e lo sognate. Il punto è un altro: se lo immagina anche il presidente De Laurentiis? Staremo a vedere.
NO ME TOQUES LA PELOTA
http://ilmediano.com/category/no-me-toques-la-pelota/
Vacanze da mercoledì 3 agosto a domenica 21 agosto.
Biagio Trapani, operaio e coordinatore della Fim Cisl nella Fiat di Pomigliano, dà la notizia dell’avvenuta intesa sulla fermata estiva della fabbrica automobilistica fornendone un’interpretazione positiva.
“E’ il segnale che le produzioni vanno bene: ora bisogna spingere per la saturazione produttiva e occupazionale”, spiega sostanzialmente l’esponente sindacale. Dunque, la Fiat di Pomigliano chiude per ferie da mercoledì 3 agosto a domenica 21 agosto compresi. Diciannove giorni di riposo per chi lavora stabilmente alle produzioni Panda: una settimana in meno rispetto alle tradizionali fermate riservate ai grandi impianti metalmeccanici.
E’ un dato che Trapani giudica positivo ma che sotto un altro profilo potrebbe anche essere giudicato male. Molto male. Diciannove giorni di riposo infatti appaiono davvero pochini per oltre 2mila operai che sono stati utilizzati un anno di fila su una catena di montaggio che sforna tra le 800 e le 900 vetture al giorno. A ogni modo nessuno si lamenta a Pomigliano, almeno in maniera ufficiale, alla luce del sole. Per cui contenti loro, contenti tutti, come si suole dire. Rimane nel frattempo aperta la questione di una fabbrica divisa in due, tra chi lavora stabilmente e chi invece, sono 1800 persone, resta in regime di contratto di solidarietà, cosa che fa alternare settimane di lavoro a settimane di cassa integrazione.
Marchionne comunque qualche settimana fa ha fatto capire che per Pomigliano si prevede l’arrivo di un nuovo modello di vettura. Si vedrà. Per il momento chi si sacrifica per 11 mesi e più nello stabilimento potrà godersi il mare per circa due settimane: buone vacanze a tutti.
(Fonte foto: rete internet)
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