Gli azzurri vincono anche col Torino e sono a un passo dalla Champions. I meriti del mister, l’incognita del presidente
Nella settimana delle celebrazioni per il Grande Torino, ma pure per il bel Torino dello scudetto del 1976, il Napoli è riuscito a passare con fatica contro la squadra del capoluogo piemontese, nell’unica partita giocata in contemporanea con il team di Villar Perosa, battuto a sua volta dal Verona ultimo in classifica grazie ad un rigore inesistente (che soddisfazione doverlo affermare!)
È stata una partita tirata oltre il dovuto a causa della stanchezza degli azzurri, che prima hanno dominato il primo tempo al punto che potevano segnarne quattro e poi hanno quasi gettato la spugna nella seconda parte del secondo tempo: Reina si è fatto fregare da un tiraccio di Bruno Peres, Hamsik è sparito dai radar, Mertenz, David Lopez ed El Kaddouri sono entrati già sudati. Ma il risultato (2 a 1, gol di Higuain e Callejon per il Napoli) è sufficiente a mantenerci secondi: la Champions diretta è un passo, basta vincere col Frosinone già retrocesso.
È passato quasi inosservato, invece, un pensiero che mister Maurizio Sarri ha reso noto qualche giorno prima del match, commentando il passaggio dell’Atletico Madrid alla finale di Champions: “Il Cholismo? Si può vincere in modi diversi, ognuno pensa il calcio in base a come lo concepisce ma basta che ci sia totale condivisione delle idee da parte del gruppo. Certo, se vedessi la mia squadra fare difesa e contropiede dopo trenta minuti mi alzerei e… tornerei in banca perché non mi divertirei”. Insomma, Sarri non ama Simeone e il calcio sparagnino, che punta solo al risultato. E se è vero che il compianto Petisso Pesaola (che di Napoli e dei napoletani aveva capito tutto) amava ripetere: “Mi diverto solo quando vinco”, è altrettanto vero che quest’anno è stata una fortuna avere avuto un allenatore così tecnicamente, politicamente e culturalmente spregiudicato, pronto ad attaccare tutto e tutti, poco incline alla diplomazia e capace, per esempio, di dire a Mancini (con parole poco opportune, sia chiaro) quello che molti pensano: che è un fighetto sopravvalutato, più forma che sostanza. Quando si celebra il Pipita Higuain e i suoi gol, si dimentica colpevolmente di dire che intorno a lui c’era un gioco brillante e spettacolare e che quel gioco lo ha creato mister Sarri, bravo anche a cambiare idea e schema, appena ha capito che era il caso di farlo.
Uno come Sarri ha garantito un bellissimo approdo a questo Napoli, ma uno come Sarri può essere anche un meraviglioso punto di partenza: ve lo immaginate, l’anno prossimo, un Napoli rodato ma anche rafforzato, con la stessa verve di questo campionato ma con più ricambi e con una rosa di maggiore personalità? Sì, sono sicuro che ve lo immaginate e lo sognate. Il punto è un altro: se lo immagina anche il presidente De Laurentiis? Staremo a vedere.
NO ME TOQUES LA PELOTA








